Storia contemporanea
La primavera dei popoli: i moti del 1848
Il manuale parte dalla primavera dei popoli, dai moti del 1848. Perché il 1848? Perché il 1848 dovrebbe rappresentare una cesura, un punto di svolta, una discontinuità nella storia contemporanea. Per capire questo dobbiamo tornare ad un passo indietro alle teorie generali e capire qual era l’Ordine di Vienna: terminata l’epopea napoleonica si ricostituisce un ordine europeo internazionale fra gli stati sia un ordine interno agli stati.
L'ordine internazionale europeo e l'ordine interno si riferiscono alla politica estera e alla politica interna e sono strettamente correlati tra loro, si spiegano l’uno con l’altro; entrambi si fondano su un principio chiaramente enunciato dai protagonisti dell’epoca: il principio di legittimità. Si parla, infatti, di ordine del legittimismo o di legittimismo della restaurazione perché il concetto di legittimità e potere legittimo inteso come continuità storica e tradizione del potere viene preso come criterio per fare politica.
Il Congresso di Vienna e l'ordine europeo
La Francia ha perso la guerra, non c’è più Napoleone che è in esilio, ma il Paese che lui ha creato annettendo territori è la Francia, che è tornata ai Borboni che risponde delle conseguenze delle guerre napoleoniche. La Francia non subisce nessuna menomazione territoriale nel Congresso di Vienna, ma ritorna ad essere delimitata dai confini del 1791. Perché quei confini? Perché nel 1791, anno in cui termina la monarchia borbonica, è il momento di discontinuità del re di Francia. Quindi, i diplomatici francesi fanno valere al Congresso di Vienna il potere di legittimità anche al loro paese.
Il potere legittimo è quello della monarchia borbonica e si mette tra parentesi quello che è successo durante l’epoca napoleonica e la Francia torna ad essere quella del 1791. Questo permette alla Francia di non essere preda delle ambizioni territoriali, ad esempio della Prussia.
La Santa Alleanza e la Quadruplice Alleanza
Nell’ordine che viene creato a Vienna si trova la Santa Alleanza: essa è una creatura partorita dallo zar Alessandro I, che non è particolarmente incisiva sull’ordine europeo perché non è ben chiaro a cosa serva (si rifà a ispirazioni religiose) tant’è che la GB rifiuterà di partecipare.
L’alleanza vera e importante è la Quadruplice Alleanza: un'alleanza che mette insieme le grandi potenze vincitrici delle guerre napoleoniche (Russia, Austria, Prussia e GB). È sostanzialmente un’iniziativa britannica chiamata a gestire l’ordine europeo della restaurazione, che significa, agli occhi dei britannici, creare una sorta di governance europea.
Il concerto europeo e la questione d'Oriente
Le guerre sono state troppe e i furori rivoluzionari hanno stancato. Bisogna trovare un meccanismo che garantisca non soltanto il principio di legittimità per ragioni storiche o di tradizioni, ma anche per mantenere la pace e la quiete in Europa. Il che significa che bisogna ritornare al concetto settecentesco di equilibrio tra i principali stati europei. Questo equilibrio viene minacciato dall'egemonia napoleonica e viene poi ristabilito, ma a differenza del 1700, che era caratterizzato da una continua messa a punto interminabile che provocava conflitti, questi conflitti vanno evitati.
Si tratta di costruire una struttura informale secondo la quale le principali questioni europee, sulle quali si può determinare un momento di conflitto, devono essere analizzate di concerto. Nasce quello che sarà chiamato il concerto europeo:
- Periodicamente, o laddove serve, i rappresentanti delle principali potenze europee si trovano insieme intorno al tavolo e discutono dei problemi al posto di farsi guerra.
- Nessuno si prende la libertà di agire unilateralmente mettendo gli altri di fronte ad un fatto compiuto, cercando di accaparrarsi qualche vantaggio che minacci l’equilibrio europeo, bensì ci si mette attorno ad un tavolo e si prendono le giuste considerazioni.
- Queste considerazioni devono salvaguardare il principio dell’equilibrio, cioè la legittimità deve concretamente attuarsi nell’equilibrio europeo, deve essere una decisione negoziata attraverso delle consultazioni e non deve escludere nessuna delle principali potenze europee perché altrimenti non ci sarebbe il consenso necessario affinché quella soluzione così concordata possa essere fatta valere da tutti.
Al tavolo ovviamente non siedono tutti, ma solo le grandi potenze che prendono le decisioni sulla testa degli stati piccoli. Queste decisioni cercano entro certi limiti di tutelare gli interessi di quegli stati che non partecipano direttamente a quelle deliberazioni. Questo è il sistema che esce dal Congresso di Vienna (che funziona per qualche anno).
La questione d'Oriente
Il Sistema di Vienna non prende in considerazione una questione importante: la cosiddetta Questione d’Oriente, cioè che fine deve fare l’Impero Ottomano? L’impero ottomano non comprendeva solo la Turchia ma controlla ancora la sponda occidentale dell’Africa e tutta la penisola balcanica. Già nel Congresso di Vienna, una delle poche eccezioni al principio di legittimità era stato il riconoscimento del principato serbo, cioè nel 1812 Napoleone aveva riconosciuto un'enclave serba autonoma dall’impero ottomano. Questa situazione, contrariamente a quello che avrebbe richiesto l’abdicazione stretta del principio di legittimità, viene mantenuta e il controllo ottomano sul principato serbo non viene restaurato.
Più in generale, ciò che si deve ricordare è che la questione sul destino dell’impero ottomano, che si trova in una condizione di crescente debolezza, non soltanto per ragioni interne, endogene, ma perché in Europa, la quale si sta industrializzando, la differenza di potenza tra i paesi europei occidentali e l’impero ottomano si fa sempre più evidente. Esempio: le mire russe nei confronti degli stretti (mar Nero).
La questione dell’impero ottomano non viene toccata al Congresso di Vienna, perché all’ombra dell’equilibrio e di questa governance fatta di conferenze, l’ordine di fatto reale che esce dalle guerre napoleoniche, è una sorta di condominio anglo russo sulle colonie. Chi ha vinto la guerra? Gli inglesi mai invasi da Napoleone e la Russia, che ha avuto a sufficienza una quantità tale di reggimenti da mandare contro Napoleone che lo hanno sconfitto.
La questione dell’oriente non viene toccata perché significherebbe cercare di toccare gli interessi in conflitto riguardo al destino dell’impero Ottomano, e si decide di lasciarlo così, e ciò significa che la questione non sarà mai risolta ma diventerà via via nel corso dell’800 la questione europea internazionale per eccellenza e terminerà con la prima guerra mondiale in modo eclatante.
L'ordine di Vienna e le sue contraddizioni
L’ordine di Vienna, dietro a questa governance, è una sorta di semi egemonia gestita da Russia e da Gran Bretagna. L’Austria di Metternich, vede nell’abilità del cancelliere il mettere sotto traccia quelli che sono i fattori di debolezza dell’impero asburgico. Noi ci troviamo in un secolo che vede nel concetto dell’idea di nazione uno dei concetti portanti: l’impero asburgico, un impero multietnico come normale dell’Europa moderna, diventerà sempre più anacronistico rispetto a quelli che sono le forze profonde della storia contemporanea.
Metternich si rende conto delle debolezze intrinseche dell’impero asburgico e riesce a nasconderle facendo di Vienna il perno della restaurazione. Le migliori teorizzazioni di che cosa significhi l’ordine della restaurazione noi le troviamo nei diari di Metternich: nei diari egli condanna i principi della rivoluzione, soprattutto il principio della libertà perché essa è intesa come licenza di ciascuno di dire la sua su cose che non competono. La libertà non deve essere un principio come punto di partenza ma deve essere punto di arrivo che è l’effetto dell’ordine, della quiete, data dalla legittimità.
Le tensioni interne agli stati europei
Nei diari di Metternich e nell’enciclica Mirari Vos del 1832 (di Gregorio XVI) la condanna del liberalismo parte dalla condanna della libertà di coscienza. Esempio: se uno comincia a pensare che è possibile raggiungere la salvezza a prescindere dalla fede religiosa, non è del tutto così. Se uno accetta questo principio della libertà di coscienza, allora discende da ciò la libertà di opinione (come la borghesia moderna). Queste sono pensieri e teorizzazione dell’Europa reazionaria, però l’idea della dottrina politica è questa qui.
Contro questo tipo di visione che è da una visione teoria del principio del legittimismo, le cose si muovono diversamente in altri paesi, come in GB perché non soltanto perché ha una tradizione di monarchia costituzionale, ma anche perché la libertà d’opinione in Inghilterra è importante perché articola un’opinione pubblica particolarmente attiva e attenta alle questioni politiche, anche internazionali che il governo in carica non può ignorare.
Metternich, al contrario, può ignorare l’opinione pubblica sempre più divisa su basi nazionali se non etniche, mentre i governi britannici no, e peserà molto per quanto riguarda anche l’Italia, il fatto che la GB abbia delle simpatie, anche non motivate. Queste simpatie pesano fortemente su quelli che sono gli indirizzi della politica estera britannica.
I moti del 1820-21 e l'ordine di Vienna
A partire già dai moti del 1820-21 comincia a fare più perno sui principi di legittimità interna, cioè la lotta contro la rivoluzione, contro coloro i quali (a partire da sette carbonare e liberali) chiedono i diritti civili, le cosiddette libertà borghesi. Nel momento in cui l’ordine di Vienna mette in primo piano il mantenimento dell’ordine degli stati europei, gli inglesi si allontanano.
Infatti, l’ultima conferenza di questa governance di Vienna è del 1822 (Congresso di Verona), si decide l’intervento francese in Spagna per mantenere l’ordine interno, gli inglesi partecipano per l’ultima volta e cominciano ad agire dall’esterno. Qualche anno dopo, l’ordine di Vienna comincia a mostrare delle smagliature, che derivano, dal fatto che i moti del 1820-21 nonostante siano inefficaci, hanno un effetto importante: quello di spostare il mantenimento dell’ordine pubblico interno agli stati piuttosto che sul mantenimento dell’equilibrio europeo.
A questo punto, l’ordine di Vienna viene sempre di più connotato e percepito non come un ordine che garantisce la pace e l’equilibrio in Europa ma come ordine che serve per le potenze nazionali per inculcare il principio della nazione.
L'idea di nazione e il cambiamento dell'ordine europeo
L’idea di nazione è un’invenzione ottocentesca, ha una sua data di nascita, sostanzialmente la cultura tardo illuminista, si sviluppa attraverso il movimento romantico e negli anni 20 dell’800, viene inventata grazie alla parentesi rivoluzionaria e grazie a Napoleone. L’ordine di Vienna viene visto come un ordine fatto per soffocare quella che viene vista come il principale sentiero verso la modernità dei paesi moderni. Un paese non è moderno se non ha la forma dello stato nazione.
Quindi, con l’arretramento britannico, quello che era l’equilibrio europeo al congresso di Vienna, cambia, però sarà un concerto europeo che non si baserà più su quella governance informale, ma sarà un concerto che si sviluppa attraverso delle dinamiche bilaterali. Iniziative diplomatiche tra paesi che si rincorrono creando il concerto. Delle dinamiche che non sono strutturate e le iniziative bilaterali trovano uno spazio crescente.
La guerra d'indipendenza greca
La questione d’Oriente: il principio di nazionalità vale anche per quadranti più periferici dell’Europa come la Grecia. L’unica insurrezione che in quegli anni ha successo, è la guerra per l’indipendenza greca. La guerra d’indipendenza greca comincia con una sollevazione simile a quella dei moti carbonari in Italia, ma la differenza grossa è che il mito nazionale è già sufficientemente maturo per delle caratteristiche del posto da farsi mito trascinatore, cioè il moto, a differenza di quelli italiani, non è un moto di poche persone, bensì si allarga e ha un’effettiva partecipazione popolare perché nel sistema amministrativo dell’impero ottomano i greci non hanno posto (esprimono una borghesia mercantile di pace) nell’amministrazione ottomana (perché bisognerebbe essere turchi e ancor prima musulmani).
Quindi la guerra d’indipendenza greca ha successo perché ha una partecipazione ampia rispetto ai moti del regno borbonico del meridione, ad esempio, e anche perché la questione d’oriente si fa sentire, ovvero perché da una parte Francia e GB hanno sviluppato un interesse delle mire nei confronti del Mediterraneo orientale, si comincia a parlare di un ipotetico taglio del Canale di Suez che possa collegare l’oceano Indiano e il Mediterraneo.
La Francia con la spedizione di Napoleone in Egitto del 1798 ha maturato un interesse nei confronti di questi territori, interesse destinato ad aumentare nelle ultime fasi della guerra d’indipendenza greca perché nel 1829 la Francia occupa Algeri ed estende il controllo su quella che diventa la prima colonia francese, cioè l’Algeria. La presenza francese diventa la più importante.
Il Mediterraneo è gestito dalla flotta britannica, i Russi hanno questa direttrice di espansione dal Caucaso e dal mar Nero al Mediterraneo e quindi queste grandi potenze non intervengono nella questione d’Oriente perché sarebbe ancora una volta contrario al principio di legittimità che ancora regge ma le simpatie filo-greche ci sono e non hanno un ruolo di secondo piano nel permettere la vittoria della Grecia nei confronti dell’impero ottomano.
La guerra d’indipendenza greca si risolve a danno dell’impero ottomano; la Grecia indipendente è il primo tassello che viene meno dell’Ordine di Vienna. È il primo paese che va oltre il principio di legittimità e ridisegna quegli equilibri politici che erano stati fissati, si pensava per sempre, al Congresso di Vienna.
L'indebolimento dell'impero ottomano e le conseguenze
Questo comporta, però, un ulteriore indebolimento dell’impero ottomano, nuovamente sconfitto e incapace di gestire le sue province, in particolare l’Egitto, il quale sviluppa un regime in sostanziale autonomia e arriverà a fare una guerra diretta contro l’impero ottomano. Di questa guerra diretta se ne approfitterà la Russia a tutela dell’impero ottomano, estendendo una forma di tutela su di essi.
Finita la guerra d’indipendenza greca agli inizi degli anni 30, le tensioni interne all’impero ottomano, dovute anche al suo indebolimento strutturale, fanno sì che la Russia abbia la possibilità di raggiungere un accordo, un trattato internazionale con l’impero ottomano, in base al quale se non proprio un regime di protettorato sull’impero ottomano, i Russi riescono ad ottenere che, in caso di guerra che coinvolga la Russia, gli stretti saranno chiusi, cioè non sarà possibile da parte di altre potenze, in particolare dalla GB, attaccare la Russia passando per gli stretti perché l’impero ottomano sarà attivato per impedire il transito di navi da guerra dagli stretti.
Questo è un vantaggio per la Russia che aumenta la russofobia dell’opinione pubblica britannica. GB e Russia hanno crescenti rivalità nell’Asia centrale: la Russia preme attraverso l’Asia centrale per quelle che oggi sono le Repubbliche dell’Asia centrale, verso l’Afghanistan. Quindi fino agli anni 80 dell’800, i due paesi litigano e creeranno tensioni, perché il nemico della GB sarà, per l’appunto, la Russia per queste ragioni coloniali (poi diventerà la Germania il nemico più importante).
L'ordine europeo prima del 1848
Il fatto che la Russia ottenga questi vantaggi fa sì che il rapporto tra i due paesi non sia particolarmente buono nel momento che precede i moti del 1848. Cosa ne resta dell’ordine europeo di Vienna prima dello scoppio del 1848? In realtà poco, resta poco dell’Ordine così come era stato pensato, resta solo il principio di legittimità ormai declinato nei termini di ordine interno.
È importante quindi la cesura rappresentata dal 1848 in un’ottica di lungo termine non perché metta in discussione l’ordine di Vienna o il principio dell’equilibrio (i quali erano messi in discussione già in precedenza), quindi non è importante l’assetto europeo da questo punto di vista, anche per il fatto che il 48 fallisce miseramente. Infatti alla fine del 48-49 quali sono i mutamenti dal punto di vista territoriale?
La rivoluzione degli intellettuali: Francia e Germania nel 1848
1848: la rivoluzione degli intellettuali (Lewis Namier): scrisse questo libro perché da buon conservatore sceglie una rivoluzione che fallisce, anche miseramente (gente a caso che crea caos senza alcun risultato concreto).
Il 1848 francese: rivoluzione all’inizio del 48, viene proclamata la 2^ Repubblica, perché la popolazione francese non accetta più il re Luigi Filippo e il ministro francese avvisa gli altri stati europei che la Francia non ha intenzione di modificare il suo assetto territoriale né di intervenire in situazioni che non le competono.
Il 1848 tedesco: nasce come movimento in Prussia per superare l’assolutismo e arrivare ad una monarchia costituzionale. L’obiettivo è avere una costituzione ma le cose sfuggono un po’ di mano perché una quarantina di intellettuali decidono che l’obiettivo non è proporre solo la costituzione, ma dato che l’idea è l’idea di nazione, nasce una sorta di costituente a Francoforte. Costituente costituita dai deputati delle assemblee dei singoli stati principeschi, che in mancanza di altro, sono mandati dai rispettivi sovrani a partecipare alla C...
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