Appunti letteratura latina
Programma
I libro delle Satire di Orazio → studio domestico
III Egloga delle Bucoliche di Virgilio
Esame
Pronuncia classica NO! Pronuncia scolastica
Scansione di un esametro → Divisione in sillabe; controllare lunghe e brevi; controllare le penultime.
Bucoliche
Essa è una delle opere più studiate e probabilmente il nome dell'opera era Bucolica (neutro plurale). Le Bucòliche (dal greco bukòlos “guardiano delle vacche”, dette anche ecloghe, termine greco che significa “poesie scelte”) sono una raccolta di dieci componimenti esametrici di argomento pastorale: i pastori virgiliani conversano di poesia mentre portano le greggi a pascolare o assistono al pasto dei loro animali, e ingannano il tempo cantando canzoni o raccontandosi le vicende dei loro amori.
Il genere pastorale aveva avuto il suo iniziatore in un poeta ellenistico vissuto nella prima metà del III secolo a.C., Teòcrito di Siracusa, che nei suoi Idilli aveva rappresentato i pastori siciliani accostando in modo singolare il realismo delle loro espressioni con la raffinatezza della scelta dei termini e dell'esametro. Virgilio invece creò un paesaggio interamente di sogno, collocandolo talvolta in una regione isolata della Grecia, l'Arcadia, talvolta nella campagna mantovana cara alla sua giovinezza; ma in ogni caso la localizzazione del paesaggio ha sempre funzione antirealistica. Virgilio colloca i protagonisti dei suoi canti in un'atmosfera indubbiamente artificiale e raffinatissima, remota dalle preoccupazioni quotidiane della vita cittadina: i pastori di Virgilio non compiono lavori faticosi, cantano carmi armoniosi, trovano conforto dalle pene d'amore nella contemplazione serena della pace della campagna.
Con Virgilio l'Arcadia diventa un paesaggio ideale di cultura, dove il poeta crea per i suoi lettori un mondo sereno, capace di rasserenare le fatiche e i tormenti della vita quotidiana. Virgilio e la sua generazione avevano vissuto esperienze durissime nell'ultima fase delle guerre civili, che avevano diviso famiglie e villaggi in fazioni opposte e irriducibili: nella sua infanzia egli aveva sentito parlare della congiura di Catilina, quindi aveva assistito al sorgere dell'astro di Giulio Cesare, alla guerra sanguinosa tra questi e Pompeo, all'assassinio delle Idi di marzo e agli scontri tra gli uomini del partito cesariano e gli ultimi sostenitori dell'oligarchia senatoria.
Il sogno arcaico delle Bucoliche vuole creare una via di fuga nell'irreale, che allontani da questo presente terribile di guerre e di stragi spietate, attraverso il canto e la contemplazione delle bellezze della natura. La filosofia epicurea appresa a Napoli aveva indirizzato Virgilio a ricercare nella riflessione la serenità liberatrice dalle angosce dell'esistenza; dalla tradizione romana il poeta attinse però un'intensità di sentimento sconosciuta all'esperienza razionale della scuola di Epicuro, e che bene si adattava al suo personale temperamento.
L'esperienza della poesia non poteva mai prescindere dal presente, nemmeno per il creatore di un'atmosfera di sogno: in questo presente c'erano anche il movimento neoterico e i suoi esperimenti. La scelta del modello teocriteo rispondeva nello stesso tempo all'istanza di adesione all'ideale ellenistico dei neoteroi e alla ricerca di uno spazio poetico intatto. Ma questo presente che spesso sfugge verso l'irreale non può ignorare la speranza. Teocrito aveva alternato agli idilli pastorali i mimi urbani, Virgilio scarta questa alternativa ma introduce prospettive di rinnovamento universale: la quarta ecloga con le sue prospettive messianiche, la quinta con l'esaltazione dell'astro di Cesare assunto in cielo dopo le Idi di marzo.
L'ecloga quarta, nello specifico, viene datata all'incontro di Brindisi del 40, e alle speranze di pace tra il signore dell'Occidente e quello dell'Oriente. Forse non sapremo mai chi fosse il puer che avrebbe dovuto ricondurre nel mondo l'età dell'oro e forse lo stesso Virgilio avrà dovuto tenere aperta la possibilità di non compromettersi troppo con una specifica indicazione che sarebbe potuta risultare deludente; ma è vero che egli ha saputo caricare nella prospettiva che si apriva in quel momento particolare non solo le speranze di generazioni straziate da un secolo di guerre civili, ma altresì le suggestioni di rinnovamento che la sua cultura gli consentiva di cogliere, in oriente come in occidente.
La lettura che di questa ecloga fu fatta a partire dai padri della Chiesa e per tutto il Medioevo, di una profezia della nascita di Cristo, è dunque certamente erronea nel particolare; tuttavia coglieva esattamente l'ansia di rinnovamento della vita associata che tormentava il poeta e la sua generazione e per questo quell'interpretazione ebbe tanta fortuna. Egloga non è un nome di una raccolta ma indica il singolo componimento. Il libro comprendeva 10 egloghe.
Nel mondo antico ogni egloga era caratterizzata da un nome proprio e specifico. La III porta il titolo di Palemone. Il problema della datazione è un problema assai discusso. È necessario distinguere la composizione dei singoli componimenti che già circolavano prima di essere raccolti nell'opera e la datazione della pubblicazione del volume. Edizione → edere → tirar fuori. I versi 84-91 della bucolica III introducono la figura di Apollione.
Se questi versi non ci fossero state noi non sentiremmo in alcun modo la mancanza perché non hanno niente a che vedere con il testo. Molto probabilmente questi versi furono aggiunti quando Virgilio stava scrivendo il suo poema e questa egloga doveva essere inserita dopo la IV egloga, probabilmente già composta. Questi otto versi furono messi per introdurre la IV eglogla in modo tale da essere una poesia incatenata, ovvero che ogni egloga richiama la successiva e/o la precedente. Virgilio inizia a scrivere le Bucoliche intorno al 42 a.C., anno della battaglia dei Filippi.
Tema delle singole egloghe
- Ecloga I: Il carme è un dialogo tra due pastori, Titiro e Melibeo, dal destino molto diverso: il primo, pur in mezzo a tanti sconvolgimenti, ha potuto, grazie all’intervento di un giovane protettore, mantenere i suoi campi e godrà di una vita tranquilla; il secondo, invece, colpito dall’esproprio delle sue terre, andrà incontro al triste destino di profugo. L’egloga è stata letta come un’eco delle vicende che hanno colpito il giovane Virgilio, al pari del IX componimento delle Bucoliche.
- Ecloga II: Si tratta del monologo di Coridone che canta con toni elegiaci il suo amore senza speranza per Alessi: dapprima l’innamorato si presenta ed enfatizza le proprie pene descrivendosi come un amante desiderabile; segue poi l’invito ad Alessi, al quale Coridone vorrebbe insegnare a suonare la zampogna, ricevuta in eredità da Dameta e utilizzata per cantare insieme con Pan. Questo, tuttavia, non è l’unico dono promesso all’amato: l’intero mondo della natura gli renderà omaggio. Con l’allocuzione a se stesso del v. 56 si apre l’ultima sezione dell’egloga: consapevole che i suoi rozzi doni non interessano ad Alessi, Coridone si abbandona alla disperazione; il suo amore, però, non viene mai meno, almeno fino all’ultimo disincantato esametro: “Troverai un altro Alessi, se questo ti disprezza” (v. 73).
- Ecloga III: Gara di canto - come la V e la VII egloga - tra due poeti-pastori, Menalca e Dameta, i quali, dopo una schermaglia introduttiva, danno vita alla tenzone vera e propria, incorniciata da discorsi del giudice Palemone. I temi della contesa sono legati alla vita dei pastori: bestiame, amore eterosessuale e omosessuale, ma soprattutto talento musicale e poetico. Non a caso sono esplicitamente nominati innanzitutto Orfeo, che fa la sua prima comparsa nella letteratura latina, poi Asinio Pollione, protettore di Virgilio e poeta lui stesso, e infine Apollo con le Muse. La modalità è quella del canto amebeo, cioè alternato, con botta e risposta.
- Ecloga IV: Componimento che va al di là delle convenzioni del genere, la IV egloga inizia con un’invocazione alle Muse siciliane perché siano ispiratrici di un canto più elevato. Oggetto dell’egloga è infatti la nascita di un bambino divino sotto il consolato di Asinio Pollione del 40 a.C. Il poeta infatti ripercorre le tappe dell’esistenza del puer dall’infanzia alla maturità, mostrando come egli riporterà gradualmente l’umanità all’età dell’oro, con il nuovo regno di Saturno, e governerà un mondo pacificato, in cui la terra produrrà spontaneamente tutto ciò che serve al fabbisogno dell’uomo senza che questi debba compiere alcuna fatica. Sperando di poter assistere a queste imprese, il poeta intende cantarle meglio di Orfeo, Lino e Pan.
- Ecloga V: Gara poetica in forma di inno tra due pastori, Menalca, più anziano, e Mopso, più giovane. Il primo canta la morte del pastore-poeta Dafni, la cui scomparsa produce l’allontanamento dai campi di Apollo e Pale, protettrice degli allevatori e del bestiame. Il secondo ne descrive la divinizzazione e la sua apoteosi. La campagna è ora il regno della pace. Alla fine del componimento Menalca dona al giovane la zampogna con cui ha composto la seconda e la terza egloga, mentre Mopso gli dà un bastone.
- Ecloga VI: Il carme si apre con una recusatio del poeta, che parla in prima persona e ricorda come Apollo lo abbia rimproverato per aver pensato di abbandonare la poesia bucolica e dedicarsi all’epica, cantando re e battaglie (“reges et proelia”, v. 3). Egli intona allora un canto bucolico, dedicato a Varo, in cui si racconta come i pastori Cromi e Mnasillo, aiutati dalla ninfa Egle, siano riusciti a costringere Sileno a cantare alcuni episodi della mitologia tradizionale. All’interno di questa cornice si inserisce la consacrazione poetica di Cornelio Gallo, al quale il pastore Lino consegna a nome delle Muse la zampogna una volta utilizzata da Esiodo. L’ecloga termina con l’immagine dei due pastori che, giunta la sera, devono accomiatarsi da Sileno per riportare le loro pecore nella stalla.
- Ecloga VII: È un carme incentrato sul canto amebeo: due pastori, Coridone e Tirsi, gareggiano nel canto e intonano strofe in cui invocano le Muse e alcune divinità agresti come Diana, Bacco e Priapo, e ricordano i rispettivi amati, Alessi e Filli. Il giudice della gara, il pastore Melibeo, assegna a Coridone la vittoria.
- Ecloga VIII: È dedicata ad Asinio Pollione e descrive la gara tra i pastori Damone, che canta il suo amore infelice per Nisa, ormai promessa sposa a un altro uomo, e Alfesibeo, che assume le vesti di una donna tradita ed esegue un incantesimo d’amore per riportare a sé l’amato Dafni. Spettatori della gara sono alcuni elementi naturali come la giovenca, le linci e i fiumi stessi.
- Ecloga IX: Carme di ispirazione autobiografica che mette in scena un dialogo fra i pastori Licida e Meri, intenti a recarsi in città.
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