Lezione 8 che fai tu luna in ciel?
Il tema della luna
Il tema della luna è interessante e universale in tutte le epoche per ripercorrere una strada letteraria. Distinzione fra percorso sulla luna e percorso sul tema del notturno. È un tema che viene ripreso anche nella pittura (Van Gogh) e nell’arte, in generale, nel cinema (viaggio sulla Luna, primo film di 10 minuti nel 1895) e nella musica sia classica che moderna (Beethoven – Sonata al chiaro di luna e Chopin – I notturni). Ragioniamo sulla Luna riferendoci a testi interpretativi, più in generale, della nostra cultura e del nostro animo.
La duplicità della luna
Una delle caratteristiche è la duplicità, il doppio della luna. La luna porta alla nostra mente il tema del doppio:
- Ha due facce, quella che vediamo, illuminata dal Sole, e quella che non si vede mai, sempre in ombra (luce-ombra; bianco-nero).
- Ha una doppia rotazione intorno al proprio asse che coincide con il tempo di rotazione intorno alla terra. In questo modo dalla terra si vede sempre e solo la stessa faccia della Luna.
- È lo specchio che riflette: gli antichi infatti immaginavano che la luna rispecchiasse la terra. (Pastore errante che interroga la luna per avere risposte: luna per definizione muta e silenziosa. Domande e intervista che diventa di fatto un monologo).
Dal tema della luna derivano altri temi di fantascienza. Un altro modo di coniugare questo motivo del doppio è la distanza e lontananza della luna. È il corpo celeste più vicino a noi, tuttavia, misurato con le dimensioni umane e terrestre, appare lontano. La luna è considerata vicina poiché ha influsso su di noi: le maree sono regolate dalla gravità della luna.
Ma la luna ha effetti su tante altre cose:
- I contadini di un tempo si indirizzavano alla luna per la semina e le coltivazioni.
- Il calendario e le festività come la Pasqua sono definite in base al calendario lunare e non solare; quando risorge la primavera, dopo il plenilunio della primavera. Il calendario lunare differisce dal calendario solare e calcolare le fasi lunari è molto più facile.
Mutevolezza e leggerezza della luna
Un altro aspetto fondamentale della luna è la mutevolezza letta nella sua doppiezza. La luna è immutabile poiché vi è sempre nel cielo sebbene sia coperta dalle nuvole in una giornata grigia, presenzia per 4 milioni e mezzo di anni, tuttavia è anche la cosa più mutevole che esiste poiché si sposta nel cielo (sorge, si sposta e tramonta). In ogni minuto la luna si sposta e non si trova mai allo stesso posto, inoltre non è mai uguale a se stessa perché ogni volta aumenta o diminuisce un po’: luna crescente gobba ponente-luna piena-luna decrescente corna levante-luna calante-luna nera (luna che sparisce e non si vede, parte cattiva della luna).
Quindi la luna è un elemento fisso ma mobile poiché non è mai identica a se stessa e cambia continuamente posizione nel cielo. La luna inoltre ha l’influsso sul carattere degli uomini: lunatici che cambiano continuamente umore e parere. La luna può essere appresa anche per il tema della leggerezza.
Italo Calvino - Lezioni americane, 1985, dalla prima lezione sulla Leggerezza. Lezioni americane viene scritto da Calvino per Harvard ma non avrà mai occasione poiché muore e verranno riprese dalla moglie. Con questa premessa, Italo Calvino avrebbe aperto la prima delle sei lezioni americane, ponendo al centro dell'orazione un argomento che considero tra i più belli della letteratura: la leggerezza. Analizzando quarant'anni di vita passata a scrivere, Calvino si rese conto che gran parte del suo lavoro era basato sulla sottrazione di peso; l'obiettivo che si poneva ogni volta era quello di alleggerire i racconti nella struttura e nel linguaggio. Attraverso alcuni riferimenti letterari, l'autore prova a spiegarci perché la leggerezza dovrebbe essere considerata, sia dall'uomo moderno che dallo scrittore, un valore da acquisire.
Leopardi e l'ironia
Leopardi - Operette morali. Leopardi è uno che ragiona continuamente sul peso del vivere: ‘a me la vita è male’ (così come il male di vivere di Montale). Il peso del vivere è visto come peso insostenibile, quindi la felicità è irraggiungibile: l'uomo si trova in una condizione di tedio insostenibile e di ansia che non permette il raggiungimento della felicità. Il concetto di felicità è espresso attraverso alcune immagini: Le operette morali, mandate all’editore Stella per pubblicarle nel 1826 e poi pubblicate nel 1827, mando una cosa, benché con scritta con leggerezza erano accompagnate da una lettera: ‘ti apparente’ --> temi del suicidio e del rapporto uomo-natura.
L'apparenza leggera sta nel fatto che molte sono in forma di dialogo buffo e racconti fantastici, elementi che non esistono. In realtà, all’interno di queste operette è presente la morale che Leopardi vuole comunicare, non leggera. La leggerezza deriva dal fatto che la scrittura leopardiana delle Operette Morali è in tono ironico. Ironia: modalità di parlare e scrivere che necessariamente comporta a una leggerezza apparente.
Manzoni e l'ironia
Manzoni - Promessi Sposi. Nel 1827 viene pubblicata a Milano anche la prima edizione dei Promessi Sposi, che avrà più successo delle Operette. Leopardi e Manzoni si incontrarono nel 1828 a Firenze. Utilizza l’ironia per alleggerire temi che in realtà sono seri e la utilizzo anche per dire il contrario di ciò che effettivamente dico.
La luna è ciò che dà immagine di leggerezza a Leopardi quando ne parla. La luna nei poeti ha sempre avuto il potere di dare una sensazione di calmo e silenzioso incantesimo: leggerezza, anche se magari la poesia parla di altro. (Calvino, Lezioni americane)
Calvino e il rapporto con la luna
Calvino - Il rapporto con la luna. Ora il titolo è ‘Una pietra sopra’, Einaudi, Torino 1980, prima i titoli erano ‘Occhi in al cielo’, Corriere della Sera, 24 dicembre 1967; nella rubrica Filo diretto: consiste in scambi di lettere tra scrittori. È la risposta ad una lettera di Anna Maria Ortese, dubbiosa di fronte alle conquiste spaziali. All’Ortese non piacciono queste spedizioni poiché tendono a sminuire tutte le poesie dedicate alla luna.
Da un caso particolare si arriva a temi generali sulla luna. Calvino risponde alla lettera sul Corriere della Sera, che poi viene raccolta nella sua rubrica con il nome ‘il rapporto con la luna’. Secondo Calvino l’Ortese si lamenta poiché con le spedizioni le hanno violato il suo spazio interiore poiché essa ha un’idea del cielo come qualcosa di consolatorio, così come la poesia e un racconto ci permettono di consolarci. Questa cultura prettamente consolatoria non è riuscita a fermare la guerra e i carri armati, c'è bisogno quindi di una cultura che porta ad agire. Inoltre, c’è bisogno di conoscenza. Bisogna conoscere e riprendere il senso vero della conoscenza, ossia ciò che contraddistingue gli uomini dai bruti.
Chi ama la luna davvero non la contempla semplicemente, vuole vederla di più e desidera che la luna gli dica di più. Non ci si ferma alla contemplazione e osservazione della luna, bisogna andare al di là in modo tale da chiedere alla luna di dirci di più poiché l’uomo vuole conoscere. es. Dante inizia il Convivio dicendo che tutti gli uomini per natura tendono a sapere, sono rivolti al sapere così come Ulisse, considerato una figura universale dai tempi di Omero fino ai giorni nostri. Ulisse rappresenta infatti l’uomo che vuole conoscere: si lega all’albero della nave per ascoltare le sirene che conoscono tutto ciò che hanno appreso.
La luna, quindi, deve dirci di più in questa prospettiva. Galileo è visto da Calvino come il più grande scrittore della lingua italiana ma l'affermazione suscita critica. Calvino la risolve come più grande scrittore di prosa e non di poesia. Leopardi, inoltre, anticipa nei propri testi alcune citazioni, concetti e racconti di Galileo.
La luna deve dire di più perché la letteratura in fondo è ricerca e deve costringersi a ripensare ed essere motivo di ulteriore ricerca. L’opera letteraria (letteratura) come mappa (mappamondo) del mondo e dello scibile, lo scrivere mosso da una spinta conoscitiva. Vocazione che esiste in tutte le letteratura, ma in quella italiana ne è la forza e ciò che la rende diversa dalle altre facendola sia difficile che insostituibile.
Calvino e l'intervista
Calvino - Intervista. Negli anni '60 si crea un dibattito intorno alla luna, Calvino risponde a Cassola che il più grande autore letterario è Galileo, riferendosi alla prosa. "Anche Dante cercava attraverso la parola letteraria di costruire un'immagine dell'universo. Questa è una vocazione profonda della letteratura italiana che passa da Dante a Galileo".
Costruire un'immagine dell'universo è la vocazione della letteratura, tutti gli autori cercano attraverso la parola letteraria di costruire un'immagine dell'universo. Galileo, attraverso leggi scientifiche e astronomiche, dà una spiegazione dell'universo: coniuga la parola letteraria con l'esplorazione scientifica e esplicita quello che la scoperta scientifica non dice. Essa non parla di per sé, va raccontata, va tradotta in parola letteraria.
Deve essere la nostra vocazione profonda coniugare le due culture, quella scientifica e quella umanistica tenendo conto che la parte umanistica comporta la vocazione profonda, costruire la mappa dell'universo.
Lezione 9
Luciano - Una storia vera
Autore di cultura greca del II secolo, vive tra il 120 e il 180 d.C. Ha girato il mondo, nasce in Siria ma aveva le sue radici in Grecia. È un filosofo sofista ma a un certo punto capisce che la sofistica non dà risposte esaurienti alla sua ricerca. Scrive i dialoghi degli dei e i dialoghi delle cortigiane. Una storia vera, ci interessa un primo romanzo di fantascienza che racconta di un viaggio che si compone di infinite tappe, a partire dall'oltrepassare le colonne d'Ercole. La nave viene presa dal turbine di una tempesta che lo fa volare. La nave finisce per approdare sulla luna. Lì assiste alla guerra, fa visita a luoghi di fantasia come l'isola dei fortunati e dei beati.
Approda sulla luna e ci descrive alcune delle cose che vede. "Chi non crede a tutte queste cose, se mai monterà là su saprà che dico il vero". Visto che nessuno può andare sulla luna, le mie idee e quelle degli altri sono uguali. Vuole smontare tutte le idee della ragione scientifica di dare una spiegazione razionale della realtà, non si dà la possibilità di dare una spiegazione autentica della realtà a livello razionale perché non c'è possibilità di verifica. Chi non crede a tutte queste cose saprà se dice la verità quando sarà salito là su --> è una grande presa in giro dello scettico e della ragione filosofica.
Nel testo la luna viene descritta come lucente, sferica e di grande splendore. A un certo punto arrivano gli ippogrifi, uomini che cavalcano cavalli alati, i grifi, che hanno tre teste. Gli ippogrifi trasportano i forestieri dal re che li individua come greci dai vestiti indossati. Endimione, secondo il mito, era un pastore dell'Arcadia che si innamorò della luna; la luna accettò e lo portò con sé rendendolo il re della luna. Gli àrcadi, abitanti della Grecia centrale, si dice fossero più antichi della luna. Il re li accoglie benevolmente, anche lui era greco.
Luciano racconta cosa vede sulla luna, per esempio gli uomini quando muoiono svaniscono nell'aria, il cibo è per tutti lo stesso, accendono la brace e cuociono i ranocchi nutrendosi del fumo prodotto. La luna entra anche nel primo testo della letteratura italiana, il Cantico delle Creature di San Francesco.
Dante - Paradiso II
Dante ha lasciato il paradiso terrestre, e, facendosi trascinare dallo sguardo di Beatrice che guarda in su, verso il Paradiso, verso la luce Dio che è come motore immobile, si accorge di essersi fatto portare in un'altra sfera, il luogo delle sfere celesti. Il primo cielo che viene incontro a Dante è la Luna.
Il canto II è un canto filosofico-scientifico ed è un luogo in cui Dante vuole spiegare scientificamente il fenomeno delle macchie lunari. Come mai dalla terra si vedono delle macchie sulla luna? Secondo la spiegazione popolare si vede l'ombra di Caino che gira per la luna con un fardello sulle spalle. L'aveva già raccontato anche nel Convivio ma sosteneva che era solo una favola, dà una sua interpretazione personale molto complicata. Nel paradiso contraddice se stesso, anche la spiegazione data nel Convivio non è giusta e lo fa dire a Beatrice che inizia a spiegare dal verso 63 in avanti. È una vera e propria lezione di scienza secondo i canoni della filosofia scolastica in cui prima si espone il problema, poi le ragioni contrarie e poi le ragioni positive.
La concreata e perpetua sete del deiforme regno cen portava veloci quasi come 'l ciel vedete. Beatrice in suso, e io in lei guardava; e forse in tanto in quanto un quadrel posa e vola e da la noce si dischiava, giunto mi vidi ove mirabil cosa mi torse il viso a sé; e però quella cui non potea mia cura essere ascosa, volta ver’ me, sì lieta come bella, «Drizza la mente in Dio grata», mi disse, «che n’ha congiunti con la prima stella». Pareva a me che nube ne coprisse lucida, spessa, solida e pulita, quasi adamante che lo sol ferisse. Per entro sé l’eterna margarita ne ricevette, com’acqua recepe raggio di luce permanendo unita. S’io era corpo, e qui non si concepe com’una dimensione altra patio, ch’esser convien se corpo in corpo repe, 39 accender ne dovrìa più il disio di veder quella essenza in che si vede come nostra natura e Dio s’unio. Lì si vedrà ciò che tenem per fede, non dimostrato, ma fia per sé noto a guisa del ver primo che l’uom crede. Io rispuosi: «Madonna, sì devoto com’esser posso più, ringrazio lui lo qual dal mortal mondo m’ha remoto. Ma ditemi: che son li segni bui di questo corpo, che là giuso in terra fan di Cain favoleggiare altrui?». Ella sorrise alquanto, e poi «S’elli erra l’opinion», mi disse, «d’i mortali dove chiave di senso non diserra, certo non ti dovrien punger li strali d’ammirazione omai, poi dietro ai sensi vedi che la ragione ha corte l’ali. Ma dimmi quel che tu da te ne pensi». E io: «Ciò che n’appar qua sù diverso credo che fanno i corpi rari e densi». Ed ella: «Certo assai vedrai sommerso nel falso il creder tuo, se bene ascolti l’argomentar ch’io li farò avverso. Nelle prime parole che dice Beatrice incita a ringraziare Dio che li ha fatti arrivare alla prima stella. Si può assumere proprio in termine tecnico, per Dante la luna è una stella, non un pianeta o un satellite.
Chi li faceva salire così veloci? Il desiderio di poter vedere il regno di dio (deiforme) e questa sete di conoscere è una sete concreata (= innata, creata insieme con noi) e perpetua (= insaziabile, dura sempre). Questo viaggio dalla Terra a l primo cielo è un viaggio istantaneo, così come una freccia viene scagliata dalla corda, vola e giunge al bersaglio. C'è una consonanza profonda, Dante arriva e si guarda in giro, Beatrice capisce subito, lo guarda e gli dice, tanto lieta quanto bella, di ringraziare Dio. Sono ricoperti da una nube luminosa, spessa e solida, si trova avvolto dalla nube e deve spiegare come sia possibile ciò. Deve raccontare un'esperienza che è assolutamente inarrivabile perché sulla terra esiste la legge dell'impenetrabilità dei corpi. Egli invece è penetrato da questa nube. Egli è riuscito a compenetrarsi in un altro corpo, conservando la propria fisicità. Quando saremo finalmente arrivati a vedere Gesù Cristo, quindi quando la natura umana si compenetra con quella divina, non si avrà più bisogno di alcuna spiegazione poiché sarà vero di per sé, sarà un assioma fondamentale e un principio evidente che non ha bisogno di alcuna spiegazione.
Dante è devoto e ringrazia Dio che l’ha portato dal remoto mondo al suo regno. Problema: cosa sono queste macchie, segni bui di questo corpo che sulla terra hanno fatto nascere la favola di Caino? Beatrice, dopo averlo preso in giro, sorride e spiega che se l’opinione dei mortali sbaglia là dove non apre la porta della verità, poiché si fonda solo sul sentimento e non sulla ragione, le opinioni sono sbagliate. Allora Dante non dovrebbe più essere sbalordito di questi fatti poiché vedi che anche la ragione va dietro ai sensi sbaglia. La lezione inizia con l’arte maieutica: Beatrice come maestro chiede all’allievo e al discepolo cosa ne pensi lui sul concetto e sulla spiegazione esposta, poi spiega gli errori commessi dall’allievo, infine gli mostra i passaggi corretti che doveva fare. Arte del maestro: arte maieutica della levatrice, cioè quella che aiuta il bambino a nascere e a far venir alla luce. Il maestro autentico non è colui che vuole indottrinare dall’alto della sua scienza tanti sacchi vuoti, mettendoci dentro chissà cosa. Il maestro è colui che educa, cioè colui che tira fuori e aiuta coloro che gli stanno di fronte a tirar fuori i valori che essi possiedono già interiormente nel modo migliore: insegna ad esprimersi.
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