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Lezioni 1-2: Poesia e verità nell'ottica di Dante

Temi forti

  • Lotte intestine all'interno di Firenze.
  • Assenza dell'impero: l'imperatore non si occupava del Regno d'Italia.
  • Ingerenza del papa Bonifacio VIII riguardo le questioni politiche.

Paradiso XVII: Utopia e verità

Dante si è fatto profetizzare il suo esilio da Cacciaguida. Ha il dubbio se dire ciò che ha visto. Deve corrispondere ai posteri (parlare) o essere amico dei suoi contemporanei (tacere)? I peccatori più grandi sono i traditori della patria (Bruto e Caspio). Deve rimuovere ogni finzione, bugia. La sua visione deve essere manifesta.

Il profeta Isaia gli è di ispirazione, è colui che ha ricevuto da Dio la missione di dire al popolo i suoi peccati. Il poema di Dante è un grido di denuncia. Deve percuotere le più alte cime (gli uomini più potenti). Il compito di Dante è quello di indicare al lettore se non agisce con giustizia e fede.

Con Dante nasce la figura del poeta testimone, intellettuale. L'intellettuale è il poeta che decide di dire ciò che pensa in poesia interagendo con la realtà, con la storia. Da una lettura completa della realtà e propone soluzioni. Dante inaugura il poeta che vede la realtà al di fuori di sé e la legge per noi. Dall'alto, fuori da tutto.

Dante vede il mondo e lo trova una piccola cosa (aiola) dove tutti si fanno la guerra. Si dà la missione di trovare una soluzione ai conflitti.

Dante (vita)

  • Nasce nel 1265 tra il 21 maggio e 22 giugno; è dei gemelli. A quel tempo era importante l'influenza degli astri nella nascita di una persona. Si inventa una discendenza nobiliare, apparteneva invece al popolo grasso (la borghesia possedente mezzi in più). Resta orfano presto.
  • Nel 1295 assume le prime cariche politiche.
  • Il 1260 (vittoria ghibellina a Montaperti, protagonista: Farinata degli Uberti) e il 1266 (battaglia di Benevento, sconfitta ghibellina imputabile a Federico II di Svevia). Il comune era guelfo alla nascita di Dante.

Politica medievale

  • Due partiti: guelfi (filoimperiale) e ghibellini (filopapale).
  • Federico II muore nel 1250. Egli aveva tenuto unito il Sacro romano impero e la corte del sud. È l'ultimo che ha a cuore il feudo italiano. Dopo i comuni assumono forza e autonomia, nascono fazioni municipali e rivalità.
  • Il papa sfrutta l'assenza dell'imperatore Arrigo VII per ottenere il potere temporale. Arrigo viene eletto imperatore tra il 1308-1309 e manifesta da subito la volontà di impossessarsi della corona del Regno di Italia. Questo diede speranza a Dante che questo imperatore mettesse ordine ai problemi comunali e riconsegnasse al papa il potere spirituale.

Teoria dei due Soli: il mondo deve essere per Dante retto da due soli: il papa, guida per gli uomini e l'imperatore che deve rappresentare una guida temporale. Tale concezione politica viene espressa nel trattatello incompiuto nel Monarchia (1314) e non è allineata al pensiero politico del tempo.

La speranza di Dante inizia a venir meno dal momento che l'imperatore è osteggiato dal papa. L'imperatore infatti doveva essere legittimato dal papa e per questo gli portava rispetto (per una questione del sacro). Dante invece riteneva che discendessero entrambi da Dio e che fossero due poteri autonomi.

Nel Paradiso vi è un canto politico, un lungo monologo su Giustiniano in cui parla dei guelfi bianchi e guelfi neri.

  • 1293 – Giano della Bella attua un ordinamento di giustizia che escludeva dal potere gli aristocratici, voleva formare un governo popolare. La carica più alta nel governo di Firenze era il triorato, quella dopo era il priorato (biennio di potere).

I Donati erano una famiglia di aristocratici e rappresentavano i capofila dei guelfi neri, erano sostenuti dal papa nella lotta per riottenere il potere. I guelfi bianchi erano invece guidati da un’altra famiglia nobile, quella dei Cerchi, loro seguivano gli ordinamenti popolari.

Nel 1273 Dante incontra per la prima volta Beatrice a 9 anni. Il secondo incontro avviene nel 1293. L’attività poetica di Dante è motivata dall’incontro con Beatrice. La poesia Dantesca nasce come poesia d’amore.

Nel 1293-95 Dante scrive la Vita Nova in seguito alla morte di Beatrice (1290) e in seguito agli studi di filosofia/teologia. La morte della ragazza rappresenta una svolta fondamentale per capire la Vita Nova. È stata scritta in parte in prosa (di tipo narrativo, esplicativo) e in parte in sonetti. Dante la scrisse per ordinare la sua produzione delle liriche giovanili.

Intraprende la poesia della verità anche in campo amoroso. Nei capitoli 19-20 della Vita Nova Dante racconta del saluto di Beatrice, il fatto che gli doni salvezza. Egli segue le convenzioni della poesia di un tempo, ad esempio quella di Cavalcanti (Catullo, Ovidio..). La convenzione era quella di indirizzare le poesie d’amore ad una donna senza dichiararle di essere la propria musa ispiratrice (donna dello schermo). Quando Beatrice non lo saluta più Dante ha un crollo, svolta formalizzata da una sua poesia che sorregge l’inizio della poesia della lode. Beatrice è la portatrice di una concezione nuova dell’amore, essa insegna a Dante la verità. In questo modo lui acquisisce la piena intelligenza di cosa sia l’amore. Egli dice di non poter scrivere di lei, non lodarla, non concepirla come un angelo.

Purgatorio XXVI

Dante incontra un poeta, Orbicciani, che appartiene alla generazione precedente. In questo passo viene inventata la formula dello Stil Novo. Egli scrive sotto la dittatura dell’amore. Da questo punto poesia e filosofia vanno insieme.

  • 1289 – Partecipazione alla battaglia di Campaldino e all'assedio di Caprona come feditore/cavalliere.
  • 1295 – Diventa membro del consiglio dei 36.
  • 1296 – Membro del consiglio dei 100.

Lezione 3: La Vita Nova e l'esperienza politica

La Vita Nova finisce con Dante che vuole elogiare Beatrice. Arte dei medici e degli speziali: Dante. Comincia a prendere posizioni pubbliche autonome e pensa anche ad allontanarsi dal suo stesso partito.

Bonifacio VIII chiede di mandare delle truppe fiorentine contro Margherita di Gherlandeschi e l’unico ad opporsi è Dante. Nel 1300 Dante è uno dei priori. A giugno scoppia una rissa cittadina, vengono mandate in esilio diverse persone tra cui il suo amico primo Cavalcanti, che non tornerà più perché si ammalerà e morirà nel luogo di esilio. Una tragedia che ha a che fare con il senso di giustizia di Dante.

Altro episodio in cui si pone contro il suo partito (guelfi) e anche contro il Papa è il momento in cui il Papa cerca di ottenere il vicariato sulla Toscana, cerca di avere un ruolo determinate nelle questioni del territorio. Dante spiega il suo motivato no.

  • I guelfi neri sono in esilio, il Papa vuole mandare un pacere a Firenze (Carlo di V.), i bianchi mandano una dichiarazione per trattare con il Papa. Nel settembre/ottobre del 1301 vengono mandati tre ambasciatori, Dante viene trattenuto a Roma. Carlo di V. entra in città, fa entrare i neri, colpo di stato dei neri, prendono il potere a novembre.

Il 27 novembre il priorato nero condanna all’esilio alcuni guelfi bianchi tra cui Dante che viene condannato e denunciato per baratteria: mercificare le cariche pubbliche. Questa condanna in contumacia si trasforma ad una condanna a morte. Se Dante avesse voluto tornare sarebbe stato destinato al rogo.

Nel 1302 è in esilio, impossibilitato a trovare un lavoro per sostentarsi. Destino di peregrinare tra le corti d’Italia mendicando. Era molto capace nella scrittura delle epistole, venne assunto anche come segretario.

Prova ad allearsi ad altri esiliati ma non è nella sua natura, decide poi di consumare solo il suo esilio e di non tentare nulla militarmente. Subirà una sconfitta nella battaglia della Lastra. Bartolomeo della Scala a Verona lo ospiterà.

Nel 1306 decide che il suo prestigio e la speranza di poter tornare a Firenze sta nella sua grande opera. Con due trattati inaugura la stagione dell’esilio, spera di conquistare la benevolenza dei suoi concittadini con questi. Sono opere, progetti letterari, che continuano la Vita Nova.

Il Convivio

Il Convivio (banchetto della conoscenza, sapienza) è un trattato di conoscenza alta non finito, con taglio filosofico, scritto in latino che si occupa di capire quale sia il miglior volgare. È un prosimetro; la prosa spiega le lunghe canzoni, pensato per portare la conoscenza a tutti quelli che possono leggere. Non conclude queste opere perché comincia a scrivere l’Inferno.

Dal primo capitolo del primo libro del Convivio abbiamo un passaggio (il 3/4) in cui Dante parla dell’esilio si giustifica attraverso questo la necessità di parlare difficile. Si sente obbligato a scrivere nella maniera più sublime per far vedere ai fiorentini ciò che hanno perso. In questo passo si sente risuonare il suo dolore.

Poema che nasce dal momento che cambiano le contingenze politiche intorno a Dante. L’oggetto principale del poema doveva essere il riscatto dell'uomo. Brunetto Latini aveva scritto un poemetto, il Tesoretto, di taglio politico e che cominciava con il personaggio perso in una selva intricata, metafora della situazione politica. La selva del peccato di Dante, dello smarrimento individuale e collettivo dentro il peccato, non usare la ragione, farsi trascinare dagli istinti è molto più grande.

Anch'essa ha una concezione politica; Dante concepisce il poema dal momento che intravede la speranza di uscire dalla “selva” con Enrico VII. Questa concezione nasce nel momento in cui c’è questa speranza politica europea. Poema virgiliano: impegnato civilmente. Poema sulla giustizia e sulla politica, sulla storia contemporanea e sulle prospettive utopiche del futuro. Dare compiutezza all’augurio che Dante muoveva a se stesso alla fine della Vita Nova quando sperava di poter dire a Beatrice; elogi d’amore.

  • La scrittura dell’Inferno comincia nel 1308, intorno al 1309 è già conclusa ma Dante rimette mano nell’Inferno almeno fino al '14. In questi anni comincia anche a scrivere il Purgatorio (09-16) in cui si sente la speranza di Dante nei confronti di Arrigo VII.
  • Il Paradiso viene scritto dal '17 al 20-21 (sua morte). Le ultime opere che Dante ci lascia sono opere in latino; si occupa di questioni filosofiche alte, scrive Monarchia per supportare l’idea dei due soli e scrive le Egloghe, un'opera in latino di carattere bucolico.
  • 13-14 settembre del 1321 a Ravenna: morte di Dante.

Lezione 4: Purgatorio XVI - iracondi

Canto che riflette sul mare. Da dove e perché nasce il peccato. Dio vuole, tramite influenze celesti, che il male esista. Perché l’uomo pecca, cade nel peccato? Se questo male esiste e se l’uomo può peccare è perché non ha chi lo guidi con le leggi sulla terra: risposta politica.

L’interlocutore in questo canto è Marco Lombardo, il quale gli fa una compiuta trattazione di cosa sia il peccato e il difetto della contemporaneità, del perché gli uomini siano senza guida. È un uomo che ha vissuto nelle corti, conosce come il mondo va e può parlare per esperienza personale.

Nel canto 8 dell’Inferno si parla degli iracondi; un dannato (Filippo Argenti) cerca di rovesciare la barca dove sono Dante e Virgilio. Dante si sta muovendo in un buio totale, d’inferno, di una notte privata di stelle. A purgare la loro inclinazione verso questo peccato sono gli iracondi; c’è una sorta di contrappasso. Il fumo dell’ira acceca in vita; nel Purgatorio l’ira si fa ombra, buio. Questa oscurità è simile al buio che si vede quando si è presi dall’ira.

La seconda motivazione per cui Dante fa questa scelta è che deve mettere in scena un discorso importante che fa Marco Lombardo, dal carattere sdegnoso, un uomo corretto, tutto d’un pezzo. Di lui rappresenta solo la voce. Velo, tessuto che compre pesantemente tutto. In questo buio Virgilio si avvicina a Dante e gli offre un braccio su cui appoggiarsi, Dante si rassomiglia a un cieco dietro alla sua guida per non smarrirsi e per non andare contro a qualcosa che possa ferirlo o ucciderlo. Virgilio dice a Dante di stare attento a non dividersi da lui.

I dannati pregavano per pace e misericordia: svolta dal trauma iniziale. L’esordio di queste voci era: ‘Agnus dei’. Ristabilisce un ordine dicendo che questa preghiera viene pronunciata ad una sola voce con lo stesso tono. Tra queste voci c’era una grande concordia.

Dante si chiede se siano spiriti e Virgilio gli risponde che ha capito il vero. Questi sono spiriti che stanno sciogliendo il nodo dell’ira, stanno purificando l’inclinazione all’iracondia.

La voce che arriva dal buio, dalla caligine attorno a loro, parla come se dividesse ancora il tempo in mesi, ovvero come se fosse ancora in vita. Chi sei tu che sembri ancora in vita? Così fu detto da Marco Lombardo. Dante gli domanda se dal Purgatorio si prosegua in su. Per andare su va bene la strada che sta facendo. Cercare sempre la strada: metafora della vita. Lo spirito può fargli strada fino al confine del suo girone. Dante gli spiega di essere arrivato lì passando per posti angosciosi (Inferno). In virtù di questa grazia che ha ricevuto vuole sapere cosa gli spetta e se può superare il varco.

Lombardo dice di essere stato chiamato Marco, che era un conoscitore delle cose del mondo e che amò quella virtù verso la quale oggi tutti fanno guerra. Era impiegato in diverse corti della Lombardia ed è stato un uomo di grande valore. La sua vita da cortigiano corretto si capiva anche da qualche sua novella che i contemporanei di Dante conoscevano.

A Ciacco, Pier delle Vigne, Sordello, Gherardo del Cammino e al Conte Ugolino Dante affida il discorso sulla corruzione di Firenze del suo tempo. Gherardo del Cammino è stato uno dei primissimi che ha accolto Dante, un signore molto buono e giusto, prodigo nei confronti di Dante, un suo protettore, mecenate.

Marco Lombardo era noto come diplomatico, stesso ruolo che Dante aveva assunto in seguito al suo esilio; rispecchiamento totale in questo personaggio. Lombardo chiede a Dante di pregare per lui per andare più veloci verso il Paradiso.

Dante ha un dubbio che lo agita (Purgatorio XIV - Guido del Duca aveva parlato del fatto che al giorno d’oggi l’antica virtù è corrotta). Il mondo è privo di virtù e valori ed è gravido di malizia, cattiveria ma Dante lo prega di indicargli il motivo così lui che possa impararlo e restituire la lezione al mondo.

La motivazione: qualcuno la pone nei cieli, astri, influenze celesti, altri nel mondo. Veramente Dante viene dal mondo perché lì sono tutti ciechi, non hanno capito nulla.

Lombardo fa un discorso sulla coscienza individuale che deve diventare coscienza collettiva; principio base di una comunità. Gli uomini danno la colpa a tutto ciò che succede al cielo come se tutto avvenisse in maniera meccanicistica. Se fosse veramente tutto meccanico, negli uomini sarebbe distrutto il libero arbitrio. Fede cristiana è ossimorica in questo aspetto. Non ci sarebbe giustizia; né letizia per il bene né lutto per il male. Certamente c’è una componente legata all’influenza del cielo (concezione medievale).

A tutti è dato un lume, quello della ragione per gestire bene e male e la libertà individuale. Se è faticoso nelle prime battaglie con le influenze astrali usare il libero volere, poi la propria scelta personale si rafforza e vince ogni tentazione dalla malizia e la monarchia sociale. Forza maggiore e migliore natura è ciò da cui l’uomo è dominato: Dio. Liberamente soggiace solo a Dio.

Nelle terzine il senso di libertà arriva al lettore con forza. La mente è qualcosa di diverso dalla ragione: è intelletto e volontà. L’anima razionale (la mente) creata da Dio quanto di più simile a Dio. È il modo di partecipare all’ordine divino; di questo aspetto le stelle non si occupano. Per Aristotele, a cui si ispira Dante, la mente quando nasce è completamente vuota, ‘tabula rasa’, pian piano si riempie di idee e di vita. Per Platone invece le idee sono innate e nel tempo si sviluppano. Se il mondo disvia le colpe sono solo nell’uomo.

Lezione 5: Liberi soggiacete

“Soggiacere” significa essere dominati dal sistema in cui l’uomo vive; gli uomini soggiacciono a Dio. Noi scegliamo per noi, ma anche per tutti. Il libero arbitrio ha bisogno di una guida terrena, ovvero le leggi.

Segue S.Agostino “De civitate dei”: libro riferimento. Anima è una “bambina” che si fa irretire dai piaceri del mondo: probabile scelta del male. Se c’è qualcuno che la guida, e le fa capire quale è il modello di civiltà cui bisogna tendere –a immagine e somiglianza della Città di Dio- l’anima può crescere. Importanza delle leggi e di chi le scrive.

“Anima semplicetta” significa che non sa nulla, tabula rasa. L’unica cosa che essa sa è il desiderio di tornare allo stato di felicità dal quale è partita, ma non sa come farlo.

Di picciol bene in pria sente sapore; quivi s’inganna, e dietro ad esso corre, se guida o fren non torce suo amore. 93

Introduzione in queste terzine del tema politico. Senza guida, l’anima corre dietro ai beni terreni, che non le faranno mai raggiungere la “civitas dei”. Serve una guida, un “fren”, altrimenti l’anima sbanda. Dante pone molta fiducia nell’uomo, ma è anche consapevole che, essendo...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessxrap di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Morando Simona.
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