Visione del video sulla storia della TV
Commento al video: L'idea che la Rai abbia sperimentato un'evoluzione senza tradire il processo di divulgazione culturale. Un linguaggio audio-visivo ben preciso. Questi visti nel video sono tutti materiali prodotti in Italia, dalla TV italiana. Oggi se vediamo i programmi TV sono tutti frutto di un format internazionale invece. Quindi c'è una differenza rispetto al passato. Ad esempio, serie TV italiane che hanno avuto successo all'estero: "Gomorra", "I Medici". La produzione ora si sposta più verso la serialità, per quanto riguarda l'intrattenimento, si nota un appiattimento, c'è meno interesse verso questo.
La TV come testimone della realtà
La TV si fa testimone:
- Nello sport, essa sperimenta il proprio linguaggio con un coinvolgimento e con libertà espressiva maggiore. Lo sport è uno dei luoghi identitari, di espressione della cultura di un paese, nonostante la regia e il format spesso siano internazionali. Ad esempio, la Champions e le Olimpiadi hanno regia internazionale. Nello sport c'è anche la possibilità di sperimentare nuovi linguaggi.
- I grandi eventi di cronaca (disastri ambientali, guerra, terrorismo), la copertura in diretta, il collegamento in diretta, danno la percezione di essere lì e essere informati su tutto. Questo è un valore di testimonianza; la comprensione passa poi in secondo piano perché al momento è difficile comprendere con precisione i motivi di attentati e guerre, ci si arriva dopo.
- La musica. Es. Festival di Sanremo: nel video anni '50-'60 con la musica melodica che era lontana dal tipo di musica che c'era in quel periodo (che era rock e Beatles).
La cronologia della radio e della TV
La radio nell'età della TV
1954: nasce la TV. In questi anni in pochi avevano la TV a casa, perché era molto costosa, in molti invece avevano la radio. Tra anni '50-'60 (i primi anni) è ancora centrale l'uso della radio nelle case, quella ce l'hanno tutti. La TV non è figlia dei mezzi di comunicazione che hanno a che fare con l'immagine; la fonte principale da cui eredita le sue caratteristiche la TV è il teatro; nonostante ciò, però, il modello di riferimento della TV è soprattutto la radio. Quindi la TV è lo sviluppo e l'evoluzione della radio.
Tra la TV e la radio c'è una continuità di tipo giuridico istituzionale: ordinamento legislativo e modello. C'è continuità aziendale: continuità degli apparati (nascerà poi infatti Rai Radiotelevisione Italiana). C'è continuità comunicativa: broadcasting nazionale, linee editoriali (informare, educare e intrattenere). C'è continuità anche personale, culturale e artistica: questa continuità si nota, per esempio, dalla transizione di professionisti che dalla radio spesso passano alla TV.
Transizione tra radio e TV
Da metà degli anni '50, questi sono anni di transizione tra radio e TV, si nota infatti una certa continuità tra le due. Tra il 1955 e il 1975 c'è una fase di maturità artistica.
- Prima fase: continuità di programmazione (anni '50)
- Seconda fase: radio come interprete di fenomeni socioculturali (anni '60)
1965: tra il '65 e il '66 riforma Piccioni (1966), importante per la radio. La radio cerca una sua identità che deve guardare avanti, in una direzione complementare anche al percorso che sta facendo la TV. In molti casi l'evoluzione della radio si fa partire da metà degli anni '60, cioè dalla nascita delle radio libere.
Dal punto di vista della TV, questi anni sono gli anni della paleotelevisione, cioè una TV che guarda a una società tradizionale, una TV che punta a un'alfabetizzazione, una TV che esce con fatica dalla guerra. C'è molto spazio per i bambini in questa TV, e poco spazio per la categoria dei giovani. Lo spazio per i giovani viene occupato dalla radio. "Bandiera gialla": programma destinato ai giovani.
La radio degli anni '60 deve molto a persone come Arbore e Boncompagni, che hanno creato programmi con leggerezza di linguaggio, con inserimento di musica per i giovani e che hanno introdotto la figura del "disk jokey" che sceglie la musica da mettere in onda e che quindi trova affinità con il pubblico.
La riforma Piccioni e la radio come alternativa alla TV
"La riforma Piccioni" del 1966: la radio come autentica alternativa al consumo della TV. Si cerca di pensare alla radio come alternativa alla TV, un luogo che puntasse sulla specificità del proprio linguaggio per distinguersi dalla TV.
Ci sono quindi 3 canali complementari, cioè 3 canali con identità diversificate, ognuno con programmi suoi: un canale più Nazionale (radio 1), un altro canale più Popolare (radio 2), e un altro canale più Culturale (radio 3). Negli anni '60 la radio diventa luogo di maturità, anche grazie all'articolazione della programmazione che tiene conto di un'identità di rete su 3 diversi canali.
Radio e TV negli anni '60-'70
Nel '61 in TV nasce la programmazione sul 2° canale; in radio invece c'è scelta più articolata di programmazione e contenuti. La categoria dei giovani, in questi anni, è la più adatta, perché sono i più vicini alla programmazione radiofonica, una programmazione che è molto ricca di musica (luogo di adesione per i giovani, a questo strumento radio), mentre in TV la musica non è così diffusa come in radio.
Chi aveva 20 anni negli anni '60, ha vissuto una giovinezza leggera, la generazione dei giovani degli anni '60 è quella che ha vissuto meglio il periodo giovanile (i giovani degli anni '50-'40 uscivano dalla guerra, quindi non giovinezza leggera, ma turbata).
Il valore generazionale di questa categoria si esprime nella radio italiana che va a ruota, arriva dopo rispetto alle esperienze dell'estero, guarda oltre confine per quello che riguarda la programmazione musicale che piace ai giovani, rispetto alle canzonette/musica melodica, questa nuova musica trova spazio in alcuni programmi.
Le figure più importanti in questo ambito (di radio con programmi per giovani) sono Arbore e Boncompagni, che identificano la nuova programmazione della radio degli anni '60 che è destinata ai giovani. Un programma destinato ai giovani è "Bandiera gialla", con una composizione più libera e leggera, rispetto alla produzione degli anni '50 che era più propagandistica.
Idea di destinare un programma ai giovani è particolare, l'altra caratteristica è il modo di produzione, con scherzi e battute, un modo di produrre diverso rispetto a quello degli anni precedenti. "Bandiera gialla" era vietato ai maggiori di 18 anni (adulti). In questi anni c'è identificazione di target. Radio 1 è un mezzo con una programmazione rivolta a uno specifico pubblico, mentre la TV nasce per un uso pubblico per tutti, come servizio pubblico e generalista.
Programmi radiofonici innovativi e il loro impatto
Altro programma in radio che è innovativo è "Chiamate Roma 3131", che inizia le sue trasmissioni alla fine degli anni '60. In questo programma l'uso del telefono ha valore narrativo. Questa trasmissione è in Rai, essa va a minare il discorso del servizio pubblico, perché anche se Arbore e Boncompagni sono trasgressori, il fatto che chiunque possa dire quello che vuole e che si possano ricevere delle telefonate in diretta, diventa difficile da gestire. La radio tiene conto del cambiamento delle strategie comunicative, cioè la circolarità, l'uso del telefono nelle trasmissioni.
La novità della radio, Simonetti l'identifica con il momento del Titanic, con il primo segnale radio che da uno arriva a molti, quindi idea di comunicazione con più direzioni. Uso del telefono nel programma radiofonico, scombussola quest'idea di direzionalità del messaggio e anche l'idea di gerarchia io-pubblico, non c'è più un superiore, il pubblico è alla pari con chi trasmette, questo poi contagerà anche la TV negli anni '70, con "Portobello", programma TV con uso del telefono in diretta, usato come mezzo di comunicazione con il pubblico, era un sorta di piazza in cui vari soggetti presentavano dei loro prodotti, idee, il soggetto poi si chiudeva in una cabina telefonica e iniziava a comunicare con i possibili acquirenti.
La nascita della TV e il Codice di autodisciplina
La nascita della TV nel 1954 pone dei problemi, viene emanato il Codice di autodisciplina (Codice Guala), Filiberto Guala (amministratore Rai), si rende conto dei rischi a cui va incontro la TV, diventa necessario impostare la comunicazione della TV rispondendo a regole di autodisciplina, perché è la TV stessa a creare dei rischi. I contenuti delle trasmissioni devono ispirare il rispetto della famiglia, della figura umana, della moralità, bisogna rispettare anche la religione, espressioni con istinti sessuali devono essere rappresentate in modo che non provochino atteggiamenti strani, non è consentita violenza. Si ha paura che la TV possa provocare effetti attraverso immagini, la radio si pensa che invece sia più innocua.
Nel programma "Chiamate Roma 3131" c'era una selezione delle telefonate, selezione che però non viene eseguita seguendo le regole del Codice di autodisciplina. In questo programma ci sono state anche telefonate in cui donne possono dire liberamente, per esempio, di volere divorziare, cosa che in TV secondo il Codice di autodisciplina non poteva essere fatto.
In "Chiamate Roma 3131" emerge il racconto personale. È un programma che ci dà la percezione di quanto la società stia cambiando (questo cambiamento non viene mostrato in TV invece). Abbiamo ascoltato la telefonata di una ragazza di 18.5 anni appena sposata che non sa come occupare la giornata. NB: Il fatto di trovare un luogo in cui esprimere la loro condizione personale, permette a queste persone di trovare compagnia, loro attraverso la radio trovano un luogo di confidenza, un luogo in cui loro si possono confidare, chiedere aiuto e riceverlo. La radio non è più luogo di sfera pubblica, uno strumento che offre musica e informazioni, la radio quindi diventa qualcosa di più, entra nella sfera più personale. (Il compito di risolvere problemi ecc. è un compito che viene solitamente affidato alla televisione verità, il tipo di TV che porta verso il format di programmi come i reality show).
La circolarità della comunicazione diviene impressione di equilibrio, però non è del tutto vero perché anche in queste trasmissioni c'era selezione delle telefonate, nella trasmissione poi c'erano sempre degli esperti che potevano dare consigli dal punto di vista professionale. C'è però idea di maggiore coinvolgimento nella radio, rispetto alla TV (una TV che ci dà un'idea ipotetica di come dovrebbe essere il nostro paese, anche se poi in realtà non è così).
In questi anni immagine donna: donna felice (es. nel carosello). NB: C'è quindi differenza di rappresentazione della vita tra radio e TV. Es. la donna: in radio "Roma 3131" è annoiata, nel carosello in TV è felice.
La radio degli anni '60 e le sue sfide
La radiofonia in Italia degli anni '60 deve fare i conti con un servizio pubblico con strategie forti e con una società con elementi che vanno a scardinare le sicurezze.
La riduzione degli apparecchi e l'evoluzione tecnologica
Fase successiva:
- Metà anni '70: riduzione degli apparecchi in Italia, possibilità di rendere l'apparecchio radiofonico portatile. La miniaturizzazione dell'apparecchio diventa anche occasione della fruizione individuale. Si introduce anche l'uso del mangiadischi. La nascita di questi apparecchi portatili fa pensare, perché per la prima volta uno poteva portare con sé il suo apparecchio e ascoltare quello che voleva lui. La radio è il luogo in cui queste sollecitazioni cominciano a emergere.
- Fase di innovazione linguistica e espressiva, grazie alle novità tecnologiche (apparato radiofonico miniaturizzato, invenzione dei transistor, la nascita delle radio libere che creano dimensione tribale, si creano delle comunità legate dagli stessi gusti musicali e ideologici).
L'esperienza delle radio private arriva negli anni '70 in Italia, mentre nei paesi EU arriva prima. Ad esempio, in Inghilterra nella metà degli anni '60 ci sono le radio pirata (le trasmissioni all'inizio trasmettevano fuorilegge, perché prima era un monopolio, non era un servizio pubblico la trasmissione, poi a metà anni '70 diviene possibile trasmettere).
Il contrasto tra radio libera e la radio di servizio pubblico si vede soprattutto in Gran Bretagna, in cui c'è contrasto tra la BBC, ente pubblico che deve fare i conti con le categorie generazionali dei giovani, con la musica pop/rock che prende sempre più piede, con un tipo di linguaggio non adeguato alla forma istituzionale: queste radio che trattano queste tematiche, sono le radio pirata (che trasmettono nelle acque internazionali per evitare la regolamentazione).
Quindi il contrasto è tra BBC e radio pirata. In Gran Bretagna, dopo questa fase di scontri, la BBC comprende la necessità di inglobare una programmazione giovanile e crea un canale che risponde alle esigenze dei giovani, si sente la necessità di inglobare anche gli interessi dei giovani, cosa che in Italia non avviene. Nessuno dei canali della radio pubblica in Italia ha inglobato valori e contenuti che potessero essere destinati ai giovani.
Dal broadcasting al narrowcasting
Si passa da una programmazione da uno a molti, e verso una circolarità della comunicazione radiofonica, queste espressioni indicano il coinvolgimento degli ascoltatori che è dato dalla possibilità di interagire con l'uso di telefono, o con uso di linguaggio più colloquiale. C'è uno stile di linguaggio più informale e uno stile di conduzione informale. Questo passaggio dal broad al narrow indica il passaggio da trasmissione tu x tu a tu x tutti.
In Italia a metà degli anni '70 alcune radio vengono chiuse dai carabinieri. Il passaggio successivo non è di integrazione di questo stile di radiofonico all'interno della radio pubblica. Le radio poi si struttureranno a livello commerciale, quindi poi si trasformeranno in radio che poi diverranno dei network strutturati a livello commerciale.
1975: metà degli anni '70 la riforma della Rai ha uno sguardo più attento verso la TV ma che coinvolge anche la radio. Metà anni '70 con le radio libere.
La TV tra anni '60 e '70
Fase di passaggio anni '50 a anni '60, con la nascita della TV, la TV è temuta. Una pubblicazione (un dossier che è stato pubblicato in occasione dei 50 anni della TV, quindi 2004) che è contenuta nelle teche Rai ancora oggi, ha raccolto articoli ecc. che documentassero l'accaduto con la nascita della TV, alcuni articoli contengono anche gli usi della TV, la sua funzione. Il servizio pubblico è espressione dei partiti al governo, in questo caso è la Democrazia Cristiana.
Siamo in una fase di ricostruzione dopo la guerra, la radio era già matura, mentre la TV bisognava pensare a come costruirla, cosa mostrare, perché l'obiettivo è quello di creare e ricostruire un'identità nazionale, lottando contro analfabetismo e l'ignoranza del contesto. La TV, se deve essere rivolta a tutti e coinvolgere tutti, deve essere una TV generalista. I piccoli centri di solito non sono raggiunti dalla TV, inoltre spesso di questi piccoli centri non si conosce nemmeno la storia e la loro condizione.
Obiettivi della TV negli anni '50
In primis la TV si propone di:
- Raccontare l'Italia
- Le origini dell'inchiesta televisiva
- Modello cinematografico
- Creare identità condivisa
- Educare gli italiani
Inizialmente i primi programmi che svolgono una funzione educativa, sono quelli che rientrano nel progetto di ricostruire un'identità condivisa. La novità in questo momento è lo stile televisivo realizzato sotto forma di inchiesta.
Un'inchiesta con funzione di raccontare l'Italia della provincia, dei piccoli borghi. Ad esempio, viaggio lungo le rive del Po alla ricerca di cibi genuini, inchiesta condotta da Mario Soldati, il quale attraverso la cultura del cibo cerca di ricostruire la rappresentazione dell'Italia. Oppure anche inchieste che approfondiscono la situazione lavorativa, rispetto al ruolo della donna nella società, la donna che lavora, raccontando la situazione delle donne che hanno difficoltà nel loro lavoro (es. lavori in campi) e anche nelle loro condizioni (es. il fatto di avere bambini, quindi affidarli a qualcuno o portarli con sé al lavoro).
Nella seconda metà degli anni '50 è una TV che cerca di trovare contenuti educativi che creino anche una collettività linguistica. Un'educazione degli italiani con programmi che insegnano a leggere e scrivere. Ad esempio, il programma "Non è mai troppo tardi".
La televisione serve a qualcosa, così come l'esempio della radio con la sposina che si annoia, in questo caso la signora nell'inchiesta TV alla domanda "che cosa desidererebbe?" risponde della carne. Quindi anche la TV viene vista come possibile mezzo di aiuto. Dal 1957 in TV oltre alle inchieste c'è anche uno spazio dedicato alla promozione pubblicitaria, quindi il carosello; c'è contrasto ideologico per inserire un programma pubblicitario, contrasto che può dipendere anche dalle condizioni dei vari luoghi.
La TV e l'intrattenimento
La TV è anche luogo di intrattenimento. In questa fase in cui uno dei contenuti è l'inchiesta, c'è anche l'intrattenimento e nell'intrattenimento la TV diviene parodia di...
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