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Letteratura latina - 1° semestre

Ogni semestre è tripartito, sia strutturalmente che nella valutazione. Bisogna frequentare:

  • Parte linguistica
  • Parte letterario-generale
  • Parte monografica

1. Parte linguistica

Parte linguistica primo semestre: da gennaio Solo scritto. Traduzione dal latino con dizionario => ORLANDIo

Parte linguistica secondo semestre: da giugno ZANOTTI, raffinamento dell’analisi denotativa del testo per quanto riguarda l’asse linguistico. Solo orale.

Lettura metrica di un testo a caso. Teoria di retorica e metrica => sezione didattica, lingua e letterature, documenti "elementi di prosodia e di metrica".

Lettura di Ammiano Marcellino, Rerum Gestarum Libri. Traduzione delle letture domestiche:

  • a) Calpurnio Siculo egloga 4
  • b) Consolatio Philosophiae, Boezio

2. Parte letterario-generale (autogestita)

Parte letterario-generale primo semestre: Conte da Ovidio in poi, esclusi gli antichi.

Parte letterario-generale secondo semestre: Propedeutica al latino universitario esclusi il capitolo 7 e 9.

3. Parte monografica: letteratura filosofica latina e riferimenti venatori in essa

Parte monografica primo semestre: Cicerone (De Natura Deorum, rapporto con 4 accademia – scettica)

  • Leggere esami dattilico
  • Appunti del corso
  • Traduzione dei brani che sono contenuti in lett. Lat. 1 sem.
  • Domande di interpretazione
Introduzione all’analisi del testo narrativo, Rivoltella

Parte monografica secondo semestre: Seneca filosofo (stoicismo)

Il tutto che è evocato in questo percorso è chi è l’uomo nel rapporto con l’animale. L’animale è per l’uomo lo specchio che ti rifrange in un rapporto di similitudine e differenza. L’uomo nel motivo venatorio coglie in parte la sua identità (valore antropopoietico ≈ costituire un’immagine di uomo) e come è costituito il cosmo a partire dall’identità animale e dal rapporto con questo. Il rapporto con l’animale nel rapporto cruento della caccia diventa lo specchio per i filosofi per capire chi è l’uomo.

Come è costituito l’esame dal punto di vista delle sue implicazioni?

Leggere, scrivere e argomentare. Ampia contestualizzazione dei testi che ciceroniani prima e senecani poi analizzeremo.

Tre punti:

  • Motivazione della scelta dell’argomento e taglio metodologico antropologico => rapporto uomo-animale. Ciò che si intende per cultura nell’antropologia culturale.
  • Fase di tipo contestuale => riguarda coordinate cronologiche, spaziali e concettuali riguardanti il genere letterario della trattatistica filosofica. Quadro di riferimento cronologico che vada bene per la filosofia romana. Una delle esigenze imprescindibili per il funzionamento del nostro intelletto è l’asse cronologico e spaziale. Kant parlava di condizioni trascendentali. Il nostro intelletto può funzionare solo se sono chiare le condizioni crono-spaziali. Limiti cronologica della filosofia e dei generi letterari (solo per il primo semestre) => Contestualizzazione generale con coordinate che concernono Cicerone. Produzione filosofica Ciceroniana.
  • Funzione antropopoietica della figura animale => Nei trattati filosofici antichi c’è un impadronirsi degli elementi di questa attività di per sé per niente non pratica che ha a che fare col mondo economico-sportivo e bellico. Di quest’ambito pratico si impadroniscono (degli strumenti della caccia, delle tecniche) gli autori per dare ad esso valenze etiche simboliche per dare una concezione dell’uomo.

Antropopopoiesi è un termine tecnico dell’antropologia. È il processo attraverso cui una determinata cultura elabora un ritratto di uomo nelle sue componenti caratteriali. Il rapporto con l’animale è antropopoietico. Ogni cultura stratifica di molteplici significati l’agire, l’essere animale. Es. Il cane è il simbolo dell’affezione fedele. Es. Il porco è l’ipostasi della sporcizia fisica e morale.

L’animale in ogni cultura è fatto oggetto di una catalizzazione simbolica. La figura animale diventa una spugna ideologica, un’immagine che assorbe connotato positivi o negativi del mondo umano e li rappresenta. Ciò avviene per analogia o antitesi: l’animale rappresenta ciò che io sono o ciò che dovrei essere o ciò che sento di non essere o non dovrei essere. Il risultato di questo processo di catalizzazione simbolica è la metamorfosi e la trasfigurazione dell’animale in uno specchio in cui l’uomo si sente riflesso e da cui prende le distanze vedendolo l’altro da sé.

Le culture umane individuano ciò che l’uomo ha in comune con un determinato animale e nello stesso tempo, per complemento, coglie ciò che l’uomo non dovrebbe essere. Nel mondo animale si riflette il mondo umano. Nel mondo animale l’uomo cerca comunanze positive e opposizioni negative nell’operazione di perimetrare la civiltà, escludendo ciò che è brutale e animalesco. La funzione culturale dell’animale è l’antropopoiesi.

L’analisi connotativo paradigmatica ci porta al cuore ideologico del testo. Il testo e l’analisi testuale possono essere eguagliati ad un sistema di sfere concentriche all’esterno delle quali ci troviamo e in cui ci dobbiamo calare attentamente dalla superficie formale al cuore ideologico. Chi è l’uomo è la domanda fondamentale.

Antropologia culturale studia:

  • Elaborazione e caratteri delle culture umane di civiltà passate o odierne. Per le civiltà odierne l’antropologia culturale si è specificata in una branca => etnologia.
  • Etnografia => studia le facies.

Per noi cultura è ciò che riguarda il mondo dei libri, della filosofia, dell’arte etc. Antropologia culturale, definizione di Burnett: Primitive Culture. La cultura è l’insieme complesso che include la conoscenza, l’arte, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in ambito concreto ed economico nell’ambito di una società.

  • Con questa definizione è cultura il modo di vestirsi, di mangiare.
  • È tutto ciò che l’uomo produce a diverso livello a contatto con il suo ambiente. Cultura, da colo, is. Coltivare. La cultura è tutto ciò che l’uomo produce all’interno della natura. Cultura e natura si condizionano.

Claude, Lévi-Strauss, “Il totemismo oggi”, MI 1964 (orig. Paris 1962):

“Per l’uomo l’animale è buono per pensare” => Il processo di catalizzazione simbolica dell’animale per antitesi o parallelismo => Simbolizzazione dell’animale. L’animale rappresenta una specie di specchio per cui io vedo riflesso in ciò in cui mi riconosco e prendo le distanze in ciò che vedo antiteticamente.

Nelle culture antiche, molto più che in quelle moderne, l’animale non è solo specchio antropopoietico ma anche una sorta di chiave ovvero uno strumento per l’accesso al vero volto della cultura, ai suoi segreti, ai suoi recessi più profondi. Osservando l’animale, i suoi comportamenti, la sua anatomia, possiamo accostarci in modo filosofico e ontologico alla natura nei suoi recessi. Si va dall’ambito ontologico all’ambito antropologico. Si ricava l’impressione che l’animale definisca la realtà in genere.

De Natura Deorum, II Libro. 50, 126-7

Exempla leggendari e fondati scientificamente di “etologia” animale. Conrad Lawrence studia l’etologia animale. Alcuni exempla sono tratti da fonti scientifiche antiche. Tutti gli exempla sono accomunati dall’ingegnosità animale nel preservarsi dai pericoli ricorrendo oltre che alle proprie risorse fisiche anche all’uso di strumenti esterni.

Questi due esempi hanno a che fare col mondo venatorio: Panthere e Capre

I Exemplum - Pantere:

Da libro di zoologia dell’antichità che influenzerà la scienza dal V sec fino agli studi di Limneo. Historia Animalium di Aristotele => Fonte di questo exemplum citato da Cicerone è nel capitolo 9, 6, 612A.

“Ho sentito dire che le pantere che tra i barbari si cattura con esche di carne avvelenata conoscono un antidoto a ciò e ricorrendovi scampano alla morte”.

II Exemplum – Stambecchi:

Extensio 18°, Valerio Massimo, 1, 8, appendice 18°:

“Le capre selvatiche di Creta, quando vengono trafitte da frecce avvelenate cercano un'erba che si chiama dittamo e si dice che una volta che ne abbiano mangiato le frecce cadano dal loro corpo”.

Cicerone tiene distanza da ciò che riporta (Auditum est), affermando di aver sentito dire ma di non affermare quello che riporta. Sono notizie velatamente fantastiche e Cicerone nutre uno sguardo diffidente ma è chiara la tesi del brano cui questi esempi servono come argomenti probatori.

Anche gli animali manifestano una qualche forma di evidenza che si rivela nell’uso delle risorse naturali per far fronte ad un bisogno. Hanno un “osanei logos”, una certa forma di logos che tradisce una logica loro, un’ingegnosità che si rivela nei comportamenti che mettono in atto al fine di autoconservarsi. Gli animali hanno una forma di intelligenza nella loro apparente stupidità.

L’affermazione ciceroniana dell’esistenza di un’intelligenza animale ritorna nella metafora della chiave, che permette all’uomo insieme ad altre molteplici altre chiavi di delineare il vero volto della natura ovvero il suo volto profondamente razionale. Il cosmo non è governato dal caos, ma dal logos, razionalità che lo avvolge per volontà divina.

Tutti i capitoli 39-61 del libro secondo del De natura deorum hanno l’intento di dimostrare che tutto è retto dal logos, che esiste una mens insita omnibus. L’effetto dell’amplissima panoramica è quello di riscattarci dalla nostra cecità. Noi siamo cechi di fronte al cosmo, non guardiamo il cosmo, lo vediamo soltanto. Noi vediamo le cose e basta senza percepire l’impronta divina.

Perché noi non vediamo dio? Perché non siamo capaci di guardare e perché il nostro sguardo sul mondo naturale è ottuso dall’abitudine e dall’assuefazione allo spettacolo naturale (USUS).

Capitolo 38:

Il nostro spirito in seguito all’uso costante della vista finisce per assuefarsi a ciò che vede ogni giorno, non provando più meraviglia. Come se la novità e basta dovesse destare stupore. => L’uomo non riconosce l’opera divina.

Libro I

L’ateo è simile ad uno che in visita ad una splendida domus e per il fatto di non conoscere il padrone della domus pensa che ad averla costruita siano i ratti e le faine che vede uscire qualche volta dai recessi della casa.

L’ateo è chi non è più ammaliato dal mistero del cosmo perché è diventato normale. L’usus ottunde la capacità di cogliere la perfetta razionalità divina che permea il tutto. Cicerone vuole farci uscire dal torpore in cui siamo immersi per l’usus che fa più che manchi lo stupore. Cicerone riferisce exempla della vita del cosmo come una chiave ermeneutica della realtà in cui vediamo in cui ci invita a guardare il cosmo, affermando che un aiuto è dato anche dal comportamento di un animale, dall’evoluzione biologica di un fiore perché gli elementi possono contribuire in modo diverso ad acuire in noi la consapevolezza del mondo in cui viviamo e della struttura tradizionale di esso.

Fabio Tutrone, Filosofi e animali in Roma antica

Se si parla di animali si può stare certi che si parla molto anche di uomo. Parlare degli animali significa vedere il comportamento animale come uno specchio e come antitesi. L’argomento della caccia è diffuso nella letteratura latina e greca e lo si rinviene in generi letterari diversi: si sono scene di caccia nell’epica, nella tragedia, nell’elegia, nella storiografia ed epistolografia.

Di caccia parlano diverse fonti: l’epistolario di Plinio il Giovane => Scrive nelle proprie lettere ai propri amici delle proprie giornate e della caccia che pratica. Lettera in cui è nel folto del bosco della maremma e si porta dietro l’Eneide di Virgilio per considerazioni dotte e mentre è lì passa un cinghiale e lui si alza e lo trafigge. => Ritratto di gentiluomo in veste di cacciatore.

Un genere letterario specifico aveva per oggetto esclusivo la caccia => il trattato di cinegetica. La cinegetica è un genere diffuso prima in Grecia che a Roma. È un sottogenere dell’ampio panorama del genere didascalico e riguarda l’esposizione tecnica di un tipo di caccia specifico, ovvero quella con i cani. CUON GEOMAI => Conduco con i cani. La caccia con i cani era considerata la caccia più nobile, appannaggio dell’aristocrazia.

Il filosofo sceglie elementi reali dell’attività venatoria che si capiscono solo grazie ai trattati di cinegetica. Seneca analizza le paure e le angosce del nostro animo e le paragona agli spauracchi (formidines ≈ penne variopinte o stracci variopinti appesi ad una corda e che sbarravano i varchi nel folto della vegetazione verso l’area verso cui i cacciatori sospingevano i quadrupedi. I cervi non passavano nelle parti in cui c’erano queste penne/stracci perché li ritenevano una minaccia, dando tempo agli inseguitori di guadagnare spazio e raggiungerli) delle battute di caccia. L’animo confonde le paure così come l’animale si confonde e ha paura delle formidines.

4 trattati di cinegetica meglio conservati:

  • Cynegetico, di Senofonte => V-IV secolo a.C. Trattato in prosa ripreso da uno storico greco più tardi, Arriano.
  • Cynegetico, Arriano => I-II sec. d.C., in prosa.
  • Cynegeticon di Gratio Falisco => I secolo a.C.- I secolo d.C. è un poemetto didascalico in esametri dattilici, giunto incompleto.
  • Cynegetica, di Nemesiano, III sec. d.C. => giunto mutilo, poemetto didascalico in esametri dattilici.

Letteratura filosofica a Roma

Quale inizio si può fissare per la letteratura filosofica romana e quale termine?

Quali momenti salienti/periodizzazione si dà della parabola evolutiva della produzione filosofica romana?

  • Terminus a quo o post quem del fenomeno.
  • Terminus ad quem/ante quem della letteratura filosofica romana.

Walter Binni dice che nella storia della cultura non si vedono cambiamenti a vista. Bisogna trovare un limite, non in un secolo. O in una data precisa o in una fascia di anni molto limitati. Bisogna scavare un valico. Ogni terminus è un simbolo, è l’epifenomeno di tutto un cambiamento che cronologicamente include fatti precedenti alla data scelta e successivi alla fata scelta.

  • Terminus ante quem e ad quem
  • Il termines post quem/a quo è il 155 a.C.
  • 529 d.C. è il terminus ad quem. => è confacente a molti storici per simboleggiare una svolta culturale. Questo terminus è adottato da uno storico della filosofia => STEFANO MASO. Altri preferiscono al 529 individuare in altri termini il limite inferiore del filosofare a Roma. Maso stesso sottolinea come un temino gravido è il 313 d.C. che alcuni scelgono per limitare la parabola dell’evoluzione della filosofia a Roma. Morte di Diocleziano, appunto, è il 313.
  • Il 524 viene posto come data in quanto muore Boezio, che da molti studiosi è considerato l’ultimo grande filosofo antico, esponente di una filosofia ≠ dalla scolastica medievale. La Consolatio Philosophiae è un’opera di filosofo pagano, ma cristiano di professione. La Consolatio è saccheggiata dalla scolastica. È un’opera su cui si possono trovare l’accordo molti perché il Dio di Severino è l’Essere. Boezio è l’ultimo esponente della cultura antica. Boezio si pone la domanda “Che cosa resta quando tutto passa?”, quando ci si accorge che l’essenza vera della vita è spoliazione esistenziale.

530 => fondazione di Montecassino, monastero Benedettino.

Il 529 d.C è la data più problematica tanto è vero che qualcuno propone altre date quali il 313, morte di Deocleziano ed editto di Costantino. Il 529 è avvalorato nel suo simbolismo dalle contingenze fattuali. Nel 530 c’è la fondazione dell’abbazia di Montecassino così come il 524 è la morte di Severino Boezio, ultima grande voce della cultura filosofica pagana.

Il 529 => Editto dell’Imperatore Graziano che ordina la chiusura di ciò che rimaneva delle scuole filosofiche ateniesi (Accademia, Liceo, Stoà, Kepos => Scuola filosofica epicurea si era estinta). L’Editto comporta un colpo mortale alla cultura filosofica antica greca e romana. La dispersione degli ultimi eredi della cultura filosofica e dei loro discepoli può assurgere a fine della cultura filosofica.

155 => Terminus a quo => gode di molto maggiore consenso. Già la storiografia antica considerava l’anno un incipit di un confronto dialettico non pacifico tra la filosofia greca e la cultura romana.

Brani ciceroniani che si occupano dell’episodio: De Oratore, 2, 155 e Tusculanae Disputationes 4,5. Nel 155 giunge a Roma una delegazione diplomatica di Filosofi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marti3003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rivoltella Massimo.
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