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LETTERATURA MODERNA E CONTEMPORANEA

12.10.20

— Il Pirandello anteriore

Il “Pirandello anteriore” risale al periodo della sua formazione di inizio ‘900.

Questo periodo storico comincia attraverso l’inizio da parte dei letterati della tendenza a

distaccarsi dalla tradizione letteraria precedente, come possiamo vedere dal sorpasso della figura

dannunziana e della sua poetica, risalente ad una ripresa viscerale della letteratura europea e

francese del passato. E’da questo distacco che nascono figure come Palazzeschi che sarà

portavoce del futurismo umoristico e paradossale.

I momenti in cui è visibile il passaggio dal passato appartenente alla tradizione letteraria

precedente sono due:

1. Il momento in cui la poesia diventa consapevole della necessità di dover surclassare la figura

del “Vate”, partendo prima da un format simile a quest’ultimo per poi discostarsene

capovolgendolo in maniera viscerale.

2. Il diffondersi dell’espressionismo, movimento che nasce attorno al 1905 in maniera spontanea

e non sempre consapevole, riprendendo l’esperienza tedesca. Una rivista portavoce di questo

movimento è “La Voce” fondata da Prezzolini e Papini nel 1908 all’interno della quale

scrivevano letterati di grande nomea come Scipio Slataper, Camillo Sbarbaro e Dino

Campana. Tutti questi letterati erano spesso accomunati da morti tragiche e particolarmente

precoce.

Nel primo ventennio del ‘900, dopo l’esperienza del dopoguerra cominciano ad emergere

numerosi voci all’avanguardia come ad esempio la rivista “Il Bertoldo”. Il dopoguerra viene visto

come un periodo florido dal punto di vista letterario con scrittori come Zanuttini e Pavese ma

anche artistico, attraverso movimenti come il realismo che attraverseranno sia l’arte che la

letteratura stessa, con autori come Beppe Fenoglio ed Italo Calvino.

Gli anni ’50 e ’60 invece si caratterizzano da grandi e differenti sperimentazioni artistiche.

Possiamo notare dunque in conclusione come il ‘900 sia un secolo particolarmente di rottura

rispetto al passato e di avanguardia nonostante la presenza di voci ancora concordi alla tradizione

precedente.

14.10.20

— Il simbolismo

La nozione del ‘900, è una nozione dal punto di vista culturale piuttosto astratta ed elastica. Molto

genericamente possiamo dire che anni come il tardo ‘800 vengono dominati principalmente da

figure come d’Annunzio che porrà la propria impronta di autocelebrazione di stampo estetico

anche a livello pubblico

La rivista “Il Marzocco” è uno degli organi più importanti e rappresentativi di questo tardo

ottocento e del suo dilagante estetismo di massa.

La caratteristica principale d’apertura del nuovo secolo è la crisi, concetto di cui si fa proprio

Pirandello attraverso opere come il “Fu Mattia Pascal” (1908), testo chiave della poetica del ‘900

sia a livello italiano che mondiale. Il concetto della crisi viene spiegato da Pirandello stesso in una

rivista fiorentina chiamata la “Nazione letteraria” del 1893 all’interno del primo capitolo chiamato

“Arte e coscienza d’oggi”. In questo capitolo Pirandello insiste sul concetto di degenerazione

come concetto chiave capace di rappresentare perfettamente la società di fine ‘800. Egli insisterà

inoltre particolarmente attorno al valore del “relativismo”.

Egli scrive:

“In tutti noi, ove più ove meno, possono rinvenirsi i segni …fisici e intellettuali della

degenerazione! [...] Ostentiamo intanto quasi tutti disprezzo per ogni opinione tradizionale, come

per mascherare il sordo scoraggiamento che è in fondo a noi tutti, e il presentimento di oscuri

timori […..] Crollate le vecchie norme, non ancora sorte o almeno stabilite le nuove ; è naturale che

il concetto della relatività di ogni cosa si sia talmente allargato in noi, da farci quasi del tutto

perdere l’estimativa. Il campo è libero da ogni supposizione. L’intelletto ha acquistato una

straordinaria mobilità. Nessuno più riesce a stabilirsi un punto di vista fermo e incrollabile…Non

mai, credo, la vita nostra eticamente ed esteticamente fu più disgregata. Slegata, senz’alcun

principio di dottrina e di fede…”.

Pirandello dunque elabora il concetto della crisi decenni prima che se ne venisse a conoscenza,

già all’epoca proto-novecentesca, citando l’opera “Degenerazione” di Max Nordau. E’ stato

notato inoltre da parte dei critici che Pirandello è stato capace, attraverso quest’osservazione dei

vizi capitali della società del suo tempo, di trovare la sua strada di scrittore e teatrante all’interno

della società a lui contemporanea.

Un’altro elemento chiave molto caro a Pirandello, di cui parlerà in numerosi saggi è la possibile

degenerazione del teatro dinanzi alla comparsa del cinematografo e del relativo cinema. Egli infatti

era molto preoccupato di veder scomparire l’importante teatro a favore del cinema che grazie al

montaggio e della malleazione più plastica della realtà avrebbe potuto portare il teatro classico a

non essere più il genere di spettacolo prediletto dagli spettatori. Possiamo vedere come questa

preoccupazione venga accolta dal teatro successivo a Pirandello che includerà nelle sue

dinamiche alcune delle caratteristiche cinematografiche a scopo di proporre un teatro molto più

innovativo e provocatorio, capace di riguadagnarsi i suoi spettatori. Questo teatro è rappresentato

da opere come la rivisitazione dell’”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto da Luca Ronconi che

redatte anche “Quel pasticciaccio brutto di Amirulana”, testo fondamentale per la letteratura

italiana scritto in romanesco da Emilio Gadda.

Sempre nel 1893 è importante ricordare l’esordio di Italo Svevo con il suo romanzo “Senilità” e il

successivo “Una vita”.

Ritornando al concetto della crisi, possiamo ritrovare dei letterati precedenti a Pirandello che ne

tratteranno lungamente: il movimento degli scapigliati. Esso, seppure giunse in Italia tardamente

fu capace di propagarsi velocemente attraverso opere caratteristiche come i “Fiori del male” di

Charles Baudelaire. Questi letterati fanno parte di quella generazione di poeti che disseccano il

proprio talento morendo precocemente di suicidio, eccessi o malattie come possiamo notare da

alcuni casi eclatanti di questa tendenza quali Carlo Gossi, citato perfino da Emilio Gadda come

uno dei suoi punti di riferimento e Marchetti.

Un altro movimento fondamentale dell’epoca è il simbolismo che nasce sull’esempio di quello

francese con i contributi teorici del “Manifesto simbolista” di Moreas pubblicato su “Le figaro”.

Filosofi come Shopenahuer e Wagner vengono ritenute le prime grandi figure che diedero largo

contributo al simbolismo europeo:

- Shopenahuer, con “Il velo di Maya” , fulcro della sua filosofia e tentativo di rappresentare tutti

quei valori che il simbolismo cercava di squarciare.

- Wagner propone un modello di sinestesia e sintesi fra i vari generi e modi di espressione

artistica. Secondo quest’ultimo l’arte non deve avere un’attribuzione specifica e non deve

essere ancorata a nessun genere. Essa deve invece espandersi in più ambiti culturali possibili.

Nella letteratura italiana post-simbolista, caratterizzata dalla diffusione sempre più larga degli

scapigliati, l’esempio da emulare e che pochi avevano il coraggio dissentire era la poetica di

Dannunzio, poeta enciclopedico che finisce per assorbire in maniera cannibalica la cultura poetica

tardo ottocentesca. Ad inizio ‘900 invece, egli diventerà il totem negativo da superare come

predetto da Enrico Todhez, critico suo contemporaneo che ne denunciò già all’epoca il diffuso

plagiarismo presente all’interno delle sue opere.

Gianpietro Lucini fu uno letterati principali ad accogliere questa negatività nei confronti della figura

dannunziana. Egli fu un pamphlettista d’eccezione e i suoi saggi più importanti furono dedicati a

Carlo Gossi, che egli ritenne suo mentore, e alla critica dannunziana.

Due dei suoi pamphlet più noti si intitolano “Anti-dannunziana” e “D’annunzio alla luce

dell’umorismo”(1914), scritti in cui egli criticherà aspramente il multianime e multiforme

D’annunzio. All’interno della sua anti-dannunziana Lucini riporta non solamente i suoi giudizi ma

cita anche letterati come Enrico Cardile, letterato che diede una definizione tempestiva di tutti i

caratteri che in quel periodo erano considerabili come qualcosa di necessario da superare per

quella che era la letteratura italiana già proiettata verso il futuro, includendo tra questi la poetica

dannunziana.

La genialità di D’Annunzio tuttavia è innegabile. Egli infatti è riuscito a guadagnarsi il consenso di

un larghissimo pubblico in ambito poetico, teatrale, prosastico e perfino politico. Egli inoltre è

stato un genio della promozione di sé, un interprete molto tempestivo e anticipatore della

propaganda che in futur

o diventerà protagonista con l’entrata delle masse all’interno del panorama mondiale. Gli studiosi

tuttavia, dotati di una coscienza letteraria, erano ben lontani dall’approvare i manierismi di

D’annunzio a differenza delle masse, distanziandosi da quest’ultimo a causa dei suoi vizi e delle

sue contraddizioni. Assistiamo dunque ad un vero e proprio “attraversare D’annunzio” , concetto

coniato dal giovane Eugenio Montale mentre rifletteva sull’importanza poetica di Emilio Gozzano,

letterato che partì da dei presupposti Dannunziani per poi discostarsene attraverso un esercizio

dissacratorio. I crepuscolari come Gozzano infatti, furono alcuni dei letterati più distanti da

D’annunzio per la loro tendenza all’autodenigrazione del tutto distante dalla pomposa

autocelebrazione dannunziana.

Il D'annunzio del poema paradisiaco tuttavia viene ripreso varie volte all’interno del

crepuscolarismo. Il nome di questo movimento stesso viene introdotto in chiave denigratoria nel

1910 da Giuseppe Antonio Borgese ed esso non può essere considerabile come una scuola

precisa ma più come un area all’interno della quali dei letterati interagiscono in maniera implicita

fra loro riproponendo i termini di D’Annunzio e Pascoli in maniere differenti.

In un saggio Francesco Muzzoli, elabora 3 modelli rielaborati dai crepuscolaristi francesi:

1. Alexander Rodembach = Il modulo che narra della vuotezza degli oggetti che pululano la città.

2. Francis Jeames

3. Jules Lafourge

Un’altro testo fondamentale è “La letteratura italiana del primo ‘900” di Muzzioli e Carino.

Quest’operà è una raccolta di saggi che si focalizza su importanti momenti della letteratura del

primo ‘900, stilandone alcuni come: la presenza e la centralità dell’estetismo con D’Annuncio e

Pascoli, la narrativa pirandelliana e le figure di Svevo, Lucini, Campana, Ungaretti e Saba.

16.10.20

Sull’esempio di Baudelaire il simbolismo si diffonde come una tarda evoluzione del romanticismo

a livello europeo. Uno degli interpreti più oscuri del primo simbolismo insieme a Baudelaire è

Làutreamon, una specie di demoniaco poeta che tesse una poesia simile a quella di Rembaud,

ricca di temi oscuri e mortuari. La morta sembra quasi essere romanticizzata, soffermandosi sulla

bellezza dell’effimero e di tutte le caratteristiche mortuarie che si esprimono nella famosa poesia

delle “Corrispondenze”. Notiamo come sia importantissima la sinestesia, all’interno della quale la

parola è capace di associare a se stessa colori, suoni e simboli, come è notabile ne “L’alchimia

del verbo” di Rembaud in cui si elabora il concetto della parola come un qualcosa di

particolarmente espanso e non esprimibile solamente attraverso la retorica e l’apparato

linguistico.

Il tardo simbolismo invece, diffuso in area francese ma anche belga-francofona non è centrato

sulle crisi e sulle identità dell’io, del poeta veggente proto-simbolista ma tende più ad analizzare il

codice degli oggetti che viene colto nella visione e nell’esperienza stessa della città urbana. E’

una poesia stellata di ambientazioni abitate da oggetti in sé insignificanti ma ricchi di significati

attribuitigli dal poeta stesso. E’ una sorta di umanità esprimibile solamente attraverso gli oggetti

abbandonati e vecchi, tema fondamentale.

Rispetto alla poesia precedente, quella della scapigliatura italiana, che elabora un correlativo

oggettivo sentendosi in dovere di illustrare il suo significato individuale e sociale, nel caso del

simbolismo si fa molta attenzione a quegli oggetti che vengono svuotati da una significazione

forte e che il cui susseguirsi è capace di creare una sorta di rebus che crea una scenografia ben

definita, dando vita a delle scene virtuali in cui la poesia per accumulo di elementi finisci per

parlare dà se. Un esempio sono gli organetti di Barberi.

Vengono inoltre citati spesso dei luoghi tra cui quelli abbandonati come gli ospedali, le suore

campane, le collegiate. Questa citazione di luoghi e oggetti abbandonati è un’oggettività cupa e

raggelante che si impossessa del simbolismo belga.

Nella poesia di Palazzeschi e Goldoni, di stampo futurista, possiamo notare come vengano

riprese queste tematiche specialmente ne “I cavalli bianchi” di Palazzeschi che stabilisce delle

piccole iconografie dell’assurdo che ruotano attorno a questi elementi morti tipici del tardo

simbolismo.

Questi elementi vengono cantati attraverso sfondi malinconici. Tutti questi stereotipi dunque

subiscono una lunga elencazione paradossale, quasi si dovesse stilare un catalogo di cose

poetabili a livello simbolistico. C’è una particolare attenzione alla malattia e alla noia di vivere da

cui si trova ristoro solamente accanto alla vita quotidiana che dà tranquillità.

I poeti simbolisti sono poeti che si vergognano del loro status e della poesia, che come sostiene

Gozzano è un concetto molto presente nel simbolismo. Loro infatti ironizzano sulla cosiddetta

aureola che simbolizza in maniera baudleriana il privilegio che porta lo status di poeta. Un altro

tema è la malattia, considerato il male dell’epoca che porterà via perfino una figura illustre come

Guido Gozzano. Tuttavia, la malattia viene vista quasi come un qualcosa di valorizzante, un segno

elettivo quasi.

Un’ altra tematica molto sentita è l’inettitudine (notabile ne l’inetto svenivano presente in “Una

vita”). Nel simbolismo l’inettitudine ottiene un’aurea salvifica che consiste nel rifugiarsi nei valori

del passato non in maniera ideologica ma a livello dell’infanzia, del sogno e del vagheggiamento

di ideali come l’amore femminile della gioventù.

Il crepuscolarismo vanta una grande varietà di autori come Moretti, Gozzano, Corazzini, Vallini.

E’importante ricordare la formazione dannunziana in poeti come Gozzano che lo fecero proprio

per poi discostarsene, per quanto riguarda Gozzano specialmente ne “I colloqui”.

Alcuni elementi caratterizzanti di questi autori sono la quotidianità, la malinconia, l’abbandono dei

miti eroici, la malattia, l’attesa della morte (specialmente in Corazzini). Degli esempi legati al tema

della malattia sono: Gozzano che attraverso dei viaggi in India cercò di alleviare la paura della

morte in seguito alla malattia o Campana, che insano mentalmente venne mandato in Sudamerica

dalla famiglia per un tentativo di redenzione.

I crepuscolari inoltre cercano anche di riprendere la tradizione letteraria precedente attraverso il

verso libero.

Viene eliminata la profonda distinzione tra poetico e impoetico: non ci sono dunque più solamente

degli elementi poetabili ed altri di “cattivo gusto” ma tutto viene portato sullo stesso piano,

facendo diventare il tutto un elemento fruibili alla poesia.

Nei crepuscolari è presente inoltre uno sguardo ironico ma non dissacrante: un dialogo che

permette di rimanere nella tradizione seppur svuotandola dei suoi valori caratterizzanti e ponendo

al centro il disagio non solo individuale ma anche sociale come citato nella “Psicanalisi” di Freud

e da Charcot nei suoi studi sull’isteria. Il disagio dunque diventa condiviso e non si può pensare

che ci sia una soggettività tutta di un pezzo (cade la concezione di “iperuomo” di Lucini intesa

come una super soggettività che si pone al di sopra delle altre).

Gozzano, come detto in predenza, è una figura fondamentale all’interno del crepuscolarismo.

Egli nasce nel 1883 davpadre ingegnere e madre figlia di un deputato amico di Cavour.

Durante l’infanzia spende spesso le vacanze ad Agliè e compie i suoi studi a Torino, presso il

collegio Cavour. Durante gli anni scolastici un pò travagliati si consolida l’amicizia con Ettore

Coglia.

Nel 1900 la morte del padre lo porta a chiudersi in sé stesso.

Nel 1903 si iscrive a Giurisprudenza e comincia la sua produzione letteraria di stampo

dannunziano composti da 6 componimenti e 1 in prosa. Frequenta poeti e letterati come

Calcaterra, Merca, Pistonfi…

Diventa assiduo lettore di Laforge, James, Verlaine che lo allontanano dalla sperimentazione

stilistica dei versi dannunziani.

Il 1907 è un anno basilare in cui gli viene diagnosticata una lesione polmonare che lo porta a

dover soggiornare in numerosi luoghi di villeggiatura per cercare di migliorare la sua salute.

Pubblica “La via del rifugio” nello stesso anno, segnale del suo passaggio dall’artigianato allo

sperimentalismo. Intratterrà un lungo legame con Amalia Guglielminetti che poi si tradurrà

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SofiaPiccini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Pomilio Tommaso.
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