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Fondamenti storia antica e didattica della storia

Storia romana: Prof Faoro

Le diverse classi di fonti di ricostruzione della storia romana

Per lo studio della storia antica classica, sia greca che romana, sono importanti i seguenti strumenti, divisi tra classi di fonte e discipline parallele:

  • Fonti letterarie: ciò che è stato scritto con uno scopo letterario, non per forza storiografico.
  • Fonti epigrafiche, sono quelle più numerose: iscrizioni, incise, graffite, o dipinte su vari tipi di materiali: pietra, metallo, argilla, legno, vetro.
  • Fonti papiracee: testi letterari e documentari antichi conservati su supporti mobili e deperibili come il papiro, creato con le fibre della pianta nata lungo il Nilo in Egitto. La papiracea si occupa solo dell’Egitto perché grazie alla questione climatica si sono conservati bene i papiri e si sono potuti studiare. Abbiamo anche la ostraca, cioè lo studio dei cocci e le pergamene, cioè pelli di animali che hanno trovato diffusione tra l’epoca tarda antica e quella alta medievale. Vengono inserite nella papiracea perché, come nei papiri, si usa il corsivo maiuscolo.
  • Fonti numismatiche: le monete provenienti non solo da Roma ma anche dalla polis greche. Esse costituiscono l’oggetto della numismatica antica.
  • Fonti archeologiche: tratta delle fonti materiali (no scritte).

Fonti letterarie

  • Brani scritti da Virgilio come le Bucoliche e le Georgiche.
  • Manoscritti dei monasteri, editi dalla fine del XIX secolo, chiamati edizione critica:
    • Testo ricostruito dal filologo.
    • Apparato critico, nel quale il filologo registra le varianti testuali che appaiono nel manoscritto, consentendo al lettore di verificare l’esattezza delle sue scelte.
    • Un’introduzione, incentrata soprattutto sulla tradizione manoscritta dell’opera.
    • Note esplicative di carattere letterario, storico o antiquario.
    • Talvolta una traduzione in una lingua moderna.

Collane di edizione critica

  • Apparato critico latino: non prevedono la traduzione in una lingua moderna; sono di alto valore scientifico ed edite in edizioni molto curate, finalizzate alla ricerca filologica e scientifica.
  • Apparato critico in lingua moderna: traduzione in lingua moderna, buon valore scientifico e buona cura dell’edizione, finalizzate alla ricerca scientifica e filologica. Ha una diffusione maggiore nel campo didattico perché avendo una traduzione moderna abbracciano un pubblico più vasto che può non conoscere latino e greco.
  • Si rifanno nel testo alla collana del tipo B, cura medio-bassa, destinate ad un pubblico più ampio. Un esempio può essere edizioni Rizzoli. Il loro svantaggio è quello di accettare i testi antichi; ha il vantaggio di essere economica.

Fonti epigrafiche

Termine del rinascimento che traduce il termine latino epigrafo=scrivo. Il dominio dell’epigrafia è vasto e contestualizza diversi ambiti, tra cui le lapidi (posizionate sui sepolcri, facciata di una costruzione, base di una statua), le pitture murali, gli oggetti di uso comune, i laterizi, le armi o le anfore (chiamate instrumenta). Per epigrafia latina si intendono le iscrizioni latine dal VII secolo a.C. al VII secolo d.C., dopo di cui si entra nel periodo medievale, poi rinascimentale e, infine, moderno. Poiché giunge l’epigrafia romana comprende anche quella cristiana fino al VII secolo d.C.

Fonti papiracee

Il papiro è una pianta che oggi nasce spontaneamente ma nel passato veniva coltivato. Il processo prevedeva un taglio lungo lo stelo del papiro che veniva poi essiccato e pressato ed infine intrecciato in fibre. La carta di papiro era conservata a rotoli, la cui lunghezza poteva variare. Nei papiri veniva utilizzata la scritta maiuscola corsiva e si poteva accompagnare il testo con delle illustrazioni, come nelle Fatiche di Ercole.

Fonti numismatiche

Cosa troviamo nelle monete:

  • Vita religiosa di una città.
  • Vita economica.
  • Tratti importanti di figure storiche.
  • Monumenti andati perduti.

Periodizzazione della storia romana

Non vi è storia senza periodizzazione, che significa definirla in termini di periodi. La periodizzazione è un processo di individuazione di eventi, strutture socio-economiche e politiche, di fenomeni in fasi cronologicamente distinte. Per essere distinte le fasi devono avere dei tratti specifici per cui il singolo segmento periodico è caratterizzato da elementi peculiari e originali, quindi caratteristiche proprie e irripetibili. La finalità della periodizzazione è, quindi, di rappresentare il processo storico, individuandone le continuità e le rotture.

La periodizzazione della storia non coincide necessariamente con la periodizzazione che riguardano la storia umana. Come il caso dell’archeologia o della storia dell’arte. Ad esempio, il passaggio dell’impero può non coincidere con un’età archeologica. All’interno della storia antica, più di quella medievale e moderna, le periodizzazioni possono essere più di una. Il mondo romano, ad esempio, estendendosi nel Mediterraneo, racchiude all’interno molti popoli, culture la cui periodizzazione storica può seguire ritmi diversi da quelli propri della periodizzazione romana. Ad esempio, i greci: tra il VI e il V secolo a.C. a Roma c’è la monarchia e in Grecia la democrazia.

Ciò che è importante della periodizzazione romana è che, comprendendo altre popolazioni dal IV secolo a.C., detta una regola generale per cui si parla di epoca imperiale romana. Infine, la periodizzazione storica romana, racchiudendo molte popolazioni, dà ordine agli eventi, individua elementi caratterizzanti comuni. Quindi come si fa all’interno delle civiltà a dare ordine? La periodizzazione meno oggetto di critica e più oggettiva risiede nell’individuazione di cesure e scansioni istituzionali descritte dalla forma di governo (per Roma: democrazia, repubblica e impero). La periodizzazione però non può limitarsi alla suddivisione di epoche storiche (monarchica, repubblicana e imperiale) e si cerca quindi come elementi convenzionali gli eventi storici rilevanti, di tipo politico-militari. Di contro questi ultimi non corrispondono quasi mai ai lunghi tempi delle strutture socio-economiche. Nel senso che nel 496 cade l’Impero Romano ma a Roma era già presente anche prima. È quindi una convenzione di tipo politico ma dal punto della real politique, ha un valore inferiore rispetto a quello che è stato attribuito (la caduta del muro di Berlino è, invece, veramente la fine di un periodo).

Periodi della storia romana

(che dipendono dalla struttura del governo):

  • Età monarchica, dal 753 al 509 a.C. (anno in cui la tradizione pone l’elezione dei primi magistrati).
  • Età repubblicana, dal 509 al 21-27 a.C. - magistrati eletti dal popolo, controllo da parte di 2 persone con un mandato, avevano quindi una scadenza.
  • Età imperiale, dal 31 a.C. (fine guerra civile tra Antonio e Ottaviano; suicidio di Antonio e Cleopatra e salita di Ottaviano) o 27 a.C. (Ottaviano assume il titolo di Augusto) al 476 d.C. Qui, a differenza della monarchia, non cade un governo, ma si trasforma perché un singolo riuscirà ad acquisire poteri che prima di allora non poteva avere. Augusto e i suoi successori otterranno poteri vitalizi che nessun magistrato aveva ottenuto prima. Nonostante questo, la repubblica rimase comunque. Nel 476 viene deposto l’ultimo imperatore e i simboli imperiali vennero spediti a Costantinopoli, sede dell’Augusto di Oriente.

All’interno di questi abbiamo altri periodi:

Monarchia

  • Periodo della monarchia latino-sabina, quando prende potere Tarquinio
  • Periodo della monarchia etrusca

Repubblica

  • Età alto-repubblicana, dal 509 al 367 a.C. (data delle leggi Licinie-Sestie: che consentono ai plebei di accedere al consolato, lotta patrizi e plebei).
  • Età medio-repubblicana, dal 367 al 133 a.C. (epoca dei Gracchi, entrambi uccisi e fautori della rivoluzione agraria). È definito anche periodo dell’impero mediterraneo perché Roma diventa la padrona dell’intero Mediterraneo.
  • Età tardo repubblicana, dal 133 al 31 o 27 a.C., dai Gracchi alla fine della guerra civile/assunzione del titolo di Ottaviano da parte di Augusto. Fu un’epoca di scontri tra Roma e italici (quelli che non avevano cittadinanza), guerre servili (come Spartaco).

Impero

5 secoli di storia, periodo più lungo. Vede la trasformazione della repubblica in impero e di una città a uno universale. Cioè da un impero con fulcro Roma e cittadini romani ad un impero con cittadini anche fuori Roma. La periodizzazione dell’epoca imperiale è investita da un problema perché non è chiara la sua divisione in due parti:

  • Alto o basso impero
  • Principato (da Augusto a Marco Aurelio) o dominato (3-4 secolo guerre civili)

Per quanto riguarda le età ne troviamo 2:

  • Alto imperiale: 31 a.C. o 27 a.C. - 285 d.C.
  • Tardo imperiale: 285 (avvento imperatori cristiani) - 476

Queste periodizzazioni sono frutto di una periodizzazione degli antichi. Polibio aveva già detto nel 219 a.C. che il mediterraneo sarebbe caduto nelle mani dell’Impero Romano. Anche Sallustio aveva visto nella distruzione di Cartagine la fine del mondo antico e l’inizio di Roma. Teodoro, come noi, vedeva dalla disfatta dei Gracchi, l’inizio della repubblica. In epoca imperiale si vede l’ingresso della violenza e la fine della repubblica. Altre periodizzazioni avvennero con Aurelio Vittore, sulla provincializzazione dell’Italia; Melitone di Sardi aveva visto la coincidenza della nascita di Gesù e l’entrata di Augusto, l’inizio di un’epoca nuova; cronografia cristiana, che riporta un a.C. come e d.C. NB. Non esiste l’anno zero, esiste un I° secolo a.C. e I° secolo d.C.; la periodizzazione aveva un rilevanza e prospettiva diversa.

Le fonti letterarie

Rappresentano il fondamentale blocco di informazioni per ricostruire e studiare la Roma arcaica. Si tratta però di opere scritte molto tempo dopo l’avvenimento storico dei fatti. I fatti vennero tramandati oralmente. Alla fine del 7° secolo a.C. si inizia a scrivere su oggetti di uso quotidiano (iscrizioni), tali scritte riguardavano brevi formule come “Questo è stato fatto da...”

I primi storici dell’epoca monarchica vissero in epoca augustea: cioè tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio dell’epoca imperiale o principale. Tito Livio da Padova, contemporaneo di Augusto, scrisse una lunga storia di Roma, dalla sua fondazione ne “Ab Urbe condita” composti da 142 libri. Il primo libro tratta dell’età monarchica. La sua ricostruzione non si basava su fonti incerte però. Dionigi di Alicarnasso che scrive delle antichità romane in 20 libri, che vanno dalla fondazione di Roma fino allo scoppio della Prima guerra Punica del 264 a.C. In realtà, prima che Roma venisse a contatto con la Grecia, nel 2° secolo a.C., la Grecia aveva nutrito poco interesse nei suoi confronti, se ne preoccupò solo quando Roma divenne una potenza nel Mediterraneo. Lo scopo di Dionigi era quello di dimostrare che i romani fossero una popolazione di origine ellenica e non barbara, dedica a questa dimostrazione quasi tutto il primo libro. Dionigi si occupa di portare la Grecia nelle origini romane, collegando l’origine di Roma alla storia i Alba Longa; stesso pensiero possiamo attribuire a Virgilio. Questi storici imperiali si rifanno a loro volta a delle fonti primigenie che forniscono informazioni meno mitigate rispetto a quelle dell’epoca tardo repubblicana. Possiamo quindi ricordare autori come Marco Porcio Catone, detto il Censore, che scrisse intorno al 234-248 a.C. e Fabio Pittore, della fine del 3° secolo a.C.

Tra le fonti primigenie più importanti troviamo:

  • La tradizione familiare: in età arcaica e repubblicana la struttura societaria romana era dominata dalla competizione tra le famiglie dell’aristocrazia di governo (che fornivano i membri del senato). La tradizione familiare era portata avanti grazie agli elogi dei defunti che venivano pronunciati in occasione di cerimonie funebri. Uno dei più famosi è inciso nel sarcofago di Scipione Barbato (una delle più antiche tombe tra quelle degli Scipioni- epoca delle guerre sannitiche). Visto che gli storici erano membri dell’aristocrazia del senato è probabile che attingessero alle fonti familiari.
  • La tradizione orale: è un tipo di fonte molto importante per noi, ma anche molto difficile da definire perché la tradizione orale è soggetta a forte distorsione. Era molto probabile che la storia venisse distorta anche volontariamente per attribuire alla propria famiglia cariche e imprese in realtà mai verificate. Lo studioso danese Nibur all’inizio del 19° secolo elaborò una teoria secondo la quale le tradizioni della Roma arcaica erano state create nei canti cantati durante i banchetti “Carmina Convivialia” (2° secolo a.C.).
  • Documenti d’archivio: molto utilizzati i primi storici di Roma, si tratta di ricostruire la storia a partire dai nomi dei magistrati e degli eventi ritenuti degni di nota. Queste informazioni erano riportate negli Annali dei Pontefici, cioè una registrazione sommaria degli avvenimenti, fatta dalla suprema autorità religiosa di Roma: pontefice massimo (carica che da Augusto in poi venne assunta dagli imperatori). Gli eventi salienti, di interesse pubblico, erano riportati in delle tavolette di legno sbiancate, che il pontefice disponeva all’ingresso della propria abitazione. Questi annali intorno all’anno 130 a.C. vennero pubblicati dal pontefice Publio Muzio Scevola in 80 libri con il nome di Annales Maximi.

La fondazione di Roma

Questa molteplicità di fonti ha creato non pochi problemi agli storici moderni, che hanno dovuto mettere a confronto i dati della tradizione, difficilmente accertabili. A questo scopo i risultati della ricerca archeologica hanno fornito elementi preziosi. Sembra oggi certo che nel racconto tradizionale siano state fuse 2 versioni di diverso tipo sulle origini di Roma:

  • Una greca: che ricollegata l’origine della città alla leggenda di Enea.
  • Una romana: in cui Romolo rappresenta il re fondatore autoctono/indigeno.

Per quanto il racconto sia leggendario, recepisce alcuni elementi che possono essere definiti storici:

  • La presenza di popolazioni diverse (latini e sabini) all’origine della storia romana è un fatto storico.
  • La fase di predominio etrusco.

Le notizie più problematiche della tradizione è quella sulle origini di Roma e sulla sua fondazione. È difficile ritenere che Roma sia sorta per una scelta individuale di Romolo, bisogna invece pensare la nascita della città sia stata il risultato di un processo graduale e lento che presuppone la presenza di più comunità sparse che già vivevano sui singoli colli che costituirono poi il nucleo della città. I villaggi sul colle Palatino possono essere considerati come il nucleo fondativo originario della futura Roma, la cui storia iniziò intorno all’8° secolo a.C. Il colle Palatino, in origine era articolato in 3 alture separate, appianate poi in età imperiale:

  • Palatium: in cui in epoca imperiale gli imperatori avranno il proprio palazzo, vicino a quello che poi diverrà il Circo Massimo.
  • Germalo: dalla parte del Foro e del Campidoglio, dove si svolsero le fasi iniziali della storia romana.
  • Velia: dalla parte della Valle del Colosseo.

In generale, le vicende connesse alle origini di Roma, si comprendono meglio che essa sorgeva a ridosso del basso corso del Tevere, in una posizione di confine tra 2 aree diverse, separate dal corso del Tevere: la zona etrusca (nord) e il Lazio antico (sud). Si tratta quindi di 2 popoli molto diversi dal punto di vista etnico, culturale e linguistico. Il nome Roma non è derivato dal leggendario fondatore Romolo, bensì è avvenuto il contrario. Attualmente siamo in grado di definire con esattezza quale sia la vera origine della parola. Ipotesi:

  • Dalla parola Ruma: mammella in latino.
  • Dalla parola Rumon: nome arcaico del fiume Tevere.

La tradizione pone un rito di fondazione per la città di Roma, che poi si ripeterà per altre città italiche e per le colonie (che dal 5° sec d.C. verranno fondate).

Il pomerio e i riti di fondazione

Marco Varrone, antiquario latino, descrisse la fondazione con un rito etrusco che prevede di segnare con l’aratro (tirato da un toro ed una vacca) il solco interno. Il terreno all’interno di questa linea era detto pomerium o confine sacro ed inviolabile. Da un punto di vista religioso il pomerio ha un grande valore, letteralmente deriva dal latino Post Moerium, ovvero ciò che si trova al di là del muro. Era in origine la linea sacra che delimitava il perimetro della città, in corrispondenza delle mura; in un secondo momento servì a delimitare una zona di rispetto che serviva a delimitare le case dalle mura stesse, dove non era possibile seppellire i morti. Le mura avevano anche una funzione di difesa, poteva capitare quindi che tra le mura ed il pomerio ci fosse una certa distanza. L’ampliamento del pomerio avveniva infatti solo in circostanze particolari (con un ampliamento dell’Impero Romano); in realtà per l’epoca repubblicana questo avvenne solo alla fine. In età imperiale si ebbero diversi avanzamenti, tra i più noti c’è quello attuato da Claudio: 4° imperatore romano dopo Augusto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher education97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di storia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Faoro Davide.
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