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Geografia delle comunicazioni

La base del rapporto sociale ed economico tra gli uomini è la comunicazione nelle forme e con gli strumenti propri di ogni epoca storica. Gli strumenti del comunicare sono in diretta relazione con il potere: il loro controllo ne è il fondamento essenziale. Fin dall’invenzione dell’alfabeto, lo sviluppo delle tecnologie comunicative è accompagnato dalla creazione di nuovi centri di potere e dalla lotta tra i ceti emergenti e coloro che controllavano in precedenza il potere.

La comunicazione non è soltanto uno strumento, ma è anche una merce facilmente monetizzabile. Non esiste, infatti, valore o mercato senza comunicazione. I mercati riflettono l’eredità storica, la geografia, i cambiamenti tecnologici e i costumi sociali. Ogni nuovo strumento di comunicazione provoca cambiamenti fondamentali nella vita culturale e nel rapporto tra i sensi e i processi mentali.

La cultura orale

Per millenni l’uomo ha trasmesso le proprie conoscenze oralmente. L’uomo che vive in una cultura orale primaria ricorre alla memoria, attraverso ripetizioni, frasi fatte, proverbi e massime, senza cui era impossibile una conoscenza che avesse una qualche durata. Le società a cultura orale sono magiche e tribali, chiuse e conservatrici. Queste culture devono investire molta energia nel ripetere più volte ciò che è stato faticosamente imparato; da qui nasce una mentalità tradizionalista, conservatrice, poco propensa alla sperimentazione intellettuale. Gli uomini di questa cultura tendono a partecipare in modo empatico, il pubblico della cultura orale è caldo, rumoroso, pronto a lasciarsi coinvolgere da colui che parla. In tale cultura, in cui ci sono molte cose da memorizzare, si tende ad eliminare sistematicamente tutto ciò che non ha nessun rilievo per il presente, ricordando solo ciò che è utile per la vita quotidiana. Difatti, nella lingua di queste culture, sopravvivono solo le parole di uso quotidiano.

La poesia, la musica e la danza svolgono un ruolo essenziale nella conservazione delle conoscenze e nella loro trasmissione da una generazione all’altra. Il suo carattere non è quello di raccontare, ma didattico-pedagogico. Il poeta, infatti, è un educatore. La poesia epica è una “enciclopedia tribale”, che offre gli esempi di tutti gli schemi di comportamento da osservare. La continuità della tradizione culturale viene assicurata dall’esecuzione pubblica della poesia.

L'introduzione della scrittura

Con l’introduzione della scrittura il passato, anche quello non utile per il presente, viene conservato nei documenti. Mentre nella cultura orale l’apprendimento significava identificazione scritta con il conosciuto, la scrittura stabilisce, invece, le condizioni per l’oggettività, infatti si distacca dal conosciuto. Con l’introduzione della scrittura il poeta perde il suo ruolo di depositario della memoria collettiva e diventa un artista.

Nel mondo mesopotamico sumerico, diviso in città-Stato, l’attività di scrittura si svolge nei templi e serve per amministrare. La scrittura lì rimane monopolio di gruppi sacerdotali, finché la burocrazia statale li subordinerà.

Nell’Egitto faraonico, la casta degli scribi, controllata dal clero, detiene il monopolio della scrittura e della conoscenza. Ad esso si contrappone una cultura popolare vivace, con largo spazio per pratiche magiche, di comunicazione orale.

Tra il Libano e Sinai, la scrittura favorisce i traffici e le attività commerciali. L’alfabeto contribuisce al successo economico e alla potenza navale delle città-stato fenice.

La scrittura alfabetica dà inizio a un processo di cristallizzazione della lingua. L’alfabeto greco consentiva a tutti di imparare in tempi ragionevoli a leggere e a scrivere. L’alfabeto greco e quelli che ne sono derivati (latino e cirillico) sono idonei a riprodurre la complessità e la ricchezza del linguaggio quotidiano. La scrittura alfabetica in Grecia, facile da imparare, rende superate sia la casta degli scribi che il controllo sacerdotale sull’educazione. Nella seconda metà del V secolo a.C. si produce in Grecia una frattura tra oralità e scrittura, con il prevalere della seconda. Con il fatto che la scrittura toglie l’uomo dalle strutture collettive rigide, si afferma l’Io, il soggetto si sottrae alla tradizione e impara a riconoscersi come entità autonoma. La semplificazione avvenuta nelle tecniche di scrittura consente l’abbattimento del controllo monopolistico di ristrette caste sacerdotali o burocratiche sulla trasmissione della conoscenza. Nascono, in simbiosi con la vita urbana e i commerci, i grandi Stati territoriali: l’impero persiano, i regni ellenistici e l’impero romano.

Nel mondo romano la scrittura è per lungo tempo legata all’attività dei tribunali. Nell’Oriente mediterraneo si afferma l’uso di una nuova superficie su cui scrivere, la pergamena, che si diffonderà con l’affermazione della religione cristiana. Più tardi, nell’XI secolo viene importata dal mondo arabo la carta.

L'impatto della stampa

La stampa a caratteri mobili determinò una radicale trasformazione delle condizioni della vita intellettuale, con conseguenze nel modo di conservare e trasmettere le informazioni e nel modo stesso di pensare. Nelle università la disponibilità di trattati e manuali rese possibile lo studio individuale. L’apprendimento attraverso la lettura diventa centrale nel processo educativo: dall’imparare facendo si passò all’imparare leggendo. La stampa privilegia l’oggettività e il pensiero astratto, trasforma la memoria collettiva allentando gli obblighi mnemonici.

La stampa fornì al potere centrale gli strumenti per uniformare e controllare le istituzioni e le tradizioni, e rese molto efficace il far coincidere il più possibile spazio politico e spazio linguistico. Nella cultura manoscritta la paternità letteraria era un elemento a cui non si prestava molta attenzione, l’anonimato, infatti, era una pratica diffusa. La stampa ha reso la parola una merce e ha creato un nuovo senso alla proprietà privata dei testi. Con la cultura tipografica il plagio divenne un reato e s’istituzionalizzò l’uso della citazione. Ma la prima legge moderna sul diritto d’autore sarà il Copyright Act inglese solo nel 1709.

Tra il 1517 e il 1530 vennero stampate 300.000 copie delle opere di Lutero. Per la prima volta nella storia, un grande pubblico di lettori giudicò la validità di idee rivoluzionarie diffuse in pochi anni da un mezzo di comunicazione potente, rapido, efficace. Agli inizi del Seicento nascevano le riviste accademico-scientifiche, e poco più tardi le prime gazzette. Tra il 1750 e il 1850 il libro diventa accessibile a molti. La lettura diviene “estensiva”, disinvolta, un piacere e un passatempo.

Negli anni ‘30-‘40 del XIX secolo si affermano in rapida successione i primi quotidiani e nascono nuovi generi letterari. Dopo il 1890 il mercato librario anglosassone cominciò a cambiare. Gli editori iniziano a capire che bisogna abituare nuove fasce di pubblico a leggere. Per fare ciò ridussero radicalmente i prezzi dei libri, portando i classici alla portata di tutti, e creando un mercato massiccio. Inizia a formarsi il pubblico di massa, e per venire incontro a ciò si ricorre a formule di base semplici e ripetitive. Nel 1935 vennero lanciati i libri tascabili rivolti a un pubblico di pendolari, di viaggiatori e di studenti. I tascabili ristampano a prezzi popolari e per un pubblico più vasto, i testi che già avevano avuto successo in altre edizioni. L’obiettivo era quello di avvicinare al libro strati sociali intimiditi dalle librerie.

Rivoluzioni tecnologiche

Nel tempo si sono succedute diverse rivoluzioni tecnologiche. La prima si verifica a fine Ottocento, con l’elettrificazione e la nascita di nuove forme di comunicazione di massa, come il grammofono, il cinema e i fumetti. Questi mezzi sono accessibili anche a chi non sa leggere o scrivere, perciò il pubblico della società di massa nascente ingloba uomini e donne di tutte le età e classi.

La seconda rivoluzione tecnologica si verifica negli anni Venti e Trenta con la radio, il cinema sonoro, la stampa a rotocalco. Questi mezzi portano subito a dei cambiamenti di vasta portata nelle abitudini e nei comportamenti degli individui. La terza rivoluzione tecnologica, iniziata nella seconda metà degli anni Settanta, è tuttora in corso. Il nuovo linguaggio universale dell’informatica, rende possibile unificare le forme di comunicazione. Le tradizionali divisioni tra i diversi comparti della tecnica e dell’industria del comunicare cadono e nascono consumi nuovi all’incrocio di quelli preesistenti: il telefono incontra la radio (cellulare), la lettera (fax), la televisione (video on-demand), dando vita a forme di comunicazione nuove.

Tutte e tre le rivoluzioni tecnologiche hanno contribuito a modificare la percezione dello spazio e del tempo, e hanno rinnovato le modalità stesse del pensare. Marshall MacLuhan diceva che stiamo entrando nell’epoca del ‘villaggio globale’, un sistema di comunicazione simultaneo e, insieme, intimo come un villaggio.

L'impatto dell'elettricità e del cinema

Dal 1882 l’elettricità ha contribuito a trasformare le abitazioni in terminali di un’unica grande rete. Nel 1893 Edison inventa il ‘cinetoscopio’, un apparecchio per la fruizione individuale. Due anni più tardi i fratelli Lumière realizzano il ‘cinematografo’, destinato alla proiezione ad un pubblico su grande schermo. In breve tempo si perfeziona fino a diventare nel 1910 uno spettacolo capace di catturare l’attenzione di grandi platee. Sopprimendo la necessità di un palcoscenico e della presenza fisica degli attori, il cinema diffondeva a prezzi contenuti spettacoli di alta qualità, rendendolo accessibile a tutti.

Tra il 1925 e il 1939 la radio occupa una parte consistente del tempo trascorso nelle case, il cinema un numero crescente di serate. Lo sviluppo di questi due media comprimeva il tempo della lettura, da qui l’innovazione del libro tascabile. Il peso dello scritto, ancora preponderante in quasi tutti i media ottocenteschi, veniva ridimensionato in favore dell’immagine e di un’oralità secondaria.

I prodotti della cultura di massa penetrano sempre di più nella vita privata. La musica fa da sottofondo, la televisione riempie i momenti di solitudine. I diversi media sono divenuti parte della vita intima delle persone e penetrano nelle abitazioni, che da luoghi privati, divengono sede delle diverse forme di comunicazione. Gli spettacoli fruiti all’interno delle case hanno il vantaggio della comodità traendo allo stesso tempo immediatezza, interesse e attualità.

I mezzi di comunicazione di massa e i loro programmi segnano il tempo della nostra vita e fanno da ponte tra il tempo privato della vita individuale e familiare, e quello pubblico della vita sociale. Anche quando l’atto della fruizione è strettamente personale, è allo stesso tempo un’esperienza ampiamente condivisa dalla società contemporanea. La cultura di massa fa da orologio pubblico e calendario sociale, segna la memoria e i ritmi di vita della popolazione.

Comunicazione globale

Grazie ai mezzi di comunicazione moderni, che consentono di far comunicare alla velocità della luce i punti più lontani del pianeta, la Terra si è rimpicciolita, è diventata una città-mondo. Con la diffusione di massa della televisione vengono erose le barriere culturali e sociali che differenziavano i sessi, le età della vita, le classi e le culture etniche. Tutti acquisiscono un patrimonio comune di informazioni ed immagini. I gruppi discriminanti sono così spinti a reclamare l’eguaglianza e a rivendicare con la forza la propria identità. Lo Stato nazionale fondato sull’omogenizzazione linguistica e culturale della cittadinanza, non è più capace di fondare un’identità unitaria.

La nascita del quotidiano

Il quotidiano nasce in Inghilterra e negli Stati Uniti a metà dell’Ottocento. Nel mondo si stampano attualmente oltre 8000 quotidiani con una tiratura di 500 milioni di copie. Il numero di lettori è pari al 40% della popolazione mondiale. La massima diffusione della stampa quotidiana si ha in Giappone. Un altro polo di forte lettura era l’insieme Russia-Europa orientale. I valori più bassi il Nord America, l’Oceania e l’Europa occidentale. I divari nell’accesso all’informazione sono più forti dei divari di reddito e di scolarizzazione, e tendono a perpetuarli. Il mondo povero è un mondo disinformato, emarginato dai processi di mutamento e d’integrazione economica.

In Asia e in Africa fu la radio il mezzo di comunicazione, di divertimento, di informazione e di cultura più importante, poiché rispose meglio alle tradizioni di oralità delle culture africane e permette l’uso delle lingue tribali. Tuttavia le installazioni radiofoniche sono uno degli obiettivi essenziali dei colpi di Stato. Il controllo governativo sulle trasmissioni è rigido e tende a rafforzare la presa di coscienza dell’unità nazionale intorno ai dirigenti del potere.

La diffusione della televisione

Più recente e più rapida è la diffusione della televisione nelle società industriali dell’Ovest e dell’Est, dove quasi ogni abitazione è ormai dotata di uno o più apparecchi. Ma il basso livello dei redditi, la scarsa ramificazione delle reti elettriche al di fuori delle aree urbane collocano l’Africa ai margini di quel villaggio globale dei media elettronici.

Mentre la progressione della stampa è stata lenta e aveva accompagnato l’evoluzione dei livelli di vita e dei bisogni culturali senza brusche rotture, la nascita e l’espansione dei media audiovisivi hanno provocato, per la rapidità e la massività della loro inclusione nella vita degli individui, un vero sconvolgimento. I media elettronici si sono sviluppati in meno di due generazioni, spinti sulla strada dell’espansione dei progressi tecnici e dal dinamismo degli interessi commerciali e politici che li sostengono, sono cresciuti. Tuttavia i media sono integrati dal sistema sociale, politico ed economico di ciascuna nazione: i loro effetti rimangono molto diversi secondo i paesi e i regimi politici.

Nel Terzo Mondo alla radio e alla televisione è affidato un ruolo di educazione e formazione civica, che molto spesso si trasforma in indottrinamento politico. La televisione ha un’impostazione elitaria la cui udienza è limitata alle zone urbane. La televisione del Terzo Mondo diffonde soprattutto immagini di un mondo opulento, di libertà e consumi conseguibili solo con lo sradicamento in Europa o nel Nord America. In Russia e nell’Europa centrorientale il crollo del comunismo ha provocato un passaggio da una gestione propagandistica dei media ad una situazione in cui essi sono contesi tra centri di potere occulti e gruppi mafiosi.

Nei paesi occidentali, invece, si è verificata una crescente convergenza verso il modello statunitense, dominato dalla pubblicità. La tendenza è verso un mercato mondiale dell’intrattenimento, alimentato da una pluralità di centri di produzione. L’impero britannico e poi quello degli Stati Uniti, sono stati i primi che hanno potuto beneficiare della messa a punto di tecniche di trasporto e di comunicazione a lungo raggio. Da qui l’affermazione dell’inglese come lingua planetaria.

La comunicazione globale e le reti dell'universalizzazione

La comunicazione internazionale si afferma con il nazionalismo moderno, che identifica nel territorio il fondamento della sovranità e dell’esistenza di una comunità. Durante il XIX secolo si mette a punto il sistema di relazioni che collega i nuovi Stati-nazione tra di loro sulla base di un sistema giuridico accettato da tutti.

Il concetto di comunicazione come ideale nasce sotto il segno delle idee di modernità e di perfettibilità della società umana. È il prodotto della fiducia nell’avvenire, e l’Illuminismo ne ha favorito l’affermazione. Gli ingegneri delle reti viarie dell’Ancien Régime furono i primi a formalizzare il problema della comunicazione associato all’organizzazione di uno spazio nazionale e alla creazione di un mercato interno, applicandola al campo delle strade e dei canali. Costruendo ponti e tracciando strade volevano soddisfare le istanze della ragione. Sconfiggendo la “natura malvagia” irrazionale, che separa gli uomini, pensavano di far trionfare la “natura buona”, razionale, che raccoglie, unisce e garantisce la fluidità della circolazione degli uomini e delle merci. Fondata sui diritti dell’uomo, la libera comunicazione delle idee e delle opinioni, si fa beffe delle frontiere.

Sempre in Francia, all’epoca della rivoluzione, si tenta di unificare linguisticamente la nazione, abbattendo le barriere linguistiche che dividevano chi era capace di capire ciò che diceva e la massa di “incapaci”. Per favorire gli scambi non era sufficiente eliminare i dialetti e diffondere l’uso del francese, bisognava rivoluzionare la lingua stessa, creare una lingua universale: lingua dei segni.

L’invenzione del telegrafo ottico dei fratelli Chappe si inserisce in questa ricerca di una lingua dei segni. Il linguaggio dei segni telegrafici rimane a lungo un segreto di Stato. Si deve aspettare una quindicina d’anni perché ne sia autorizzato l’uso per scopi commerciali. Costruita a pianta stellare a partire dalla capitale, la rete del telegrafo ottico viene utilizzata per comunicare con le grandi piazzeforti di frontiere e di costa, e con le grandi città. Comunicare significa darsi delle norme che rendono possibile la comunicazione universale.

Secondo Adam Smith, fondatore dell’economia classica, il mercante è il cittadino del mondo. Il mercato cosmopolita è chiamato a eliminare le forze ostili che dividono tra di loro.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

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