Generi e forme della letteratura italiana
Nascita dell'anti-romanzo italiano
Secondo Giacomo De Benedetti nel saggio “romanzo del 900”, Pirandello, Svevo e Tozzi costituiscono il modello per il romanzo del '900 in Italia ed il “personaggio uomo”, cioè il personaggio-tipo per questa nuova forma. Questi tre autori non hanno inizialmente successo, poi con la rivalutazione del saggio di De Benedetti nel secondo Novecento, diventano importanti. L'Italia non accetta fra '800 e '900 il lavoro di questi scrittori perché qui la tradizione di romanzo è un po’ travagliata.
Origini del romanzo in Europa
500-600: Il romanzo nasce in Spagna nel '500-'600 con Don Chisciotte, quando in Italia vi era ancora la tradizione dei poemi epici-cavallereschi, con Tasso e Ariosto. Certo gli pseudo-romanzi che in questo periodo vengono prodotti sono detti “pseudo” perché non hanno ancora la tematica propria di quelli tradizionali, ma la tematica dell’epica cavalleresca, quindi la peripezia, l’avventuroso e l’intreccio.
700-800: Alla fine del '700 in Europa nascono i grandi romanzi e in Inghilterra nasce già l’anti-romanzo con Sterne, a cui Pirandello si ispira perché è umoristico (Tristram ha il naso storto, elemento che c’è anche in Uno, nessuno e centomila in Vitangelo Moscarda). In Italia bisogna aspettare l’inizio dell'800 per avere il romanzo vero e proprio, che sarà per alcuni con Foscolo, per altri con Manzoni (perché la lingua foscoliana ha ancora un certo lirismo).
Storia del romanzo italiano
Con Foscolo e Manzoni succede una cosa tipica della letteratura italiana, secondo A. Asorosa nel “storia del romanzo italiano? Naturalmente una storia anomala”, ovvero che lo scrittore, dopo che ha terminato l’opera, butta via il calco e non si può più imitare; quindi la tradizione del romanzo italiano, come dice Montale nel saggio “stile e tradizione”, è una storia di picchi, di grandi capolavori che non sono accessibili a tutti, a differenza dell’Inghilterra che produce romanzi accessibili a tutti. In questa storia di picchi e capolavori ci sono anche degli autori intermedi, come ad esempio fra le scrittrici donne, di cui si ricorda solo la Morante, ce ne sono altre molto importanti.
Motivi del ritardo del romanzo italiano
Perché il romanzo italiano si sviluppa così tardi rispetto al resto dell’Europa? I teorici di questo genere, Hegel e Lukash, trovano tre motivi:
- Il romanzo è genere moderno che si afferma nei paesi con unità nazionale, in cui è presente la borghesia, pubblico del romanzo. L’unità nazionale in Italia arriva tardi e dunque il pubblico borghese si forma dopo il 1861, come il Romanzo che si farà carico dei problemi post-unificazione.
- Per tutta l’epoca pre-moderna l’Italia è stata maestra in altri generi all’Europa come la lirica e la novella. Questi due generi, dato che nascono in Italia, sono radicati e quindi si continuano a praticare anche quando il romanzo si è già sviluppato. A questo punto sarà l’Europa che farà da maestra all’Italia.
- Ci sono già generi narrativi che sono il poema epico e la novella.
Fine '800 e inizio '900
1879-1901: A fine secolo col Naturalismo il genere romanzo esplode, ma proprio quando nasce si interrompe all’inizio del '900. Perché? Perché il primo '900 sono gli anni della prosa d’arte e del frammento che ha intento sperimentale. Il problema è che in questi anni scrivono romanzi Pirandello, Svevo e Tozzi, che scardinano il tradizionale romanzo dell'800 diventano l’anti-romanzo italiano senza essere accettati.
Il caso di Svevo, Pirandello e Tozzi
Svevo: Il suo primo romanzo “Una vita” non ha successo in Italia perché porta i temi propri della realtà di cui fa parte (es. La psicoanalisi), dato che Trieste non era ancora stata annessa. Fa in tempo ad essere scoperto da Montale che lancia in Europa il “caso Svevo” e da Joyce che lo fa conoscere ai critici francesi.
Pirandello: Ha successo solo come scrittore di drammi teatrali, non come romanziere, infatti Croce, che odia profondamente i romanzi del '900, ne parla, ma per quanto riguarda il saggio sull’umorismo.
Tozzi: Solo grazie a Baldacci e a De Benedetti, che con impianto crociano danno vita ad un nuovo modo per leggere questi autori, viene riscoperto nel II dopoguerra.
La storia del romanzo italiano
La storia del romanzo italiano è infatti una storia sfortunata perché nasce in ritardo rispetto all'Europa dove il romanzo moderno nasce fra '500 e '600, mentre in Italia nasce nella prima metà dell'800, con un grande ritardo. Questa storia non riguarda direttamente Pirandello, perché lui inizia a scrivere al termine di una stagione molto ricca di romanzi, cioè l'ultima parte dell'800. Asorosa infatti elenca tutti i romanzi di questo periodo, cioè fra il 1879 e il 1801, e sono tantissimi e sono romanzi che appartengono al verismo-naturalismo (area che fa esplodere un po' il genere) o del clima decadente (da D'Annunzio a Fogazzaro).
Il clima culturale del primo '900
Cosa c'entra la sfortuna del genere romanzo in Italia con il caso Pirandello? Pirandello c'entra perché lui insieme a Tozzi e Svevo scrive in una Europa che è attraversata dal romanzo del '900 che è tutt'altra cosa rispetto alla narrativa positivista, naturalista e verista per l'italia; cioè nasce il grande romanzo in contemporanea con la rivoluzione ermeneutica, gnoseologica, filosofica che ha inizio fra la fine dell'800 e il 900: è la grande rivoluzione che porta al tramonto del positivismo, come dottrina fondante dell'interpretazione del mondo, e alla nascita di filosofie come l'idealismo e altre filosofie di marca più irrazionalistica che mettono in crisi la posizione dell'uomo nel mondo e della storia.
In Europa emergono narratori come Musil, Proust, Joyce, Kafka, Woolf, e si pensa che in Italia questo tipo di narratore non ci sia, perché Svevo, Pirandello e più di tutti Tozzi sono ignorati dai contemporanei. La scarsa fortuna delle loro opere è collegata con l'assenza di una solida tradizione nell'ambito del romanzo. I tre casi sono diversi dal punto di vista dei tempi, però è evidente che tutti e tre si trovano a scrivere quando il romanzo, che era stato un genere prediletto dai veristi, non lo è più per gli scrittori d'avanguardia e le punte della letteratura italiana propugnano un tipo di scrittura diversa, es. gli scrittori che si formano intorno alla rivista fiorentina "la Voce", che combattono il romanzo come genere espressione di quella cultura positivistica che loro vogliono rivoltare scrivendo prose liriche in cui mescolano prosa e poesia, dando vita a grandi testi morali (fra cui i testi dei vociani). In questo clima il romanzo diventa un genere di retroguardia che si continua a praticare, però la cultura più all'avanguardia non ha attenzione per il romanzo. E quindi questi tre scrittori sembra che facciano un percorso anche loro di retroguardia ma in realtà si mettono in sintonia con ciò che sta accadendo in Europa.
- Leggono i filosofi che leggono Proust, Musil, Kafka.
- Hanno le loro stesse tematiche nei romanzi.
- Operano uno scardinamento della struttura tradizionale del romanzo romantico e naturalistico. Cioè questo percorso viene smontato e ricostruito da capo.
Pirandello e il suo contesto
Pirandello appartiene a questa storia anche perché lui ha pagato qualcosa in popolarità e tuttavia la sua fama comincia quando lui inizia a lavorare al teatro, in Italia e all'estero, che attira l'attenzione dei critici che interpretano le sue opere in maniera erronea e Pirandello farà grandi battaglie per evitare che questo succeda. I romanzi non hanno tanto successo, un po' di più forse Il fu Mattia, ma la sua grandezza come romanziere si inizia a considerare dopo che è diventato famosissimo per il teatro. La sua vera fama inizia nel II dopoguerra e qualcuno ha detto che Pirandello non ha pagato il prezzo del fascismo: nel senso che lui per costituzione non poteva essere fascista, ma non si oppose mai. La condanna sull'aspetto politico di un autore è più che lecita, ma questa non si può ribaltare sull'opera perché se no ne avremmo buttate parecchie, e nel clima del II dopoguerra quando ci sono le ferite del fascismo sono messi in secondo piano autori che sono stati coinvolti in questa storia come D'Annunzio che fu ispiratore con Fiume; mentre Pirandello che anche lui non aveva preso le distanze, non patisce nulla su questo terreno, perché progressivamente emerge la natura di grande scrittore e che resiste all'usura del tempo, cioè oggi si legge Pirandello e non si sente che è passato il tempo, cioè ci sono tematiche molto attuali come la tematica del progresso, storia e l'uomo infatti Il fu Mattia era in testa alle classifiche degli Oscar cioè delle ristampe.
Pluralità di opere di Pirandello
Pirandello è scrittore caratterizzato da una pluralità di tavoli dove lui lavorava, cioè Pirandello si occupa di molte cose:
- Romanzi
- Teatro (insieme a Goldoni e Dario Fo è uno degli autori teatrali che continuano ad essere rappresentato)
- Novelle
- Saggi (L'umorismo è libro importante che costituisce la sua tesi per avere la libera docenza)
- Cinema (è uno degli scrittori che più collabora al cinema italiano; infatti lui dedica un intero romanzo che è quello di Serafino Gubbio, al cinema e ciò sta a significare che gli interessa particolarmente)
- Poesia
Interconnessioni tra le opere di Pirandello
Macchia nella "stanza della tortura" mette in rilievo subito che in Pirandello non ci sono settori distinti all'interno della sua produzione, ma c'è piuttosto una intercomunicabilità fra generi. Macchia descrive questo territorio come un vasto terreno su cui scorrono continui canali di contaminazione. C'è contaminazione fra teatro e novelle, novelle e romanzi ecc... è un terreno in cui Macchia non avverte la differenza fra generi poiché molte cose transitano da un genere all'altro.
Macchia dice che quello di Pirandello è un grande cantiere dove non c'è riposo e che aggiunge come accade in Balzac (Macchia è un francesista), con la differenza che Pirandello è artigiano che bada poco a cesellare le sue opere (anche se poi anche lui fa le varianti ai suoi romanzi). Con Pirandello l'idea del capolavoro che avevano Manzoni e Foscolo non c'è più perché non c'è tanto la rifinitura stilistica, quanto il rovello filosofico-conoscitivo.
Inizio della carriera di Pirandello
Il suo esordio risale al 1893, in quel ventennio dei grandi romanzi veristi. Il 1893 è l'anno in cui compone il suo primo romanzo, che nella redazione manoscritta ha il titolo "Marta Ajala". Questo romanzo diventerà pubblico nel 1901 quando appare a puntate sulle pagine di un quotidiano romano "la Tribuna", fra 29 giugno e 16 agosto del 1901. Era un uso abbastanza consueto pubblicare dei romanzi in appendice ai giornali, tanto che nasce la definizione di romanzo di appendicistica che va a designare un genere leggero che va incontro ai gusti del pubblico. Poi il libro esce dopo il 1901 in volume cioè da Trèves nel 1908. Il romanzo ha una gestazione abbastanza lunga perché quando lo pubblica in volume è già uscito Il fu Mattia, perché c'è una storia di cambiamenti in questo romanzo dato che lo vorrà ascrivere sempre di più alla sua storia di narratore umorista, figura sconsacrata dal Fu Mattia perché il saggio sull'umorismo è dedicato alla buon anima di Mattia bibliotecario, e quindi Pirandello crea questa poetica (l'umorismo) per definire il nuovo romanzo 900esco d'avanguardia. L'esclusa non era ancora collocabile nell'umorismo ma lui quando lo ripubblica più tardi con degli elementi corretti per avvicinarlo all'umorismo, dirà che anche l'esclusa fa parte di questa poetica.
Il narratore che nel '93 mette la parola fine al suo romanzo ha a quell'altezza cronologica nella redazione manoscritta ha una storia culturale segnata dal peso della tradizione e dalla radicalità della solitudine e dello sdradicamento notevoli. In pratica si rifà a dei modelli perché si sente dentro un certo filone, ma c'è anche la percezione di solitudine e sdradicamento, condizione che emerge nelle lettere e che ha connotati individuali-psicologici e culturali che attengono alla storia dell'uomo Pirandello.
- Lui è uomo complicato e insofferente per il clima familiare difficile, totalità estraneità alla figura del padre che si scoprirà avere un'altra famiglia ed un altro figlio e che causerà il dissesto finanziario, ed è uomo inetto alla vita pratica che si dedica quindi alla letteratura. Questi elementi della biografia individuale influiscono sulla sua scrittura, ma non solo, vi influiscono anche quelli della biografia culturale, cioè quali scrittori ha frequentato e letto.
- Nel caso di Pirandello lo sdradicamento ha connotati sociali e culturali, cioè appartiene non solo a lui ma anche alla società, quindi alla borghesia del tempo a cui lui stesso appartiene, e anche alla cultura che si muove negli anni post-unitari nell'ambito siciliano. Italiano Brancati diceva che Pirandello era irritato dal fatto che tutti lo spiegassero in chiave europea, e Brancati (come Sciascia) diceva che andava spiegato anche con i tratti siciliani, perché è radicato in questo mondo, non solo perché ambienta le sue opere all'inizio in Sicilia, ma anche perché c'è legame con la tradizione siciliana del Verismo, ai cui autori si ispira (Capuana es., da cui riprende l'idea del morto che ritorna).
Radici siciliane di Pirandello
Sulla Nuova Antologia pubblica "frammento di biografia" (Pirandello non scrive l'autobiografia ma lascia qualche frammento qua e là) in cui dice che è figlio del Caos, non allegoricamente ma in giusta realtà, perché nasce nella contrada di Caos, nella campagna intorno a Girgenti in provincia di Agrigento, durante un'epidemia di colera. Ha una formazione di tipo siciliano.
Quando si affaccia sulla scena internazionale, lo fa da un'angolatura periferica rispetto ai grandi centri. Qualcuno ha detto che Pirandello è un po' come Saba, che nasce a Trieste, realtà periferica lontana dai centri letterari delle avanguardie che rinnovano la tradizione. Essendo lontano dai centri di innovazione letteraria, ha un rapporto più stretto con la tradizione ed una formazione appunto tradizionalistica. Saba infatti ha una forma tradizionale che riprende dal '700 e dall'800 è innovatore solo per i temi, ma non guarda alle innovazioni e alle rivoluzioni che avvengono nella seconda metà dell'800 con D'Annunzio, i simbolisti e le avanguardie (tutte correnti che rinnovano il modo di far poesia). Pirandello fa la stessa cosa perché nasce nel centro periferico di Girgenti ed ha un'educazione legata al passato, ma coglie le nuove forme della modernità che iniziano a circolare, come i grandi pensatori europei, ma senza interesse per il rinnovamento delle forme, quindi per D'Annunzio, simbolisti e avanguardie. Pirandello è innovatore solo per le tematiche come Saba e non per le strutture.
Questo lo vediamo bene non dal romanzo che arriva dal '93 in poi, ma dalla poesia, perché Pirandello all'inizio vuole essere poeta per omaggio alla tradizione italiana. La produzione va dal 1889 al 1912 e dunque chiude questa stagione quando è romanziere e scrittore di drammi; si usano queste due date perché la prima è l'anno della prima raccolta "Mal Giocondo" e la seconda è l'anno dell'ultima raccolta "Fuori di chiave", più matura ma altrettanto tradizionale, come la prima. La poesia ci consente di verificare il peso che la tradizione ha avuto in Pirandello e la sua estraneità alla fondazione della modernità, che è stata identificata dai critici con D'Annunzio e Pascoli. La sua poesia è estranea a questi due ma non alla tradizione 800esca (che estrapola da autori come Goethe, perché legge le elegie renane, Foscolo, Leopardi, Carducci e Stecchetti che è quasi prosastico).
Negli anni del Mal Giocondo e delle elegie renane, D'annunzio pubblica il poema paradisiaco che introduce il simbolismo italiano e Pascoli pubblica Myricae, due poeti in linea con il resto del simbolismo europeo, mentre negli anni di "fuori di chiave" siamo già negli anni del Futurismo. Pirandello sembra ignorare tutto questo perché si concentra sui poeti classici di cui l'ultimo esponente è Carducci. Già nella poesia "ecco la folla" c'è una polemica nei confronti del mondo ma i toni sono quelli della poesia tradizionale dell'800 e con lessico tradizionale. Qui si presenta il "cozzo" di voci discordi, che sarà tema importante per Pirandello, e che farà notare la disarmonia del mondo (tematica nuova tipica 900esca).
Tradizionalista, ma mette a fuoco la crisi di una classe alla fine del secolo. Lui è dunque capace di trascrivere questa crisi che hanno i giovani intellettuali nel passaggio dal Positivismo ad una nuova cultura, ma non solo dei giovani scrittori ma anche della popolazione isolana, delusa dal sogno risorgimentale (già descritta da Verga e De Roberto), delusione di cui parlerà nei "vecchi e giovani".
La borghesia isolana è lontana dalla moderna industria capitalista, cosa che avverte anche Verga nell'introduzione di "Eva", in cui parla della Milano delle banche e dei capitali, luogo in cui la letteratura è un lusso da scioperati. La polemica l'avverte pure Verga che polemizza contro il modello di progresso del nord. La Sicilia si sente tagliata fuori da tutto questo e mette anche a fuoco che un intellettuale...
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