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LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA 21/02/18

De Sanctis è un esempio metodologico di come bisognerebbe studiare la letteratura. De

Sanctis nasce nel 1817 a Morra Irpina, in Campania, e muore a Napoli nel 1883. Il tasso di

alfabetizzazione in quegli anni era molto basso, soprattutto al sud, tant’è che lo stesso De

Sanctis non si laureò (cosa frequente all’epoca anche negli intellettuali). Anche le

comunicazioni erano molto scarse e mancavano anche le strade, che risalivano principalmente

all’epoca romana. Quando De Sanctis decide di occuparsi di letteratura, sapeva già di non

diventare ricco. Il destino di De Sanctis era un destino votato all’insegnamento, diverso da

quello dei letterati dell’800. Veniva chiamato Ciccillo e apparteneva ad una famiglia borghese

di piccoli proprietari terrieri. Aveva due zii preti, aspetto importante. Va a studiare a Napoli

dallo zio Carlo Maria, prete e insegnante, nel 1826 insieme al cugino Giovannino, coetaneo.

Questo percorso formativo dura dai 9 ai 14 anni, poiché nel 1831 si reca da un altro abate che

gli dà nozioni di filosofia, soprattutto filosofia morale, rimanendo fino al 1834 per poi passare

a giurisprudenza. Viene però attirato dalla vivacità culturale di Napoli. A Napoli in quegli anni

c’era Leopardi, nobile che frequentava il marchese Basilio Puoti. Quest’ultimo constata, come

detto da Leopardi, che in Italia mancava un’elite politica e intellettuale (all’epoca due concetti

che andavano insieme). Lo studio di Basilio Puoti aveva un certo fascino, in quanto questi si

dedicava all’educazione della gioventù napoletana che potevano permettersi solo nobili e

altoborghesi. Nel 1834-35 accadono due fatti importanti:

- Si ammala il professore di storia sacra che lavorava presso lo zio

- Si ammala lo zio Carlo Maria

A 18 anni De Sanctis si ritrova ad insegnare nella scuola dello zio. Viene notato da Basilio

Puoti, che nel 1838 lo invita ad alcuni corsi di grammatica presso di lui, in cui erano presenti

studenti molto più preparati. Puoti lo mette alla prova nell’insegnamento e inizia a seguirlo,

correggendo le lezioni preparate dal De Sanctis. Contento delle sue prestazioni, Puoti lo fa

nominare insegnante al collegio militare della Nunziatella. I primi corsi sono corsi di

grammatica a studenti molto giovani che hanno il bisogno di porre le fondamenta

grammaticali. Tra il 1841 e il 1843 si sposta verso la stilistica. Nel 1844 tiene addirittura un

corso di estetica e l’anno dopo letteratura e estetica applicata, cioè prende testi di letteratura

contemporanea (cosa inaudita per l’epoca) e li analizza. Cerca qualcosa che riporti la

letteratura a temi attuali. Nel frattempo De Sanctis pubblica anche degli studi sui

volgarizzamenti di testi trecenteschi, cioè scritti latini tradotti in volgare per il popolo. Inoltre

è da ricordare che con Puoti entra in contatto con gli scritti di Hegel.

In questo periodo De Sanctis ancora vede la teoria della letteratura maturata in Germania,

cercando comunque di superarla con l’inserimento di Manzoni. Puoti non ha lasciato grandi

scritti, ma era più un insegnante che provava a formare e indurre agli studenti una coscienza

di quello che stavano studiando. Il suo punto di vista era però quasi reazionario, sostenendo

che il nucleo della letteratura italiana era tra ‘300 e ‘500. Questa dottrina è detta purista. Il

purista tende ad imbalsamare la lingua, evitando l’ingresso di nuove soluzioni lessicali. Lo

stesso Leopardi “critica” il purismo di Puoti, sebbene egli rientri nella formazione delle forze

rivoluzionarie. La posizione di Puoti era una posizione funzionale e feconda di stimoli. De

Sanctis inizia a superare il purismo di Puoti. Ci sono parole che necessariamente devono

entrare nel lessico in quanto rappresentano novità prima non esistenti. Durante l’Illuminismo

Diderot e D’Alembert costruiscono un nuovo vocabolario per introdurre quei nuovi termini

necessari. Ci sono autori che vengono scartati dai puristi perché scritti male: si tratta anche

di autori importanti come Cesare Beccaria o autori francesi in traduzione. De Sanctis supera il

purismo di Puoti (seppur apprezzando molto la sua persona), imparando il tedesco e il

francese. Egli voleva conoscere le lingue stranieri per leggere i testi in lingua originale, per

cogliere il reale messaggio ed evitando così eventuali traduzioni sbagliate o troppo puriste.

LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA 22/02/18

La giovinezza di De Sanctis non è la classica autobiografia. E’ stato un personaggio politico di

grande valore, sebbene un po’ scomodo perché non apparteneva a nessuna scuola. E’

un’autobiografia scritta con pochissimi termini dialettali e di grande facilità di lettura. In

alcuni capitoli si aprono importanti parentesi.

Cap. 14: De Sanctis ha 18 anni e capisce perché non diventerà mai un avvocato. Si trova a

frequentare lo studio del marchese Puoti e scopre di voler fare il professore. Lo zio gli

consiglia un avvocato di Napoli che ha bisogno di giovani. All’incontro aspetta due ore e poi

l’avvocato lo fa rivolgere al suo assistente. L’assistente gli fa ricopiare alcuni documenti e lì

capisce di abbandonare la professione. Si butta con maggior entusiasmo sul mestiere di

insegnante. Non amava essere comandato, ma non amava nemmeno comandare. Instaurava

un rapporto di dialogo con studenti e professori. L’attività di insegnamento gli consentiva tutta

questa libertà, in cui non deve prendere posizione ma doveva confrontarsi.

Cap. 15: sembra che nei suoi scritti vede il suo lettore, o meglio fa del lettore un

interlocutore. Una delle prove più difficili di De Sanctis è quando ha una cattedra di italiano al

collegio militare della Nunziatella a Napoli. Insegnare a giovani che hanno scelto la vita

militare significava trovarsi davanti ragazzi svogliati riguardo la sua materia. Doveva

conquistare la loro fiducia. De Sanctis è coetaneo o ha qualche anno in più degli alunni e

riuscirà a conquistare la loro fiducia. La conquista quando capisce che insistere sulle regole

grammaticali, sulle forme retoriche o sulla metrica era inutile, perché annoiava i suoi

studenti. Bisognava guardare la sostanza, facendoli entrare nel testo. Gli studenti militari non

erano come i ragazzi di Puoti.

Altro aspetto importante è il caffè del gigante, una finestra sull’Europa in cui arrivavano

anche quotidiani inglesi e riviste letterarie francesi. In questo modo De Sanctis veniva a

conoscenza anche di ciò che si scriveva all’estero.

Cap. 17: si serve di due scrittori di grammatica del ‘700, tra cui Cesarotti, a suo tempo

scrittore molto apprezzato e poi caduto un po’ nel dimenticatoio. Saggista, filosofo e

professore universitario che aveva anche pubblicato un saggio generale sulla lingua.

Cap. 21: De Sanctis sottolinea l’importanza del contenuto in un testo. Capire il significato e il

perché il libro è stato scritto è alla base dell’insegnamento. Il critico per de Sanctis non è solo

chi pesa le parole, ma anche chi si chiede perché il libro è stato scritto.

Cap. 24: De Sanctis poneva la domanda esistenziale ai suoi testi, poco valorizzata dai critici

successivi. De Sanctis è un autore poco sistematico, e più prova a sistematizzarsi e peggio è. Il

romanzo di Manzoni viene letto sempre ponendosi la solita domanda. Sicuramente lo scopo

non era intrattenere il lettore. Vuole spronare il lettore a riflettere sulla storia del proprio

paese attraverso il ‘600 e a ragionare sul tema religioso e in particolare sul destino che,

seppur non già scritto, è guidato dalla Provvidenza. De Sanctis sosteneva che gli autori

dovevano dire le cose vere, non inteso come realismo, ma come porsi in una condizione di

dubbio ed arrivare alla verità tramite delle indagini, senza il sussidio della Provvidenza ma

agendo dal basso.

LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA 23/02/18

Cap. 25: De Sanctis si sofferma su alcuni aspetti pedagogico-didattici del suo insegnamento.

Sostiene che è importante che il professore non dogmatizzi, mettendo sempre in discussione

quello che insegna e spingendo gli studenti a mettere in discussione quello che ascoltano.

Deve fornire agli studenti sia l’apprendimento che la riflessione riguardo ciò che viene

insegnato.

Cap. 26: dedicato alla lirica, primo dei tre corsi (lirica, narrativa, drammatica). Questo

sistema triadico era un sistema canonico, già diffuso nel Medioevo. Stile umile, mezzano e

sublime seguivano in questo ordine le tre discipline. La lirica è il primo linguaggio dell’anima

umana, come sostiene lo stesso de Sanctis all’interno del capitolo. La scoperta della lirica

avviene tramite l’analisi della Bibbia, scritta in versi ma che non si può definire poesia. Il

suggerimento di entrare attraverso la Bibbia gli era stato suggerito da Hegel, che sostiene

che un grande poeta è tale quando si pone il problema dell’esistenza, se Dio esiste o non

esiste. De Sanctis sta rivoluzionando in questo modo il metodo tramite cui avvicinarsi

all’apprendimento. Passando alla lirica italiana, troviamo una serie di giudizi e di critiche,

sminuendo i poeti all’epoca più apprezzati. Passa poi all’analisi dei maestri Dante e Petrarca.

De Sanctis era un lettore molto esigente, spingendo anche i suoi studenti ad essere esigenti.

Ha un giudizio duro anche sulle canzoni eroiche di Petrarca, in cui, a suo avviso, non è

presente l’uomo. Non si capisce in che posizione si trovi. Nel capitolo troviamo anche una

grande lode alla lirica di Giacomo Leopardi.

Cap. 27: parla di cose sue personali, quali la scuola, una proposta di matrimonio, ecc.

Cap. 28: capitolo dedicato all’epica e al genere narrativo. E’ importante sottolineare che

questo capitolo non si può ritenere finito. Per de Sanctis nessun poema può essere tipo o

modello di tutti gli altri, poiché ciascuno ha un suo contenuto e delle sue forme. Le forme

infatti derivano dal contenuto. Per de Sanctis è importante cercare l’uomo in ogni testo, e

compito dell’autore è quello di esporsi. Per questo criticava le canzoni eroiche di Petrarca,

seppur tecnicamente perfette. Le astrazioni sono importanti, ma prima di tutto bisogna

spiegarsi perché l’opera è stata scritta.

Due saggi di De Sanctis sono sul 5 maggio di Manzoni e su Romeo e Giulietta di Shakespeare,

scritti tra il 1844 e il 1847, quando aveva quasi trent’anni e aveva già tenuto il corso di

estetica. Si basava principalmente sull’estetica di Hegel, in cui si parla della morte dell’arte.

Era stato pubblicato postumo nel ’38 e subito tradotto in francese. De Sanctis legge l’opera in

francese e capisce la grandiosità dei contenuti.

5 maggio

Il parla di Napoleone, nato in Corsica e di origine toscana e poi va in Francia. E’ un

personaggio internazionale. La poesia è quindi una poesia italiana che parla di cose

internazionali. Infatti nei territori degli Asburgo era impensabile pubblicare opere riguardanti

Napoleone. Viene tradotta in tedesco da Goethe, grande ammiratore di Manzoni.

Successivamente viene anche tradotta in francese, per poi tornare in Italia, stampata a Torino,

poiché era una città, insieme a Napoli, in cui si godeva di una certa libertà di stampa. La

poesia può essere letta pensando che sia appartenente alla letteratura italiana, ma ha un

carattere internazionale. Manzoni aveva già cominciato a riflettere sulla figura di Napoleone,

sebbene la poesia sia dedicata alla sua morte del 5 maggio 1821. Manzoni all’età di vent’anni

conosce Le Brun a Parigi nel 1805-06, quando il francese aveva parecchi anni in più. Egli era

uno scrittore celebrativo di Napoleone, molto ammirato dal Manzoni, sebbene si fosse sempre

5 maggio

schierato dal lato di chi era al potere. Le radici del si trovano quindi all’estero ed è

sbagliato pensare la poesia all’interno della poetica manzoniana. Sarebbe meglio intenderla

all’interno del contesto storico.

LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA 07/03/18

La lettura di De Sanctis al 5 maggio di Manzoni è di ottimo livello. De Sanctis è un giovane

studioso di letteratura italiana che ha però un campo di lettura estremamente ampio,

arrivando anche alla filosofia. A De Sanctis non interessa la correttezza, ma interessa la

qualità del testo, ciò che il te

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher f4cteoty di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Ritrovato Salvatore.
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