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Mester de Clerecia

06.10.15

Scritto all’inizio del 200’.

Si ha impiego delle tiradas  versi irregolari, metro plastico e misosillabismo

In Castiglia coesisteva l’arte dei giullari (mester de juglaria) e l’arte colta dei clerici ( mester de clerecia).

In quest’epoca si diffusero movimenti popolari contro la corruzione del clero. Si istituirono nuovi ordini religiosi: i

francescani e i domenicani.

Nei primi decenni del 200’ il castigliano divenne la lingua dell’amministrazione pubblica di corte, quando ascese al

trono Ferninado III el Santo (1217).

La scuola poetica del mester de clerecia fu sinonimo d’istruzione al latino, i poeti erano educati a leggere e scrivere in

latino.

Dietro a tutti i poemi in volgare, vi è una forma latina, ovvero una volgarizzazione.

Ragioni storiche dell’affermazione del Volgare:

- Nel Concilio laterano del 1215 fu presa una decisione importante sull’educazione; tutti i Clerici dovevano

saper leggere e scrivere in latino; e predicare in volgare.

- Legata all’affermazione delle prime Università spagnole. Nel XII secolo non esistevano, c’erano scuole di

teologia e giurisprudenza che si trasformarono nel ‘200 in Università. La più antica fu quella di Valencia,

originariamente scuola di teologia. Si iniziò lo studio morfologico della lingua castigliana.

- Decadenza del latino: prima del XI secolo solo nei monasteri si conosceva questa lingua, la corte aveva

necessità di volgareggiamenti (traduzioni).

Le opere che appartengono al mester de clerecia sono una riscrittura dei testi latini.

L’opera più antica di questo filone è “Libro de Alexandre” datato fra il 1202-1207, di cui esistono due manoscritti

(francese e spagnolo).

Libro de Alexandre

Si adotta il metro regolare: la cuaderna vìa

Il poeta al fine di ottenere un isosillabismo (assoluta perfezione sillabica) si prende la licenza di tagliare alcune sillabe.

Sinalefe si verifica quando una parola che finisce in vocale e un’altra parola inizia con vocale, si fondono insieme. ES:

Ca|ro A|mico

Nelle opere del mester de clerecia si ha l’obbligo di contare tutte le sillabe (alessandrini monorimi)

Topos humilitatis (pag.75 “Terném, si lo compriere, non por mal escrivano”) l’autore si finge umile nel prologo

Gonzalo de Berceo

Opera nel XII secolo, visse in un ambito culturale circoscritto  monastero di Sant Mylian. Scrisse solo opere religiose,

tra cui molte biografie dei Santi. I suoi poemi erano destinati all’intrattenimento dei pellegrini.

Tracce biografiche nelle opere: (scheda)

- Ultima quartina della Vida de San Millan de la Cogolla

Dai versi si ricava che Gonzalo nacque a Berceo e fu allevato nel monastero di Sant’Emiliano. Nel 1221 fu ordinato

diacono (all’epoca si poteva essere ordinato a 25 anni). Probabilmente nacque fra il 1195-1196.

- Strofa 869 dei Milagros

Parla dell’epoca di Fernando III al passato (il re mori nel 1252).

Estremadura frontiera fra i Regni cristiani e dei mori

Non si hanno altre fonte certe sulla sua biografia.

La critica si divise in due parti: chi credeva che Berceo avesse una formazione rozza e primitiva, e chi pensava avesse

una buona formazione.

- Verso 2c della Vida de Santo Domingo de Silos

L’autore dichiara “poiché non sono cosi istruito da scrivere un altro testo in latino”. I grandi modernisti evocano un

immagine rozza e primitiva di Berceo.

- Verso 146b della Vida de Santo Domingo de Silos

Verso che non pronuncia il narratore. Berceo nei testi usa tecnicismi giuridici

- Ultima strofa del manoscritto parigino del Libro de Alexandre

Madriz fu il quartiere dove nacque Berceo

La Cuaderna Via

12.10

È una struttura metrica di strofe di 4 versi monorimi di alessandrini. Ogni verso è censurato , ha due emistichi: ovvero

settenari perfetti nei quali l’accento tonico cade sulla sesta sillaba.

L’uso di questo metro impone:

- Isosillabismo  perfezione metrica

- Obbligo Dialefe  non è ammessa la sinalefe

Siccome è un metro difficile da applicare, il poeta si serve dell’apocope (quando si ha necessità si toglie una sillaba alla

parola usata es. Grande > Grand) ,Sincope e Aferesi (Si toglie la prima vocale es. Obispo > Bispo).

La dieresi non è possibile in parole con “ue” che deriva da “o breve” ed “ie” che deriva da “e breve”.

I verbi all’indicativo imperfetto e condizionale che terminano in –Er e –Ir si declinano:

1° iá

2° iés

3° ié

4° iemos

5° iedes

6° ién

Il poeta doveva scegliere fra due possibilità:

- Apocape o forma intera:

es. da “La Vida de Santo Domingo de Silos”

“Fo|li |de|lant| e|chá|da” viene a cadere la “e” delante>delant

“Fo delante la puerta”

- Aferesi o meno

“ Trac|taron| con| el| bi|spo” cade la vocale Obispo> Bispo

“O|bis|pos| e| A|ba|des|”

- Forme arcaiche o moderne

“Que ribarién a salvo” Arcaica

“A salvo arribados” Moderna Arribar deriva da Ripa

- Conservazione o meno della D intervocalica

“Cuando se vido solo”

“Omne no vio tan bonas”

La dieresi veniva soprattutto usata nelle parole: Reÿ, Greÿ e Leÿ.

Parole che venivano usate indifferentemente: muy-mucho, tal-atal, misme-meismo, fer-hacer-facer, quisque-cadauno.

Il libro “De Bueno Amor”

13.10

Il mester de clerecia ebbe inizio fra i primi del ‘200 e la metà del ‘300.

Il libro “De Bueno Amor” fu l’ultimo libro scritto in cuaderna via, l’autore fu Juan Ruiz di cui non si conosce nulla se

non che fu arciprete di Hita. È rinvenuto un documento in cui si nomina l’autore sotto il nome di Johannes Roderici.

Il testo è preceduto da un prologo in prosa, all’interno si hanno componimenti scritti con metrica diversa, uno è

ottonario. Non si ha alcuna fonte latina. Il poema è presentato come un testo morale. Il narratore “Yo” è un Don

Giovanni frustato, fallisce il suo essere libertino. Narra 13 vicende amorose che si concludono con insuccesso totale

tranne che la seduzione di Doña Endrina.

Il protagonista non dice mai il suo nome.

Il testo è sfuggente , difficile da comprendere la struttura:

- Canzoniere sui generis  modello de “Vita nuova” di Dante Alighieri

Testo in prosa interrotto da testi poetici

- Parodia delle relazioni che gli Arcipreti dovevano mandare al Vescovo della loro parrocchia.

Il problema principale è la datazione, non si sa quando venne ultimato. Si colloca il poema nel secondo quarto del XII

secolo. Nel verso 1690b venne citato “Gil de Albornoz” arciprete che venne eletto nel 1328 successivamente.

Il 1351 è un terminus ante que, in quell’anno l’arciprete di Hita fu Pedro Fernandez.

Di questo libro sono rimasti tre testimoni e un frammento in portoghese. Le tre copie provengono da:

- Salamanca 1343

- Toledo (no data)

- Gaioso 1330

La copia di T e G discendono da uno stesso manoscritto perduto. Tutte e tre le copie discendono da un archetipo pieno

di errori. La copia più affidabile è quella di Salamanca, poiché discende direttamente dall’archetipo . Dallo stemma

codicum si evince che dall’archetipo discesero molti errori.

Dopo questo poema la Cuaderna Via scomparse poiché si imbastardì:

- Non si ebbe più l’obbligo di dialefe

- Il 20% dei versi fu irregolare: invece che avere due emistichi, si ebbero versi di lunghezza variabile.

Il copista dell’archetipo modernizzò il testo originale. La lingua del ‘3

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

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