FILOSOFIA POLITICA
Roberto Escobar
Potere e Autorità
l’autorità è un induzione di superiorità, non è un rapporto, il potere è un rapporto
derivato dall’autorità di una parte che strumentalizza la propria autorità per far fare
una cosa ad un'altra parte. In un campo di concentramento manca altr’elemento
dell’autorità e del potere, c’è il puro potere di forza, il dominio. Il puro potere di
forza quello del ladro, l’uso del puro potere nel lungo termine può poi portare alla
monopolio della coercizione fisica legittima”
superiorità legittima. Weber definisce lo stato come “il
tale monopolio non è puro potere ma legittimità, autorità cosi come avviene per la
mafia. Lo stato come la mafia come la camorra come Toto Rina si connotano di una
caratteristica politica e ricevono conferme di autorità di legittimità in questo.
L’Istituzione
l’istituzione è un gruppo sociale la cui autorità sia legittimata o appaia tale.
l’autorità parte dagli occhi, organi del potere, chi obbedisce guarda colui che
domanda, gli occhi sono organi di obbedienza e di disobbedienza. Canetti in “massa e
potere” descrive l’istituzione come un contesto nel quale un popolo, un gruppo vive
all’interno dalle mura e teme l’esterno. Anche in ogni uomo come in un gruppo c’è un
traditore interno”
dissidente, un “piccolo che va tenuto ai confini. Rendere la città murata con
regole, riti e miti forti, creando qualcosa a cui dare legittimità è il modo per
mettersi al sicuro. Gilard, autore francese che ipotizza che la prima istituzione sia
un gruppo di sacerdoti il cui compito era indicare scegliere ed uccidere un uomo
facendone una vittima, identifica un elemento che si impone ad un gruppo con un rituale
che calma il gruppo in situazione di Caos. Ghellen ipotizza invece che l’istituzione
sia l’incontro fra una somma di conoscenze tecniche ed una tensionalità interna, la
dimensione del dovere che permette agli uomini di cooperare. Tale dovere non nasce dal
puro timore di punizione ciò non basta, come non basta solo l’interesse della persona
interessata, gli interessi sono facilmente sostituibili (esempi del cacciatore che
rischia la vita per la caccia di un bufalo). Mary Douglas sostiene che l’istituzione
deve nascere in un assenza di Self-interest da un gruppo di uomini che fa ciò che deve
fare solo perché deve farlo.
Etimologia del termine: Deriva dal latino INSTITUTIO che deriva da un iterativo (azione
fisicamente, stare continuamente”
che continua) del termine stare, ossia “essere insisto significa
continuamente qui”.
infatti “sto Il dio greco Iuppiter era il dio dell’istituzione, il “dio
qui sistit” ed inamovibile”.
che fonda”, detto “iupitter ossia “ferma I romani invece adoravano Ianus,
“Giano” il dio dai due volti, Dio DIFFORME, dalla doppia forma.
AUTORI
Friedrich Nietzsche punto di incontro tra un mondo che crede di conoscere la verità ed
un mondo consapevole solo delle proprie incertezze. Colui che per primo ha dato
apertura alla prospettiva dell’antropologia filosofica, antropologia che cerca di
comprendere come l’animale uomo sia diventato quello che è.
Arnold Gehlen, nazista, elabora un sistema che è la negazione radicale di qualunque
pretesa a costruire lo stato sulla natura. Paradossale nella sua situazione, egli
sostiene che il sangue non fonda niente, natura e cultura sono slegate.
Gilard, autore francese che sviluppa un pensiero antropo-filsofico, egli sostiene che
l’uomo a partire da ciò che era per arrivare a ciò che è ha subito qualcosa di
traumatico, il sacrifico umano.
George Simel, autore tedesco che anticipa Ghelen come Simel a alcuni tratti.
Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura morto nel 95, scrittore del libro “Massa
e Potere”, egli fu profondamente influenzato dal nazismo, ebreo fortunato emigrato in
Inghilterra, guarda al potere in maniera totale e generale.
Mary Douglas, inglese, grande antropologa che applico il suo studio al popolo europeo,
elaborando l’esperimento nel libro “come pensano le istituzioni” dove analizza i
meccanismi con i quali il pensiero istituzionale determina il nostro pensiero,
arrivando a definire come fuggire da tale morsa verso una libertà. Secondo la Douglas
come Simel l’uomo è libero quando può decidere a quale istituzione appartenere, la
non essere condizionati ma il poter scegliere tra diversi condizionamenti”.
libertà non è “il (Arlecchino servo di
due padroni).
Bahama studioso dei processi di individualizzazione degli individui che consegna gli
individui non all’indipendenza ma alla solitudine.
Albert Camus nato in Algeria morì in un incidente d’auto, scrisse il suo primo trattato
di Sisifo” in rivolta”
a 27 anni, esistenzialista, scrisse il “Mito e poi “l’uomo , in Camus
fondamentale è la nozione di ASSURDO, il mondo non ha senso se di fronte è vero che il
all’insensatezza del mondo ci si arrende allora vince lui ma Camus dirà “se
mondo è insensato, il senso che gli dà l’uomo non lo è”. Camus crea dall’esistenzialismo una visione
solidarista.
totò
LA PAURA
Etimologia del termine: Fores, inaoe, legata al dio Giano significa PORTA, la forse per
i latini erano le porte di casa viste da dentro.
L’economia è privata, la polis è pubblica. I paradosso è che la paura è ancora dentro,
nella domus guardando la fores, la porta. La sensazione di pericolo è quindi per i
latini intesa come la paura di quello che non si sa, dell’ignoto al di là di quello che
si conosce, del nulla.
Il PANICO è l’incapacità di reagire ad una condizione di pericolo, la paura è una
condizione umana, è il momento di smarrimento prima dell’oltre. La paura può essere
fonte di rischio e pericolo. Il RISCHIO è l’affrontare una situazione di pericolo con
gli strumenti necessari per superarla, il PERICOLO è l’affrontare una situazione di
pericolo senza nessuna preparazione.
Il campanile di Marcellinara
descrive la paura con un suo aneddoto, si trovava nella città di Marcellinara quando perso tra i monti
Ernesto de Martino
insieme ad alcuni amici, chiede aiuto ad un signore per strada, capendo molto poco del suo italiano decidono di caricarlo in
macchina e farsi portare al bivio che li avrebbe ricondotti a casa, salito sulla macchina il vecchio signore non guardava davanti ma
sempre nel finestrino posteriore, con lo sguardo fisso sul campanile della sua città. Sceso dalla macchina il signore corre verso il
campanile senza più guardarsi indietro, terrorizzato dalla scampata possibilità di perdere il campanile.
Ernesto descrive questo evento come illuminante in quanto esemplificatore di quella che
è la paura. Il signore vedeva nella strada che stava percorrendo il terrore dell’uscire
dalla “porta” e nel campanile il simbolo di tutto ciò che per lui era “DOMESTICO”,
l’ISTITUZIONE. iuppiter qui sistit
Il campanile è lo “ ”, l’istituzione che sta ferma, il domestico, il vecchio
pastore perdendo la vista del campanile perde l’orientamento è disperso in mezzo ad un
mondo che non conosce che gli fa paura e che non vuole conoscere. La sua prima reazione
sceso dalla macchina è correre indietro.
Cos’è dunque la paura? La paura è un segno vuoto, una parola che non dice, uno spazio
che mon è.
La paura si supera con l’arificio e senza alcun dubbio l’artificio piu grande è
l’istituzione che secondo Hobbes come secondo Carl Smith nasce proprio dalla paura, dal
il terrore dello stato di natura fa riunire gli individui pieni di paua, la loro paura dall’esterno
timore, Smith scrive “
e scocca nella scintilla della Ratio, improvvisamente davanti a noi si erge un nuovo dio, lo stato
”. Anche nella
prospettiva di Ghelen l’istituzione è artificio, le istituzioni sono le protesi che la
cultura ha escogitato in sostituzione degli istinti e a cui gli uomini affidano la
propria sicurezza, la propria fragile libertà dalla paura. Le istituzioni non eliminano
la paura ma al contrario la rendono certa ed è in questa certezza che si nasconde tutta
la sicurezza dell’uomo.
Per Canetti la paura è il fondamento paradossale dell’ordine ma anche del potere, da un
lato infatti induce gli uomini alla passione per la sopravvivenza. Per Canetti a
rendere ancora piu reale la paura è la contrapposizione tra due masse, la paura di
ognuna diventa sicurezza, una tiene in vita l’altra. Un momento storico che esemplifica
tale situazione è indubbiamente quello della guerra fredda.
Europa 1989
Crolla il muro di Berlino, fine della contrapposizione tra mondo sovietico ed
occidentale. Il muro di Berlino sotto alcuni punti di vista era la “PORTA CHIUSA” che
lasciava l’occidente al sicuro nella sua “domus”. Era il luogo dove due posizioni
politiche si odiavano ma allo stesso tempo si riconoscevano come nemiche temibili e
potenti. Il muro era il luogo dove le due potenze si confrontavano ma mai arrivando ad
osare concrete minacce di usare armi nucleari, segno che si riconoscevano anche come
temibili.
il muro era il luogo di confronto tra 2 masse, non c’è nulla di meglio per far vivere
una massa che contrapporgliene un'altra (stadio).
in un mondo che stava in piedi diviso in due parti viene a mancare il confine, Fukuyama
la storia è finita, perché la democrazia ha vinto ed è finito lo scontro
scriveva a proposito: “ ”. In realtà
l’effetto immediato è stato il DISORIENTAMENTO.
Il CONFINE simbolo ideale
il Confine è un “ ”, secondo Simel il confine sociologico è la linea di
indifferenza tra due sfere vitali, la linea di indifferenza è la linea dove le
differenze si annullano.
Un confine si può creare quando una massa raggiunge l’apice della sua espansione ed
allora i suoi confini diventano il luogo oltre al quale si arriva ad un qualcosa di
ignoto. Come per il vecchio pastore di De Martino perdere di vista il campanile
provocava un senso di ignoto dal quale si voleva sfuggire, allo stesso modo per i due
mondi perdere il muro era riconoscere che al di là esisteva qualcosa di ignoto, lo
straniero. Ciò che più colpisce il mondo non è più però solo la vista del diverso ma lo
smentita vivente dell’ovvietà, il testimone del fatto che lo spazio domestico ha dei limiti
straniero diventa la “
oltre i quali non sussiste la sua rete di significati il suo ordine. Non solo suggerisce che quello spazio dimestico è abitato da
singolarità irriducibili
”.
Nell’89 si rompe la linea di indifferenza, dall’altra parte non c’è più il nemico
riconosciuto ma qualcosa di ignoto. Il fronte diventa attraversabile non c’è nessuno da
controllare, tutto è possibile, nasce quindi per l’occidente la paura di essere
invaso
“ ”, la paura dei migranti. Se il nemico era un rischio adesso diventa un pericolo,
macchina della paura
alimentato da sensazioni indefinibili e dalla “ ”
Era necessario costruire un nuovo nemico, ora che la guerra fredda era finita e la
Russia non era più un nemico. Nasce da questo contesto il PERICOLO DELL’ISLAM, una
nuova “paura” un nuovo “pericolo” alimentato dal clima creatosi dopo l’attacco di Bin
Laden nel 2001. Tale nuovo nemico dona un velo di sensatezza all’ormai diffuso senso di
paura del migrante
“ ”. guerra al terrorismo
Quando G.W.Bush dichiara “ ” legittima questo nuovo nemico, il nuovo
nemico, la nuova temibile massa di cui aver paura.
il nuovo nemico presenta però delle grandi lacune, la guerra al terrorismo si trasforma
in una guerra all’IRAQ insensata che va a rafforzare un altro nemico degli usa, l’IRAN.
LO STRANIERO
Etimologia del termine: “Extraneus” chi sta fuori, colui che è strano, colui di cui non
il fuori
so nulla e proprio per questo ne ho paura. Lo straniero è “ ”.
lo stato non è un associazione di contraenti economici ma piuttosto
Scrive Hitler nel Main Kampf “
ll’organizzazione di una comunità di esseri fisicamente e spiritualmente solidali, per rendere possibile la conservazione della
specie ed il raggiungimento dei suoi scopi di esistenza, predestinati dalla Provvidenza
”, nell’incipit si legge
tutto ciò che serve per capirne il successo, terribile, Hitler diede alla Germania, uno
stato distrutto ed in crisi un identità. Questa nuova e fasulla identità non poteva
essere costruita su valori condivisi e comuni da un popolo estremamente provato dalla
guerra, poteva solo nascere dalla paura, e di conseguenza dall’odio, anche esso
condiviso del diverso, dello straniero. Cosi si crea il luogo comune della crisi
qualcuno deve portare la colpa ma non può essere il tedesco, colpevole è qualcuno che
dal fuori si insinua fra noi tramandando la nostra distruzione, il capro espiatorio. Il
nemico lo straniero funziona come mio specchio riflette cio che non si vuole
riconoscere in se stessi.
IL PICCOLO TRADITORE In colui che non conosco proietto una parte di me di cui non ho
free rider
orgoglio, la parte del ” ” secondo i teorici della scelta razionale. Nello
straniero proiettomla parte do me che mi indica un'altra via possibile, sec d Careggi
vediaùp nello straniero prendere voce il nostro piccolo traditore, colui che vorrebbe
vivere egoisticamente, rivelandosi alla società che lo imprigiona.
Lo straniero è colui che bussa alla porta armato, colui che vuole essere come noi,
Hostis
colui che si presenta con un carico di stoffa, il commerciante. In latino “ ”
“Xenos
indicava tanto il nemico quanto l’ospite, in Greco è ” che è anche il nemico
interno, all’origine chi viene da fuori può entrare in città obbedendo ed essendo
protetto da certe norme dettate dalle leggi divine, colui che non stava ai patti da
società
ospite diventava nemico. Secondo Mousse la città intorno a Roma era una “
segmental
e” di citta simili e realtà politiche diverse, era necessario uno scambio ma
l’economia del dono
attraverso ” ”, scambiandosi doni venivano instaurate relazioni.
Nella dimensione della Roma arcaica l’economia del dono teneva insieme tutte le realtà
politiche circostanti, per questo l’Hostis era sia straniero che nemico. Quando Roma
diventa un grande stato ed esce dalla dimensione sociale segmentale “Hostis” passa ad
indicare solo il nemico, resta il bisogno di indicare gli ospiti ed allora la lingua
trova un nuovo nome, l’” Hospes” (Hotel e Ostello deriva da Hostis).
Il vantaggio dell’avere un nemico
Se il vantaggi dell’ospite è evidente, quello del nemico è implicito, aiuta un identità
paramorte”
a determinarsi. Secondo Canetti il nemico è il “ poiché noi temiamo di essere
uccisi uccidendo il nemico affermiamo di essere vivi. Avere dei nemici è un po’ come
essere paranoici, se il paranoico proietta il proprio senso di colpa nell’altro, noi
proiettiamo nel nemico le nostre paranoie.
La Guerra giusta
Gli antichi romani, i sacerdoti fetiales, agendo a cospetto di Iuppiter (Ordine) e
Ianus (Passaggio) intervenivano quando l’Hospes diventava Hostes: il capo ed il
verbenarius (colui che portava le erbe) andavano verso la città ed entrando
richiedevano i propri diritti dicendo che e non fossero stati restituiti entro 30
asta
giorni sarebbero tornati. Dopo 30 giorni tornavano ed al confine lanciavano un “
sanguinea ad preustam
” dichiarando così la guerra, come tale e come guerra giusta.
Per i Romani la guerra GIUSTA era quella dichiarata secondo i riti, nel Medioevo era
teorizzata secondo della casistiche. Qualsiasi guerra è stata dichiarata giusta. Il
rito della lancia a livello di simbolico è lo scagliare una colpa, legittimando in
effetti una guerra.
L’uomo come animale debole ed insignificante si è creato una PROTESI, l’ARMA. L’uomo è
l’animale che ha avuto più successo al mondo perché è diventato il più bravo ad
uccidere. Secondo Canetti il potente ha fascino perché accumula morti.
L’arma che porta l’uomo alla morte è lo stesso strumento che giustifica la guerra come
giusta. Nel presente in politica la guerra avviene con uccisioni simboliche.
Esiste poi lo straniero che determina, come per Hitler gli ebrei erano necessari per
giustificare la razza ariana, per tutte le correnti di pensiero razziste è necessario
un nemico, uno straniero per giustificarsi come razza.
infine esiste lo straniero che rende la propria identità ipotesi, una delle
possibilità. L’identità di un uomo è un qualcosa che si sposta, che diviene, se fossimo
alberi avremmo radici ma dentro di noi abbiamo anche uno straniero che può emergere
come curiosità o come paura. È il piccolo traditore legittimato che può parlare.
Simile
colui con il quale non è possibile stabilire un confine, il simile genera paura della
sovrapponibilità, la differenza nasce tra individui che abbiano qualcosa in comune
mentre quando non esiste tale differenze c’è somiglianza o diversità. I diversi
divergono e i differenti si misurano.
Il
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