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Appunti letteratura latina

dal verso 85 di Quintiliano

P 85

Auspicium = da auspicor > è un composto di due elementi

Au > deriva da avis (semivocale) significa uccelli

Spicium > significa osservare, vedere.

OSSERVAZIONE DEGLI UCCELLI

Auspicium = prima di ogni cosa importante bisognava guardare il volo degli uccelli (questo

viene dal mondo etrusco). Questo spettava al console o al magistrato laico. L'arbore

interpretava il loro volo.

Itaque (itàque) = pertanto. La lingua latina era una lingua quantitativa (non va considerata

la singola vocale ma la quantità della sillaba)

Accento latino

L'accento deve cadere nelle ultime tre sillabe della parola. L'accento non cade mai

sull'ultima sillaba (legge della baritonesi).

Accento d'enclisi > si appoggiano sulla parola precedente. Es: que porta l'accento sulla

sillaba precedente.

Haud = non, dubbiamente. Sparita dalla lingua d'uso a partire dall'età post-repubblicana

(sopravvive in alcune formule).

Proximus = superlativo (proprior > comparativo; il positivo non c'è) E' una di quelle forme

che parte dalla forma verbale.

Primus = comparativo prior; il positivo non c'è.

[prenomen nomen cognomen]

Prenomen= nome

Nomen = gentilizio (o casata)

Cognomen = la famiglia

Nel parlato l'ordine si invertiva in età classica il cognome diventa prima causa di

importanza.

Afro (Afro cognome) Domitio

Non era una persona per bene, ma era un grande autore e maestro di Quintiliano,

quest'ultimo ha un buon ricordo di lui. Afro era un delatore del tempo (spia).

Delatore = da “NOMEN DEFERRE” > significa denunciare, al tempo la denuncia veniva

fatta dal cittadino privato (era il suo dovere). Nell'età imperiale quest'azione viene vista in

modo negativo.

(Quintiliano era poco considerato perché sostenitore dei Flavi)

1

Excepi = da ex capere > prendere da, ricevere.

Ex > separare, estrarre.

Confronto Ovidio e Quintiliano su Omero.

Atque = congiunzione.

Et (at) sinonimo ma non hanno lo stesso significato.

que > copulativo di Atque → at + que

Cesserimus = perfetto con valore di presente. Deriva da cedere, che significa ritirare di

fronte a qualcuno (perché ci si ritiene inferiore)

Paragrafo 54 (si parla di Apollonio)

(87?) Humilis = deriva da humus che significa “terra” (diventano autori terra terra)

Varro = Atacino (cognomen) Varrone (autore cui tra le opere più importanti ricordiamo

“Agonautica”) è un poeta del I secolo a.C. proveniente dalla Gallia e di lui abbiamo

pochissime notizie; Macrobio ci informa che Virgilio nel I libro delle Georgiche rielaborò

alcuni suoi versi, Properzio cita la Leucadia e Velleio Patercolo lo ricorda ponendolo tra i

poeti didascalici accanto a Lucrezio. Queste attestazioni confermano che doveva essere un

poeta apprezzato.

Interpres = traduzione fatta da uno che fa l'interprete. Colui che fa da mediatore.

La nascita della letteratura latina viene da una traduzione di un'opera greca. Il termine

“traducere” che usiamo noi è un termine tardo.

Livio Andronico (la nascita della letteratura latina parte proprio da lui)

E' un autore del II secolo d C e di lui sappiamo che tradusse l'Odissea. Di lui un verso

famoso:

VIRUM MIHI, CAMENA, INSECE VERSUTUM

E' una frase che si ricollega ad un'altra frase greca con lo stesso significato.

Camena ricorda una divinità del canto → Carmenta

Insece → è una parola rara che non viene usata molto

P 88

Ennio = complemento oggetto. Poeta epico. Traduzione: “noi lo possiamo amare solo

perché antico” (agli anziani si dà rispetto). E' un nome che ricorre nel Brutus di Cicerone.

Vestutate viene da vetustus

Lucus = significa “spiazzo del bosco”

Speces = viene da specere → significa osservare “il bell'aspetto” (la volpe e la maschera di

Fedro) 2

Brutus di Cicerone

Cicerone si accompagna di alcuni esempi di Ennio e lo fa presumendo che i lettori

conoscessero Ennio. Il Brutus nasce in un momento di crisi, non di carattere artistico ma

politico. In questo momento l'oratoria entra in crisi. Con Cicerone la retorica non è una

fredda disciplina scolastica, ma un gruppo sociale caratterizzato dall’humanitas. Saper

parlare è l’espressione di un ideale di vita.

L'oratoria fu una distinta forma della letteratura latina. Rappresentava l'arte del parlare in

pubblico con un discorso eloquente ed era strettamente collegata alla retorica, ovvero l'arte

del dire, parlare in pubblico e di saper comporre versi per un testo. Nella Roma antica, dove

era conosciuta con il nome di ars dicendi, l'oratoria veniva studiata come una componente

della retorica (ossia la composizione e l'esposizione di discorsi), ed era un'abilità importante

nella vita pubblica e privata. Dal II secolo a C fino alla battaglia di Azio questo siamo in un

periodo di continue lotte civili.

Struttura del Brutus

Brutus sta per Marco Giunio Bruto, futuro cesaricida: è un dialogo ambientato nel 47 nella

casa romana di Cicerone. Anche in questo dialogo c’è una ripresa di Platone perché i tre

protagonisti, Cicerone Bruto e Tito Pomponio Attico siedono presso una statua di Platone. Il

Brutus non è molto vicino al dialogo platonico perché è prevalentemente un dialogo di

Cicerone e non c’è confronto tra tesi diverse, è una storia dell’oratoria romana, dalle origini

fino alla storia contemporanea a Cicerone dopo una breve notizia sulla storia greca, passa a

giudizio critico circa 200 oratori romani divisi per età fino alla generazione di Crasso ed

Antonio in cui il massimo oratore è Ortensio Ortalo. Al ritratto di Ortalo si intreccia una

lunga digressione autobiografica di Cicerone fino agli inizi del processo di Verre. La storia

dell’oratoria a Roma è presentata nei termini di una lenta evoluzione che dagli inizi

imperfetti si arriva alla perfezione; Cicerone considera la sua oratoria il momento

culminante di questo progresso. Sull’auto-glorificazione prevale il pessimismo perché

guarda al futuro dell’eloquenza romana condannata al declino da una situazione politica che

impedisce la libertà di espressione. Questa concezione di progresso ascendente viene

ridimensionata dal pessimismo provocato dalla dittatura di Cesare. Si chiude con l’augurio a

Bruto che sul suo talento oratorio possa affermarsi pur nella notte della repubblica. C’è poi

una polemica nei confronti degli atticisti perché Cicerone si propone di sottrarre il giovane

Bruto in cui vede una promessa dell’oratoria all’influsso degli atticisti (atticisti si

contrapponevano agli asiani rappresentati da Ortalo, gli atticisti si rifacevano a Lisia) gli

atticisti propongono un ritorno all’oratoria di Lisia e secondo gli atticisti lo stile di Cicerone

era troppo vicino all’ampollosità dello stile asiano. Cicerone criticato si difende proponendo

una sua concezione dello stile attico come uno stile fondato sulla varietà il cui modello si

ritrova in Demostene.

Il primo paragrafo del Brutus si apre con Cicerone che si trova sulla via di ritorno dalla

Cecilia e fece sosta a Rodi dove gli fu recata la notizia della morte di Quinto Ortenzio

(oratore e avvocato romano, esponente dell'asianesimo). Questo è quasi il segno della

3

scomparsa dell'oratoria. Il principio che Cicerone vuole far passare è un'evoluzione quasi

fisiologica dell'oratoria.

Fine del paragrafo 69 → da sed

Rigidioria = ha valore di intensivo → troppo rigide

P 70

Queste cose di minor canto → sono le arti figurative

Veritatem = da veritas → il concetto di idea del personaggio che è rappresentato.

Eorum = di coloro.

Dal verso 71 Cicerone abbandona gli exempla tratti dall'arte figurativa […]

P 71

Omero è il primo dei grandi poeti greci. Il poema epico per eccellenza sono gli Annales di

Ennio (Cicerone infatti scrive alcuni dei suoi versi).

Olim = Un tempo. Avverbio di tempo

Traduzione (fine del verso 71): “e nessuno prima di me era un vero e proprio filologo”

Studiosus → da studere → interesse

dieti → da dexis → filo

Filologia → interesse per lo studio delle parole.

Ennio ad un certo punto non viene più letto e la causa prima è l'istituzione conservatrice, ma

soprattutto la scuola perché viene sostituito da altri modelli, viene soppiantato da Virgilio.

Pagina 152 n° 183 → Cicerone è sicuro che il lettore sappia che il soggetto sia Ennio.

Nam = infatti, (o meglio perché). Traduzione: “perché l'Odissea latina è così come un'opera

qualsiasi di Dedalo […]

Nei paragrafi 72-73-74 Cicerone fa alcune considerazioni. Nel paragrafo 75 riprende il

problema degli antichi versi.

Exstarent = Ottativo (qualità dell'azione del verbo che indica il desiderio) con perfetto

congiuntivo (che non sono realizzati nel presente)

Per Cicerone il poeta epico maggiore è Ennio, anche se prima di lui ci furono altri poeti

epici. 4

P 76

Sit sane = concessiva, “ammettiamo pure”

Qui → “ma se lui”

Persequens = passando punto per punto

Scripsere = terza persona perfetto del verbo scribere → scrissero (ci sono tre forme: in

-ere; la forma scripserunt con la e breve e una con la e lunga). In un secondo momento usa

scripserunt secondo il linguaggio comune, quello parlato.

Vel […] vel → due alternative

Surripuisti → da surripio → da rapio → gli hai rubato di nascosto, “hai commesso un

plagio”

Una delle poche cose che sappiamo di Lucrezio ci viene dall'epistolario di Cicerone. Il

canone di Cicerone è diverso da quello che ci presenta Quintiliano. Cicerone non poteva

parlare di Virgilio perché non conosceva l'opera. Mentre il canone di Quintiliano comincia

con Virgilio ed Ennio è visto come un modello antico, antiquato.

I libri canonici per eccellenza sono i libri religiosi, antico e nuovo testamento, che la chiesa

usa per distinguerli da quelli falsi (vangeli apocrifi). Quello che non torna è che il canone

della Chiesa è che da un certo punto in avanti della sua storia il canone diventa immutabile,

non si cambia più.

I canoni letterari invece sono dei canoni mobili, si modificano. Quintiliano è la

testimonianza del cambio di gusto di questo periodo. Il canone di Cicerone viene superato.

(tutta questa del brutus era per Ennio) Quintiliano

Fine del paragrafo 88

Propriores = comparativo (più vicino a noi o più vicino a Virgilio). Più vicino a noi perché

Virgilio è più vicino ad Omero e gli altri sono più distanti.

Quintiliano scrive alcuni autori che secondo lui sono utili per l'oratoria.

– Ovidio è un poeta elegiaco. Ma è anche un poeta teatrale, perché scrisse alcune

– opere. Però Quintiliano ci parla di Ovidio come autore delle Metamorfosi → il

cambiamento delle forme.

Herois = vocabolo greco. 5

Una vocale lunga che venga a trovarsi davanti ad un'altra vocale in latino si abbrevia.

Lasciuus = sfrenato

Paragrafo 98 → si parla della poesia tragica.

Praestare = star davanti → primeggiare → preferire

Seneca il vecchio

Seneca padre (o il vecchio) non era un retore, perché non era un professore. Lui ci ha

lasciato un'opera sotto il titolo Oratorum et rhetorum sententiae, divisiones, colores, cioè

"Le tesi sostenute nelle opere degli oratori e dei retori, la distribuzione della materia, il

colorito e lo stile dell'esposizione". Seneca ebbe tre figli, uno di questi fu Anneo Seneca,

detto il Giovane (il più famoso), Anneo Mela di cui suo figlio è Lucano. Un terzo figlio è

Anneo Novato e un dato curioso è che questo personaggio lo troviamo negli atti degli

apostoli come comandande della Grecia. Seneca il filosofo e San Paolo si scambiarono

numerose lettere. Seneca padre ci parla di Ovidio e ci dice che quest'ultimo esordisce sul

genere letterario come retore. Era molto controllato nell'uso del lessico, no come faceva

nelle poesie. Egli non è che ignorasse qual'erano i suoi difetti, ma li amava.

Si racconta che un giorno avesse scritto una poesia per i suoi amici, e questi dopo averla

letta gli dissero se potevano cancellare tre versi che non gli piacevano. Lui accetta solo se

gli danno la possibilità di scegliere tre versi che non possono essere cancellati e gli amici

l'accontentarono. I tre versi che volevano eliminare gli amici erano quelli che lui non voleva

eliminare.

P 89

Si tamen = tuttavia

Bellum Siculum → forse ricorda la fine delle guerre civili tra Pompeo e Ottaviano.

Serranum → di questo personaggio non sappiamo assolutamente nulla.

Valerio Flacco → di lui ci resta un'opera ma non sappiamo nulla sull'autore. Nel I secolo

scrive l'Argonautica interrotta all'ottavo libro dove manca la parte conclusiva. E' uno dei

maggiori esponenti per la nascita della poesia epica del I secolo a.C.

Salerio Basso → di lui non si sa nulla della produzione epica. Sappiamo, grazie a Tacito

(dialogus de oratoribus), che era anche oratore. Tacito ci parla in più occasioni di Salerio e

ne parla anche come poeta. Inoltre è citato anche in Giovenale. Abbiamo di lui quindi solo

testimonianze indirette; non sappiamo nulla anche sulla sua vita.

Nec ipsum senectute maturit → traduzione: “ l'ingegno non lo portò a maturità neppure

con la vecchiaia” 6

Maturit → giungere → giunse a maturazione. Deriva da maturesco. É uno di quei verbi

che appartiene ai verbi incoativi.

Verbi incoativi

si definiscono verbi incoativi alcuni verbi della 3ª coniugazione caratterizzati nell’infectum

dal suffisso -sc- (paradigma: -sco, -scis, -scĕre)

• esprimono il cominciare (o finire) di una azione o l’entrare (uscire) in uno stato

• il suffisso non è quasi mai conservato nel perfectum (es.: nosco, noscis, novi, notum,

noscĕre; disco, discis, didici, discĕre)

• il preverbo e(x)- nei verbi incoativi può esprimere l’immediatezza del passaggio in quello

stato

• talora il suffisso -sc- è apposto al tema di un verbo (generalmente della 2ª coniugazione)

che esprime il trovarsi in quello stato (stativo); in tal caso il perfectum, se c’è, è quello del

verbo primitivo

• gli incoativi più comuni sono i seguenti:

albesco

(ex)ardesco, -is, -ĕre

augesco, -is, -ĕre

calesco, -is, -ĕre

cresco, -is, -ĕre

claesco, -is, -ĕre

(con)cupisco, -is, -ĕre

dolesco, -is, -ĕre

(ob)dormisco, -is, -ĕre

(ef)fervesco, -is, -ĕre

(ef)floresco, -is, -ĕre

(in)gemisco, -is, -ĕre

horresco, -is, -ĕre

latesco, -is, -ĕre

lucesco, -is, -ĕre

(e)nitesco, -is, -ĕre

pallesco, -is, -ĕre

paciscor, -eris, -i

pavesco, -is, -ĕre

proficiscor, -eris, -i

rigesco, -is, -ĕre

(e)rubesco, -is, -ĕre

silesco, -is, -ĕre

(re)sipisco, -is, -ĕre

(in)solesco, -is, -ĕre

(ob)solesco, -is, -ĕre

stupesco, -is, -ĕre

tacesco, -is, -ĕre

timesco, -is, -ĕre 7

tumesco, -is, -ĕre

valesco, -is, -ĕre

vigesco, -is, -ĕre

Virgilio

Eglogla IV

La quarta Bucolica di Virgilio, aperta dalla celeberrima invocazione alle Muse di Sicilia per

elevare il proprio canto 1 e poter celebrare degnamente l’avvento del puer e la nuova età

dell’oro che ne conseguirà. Benché l’appello iniziale sia alle “Sicelides Musae”, l’egloga

quarta di Virgilio si caratterizza come la meno teocritea delle intere Bucoliche. Il testo si

arrichisce infatti di rimandi allatradizione epica, al De rerum natura di Lucrezio e alla poesia

neoterica di

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dario.l.padalino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Latino e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Cavarzere Alberto.
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