Raccontare e ricordare l'infanzia
All'interno del diciottesimo secolo, Le confessioni di Jean Jacques Rousseau segnarono un modo diverso di scrivere l'autobiografia, intesa come riscrittura del proprio percorso biografico e delle tappe della propria esistenza. L'autobiografia è un'introspezione di carattere psicologico: vengono rievocati momenti e fatti che possono essere rivelatori del carattere dell'individuo. Con Le confessioni, Rousseau sottolinea l'importanza dell'infanzia: rievoca la propria infanzia, il rapporto all'interno della famiglia, col mondo circostante... e il modo in cui questo periodo della sua vita sia stato così importante da condizionare la sua esistenza futura. Si scopre così l'importanza dell'infanzia.
Le confessioni uscirono tra il 1782 e il 1789, ma le aveva scritte tra 1764 e il 1769. Rousseau scrive la propria autobiografia quando è già adulto, ripercorrendo la propria vita. La pubblicazione delle Confessioni di Rousseau si ripercuote in Europa e in Italia: cambia il modo di concepire l'autobiografia e l'infanzia. In questo periodo si afferma una famiglia dove viene messo in risalto il rapporto di affetto che lega i componenti e non il rapporto di gerarchia. Il matrimonio in passato non era per amore, ma era un accordo che veniva preso da parte del capo famiglia in base alle convenienze matrimoniali in vista dell'aumento dei beni della famiglia. Questo assetto della famiglia muta nel Settecento e muta anche il modo di raccontare l'esistenza personale.
Infanzia e autobiografia
Quando si parla di infanzia, si parla degli studi che sono stati fatti. Con Rousseau, si parla degli eventi e dei fatti che hanno un riflesso di carattere psicologico. In Italia, uno dei primi a risentire della scrittura di Rousseau fu Vittorio Alfieri.
La Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso è un'autobiografia scritta da Vittorio Alfieri. La parola autobiografia è composta da auto, cioè stesso, e grafia, cioè scrittura. L'autobiografia è quindi la scrittura della vita fatta dalla medesima persona. L'autobiografia è uno sguardo rivolto a posteriori sulla propria esistenza. Alfieri scrisse la propria autobiografia a 51 anni. L'autobiografia è una narrazione continua in cui si dà un'interpretazione della propria esistenza attraverso quelli che sono dei momenti e degli episodi particolari che ricordiamo.
Da una parte l'autobiografia dà l'impressione di un'esistenza che scorre lungo le coordinate spazio-temporali. Questo racconto continuo è un tentativo di dare ordine alla propria esistenza perché la memoria è composta da dei frammenti della nostra esistenza che recuperiamo, ai quali diamo un ordine nel racconto autobiografico. L'autobiografia è una costruzione fatta al fine di dare un significato alla propria esistenza. La costruzione dipende anche dall'immagine che una persona vuole dare di sé. L'autobiografia è solo un'interpretazione e una versione dell'esistenza.
Il patto autobiografico
L'autobiografia presuppone in genere un lettore, tanto che Lejeune, uno dei più famosi studiosi dell'autobiografia, parla di patto autobiografico, cioè tra l'autore dell'autobiografia e il lettore si stabilisce un patto secondo il quale il lettore crede alla sincerità di quello che l'autobiografo scrive. Alfieri, prima di iniziare a raccontare la vita, si rivolge ai suoi lettori dicendo che la sua opera è diretta a stabilire la verità perché dopo la sua morte qualcuno avrebbe parlato di lui. Questo è un modo per prevenire l'azione dei posteri dando una verità dell'autobiografo sulla propria esistenza.
Diario e altre forme di autobiografia
Il diario è composto da annotazioni fatte giorno per giorno. Esso può essere una registrazione degli impegni del giorno e delle spese oppure intenderlo come un giornale intimo, cioè un journal intime, cioè pagine nelle quali una persona registra delle condizioni psicologiche di umori e di stati d'animo che variano da periodo a periodo. Il diario e il giornale sono annotazioni giornaliere. Esistono almeno altre due forme di autobiografia: il curriculum e i social network.
Quando una persona scrive un'autobiografia, oltre alla memoria, dispone anche di altri strumenti. Ma la memoria può essere ingannevole e quindi le lettere, i diari e le fotografie possono essere d'aiuto per la scrittura di un'autobiografia. La lettera è un testo di carattere autobiografico e, nel momento in cui la scriviamo, facciamo delle selezioni. La lettera è cambiata nel tempo, ad esempio in precedenza era prevalentemente cartacea mentre adesso è digitale, come nel caso di email e SMS. Il ricordo è sempre legato alla memoria, ma è una parola che ha più significati. Il ricordo può essere qualcosa che rimane nella mente o anche qualcosa di materiale.
Autobiografie precedenti e il ruolo di Rousseau
Precedentemente a La Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso erano uscite altre autobiografie. Rousseau intitolò la sua Le confessioni. A Parigi, Carlo Goldoni pubblica la propria autobiografia intitolandola Mémoires de Charles Goldoni pour servir à l'histoire de sa vie et à celle de son théâtre. La confessione a cui si riferisce il titolo dell'opera di Rousseau implica il confidarsi, cioè parlare con una persona della quale ci fidiamo e a cui rivolgiamo tutta la nostra fragilità senza timore di essere giudicati. La confessione ha anche il valore di un sacramento di tipo religioso fatta da una persona di fede e rivolta a un sacerdote. Rousseau rivela ai suoi lettori il suo se stesso più intimo, mettendo in mostra la propria esistenza perché pensa che possa servire per conoscere l'individuo.
Così facendo, Rousseau usa un titolo che ha una tradizione molto forte perché le prime confessioni sono quelle di Sant'Agostino. Sant'Agostino parla dell'evoluzione della propria vita implicando dei forti cambiamenti. Alfieri, quando scrive la propria autobiografia, scarta il titolo di "confessione" e sceglie la parola "vita". La parola vita rimanda ai modelli classici greci e latini, come Plutarco. A differenza di Rousseau, Alfieri scarta confessioni perché ha rifiutato fino alla morte la pratica della confessione cattolica.
Goldoni intitola la sua autobiografia Memorie di Carlo Goldoni per servire alla storia di sua vita e del suo teatro. Esso parla della sua vita dalla sua nascita ai suoi 80 anni. La parola "memorie" dà l'idea di un qualcosa di più variato. Nella prima parte, Goldoni ci parla della sua vita dalla sua nascita al 1748: esso si trovava in Toscana, dove decise di dedicarsi al teatro. Fino a quel momento aveva preso una laurea in legge. Nella seconda parte della sua vita, Goldoni parla dell'attività teatrale dal 1748 al 1762: Goldoni parte per Parigi. Nella terza parte della sua vita che va dal 1762 al 1787 Goldoni pubblica la sua autobiografia e della sua attività parigina. Nell'ultimo capitolo delle Memorie, Goldoni parla di Alfieri. In queste tre parti, Goldoni individua degli anni che nella sua vita hanno segnato delle fratture. Ognuna delle tre parti è divisa in capitoli, dove l'inizio e la fine delle tre parti individuano delle fratture e dei momenti di svolta della sua esistenza.
Alfieri, davanti alla necessità di ripartire la propria narrazione, divide la sua autobiografia in due parti. La prima è preceduta da un'introduzione. Alfieri divide la sua vita in parti e a sua volta le parti vengono divise in epoche che corrispondono alla periodizzazione della vita. Nella prima epoca, Alfieri distingue la puerizia dall'infanzia. Infanzia deriva dal latino e vuol dire "senza parola", mentre "puerizia" identifica un bambino più grande e più formato. L'epoca seconda è l'adolescenza, la terza è la giovinezza e la quarta è la virilità. La virilità occupa parte della prima parte e della seconda, ma manca la vecchiaia perché Alfieri scrisse la sua autobiografia verso i cinquant'anni.
Per scrivere il suo libro, Alfieri riprende lo schema della scala della vita, cioè una rappresentazione iconografica della vita che è rimasta nel tempo a partire dal Medioevo. Nella prima scala vi è rappresentato il bambino, per poi procedere fino alla vecchiaia. Tra il 1787 e il 1789, Alfieri pubblica le proprie tragedie che aveva cominciato a scrivere nel 1775. La stampa dei propri scritti, è un'attività che coinvolge molto Alfieri perché vuole che la sua sia un'edizione perfetta.
Alfieri e la sua autobiografia
Quando comincia invece a pensare alla scrittura della storia della propria vita, legge e si documenta su ciò che avvenne nel 1785: in quell'anno a Parigi visse Carlo Goldoni che pubblicò la sua autobiografia intitolata Mémoires. Goldoni, nell'ultimo capitolo della propria autobiografia, aveva ricordato Vittorio Alfieri. Infatti, congedandosi dalla propria autobiografia, Goldoni ricorda la visita di Alfieri, esaltandone le qualità. È come se Goldoni passasse la mano ad un altro autore più giovane di lui di 42 anni. Goldoni, iniziando la propria autobiografia, aveva premesso un'introduzione, cioè una parte sempre presente nelle autobiografie. Mentre l'autobiografia sviluppa il racconto, con l'introduzione l'autobiografo si rivolge ai lettori e spiega i motivi per cui ha deciso di pubblicare la propria autobiografia. Nell'introduzione, l'autobiografo stabilisce un rapporto con il lettore. Se mettiamo a confronto le diverse introduzioni di Rousseau, Goldoni e Alfieri, sono introduzioni eloquenti perché sono rivelatrici dell'intenzione con cui sono state scritte e quella di Rousseau, in particolare, segna una frattura nel modo di scrivere un'introduzione e di scrivere una biografia.
Le Confessioni di Rousseau vengono pubblicate dopo la morte dell'autore nella loro integrità. In precedenza, Rousseau aveva dato delle pubbliche letture delle sue Confessioni. Rousseau narra degli episodi della propria infanzia che oggi a noi non recano stupore. Rousseau si rivolge ai lettori chiedendo rispetto per le sue parole. Intorno alla sua biografia, si è costruita attorno a Rousseau un'aspettativa perché in precedenza è stato già conosciuto per altri scritti come Il contratto sociale. Rousseau scrive la propria autobiografia anche per una difesa dalle accuse e dalle infamie che gli avversari potrebbero rivolgergli in futuro. Questa autobiografia diventa per Rousseau un modo per esaltare la propria intimità, mettendo a nudo se stesso in tutti i suoi aspetti positivi o negativi. Nell'introduzione di Rousseau viene dichiarato che ogni individuo ha un percorso unico e irripetibile rispetto ad un altro.
Nel 1789, se da una parte abbiamo l'inizio della pubblicazione a stampa delle Confessioni di Rousseau, in Francia ha inizio la Rivoluzione Francese. La Vita di Benvenuto Cellini è un'autobiografia prima inedita ma poi pubblicata nel 1747, poco prima della nascita di Alfieri.
Vittorio Alfieri
Alfieri nasce nel 1789 e inizia a scrivere la propria vita dopo l'edizione delle Tragedie che finisce nel 1789. Nel 1790 inizia la stesura della propria autobiografia. La prima stesura viene conclusa tra l'aprile e il maggio del 1790 e il manoscritto è conservato a Firenze nella Biblioteca Medicea Laurenziana. Tra gli autografi di Alfieri, ci ne sono due della vita. Alfieri era un uomo molto meticoloso e annotava alcuni momenti della propria vita. Il pacco in cui annotava tutti gli eventi fu compilato in una prima parte quando era a Parigi e poi in una seconda parte quando era a Firenze.
Quando Alfieri affronta la sua vita, affrontò anche la periodizzazione e la suddivisione della propria vita. Nell'introduzione alla Vita, spiega appunto quale procedimento ha adottato: «Quanto poi al metodo, affin di tediar meno il lettore, e dargli qualche riposo e anche i mezzi di abbreviarsela col tralasciare quegli anni di essa che gli parranno meno curiosi; io mi propongo di ripartirla in cinque Epoche, corrispondenti alle cinque età dell'uomo e da esse intitolarne le divisioni: puerizia, adolescenza, giovinezza, virilità e vecchiaia.»
Le epoche della vita di Alfieri
I cinque capitoli dell'Epoca prima: perizia. Abbraccia i primi nove anni di vegetazione che vanno dal 1749 al 1758. L'individuazione dell'arco temporale ci è data non solo dal sottotitolo dell'epoca, ma anche dal fatto che Alfieri associa alla divisione in epoche, una descrizione di tipo annalistico. Quindi, a destra, sul margine della pagina, Alfieri annotava la data. C'è dunque una divisione delle epoche che si incrocia con una divisione in annali della vita.
L'Epoca seconda: adolescenza. Abbraccia otto anni d'ineducazione e comprende 10 capitoli, sono gli anni che Alfieri trascorre in accademia. Alfieri era un giovane nobile del suo tempo e, all'età di nove anni, parte dalla casa materna ed entra nell'Accademia di Torino. Lì vi erano giovani nobili al pari di Alfieri. L'ultimo capitolo annuncia l'ingresso nelle truppe e quindi a una carriera all'interno dell'esercito piemontese.
L'Epoca terza: giovinezza. Abbraccia circa dieci anni di viaggi e dissolutezze e comprende 15 capitoli che si riferiscono a un rito di passaggio in cui esce dal collegio e compie dei viaggi di formazione. Il viaggio di formazione era detto "tour" e serviva ad acquisire una gestualità ed un comportamento consono al ruolo che la persona avrebbe svolto in futuro. Questi giovani partivano con delle valide credenziali e viaggiavano perché li attendeva una vita diplomatica o militare. Una delle tappe obbligate del tour era il viaggio in Italia. Alla fine della Giovinezza, Alfieri si libera del costume del nobile del suo tempo e si rinnova attraverso una nuova educazione che coincide col periodo della Virilità. In questo caso, la cesura che segna il passaggio dalla Giovinezza alla Virilità ha una risonanza del tutto individuale e personale.
L'Epoca quarta: virilità. Abbraccia trenta più anni di composizioni, traduzioni, e studi diversi ed è divisa in due parti e comprende l'ultima parte della parte prima e tutta la parte seconda. Vi sono 31 capitoli, di cui il 31º è di congedo. Alla fine abbiamo la conversione letteraria di Alfieri: da giovane nobile diventa letterato. Per preparare questa svolta ci sono voluti 26 anni. È interessante vedere come avviene il cambiamento in Alfieri.
La Giovinezza inizia all'età di 17 anni di Alfieri. Uscito dall'accademia, parte insieme ad altri ex compagni e al suo servitore che lo segue e lo accudisce nel viaggio. Questo viaggio è una specie di commedia perché il viaggio ha delle caratteristiche ridicole e il servitore, Elia, è il protagonista della commedia. La prima tappa del viaggio consiste in un soggiorno milanese. È importante nella costruzione autobiografica la selezione delle notizie e degli episodi. Di Milano, Alfieri ricorda la visita alla Biblioteca Ambrosiana dove sono conservati degli autografi di Francesco Petrarca. Nella Giovinezza, la letteratura viene rievocata con la visita a questa biblioteca dove non dà nessun peso al manoscritto di Petrarca che gli viene offerto.
La seconda tappa è Firenze. Alfieri usa come lingua di comunicazione soprattutto il francese, con cui si perfeziona nell'ignoranza della barbaria. Alfieri mostra una costante polemica contro il francese. Nel 1792 ci sarà un cambiamento nei confronti della Francia che si riflette nei giudizi che Alfieri scrive nella Vita dal momento in cui i francesi tolgono i possedimenti dopo la Rivoluzione Francese.
Dietro Alfieri, c'è la filosofia del sensismo secondo cui le idee si formano attraverso i sensi. L'uomo non ha idee innate, ma l'individuo se le forma attraverso i sensi e il confronto tra le idee che si è formato. Nella visione di Condillac, quest'ultimo rappresenta l'uomo come una specie di statua di marmo che pian piano si anima, si trasforma e diventa uomo. Alfieri è simile alla statua di Condillac che non accoglie ancora bene quello che lo circonda. Michelangelo sarà per Alfieri un punto di riferimento a cui dedicare poesie. Santa Croce sarà poi il luogo dove Alfieri verrà sepolto.
L'importanza e il fascino che Michelangelo esercita su Alfieri viene evocato dal luogo in cui troviamo i suoi manoscritti, cioè nella Biblioteca Laurenziana a Firenze, sorta su progetto di Michelangelo. Nella Biblioteca c'è un quaderno di firme dove in una pagina Alfieri firma il suo ingresso in Biblioteca, circa un mese prima della sua morte.
Nel suo viaggio in Olanda, Alfieri viene colpito dall'incontro con un diplomatico, più precisamente era il console portoghese in Olanda. Alfieri familiarizza col console, che regala ad Alfieri una copia delle opere di Machiavelli. La copia delle opere di Machiavelli è anch'essa conservata nella Biblioteca Laurenziana. Alfieri annotava via via pensieri e date di lettura a lato del libro.
Nel capitolo decimoquarto della Giovinezza intitolato Malattia e ravvedimento, Alfieri soffre di una malattia somatica, attraverso la quale esprime il rifiuto della vita che ha condotto fino a quel momento (1774-1775). Quando Alfieri esce dalla malattia che si manifesta con sintomi di vomito, comincia a scrivere i primi versi. Dopo la malattia, Alfieri inizia a sentire vergogna della relazione che lo umilia perché non è data da un sentimento. In delle visite che Alfieri fa alla dama, comincia a scrivere la prima tragedia Antonio e Cleopatra, chiamata Cleopatraccia. I primi versi della tragedia furono scritti e appuntati in delle pagine sparse e poi nascoste sotto il cuscino della poltrona. La composizione della prima tragedia fu rappresentata con successo e rappresenta con successo la liberazione dell'Alfieri. Ciò avviene anche con l'aiuto del fidato servo: il momento della liber
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