Psicologia dell'educazione
Introduzione
Psicologia dell'Educazione Maria Luisa Pedditzi Libri di testo: Psicologia dell'Educazione (Cacciamani, Ligorio, M.B); Le emozioni a scuola. Riconoscerle, comprenderle e intervenire efficacemente (Lafortune, Doudin, Pons, Hancock); Fare ricerca sperimentale a scuola. Una guida per insegnanti e giovani ricercatori (Celi, Fontana) Adele Massa A.A. 2017/2018 Psicologia dell'educazione
Temi della lezione
Psicologia dell'educazione Lezione 2.10.17 - parole chiave motivazione (scolastica) e demotivazione. Abbandono scolastico. Autostima, motivazione, autoefficacia scolastica. Metodo di studio. Metacognizione aspetto fondamentale – conoscenza della conoscenza. Emozioni a scuola. Una esercitazione sarà sull’orientamento (però ha tolto il libro quindi sarà da seguire bene la lezione). Co-costruzione della conoscenza.
Esame
Esame 4-6 domande a risposta aperta. Tempo che va da un’ora a un’ora e mezza. Frequentanti: 4 domande.
Elenco dettagliato degli argomenti
Unità didattica 1
- Psicologia dell'educazione: che cosa è la psicologia dell'educazione; oggetto di studio, definizioni, attività e contesti, origini; teorie classiche e confronti.
- Approccio comportamentista: vecchie e nuove pratiche (i programmi di rinforzo, la token economy a scuola).
- Cognitivismo: modelli di funzionamento della mente, tipi di conoscenza, la metacognizione, cognitivismo e apprendimento, critiche.
- Oltre il comportamentismo: la teoria socio-cognitiva di BANDURA, la teoria dell’attaccamento in educazione, la prospettiva umanistica in educazione.
- Piaget e Vigoyskij in educazione (solo aspetti rilevanti ai fini dell’educazione).
- Oltre il costruttivismo di Piaget: studi di prima e seconda generazione e conflitto socio-cognitivo; studi di terza generazione; il contratto didattico; la co-costruzione di conoscenza: l’interazione discorsiva in classe.
- Gli approcci post-Vigotskijani: la psicologia culturale (il contributo di Bruner e Cole), l’approccio storico-culturale oggi (comunità di pratiche).
Unità didattica 2
- La motivazione ad apprendere (motivazione e rinforzo; teoria degli obiettivi di apprendimento; teoria dell’autodeterminazione; teoria attribuzionale; la motivazione nel contesto).
- L’intelligenza in educazione (definizioni, intelligenze multiple; intelligenza statica e incrementale; stili di pensiero, teoria di Gardner).
- La metacognizione (teoria di Flavel, Brown e l’autoregolazione).
- Leggere e scrivere testi: la metacognizione nella lettura, lettura e comprensione dei testi, produzione dei testi.
- Risolvere problemi in matematica: approccio cognitivista e sociocostruttivista; la metacognizione.
- Imparare a studiare e ad autoregolare l’apprendimento (apprendere ad apprendere; metodi di studio; autoregolazione a scuola).
- Tecnologie per l’apprendimento (l’apprendimento cooperativo; ambienti di apprendimento con PC, dall’e-learning al blended learning).
- Il ruolo dello psicologo scolastico: un approccio multidisciplinare.
- Le emozioni a scuola: modello di Pond, comprensione, sviluppo, intervento (piacere nell’apprendere, burnout docenti, ansia, decisioni).
Unità didattica 3
- Obiettivi dell’orientamento (conoscere se stessi; la realtà formativo-professionale; educare alla transizione).
- La conoscenza di sé e le dimensioni psicologiche dell’orientamento (attitudini; interessi, valori, motivazioni; autoefficacia, stili decisionali e attribuzioni).
- Metodi e strumenti (test e questionari; counseling e relazione educativa).
Unità didattica 4 – Fare ricerca sperimentale a scuola
- Il mondo della scuola e il mondo della ricerca: gli esperimenti e le “sperimentazioni” (come valutare l’efficacia degli interventi? Alcune ricerche esemplificative sull’educazione emotiva a scuola e sui comportamenti problematici).
- Ricerca sperimentale su gruppi di soggetti (considerazioni teorico-metodologiche nella ricerca con gruppi di soggetti).
- La ricerca a soggetto singolo (considerazioni teorico-metodologiche; trattamento grafico e statistico dei dati nella ricerca a soggetto singolo).
Esercitazioni
Conoscenze e uso di test e questionari utili in psicologia dell'educazione e in orientamento.
Progettazione di interventi
- Promozione benessere a scuola (motivazione allo studio, prosocialità, orientamento scolastico e professionale).
- Prevenzione del disagio a scuola (comportamenti problema; insuccesso scolastico e bullismo).
Valutazione di interventi
- Su gruppi-classe.
- Su singoli soggetti.
Conoscenza di alcuni test
- Test clipper (Nota e Soresi).
- Test di autoefficacia e autostima: Bandura, Caprara, TMA di Braken.
- Test TVD di valutazione della dispersione scolastica.
- Test di adattamento scolastico (indicatore di successo scolastico) ACESS di Vermigli, Travaglia, Alcini etc.
- Test di abilità e motivazione allo studio AMOS e De Beni.
- Inventario di interessi professionali di Soresi e Note.
- Stili decisionali, atteggiamenti verso le scelte e problem solving (clipper di Soresi e Note).
- Comportamento interpersonale e assertività SIB di Arrindell, Nota, Sanavio, Sica e Soresi.
- Test di valutazione della resilienza negli adolescenti RPQ di Laudadio et al.
Progetti nell'ambito della psicologia dell'educazione
- progetti antibullismo
Storia della psicologia dell'educazione
La psicologia dell'educazione nasce negli anni 900. Educazione deriva dal latino ‘’educere’’ che significa: estrarre, produrre, far crescere, istruire e formare. È una branca della psicologia, nata ai primi del XX secolo, che si occupa dei processi di apprendimento e insegnamento che coinvolgono l’individuo e il suo sviluppo (Boscolo).
Sviluppo e apprendimento
Sviluppo e apprendimento sono legati inseparabilmente. Ambito privilegiato di studio: la scuola, ma si occupa anche di altri contesti aventi funzioni educative (es. asili, centri formativi e ricreativi, carceri, famiglie, contesti di lavoro che si occupano di educazione). Si occupa di individuare i fattori che rendono più o meno facile l’apprendimento, la motivazione, il benessere dell’individuo (benessere o disagio) motivazione come ingrediente per il successo.
Ambiti di studio confinanti
Ambiti di studio confinanti: informatica, cibernetica, scienze dell’educazione e della formazione, sociologia, psicologia generale, psicologia sociale, psicologia umanistica, psicologia culturale, psicologia scolastica, neuroscienze, learning sciences.
Che cos'è la psicologia dell'educazione
Processi, attività e contesti
Oggetti privilegiati della psicologia dell’educazione sono sicuramente la scuola e i contesti educativi e formativi in generale. Difatti questa disciplina si occupa in modo particolare di comprendere e sostenere i processi di insegnamento e apprendimento, così come si dipanano attraverso l’azione di un educatore/insegnante/formatore e come, di converso, studenti e formandi si appropriano di conoscenze e dei concetti, elaborandoli e sviluppandoli ulteriormente.
I processi e le attività analizzate possono essere definiti in termini di qualcosa che resta, che rimane fissato nella memoria. Si tratta di una concezione molto legata alla dimensione scolastica, dove spesso le strategie di apprendimento riguardano fondamentalmente l’imparare a memoria.
Oppure ci si può occupare dei processi di automatizzazione, che permettono di far diminuire l’intenzionalità e la richiesta di attenzione iniziali consentendo di svolgere le attività con sempre minore consapevolezza, come il guidare una macchina o lo scrivere al pc.
Inoltre, il processo di insegnamento/apprendimento può essere inteso come qualcosa che si costruisce, che gradualmente si evolve. In tal caso ci si interessa di come si passa da abilità di base, come ad esempio lo saper scrivere, ad abilità più complesse come saper elaborare un testo sofisticato.
Oggetto di studio della psicologia dell’educazione può anche essere l’apprendimento inteso come interiorizzazione, come qualcosa che entra a far parte del proprio bagaglio di esperienze e conoscenze e che ha il potere di modificare chi siamo.
Riflettendo su queste considerazioni, ci si accorge come i processi e le attività elencate non riguardino esclusivamente la scuola e non solo coloro che sono in età scolare. L’apprendimento è, infatti, un processo che accompagna tutto il corso della vita, dal primo istante in cui si viene al mondo fino all’età senile.
Apprendimento: saperi formali – saperi informali
Diversi livelli di consapevolezza e intenzionalità Recenti studi indagano su come i saperi informali che si verificano nella vita quotidiana e nelle normali comunità di pratiche possono migliorare quelli formali.
Contesti dell'apprendimento
Contesti dell’apprendimento: - dalla scuola dell’infanzia (apprendimento attraverso il gioco) all’università (legata alla formazione professionale), al dopo-scuola (es. ludoteche – Cole; quinta dimensione), contesti familiari, le transizioni scolastiche, contesti lavorativi; il long life learning (apprendimento nell’età adulta); tutte quelle situazioni di vita reale in cui si impara informalmente, senza che vi sia consapevolezza di apprendere qualcosa di nuovo, ad esempio quando si fa la spesa, quando si deve pianificare un viaggio etc.
Inoltre, si impara anche in contesti informali, a casa, al lavoro, durante le attività ludiche; si può apprendere in modo inconsapevole e senza sforzo così come ci si può dedicare deliberatamente all’apprendimento di qualcosa di nuovo.
Definizioni di apprendimento informali
- Come i bambini della primaria definiscono l’apprendimento? (Ligorio, Cacciamani classi dalla prima alla quinta scuola pugliese, 291 disegni per rappresentare il processo di apprendimento e sono uscite cinque modi con cui i bambini descrivono il loro processo di apprendimento)
- Come un processo emotivo (gioia, noia, sfida..): prevalentemente classi prima
- Un processo sociale (che accomuna insegnati e allievi, studenti fra di loro) 49% - apprendimento rappresentato come un momento di condivisione e di partecipazione a una attività collettiva che coinvolge i compagni di classe e gli insegnanti.
- Come un processo mentale legato al cervello, classi seconda e terza
- Come un processo meccanico (meccanismo in grado di costruire, trasformare idee e concetti).
- Processo contenitivo, contenere informazioni classi 4 e 5
Le definizioni offerte dai docenti riguardano invece prevalentemente la professionalità del docente.
Processo di scolarizzazione
Ricerche hanno mostrato come il frequentare la scuola comporti un accessi più veloce al pensiero ipotetico e un uso migliore delle tassonomie, anche se occorre precisare che questi tipi di ragionamento sono incoraggiati e sostenuti anche della società in senso lato, pertanto non è semplice isolare gli effetti specifici della scolarizzazione. Infatti, i processi e i concetti appresi a scuola continuamente si intrecciano e si combinano con quanto si impara fuori dalla scuola, a casa, nel gioco, nei vari contesti quotidiani.
Apprendimento per gli insegnanti
Altri studi hanno indagato specificatamente il punto di vista dei docenti sui processi di apprendimento. Il dato più rilevante indica che gli insegnanti radicano il loro modo di intendere il processo di insegnamento/apprendimento sul versante dell’autovalutazione professionale: ottenere un apprendimento efficace è la missione fondamentale di questo mestiere, pertanto nel definire il come si apprende inevitabilmente si parla della professionalità del docente.
Tensione tra valori individuali e valori istituzionali
Aspects materiali quali i testi e le tecnologie, considerati strumenti professionali; questi strumenti entrano a far parte della rappresentazione della propria professionalità, a volte in modo positivo, avvertiti come oggetti di potenziamento, altre volte in modo minaccioso, ambiguo, suscitando un certo sospetto. Esempio: computer – quasi una minaccia.
Definizioni di apprendimento offerte dalla letteratura
Metafora della trasmissione della conoscenza
La più diffusa. Rappresentata in particolare dalla formula della comunicazione di Shannon e Waver: la conoscenza viene trasmessa da un “emittente” a un “ricevente”, così come avviene nella trasmissione dell’energia elettrica, dall’acqua o delle informazioni trasmesse alla radio o dal telefono. In linea con la visione comportamentista. L’informazione che parte dall’emittente è predefinita e confezionata a priori, pertanto se ne desume una visione della conoscenza alquanto statica, considerata come oggettiva, pronta ad essere trasmessa a chi ne abbisogna. Spetta al docente, e prima di lui all’esperto in materia, definire, elaborare e predisporre il contenuto da trasmettere, mentre chi riceve deve acquisire memorizzare, immagazzinare i concetti trasmessigli.
Molta parte della psicologia dell’apprendimento ha utilizzato, più o meno implicitamente, questa metafora, specie quella psicologia dell’apprendimento che va dal comportamentismo al primo cognitivismo. LIMITI: una visione troppo meccanicistica del processo di apprendimento e una rappresentazione troppo statica sia della conoscenza che della mente.
Metafora della costruzione della conoscenza
La conoscenza non esiste a priori ma viene costruita (ruolo costruttivo assegnato ai bambini: da Montessori a Piaget a Vygotskij). Si fonda sull’idea che la conoscenza non è meramente trasferita da un “luogo” a un altro ma è piuttosto costruita durante l’interazione sia tra le persone, sia con le varie fonti paradigma del costruttivismo ovvero quello che l’uomo vede è sempre il risultato di un processo interpretativo e costruttivo e mai un dato di oggettiva realtà.
Si tratta di una interpretazione meno radicale del costruttivismo, in cui apprendere significa fondamentalmente dare rilievo a qualcosa che esisteva sì in precedenza, ma non era noto. Così, invece di offrire le informazioni già belle e pronte, chi impara deve andarsele a cercare sulla base di indici e piste date da chi guida il processo di apprendimento (quasi un lavoro da detective).
Un’altra interpretazione di questa metafora è, invece, decisamente più radicale: la conoscenza non esiste affatto a priori, non va quindi scoperta ma costruita fin dalle sue fondamenta riconoscere che ciò che si apprende non è una descrizione, riproduzione o rispecchiamento del mondo, quanto piuttosto un personale e soggettivo modo di vedere, sentire e organizzare l’esperienza del mondo.
Se la conoscenza viene costruita, allora non la si può considerare come un dato oggettivo: essa è il frutto del lavoro di interpretazione, riflessione e analisi che ciascuno svolge mentre osserva, analizza ed esperisce ciò che lo circonda. Forma di conoscenza soggettiva e individuale che nasce dall’interazione con il mondo fisico e sociale. La metafora della costruzione di conoscenza implica coerentemente che la mente non è il luogo dove depositare conoscenza bensì è uno strumento capace di elaborare e creare conoscenza. Apprendere non significa far somigliare sempre di più il novizio all’esperto, ma implica fornire al novizio gli strumenti per elaborare un modo personale e originale di essere esperto.
Metafora della partecipazione
L’apprendimento è legato alla partecipazione ad attività di pratiche sociali (Lave e Wenger). La conoscenza è distribuita fra le persone. Secondo questa metafora l’apprendimento non è più conseguenza di un atto cognitivo individuale, ma è determinato piuttosto dalla partecipazione ad attività e pratiche sociali.
Questa metafora pone l’accento sugli aspetti sociali dell’apprendimento, sui meccanismi che regolano l’interazione entro gruppi caratterizzati da obiettivi comuni. Si utilizza il termine “acculturazione” per fare riferimento all’imparare a far parte di un gruppo, appropriandosi della sua cultura e al tempo stesso modificandola attraverso la propria partecipazione.
Lave e Wenger partecipazione periferica legittimata: ovvero l’idea che si possa imparare a far parte di una comunità organizzata intorno a pratiche che la contraddistinguono partendo dalla periferia, restando ai margini delle attività prima osservando e poi diventando sempre più centrali. In questo caso, il processo di apprendimento riguarda proprio l’evoluzione della partecipazione dalla periferia al centro della pratica, passando da modalità passive a modalità sempre più attive, a patto però di contribuire a innovare la pratica stessa.
È il passaggio dalla periferia al centro di pratiche che sancisce il successo dell’apprendimento. Quindi la conoscenza non è esiste né nel mondo (come prevede la metafora della trasmissione) né è creata dalla mente (come invece suggerisce la metafora della costruzione) ma è DISTRIBUITA tra gli individui, è localizzata negli ambienti, tra gli oggetti e gli artefatti utilizzati quando si svolgono pratiche significative per la comunità.
La letteratura che condivide la metafora della partecipazione non si preoccupa più tanto di definire la mente degli individui ma preferisce occuparsi delle loro identità. Permette di studiare le persone nel loro contesto, nei loro processi di partecipazione e acculturazione, osservando le loro azioni situate e utilizzando le interpretazioni date da loro stessi.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
appunti esaustivi e dettagliati per preparare l'esame di psicologia della personalità
-
Appunti corso Psicologia generale con integrazioni e diagrammi
-
Appunti lezione con integrazioni slides Fondamenti di organizzazione
-
Appunti Marketing