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Appunti lezioni Organizzazione internazionale parte 2

Tutti gli appunti della seconda parte di lezioni di organizzazione internazionale, utili per il secondo parziale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Valenti dell’università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Organizzazione internazionale docente Prof. M. Valenti

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ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE PARTE 2

19/11/15

RESPONSABILITA’ INTERNAZIONALE PER FATTI ILLECITI DEGLI STATI

ELEMENTI COSTITUVI DI UN ILLECITO E LE CONSEGUENZE DI QUESTO

Commissione del diritto internazionale  compito di promuovere la codificazione del diritto

internazionale.

Materia oggetto di studio della Commissione dal 1969. Nei primi anni si studiavano le

conseguenze della Commissione di un illecito internazionale relativo a un settore particolare:

norme relativa al trattamento degli stranieri. Per anni ha cercato di elaborare progetti di articoli. A

un certo punto si è deciso di cambiare approccio perché era difficile individuare con esattezza le

norme consuetudinarie in materia dei trattamenti degli stranieri  si è concluso nel 2001 con

l’elaborazione di questo progetto, presentato all’Assemblea generale, la quale lo ha adottato,

emanando una risoluzione (dicembre 2011): l’Assemblea raccomanda il progetto all’attenzione

degli stati e l’opera di codificazione si è fermata a questo stadio, quindi rimasto un atto di soft law

(ha forma di un trattato, ma non lo è, perché non aperto alla firma e alla ratifica degli stati. Quindi è

un progetto di articoli). Non si è trasformato in un trattato perché non tutte le norme contenute sono

state condivise da tutti gli stati, quindi il progetto si propone di codificare delle consuetudini ma non

tutti gli articoli riescono a riprodurre fedelmente le consuetudini che riguardano i singoli aspetti dei

trattati. Questo progetto viene costantemente richiamato anche dalla Corte Internazionale di

Giustizia, considerando le norme del trattato come norme consuetudinarie.

Queste norme sono considerate, da alcuni, secondarie, in riferimento alle responsabilità dello stato

per fatti illeciti  sono norme che entrano in azione, che devono essere applicate, quando viene

volata una norma internazionale (di qualunque tipo). La norma violata è la norma primaria e le

norme che riguardano le conseguenze della violazione sono secondarie.

Altri chiamano norme secondarie le norme che riguardano ciò che succede quando uno stato viola

una norma. Devono essere applicate nel momento in cui un’altra norma materiale (che impone

agli stati di tenere un certo comportamento) viene violata.

Autore dell’illecito = responsabile di una violazione nel diritto internazionale  Stato che subisce

una violazione = stato leso.

“ogni atto illecito di uno stato (nel diritto internazionale) comporta la sua responsabilità

internazionale”. Cosa può fare lo stato che l’ha subito e cosa deve fare lo stato che l’ha

commesso?

Insieme delle norme che disciplinano la situazione che si viene a creare quando viene

commesso un illecito.

ATTO INTERNAZIONALMENTE ILLECITO DI UNO STATO (definizione articolo 2)

- Sussiste un atto internazionalmente illecito di uno stato quando il comportamento di uno

stato può essere attribuito a questo (elemento soggettivo) e quando questo

comportamento, in sé, consiste in una violazione dell’obbligo internazionale dello stato

(elemento oggettivo).

Articolo 12: l’elemento oggettivo consiste nella violazione di un obbligo internazionale da parte di

uno stato e che consiste in un atto dello stato che va contro una norma internazionale. Può essere

una qualsiasi norma internazionale (norma pattizia, consuetudinaria, fonte prevista da accordo).

Come si fa a stabilire se un comportamento messo in atto da una persona o da un ente può

essere considerato di responsabilità dello stato o di quella persona?

- Apparato di governo: insieme degli organi dello stato che esercitano le funzioni proprie

dell’ordinamento giuridico internazionale. Il comportamento dell’apparato è considerato

come il comportamento dello stato stesso. Lo stato è libero come gestire la propria

organizzazione di governo e di attribuire l’esercizio delle funzioni a organi locali.

- Persona o enti che, pur non essendo qualificate nell’ordinamento come organi dello stato,

se però, queste sono abilitate dal diritto dello stato a esercitare prerogative dell’attività di

governo, allora sì che il suo comportamento è considerato come quello dello stato. Questo

vale sia per questi enti, sia per gli organi o persone che agiscono al di fuori delle

competenze a loro attribuite, se svolgono le loro funzioni in veste ufficiale, ma non ne

hanno le competenze, la responsabilità è comunque dello stato sul piano internazionale

(sul piano interno, invece, la responsabilità è della singola persona o ente)  violazione del

diritto internazionale da parte dell’Italia per la questione del divieto di tortura, g8 di Genova.

- La responsabilità dello stato può essere attribuita a singoli individui che non costituiscono

organi dello stato, ma che violano il diritto? Se una persona, che non è un organo dello

stato, agisce in totale dipendenza dallo stato, si tratta di un organo di fatto, quindi si,

provoca la responsabilità dello stato. È difficile provare questa condizione, cioè la completa

dipendenza (esempio – Crimea. Militari che non avevano le mostrine dell’esercito russo,

ma avevano le armi della Russia. Quindi, essendo dipendenti dello stato, potevano essere

considerati come organi di fatto).

È stato inserito un articolo che riguarda gli organi di fatto, ma che non agiscono in totale

dipendenza dello stato (rapporto più blando)  la responsabilità deve essere attribuita al

comportamento di una persona o un gruppo di persone se queste, di fatto, agiscono su

istruzione o sotto la direzione e il controllo di quello stato (la dipendenza non è totale, ma

parziale) – Ricorso da parte del Nicaragua nei confronti degli Stati Uniti (1980): questione

riguardante l’appoggio degli USA ai CONTRAS, che volevano rovesciare il regime stalinista

in Nicaragua. La Corte prende in considerazione il comportamento del Nicaragua, legato

agli Stati Uniti. Alla fine ha riconosciuto che queste persone, per alcune operazioni, agivano

per conto degli Stati Uniti.

Sentenza 2007 (Bosnia Erzegovina e Serbia e Montenegro  la responsabilità di Serbia e

Montenegro per i massacri compiuti sul territorio della Bosnia da parte di forze paramilitari. La

Corte non trova un rapporto di totale dipendenza e non riscontra la responsabilità della Serbia non

riuscendo a provare che agivano per la Serbia. Paragrafo (ipotesi articolo 8 – pagina 388) “è

necessario dimostrare che il controllo effettivo è stato esercitato in occasione di ciascuna

operazione in corso”. È sufficiente dimostrare che lo stato abbia dato istruzioni perché una singola

operazione venga attuata.

Articolo 11:

Riguarda il comportamento di persone che non sono organi di fatto e nemmeno persone che

agiscono sotto la direzione e il controllo dello stato. In alcuni casi, però, possono provocare la

responsabilità dello stato. È possibile nel caso in cui, se lo stato, ad un certo punto, fa proprio il

comportamento di queste persone, quindi diventa complice, anche se non è partito da lui l’input

con le istruzioni. Quindi le persone violano una norma che lo stato deve rispettare. Se lo stato non

fa niente per risolvere la situazione, quindi lascia che i cittadini tengano i comportamenti contrari

alle norme.

1979-80  (Theran) gruppo di studenti islamici hanno occupato i locali dell’Ambasciata

statunitense, facendo venir meno l’inviolabilità di questa. lo stato, quindi, non potrebbe entrare in

questi locali previa autorizzazione. Questa norma afferma che: uno stato che si trova in

un’ambasciata deve mettere in atto tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza e fare in

modo che i locali non vengano occupati senza autorizzazione. Gli studenti hanno occupato

l’ambasciata e preso in ostaggio tutti coloro che ci lavoravano. Gli USA hanno portato l’Iran davanti

alla Corte Internazionale di Giustizia (sentenza 24 maggio 1980):

- L’obbligo al quale sono venute meno le autorità iraniane era quello di prevenire che

avvenisse l’attacco. L’illecito si sarebbe risolto se l’Iran sarebbe intervenuto per fare uscire

gli ostaggi e per porre fine all’illecito.

- In un secondo momento sono diventati complici e hanno fatto proprio questo illecito. Quindi

l’atto, da parte dei cittadini, è diventato attribuibile allo stato iraniano.

CONSEGUENZE DELLA COMMISSIONE DI UN ILLECITO:

• Contenuto normativo sulla responsabilità internazionale dello stato.  articolo 18 =

conseguenze giuridiche della commissione di un illecito. Gli obblighi:

- Lo stato deve porre fine al comportamento che costituisce una violazione di una norma

internazionale e poi deve riparare il danno che ha provocato nei confronti dello stato. La

cessazione (art.30- art. 31). Serve per riportare la situazione nella legalità.

Germania – USA: gli USA avevano condannato a morte due fratelli tedeschi, non avevano

informato gli imputati che avevano diritto di comunicare con le autorità consolari. La

Germania porta gli Usa davanti alla CIG, la quale ha ricordato agli USA che dovevano

adottare delle regole interne in modo da non ripetere più quel comportamento.

- Lo stato deve fornire anche una riparazione (articolo 31) se il suo atto ha causato un

danno a un altro stato. Il danno può essere sia materiale che morale (fatto di immagine). Il

danno non è un elemento costitutivo di un illecito, ma c’è un illecito solo che consiste in una

violazione di una norma internazionale. Serve

Può assumere la forma di RESTITUZIONE, RISARCIMENTO O SODDISFAZIONE. La

restituzione (in forma specifica o restitutio in integrum) consiste nel ristabilire la situazione

presente prima che l’illecito fosse commesso. Non sempre è possibile ricreare la situazione

che c’era precedentemente. Se la restituzione può costituire anche un onere spropositato

rispetto al beneficio che si avrebbe, si ricorre al risarcimento (riparazione in forma

monetaria – solo per i danni suscettibili di valutazione economica).

Esempio in cui la restituzione è troppo onerosa, si può procedere a garantire la riparazione

tramite risarcimento: sicurezza e inviolabilità che deve essere assicurata agli edifici  Una

missione diplomatica sia costruita su un territorio, sotto il quale c’è un ordigno bellico

inesploso. Lo stato non lo sapeva quindi non ha informato lo stato che doveva costruire la

missione, la quale viene costruita e adibita alle sue funzioni. Un giorno l’ordigno bellico

esplode e distruggere completamente la missione straniera. L’esplosione è talmente vasta

che per ripristinare la missione in quel posto costerebbe di più che costruirne una nuova in

un’altra area. Lo stato territoriale garantisce allo stato della missione un altro spazio dove

costruire la nuova missione con le stesse caratteristiche della precedente per poter essere

funzionale allo stesso modo.

Soddisfazione: se le altre due non sono possibili. La riparazione non avviene in termini

monetari, ma lo stato autore dell’illecito può fare dichiarare che ammette la sua violazione

(esempio: Germania nella Seconda Guerra Mondiale):

Manifestazione di riconoscimento

o Presentazione di scuse

o Cerimonia ufficiale con onore alla bandiera.

o

Lo stato può tenere dei comportamenti di violazione nei confronti dello stato che lo ha violato  non

è consentito illecito (autotutela).

Regime di responsabilità:

- RESPONSABILITA’ OGGETTIVA  è sufficiente che la persona che rappresenta lo stato

tenga un comportamento contrario a una norma di diritto internazionale. Non è necessario

andare a vedere i motivi per cui lo stato ha commesso l’illecito. Non è necessaria la colpa

(negligenza).

- RESPONSABILITA’ RELATIVA  è POSSIBILE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE

CERTE CIRCOSTANZE PER POTER ECLUDERE UN ILLECITO (circostanze di

esclusione dell’illiceità). Se un organo dello stato si trova nella situazione in cui deve

scegliere tra salvare le persone che stanno morendo (commettendo una violazione) o non

farlo per non incorrere nell’atto illecito. Esclusioni di illiceità = esimenti.

ILLECITO DAL PUNTO DI VISTA DELLO STATO CHE SUBISCE L’ILLECITO

Attuazione coercitiva del diritto:

- All’interno dei singoli stati ci sono gli organi di polizia. Per appurare che le norme non sono

state rispettate esistono dei tribunali, i quali possono attribuire delle sanzioni.

- Nel diritto internazionale non esistono degli organi specifici, ma agiscono direttamente gli

stati. Lo stato leso ha il diritto di difendersi, mettendo in atto forme di autotutela (devono

essere rispettate delle norme, limiti).

- Nel caso in cui la norma violata consiste nell’uso della forza, uno stato può difendersi a sua

volta usando la forza armata. Di legittima difesa si occupa il progetto di articoli (articolo 21).

A differenza degli illeciti generali, in questo caso, con la Carta delle Nazioni Unite, l’idea

originaria era quella di creare un corpo di polizia internazionale, con le stesse funzioni dei

corpi di polizia dei singoli stati. Si chiede agli stati di non farsi giustizia da soli. Si

provvedeva alla creazione di un esercito, l’unico che a livello mondiale può usare la forza a

fini coercitivi.

Nel caso, invece, degli illeciti comuni, l’autotutela è più comune, perché non esiste

o un corpo di polizia che possa fare rispettare tutte le norme consuetudinarie. Si

consente allo stato leso di reagire quando subisce un illecito, cioè tenere a sua volta

un comportamento che non è conforme ad un obbligo internazionale, che, se però,

viene tenuto per reagire a un illecito subito, non costituisce un illecito (articolo 22-

parte 3°, capitolo 2).

ARTICOLO 49: si preoccupa di specificare l’obiettivo per il quale possono essere adottate

contromisure. L’obiettivo non è di tipo sanzionatorio, uno stato non può punire unilateralmente un

altro stato. Può adottare contromisure che sia responsabile di un atto illecito al fine di indurre

quello stato a conformarsi ai suoi obblighi ai sensi della parte seconda del progetto (cessazione

illecita – riparazione). Le misure sono temporanee.

ARTICOLO 53: le contromisure devono essere fatte cessare non appena lo stato si sia confermato

agli obblighi che gli derivano dalla parte seconda.

La contromisura deve essere proporzionata, commisurata al pregiudizio subito. Bisogna calcolare

il danno subito dallo stato leso e la contromisura deve consistere in un comportamento che

produce un danno simile. Nella parte in cui una contromisura eccede la sua proporzionalità si crea

un illecito.

Se fino alla prima metà del ‘900 gli stati potevano adottare contromisure anche utilizzando la forza

armata per reagire a illeciti che non consistevano in atti illeciti; ora però non è più possibile (prima

rappresaglie, ora contromisure). Una contromisura che consiste nell’uso della forza non è

ammessa nel diritto internazionale (almeno che non sia legittima difesa).

OBBLIGHI NON PREGIUDICABILI DA CONTROMISURE (ARTICOLO 50):

- Contromisure che consistono in norme imperative (jus cogens). Lo stato che subisce un

illecito non può adottare una contromisura nei confronti di una norma normativa.

- Il divieto di adottare a titolo di contromisura un comportamento che consiste nella

violazione degli obblighi di tutela dei diritti umani fondamentali. La maggior parte di queste

sono contenute in trattati e consuetudini internazionali: consistono nell’impegno di uno stato

nel garantire dei diritti alle persone che si trovano sul suo territorio. Sono obblighi di fonte di

impegni solidali (erga omnes); se vengono violati non è facile identificare lo stato leso.

- Diritto internazionale umanitario (bellico): è un eufemismo. Sono norme che, nei loro

obiettivi, dovrebbero servire per rendere più umano un conflitto armato. Ci sono norme

volte a tutelare le persone, come i civili, ostaggi, prigionieri di guerra, feriti. Ci sono delle

regole che non possono mai essere violate. Nel caso in cui in un conflitto armato uno stato

si accorge che un altro non sta rispettando le regole nei suoi confronti, quello stato può

violare alcune norme, ma non quelle del diritto internazionale bellico.

- Norme imperative: se uno stato tiene un comportamento contrario a una delle norme

imperative, il comportamento è illegittimo.

- Uno stato che ricorre a contromisure non è esentato ad adempiere ai propri obblighi. Deve

continuare a rispettarli in materia di inviolabilità di agenti, locali, archivi e documentari

diplomatici e consolari.

La soluzione di una controversi che deriva da un illecito di uno stato sia affidata alla ricerca di un

accordo tra entrambi le parti che stanno litigando o a un’adozione parziale per risolvere in maniera

pacifica la situazione. Quindi, il progetto di articoli del 2001 prova a inserire delle regole per

risolvere in modi diversi una controversia. All’inizio dice che: uno stato che adotta delle

contromisure (decide di reagire all’illecito) deve continuare ad adempiere ai propri obblighi in

materia delle soluzioni di controversie. Norme applicabili nei rapporti con lo stato responsabile. Se

sono previste delle procedure che i due stati avevano concordato precedentemente, per risolvere

una controversia tra di loro, lo stato deve ricorrere a tali procedure per risolvere la situazione con

l’altro paese. Non essendoci dei tribunali in grado di valutare se c’è stato o meno un illecito, gli stati

possono decidere spontaneamente di presentarsi davanti a un tribunale oppure con dei metodi

diplomatici, i quali consistono nel trovare un accordo. I due paesi che litigano possono trovare un

compromesso che risolva la situazione. La soluzione sarà data dall’accordo che entrambi hanno

sottoscritto.

ARTICOLO 52: chiede allo stato leso che vuole adottare delle contromisure di invitare l’autore

dell’illecito a cessare questo e riparare, anche di comunicare allo stato responsabile ogni sua

decisione di ricorrere a contromisure. Le contromisure possono essere prese se sono urgenti per

preservare i propri diritti nonostante questi obblighi di comunicazione nei confronti dell’autore

dell’illecito. Le contromisure, invece, non possono essere adottate o, se già adottate, devono

essere sospese l’illecito deve essere cessato e la controversia pende innanzi ad una corte o a un

tribunale che abbia il potere di adottare decisioni vincolanti per le parti.

Se la questione è stata portata davanti a un tribunale per volontà di entrambi i paesi, lo stato che

ha già adottato delle contromisure deve cessarle e deve aspettare che la corte si pronunci con una

sentenza, la quale serve a definire ad accertare se l’illecito è avvenuto o meno sia a stabilire la

forma di riparazione dovuta allo stato leso. Unico caso di metodo di soluzione di controversie che

può provocare la cessazione delle contromisure anche se l’illecito è cessato e la riparazione non è

stata fornita.

Le norme di questi articoli sono norme generali e si applicano a tutti gli stati di tutti gli illeciti. Se gli

stati si mettono d’accordo in un trattato di comportarsi in modo diverso per quanto riguarda le

conseguenze di un illecito, si decide che l’illecito non sarà disciplinati dagli articoli, ma da regole

che decidono loro, quindi limitare il diritto e non avvalersi di adottare contromisure. Decidono di

risolvere le controversie in altri modi, per esempio, rivolgendosi a un tribunale internazionale.

Esempio limitazione degli stati e impossibilità di adottare contromisure  sistema dell’Unione

Europea. Se uno stato si accorge che un altro stato non rispetta uno degli obblighi sopra elencati,

si deve trattenere in quanto esiste la procedura di infrazione, secondo cui l’accertamento della

violazione spetta alla Commissione europea (sanzioni).

Deroga sulla responsabilità degli stati  OMC: gli stati hanno negoziato anche l’INTESA PER LA

SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE (trattato internazionale) ratificata dagli stati nel momento

dell’ingresso nell’organizzazione. Anche questo vieta agli stati di agire unilateralmente alle

controversie con altri paesi adottando una contromisura, deve rivolgersi, invece, all’organo per la

soluzione delle controversie. Questo gestisce la procedura per le soluzioni delle controversie; è di

tipo giudiziale, quindi viene accertato se c’è stata una violazione nelle regole dell’OMC.

ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE

25/11/2015

Metodi di risoluzione delle controversie:

Art 55  se esistono delle norme specifiche tra gli stati in lite, quelle norme specifiche (contenute

nel trattato) devono applicarsi e allora non si applicano le regole del progetto (prevalgono le norme

del trattato sulle norme generali).

Distinzione tra:

1) mezzi arbitrali o giudiziari: si differenziano dai diplomatici, perché la controversia viene

sottoposta ad un organo che procede ad effettuare un atto di accertamento del diritto.

L’organo elabora una pronuncia (sentenza o lodo se adottato da un collegio arbitrale), vincolante

per le parti.

Deve sussistere il consenso degli stati in lite a sottoporsi al giudizio di un tribunale giudiziario (deve

esseri la diretta espressione del consenso degli stati ad essere giudicati da un tribunale

internazionale).

- Arbitrato:

Le parti che litigano possono scegliere coloro che li andranno a giudicare: si deve formare un

collegio arbitrale i cui arbitri sono scelti dagli stati in lite, il numero dei componenti solitamente è

dispari (due scelti rispettivamente dalle parti e questi due arbitri generalmente scelgono il terzo).

Gli arbitri devono avere gli attributi tipici dei giudici (indipendenza, neutralità, imparzialità, ecc.)

- Regolamento giudiziale:

è precostituito, composto da giudici nominati secondo determinate regole e nella scelta dei giudici

che andranno ad analizzare la controversia non hanno alcuna influenza e nemmeno sulle regole di

procedura utilizzate dal tribunale.

Esistono diversi metodi che consentono agli stati di esprimere il consenso ad essere giudicati da

una corte:

Gli stati possono concludere un trattato generale di arbitrato o regolamento giudiziale, il cui oggetto

è il loro consenso a sottoporsi ad arbitrato o tribunale

Es. Convenzione Europea per la soluzione pacifica delle controversie del 1957:

art1 tutte le controversie future che vedranno opposte gli stati contraenti di questa convenzione

saranno sottoposte alla Corte internazionale di giustizia;

art28 le disposizioni di questa convenzione non si applicano alle controversie che le parti hanno

deciso di utilizzare un altro metodo di soluzione pacifica –clausola di subordinazione temperata-

comunque gli stati dovranno astenersi dall’invocare accordo che non prevedono decisioni

vincolanti.

La Convenzione europea sui diritti dell’uomo prevale su quest’altra convenzione.

Oppure gli stati possono inserire una clausola all’interno di un trattato che si occupa di una

specifica materia, con la quale gli stati accettano di essere giudicati da un tribunale o un arbitrato.

Es. pag. 79 Casi e Materiali, art. 10.

Oppure ancora, gli stati possono dare il loro consenso a risolvere le controversie a un tribunale

giudiziale o a un arbitrato, allegando ad un trattato internazionale su una materia specifica un

protocollo addizionale che indica la procedura da seguire nel caso in cui gli stati contraenti si

trovino in disaccordo riguardo l’esecuzione del trattato. Gli stati possono ratificare il trattato

principale, ma poi decidere di non ratificare il protocollo addizionale.

2) mezzi diplomatici: tentativo di trovare un accordo che consenta di appianare il contrasto tra gli

stati in lite, quindi decidendo come risolvere la soluzione attraverso un compromesso. Consente di

arrivare ad una situazione di non conformità rispetto alla norma internazionale.

Negoziato: le parti discutono per trovare un accordo.

Può essere diretto (tra gli stati coinvolti nella lite) o indiretto (con l’intervento di un terzo, che può

essere un singolo individuo o una commissione; il ruolo del terzo in relazione alle parti in contrasto

dipende dal metodo:

- buoni uffici: il terzo si limita a provocare l’incontro tra le parti in lite;

- mediazione: il terzo partecipa al negoziato non allo scopo di entrare nel merito della controversia,

ma per far continuare il negoziato (nei momenti di stallo);

- conciliazione: metodo in cui il ruolo del terzo è molto incisivo: il terzo partecipa al negoziato ed

entra nel merito ed in più ha il compito di presentare una proposta di soluzione della controversia

(valore di raccomandazione);

- inchiesta: propedeutica, per chiarire i fatti in maniera oggettiva, i suoi risultati possono essere utili

come base della discussione del trattato.

Il terzo deve essere un soggetto che vada bene ad entrambe le parti (viene proposto dalle parti o

nominato dalla commissione).

La corte internazionale di giustizia:

Svolge delle competenze di tipo contenzioso (risoluzione di controversie tra stati) o di tipo

consultivo (emanare dei pareri/opinioni non vincolanti, ma che chiariscono delle questioni dal punto

id vista del diritto internazionale –accertamento del diritto di una determinata situazione-).

Le norme di riferimento della Corte internazionale di giustizia le ritroviamo nella Carta di San

Francisco del 1945, nel cap. 14.

Ha uno statuto che contiene delle regole di funzionamento specifico della Corte.

E’ stata creata dalle Nazioni Unite, non come corte interna all’organizzazione, ma come Corte

Internazionale

Non è un organo giudiziario, che ha il potere di pronunciarsi sulla legittimità degli atti degli organi

delle Nazioni Unite stesse.

Tutti i membri delle nazioni unite sono aderenti allo statuto della Corte internazionale di giustizia

(art93 della Carta Onu).

E’ comunque necessario il consenso degli stati per sottoporsi alla giurisdizione della Corte; questo

può essere esplicitato con un protocollo addizionale, una clausola, un trattato oppure secondo

l’art36 par2 dello statuto della corte gli stati aderenti possono in ogni momento dichiarare di

riconoscere come obbligatoria la giurisdizione della corte su tutte le controversie giuridiche nei

rapporti con qualsiasi altro stato accentante la giurisdizione della Corte (dichiarazione unilaterale

dello stato).

Gli stati che non fanno parte dell’Onu possono richiedere la giurisdizione della Corte per la

risoluzione della controversie secondo l’art93 par2 Carta Onu le condizioni sono da determinarsi

caso per caso su proposta del Consiglio dei sicurezza e poi decise dall’Assemblea Generale.

La Corte è composta da 15 giudici e non ci possono essere due giudici con la stessa cittadinanza,

sono eletti tra persone di alta levatura morale (art2 dello Statuto).

Le elezioni avvengono nel seguente modo:

art8 l’Assemblea ed il Consiglio di sicurezza procedono indipendentemente l’uno dall’altro (art8);

art10 sono considerati eletti i candidati che hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti

nell’Assemblea generale;

art 13 carica di 9 anni e possono essere rieletti una volta sola (?).

Possibilità di adottare dei pareri non vincolanti su questioni di diritto internazionale (funzione

consultiva).

Art96 della Carta Nazioni Unite Assemblea Generale e consiglio di sicurezza possono richiedere

pareri alla Corte su qualunque questione giuridica; poi vi sono altri organi o organizzazioni che

possono richiedere pareri, ma a determinate condizioni: gli altri organi delle Nazioni Unite e altri

istituti specializzati (organizzazioni internazionali) devono essere autorizzati dall’Assemblea

Generale e il parere deve riguardare qualcosa che riguarda l’attività che queste istituzioni svolgono

secondo il loro statuto.

Es. pag. 58 Casi e Materiali.

LEZIONE 27/11/15

TRATTAMENTO DEGLI STRANIERI – INDIVIDUO NEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Dal punto di vista di norme che si applicano tra gli stati: il beneficiario di queste norme è un

soggetto privato. Lo straniero è colui che non ha la cittadinanza nello stato in cui si trova. La

cittadinanza è un legame tra uno stato e una persona. È un legame che consente a una persona di

avere dei diritti all’interno di uno stato, diritti che non possono essere riconosciuti alle persone che

non hanno legami con lo stato. Gli stati sono liberi di decidere a chi attribuire la propria

cittadinanza, quindi non ci sono norme di diritto internazionale che stabiliscono, in base a quali

criteri debba essere attribuita la cittadinanza alle persone da parte degli stati. Ogni stato, nella sua

legislazione, può decidere a chi attribuire la cittadinanza. Gli stati indicano della legge dove ci sono

i criteri in base ai quali viene riconosciuta la cittadinanza. Ci sono diversi criteri:

- Per nascita  criterio territoriale (ius soli): attribuire la cittadinanza alle persone che nascono

su un territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Oppure, una persona che

nasce può prendere la cittadinanza da genitori che hanno quella cittadinanza, anche se

nasce in un altro territorio (ius sanguinis).

- Per naturalizzazione  attribuirla a uno straniero se si verificano certe condizioni: per

matrimonio; per residenza (se la persona straniera ha vissuto sul territorio di uno stato per

un certo numero di anni);

- APOLIDE  persona senza cittadinanza (anche se si scoglie uno stato).

Ultimamente sono state concluse delle convenzioni per evitare l’apolidia.

Lo stato, nei confronti dei propri cittadini, ha certi obblighi, anche imposti dal diritto internazionale.

Nei confronti degli stranieri, lo stato ha certi obblighi con riferimento al trattamento che deve essere

loro riservato se si trovano sul territorio dello stato. Questi obblighi, che derivano da norme

consuetudinarie piuttosto antiche, riguardano il trattamento che uno stato deve garantire allo

straniero una volta che questo è stato ammesso ad entrare nel territorio. Non esistono obblighi

generali che impongano agli stati di ammettere gli stranieri sul proprio territorio, così come non

esistono obblighi consuetudinari all’allontanamento degli stranieri dal proprio territorio. Gli stati

sono liberi di decidere se allontanare e chi allontanare (persona straniera). Ci sono delle

CONVENZIONI DI STABILIMENTO = trattati bilaterali con i quali uno stato si impegna a mettere

sul suo territorio le persone che provengono dall’altro stato contraente. Lo stato può decidere il

numero e il tipo di persone che possono entrare. È necessario un visto di ingresso o un permesso

di soggiorno in modo che uno straniero entri e resti legalmente sul territorio di uno stato. Un

accordo molto importante che esiste nell’Unione Europea è quello che prevede che tutti i cittadini

degli stati membri possono muoversi liberamente e soggiornare nei paesi dell’Unione senza

permesso di soggiorno. Il diritto dell’Unione prevede che una persona possa vivere in altro stato

membro, anche se non è un lavoratore, solo se ha un’assicurazione malattia e deve essere in

grado di mantenersi.

C’è una particolare disciplina per coloro che richiedono asilo: sono persone che fuggono da un

paese dove rischiano o dove sono stati maltrattati o perseguitati per diversi motivi (razza,

religione,opinioni politiche). Scappano dal loro paese e richiedono asilo in un altro stato. Il diritto

non prevede obblighi per gli stati nei confronti di ci chiede asilo, ma esiste una convenzione del

1951 di Ginevra che però non consiste nell’obbligo per gli stati, ma definisce lo status di rifiugiato

senza imporre agli stati di concederlo. Quello che invece la Convenzione impone è l’obbligo di non

respingimento alle frontiere (de non-refoulement): non c’è l’obbligo, ma se si trovano di fronte a

una persona scappata dal suo paese perché perseguitata, allora lo stato non può allontanarlo o

rimandarlo indietro: non può condergli lo status di rifiugiato. Alcuni studiosi ritengono che questo

obbligo sia diventato un obbligo consuetudinario e quindi non solo più per gli stati contraenti, ma

per tutti, poiché diventata norma consuetudinaria, sebbene non ci siano prove certe di esistenza di

una prassi e opiniio iuris. Gli stati possono allontanare dal proprio territorio gli stranieri; non

esistono obblighi in capo agli stati se non l’obbligo di consentire che impone agli stati che

intendono allontanare uno straniero dal proprio paese, di prendere la decisione conformemente al

diritto interno e di consentire allo straniero di organizzarsi in modo che l’espulsione avvenga in

maniera da tutelare la dignità della persona. È una materia dei diritti dell’uomo che, secondo alcuni

autori, è diventata una norma generale.

Quali obblighi si impongono allo stato ospitante (territoriale) secondo il diritto consuetudinario nei

confronti dello straniero presente sul territorio:

- Lo stato territoriale non può chiedere allo straniero delle prestazioni che non siano

giustificate dal legame della cittadinanza. Es.  leva obbligatoria del servizio militare, ma

non può essere obbligatorio per lo straniero. Es.  pagamento delle tasse: lo stato può

chiedere ai cittadini di pagare le tasse per contribuire alla spesa pubblica, ma non può

pretenderlo dagli stranieri, almeno che il reddito dello straniero non derivi da un’attività

economica svolta in quello stato.

- Lo stato territoriale deve proteggere gli stranieri presenti sul territorio = full protection and

security. Si chiede allo stato territoriale di adottare tutte le misure preventive e repressive

adeguate per proteggere gli stranieri presenti sul territorio. Lo stato ha adottato una misura

adeguata in base alla situazione: che tipo di persona si deve proteggere. Se ci sono delle

comunità soggette a discriminazioni, lo stato deve rafforzare le misure nei loro confronti. Lo

stesso discorso vale per le misure repressive: se la prevenzione non è sufficiente, una

lesione ad un cittadino comune è risolta di tribunali locali, mentre una ad un capo di stato

sarà diverso. L’illecito è compiuto se con gli organi giurisdizionali di quel paese non sono

riusciti ad assicurarsi giustizia. Questo illecito, l’infrazione della Full Protection and security,

è chiamata diniego di giustizia.

- Lo stato territoriale procede ad assicurarsi il titolo della proprietà dello straniero sul suo

territorio  espropriazione: misura statale con cui lo stato si impadronisce di una proprietà.

Lo stato la adotta quando dee intraprendere attività che riguardano l’interesse pubblico.

Può espropriare anche proprietà degli stranieri; lo stato deve però indennizzare la persona

che ha espropriato. Senza indennizzo l’espropriazione diventa illecita – lo stato quindi

commette un illecito dello stato dello straniero espropriato. Su questo sono d’accordo la

maggioranza degli stati. Non sono d’accordo, però, sull’entità dell’indennizzo.

Si sono delineate due diverse teorie:

Dei paesi più sviluppati ed elaborata negli anni ’30 dagli USA (Cordell Hull): alcuni

o cittadini americani avevano subito delle espropriazioni in Messico (potevano farlo,

solo se si forniva un indennizzo pronto, adeguato ed effettivo). Pronto perché deve

essere pagato immediatamente dopo che l’atto di espropriazione è stato preso, e in

un’unica soluzione, non a rate. Deve essere adeguato nel senso che deve

corrispondere al valore di mercato del bene espropriato in quel momento. Poi deve

essere effettivo, nel senso che deve essere pagato in una valuta convertibile.

Dei paesi in via di sviluppo: sostenevano che l’indennizzo non doveva essere

o pronto, adeguato ed effettivo, ma doveva essere appropriato. Cioè, nel calcolare

l’ammontare dell’indennizzo, si doveva tenere conto di diverse circostanze: del

comportamento dello straniero sul territorio dello stato territoriale, sia della

situazione del paese territoriale. Se il cittadino aveva usato la sua proprietà per

arricchirsi indebitamente, allora al valore del mercato del bene bisognava sottrarre

questo guadagno indebito fatto negli anni. È possibile prevedere un pagamento a

rate se uno stato non è in grado, momentaneamente, di pagare tutto l’indennizzo.

Nessuno può negare che esista una norma generale che impone agli stati che adottano misure di

espropriazione di pagare un indennizzo allo straniero, non esiste una regola consuetudinaria che

specifichi come deve essere pagato questo indennizzo. Questo è il motivo per cui, dovendo

definire che tipo di indennizzo lo stato deve pagare, gli stati si devono mettere d’accordo. Sono

stati conclusi molti trattati internazionali che riguardano l’espropriazione per come deve essere

concluso l’indennizzo. Si tratta di trattati bilaterali (Guatemala / Italia – protezione degli

investimenti), la cui maggioranza prevede che l’indennizzo deve essere quello previsto dalla

formula di Hull.

Nel caso in cui una di queste norme venga violata dallo stato si tratta di responsabilità dello stato

territoriale e si adottano le regole dell’immunità diplomatica. È un modo per far valere la

responsabilità di uno stato che ha violato le norme sul trattamento degli stranieri. In questo caso si

può attivare il sistema della protezione diplomatica  questo sistema è stato codificato attraverso il

lavoro della Commissione di diritto internazionale. Questo ha elaborato un progetto di articoli che

nel 2006 è stato adottato dall’Assemblea generale. È stato presentato agli stati, ma non è stato

codificato (atto di soft law). Questo progetto definisce la protezione diplomatica (articolo 1, pagina

175 CeM).

ARTICOLO 1: bisogna far valere la responsabilità di uno stato nella violazione di un diritto che

consiste una norma che riguarda la protezione di uno straniero. Questo è la persona che ha subito

la violazione, però, il soggetto leso è lo stato di cittadinanza dello straniero. Lo stato di cittadinanza

ha diritto che un suo cittadino sia indennizzato in conformità delle norme viste prima. Il danno

viene subito di una persona fisica e giuridica, ma il soggetto leso è lo stato di cittadinanza; questo

può invocare la responsabilità dello stato territoriale, il quale può negoziare una soluzione, adottare

delle contromisure, essere portato davanti alla Corta di giustizia, ecc… lo stato leso è libero di

scegliere cosa fare. Lo stato dello straniero può decidere se intervenire o meno, se invocare la

responsabilità dell’altro stato oppure no. Quindi lo straniero non può pretendere che il proprio stato

intervenga perché è una decisione discrezionale. Perché lo stato intervenga occorre che siano

presenti due condizioni: una a che fare con la cittadinanza di chi ha subito la violazione. Secondo

requisito: prima che lo stato possa intervenire, lo straniero deve avere esaurito tutte le vie di

ricorso interne. Lo straniero deve cercare, prima che lo stato possa intervenire in protezione

diplomatica, di rivolgersi prima ai tribunali dello stato nel quale è accaduto il fatto.

ARTICOLO 4  status di cittadinanza di una persona fisica. Si intende lo stato la cui cittadinanza è

stata acquisita da una persona in conformità alle leggi di quello stato. Per il diritto internazionale, si

parla di cittadinanza doppia o plurima.

ARTICOLO 6  persone con cittadinanza doppia o plurima. Se una persona subisce una violazione

in uno stato terzo. Tutti gli stati in cui ha la cittadinanza possono intervenire. Se, invece, la persona

subisce una violazione nello stato in cui ha la cittadinanza, gli altri stati non possono intervenire.

ARTICOLO 7  uno stato di cittadinanza non può agire in protezione diplomatica in favore di una

persona contro uno stato di cui questa è cittadina, a meno che la cittadinanza del primo stato sia

prevalente (con cui ha legami più forti – dove svolge più attività, dove ha la famiglia, ecc.)

LA CIITTADINANZA DELLE SOCIETA’

Nelle legislazioni nazionali vengano stabiliti diversi criteri per poter considerare una società avente

la nazionalità dello stato. Può avere la nazionalità in base ai criteri di collegamento stabiliti da esso

nella sua legislazione. Ci sono gli stati che considerano società nazionali quelle costituite sul

territorio dello stato (criterio della costituzione, cioè incorporation) oppure ci sono legislazioni che

considerano società nazionali quelle che hanno la sede legale sul territorio dello stato. Un altro

criterio riguarda la nazionalità sei soci: avente dei soci che hanno la nazionalità in quel paese,

anche se la sede è all’estero. Se la società ha la nazionalità di uno stato, lo stato può imporre delle

tasse, può disciplinarne le attività sul piano interno. Se una società che ha la nazionalità di uno

stato e all’estero subisce una violazione, il diritto internazionale non si limita a lasciare la questione

in mano agli stati, ma stabilisce lui il criterio in base al quale attribuire la responsabilità di una

società  incorporation, quindi solo lo stato in cui si è costituita la società può intervenire (articolo

9). Caso del 1970 della Corte internazionale di giustizia aveva proceduto alla rilevazione di questa

norma consuetudinaria. (pag. 169 CeM  caso della Barcelona Traction. Portato davanti alla CIG

da parte del Belgio contro la Spagna. Il Belgio agisce in protezione diplomatica nei confronti di

questa società. In questa società i soci avevano la cittadinanza di diversi stati europei –

maggioranza cittadinanza belga. Questi andarono in Canada per costruire lì la sede della società.

Adopera in Spagna dove subì traversie con il governo spagnolo perdendo profitti. I paesi di

cittadinanza dei soci intervennero nei confronti della Spagna cercando una soluzione, ma non ci

riuscirono. Quindi il Belgio porta la Spagna davanti alla CIG. Gli altri paesi decidono di

interrompere la loro protezione diplomatica. La Spagna dice che il Belgio non aveva il diritto di

difendere la società perché non era lo stato di nazionalità della società, ma lo era il Canada. La

corte diede ragione alla Spagna (pag. 171).

Individui- persone fisiche

Norme internazionali che si rivolgono agli individui

La possibilità di riconoscere agli individui la personalità giuridica internazionale

Le norme consuetudinarie sono norme che si rivolgono agli stati. La norma che chiede a uno stato,

su cui si trova uno straniero, di proteggerlo, è una norma che stabilisce un obbligo per lo stato sul

cui territorio su cui si trova lo straniero e attribuisce un diritto allo stato (full protection)  lo

straniero trae il beneficio da questa norma che in realtà stabilisce formalmente diritti e doveri per

gli stati. lo stato può scegliere liberamente se intervenire o meno nei confronti del suo cittadino.

Norme che impongono degli obblighi agli individui: norme che impongono anche divieti, cioè

chiedono di non commettere certi comportamenti (se vengono tenuti causano i crimini

internazionali degli individui). Con la fine della 2° guerra mondiale ci si è resi conto di dover punire

per i crimini non solo lo stato che l’ha commesso, ma anche i singoli individui che li avevano

commessi personalmente. Questo si è imposto con il processo di Norimberga durante il quale

sono stati condannati i vertici nazisti per certi atti commessi durante la seconda guerra mondiale.

Sono stati incrimini per:

- Crimini di guerra  atti che sono venuti nel contesto del secondo conflitto mondiale. Sono

gravi violazioni del diritto internazionale dei conflitti armati (Diritto internazionale bellico o

Diritto internazionale umanitario). Non tutte le violazioni che si applicano ai conflitti armati

sono considerate crimini. Ci sono però alcune violazioni gravi di norme specifiche che, se

vengono commesse, danno luogo ad un crimine di guerra. Oltre ad essere considerato

responsabile lo stato a cui appartiene l’individuo che ha commesso i crimini, viene

considerato responsabile anche l’individuo stesso (regolamenti dell’Aia 1907-

combattimenti). I criminali nazisti sono stati giudicati sulla base di norme che già

esistevano.

*Statuto della Corte penale internazionale (attiva dal 2002)  definizione dei crimini di guerra.

Nella parte prima parte c’è una descrizione dei crimini internazionali sui quali la corte è

competente (CeM pag. 89 – articolo 8): le gravi violazioni delle convenzioni (4) di Ginevra del

1949, e altre gravi violazioni e usi che disciplinano i conflitti armati. Queste regole sono state

codificate dalla Convenzione di Ginevra, cioè norme consuetudinarie preesistenti.

Il crimine di guerra si commette nei confronti di un belligerante dello stato avversario. I nazisti non

hanno solo commesso atti atroci nei confronti degli avversari, ma anche atti di sterminio di

popolazioni civili (anche non di stati avversari e di stati alleati). Durante il processo di Norimberga

si è inventata un’altra categoria di crimini internazionali, chiamati crimini contro l’umanità. Il

principio di illegalità (irretroattività delle norme penali) non avrebbe potuto giustificare l’attuazione

di questi atti. questi crimini sono violazioni dei diritti umani delle persone che avvengano su vasta

scala – violazioni diffuse e sistematiche dei diritti umani. Sono stati definiti dallo statuto della Corte

penale internazionale all’articolo 7: vengono indicati quali atti costituiscono un crimine contro

l’umanità e se viene commesso un atto sistematico ed esteso contro popolazioni civili. Gli atti

sono:

- Atti di omicidio

- Atti di sterminio

- La schiavitù

- La deportazione o trasferimento forzato di persone (Apartheid)

- Lo stupro

Oggi ci costituisce una categoria a parte di crimini, definito dall’articolo 6 dello statuto della CPI 

atti commessi con l’intento di distruggere (in tutto o in parte) un gruppo nazionale etnico, razziale o

religioso; con l’uccisione, con lesioni fisiche, con misure che impediscono le nascite, con

trasferimenti di bambini appartenenti a un gruppo ad uno diverso (trasferimento forzato dei bambini

degli aborigeni ai bianchi). Quindi sono comportamenti volti a distruggere determinati gruppi. Se

l’obiettivo è quello di eliminare il gruppo nazionale si parla di genocidio (uccisione del genere di un

gruppo).

La dottrina è divisa su questo argomento. Alcune persone, per esempio, ritengono che la tortura,

anche se commessa su una singola persona, sia un crimine internazionale dell’individuo, come la

pirateria e il terrorismo. La Corte Penale internazionale non ne è competente, ma ci sono delle

convenzioni che se ne occupano. In particolare dei crimini contro la pace  sui quali la corte ha la

competenza. Comportamenti che, se messi in atto, pongono fine alla pace internazionale (guerra,

aggressione, attacco armato). Il fatto di considerare responsabile la persona che da l’ordine è

un’idea già nata alla fine della 1° guerra mondiale, quando si cercava di incriminare Guglielmo II

per offesa suprema contro la morale internazionale e la sacra autorità. La responsabilità è stata

attribuita allo stato e non al singolo individuo. La discussione si è svolta in occasione dei negoziati

per l’adozione dello statuto della CPI: “noi dobbiamo rendere competente la corte per giudicare gli

individui che commetto crimini contro la pace?”. Gli stati si sono posti il problema e sono riusciti ad

evitare che la CPI potesse giudicare colui che aveva dato inizio ad una guerra. La Corte era

competente dei: crimini di guerra, crimini contro l’umanità, crimini di aggressione.

Successivamente si è deciso che la Corte non fornisce la definizione di aggressione, in quanto non

si erano messi d’accordo. Statuto entrato in vigore nel 2002 (ratificato da 60 paesi)  nel 2010 gli

stati sono riusciti a dare una definizione di aggressione. Bisognava aspettare, però, che almeno 30

paesi ratificassero l’emendamento e che l’Assemblea degli stati parte adottasse la decisione o per

consensus o a maggioranza dei 2/3 (si deve aspettare però l’1 gennaio 2017).

Articolo 8 bis  si intende la progettazione, la preparazione, l’inizio o l’attuazione da parte di una

persona in grado di controllare lo stato e l’apparato militare, di un atto di aggressione che

costituisca la manifesta violazione della Carta delle Nazioni Unite. Anche qui sono indicati alcuni

atti di aggressione. Elemento soggettivo del comportamento dello stato: militare responsabile in

quanto organo dello stato.

Crimini contro l’umanità: è difficile che venga commesso da un singolo individuo (civile), ma viene

commesso da un organo dello stato.

Responsabilità individuale: anche se la persona che ha commesso uno dei crimini sopra indicati è

un organo statale, dovrà risponderne individualmente. Sarà considerato responsabile a livello

penale e a livello personale. Il contenuto viene definito in alcuni articoli di tribunali penali

internazionali (pag. 88 CeM) – articoli dello statuto di due tribunali penali internazionali: tribunale

penale per la ex Jugoslavia; tribunale penale per il Ruanda. “Chiunque abbia istigato, ordinato,

commesso, aiutato o incoraggiato la progettazione, la preparazione di uno dei crimini è

individualmente responsabile di tali crimini. La posizione ufficiale dell’imputato non lo esonera dalla

propria responsabilità penale”. Un motivo di attenuazione della pena può essere dato dal fatto che

l’imputato ha agito ordine di un suo superiore. Anche il superiore viene considerato responsabile

penalmente.

Esiste una regola consuetudinaria: regola dell’universalità della giurisdizione penale  tutti gli

stati esercitano la loro giurisdizione penale (possono processare e condannare) le persone che

commettono dei reati (che violano le norme dello stato) se esiste un collegamento con quello stato.

I tribunali di uno stato possono giudicare una persona che ha commesso un reato sul territorio di

quello stato (criterio di territorialità) indipendentemente dalla cittadinanza. Oppure una persona che

ha la propria cittadinanza, anche se lo ha commesso all’estero (nazionalità attiva). I tribunali degli

stati non possono giudicare chiunque abbia commesso un reato ovunque. Questa regola non vale

per i crimini internazionali. Se una persona commette questi crimini, tutti i tribunali del mondo

lo possono giudicare. Belgio, Spagna, Francia  hanno inserito la regola nella legislazione

penale. La maggior parte l’ha inserita in forma condizionata. Può essere:

- Pura: quando i tribunali di uno stato possono giudicare una persona che ha commesso un

crimine anche se la persona non è presente

- Condizionata: i tribunali si possono pronunciare se l’imputato è presente e presenta la sua

versione. Non si può presentare una sentenza in contumacia, quando l’imputato non

partecipa. (Belgio e Spagna).

Un’azione più efficace contro i crimini internazionali dell’individuo avviene con la costituzione di un

tribunale penale internazionale  istituzione della Corte penale Internazionale: dopo i tribunali

internazionali di Norimberga e di Tokyo, negli anni ’90 c’è stata l’istituzione dei tribunali

internazionali per la ex Jugoslavia (1991-1993) e per il Ruanda (1994) – competenza

territorialmente limitata. Questi due sono stati creati grazie a una risoluzione del Consiglio di

Sicurezza delle Nazioni Unite. Le due risoluzioni del CdS sono state adottate sulla base del

capitolo 7 della carta, quindi sul presupposto che questo serviva per garantire la pace e la

sicurezza internazionale. Ci si chiede se le due risoluzioni siano legittime, ma sembra si dì perché

gli stati non si sono opposti. Le sentenze all’Aia sono state importanti perché hanno contributo a

definire i crimini internazionali dell’individuo.

1998  conferenza diplomatica a Roma  elaborazione dello statuto della Corte penale

internazionale. La conferenza si conclude nel luglio del ’98 con l’adozione dello statuto con la firma

di tutti gli stati ed entrerà in vigore nel luglio del 2002. Lo statuto poteva giudicare le persone

accusate dei crimini

La corte penale internazionale può giudicare le persone che hanno commesso uno dei tre crimini

dopo che lo statuto è entrato in vigore. La corte può giudicare solamente le persone che abbiano

commesso il crimine sul territorio di uno stato parte dello statuto oppure se la persona accusata di

uno dei crimini ha la nazionalità di uno stato parte dello statuto (condizioni necessari all’esercizio

della competenza). La CPI viene attivata da uno stato parte dello statuto oppure il procuratore

segnala alla corta la necessità di aprire un procedimento nei confronti di una persona o situazione

in cui si ritiene che siano commessi crimini. La corte può esercitare la propria legislazione: può

processare una persona che ha commesso un crimine su uno stato terzo e che non ha la

cittadinanza in uno stato contraente se è il CDS a chiedere alla corte di iniziare il procedimento

contro quell’individuo (articolo 13).

Risoluzione 1970 del 2011 sulla Libia  provvedimenti CDS sulla base dell’articolo 41.

International criminal court  atto con il quale il CDS può attivare la corte.

Gli stati devono fare in modo che nel loro codice panel vengano previsti i crimini su cui è

competente la corte e le sanzioni. I tribunali interni devono essere in grado di giudicare le persone.

Per questo si parla di rapporto di complementarietà tra tribunali interni e la CPI con riferimento al

processo di crimini internazionali individuali. La Cpi è stata pensata per pronunciarsi sono in

riferimento ai casi più gravi e solo nei casi in cui a parere della corte i tribunali interni manchi la

possibilità o volontà di processare gli individui per certi crimini. Italia  ratifica nel ’99 ma aspetta

ancora la legge di attuazione. Non esiste ancora una definizione di sterminio nella legislazione

italiana, quindi nel nostro caso dovrebbe per forza intervenire la CPI.

CPI  unica sentenza nei confronti di un cittadino congolese. Procedimento giudiziale, la corte si

accerta della commissione del crimine dell’indagato e se ritiene l’effettiva colpevolezza condanna il

cittadino

Il massimo della pena è l’ergastolo, non la pena di morte. Poi delle pene di carcerazione in base

alla gravità del crimine. La corte non ha una struttura carceraria.

È molto importante la collaborazione degli stati parti nel caso di un mandato di arresto e in

generale per il funzionamento della corte.

DIRITTI DELL’UOMO

Mentre per quanto riguarda gli obblighi si fa riferimento alle norme consuetudinarie, per i diritti

poche sono le norme generali che attribuiscono diritti. Queste, sono le stesse norme che vietano le

gravi violazioni. In base a queste norme non è l’individuo che può far valere la responsabilità sul

piano internazionale dell’autore. Il ricorso non parte mai dalla vittima, ma da uno stato parte dello

statuto o dal procuratore d’ufficio, nel momento in cui il responsabile del crimine l’ha commesso sul

territorio in cui ha la cittadinanza o di uno stato parte, oppure, senza questi due requisiti, è il CDS

che può attivare la CPI. Il soggetto leso non ha strumenti per far valere queste violazioni sul piano

internazionale e neanche sul piano interno, in quanto gli stati sono liberi di decidere se

processare/giudicare i presunti criminali internazionali, che hanno compiuto questi atti al di fuori del

territorio o che non hanno la cittadinanza.

La maggior parte delle norme sui diritti umani si trovano nei trattati internazionali, su questa

materia ne sono stati stipulati molti e rispetto alle norme consuetudinarie molti di questi trattati, che

possono essere generali o tematici (la tutela dei diritti dei lavoratori in un determinato settore)

contengono dei meccanismi internazionali di sorveglianza (non sono lasciati agli stati)

sull’applicazione del trattato da parte degli stati contraenti o addirittura la creazione di un organo

giudiziale internazionale per questo scopo. Questa corte può essere adita direttamente

dall’individuo vittima, dalla persona che si lamenta.

La tutela dei diritti umani è affidata, in primo luogo, agli ordinamenti statali. In primo luogo i diritti

dell’uomo devono essere attivati dagli stati attraverso le leggi e tribunali interni. Vengono sanciti

prima di tutto nelle costituzioni degli stati. per molto tempo, il diritto internazionale non si è

preoccupato dei diritti dell’uomo. Poi ha iniziato ad interessarsi quando anche gli stati si sono dati


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvias96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Valenti Mara.

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