Introduzione
Disponibile appello di dicembre e aprile con verbalizzazione nella sessione successiva. Libro VI Metamorfosi Ovidio. Brani scelti delle Metamorfosi di Apuleio. Manuale della letteratura: vita e opere di tutti gli autori.
Metamorfosi - Ovidio
Si ritiene che Ovidio sia morto nel 17-18 d.C. In un'elegia scritta negli anni dell'esilio scrive la sua data di nascita: 20 marzo 43 a.C. Originario di Sermona appartenente al ceto equestre.
Uccisione di Cesare: Idi di marzo del 44 a.C. Quando Ovidio nasce Cesare è stato appena ucciso, quindi la sua vita copre un periodo di problemi civili. Quando Ottaviano vince ad Anzio nel 31 a.C. e sconfigge Antonio, chiude un periodo di guerre civili cominciate con Silla e Mario; la fine della Repubblica è un periodo segnato da sconvolgimenti che la letteratura fa capire (Virgilio, Orazio). Ovidio non vive tutto questo.
Intraprende gli studi per diventare avvocato ed intraprendere la vita politica, ma muove solo i primi passi nelle magistrature minori. Lascia tutto e si dedica all’attività letteraria. Il suo esordio è nella poesia elegiaca che aveva per lui dei rappresentanti significativi come Cornelio Gallio.
Il contributo di Ovidio alla poesia elegiaca
Quello che avevano di caratteristico i poeti elegiaci (preceduto da Catullo in questo) era il fatto di presentare una scelta di vita e di attività letteraria insieme; si presentavano come innamorati persi e dicevano che solo sull'amor perduto potevano poetare. Questo atteggiamento per l'epoca romana non era del tutto rispettabile.
Poesia che innalzava la donna amata a musa. L'uso dello pseudonimo per la donna amata verrà riusato da Tropersio, Ovidio la chiama Corinna. Ovidio non si presenta come innamorato perso e la donna è molto più evanescente delle donne degli altri poeti.
Nella prima elegia si descrive mentre è intento a fare poesia in esametri, lui dice che è poesia epica: comporre versi su battaglie e scontri; dice che interviene Amore, gli sfila un piede dal secondo verso (secondo esametro che segna la poesia epica) e quindi si ritrova con un pentametro e un distico elegiaco che è per definizione il verso della poesia d'amore. Protesta con Amore il quale scocca la freccia suscitandogli la fiamma d'amore, ma non è presente la donna che arriverà solo alla terza elegia.
Il tipo di elegia di Ovidio è diverso da quello dei suoi predecessori: analizza le possibili risorse; i suoi predecessori si rappresentavano come schiavi d'amore, che è degradante in un mondo in cui la schiavitù esisteva. Ovidio non si rappresenta più così, sviluppa fino al compiacimento l'idea della milizia d'amore, come un soldato.
La carriera poetica di Ovidio
La poesia amatoria di Ovidio si presenta fin da subito come un comiato per la poesia epica. La sua carriera poetica è quella di un poeta che attraversa vari generi letterari e che all'elegia d'amore si dedica con l'atteggiamento di chi vuole vedere tutto ciò che si può costruire.
Ovidio scriverà un trattato di corteggiamento “Ars amatoria” (poesia didascalica: affronta un discorso di insegnamento; Lucrezio, Virgilio “Le georgiche” ecc.), come si conquista una donna e come si conserva la conquista (secondo libro), l'argomento conta più della tradizione metrica. Il terzo libro è dedicato alle donne, come conquistare l'uomo. Ovidio scriverà i rimedi contro l'amore, come si fa a non consumarsi nella passione d'amore.
Tutto questo è su un piano in cui l'amore-passione non è più un sentimento sconvolgente e travolgente, ma è un gioco intellettuale. Scriverà un trattato sui cosmetici in distici eligiaci. La datazione di queste opere parte dagli anni 20 a.C.
Gli “Amores” sono usciti in due “edizioni”; nel momento in cui un autore consegnava una copia della sua opera, perdeva completamente il controllo della sua opera. Quando si parla di “edizione” si parla non negli stessi termini di cui se ne parla modernamente.
Nel mondo antico il pubblico è più limitato e circoscritto; i testi destinati alla rappresentazione non erano nati per essere letti: le commedie di Plauto e Terenzio erano copioni, poi sono approdati a una canonizzazione libraria.
Ovidio nella produzione eligiaca non si limita a scrivere sulla vita dell'innamorato, ma si occupa anche del mito e lo fa con una raccolta di lettere di Eroine del mito: gruppo di quindici lettere scritte da donne lontane dall'amato o abbandonate. La verosimiglianza del mito ad Ovidio non interessa.
Sono eroine che avevano cittadinanza prestigiosa o nell'epica o nella tragedia. A Ovidio interessa esplorare il versante del rapporto amoroso (della donna delusa o tradita, che si sente lontana in attesa e non ha notizie dell'amato), quindi lavora prendendo i dati del mito così come era consegnato a quel personaggio femminile alla letteratura precedente, ma lo declina secondo il paradigma dell'amore eligiaco. A questo gruppo di quindici furono poi aggiunte altre sei con la risposta: si fa parlare anche l'amato.
Ovidio e la letteratura teatrale
Ovidio rispetto ai suoi colleghi in poesia elegiaca non chiude le porte ad altri generi letterari: si cimenterà in una tragedia, resta soltanto un frammento esiguo; è interessante come atteggiamento perché Augusto voleva rivitalizzare il teatro tragico: alle rappresentazioni assistevano tutti i cittadini, li accumunava e li rendeva parte di un'esperienza collettiva. Della tragedia dell'età augustea non si ha niente se non la cognizione che veniva incontro a degli incoraggiamenti in alto loco.
Il poema epico di Ovidio
Ovidio intraprende un poema epico; aveva Omero (Odissea) e poi Virgilio (Eneide) come esempio di autore del poema epico. Ovidio sceglie di fare un poema lungo (quindici libri; in quel periodo un libro è intorno agli ottocento versi).
Momenti storici nell'Eneide: il primo quando Enea scende negli inferi, mentre un altro è quando combatte nel Lazio. E'kphrasis è una parola tecnica greca: digressione. Lo scudo è il primo esempio nella letteratura occidentale di digressione: prendere una descrizione di un'opera d'arte ed illustrare quello che c'è disegnato. La digressione può avere uno sviluppo tanto autonomo che una raffigurazione a un certo punto parla. Le soluzioni possono anche essere diverse come nel caso del VI libro in cui il narratore sottolinea che si tratta di raffigurazione. Questa tecnica diventa pervasiva nelle Metamorfosi.
Sono quindici libri che non hanno un protagonista, perché il protagonista è la metamorfosi; è un poema collettivo che Ovidio presenta come se seguissero un filo cronologico. Ha un proemio: il poeta deve esordire con un'invocazione alla musa che è figlia della memoria, che sa; il poeta è vedicolo e ha bisogno della musa per eseguire il suo canto. Ovidio esordisce con un proemio breve, in quattro versi.
Dalla creazione, dal caos fino ai suoi tempi: le metamorfosi finiscono con la trasformazione di Cesare dopo l'assassinio e la proclamazione di Augusto come divinità. La successione cronologica è solo un'intelaiatura per due ragioni: nella storia del mito non era semplice capire la cronologia. A un certo punto il filo cronologico si perde, perché è una strategia voluta e calcolata sia per evitare problemi di esclusione di storie che non si sapevano collocare cronologicamente, sia per evitare un inanellamento.
Il mito è trattato per quello che rappresenta di avvincente, di stimolante per il lettore perché si tratta un aspetto poco noto. Alla letteratura alessandrina non interessava il mito per quello che aveva da dire sull'esistenza umana, ma perché era stimolante per il lettore.
Dietro al materiale delle metamorfosi c'è una mole sterminata di letture e di conoscenze letterarie. A Ovidio non interessano i miti da narrare, ma il modo in cui narrarli. Ovidio fa notare la presenza del narratore, perché non gli interessa il portato religioso delle vicende mitiche. Uno dei problemi cruciali della tragedia greca era la giustizia divina. Queste divinità non si curano di giustizia, sono personaggi tanto quanto gli altri; hanno uno statuto superiore, ma non hanno una superiorità morale.
Questo spiega perché questo poema abbia avuto un grande successo nel medioevo; è stato copiato e poi volgarizzato, accompagnato da illustrazioni, perché è stato un grandioso repertorio di storie e di cultura figurativa. Mentre normalmente l'Eneide ha una divisione in libri organizzata, in molti dei libri delle Metamorfosi la storia travalica il confine di libro per ottenere un carmine perpetum che Ovidio aveva premesso nel proemio.
Molte volte nelle storie dei miti che racconta Ovidio la metamorfosi è secondaria. La storia di Fetonte (il figlio del Sole che alla fine ottiene dal padre il permesso di guidare il carro e alla fine perde il controllo dei cavalli) descrive il rischio che corre la Terra, quindi alla fine Fetonte deve essere folgorato altrimenti si rischia la fine del pianeta. La metamorfosi in quel mito è solo per la trasformazione delle sorelle di Fetonte che avviene alla fine ed è del tutto squilibrata rispetto alla narrazione.
La parte storica nelle Metamorfosi
Ovidio che deve seguire il suo filo cronologico deve affrontare una parte “storica”, c'è una sorta di Eneide ovidiana nelle Metamorfosi e quindi fa incrociare il compagno di Ulisse che i troiani hanno imbarcato nell'Eneide con un altro compagno; il salvato da Enea dice lui la sua ammirazione per questo senso di rispetto che i troiani hanno dimostrato nei confronti di uno straniero. Ovidio riesce a mettere insieme nello stesso racconto il Polifemo mostruoso dell'epica con quello più edulcorato (bestione innamorato).
VI Libro - Atena e Aracne
Con questo VI libro inizia il secondo gruppo di cinque, però c'è uno stretto legame con i primi cinque libri in cui c'era stata una superbia, immotivato senso di superiorità (hybris): le figlie del Re Piero in Beozia si sentivano nel canto superiori alle muse e questo è un atteggiamento di arroganza.
C'è una gara ed Ovidio riporta il contenuto della gara, il contenuto del canto: fa aprire il racconto da parte di un narratore della storia raccontata dentro il quale è presente un altro narratore. Il canto delle Pieridi (delle figlie di Piero) è giudicato da Minerva e loro saranno trasformate in gazze.
In questo libro l'aggancio è dato da Minerva a cui viene l'estro e vuole essere lodata. Avverrà anche per altri personaggi del poema. Il libro (VI) si concluderà con una storia di sopraffazione da parte di un tiranno Tereo (in Tracia): per possedere la sorella della moglie la tiene segregata in una stalla e per impedire che lei denunci lo stupro, le taglia la lingua; riuscirà a far sapere alla sorella cosa è successo tramite la tessitura e si vendicheranno.
Spesso un personaggio è indicato con la provenienza o un patronimico. La Dea Tritonia, si riferisce a Minerva. Riferimento alla contesa tra le muse e le Pieridi. Aracne Meonia: regione dell'Asia minore, identificata con la Lidia, si trova nell'entroterra. Ci si sposta dalla Beozia in Lidia.
I nomi delle divinità sono doppi: i romani hanno istituito delle corrispondenze tra il latino e il greco. Si supponeva che ci fosse un lago in Africa da cui fosse nata Atena. Non c'è un giudice e non c'è una vera vittoria in questa contesa. La divinità si sente trascurata: Atena-Minerva sa che c'è una sua rivale che si ritiene a lei superiore.
Aracne: storia di metamorfosi in animale che si giustifica con il nome proprio del personaggio mitologico. Il termine greco aracnes significa ragno ed è correlato con il latino aranea/araneus che significa sia ragnatela che ragno. Alcuni miti sono scarsamente attestati, ma ai lettori di Ovidio i cenni essenziali dicevano molto rispetto ad ora.
Minerva si sposta in Lidia. Aracne non apparteneva a uno status sociale alto, né a una famiglia famosa per qualche vicenda; ma soltanto per quello che si dimostrava capace. La porpora è una colorazione che si ricavava da una conchiglia; tintura molto pregiata. La porpora più pregiata è quella della Fenicia (attuale Libano). È una famiglia povera, il padre è un tintore e la porpora che lui impiega è di una località vicina. Orfana di madre anch'essa del popolo. Era conosciuta in tutta la regione.
Le ninfe si mobilitavano per ammirare le sue opere. Sono delle divinità minori dei boschi, dei fiumi o del mare; il Pattòlo è un fiume in cui il Re Mida si lavò e fu liberato dall'incantesimo per cui tutto quello che toccava diventava oro. Meritava per la sua perizia ed abilità tecnica che aveva stare ad ammirarla quando compiva le varie singole operazioni che vengono elencate. Commento del narratore: “tale era spettacolo dell'arte”. “Capivi”: intervento del narratore che si rivolge al lettore.
Questa scena della filatura aveva un precedente famoso: il Carmen 64 di Catullo. Alle nozze sono invitate le divinità che filano il destino dell'uomo. Con gusto alessandrino Ovidio recepisce e mette in opera; vengono descritte le Parche. La stessa insistenza sui dettagli tecnici si ha nel passaggio di Ovidio per sottolineare il principio del procedimento di lavorazione di Aracne. Il lettore è invitato a rendersi conto che una simile abilità non poteva che venire da Pallade, ma lei negava.
Pallade (Atena) si finge una vecchia: espediente per cui una divinità assume sembianze umane è attestato in poesia greca, c'è in un inno di Callimaco. Una vecchia che viene derisa: Eneide; nel Lazio i troiani non vorrebbero la guerra, il latino non vorrebbe la guerra, ma la guerra si dovrà scatenare; allora una delle furie prende le sembianze di una vecchia e compare al Re dei Rutuli a cui era promessa in sposa Lavinia, la figlia del re latino; la vecchia viene derisa e a quel punto riprende le sue sembianze e scatena un furore di guerra che determina la seconda metà dell'Eneide.
La vecchiaia non ha solo svantaggi, ma determina l'esperienza. “Trattato sulla vecchiaia”: Cicerone. Non nega alla ragazza di cercare un compenso alla sua bassa estrazione sociale e alle sue modeste condizioni. Può cercare di farsi riconoscere come la migliore tessitrice tra gli esseri mortali, ma deve riconoscere la superiorità divina e deve chiedere perdono per poter cancellare il peccato. La definisce temeraria, perché rischia di scatenare l'ira della divinità.
Aracne lascia i fili già cominciati e sta per percuotere la vecchia, perché ha osato richiamarla. Aracne richiede la presenza di Pallade: gesto di superbia e di empietà. Pallade si mostra. Si crea un pubblico intorno ad Aracne. Le ninfe tributano il dovuto rispetto alla dea che non si scompone. Aracne ha delle reazioni istintive che non può controllare: trasalimento e rossore improvviso che però scompare subito. L'autore introduce una similitudine. Il rosato dura poco come la luce del primo mattino. Aracne vuole l'eccellenza assoluta, superiore ai mortali e alle divinità. Nelle Metamorfosi non c'è ricerca di suspense. Minerva è figlia di Giove.
Scena della gara tra Minerva e Aracne. Descrizione del telaio: struttura con due sostegni in verticale ed uno trasversale su cui si metteva la struttura del tessuto in verticale. Filo sottile, perché raffinato. C'era un'ulteriore canna che nella parte inferiore aveva delle intellature che tenevano separati fili che poi serviva a compattare la trama. La trama corre insieme ai fili con le spolette a punta, perché non è un tessuto uniforme, ma una sorta di arazzo, si creano delle immagini. È un'illustrazione pedagogica. La passione è tanta che non sentono la fatica del lavoro.
Porpora pregiata. Filati che permettono di graduare il passaggio di colore e con sfumature che sono così ben condotte, difficili da distinguere e la similitudine è con i colori dell'arcobaleno. Il passaggio dei raggi solari è impercettibile. Nella tessitura entra in gioco anche un filo dorato.
La prima descrizione è della tela di Minerva che è molto strutturata ed equilibrata. Pallade dipinge la Collina di Marte sulla rocca di Cécrope: areopago (rupe di Ares, Marte), la sede del tribunale di Atene che non si trovava sulla rocca di Cecrope (Acropoli, Cecrope mitico re di Atene), Ovidio vuole indicare tutta la città di Atene. Questa scena che Pallade raffigura è in realtà una scena di cui si conoscono molte testimonianze iconografiche, la più famosa è la contesa fra Atena e Poseidone (Dio del mare e dei cavalli, nati dalla spuma del mare) per dare il nome ad Atene: frontone occidentale del Partenone. Poseidone vantava il merito di aver fatto scaturire una fonte salata o un cavallo e Atena che fa spuntare un ulivo, pianta che produceva un elemento essenziale nella vita degli antichi.
Il Pantheon era di dodici dei, numero canonico. Divinità solenni e maestose. Sono raffigurati in maniera identificabile. Giove è il padre degli dei e ha un suo status di primo tra le divinità. Questa digressione non vuole annullare il fatto che si tratta di un tessuto lavorato; non ha una sua autonomia. Qua è sottolineato ciò che fa l'artefice. È la tessitrice che raffigura se stessa. Atena: elmo, corazza e lo scudo che ha l'immagine di Medusa.
Atena nella sua tessitura fa una lezione che dovrebbe avvisare Aracne perché rappresenta la sua vittoria in una contesa con un suo paritario. Agli angoli sono presenti altre quattro scene: quattro sfide famose. Sono esempi di contese meno importanti di quelle tra divinità. Poema che parla di metamorfosi, si parla di una contesa che finirà con la metamorfosi della donna mortale e per raccontare come ci si arriva ci sono delle rappresentazioni di metamorfosi come punizione.
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