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Gabriele D'Annunzio: l'esordio (1879-1882)

Primo vere (1879)

Raccolta di poesie, esplicitamente si rifà alla poesia di Carducci, ma già si riscontrano una dolcezza, una musicalità particolari che caratterizzeranno la produzione matura di D'Annunzio.

Raccolta di poesie originali e traduzioni da Orazio. Nell’edizione del 1880 il titolo di "Traduzioni" sarà modificato in "Imitazioni". Si tratta di una poetica del plagio come momento creativo.

Canto novo e terra vergine (1882)

Presentano già numerosi elementi che caratterizzeranno il D'Annunzio successivo:

  • Panismo, celebrazione di una vitalità istintiva, ferina.
  • Descrizioni paesaggistiche estremamente liriche, colme di metafore, analogie, suggestioni che sollecitano tutti i sensi.
  • In D'Annunzio è centrale la dimensione della percezione, con una innata disposizione nel percepire il mondo con estrema forza e attraverso una molteplicità di sensi.
  • Forte ricerca formale, come dimostra la sua corrispondenza dell'epoca; la sua scrittura è tutt'altro che immediata: c'è un fortissimo labor limae, continue revisioni, inseriti vocaboli tecnici attinti da dizionari o trattatistica.
  • Numerose citazioni letterarie, filosofiche, scientifiche. Fin dagli esordi, D'Annunzio fonda la propria autenticità sul plagio/imitazione di tematiche, stilemi altrui e su un vero e proprio culto dell’artificialità. Canta e celebra la Natura, ma è una natura letteraria, filtrata da precise visioni artistiche o filosofiche e trasfigurata da continui artifici formali.

Il periodo romano (1883-1890)

Quando si sposta a Roma, inizia per D'Annunzio una fase di ricerca di una propria specificità di autore. Non è un’impresa semplice per un uomo come D'Annunzio, più allenato a riconoscere e assecondare le mode che all’ascolto di sé. Quindi si tratta di un periodo caratterizzato dalla frammentarietà di esperienze sia artistiche che esistenziali, un vero e proprio collezionismo di esperienze:

  • Lavora come giornalista di cronache mondane
  • Frequenta sia l’ambiente mondano romano che quello artistico-letterario
  • Continua la produzione e la sperimentazione lirica

Caratteristiche dei testi di questo periodo

  • Frammentarietà programmatica: come sottolinea Croce, si tratta di una frammentarietà che non è affatto accidentale, ma una frammentarietà programmatica che fa di D'Annunzio (almeno, del D'Annunzio del periodo romano) il prototipo dell’intellettuale trasformista, in continuo rinnovamento e metamorfosi. I testi di questo periodo sono, come li definisce Lorenzini, testi-contenitore, dove prevale il culto per la citazione (compresa l’auto-citazione) e per la ricerca sonora e musicale.
  • Estetismo: al primato della Natura cui si ispirava la fase dell'esordio succede il primato dell'Arte. L’allontanamento dal Naturalismo è definitivo, la parola non è più testimonianza ma diviene pura immagine, straniata da ogni contesto, che interessa a D'Annunzio solo per le suggestioni e sensazioni che è in grado di evocare.

Unione vita-letteratura e ruolo dell’artista

D'Annunzio è perfettamente consapevole della perdita di centralità dell’artista all’interno della società a lui contemporanea: l’artista non occupa più un ruolo privilegiato nella società (cfr. "Perdita dell’aureola", poemetto in prosa di Baudelaire).

Esaltazione dell’artista

Per reazione, D'Annunzio costruisce un vero e proprio culto dell’artista, esaltando nell’unicità, le abilità percettive e intellettive che superano quelle comuni. L’artista è colui che è in grado di vedere oltre le apparenze, cogliendo l’essenza della realtà e la fitta rete di corrispondenze e di simboli che si nascondono dietro le cose (cfr. Schopenhauer e Baudelaire).

Creazione di un “personaggio”

D'Annunzio comprende che la qualità dell’opera d’arte non è più garanzia di successo per l’artista; è necessario per l’artista divenire un vero e proprio personaggio pubblico. D'Annunzio si dimostra un abilissimo venditore della sua immagine, capace di imporsi non solo per i suoi meriti artistici ma anche grazie alla sua particolare abilità nell’autocelebrarsi in un ruolo da protagonista, rimanendo sempre al centro della scena non solo artistica ma soprattutto mondana.

Nel 1880 inventa la notizia della sua morte, ottenendo non pochi appassionati necrologi pubblici.

Il Piacere

La genesi: il periodo romano (1884-1887)

Ha da tempo in cantiere l’idea di scrivere un romanzo, ma sembra non riuscirsi mai a dedicare compiutamente. Sente di non possedere ancora i mezzi adeguati, dal punto di vista contenutistico e stilistico, e in quanto lirico e frammentario per natura, sente più congeniale il genere della novella.

Nel 1884, prima idea di voler scrivere un romanzo storico che non sarà mai realizzato, ma le lettere in cui descrive le sue riflessioni teoriche e progetti a riguardo testimoniano quanto per D'Annunzio risulti difficile costruire una propria identità letteraria, ma quanto, al contempo, ne senta profondamente l’esigenza.

Nel 1884 ritorna a Roma dopo un lungo soggiorno forzato in Abruzzo per mancanza di mezzi economici e inizia a lavorare nella redazione del quotidiano La Tribuna, dove si occupa di cronaca mondana. Il ritorno a Roma è fondamentale per lo sviluppo di quello che diventerà "Il Piacere".

Lavoro alla Tribuna

La scrittura degli articoli per La Tribuna rappresenta un’occasione fondamentale per D'Annunzio per mettersi alla prova ed esercitarsi come prosatore. Avvia temi e motivi che saranno centrali nelle sue opere e sperimenta nuovi stili. Molte pagine del giornale entreranno direttamente a far parte del romanzo.

Nuovi interessi letterari e culturali

Durante il soggiorno romano, D'Annunzio amplia notevolmente anche la sua conoscenza letteraria e filosofica, approcciandosi a nuovi autori da cui attingerà a piene mani nella composizione delle sue opere. D'Annunzio ha una spiccata attitudine al plagio e/o a un vero e proprio fraintendimento di opere altrui che diventano il motore e il nucleo del suo processo creativo.

Si distacca dal Naturalismo, di cui comincia ad avvertire una crisi ed un necessario superamento, e si avvicina a un estetismo e edonismo di matrice parnassiana, con interesse per l’aspetto formale, fonico, virtuosismo quasi esasperato e disimpegno intellettuale.

Vita mondana e privata

D'Annunzio ha sempre la tendenza a una costante compenetrazione tra vita e arte; pertanto, il periodo romano sarà uno spunto fondamentale per la composizione del romanzo, dal punto di vista descrittivo/paesaggistico e narrativo: prenderà spunto dalle sue avventure galanti e sentimentali.

Relazione con Olga Ossani (1884-1887)

In particolare, D'Annunzio si rifà a una sua avventura autobiografica, la relazione con la giornalista Olga Ossani. Elementi in comune tra romanzo e vita:

  • La relazione si svolge tra novembre 1884 e marzo 1885
  • Termina con la decisione della donna di sposare un altro uomo
  • La rottura avviene (probabilmente) al Ponte Nomentano

Prima di diventare motivo narrativo centrale all’interno del "Piacere", questa vicenda autobiografica è fonte di ispirazione per un racconto dal titolo "Frammento" che D'Annunzio pubblica sul Fanfulla della Domenica nel marzo 1885. I due personaggi si chiamano già Andrea e Elena ed è presentato come parte di un romanzo che sarà successivamente pubblicato (I Pantaleonidi).

Cos’è il "Frammento" rispetto al romanzo? Solo uno dei tanti materiali scritti durante il soggiorno romano che D'Annunzio conservava attendendo di riutilizzarli, o il “frammento” di un’opera più vasta che nel 1885 D'Annunzio aveva già in mente di scrivere? Non è chiaro:

  • Da un lato presenta non solo temi, ma anche motivi stilistici/di costruzione che saranno centrali nel "Piacere" (intreccio tra amori passati e presenti, flashback)
  • Dall’altro, in quegli anni D'Annunzio annuncia la sua volontà di scrivere un romanzo dal titolo La fortuna di Venere, descritto come “romanzo di costumi provinciali”, qualcosa che non sembra possa riferirsi all’ambientazione urbana e mondana del "Piacere".

Relazione con Barbara Leoni (1887)

Se la relazione con la Ossani è lo spunto iniziale del romanzo, la relazione con Barbara Leoni sarà invece uno stimolo fondamentale perché D'Annunzio si metta effettivamente all’opera nella stesura del romanzo. D'Annunzio stesso dichiara che lo stimolo della sua arte e i momenti più proficui dal punto di vista compositivo sono quelli in cui vive intense relazioni amorose.

Funge da ispirazione e dà sostanza a quella situazione di doppiezza amorosa che vive Andrea Sperelli nel romanzo: D'Annunzio è costretto a dividersi tra la moglie Maria e l’amante Barbara Leoni, così come Andrea Sperelli, alla fine del romanzo, sarà costretto a dividersi tra Maria e Elena. Molte lettere che D'Annunzio scrive a Barbara entreranno nel romanzo.

La stesura e la pubblicazione (1888-1889)

Nel 1887 si licenzia da La Tribuna e lascia Roma per recarsi a Francavilla, ospite dell’amico pittore Michetti. Il 26 luglio 1888 inizia la stesura del romanzo, che viene terminato a dicembre dello stesso anno.

Da gennaio ad aprile 1889, D'Annunzio avvia un’intensa campagna pubblicitaria: critici e giornalisti pubblicano le prime recensioni favorevoli, mentre la stampa antidannunziana dà inizio alle sue polemiche ironizzando sul romanzo a partire dalle poche informazioni che D'Annunzio aveva diffuso ad arte. D'Annunzio ha l’idea di far realizzare un’acquaforte che avrebbe fatto distribuire come se fosse opera di Andrea Sperelli e litiga a lungo con l’editore Treves per il ritardo nella pubblicazione e perché si rifiuta di apportare qualsiasi modifica (compreso il tradurre espressioni e parole straniere, che non hanno alcuna “importanza per la comprensione” ma ne hanno una fondamentale stilistica).

Il 12 maggio 1889 esce il romanzo. Il successo è fin dall’inizio notevole, nel solo 1889 conosce quattro ristampe.

La struttura a mosaico

Il romanzo è ricchissimo di citazioni, e circa un terzo è costituito da materiale non composto ex-novo, ma rielaborato a partire da materiale precedente (sia proprio che altrui):

  • Pagine giornalistiche apparse su La Tribuna. Frequenti soprattutto nei primi capitoli, riguardano tutti gli elementi della narrazione: descrizione di personaggi, descrizioni di ambienti interni ed esterni, sequenze riflessive.
  • Testi di autori stranieri: citati direttamente, usati come spunto da sviluppare autonomamente, trascritti in italiano senza citarli. Chi? Shakespeare, Goethe, Shelley, Flaubert, Baudelaire, Schopenhauer.
  • Lettere di D'Annunzio a Barbara.

Ha una struttura quasi “a mosaico”, frutto della combinazione di elementi pre-esistenti: la trama si origina a partire dal montaggio più che da una creazione pura, assoluta, sciolta da qualsiasi riferimento.

Macro-tema (in teoria)

Dimostrare come il piacere troppo e troppo a lungo goduto mostri la sua vanità attraverso la storia di Andrea Sperelli, uomo colto e raffinato ma la cui sensibilità eccessiva (e l’educazione all’estetismo del padre) hanno annullato in lui la volontà e la moralità che, alla fine del romanzo, giunge a comprendere l’inutilità e la miseria insite in ogni forma di piacere.

Ma in realtà, il significato moralistico non esaurisce totalmente l’opera, anzi.

Poetica: tra Naturalismo e Antinaturalismo

Il D'Annunzio narratore prende le mosse dal verismo e dal naturalismo, la tendenza assolutamente dominante in ambito narrativo al momento dei suoi esordi letterari, ma lo supera, arrivando a forme decisamente simboliste. D'Annunzio non si mostra consapevole dell’innovatività della sua poetica, ma è sicuramente attento non solo alle tendenze dominanti ma anche alle più interessanti novità culturali e letterarie, ed è abilissimo nell’adottarle come spunto, adattandole e spesso anche “tradendole”.

La prosa prima del Piacere: novelle e articoli

  • Le novelle: modelli delle novelle composte tra il 1882 e il 1888. Verismo e Naturalismo con Verga, Zola, Flaubert, Maupassant. Ma se a livello di ambientazioni, temi e contenuti il modello della novellistica è sicuramente il Naturalismo, a livello stilistico le novelle (dal "Libro delle vergini" in poi) cominciano a distaccarsene. Ricerca formale, lingua preziosa e aulica (seppure siano ancora presenti qua e là inserti dialettali).
  • Gli articoli su La Tribuna: prosa (lingua e stile). Ulteriore passo avanti nella ricerca di raffinatezza e perfezione formale, dimostrano un progressivo smantellamento della prosa di matrice naturalista che abbandonerà definitivamente nel Piacere.

Modelli: D'Annunzio si è ormai avvicinato ad autori nuovi, che non sono più quelli del Naturalismo francese che avevano rappresentato il modello di riferimento delle novelle. Goncourt, Schopenhauer, Baudelaire sono gli stessi autori di riferimento del "Piacere". Sono autori che denunciano la crisi del Naturalismo e affermano la necessità di un suo superamento, che cominciano a parlare di estetismo, di malattia della sensibilità morale, di nevrosi.

Poetica del Piacere: ambiguità e oscillazioni

La critica al Naturalismo

Marzo 1888 esce su La Tribuna un articolo in cui D'Annunzio si distacca esplicitamente dal Naturalismo, definendolo “all’agonia”, sostenendo la necessità di intraprendere strade nuove nella narrazione. Critica in particolare la “nuova scuola” del Naturalismo, i suoi ultimi epigoni, accusando i loro romanzi di incoerenza. Hanno voluto unire una tendenza naturalistica all’osservazione esteriore e alla descrizione oggettiva (di matrice naturalistica) all’analisi psicologica (in linea con le tendenze letterarie più in voga) ma non sono stati in grado di farlo in modo coerente e unitario, le due dimensioni rimangono nettamente separate, non sono in grado di dar vita ad un’opera organica.

D'Annunzio sostiene che tale “errore letterario” derivi da un “errore scientifico” di questi autori: la convinzione, che D'Annunzio non condivide, che “le cose esteriori esistano fuori di noi, indipendentemente, e che quindi debbano avere per tutti gli spiriti umani la medesima apparenza”. In realtà, questa teorizzazione non è originale, ma è tratta da un articolo di un poligrafo francese. In ogni caso, l’articolo (che non a caso è di pochi mesi prima della stesura del romanzo) mostra la chiara volontà di costruire un proprio programma letterario, mettere in relazione l’attenzione al realismo e la descrizione minuziosa con l’analisi psicologica.

La critica all’estetismo

Ottobre 1888, lettera di dedica a Michetti (poi premessa al romanzo). Si distacca da estetismo e parnassianesimo, afferma che il “metodo” a cui intende attenersi è quello dell’osservazione, dello studio della vita, anche se la “vita” cui si riferisce non è la vita materiale ma piuttosto la vita psicologica, interiore dei suoi personaggi. In ogni caso, l’insistere sui termini di osservazione e di studio è una precisa presa di posizione a favore della poetica Naturalista.

Quindi: Naturalismo o Antinaturalismo?

Il "Piacere" è un romanzo ambiguo, oscilla costantemente tra Naturalismo-Verismo e Simbolismo-Estetismo. Ambiguità e contraddizione tipica a tutto il mondo letterario e culturale della sua epoca. Siamo in un’epoca di crisi della scienza e delle certezze positivistiche. Gli autori naturalisti (ma anche psicologici alla Flaubert) di metà 1800 potevano aver fiducia nell’esistenza di una realtà stabile, oggettiva, compatta e, dall’altro lato, di un’interiorità magari oscura, magari misteriosa ma comunque distintamente separata dalla realtà “esterna”.

Invece, in D'Annunzio scompare questa certezza di oggettività del reale, e di una totale separazione tra la sfera del mondo naturale e del mondo interiore. Ecco che nel "Piacere" ritroviamo dunque componenti mistiche, irrazionalistiche, simboliche, e una tendenza all’accostamento, al confronto costante tra mondo esteriore e mondo interiore, non nelle forme del panismo o di una fusione mistica col Tutto di matrice romantica, ma piuttosto di una costante analogia, un rispecchiarsi e influenzarsi reciproco delle due dimensioni.

La novità del romanzo

Il "Piacere" è un romanzo fortemente innovativo e rappresenta il primo esempio (seppure forse ancora immaturo e incompleto) di letteratura decadente.

Novità sul piano contenutistico

  • Rifiuto di una narrazione in ordine logico-cronologico, scardinamento della normale successione degli avvenimenti.
  • Prevalenza di sequenze descrittive e riflessive piuttosto che narrative.
  • Rapporti tra autore e narratore.
  • Rapporti tra autore-narratore e personaggio.

Novità sul piano espressivo

Descrizioni simboliste.

Piano contenutistico

  • Struttura: fabula e intreccio. Fabula e intreccio molto diversi: D'Annunzio fa ampio uso di flashback, scardinando totalmente la linearità narrativa.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca.mrossi1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana Contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Carbognin Francesco.
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