Appunti di letteratura latina
Quintiliano e l'auspicium
Auspicium deriva da auspicor ed è composto da due elementi: au, che deriva da avis (semivocale) e significa uccelli, e spicium, che significa osservare, vedere.
Prima di ogni cosa importante, bisognava guardare il volo degli uccelli. Questo viene dal mondo etrusco e spettava al console o al magistrato laico. L'arbitro interpretava il loro volo.
La lingua latina e l'accento
Itaque (itáque) significa pertanto. La lingua latina era una lingua quantitativa: non va considerata la singola vocale ma la quantità della sillaba.
L'accento deve cadere nelle ultime tre sillabe della parola. Non cade mai sull'ultima sillaba (legge della baritonesi). L'accento d'enclisi si appoggia sulla parola precedente. Es: que porta l'accento sulla sillaba precedente.
Termini e concetti latini
- Haud: non, dubbiamente. Sparita dalla lingua d'uso a partire dall'età post-repubblicana (sopravvive in alcune formule).
- Proximus: superlativo (proprior > comparativo; il positivo non c'è). È una di quelle forme che parte dalla forma verbale.
- Primus: comparativo prior; il positivo non c'è.
Struttura dei nomi romani
[prenomen nomen cognomen]
- Prenomen: nome
- Nomen: gentilizio (o casata)
- Cognomen: la famiglia
Nel parlato l'ordine si invertiva in età classica e il cognome diveniva prima causa di importanza.
Afro e Domitio
Afro (Afro cognome) Domitio non era una persona per bene, ma era un grande autore e maestro di Quintiliano, che ha un buon ricordo di lui. Afro era un delatore del tempo (spia).
Delatore deriva da "NOMEN DEFERRE" e significa denunciare; al tempo, la denuncia veniva fatta dal cittadino privato (era il suo dovere). Nell'età imperiale, quest'azione viene vista in modo negativo.
(Quintiliano era poco considerato perché sostenitore dei Flavi)
Confronto tra Ovidio e Quintiliano su Omero
- Atque: congiunzione.
- Et (at): sinonimo ma con diverso significato.
- Que: copulativo di Atque → at + que.
Cesserimus: perfetto con valore di presente, deriva da cedere, che significa ritirare di fronte a qualcuno perché ci si ritiene inferiore.
Paragrafo 54 (Apollonio)
- Humilis: deriva da humus che significa "terra" (diventano autori terra terra).
- Varro: Atacino (cognomen) Varrone (autore del I secolo a.C.)
Macrobio ci informa che Virgilio nel I libro delle Georgiche rielaborò alcuni suoi versi. Properzio cita la Leucadia e Velleio Patercolo lo ricorda ponendolo tra i poeti didascalici accanto a Lucrezio.
La nascita della letteratura latina
Interpres: traduzione fatta da uno che fa l'interprete, colui che fa da mediatore. La nascita della letteratura latina viene da una traduzione di un'opera greca.
Livio Andronico è un autore del II secolo a.C. e di lui sappiamo che tradusse l'Odissea. Di lui un verso famoso: Virum mihi, Camena, insece versutum.
Camena ricorda una divinità del canto → Carmenta. Insece è una parola rara non molto usata.
Ennio
Ennio è complemento oggetto. Poeta epico. Traduzione: "noi lo possiamo amare solo perché antico" (agli anziani si dà rispetto). È un nome che ricorre nel Brutus di Cicerone.
Vestutate viene da vetustus.
Lucus significa "spiazzo del bosco".
Speces viene da specere e significa osservare "il bell'aspetto" (la volpe e la maschera di Fedro).
Cicerone e il Brutus
Cicerone si accompagna di alcuni esempi di Ennio e presume che i lettori conoscessero Ennio. Il Brutus nasce in un momento di crisi, non di carattere artistico ma politico. In questo momento l'oratoria entra in crisi. Con Cicerone, la retorica non è una fredda disciplina scolastica, ma un gruppo sociale caratterizzato dall’humanitas. Saper parlare è l’espressione di un ideale di vita.
L'oratoria era una forma distinta della letteratura latina, rappresentando l'arte del parlare in pubblico con un discorso eloquente. Era strettamente collegata alla retorica, ovvero l'arte del dire, parlare in pubblico e saper comporre versi per un testo. Nella Roma antica, conosciuta come ars dicendi, l'oratoria veniva studiata come componente della retorica, un'abilità importante nella vita pubblica e privata.
Dal II secolo a.C. fino alla battaglia di Azio, si era in un periodo di continue lotte civili.
Struttura del Brutus
Brutus sta per Marco Giunio Bruto, futuro cesaricida: è un dialogo ambientato nel 47 nella casa romana di Cicerone. Anche in questo dialogo c’è una ripresa di Platone perché i tre protagonisti, Cicerone, Bruto e Tito Pomponio Attico siedono presso una statua di Platone.
Il Brutus non è molto vicino al dialogo platonico perché è prevalentemente un dialogo di Cicerone e non c’è confronto tra tesi diverse. È una storia dell’oratoria romana, dalle origini fino alla storia contemporanea a Cicerone. Dopo una breve notizia sulla storia greca, passa a giudizio critico circa 200 oratori romani divisi per età fino alla generazione di Crasso ed Antonio in cui il massimo oratore è Ortensio Ortalo.
Al ritratto di Ortalo si intreccia una lunga digressione autobiografica di Cicerone fino agli inizi del processo di Verre. La storia dell’oratoria a Roma è presentata nei termini di una lenta evoluzione che dagli inizi imperfetti si arriva alla perfezione. Cicerone considera la sua oratoria il momento culminante di questo progresso. Sull’auto-glorificazione prevale il pessimismo perché guarda al futuro dell’eloquenza romana condannata al declino da una situazione politica che impedisce la libertà di espressione. Questa concezione di progresso ascendente viene ridimensionata dal pessimismo provocato dalla dittatura di Cesare. Si chiude con l’augurio a Bruto affinché il suo talento oratorio possa affermarsi pur nella notte della repubblica.
C’è poi una polemica nei confronti degli atticisti perché Cicerone si propone di sottrarre il giovane Bruto, in cui vede una promessa dell’oratoria, all’influsso degli atticisti (atticisti si contrapponevano agli asiani rappresentati da Ortalo, gli atticisti si rifacevano a Lisia) che propongono un ritorno all’oratoria di Lisia. Secondo loro, lo stile di Cicerone era troppo vicino all’ampollosità dello stile asiano. Cicerone, criticato, si difende proponendo una sua concezione dello stile attico come fondato sulla varietà, il cui modello si ritrova in Demostene.
Il primo paragrafo del Brutus si apre con Cicerone che si trova sulla via di ritorno dalla Sicilia e fa sosta a Rodi dove gli viene recata la notizia della morte di Quinto Ortenzio (oratore e avvocato romano, esponente dell'asianesimo). Questo è quasi il segno della scomparsa dell'oratoria. Il principio che Cicerone vuole far passare è l'evoluzione quasi fisiologica dell'oratoria.
Fine del paragrafo 69 → da sed
Rigidioria: ha valore di intensivo → troppo rigide
Paragrafo 70
Queste cose di minor canto sono le arti figurative.
Veritatem: da veritas → il concetto di idea del personaggio che è rappresentato.
Eorum: di coloro.
Dal verso 71, Cicerone abbandona gli exempla tratti dall'arte figurativa.
Paragrafo 71
Omero è il primo dei grandi poeti greci. Il poema epico per eccellenza sono gli Annales di Ennio (Cicerone infatti scrive alcuni dei suoi versi).
Olim: Un tempo. Avverbio di tempo.
Traduzione (fine del verso 71): “e nessuno prima di me era un vero e proprio filologo”
Studiosus → da studere → interesse.
Dieti → da dexus → filo.
Filologia → interesse per lo studio delle parole.
Ennio ad un certo punto non viene più letto e la causa è l'istituzione conservatrice, ma soprattutto la scuola, perché viene sostituito da altri modelli, soppiantato da Virgilio.
Pagina 152 n. 183
Cicerone è sicuro che il lettore sappia che il soggetto sia Ennio.
Nam: infatti, o meglio, perché.
Traduzione: “perché l'Odissea latina è così come un'opera qualsiasi di Dedalo.”
Nei paragrafi 72-73-74, Cicerone fa alcune considerazioni. Nel paragrafo 75 riprende il problema degli antichi versi.
Exstarent: Ottativo (qualità dell'azione del verbo che indica il desiderio) con perfetto congiuntivo (che non sono realizzati nel presente).
Per Cicerone, il poeta epico maggiore è Ennio, anche se prima di lui ci furono altri poeti epici.
Pagina 76
Sit sane: concessiva, “ammettiamo pure”.
Qui → “ma se lui”.
Persequens: passando punto per punto.
Scripsere: terza persona perfetto del verbo scribere → scrissero (ci sono tre forme: in -ere; la forma scripserunt con la e breve e una con la e lunga). In un secondo momento, usa scripserunt secondo il linguaggio comune, quello parlato.
Vel […] vel → due alternative.
Surripuisti → da surripio → da rapio → gli hai rubato di nascosto, “hai commesso un plagio”.
Una delle poche cose che sappiamo di Lucrezio ci viene dall'epistolario di Cicerone. Il canone di Cicerone è diverso da quello che ci presenta Quintiliano. Cicerone non poteva parlare di Virgilio perché non conosceva l'opera. Mentre il canone di Quintiliano comincia con Virgilio ed Ennio è visto come un modello antico, antiquato.
I libri canonici per eccellenza sono i libri religiosi, antico e nuovo testamento, che la chiesa usa per distinguerli da quelli falsi (vangeli apocrifi). Quello che non torna è che il canone della Chiesa è che da un certo punto in avanti della sua storia il canone diventa immutabile, non si cambia più.
I canoni letterari invece sono dei canoni mobili, si modificano. Quintiliano è la testimonianza del cambio di gusto di questo periodo. Il canone di Cicerone viene superato.
(tutta questa del Brutus era per Ennio) Quintiliano
Fine del paragrafo 88
Propriores: comparativo (più vicino a noi o più vicino a Virgilio). Più vicino a noi perché Virgilio è più vicino ad Omero e gli altri sono più distanti.
Quintiliano scrive alcuni autori che secondo lui sono utili per l'oratoria.
- Ovidio è un poeta elegiaco. Ma è anche un poeta teatrale, perché scrisse alcune opere. Tuttavia, Quintiliano ci parla di Ovidio come autore delle Metamorfosi → il cambiamento delle forme.
- Herois: vocabolo greco.
Una vocale lunga che venga a trovarsi davanti ad un'altra vocale in latino si abbrevia.
Lasciuus: sfrenato.
Paragrafo 98 – La poesia tragica
Praestare: star davanti → primeggiare → preferire.
Seneca il vecchio
Seneca padre (o il vecchio) non era un retore, perché non era un professore. Ci ha lasciato un'opera sotto il titolo Oratorum et rhetorum sententiae, divisiones, colores, cioè "Le tesi sostenute nelle opere degli oratori e dei retori, la distribuzione della materia, il colorito e lo stile dell'esposizione".
Seneca ebbe tre figli, uno di questi fu Anneo Seneca, detto il Giovane (il più famoso), Anneo Mela di cui suo figlio è Lucano. Un terzo figlio è Anneo Novato e un dato curioso è che questo personaggio lo troviamo negli atti degli apostoli come comandante della Grecia. Seneca il filosofo e San Paolo si scambiarono numerose lettere.
Seneca padre ci parla di Ovidio e ci dice che quest'ultimo esordisce sul genere letterario come retore. Era molto controllato nell'uso del lessico, non come faceva nelle poesie. Egli non è che ignorasse quali fossero i suoi difetti, ma li amava.
Si racconta che un giorno avesse scritto una poesia per i suoi amici, e questi, dopo averla letta, gli dissero se potevano cancellare tre versi che non gli piacevano. Lui accetta solo se gli danno la possibilità di scegliere tre versi che non possono essere cancellati e gli amici l'accontentarono. I tre versi che volevano eliminare gli amici erano quelli che lui non voleva eliminare.
Pagina 89
Si tamen = tuttavia
Bellum Siculum → forse ricorda la fine delle guerre civili tra Pompeo e Ottaviano.
Serranum → di questo personaggio non sappiamo assolutamente nulla.
Valerio Flacco → di lui ci resta un'opera ma non sappiamo nulla sull'autore. Nel I secolo scrive l'Argonautica interrotta all'ottavo libro dove manca la parte conclusiva. È uno dei maggiori esponenti per la nascita della poesia epica del I secolo a.C.
Salerio Basso → di lui non si sa nulla della produzione epica. Sappiamo, grazie a Tacito (dialogus de oratoribus), che era anche oratore. Tacito ci parla in più occasioni di Salerio e ne parla anche come poeta. Inoltre, è citato anche in Giovenale. Abbiamo di lui quindi solo testimonianze indirette; non sappiamo nulla anche sulla sua vita.
Nec ipsum senectute maturit → traduzione: “l'ingegno non lo portò a maturità neppure con la vecchiaia”.
Maturit → giungere → giunse a maturazione. Deriva da maturesco. È uno di quei verbi che appartiene ai verbi incoativi.
Verbi incoativi
Si definiscono verbi incoativi alcuni verbi della 3ª coniugazione caratterizzati nell’infectum dal suffisso -sc- (paradigma: -sco, -scis, -scēre).
- Esprimono il cominciare (o finire) di un'azione o l’entrare (uscire) in uno stato.
- Il suffisso non è quasi mai conservato nel perfectum (es.: nosco, noscis, novi, notum, noscēre; disco, discis, didici, discēre).
- Il preverbo e(x)- nei verbi incoativi può esprimere l’immediatezza del passaggio in quello stato.
- Talora il suffisso -sc- è apposto al tema di un verbo (generalmente della 2ª coniugazione) che esprime il trovarsi in quello stato (stativo); in tal caso il perfectum, se c’è, è quello del verbo primitivo.
- Gli incoativi più comuni sono i seguenti:
- albesco
- (ex)ardesco, -is, -ēre
- augesco, -is, -ēre
- calesco, -is, -ēre
- cresco, -is, -ēre
- claesco, -is, -ēre
- (con)cupisco, -is, -ēre
- dolesco, -is, -ēre
- (ob)dormisco, -is, -ēre
- (ef)fervesco, -is, -ēre
- (ef)floresco, -is, -ēre
- (in)gemisco, -is, -ēre
- horresco, -is, -ēre
- latesco, -is, -ēre
- lucesco, -is, -ēre
- (e)nitesco, -is, -ēre
- pallesco, -is, -ēre
- paciscor, -eris, -i
- pavesco, -is, -ēre
- proficiscor, -eris, -i
- rigesco, -is, -ēre
- (e)rubesco, -is, -ēre
- silesco, -is, -ēre
- (re)sipisco, -is, -ēre
- (in)solesco, -is, -ēre
- (ob)solesco, -is, -ēre
- stupesco, -is, -ēre
- tacesco, -is, -ēre
- timesco, -is, -ēre
- tumesco, -is, -ēre
- valesco, -is, -ēre
- vigesco, -is, -ēre
Virgilio e l'Eglogla IV
La quarta Bucolica di Virgilio, aperta dalla celeberrima invocazione alle Muse di Sicilia per elevare il proprio canto e poter celebrare degnamente l’avvento del puer e la nuova età dell’oro che ne conseguirà. Benché l’appello iniziale sia alle “Sicelides Musae”, l’egloga quarta di Virgilio si caratterizza come la meno teocritea delle intere Bucoliche. Il testo si arricchisce infatti di rimandi alla tradizione epica, al De rerum natura di Lucrezio e alla poesia neoterica.
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