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Appunti letteratura italiana

Prima edizione Promessi Sposi

La storia del romanzo inizia nel 1821 (Fermo e Lucia) e finisce nel 1940 (I Promessi Sposi).

Pubblicare: rendere pubblico tramite la stampa. Il Fermo e Lucia verrà pubblicato solo nel 900, in realtà non era mai stato pubblicato da lui. Era stato scritto tra l’aprile del 1821 e il settembre del 1823. Il titolo è stato dato dagli studiosi che hanno ritrovato il manoscritto di Manzoni nell'800.

Pubblicazione dei Promessi Sposi

La prima edizione dei Promessi Sposi è pubblicata nel 1827 a Milano, presso il tipografo Ferrario. Li pubblica in 3 volumi: il primo nel 25, il secondo nel 26, l’ultimo nel 1827. Nello stesso anno (1827) Leopardi pubblica le Operette morali. Questa data ci consente di apprezzare la diversità che esiste tra questi due scrittori.

Differenze e punti comuni tra Promessi Sposi e Operette Morali

Punti comuni

Sono due opere in prosa e hanno entrambe due titoli al plurale, che però fanno pensare a cose diverse, implicano una diversità.

Differenze

Sono entrambe opere in prosa ma di tipo completamente diverso: uno è un romanzo di tipo storico, le altre sono opere dal contenuto filosofico. Sono diverse anche dal punto di vista ideologico: Manzoni è animato da una fede religiosa, Leopardi è ateo.

Leopardi intitola le due operette: "del Conte Giacomo Leopardi". Leopardi conserva nella pubblicazione delle sue Operette morali il proprio titolo nobiliare, cosa che Manzoni non fa. Pubblica la sua opera a nome: Alessandro Manzoni.

Operette Morali

Si tratta di una forma alterata del nome "opera", al vezzeggiativo, questo sta ad indicare la lunghezza: sono prose brevi; morali perché sono prose di tipo filosofico. Leopardi fa più riferimento alla qualità della prosa, non al contesto come fa Manzoni. Il messaggio morale viene trasmesso attraverso la forma narrativa breve.

Promessi Sposi

I Promessi Sposi nella loro edizione del 1827 hanno come sottotitolo: "Storia milanese del XVII secolo" (nella versione del 1840 il sottotitolo scompare). Si tratta quindi di una narrazione della quale ci specifica il contesto: area geografica e tempo storico. È una narrazione dove la componente temporale ha una funzione determinante. È un romanzo di un genere particolare, ambientato nel 1600. È collocato in un tempo distante due secoli dal momento della scrittura. La narrazione della storia comincia all’inizio del mese di novembre del 1628 e finisce nel 1630. Questo romanzo che si svolge in questi due anni ha un genere specifico: appartiene al romanzo di tipo storico.

Incontro fiorentino tra Leopardi e Manzoni

Manzoni e Leopardi si incontrano nel 1827 a Firenze in un Palazzo in Piazza Santa Trinita. Nelle stanze di quel palazzo Giampiero Vieusseux aveva fondato un gabinetto di lettura: Gabinetto Vieusseux, che adesso ha sede in Palazzo Strozzi. Era stato fondato nel 1820 e aveva sede nel palazzo Bourbon del Monte. Questo gabinetto era frequentato da scrittori, persone colte, era una biblioteca circolante, colma di libri e riviste. Tale gabinetto fu frequentato anche da Dostoevskij nel suo soggiorno fiorentino.

L’incontro non portò gran frutti. Non si trovarono in accordo; erano incompatibili. Le loro opere non furono gradite a vicenda. Manzoni era a Firenze per "sciacquare i panni in Arno". Leopardi non ne sente la necessità ma era a Firenze a cercare una sua collocazione dopo essersi allontanato da Recanati, il luogo natale che gli stava stretto, dove era considerato strano: sentiva la necessità di respirare un’aria più ampia. A Firenze in quel momento si trovava un suo conoscente Pietro Giordani, attraverso il quale prende contatti per lettera. Nel 1817 Pietro Giordani si reca a Recanati in visita a Leopardi; nel 1827 Giordani soggiornava a Firenze, così Leopardi trova qui persone a lui vicine dal punto di vista ideologico.

Nonostante la distanza intellettuale e il modo di pensare diverso, gli intellettuali fiorentini apprezzano Leopardi e lo sostengono economicamente; tanto che faranno una colletta nel 1830 per pubblicare i suoi canti. Faranno anche in modo che ottenga una borsa di studio per vivere a Firenze.

La motivazione della loro presenza era diversa: Manzoni stava cercando una lingua, Leopardi no. Manzoni si pone il problema della lingua perché scrive un romanzo; Leopardi scrive prose di carattere diverso. Si rivolgono ad un pubblico diverso. La questione della lingua viene avvertita da colui che si rivolge ad un pubblico più ampio. Manzoni si rivolgeva al popolo; Leopardi ad un pubblico più colto.

Opere di Manzoni prima dei Promessi Sposi

Manzoni prima dei Promessi Sposi aveva pubblicato 2 tragedie: Adelchi 1822, Conte di Carmagnola 1820, e gli Inni sacri. In un certo momento Manzoni intreccia la scrittura dell’Adelchi con il Fermo e Lucia. La questione della lingua lo coinvolge nel momento della stesura del romanzo, la tragedia era invece rivolta ad un pubblico più alto.

Il tema dell'esattezza

Italo Calvino muore nel settembre del 1985 a Castiglion della Pescaia. Calvino sarebbe dovuto partire per gli USA poco dopo per tenere delle lezioni all’università di Harvard. Scrive 6 lezioni dedicate a: leggerezza, velocità, esattezza, visibilità, molteplicità e consistenza. Tali lezioni furono pubblicate postume dalla moglie Ester Calvino. Nella terza lezione che aveva preparato per la sua esperienza americana parlava proprio di "esattezza".

Fiabe Italiane del 1956 di Italo Calvino, insieme a Marco Baldo, le avventure in città sono testi adatti per essere presentati alla scuola primaria. Anche il Barone Rampante è adatto per essere presentato alle scuole elementari: la storia di un ragazzo, Cosimo, che decide di organizzare la propria vita al di sopra di un albero. Questo gli consente di vedere le cose da una prospettiva più ampia come metafora del modo di vivere. Esiste una versione ridotta d’autore con delle illustrazioni, adatta alla scuola.

Calvino durante la lezione dedicata all’esattezza, la quale risale a 33 anni fa, parla già dell’inesattezza del linguaggio, influenzato dai mass media. La sua sensibilità era straordinaria in quanto ha anticipato un problema attuale.

Esattezza per lui significava tre cose:

  • Un disegno dell’opera ben definito
  • La forza delle immagini evocate, nitide, incisive (icastiche) come resa del pensiero e dell’immaginazione
  • Un linguaggio il più preciso possibile

Calvino illustra anche la differenza tra scritto e parlato, dicendo che la scrittura aiuta ad esprimersi, aiuta nella ricerca della parola giusta che rappresenta correttamente ciò che si intende dire; il parlato invece accumula molti concetti superflui.

Parla di peste del linguaggio che tende a livellare l’espressione su formule anonime astratte e a diminuire i significati; parla dell’usura e dell’uso sbagliato del linguaggio. Secondo lui la parola dà ordine al mondo che ci circonda, costruisce il mondo; questo si può evincere anche dalle prime parole della Bibbia: il Verbo regola il mondo.

Calvino per spiegare l’esattezza si rifà paradossalmente a Leopardi, poeta del vago, che vuole suscitare al lettore il senso dell’indeterminato. Calvino riporta alcuni passi dello Zibaldone in cui Leopardi fa l’elogio del vago.

Lo Zibaldone di Leopardi

Lo Zibaldone era una raccolta di pensieri che Leopardi inizia a tenere nel 1817 e che recentemente è stato pubblicato; era un testo che Leopardi teneva per sé con le sue riflessioni attorno alla morale, alla letteratura, alla filosofia e altri concetti.

Il passo dello Zibaldone nel quale Leopardi parla dell’inesattezza durante la notte è scritto nel settembre del 1821, anno nel quale scrive l’Infinito. In un altro passo dello Zibaldone Leopardi spiega che per spiegare l’idea del vago devono esserci alla base delle idee precise e definite; così per contraddizione Leopardi diventa poeta del definito.

Uso della precisione nel linguaggio

Sull’uso della precisione nel linguaggio non c’è solo Calvino; anche un altro autore contemporaneo ne parla: Gianrico Carofiglio, un magistrato che dopo aver lasciato la magistratura si è dedicato alla scrittura. Ha scritto nel 2015 il libro Con parole precise. Breviario di scrittura civile; parla dell’uso proprio del linguaggio e della sua importanza civile e politica. L’uso preciso del linguaggio sta alla base della convivenza civile. Tale libro risale al 2015, epoca nella quale il fenomeno è dilagante, Calvino invece lo aveva anticipato.

Uso della parola precisa in poesia e prosa

Parla dell’uso della parola precisa che viene fatto in poesia e in prosa:

La parola nella poesia: Secondo Carofiglio nella poesia la parola ha un valore evocativo, ha la funzione di trasmettere anche stati d’animo. La parola poetica è di suo una parola meno precisa, sono espressioni che servono ad evocare sensazioni e per questo assumono significati diversi (parola polisemica).

Esempi di versi poetici

Giorno per Giorno di Ungaretti, scritto dopo la morte del figlio: "E t’amo, t’amo, ed è un continuo schianto…" nella poesia nessuna parola è scritta a caso, il poeta in questo caso ci vuole trasmettere la sua sofferenza che ad un certo punto esplode. Con "schianto" vuole rendere l’idea del suo cuore che prova un dolore immenso. Non a caso questa parola è messa alla fine del verso; alla fine dei versi vengono infatti poste le parole a cui si vuole dare risalto.

Il verso inizia poi con una congiunzione "E", è come se le parole nascessero dall’interno, come un discorso che affiora e non può essere contenuto. La ripetizione di "t’amo", separata dalla virgola, è volta a rendere la condizione psicologica del poeta. È come se fosse un singhiozzo provocato da un pianto disperato.

Nella poesia non si può parlare di una parola "precisa nel significato", bensì di "polisemica". La natura della parola poetica è incerta e ciò era stato indicato anche da Leopardi nello Zibaldone; le parole danno un senso dell’indeterminato.

Le parole più poetiche sono quelle che danno sensazioni più indeterminate. Leopardi infatti nello Zibaldone parla della "doppia vista" di un oggetto/paesaggio che la persona che lo guarda ha, un duplice valore. Negli Idilli che Leopardi scrisse dopo il 1829 a Recanati, c’è anche "Vaghe stelle dell’Orsa", in cui fa riferimento all’Orsa maggiore. Utilizza la parola "vaghe" che assume un profondo valore sentimentale, non sta ad indicare il senso dell’impreciso, ma un’impressione estetica del bello e dell’indeterminato. Nel caso di Leopardi porta con sé una carica di carattere sentimentale e affettiva.

Un poeta nel momento in cui elabora una sua poesia, personale, che esprime una sua posizione o un suo stato d’animo, fa uso di termini della tradizione del linguaggio poetico: che fa molto riferimento a Leopardi. La poesia nel momento in cui ci vuole trasmettere uno stato d’animo utilizza parole cariche di forza suggestiva e vaghe.

La parola nella prosa

Se invece pensiamo alla prosa letteraria, la funzione della lingua è diversa. A confronto un rigo solo non basta; inoltre la precisione ha un ruolo più importante nella prosa che nella poesia.

Esempi di prosa

  • Una pagina di Guerra e pace di Lev Tolstoj: È un romanzo ambientato nell’età napoleonica, quando Napoleone decide di invadere la Russia per ampliare il suo impero. All’interno di questo romanzo è inserita la storia d’amore tra il principe Andrea e Natasha. Questa pagina parla del principe Andrea ferito che viene soccorso da Natasha e che fa una lode al loro amore. È una prosa letteraria che consente di descrivere perfettamente e di trasmettere al lettore le sensazioni e le emozioni provate dai lettori. È una scrittura che ci mette a contatto con le emozioni dei due personaggi.
  • Una pagina ripresa dal romanzo giallo: Sotterranei di Majestic di George Simenon: In questo caso, trattandosi di un giallo, in cui il lettore ha il ruolo dell’investigatore, lo scrittore utilizza la parola per deviare l’attenzione del lettore da una parte piuttosto che dall’altra. Così l’autore cerca di mostrare soltanto alcune cose al lettore, così da tenere alta l’attenzione fino alla fine. Simenon era un autore di gialli, la sua opera più famosa è "il commissario Maigret", da cui Camilleri ha preso ispirazione per Montalbano.

Usi diversi della parola in Manzoni

Manzoni stesso ci fa vedere nel romanzo come si alternano usi diversi della parola. La prosa lirica/poetica e la prosa descrittiva, descritte da Carofiglio, sono visibili nel romanzo di Manzoni contemporaneamente.

Ad esempio: l’inizio stesso dei Promessi Sposi “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…” è descritto due volte: all’inizio dal narratore in modo descrittivo, successivamente in modo poetico nel capitolo 8° nell’ Addio ai monti. In questi due momenti della narrazione Manzoni vuole mostrare questi due modi di scrivere. Nel primo caso il paesaggio è descritto dal narratore in modo quasi scientifico; nel secondo caso è un paesaggio vissuto da Lucia, è un paesaggio dell’anima, che Lucia ripercorre con la sua anima.

Con il capitolo 9 infatti inizia poi la dispersione dei personaggi che da origine a due storie totalmente diverse: la vicenda di Renzo e la vicenda di Lucia. Sono come due romanzi diversi, anche nel genere, che si intrecciano in un unico romanzo. Lucia racconta la storia di una fanciulla perseguitata, minacciata. Renzo invece racconta un romanzo di formazione, che acquista coscienza e consapevolezza attraverso le esperienze a cui va incontro. È un uomo di campagna che con il contatto con la città si perde. Solo attraverso l’esperienza Renzo si forma.

Differenze tra Fermo e Lucia e I Promessi Sposi

Il Fermo e Lucia: È scritto in seconda persona, Manzoni si rivolge direttamente al lettore; inoltre la descrizione iniziale è molto ricca di riferimenti autobiografici, cioè componenti personali.

Versione 1927: In questa versione dei "Promessi Sposi" viene abolita la seconda persona. Manzoni inoltre lavora molto sulla parte iniziale del romanzo per renderla più oggettiva e minima, elimina le componenti di carattere personale. C’è inoltre uno sguardo panoramico e cinematografico che va dal macro al micro (dal lago alle stradicciole in cui passeggia Don Abbondio).

Versione 1940: Versione definitiva dei Promessi Sposi: 1840, 13 anni dopo la prima edizione del 1827. Si chiamano per questo la Quarantana e la Ventisettana. Quando Manzoni nel 1840 pubblica I Promessi Sposi li pubblica a fascicoli, non per interno. Il lettore acquistava via via i fascicoli e li rilegava. L’edizione del 1840 è illustrata, ogni capitolo ha più di un’illustrazione. La regia illustrativa è seguita da Manzoni passo passo in prima persona; perché per lui le illustrazioni erano molto importanti.

Conclusione

In questo volume la storia non finisce come nelle precedenti versioni con le ultime parole del capitolo 38°: in cui i due sposi traggono le conclusioni comuni della storia da punti di vista diversi. Nell’edizione del 1840 dopo le ultime parole del capitolo 38° c’è un’illustrazione dove sono raffigurati Renzo e Lucia che parlano e Agnese con in braccio un bambino. Accanto però c’è un altro frontespizio con una piazza, con delle case e una colonna; alla base della colonna ci sono delle pietre con su inciso "Storia della colonna infame". Questa scritta infatti rappresenta l’appendice scritta nel titolo dei Promessi Sposi. È la storia del processo fatto in quel tempo a Milano durante il periodo della peste. Il frontespizio era presente nel Fermo e Lucia, venne eliminato nella versione del 1927 e ripreso nella versione del 1940.

La storia della colonna infame è importante perché ci fa capire il rifiuto del romanzo storico fatto da Manzoni in quegli anni. Lui infatti scrive il romanzo con l’intento di integrare storia e invenzione nello stesso romanzo.

La prima versione del romanzo

Manzoni mentre scriveva il romanzo lo leggeva nel suo salotto a 25 amici e lettori, con i quali discuteva anche di alti argomenti letterari. In questo momento, quando lo leggeva, il romanzo era ancora in fase di incubazione, lo stava mettendo per iscritto.

Fasi di scrittura di un romanzo

  • Redazione o stesura: quella del Fermo e Lucia e quella del 1827. La redazione è il momento del lavoro dello scrittore, il quale può decidere di scrivere di proprio pugno (manoscritto autografo) o di affidare la scrittura ad altri. È la prima scrittura/stesura di un’opera, nel caso dei Promessi Sposi si chiama Fermo e Lucia, che rimane nel cassetto di Manzoni.
  • Edizione: quando un testo viene dato alla stampa e viene pubblicato. La prima edizione dei Promessi Sposi è la 27ana (la cui stampa avvenne tra il 1825 e il 1827). La seconda edizione è la 40ana, la quale venne stampata tra il 1840 e il 1842.
  • Pubblicazione: momento in cui un lavoro viene reso pubblico attraverso la stampa. Manzoni utilizzò un copista che trascriveva le sue pagine, visto che all’epoca era tutto fatto a mano.
  • Revisione: quella del 1840

La prima fase per la scrittura di un romanzo è quella che viene attestata da un manoscritto autografo, scritto a mano dall’autore oppure una copia di mano di un altro autore. Questo non è il caso dei Promessi Sposi, per il quale noi possediamo tutte le versioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher education97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Turchi Roberta.
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