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La determinazione dei tempi di lavoro. Descrizione delle metodologie di
misurazione. Arricchire la trattazione con esempi applicativi, ben argomentati.
La misura del tempo di lavoro è quel processo inteso a determinare il tempo richiesto in certe
condizioni standard per eseguire determinate operazioni dove per operazione si intende l’insieme
delle fasi di lavoro compiute da un addetto o da una macchina o da entrambi presso uno stesso
posto di lavoro. Sono state sviluppate diverse tecniche di misura del lavoro, le più importanti delle
quali sono il metodo diretto di misurazione del tempo (stopwatch time), il metodo della
campionatura del lavoro (work sampling) e quello dei tempi predeterminati (predetermined time
study).
1) Metodo di misura diretto (stopwatch time)
Il metodo del cronometraggio è una tecnica di misura del lavoro in cui quest’ultimo è
osservato direttamente mentre viene svolto. Il metodo stopwatch time è utilizzato per
determinare il tempo richiesto da un lavoratore qualificato e ben addestrato per compiere
uno specifico compito lavorando a velocità normale. Un operaio qualificato è un operaio
che è fisicamente e mentalmente idoneo a svolgere il lavoro e che possiede
l’addestramento, le competenze e le conoscenze necessarie per portarlo a compimento
con sufficiente sicurezza, qualità e velocità.
2) Il metodo della campionatura del lavoro (work sampling)
La metodologia della campionatura del lavoro (work sampling) rappresenta una tecnica di
misura dei tempi standard di lavoro che richiede una diretta osservazione del lavoro ma
senza l’ausilio del cronometro. Questo fatto permette di ridurre in parte gli effetti psicologici
negativi che si riscontrano durante la misurazione diretta dei tempi di lavoro. La
metodologia del work sampling è una tecnica statistica di misura basata sulle leggi di
probabilità di un campionamento statistico. Essa consiste nel prendere, per una data
attività, un certo numero di osservazioni intermittenti, intervallate temporalmente in
maniera casuale e istantanee (brevi). La metodologia del work sampling può essere
utilizzata per calcolare gli standard di produzione. Per certi tipi di operazioni, come, ad
esempio, cicli di operazioni particolarmente lunghi, gruppi di attività, lavori che richiedono
lavori indiretti (per esempio, movimentazioni) risulta forse la migliore tecnica disponibile.
Riassumendo : la metodologia del work sampling risulta molto utile per misurare operazioni lunghe
e non cicliche, dove il metodo diretto cronometrico risulta di scarsa utilità. Le conoscenze tecniche
da parte dell’analista risultano praticamente nulle. Uno dei principali limiti della tecnica risiede
invece nel fatto che non fornisce una completa e dettagliata analisi di tutte le operazioni elementari
su cui si basa il lavoro, cosa invece ottenibile con la misurazione diretta dei tempi di lavoro.
Esempio
Un’organizzazione vuole conoscere la percentuale di tempo durante la quale un operatore
è inattivo con una confidenza del 95,5% e una precisione del 5%. Un campione
preliminare casuale di 100 osservazioni indica che la percentuale di inattività è pari al
25%. Quale altra analisi è necessaria?
è necessario determinare la dimensione richiesta del campione per il livello di confidenza
e per la precisione richiesti. La dimensione desiderata del campione è determinata nel
modo seguente:
Visto che sono già state prese 100 osservazioni e ne sono richieste 4800, allora devono
essere raccolte altre 4700 osservazioni. Dopo avere svolto l’ulteriore raccolta di
osservazioni, occorre verificare il livello di precisione. Per esempio, si supponga che, dopo
tutte le osservazioni, la frazione di inattività risulti pari a 0,28. Il livello di precisione
sarebbe pari a:
2
Visto che la precisione del +-(4,6%) è inferiore alla precisione richiesta del 5%, il numero
di osservazioni risulta sufficiente. Questo significa che, con il 95,5% di probabilità, la
frazione di inattività è compresa tra i due valori seguenti:
f = 28% + 0,04628% = 29,3%,
max
f = 28% - 0,04628% = 26,7%.
min
I risultati sono corretti entro +-(4,6)% del 28% (+-(4,6%)* 28% = 1,3%); conseguentemente
il tempo di inattività dell’operatore risulta compreso tra il 26,7% e il 29,3%.
3) Il metodo dei tempi predeterminati dei movimenti elementari (predetermined time study)
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La progettazione degli imballi: tipologie di imballi, binomio prodotto-
imballo, fasi della progettazione, durata pluriennale di imballi, normativa
di riferimento.
FASI DELLA PROGETTAZIONE
Lo studio del confezionamento riguarda le seguenti attività:
− studio del tipo di pre-imballo (ad esempio come incartare un singolo cioccolatino, che
• tipo di materiale utilizzare, come realizzare la chiusura, come facilitare l’apertura, etc.);
− studio degli accessori (ad esempio che supporto utilizzare per disporre i cioccolatini nella
• scatola, come separare un piano dall’altro, che scatola utilizzare, etc. );
− studio dell’imballo esterno (ad esempio che dimensione devono avere gli scatoloni di
• spedizione, che tipo di pallet utilizzare, come eseguire la pallettizzazione del prodotto per
incrementare la stabilità del carico, etc.).
In queste attività è fondamentale conoscere tutte le norme da rispettare.
1) Lo studio del pre-imballaggio (ad esempio decidere in che tipo di contenitore confezionare
una bibita) viene svolto in base ai seguenti principali fattori:
idoneità in relazione al prodotto
idoneità in relazione all’uso
idoneità in relazione alle esigenze commerciali
2) Lo studio degli accessori:
3 Gli accessori vengono studiati e si rendono spesso indispensabili per svolgere le seguenti
funzioni:
− per isolare il materiale pre-imballato (si consideri ad esempio l’utilizzo di veline, oppure
• di fogli di cartone, oppure di scatole, etc.);
− per chiudere il pre-imballo (un esempio è costituito dalle appendici di plastica utilizzate per
• chiudere i contenitori del latte, delle bibite, e permettere la richiusura del prodotto dopo un
impiego parziale): questi sistemi vanno studiati in base a fattori del tutto analoghi a quelli
considerati nello studio del pre-imballo;
− per consentire un più facile uso del prodotto (ad esempio i manici di plastica) o per
• salvaguardare il prodotto (ad esempio i sacchettini assorbitori di umidità da mettere nelle
confezioni).
Lo studio integrato del pre-imballo e degli accessori, porta alla de nizione di un certo numero di
alternative (20÷30) di confezioni del prodotto (ad esempio di scatole contenenti un certo numero di
cioccolatini). Queste alternative devono essere valutate e selezionate in base a:
− considerazioni economiche;
− aspetti logistici.
Le considerazioni economiche riguardano il costo dei materiali di base utilizzati, il costo associato
alla realizzazione delle forme previste, il costo degli adattamenti delle apparecchiature esistenti o
delle apparecchiature nuove, l’incidenza della soluzione sui ritmi produttivi, valutazioni sul numero
dei possibili fornitori dei materiali, costi legati alla movimentazione dei prodotti, considerazioni
sulla possibilità di standardizzazione delle dimensioni, etc.
Gli aspetti logistici riguardano invece l’esame delle varie soluzioni sulla base delle attività
necessarie per ottenere il prodotto pallettizzato nito, pronto per la spedizione, che sono:
− raggruppamento;
− imballaggio;
− pallettizzazione.
Delle 5 o 6 alternative selezionate come migliori, verrà studiato l’imballo esterno ovvero il carico
pallettizzato da caricare sui vettori di trasporto esterno (UdC, Unità di Carico). I fattori su cui si
basa questo studio sono:
− idoneità in relazione alle sollecitazioni nei trasporti, nelle movimentazioni e negli
• stoccaggi (ad esempio nell’accatastamento diretto se il magazzino del cliente è del
tipo a sovrapposizione diretta delle unità di carico);
− mantenimento delle caratteristiche di partenza (ad esempio resistenza alla
• perforazione, impermeabilità all’acqua, etc.);
− ottimizzazioni dimensionali e di peso (ad esempio UdC del peso di 800÷1000 kg,
• sono facilmente stoccabili su scaffalature commerciali relativamente poco costose);
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4 − minimizzazione dei costi delle attrezzature, della movimentazione, dello
• stoccaggio, della distribuzione, e in ne delle attività presso il cliente (ad esempio
costi di apertura dell’imballo).
TIPOLOGIE DI IMBALLI
Il DL n° 22 del 5/2/1997, noto come “Decreto Ronchi”, riporta la seguente de nizione di
imballaggio: “il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a
proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti niti, a consentire la loro
manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, e ad assicurare
la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo”.
A questa prima de nizione generale si aggiungono le seguenti de nizioni distintive:
1. imballaggio per la vendita o primario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel
punto di vendita, una “unità di vendita” per l’utente nale o per il consumatore (per
esempio, il pacchetto di sigarette).
2. imballaggio multiplo o secondario: imballaggio concepito in modo da costituire una unità di
vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all’utente nale o al
consumatore, o, che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di
vendita. Può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche (per esempio, la
stecca di sigarette).
3. imballaggio per il trasporto o terziario: imballaggio concepito in modo da facilitare la
manipolazione e il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi
multipli per evitare la loro manipolazione e i danni connessi al trasporto, esclusi i container
per i trasporti stradali, ferroviari marittimi ed aerei (per esempio, lo scatolone che contiene
più stecche di sigarette).
Il pallet è sicuramente l’imballaggio terziario più diffuso per lo stoccaggio, la movimentazione e la
distribuzione delle merci: secondo la UNI ISO 445 è una “piattaforma orizzontale caratterizzata da
un’altezza minima compatibile con la movimentazione tramite carrelli transpallet e/o carrelli
elevatori a forche e altre appropriate attrezzature di movimentazione, impiegata come supporto per
la raccolta, l’immagazzinamento, la movimentazione ed il trasporto di merci e di carichi”.
NORME
Norme UNI per pallet (800x1000, 1000x1200) garantiscono durata media dai 5 ai 7 anni
Negli anni ‘90 l’esigenza di una standardizzazione, nalizzata a favorire la interscambiabilità di
pallet uguali per evitare la “rottura”, ovvero la scomposizione delle UdC lungo il trasporto, ma
anche per motivi di af dabilità, sicurezza e di abbandono del pallet a perdere con conseguenti
riduzione di risorse ambientali, trova nalmente piena realizzazione nello standard 800x1200 EUR-
EPAL, de nito dalle norme UIC 435-2 per la produzione e UIC 435- 4 per la riparazione
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Il sistema CIM per la gestione integrata della fabbrica: descrizione, principali componenti e
funzioni, logiche di controllo. Arricchire la trattazione con schemi esempli cativi.
sistema CIM (Computer Integrated Manufacturing - fabbricazione integrata col calcolatore) ovvero
della gestione computerizzata di tutte le attività aziendali, siano esse produttive (fabbricazione,
assemblaggio, usso dei materiali, usso delle informazioni da e per il processo) o di servizio
(acquisizione degli ordini, distribuzione e spedizione, approvvigionamento, gestione dei materiali e
dei magazzini, manutenzione, gestione dei costi di produzione, gestione amministrativa, etc.).
Un centro di lavoro CNC é una macchina utensile universale capace di eseguire lavorazioni diverse
su pezzi differenti, dotata di magazzino mobile porta-utensili in grado di mantenere disponibili
anche più di 100 utensili diversi cati come frese, punte per forare, etc.
Le attività di svariate macchine CNC e di un singolo robot possono essere incorporate in un unico
sistema che produce un pezzo speci co o parecchi pezzi costituenti una “famiglia” aventi geometria
simile. Questa struttura é indicata con il nome di cella di fabbricazione (Fig. 2.1 tratta da /2/). Il
calcolatore della cella é interfacciato con i calcolatori del robot e delle macchine CNC. Esso riceve
segnali di “completamento lavoro” delle macchine e fornisce istruzioni al robot di caricare e
scaricare le macchine e di cambiare i loro utensili. Il software include strategie che permettono la
gestione di situazioni speciali quali avaria di una macchina, rottura di un utensile, ed altre.
L’attività di molte celle di fabbricazione può essere coordinata tramite l’ausilio di un sistema di
trasporto automatizzato dei materiali. Questo é il più alto livello gerarchico nel controllo di usso di
un impianto manifatturiero ed é indicato con il nome di FMS (Flexible Manufacturing System -
sistema essibile di fabbricazione). I pezzi prodotti dall’FMS possono essere quindi assemblati nel
prodotto nale.
Più stazioni automatiche di assemblaggio per una “famiglia” di prodotti costituiscono un sistema
essibile di assemblaggio FAS (Flexible Assembly System – sistema essibile di assemblaggio).
Anche le attività di collaudo e veri ca dei prodotti possono essere automatizzate attraverso
dispositivi automatici (Computer Aided Testing – CAT), eventualmente assistiti da robot.
Il usso sico dei materiali all’interno dei sistemi essibili di fabbricazione (FMS) e assemblaggio
(FAS) è assicurato da sistemi utilizzanti trasportatori automatici che possono essere rigidi o
essibili.
Particolarmente interessanti ed innovativi risultano i sistemi automatici di trasporto di tipo essibile
che utilizzano carrelli AGV (Automated Guided Vehicle) a guida automatica di diverso tipo
(induttiva, laser, ottica, magnetica, a radiofaro, a riconoscimento visivo, etc.). Il carrello AGV,
sempre equipaggiato con un calcolatore, si muove lungo percorsi anche complessi ed estremamente
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6 essibili, determinati dal sistema di guida, scambiando automaticamente materiali (pezzi o utensili,
ssati su pallet o altri dispositivi) con centri di lavoro, celle di lavorazione o stazioni di
assemblaggio eventualmente con l’ausilio di robot. Il sistema centrale provvede in tempo reale al
controllo della guida, al rilievo delle posizioni della otta, alla gestione delle richieste di trasporto
secondo determinate regole di priorità e alla elaborazione degli ordini di missione per i singoli
carrelli. Questo calcolatore del sistema di trasporto può essere interfacciato con quello centrale del
sistema CIM aumentando il livello di integrazione logistica.
Esiste infatti la possibilità di sostituire i sistemi di immagazzinamento tradizionali con magazzini
intensivi automatizzati, caratterizzati da alti scaffali ( no a 30-35 metri) serviti da dispositivi di
carico e scarico automatici, detti trasloelevatori; questi sono dotati di computer di bordo
interfacciato con un calcolatore principale per la gestione dell’intero magazzino.
Il calcolatore di gestione del sistema consente di ottimizzare le operazioni di deposito e prelievo, i
percorsi e le altre funzioni operative attraverso svariate politiche gestionali e può essere collegato
con il calcolatore centrale del sistema CIM (ovvero dell’Azienda) aumentando ulteriormente il
livello di integrazione del usso sico dei materiali.
Integrando i sistemi automatici di fabbricazione (FMS), di assemblaggio (FAS), di movimentazione
(con AGV) e di trasporto (con trasloelevatori) con i sistemi di gestione dei materiali (per esempio
approvvigionamento con tecnica MRP) e di programmazione della produzione si ottiene la piena
integrazione e automazione del usso logistico ( sico e informativo) ovvero la “logistica integrata”.
Un sistema di controllo automatico di un processo produttivo è tipicamente costituito da:
• 1) strumentazione, costituita da trasduttori e catene di misura, per l’acquisizione delle
informazioni dello stato del campo delle variabili di processo (pressioni, temperature,
concentrazioni, portate di uidi, velocità di organi in movimento, pos
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