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IL ROMANTICISMO IN FRANCIA

Le nuove tendenze romantiche trovarono la loro espressione con Rosseau.

L’inizio di questo movimento si può datare con la pubblicazione del famoso libro “De l’Allemagne “ ad opera di

Madame Stael.

La maggiore rappresentante è Germana Necker de Stael che pose l’accento sul carattere popolare e sociale della

creazione artistica.

Victor Hugo diede piena espressione alle tendenze artistiche e culturali del romanticismo francese: sentimento

della natura, tendenza alla satira e alla polemica politica, aspirazioni sociali.

IL ROMANTICISMO IN ITALIA

In Italia il Romanticismo si affermò a partire dal 1816, in seguito alla disputa classico-romantica. Colpisce lo

sbalzo cronologico di non pochi anni tra l’affermazione del Romanticismo in Germania ed in Inghilterra (1798-

1800) e in Francia ed in Italia (1813-1816). Il motivo è da ricondurre nel fatto che il Romanticismo ha potuto

affermarsi prima in quelle realtà geo-culturali dove era stata meno incisiva l’azione del Neoclassicismo e più

determinante quella del pre-romanticismo.

Il romanticismo italiano è un fenomeno che ha tratti caratteristici diversi dal romanticismo europeo. Le tensioni

mistiche sono del tutto assenti, così come è assente quel gusto per il tenebroso e l’orrido che caratterizza molto

romanticismo nordico. Queste diversità hanno fatto ritenere che l’Italia non abbia avuto una vera e propria arte

romantica ma solo una imitazione del vero romanticismo nordico. Se la questione appare oggi superata, ciò che

interessa è capire in che cosa si può individuare un’esperienza romantica nell’arte italiana dell’Ottocento.

Gli influssi del Romanticismo giungono alla cultura italiana, sopratutto grazie all’intervento di Madame Stael che

pubblica nel 1813 l’Allemegne, e soprattutto nel 1816 la famosa lettera “Sulla maniera e l’utilità delle

Traduzioni”. Nelle lettera, la scrittrice francese, esortava i letterati italiani a rinnovarsi a prendere spunto dalle

letterature straniere e a tradurre un maggiore numero di opere. La risposta determinò reazioni opposte: i

CLASSICISTI convinti sostenitori della nostra traduzione letteraria, lo considerano poco meno di un’offesa; i

ROMANTICI contrari all’imitazione dei classici e favorevoli all’introduzione di nuovi temi, lo considerano uno

stimolo a rinnovare la nostra letteratura.

GIACOMO LEOPARDI

 Il Sistema Filosofico Leopardi

Il problema dell’infelicità

In una prima fase del suo pensiero l’infelicità non dipende dalla natura, che viene considerata un’entità positiva e

benefica, almeno perché da all’uomo delle illusioni che lo rendono capace di virtù e grandezza. È la civiltà umana

la vera causa dell’infelicità perché ha distrutto le illusioni che rendevano la vita sopportabile e ha mostrato

all’uomo l’arido vero della condizione sulla terra. L’uomo non era destinato ad essere felice sulla terra ma le

illusioni lo proteggevano dal rendersene conto, facendogli credere che la felicità fosse raggiungibile.

Il pessimismo storico

L’infelicità dell’uomo non è dunque un dato esistenziale e costitutivo ma storico: gli antichi erano ancora capaci di

grandi illusioni, mentre i moderni le hanno perdute quasi completamente. In questa prima fase del suo pensiero si

parla di pessimismo storico perché l’infelicità umana è ritenuta il frutto di una condizione storica

L’azione e l’eroismo

Vi sono ancora tuttavia, per i moderni, dei margini per recuperare le illusioni degli antichi. Questo è possibile

attraverso l’azione e l’eroismo e in particolare attraverso il rischio e il disprezzo della vita in nome di una sfida del

destino che serve a misurare il valore delle cose: si assiste alla fiducia nella ricuperabilità dei grandi valori del

mondo antico.

Il pessimismo cosmico

Nella seconda fase del suo pensiero non sono più le condizioni storiche a essere indicare quale causa

dell’infelicità, ma le condizioni esistenziale dell’uomo. Si parla perciò di pessimismo cosmico: è infatti la vita

stessa, nella sua organizzazione universale, ad essere orientata solamente alla perturbazione dell’esistenza, senza

che il desiderio di piacere degli individui venga tenuto in alcuna considerazione.

LA POETICA

Nel 1816 scrisse una lettera ai Compilatori della Biblioteca Italiana,con cui il poeta intervenne nella polemica

classico-romantica. Leopardi rivendicava il fine dilettevole della poesia,che si configura essenzialmente come

imitazione della natura.

Ne discende la superiorità della poesia degli antichi sui moderni: i primi, più vicini alla natura e capace di una

fantasia senza limiti, sono stati poeti per eccellenza; mentre i secondi con una fantasia piuttosto in ombra, hanno

preferito cantare l’incivilimento e il progresso,quindi non vera poesia, piuttosto una sorta di filosofia. Il Leopardi

però, pur dichiarandosi contro i romantici,condanna l’imitazione servile dei classici ed esalta la spontaneità della

creazione poetica.

Per il Leopardi la poesia coincide con il mondo primitivo; è tanto più poesia quanto più coincide con la natura e

meno con la razionalità: parlare come facevano i romantici di poesia razionale era un assurdo. Ne discende la

superiorità della poesia degli antichi sui moderni: i primi, più vicini alla natura e capace di una fantasia senza

limiti, sono stati poeti per eccellenza; mentre i secondi con una fantasia piuttosto in ombra, hanno preferito cantare

l’incivilimento e il progresso,quindi non vera poesia, piuttosto una sorta di filosofia. Il Leopardi però, pur

dichiarandosi contro i romantici,condanna l’imitazione servile dei classici ed esalta la spontaneità della creazione

poetica. Il Leopardi non accetta del Romanticismo la tendenza deleteria ad inglobare nella poesia il patrimonio

sentimentale.

Lo Zibaldone

A diciannove anni inizia ad annotare in una quadernetto le proprie riflessioni in una primo nucleo che lui stesso

chiamerà Zibaldone dei pensieri. Non nasce come opera per il pubblico: è una specie di diario intellettuale in cui

Leopardi annota episodi autobiografici e impressioni dirette, ovviamente incentrate sul tema dello studio. L’opera

è lo sbocco della sua attività intellettuale in vista di opere organiche da scrivere o di questioni filosofiche. Uno dei

temi principali è il rapporto con la morte, secondo lui non è un male poiché libera l’uomo dalle sofferenze, il vero

male si rivela la vecchiaia, perché non solo porta con sé tutti i dolori ma priva l’uomo di tutti i piaceri. Tuttavia

l’uomo rifiuta la morte e accetta la vecchiaia, testimonianza del suo attaccamento alla vita.

Le Operette Morali

Il 1824 è l’anno delle Operette morali, testi in prosa di argomento filosofico, di tagli satirico, in forma narrativa o

discorsiva. Il tema dell’infelicità è il fulcro dell’opera, specialmente nel Dialogo della Natura e di un Islandese, in

cui L’islandese sfuggendo tutta la vita dalla natura, credendola responsabile dell’infelicità umana, non è riuscito

tuttavia a non essere perseguitato da essa. Alla fine si imbatte proprio nella Natura, rappresentata da una donna,

dalle cui parole emerge la sua indifferenza nei confronti degli uomini, poiché anche senza questi l’universo

continuerebbe ad esistere. Il dialogo termina con la richiesta senza risposta dell’islandese sul senso della vita.

I Canti

La produzione in versi di Leopardi è raccolta nei canti, in cui si abbraccia un ventennio della sua vita. A differenza

del canzoniere petrarchesco non hanno struttura unitaria, cioè con una struttura narrativa, ma sono organizzati

secondo criteri cronologici o di genere. Uno sviluppo è riscontabile nell’atteggiamento del poeta su posizioni

filosofico-essenziali: à

Impegno eroico-agonistico canzoni civili d’apertura (All’Italia)

- à

titanismo tragico per la consapevolezza del fallimento degli ideali di virtù e di patria canzoni del

- suicidio (Ultimo canto di Saffo)

à

confronto affettivo e ideologico canzoni della memoria, della natura e del senso della vita

-

Gli Idilli

La grande lirica Leopardiana si esalta negli Idilli, scritti parallelamente ai canti.

L’Idillio significa in greco piccola immagine e tradizionalmente era un quadretto di scena campestre per Leopardi

diventa “avventure dell’animo”.

- I primi Idilli: nel 1819 il poeta si allontanò dalla fede religiosa, verificandosi il passaggio da poesia

d’immaginazione a poesia sentimentale, propria della nuova sensibilità romantica. In questo periodo tradusse le

sue esperienze autobiografiche e le sue sofferte meditazioni in una raccolta di 6 liriche in endecasillabi sciolti

Tra i piccoli Idilli ricordiamo l’Infinito. Osservando il monte Tabor il colle che sovrasta Recanati, è una siepe che

impedisce allo sguardo di spaziare, Leopardi rappresenta il suo stato d’animo di fronte alla contemplazione

dell’infinito che il suo pensiero riesce a percepire oltre l’ermo colle e la siepe. Nella seconda parte il poeta

rappresenta il suo senso di smarrimento di fronte all’impressione dell’eterno, suscitata dal contrasto del silenzio

dell’infinito e lo stormire del vento tra le piante: da tale impressione nasce un soave senso di dolcezza riscontrabile

nell’ultimo verso.

- i grandi Idilli: nel 1828 dopo 5 anni di silenzio Leopardi sentì nuovamente nascere il dono dell’ispirazione

poetica e compose una serie di liriche nel carattere metrico della canzone sciolta. Nei grandi Idilli fa uso di parole

arciche per dare forma artistica alla sua dolorosa concezione del mondo, divenuta sempre più radicale e profonda

(pessimismo cosmico), anche se scritta in un ritmo di serena poetica.

Tra i grandi Idilli ricordiamo A Silvia che esprime il motivo della fine prematura delle speranze e dei sogni

giovanili e della natura che tradisce le illusioni. Il poeta rievoca l a figura di Silvia, simbolo della sua speranza ma

nella seconda parte per contrasto il poeta rappresenta la sua morte e con essa la morte di ogni sua speranza.

L’infinito

Nel “l’infinito” il poeta immagina di essere seduto dinanzi a una siepe che gli impedisce di vedere l’orizzonte; ciò

gli permette di vedere con la fantasia spazi illimitati finché viene richiamato al presente dallo stormire delle

fronde. Questo suono gli fornisce ancora una volta il pretesto per allontanarsi con l’immaginazione non più nello

spazio, ma nel tempo, nel passato per evocare le epoche che si succedono e spariscono. Il suo fantasticare gli

provoca una sensazione di gran dolcezza.

In questi versi è indicato un percorso, dal finito all’infinito. Il percorso parte dal finito limitante della siepe, si

spinge con lo sguardo (mirando), cioè con i sensi, oltre questo primo limite negli “interminati spazi” di un

orizzonte vastissimo, dove questa volta con il pensiero crea egli stesso (mi fingo) l’infinito del silenzio sovrumano

e della profondissima quiete, dal quale il poeta è respinto in se stesso. Di fronte all’infinito non può non emergere

la paura: l’abisso che separa il finito (la voce del vento, che rimette in moto i sensi e spinge la ragione ad evocare

le morte stagioni) e l’infinito è immenso, ma è tutto interno all’uomo, è il frutto della forza creatrice del suo

pensiero, in cui il pensiero stesso “annega”, si perde, “naufraga”. Il naufragio è dolce. L’infinito è l’illusione: il

poeta prende il nulla al di la dell’ultimo orizzonte e lo porta dentro di sé, lo trasforma nel suo infinito, ne fa una

sua creatura; e allora il nulla cessa di essere tale, e il cuore non si “spaura” più, ma anzi prova piacere (naufragar

m’è dolce). L’illusione non è vaneggiamento, ma è la vittoria dell’uomo sulla natura. Egli è capace di pensare ciò

che la natura non è capace di essere: una natura che si fonda sul nulla, è nulla essa stessa; il pensiero trasforma il

nulla in essere.

ALESSANDRO MANZONI

Periodo dell’infanzia e dell’adolescenza (1785-1804): sin da piccolo il suo legame con la tradizione

- dell’Illuminismo lombarda: era infatti nipote di Cesare Beccaria autore di Dei delitti e delle pene, e lo zio

fu uno dei fondatori del “Caffe”. A causa dell’ambiente famigliare poco sereno fu avviato sin dall’età di sei

anni agli studi in collegi religiosi dove ricavò una buona istruzione classica.

Periodo francese (1805-1810): nel luglio del 1805 si trasferì a Parigi dalla madre stringendo forti micie con

- alcuni rappresentanti del nuovo spirito romantico come Claudio Fauriel. Sposandosi con Enrichetta

Blondel, di fede calvinista, si converte con lei al cattolicesimo (periodo della conversone religiosa) che

segna l’avvenimeto più importante della sua vita.

Periodo dell’attività letteraria (1812-1827): La conversione religiosa si ripercosse anche nelle scelte

-

letterarie: Manzoni abbandonò gli schemi neoclassici e cercò altre strade espressive, a cominciare dalla prima

opera successiva alla conversione, gli Inni sacri, con i quali intendeva celebrare le principali festività dell'anno

liturgico e insieme offrire un esempio di lirica nuova. Inizialmente gli inni dovevano essere dodici, ma ne furono

composti solo cinque: la Risurrezione (1812), il Nome di Maria (1812-13), il Natale (1813), la Passione (1814-

15) e la Pentecoste (1822, terza stesura).

L'interesse di Manzoni per la tragedia è connesso alla lettura di Shakespeare, di Goethe e di Schiller, e, in

accordo con l'avvio delle polemiche romantiche, Manzoni elaborò l'idea di una tragedia di ampie dimensioni

storiche e di valore universale, capace di destare una nuova coscienza etico-storica. Cominciò con Il conte di

Carmagnola (1820), tragedia accompagnata e pubblicizzata dalle polemiche letterarie a seguito dell'abbandono

delle unità aristoteliche di tempo e di luogo. Questa tragedia compone un episodio della guerra tra Milano e

Venezia nel XV secolo e denuncia la violenza e la cecità della ragion di stato. La seconda tragedia, Adelchi

(1822), è di materia medievale e ha una struttura più complessa e aperta, anche se contrappone in modo

assolutamente netto, per la rigidità imposta dal genere, gli "eroi della forza" e gli "eroi della fede".

Manzoni si provò anche nella lirica civile. Ricordiamo Marzo 1821, un esempio di ballata romantica

centrata sull'attualità politica (i moti patriottici di quell'anno), e Il cinque maggio (1821), un testo intenso e

insolitamente appassionato che si presenta quale grande esempio di come la Provvidenza agisce nella

storia.

Scrisse nel 1823 una lettera al marchese Cesare d’Azeglio strutturata attraverso una parte positiva e una negativa.

La parte negativa si riferiva a tutto ciò che il Romanticismo rifiutava: l’abuso della mitologia, che non è solo un

fatto letterario, ma coinvolge problemi etici e religiosi perché rappresenta una forma di idolatria, l’imitazione dei

classici le regole imposte dal classicismo. La parte positiva riguardava i le proposte costruttive avanzate dal

romanticismo: la necessità di considerare il vero come oggetto, l’utile come scopo e l’interessante come mezzo.

Per poter svolgere un’alta funzione morale ed educativa l’arte deve proporsi di essere utile all’uomo e alla società,

deva avere contenuto storicamente attendibile e deve ricorrere ad un repertorio tematico e stilistico tale de renderle

interessante per il maggior numero di persone possibile.

ARTE: I CARATTERI COSTITUTIVI DEL ROMANTICISMO (schema)

Individualismo: pur essendo gia esistente nell’età dei lumi tende ora a trasformatsi in esaltazione della libertà

assoluta e abbandono alle forze istintive. L’artista creatore diviene simile a Dio, la sua arte non è strumento di

conoscenza razionale e neppure un mezzo di comunicazione, ma l’espressione più compiuta della propria

personalità e del proprio genio.

Natura: sin dal primo romanticismo la natura non viene più sentita come oggetto di studio ma forza creatrice, o

come potenza superiore alle forze umane. Le stesse forza che finisce per perdersi nella natura e trovare in essa un

rifugio dai disagi della società.

Storia: sentendo profondamente il fascino medievale, sentita come epoca di forti sentimenti e passionalità.

Considerandone sul piano politico è il punto d’avvio dei principi di nazionalità, su quello religioso è il punto di

affermazione del cristianesimo . accanto alle rievocazione di un passato così lontano si pone l’attenzione per il

presente della storia, anche in relazione alle richieste celebrative dei committenti.

Religione: alla fine di quel periodo scettico se non ateo, con la restaurazione la religione riguadagna gli spazi

perduti, riaffermandosi come fattore ci coesione sociale, causata anche dalle delusioni storiche. È comunque

differente dal passato: è depurata dalla rigidità dogmatica della religione medievale per dar spazio ad una religione

come sinonimo di misticismo e di spiritualità verso l’infinito.

LA PITTURA ROMANTICA

Contro la razionalità, la chiarezze e l’equilibro del neoclassicismo la pittura romantica rivaluta l’irrazionalità, i

sentimenti, l’energia, il dinamismi, la tensione verso l’assoluto e il mistero. Tratto caratteristico dell’epoca è

l’individualismo: l’artista elabora la concezione di un’arte come spontaneità e libertà creativa rifiutano regole e

convenzioni che limiterebbero la soggettività. L’arte perde ogni finalità educativa, cessa di porsi come imitazione

della natura per divenire espressione dell’interiorità e dell’io. Il soggetto del quadro perde importanza: conta di più

come si dipinge del che cosa si dipinge; non esistono più generi minori (come prima il paesaggio o il ritratto), tutti

i generi hanno uguale importanza. Il romanticismo si diffonde nell’arte figurativa diversamente in ogni paese: la

pittura di paesaggio è diffusa in Inghilterra e in Germania e mostra il rapporto problematico tra uomo e natura.

L’artista inglese cerca di rendere ciò che vede, eliminando gli effetti nobilitanti dell’aristocratico paesaggio

arcadico, e mirando alla naturalezza della scena. In Germania la pittura romanica segue un orientamento più

filosofico e religioso, che esprimono l’angoscia esistenziale dell’uomo di fronte all’infinito di una natura arcana e

simbolica.

In Francia il tema centrale della pittura è la lotta, la violenza, l’energia che si tramuta in spinta all’azione

drammatica, storica o ispirata all’attualità

LA ZATTERA DELLA MEDUSA

Il quadro di Gericault, la zattera della Medusa, prende spunto, nel suo soggetto, da un fatto di cronaca successo nel

1816: l’affondamento della nave francese Medusa. Gli occupanti della nave si rifugiarono su una zattera che

rimase abbandonata alle onde del mare per diverse settimane. L’episodio colpì molto l’immaginazione di Gericault

che si mise al lavoro per la realizzazione di questa che rimane la sua opera più famosa.

Nel periodo storico in cui è nata questa tela la Francia era appena uscita da una esperienza storica che l’aveva

profondamente segnata: prima la Rivoluzione e poi l’impero napoleonico. Lo stato d’animo dei francesi, in quegli

anni, era soprattutto di sconforto e di delusione. Così, volutamente o casualmente, la zattera della Medusa divenne

la metafora di un naufragio che, simbolicamente, vedeva coinvolta tutta la nazione francese. Se «Il giuramento

degli Orazi» di David rappresenta la Francia prima della Rivoluzione, «La zattera della Medusa» dà l’immagine

psicologica della Francia dopo che la Rivoluzione si è conclusa con il fallimento dell’impero.

Formalmente il quadro è costruito secondo il classico sviluppo piramidale. Nel quadro di Gericault le piramidi

sono in realtà due ed esprimono due direzioni che si incrociano tra loro opponendosi. La prima piramide è la

direzione umana cha va dalla disperazione, di coloro che sono morti, alla speranza di chi ha ancora la forza di

agitarsi con la speranza di essere visto da qualcuno che vada a salvarli. La seconda piramide è la direzione del

mare che spinge in direzione opposta rispetto alla direzione delle speranze umane. È proprio la tensione visibile tra

queste due forze opposte a dare un primo tratto drammatico alla scena.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bazzocchi Marco Antonio.

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