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STORIA CONTEMPORANEA Isabella Donzì, 2^ anno
INTRODUZIONE- Il senso della storia: “La storia ha una centralità etico-politica nelle società umane, chi controlla il passato
controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato” - Orwell. Tant’è che Winston modificava i giornali del passato
affinché fossero in linea con il presente voluto dal regime totalitario, riscrivendo la memoria degli esseri umani e riorientandola.
Studiare storia ha senso se si conserva l’idea che il mondo possa cambiare (attualmente viviamo in un’epoca a-storica), perché
l’unica cosa che conta è il presente, l’attualità. Per chi si occupa di comunicare in campo linguistico è importante criticare la
tendenza al dominio del presente (a-storicità). Ma serve metodo e strumenti per collocare nel tempo ogni evento e
manifestazione linguistica, che è un prodotto che cambia nel tempo. Es. uso della lingua che rispetta il genere.
Scrivere di storia porta a una coscienza liberante, ma anche rischiosa, ci fa comprendere che ci sono possibilità di cambiamenti
nel futuro, la capacità di prendere le misure della vicenda che ci precede è liberate, ma la rilettura deformata del passato è
schiavizzante rispetto ai poteri forti del mondo presente.
Per Croce la storia è sempre contemporanea, perché si vede con gli occhi di chi vive oggi, e sono le domande del presente che
portano a rileggere continuamente il passato con occhi diversi.
Storia contemporanea: espressione dei latini, che indica una coscienza di modernità rispetto al passato, nata nel rinascimento. È
la storia dei problemi che sono attuali oggi – Barraclough. Le date simbolo di questo periodo sono comunque discutibili,
qualcuno parla di XX secolo, altri di post seconda guerra mondiale.
L’orientamento è quello di collocare le origini della storia contemporanea in un passaggio tra 700 e 800, perché tutte le date
che servono a periodizzare il passato sono indicative e simboliche. Si verifica un periodo di transizione caratterizzato da grandi
rivoluzioni:
1. Economia, prende piede la rivoluzione industriale, che nasce in Gran Bretagna nel 1760 e si diffonde. È un
cambiamento radicale del modo di produrre beni, che è diventato nel tempo un fattore di cambiamento per tutta l’umanità. È un
concetto criticato perché il cambiamento è stato graduale, quindi non una rivoluzione in piena regola.
Cambia il rapporto tra esseri umani e produzione di beni e trasforma la vita di molti esseri umani con una diffusione
progressiva, tessile e meccanica che porta a un modello diverso di produzione.. Anche nel passato esisteva l’artigianato e
l’aspetto di circolazione di tipo monetario, ma era legata alla terra e all’agricoltura dai tempi dell’altra grande rivoluzione (11
mila anni fa, nel neolitico, con gruppi umani stanziati sul territorio capaci di coltivare e allevare animali invece di dedicarsi solo
a caccia e raccolto).
2. Politica, rivoluzione americana e francese, che influenzano tutto il mondo e fanno nascere la politica come la
conosciamo oggi (costituzioni, partiti, destra e sinistra). Introducono l’elemento della critica al potere monarchico,
l’introduzione di un concetto di sovranità diffusa, legata al popolo, che si contrappone alla monarchia.
Il sistema internazionale è un sistema di relazioni tra le comunità politiche. Secondo alcuni storici più che parlare di età di
rivoluzioni sarebbe giusto parlare di secolo di transizioni in cui progressivamente finisce quello che allora era l’ancien regime,
una lunga attenuazione dei caratteri tradizionali e affermazione di innovazioni (Età Cerniera- Koselleck, stretto intreccio tra
fattori tradizionali e di innovazione), tra 1750 e 1850.
Il sistema internazionale si evolve più lentamente rispetto a economia e politica perché esisteva già un sistema internazionale,
come rapporto tra grandi realtà politiche e istituzionali. A fine 700 esisteva una catena di potentati nel mondo in cui un
sotto-sistema era quello europeo. La gran parte di questi potentati erano locali, piccole comunità in contatto tra loro e vicine,
altre volte erano aggregati che non escludevano frammentazione interna ma avevano un vertice, caratterizzato da grandi imperi
con rapporto forte con la terra e l’agricoltura, con sistema fiscale ecc. Es. grandi imperi asiatici del 1600, ottomano, russo, cinese.
Ciò non escludeva che la vita delle comunità fosse indipendente dal centro dell’impero, o che vi fosse una frammentazione
interna anche per la difficoltà nello spostamento e nella comunicazione. Ciò faceva parte di un sistema internazionale perché
c’erano scambi tra gli imperi nei limiti di una rete ancora poco efficace.
Alla vigilia dell’età contemporanea l’Europa, fine 800, aveva fatto passi avanti perché presentava un pluralismo di esperienze
basate sul concetto di stato sovrano, in cui ci sono istituzioni politiche che controllano un certo territorio. Non esisteva prima
dell’Europa del tardo medioevo, verrà poi chiamato così nel 500.
DAL MEDIOEVO AGLI STATI MODERNI
Tra tardo medioevo e inizio dell’età contemporanea a fine 700 in Europa lo stato sovrano si era diffuso come organizzazione
della vita istituzionale e politica, quindi un sistema internazionale fatto da un pluralismo di stati sovrani con relazione paritaria
(non come negli imperi). Però non era la parte più evoluta civilmente, economicamente o potente del mondo (es. rispetto alla
civiltà cinese, tra 400 e 500, il cui nome era Impero di mezzo, al centro del mondo, che dal punto di vista economico e culturale è
avanzata quanto e a volte più della comunità europea).
Ma il sistema europeo nel giro di un secolo si estenderà a dominare il mondo, a livello di conquiste politico militari, economico e
civile, mentre il resto del mondo si adeguerà a questa esperienza, al modello europeo degli stati sovrani.
Il sistema degli stati europei è un sistema pluralistico che nasce dalla dissoluzione di un sistema che era simile agli imperi agrari
universalistici, perché l’Europa medievale del Sacro Romano Impero (800 d.C) si era unificata in una civiltà che era la res publica
christianorum. Il cristianesimo era stato un fattore di unificazione e comunità. Questa civiltà aveva anche un’organizzazione
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politica dettata dal sacro romano impero, simile a un “impero agrario” tradizionale con organizzazione fiscale e influenza
politica religiosa (sacro, perché collegato all’universalismo cristiano, tanto che Carlo Magno venne incoronato dal Papa, romano
perché culturalmente e simbolicamente riportava in vita il carattere unificante dell’impero romano). Era un impero tradizionale
quindi anche frammentato, in cui molti feudatari diventarono autonomi nel controllare i feudi, accentrando il proprio potere.
Si riduce geograficamente perché molte parti cominciano a staccarsi dall’impero e verso il 500 il sacro romano impero assume il
nome via via di germanico. Rimarrà comunque in vita in Europa un’idea imperiale ma il potere si ristruttura a pluralismo di stati
in cui un qualche potente afferma il concetto della propria sovranità, definita intorno al 500 es. Machiavelli, intorno al
sovrano/re/monarca che è superiorem non recognoscens, non riconosce nessuno sopra di sé nel suo territorio, ed est imperator
in regno suo, i poteri di ultimo riferimento che storicamente erano stati attribuiti all’imperatore in quel territorio sono tutti nelle
mani del sovrano.
Questi imperi erano molto estesi ma molto deboli nel controllo effettivo del territorio, era un controllo localistico. In Europa si
era creato un pluralismo attraverso la dissoluzione dell’universalismo medievale, dell’idea di una civiltà comune legata al
cristianesimo. Attraverso la costituzione di unità politiche più circoscritte che avevano un nuovo modello - DELLO STATO.
Questa realtà degli stati europei si distingueva dal periodo medievale per un maggiore controllo dell’originalità di ogni
esperienza territoriale, rivendicava la capacità di imporre leggi proprie, una lingua, un’amministrazione e una unità religiosa
diversa dagli altri. Era una creatura monarchica in cui il monarca controllava il territorio – MONOPOLIO DEL POTERE
LEGITTIMO. Tra questi stati che si concepivano come privi di un potere sopra di loro (la sovranità è il potere ultimo), c’è un
rapporto e un riconoscimento reciproco, fondamentale per far parte di questo effettivo sistema pluralistico. C’è una convivenza
ed esperienza di comunità ma anche di conflitto, a causa della successione al trono o per rafforzarsi a livello economico che
porta ad una competizione per la visione MERCANTILISTA (ricchezza degli stati è una realtà definita dalla quantità di metalli
preziosi contenuti sul territorio e per impedire che questi metalli finissero all’estero era necessario controllare il commercio e le
dogane, imponendo dazi sulle merci estere ma se si compravano troppi beni all’estero uscivano troppi metalli preziosi).
IL SISTEMA DEGLI STATI EUROPEI: Indicativamente il Trattato di Westfalia del 1648, dopo la guerra dei 30 anni, fa si che gli
stati sovrani si riconoscano come parte di un sistema e l’imperatore diventa uno tra i tanti negli stati sovrani. Questa pace
rafforzò gli stati anche attraverso un’unificazione religiosa confermando il principio cuius regio eius religio ("la religione sia
quella di colui cui appartiene la regione") riconoscendo il diritto di andare in esilio ai dissidenti
(Guerra dei 30 anni: nel 1600. Il conflitto iniziò quando il Sacro Romano Impero cercò di imporre la stessa religione su tutti i
suoi domini. Fu un conflitto tra cattolicesimo e protestantesimo. La guerra iniziò dopo che Ferdinando II di Svevia mandò i
funzionari imperiali in Boemia ed Ungheria, per costringerli a convertirsi al cristianesimo, ma quest'ultimi si rifiutarono
essendo calvinisti, e si ribellarono gettando questi funzionari fuori da una finestra, e questo episodio molto famoso viene
ricordato come "la defenestrazione di Praga").
Ecco ciò che distingueva il nuovo sistema da quello imperiale precedente, perché il controllo era maggiore.
La lingua dell'universalismo medievale era la lingua dei dotti e del cristianesimo, latino, ma ad un certo punto comincia a
verificarsi che nei territori i sovrani scelgano delle lingue di sovranità, le lingue volgari (inglese, francese). Non significa che tutti
nel territorio la usino, ma ha valore amministrativo. Il primo processo è di accentramento amministrativo attraverso anche
chiese collegate al potere politico (Inghilterra e protestantesimo), es. Francia.
Nel medioevo c’erano eserciti dei vassalli, mentre in questo periodo si verifica a livello statale del sovrano attraverso il
monopolio del potere legittimo, in un rapporto di parità con gli altri stati. I sovrani erano spesso imparentati tra loro, ciò
unificava le famiglie europee, e ci sono regole comuni fatte di accordi --- esiste un diritto internazionale. Gli stati entrano in
contatto e fanno parte di un sistema comunque pluralistico – società internazionale di stati, attraverso cui si entra grazie al
riconoscimento reciproco.
È si una comunità ma competitiva, a differenza di quella cinese, è infatti presente la guerra, spesso di confine (Il processo per
fissare i confini degli stati è ancora lungo) e per rafforzarsi, oppure per ragioni economiche, poiché i sovrani condividevano la
visione mercantilista (idea basata sul fatto che la ricchezza degli stati venisse definita dalla quantità di metalli preziosi sul
territorio, per evitare che se ne andassero era necessario controllare moltissimo il commercio alle frontiere anche attraverso
dazi e tasse). Questa visione portava a volte a scontri tra gli stati, non era un sistema di vantaggio per tutti ma solo per alcuni,
insieme al desiderio di conquista dei nuovi territori, in quanto ci sono le condizioni tecnologiche ed economiche per poterlo fare
nel 500, es. America. Si incontrano così diversi mondi diversi e l’Europa comincia ad espandere la sua influenza. Con lo sviluppo
del concetto di frontiera aumentò anche la capacità di regolare la violenza militare attraverso lo ius belli (il diritto di fare
guerra).
5 ottobre
Il sistema degli Stati europei
Età delle rivoluzioni per inquadrare le novità, la particolarità di quest’epoca che poi si ripercuotono su 800/900. Bisogna prima
ragione sul lungo periodo che sta alle spalle. 3
LE ORIGINI DELLA CONTEMPORANEITÀ - La crescita dell’europa fino <<all'età delle rivoluzioni>>.
La dimensione internazionale, il rapporto tra le comunità politiche nel mondo, ha avuto una lunga storia. La tradizione più
lontana è stata una tradizione frammentata e pluralistica in cui sono emersi alcuni centri di aggregazione, alcuni grandi
imperi che si sono stabilizzati nel corso dei secoli che erano quelli con una base agricola, in grado di estrarre dalla terra le
risorse per vivere e vi era la capacità dalla parte del vertice di questo impero di estrarre risorse attraverso le tasse o altre forme
di coercizione, per mantenere una struttura di comando. Questi imperi erano parecchio estesi in qualche caso, molto deboli nel
controllo reale del territorio, ed erano più che altro il punto di riferimento ultimo di una specie di catena di comando che in
molti casi era molto localistica.
Anche in Europa era nato qualcosa col Sacro Romano Impero, ma poi l’esperienza europea era andata in una linea piuttosto
divergente. Si era consolidato un pluralismo attraverso la dissoluzione dell’universalismo medievale (idea di una civiltà
comune legata al cristianesimo) e attraverso la costituzione di unità politiche più circoscritte che avevano inventato un modello
nuovo, il modello dello Stato. Lo Stato non è una creatura eterna, ma storica; è nato in Europa in questo processo e ha costituito
poi una originalità che l’Europa tra 800/900 ha esportato in tutto il mondo. Questa realtà nuova degli Stati Europei si
distingueva dal vecchio modello imperiale per la caratteristica di essere molto più forte nel controllo dell’originalità di ogni
esperienza su un territorio. Lo stato rivendicava la capacità di imporre leggi, di amministrazione, di appoggiare un’unità
religiosa (diversa da quella di altri Stati). Lo stato era una creatura monarchica che partiva dalla capacità di un sovrano di
controllare un territorio fino ad utilizzare l’espressione del “monopolio del potere legittimo”.
C’è stato un lungo percorso per l’affermazione di questo modello, non privo di inconvenienti e di ritorni indietro, così come di
fallimenti (non tutti gli Stati si sono consolidati), ma grossomodo questo sistema aveva vinto rispetto al modello imperiale
→ sovranità e potere ultimo.
tradizionale. Questi Stati sovrani si concepivano come privi di qualsiasi potere sopra di loro
Nel 500 molti studiosi codificano questa idea: il re è imperatore nel suo regno e possiede tutti i poteri e non riconosce nessun
superiore, e questi stati erano in rapporto tra loro. Il riconoscimento reciproco caratterizzava il sistema degli Stati Europei, un
sistema pluralistico ma non necessariamente anarchico, di cui la guerra era un elemento. La guerra e la competizione stanno
insieme anche ad una convivenza, un’esperienza di comunità; si parla di repubblica diplomatica d’Europa, l’idea di un’Europa
intesa come civiltà comune è un retaggio dell’universalismo medievale. (Ad esempio c’è una lingua comune, anche se un sovrano
codifica la propria lingua statuale, ci sono lingue con cui si comunica, ad esempio il latino, poi il francese, lingua della
diplomazia). C’è l’idea che si entra nella società internazionale di Stati (così definita da Hedley Bull) attraverso il riconoscimento
reciproco (regole, trattati). Gli Stati sono tra loro sullo stesso livello perché tutti riconoscono la caratteristica di sovranità.
Si parla di una comunità che è competitiva: la guerra è un elemento presente. Ad esempio nella storia del 700/800 è difficile
trovare lunghi anni di convivenza. Queste guerre erano a volte circoscritte e limitate, non generalizzate a tutta Europa, ma ad
esempio tra sovrani vicini per definire i confini. Spesso il confine era una specie di limes romano, una zona di transizione tra
due realtà e potentati, una zona di transizione mista dove si sovrapponevano le amministrazioni e le forze armate; fissare i
confini è un processo che fa parte della lenta costituzione di uno Stato e della sua sovranità e si completa molte volte dentro
all’età contemporanea (600/700) e a volte ci sono guerre di attrito per fissare i confini con gli stati vicini. (Ad esempio quando si
volevano controllare zone ricche, o quando c’erano dei potentati locali, conti, e rappresentanti del sistema feudale che
cambiavano la loro fedeltà e si orientavano verso un altro sovrano, o c’erano ragioni di tipo dinastico per separarsi, la
successione al trono era complicata). È evidente che l’idea di non dipendere da nessuna entità superiore può portare ogni
singolo stato ad usare la forza al suo esterno per rafforzarsi, per giocare la propria potenza.
ECONOMIA . C’è anche una logica economica che porta a questa competizione, perché per quanto riguarda l’economia in
quell’epoca (epoca moderna pre-contemporanea) i sovrani condividevano una visione mercantilista.
Mercantilismo
: Idea che la ricchezza degli Stati era una realtà definita dalla quantità di metalli preziosi che si potevano avere
in un territorio. Per impedire che questi metalli preziosi prendessero la via dell’estero, bisognava controllare strettamente il
commercio. Il sovrano aveva il compito di controllare le dogane alle frontiere, per impor
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