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Letteratura italiana SP mod. 2 Tiziano Zanato

Appunti prima lezione

Gli ultimi due sonetti vengono disattesi quasi subito: se uno si lamenta di doversi astenere nello scrivere versi e lo fa scrivendo versi c'è una contraddizione.

Canzone 60 del canzoniere

Versi 31 e 32: “lasso chi mi credeva che altra età e le diverse cure” (impegni nuovi) “mi facessero cambiare i desideri”, le intenzioni e anche il mio interesse verso il mondo dell'amore. In questa canzone lui ricorda che sono passati pochi anni da quando si è innamorato e se vediamo la canzone 67 ai versi 42 e 44 “onde i pianti e la doglia... sei”: sono sei corsi che io seguo costei, sono sei anni che sono innamorato (data innamoramento: 1464, qui siamo verso il 70 circa), la storia d'amore va avanti e anche la sua registrazione nel canzoniere e vanno avanti anche le altre opere di questo periodo.

Lettera di Francesco Filelfo, commentatore del Canzoniere di Petrarca, latinistica, scrive a Lorenzo il 6 ottobre 1470, quasi un anno dopo la morte di Piero: “avendo saputo che tu non stai mai in ozio in quanto consumi tutto il tempo libero da impegni pubblici che ti dà la repubblica o leggendo o scrivendo.” Quindi Lorenzo continua con la sua attività di poeta e di uomo di cultura e al tempo stesso ha aggiunto l'attività pubblica. Quindi Lorenzo si è astenuto forse qualche mese dall'attività poetica dopo la morte di Piero.

La novella della Ginevra

Attorno alla morte del padre, dicembre 1469, va collocata la stesura della seconda novella di Lorenzo, la novella della Ginevra. La Ginevra ha la stessa filigrana della cronachetta che arriva al 1469, quindi la cronachetta sarà più o meno del 1470 quindi la Ginevra sarà nel periodo simile, più il Giacoppo già esisteva (pagina, macchia di inchiostro) quindi anche per la Ginevra si può pensare un periodo che va tra il 1469-70 circa e la novella è rimasta interrotta: si lega al periodo di silenzio poetico che Lorenzo si è auto imposto dopo la morte del padre, tutti i dati ci conducono verso il 1469-70 ma probabilmente ha scritto la Ginevra prima della morte di Piero e poi l'ha lasciata interrotta dopo morte del padre e per i suoi nuovi impegni. Quindi scritta verso la fine di novembre del 1469 e poi lasciata lì, mai più ripresa.

Attorno alla data di inizio di dicembre 1469 si succederebbero le interruzioni della Ginevra e stesura della cronachetta (carta con stessa filigrana). Il pezzo che ci è giunto della Ginevra ci mostra che è un testo diverso dal Giacoppo (testo di beffa) invece la Ginevra è un testo di introspezione, analisi degli effetti dell'amore su un 20enne, è quasi una novella di carattere psicologica e fenomenologia dell'aremo con un andamento e modi che a volte ricordano il Boccaccio minore (Filosostrato, opera poetica in ottave che parla dell'amore di Troiolo verso una giovane, amore contrastato e qui Troiolo si confida spesso con un amico fidato che è Pandalo, coppia Troiolo e Pandalo che cercano di capire come comportarsi quando si è innamorati verso una giovane).

Il protagonista della Ginevra è Luigi (nome di Luigi Pulci, uno dei migliori amici di Lorenzo) che parla con un amico Maffio (Maffeo) e sui loro ragionamenti d'amore è incentrata la novella. Anche qui ci sono molti sospetti di autobiografismo (come nel Giacoppo), anche qui il protagonista è un giovane di 20 anni. Calcolando: siamo nel 1469, dove va collocata la Ginevra, dal punto di vista dell'età del protagonista torna in senso autobiografico in più il protagonista viene ritratto come giovane, ricco, bello, e è un giovane ammaestrato di lettere e di suonare, cantare (improvvisare versi), ballare, cavalcare.

L'innamoramento di Luigi (Lorenzo) viene presentato con termini vicini a quelli che Lorenzo userà non molto più avanti nel commento dei miei sonetti: scelta di sonetti che vengono commentati da Lorenzo stesso (come Dante nella Vita Nova, o Convivio) qui nel commento c'è un auto esegesi dei vari sonetti con parti narrative che si riferiscono all'amore di Lorenzo. Nel comento si dirà che dalla morte della bella donna nasce un amore di Lorenzo per x (morte di donna: Simonetta Cattaneo, muore nel 1476). Siccome c'è un inserto narrativo che parla di come Lorenzo si è innamorato della sua donna (Lucrezia).

Spezzone di Ginevra 7-10

Nuovo argomento: nuova premessa: “è usanza in Pisa... curare poco” → carnevale, martedì grasso, coincide con l'ultimo giorno, qualche giorno prima del martedì grasso, dopo il martedì c'è il mercoledì delle ceneri quindi periodo della quaresima e per i cristiani periodo di penitenza. Prima della fine del carnevale si sta in feste, ci si diverte perché così almeno ci rendono meno tristi i periodi della quaresima, anche se qualche volta avviene il contrario: quanto più l'uomo fa festa tanto più volentieri le abbandona, e più dispiace, più è spiacevole quella vita a cui l'uomo si piega più per obbligo che per eccesso. Quindi i piaceri anche eccessivi non dispiacciono mai.

Accade che (innamoramento): il fero era attratto dalla calamità, non se per fortuna o meno, disgrazia, i giovani si innamorano e quindi vanno dietro a quelle cose che il più delle volte portano sofferenze anziché gioia. Compensando un piacere (amore corrisposto per breve tempo) con un tempo lungo di insopportabili dispiaceri. È una scrittura ricca di ornatus. Contesto: ballo festa dove si incontrano dei giovani. Casa pisana, questa ragazza ha 15 anni (Luigi ne ha 20, siamo nel 69 età dei 15 anni è quella dei 3 lustri del Corinto, quindi sarebbe l'età in cui Lucrezia si è innamorata). La quale (Ginevra), superava tutte le altre in bellezza, sembrava più una dea che una ragazza destinata alla morte, un essere umano normale.

Il fatto che la donna amata sembra più un essere divino che mortale (Vita Nova, secondo otto “di lei si potea dire quelle parole del poeta Omero “ella non parea figliola di uomo mortale ma di deo”: sembrava una dea, una divinità, il precedente diretto è la Vita Nova e già Dante citava Omero che gli arriva da vari testi latini intermedi). Non era solo bella, bellezza estrinseca, esteriore, esterna ma era anche bella dentro, per come si comportava e le virtù tipiche caratteristiche di una donna. Per esempio la ritrosia, il pudore. Faceva innamorare di sé non solo i giovani che sono disposti a innamorarsi per natura ma anche quelli un po' più vecchi, quelli che per non essere più giovanissimi, anche quelli vecchi verso la quale l'amore non ha grande efficacia, non si innamorano facilmente.

Nel commento

Anche qui c'è una festa come nella Ginevra, a Firenze. Qui la situazione del protagonista viene ritratta in modo diverso, è uno che non aveva tanta voglia di andare a feste e si presenta come un personaggio schivo e dice che si è recato a questa festa contro voglia perché per qualche tempo ero restato molto lontano da feste di questo genere, pubbliche e seppure qualche volte mi erano piaciute questo accadeva piuttosto, ero andato altre volte alla feste ma solo per fare come fanno gli altri non per un grande desiderio espresso di andarci. Morta: Simonetta Cattaneo Vespucci, dalla morte di lei nasce un nuovo amore che è quello di cui sta parlando adesso Lorenzo. Costei (questa ultima ragazza che ha visto) ha la bellezza tanto la bellezza quanto la potenza dello sguardo.

La forza degli occhi sono maggiori. Chiede informazioni di chi sia questa ragazza, parlando con qualcuno che sapeva qualcosa di lei, da quello che sento dire tutto corrispondeva sulla natura, la gentilezza, raffinata di questa ragazza. Poi cita Dante nella Canzone e quindi si fa avanti questa fonte importante per la descrizione degli effetti dell'amore. Quando la natura creò quegli occhi, sono due occhi che fanno innamorare ma al tempo stesso, amore e morte, quegli occhi non solo erano l'abitazione perfetta dell'amore ma anche insieme della morte perché chi si innamora rischia, poteva dare la vita e la felicità degli uomini che guardassero fissamente quegli occhi a seconda che da loro fossero amati (felicità) o odiati (allora dava la morte).

Situazione simile di nascita di un amore che avviene durante una pubblica festa in cui il protagonista si reca con alcuni amici. Ci sono altri collegamenti tra Ginevra e comento: disposizione a teorizzare sull'amore, non solo a parlare di effetti dell'amore e quindi ad agire, non solo descrizione di come Luigi si comporta per poter arrivare a che il suo amore sia realizzato ma anche grazie a quei dialoghi tra protagonista e Maffeo c'è tutto un disquisire su cosa sia l'amore, su come bisogna comportarsi ecc.. su tratti già presenti in Leon Battista Alberti che aveva scritto operette sull'amore. Poi ci sono alcune proposizioni che coincidono tra Ginevra e commento poi ci sono delle cripto citazioni, cioè citazioni nascoste di alcuni nostri poeti, soprattutto Dante e Petrarca: possiamo leggere la Ginevra come una palestra per un futuro trattatista d'amore che si avrà nel comento, si esercita prima del tempo prima di scrivere il comento nella Ginevra.

Queste citazioni, come “figliola di uomo mortale o di deo”, su Ginevra 15: citazioni Inferno V, poi citazione lunga della fine del sonetto 165 dei Fragmenta di Petrarca. (e in grassetto, ipermetra, non ci andrebbe, non va tenuta conto per i versi ma è scritta così negli autografi). Poi nella Ginevra c'è un inserto in versi, c'è un ottava lirica isolata, prende il nome di “strambotto o rispetto”.

Ginevra 59-60

Non riusciva a creare un contatto con questa ragazza, il povero Luigi, stava sempre attorno alla casa di lei, non si aspettava di sentirla e improvvisamente sente la voce di Ginevra, riporta questo rispetto d'amore, strambotto, metricamente un ottava (ABABAB CC) però è isolata, forma popolaresca ma assunta anche da Poliziano e Lorenzo. Rispetto o strambotto è un cantare all'improvviso, sono pochi versi inventati lì per lì mentre uno si accompagna alla lira.

“Amor....vegno” → è una sorta di dichiarazione di essere innamorata, non dice di chi, ma Luigi capisce che anche lei è innamorata di lui. Amore mi accorgo che alla tua saetta, quando tu colpisci qualcuno con le tue frecce non c'è nessuno che si possa difendere (Virgilio), benché io sia ancora giovanissima, 15 enne, fanciulla e giovinetta (epifrasi), eppure, nonostante questo sento di essere innamorata, fiamma d'amore accesa nel cuore, non posso più oppormi ai tuoi colpi tanto sono addolorata perché reco dolore a chi è innamorato di me, al mio innamorato, dal momento che tu amore vuoi che io venga nel tuo regno, che faccia parte degli innamorati ecco che volentieri vengo a servirti. Dichiarazione di amore di Ginevra che sembra essere anche lei innamorata di lui.

Riflessioni sulla scrittura di Lorenzo

Ci siamo resi conto che sono stati pochi mesi di interruzione della scrittura di Lorenzo, quindi lui come poeta e scrittore non rimane in ozio per troppo tempo: dopo la morte del padre lui riprende in mano il Simposio ma poi lo abbandona e riprende a scrivere anche liriche per il suo Canzoniere come la Canzone 60 che è del 1470, si parla di 5 anni passati.

Canzone LX, 1470

Incipit: Lorenzo si auto cita nella seconda parte dei Beoni del Simposio, la canzone ha 6 stanze più congedo. Struttura di una stanza: 15 versi in cui si alternano 11 sillabe e settenari, i due piedi sono a minuscolo (7nario) a minuscolo B C, il secondo piede è analogo ma non simmetrico, un b minuscolo A C. nei piedi non importa che ci siano le rime nello stesso luogo del primo piedi o secondo piedi, ma stessa formula sillabica, cioè stesso tipo di verso, se il primo verso del primo piede è 7nario il primo verso del secondo piede deve essere settenario anche se non rima. Poi c'è la sirma indivisa (non ha divisioni ulteriori al proprio interno) che comincia con C, quindi legame tra piedi e sirma (diesis o concatenatio o chiave, legame fra la fronte e la sirma), quella rima baciata che unisce fronte e sirma si chiama diesis, concatenatio o chiave. C D E e D f D FF.

Il congedo: ripete una parte della sirma, a partire dalla e minuscola e D f D FF. Lo schema è uno schema petrarchesco, se vediamo le canzoni 71 e 73 del Canzoniere di Petrarca, hanno lo stesso schema della canzone di Lorenzo che quindi si rifà a Petrarca salvo nel congedo che c'è una piccola variazione in Lorenzo.

Analisi del testo

“El tempo fugge e vola...” → il tempo fugge e vola (Simposio 5, 7), la mia giovinezza passa e con essa passa l'età dei divertimenti (epifrasi) e manca sempre più la speranza che dura a lungo, è da molto tempo che io spero che il mio amore sia corrisposto ma questa speranza comincia ad affievolirsi, ne perciò si acquieta in me quel desiderio, passione feroce che solo la morte può spegnere dentro di me, nella mia anima stanca del lungo amare non corrisposto e disperata, afflitta. “fer disio” (sintagma petrarchesco).

Il desiderio non si calma, ma amore continua a tenermi sotto i suoi artigli antichi, perché amore è un Dio che vive da sempre e fa l'amore che per la lunga usanza, per lunga abitudine, Lorenzo non è più giovane, desidero il mio male e questo desiderio è diventato in me naturale (natural disio: calco termine latino usato spesso dai filosofi, da Ficino che è appettitus naturalis, è il desiderio in questo caso d'amore quindi desiderio del proprio bene che è insito in noi per natura, con la vita noi desideriamo il nostro bene, lui dice è diventato naturale non cercare il mio bene ma cercare il mio male). Si rivolge al destino (apostrofe) feroce e rio, avverso, che hai dato baldanza, mi hai dato baldanza contro me stesso, arroganza, hai reso me stesso arrogante contro me stesso, io stesso mi faccia del male, tanto che io non ci posso far nulla, non sono in grado di uscire da questa situazione. Anche questo odio non posso aiutarne “de rerum vulgarum fragmenta 133, 13”. almeno venisse a mancarmi la speranza, se la speranza muore, non c'è più nulla da fare a e allora mi rassegno, almeno perdere la speranza di vedere corrisposto il mio amore, la quale speranza mi sembra di vedere nei suoi occhi, speranza che pare poter scorgere guardando negli occhi di lei, della sua amata.

Dal momento che amore mi ferisce, almeno perdessi la speranza visto che amore mi fa così tanto male, se perdo la speranza dovrebbe finire l'amore. Almeno (ripete quello che ha detto nella strofa precedente, legame COBLAS CAP FINIDAS), collegamento anafora di Almeno (verso 13 e verso 16), ripete le stesse cose: almeno nel suo bel viso, nel viso di lei sparisse qualche segno di pietà, qualche segno del suo amore quel segno che mi dà ancora qualche speranza, pietas (corrisponsione dell'amore), anche segno alcun di pietà (Petrarca, Fragmenta). Almeno le sue parole verso di me non fossero così dolci, lei continua ad illudermi ma io sono qua che mi rodo dentro e non riesco ad arrivare a una corrisponsione piena del nostro amore e quel sorriso dolcissimo, si nascondesse alle mie orecchie e ai miei occhi e almeno il mio bel sole (Lucrezia), sole luce, Lucrezia, e almeno il mio bel sole si nascondesse ai miei occhi, perché la mia anima non sa, non può e non vuole fuggire dall'amore, che è l'unica cosa che mantiene l'anima del poeta in vita, lui spera almeno di non potere vedere lei per poterla dimenticare, anzi la induce a una morte ancora più dolce di quella che potrei avere io, perché da solo non ce la fa. V22: andamento di tipo prosastico. Così la mia sorte incerta, non sa come andrà a finire questo amore, non mi lascia disperare e nemmeno mi lascia sperare bene, non mi lascia né disperarmi del tutto e nemmeno mi lascia avere una speranza in un esito favorevole.

È per questa ragione che io prego amore che mi liberi del tutto dalla speme fallace, dalla speranza fallace (Seneca), la speranza ingannatrice oppure, mi rivolgo ad amore o che faccia finire sta speranza che mi fa solo soffrire oppure mi dia una mano, faccia in modo che il mio amore sia corrisposto. Questa cosa (v. 29, soccorso al mio afflitto cuore) se amore soccorre il mio cuore, il mio cuore è contento, invece se amore cancella la speranza almeno trae il mio cuore dalle illusioni, toglie la speranza così almeno finisce di illudermi.

Ahimè, io credevo che un'età diversa dal passato e le nuove cure, differenti dal passato, le nuove occupazioni politiche, (situazioni post Piero) pensavo che l'età più matura e le occupazioni nuove mi facessero cambiare i miei desideri d'amore, “che altra età..cure”: ci costringe a doppia dialefe, dialefe tra che e altra e tra età ed è. (oppure guasto di archetipo, che un'altra età e le diverse cura eliminando una dialefe). Perché, dal momento che capita anche che il tempo induce e leva altri pensieri, il tempo porta con sé, conduce e leva altri pensieri, con il tempo arrivano pensieri nuovi e passano pensieri vecchi, oppure differenti, producendo nuovi stimoli, impressioni, toglie i vecchi sentimenti. Costruzione: prolessi, in cui c'è un questo che sembra anticipare quello che viene dopo: ora, più dolore nel cuore accoglie questo che adesso vi dico: che (riprende il questo precedente), ora nel cuore ospita più dolore la cosa che adesso vi dico, cioè il fatto che tra i molti pensieri che nel cuore si raccolgono,

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Zanato Tiziano.
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