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FONDAMENTI STORIA ANTICA E DIDATTICA DELLA STORIA

DIDATTICA DELLA STORIA: Prof Slavin

IL DIBATTITO IN CORSO SULL’INSEGNAMENTO DELLA STORIA NELLA SCUOLA

PRIMARIA: QUALE STORIA INSEGNARE? ANTICA O ATTUALE?

Il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61 ha previsto che venissero dimezzate le ore di

storia dagli istituti tecnici professionali.

Il decreto del 2018 invece cancellava la storia dalle tracce di maturità (è stata poi inserita

nuovamente)

Da dove vengono questi cambiamenti?

Dagli studenti e dal fatto che le tracce storiche alla maturità non vengono mai scelte, se non

dallo 0,6% degli studenti italiani. Non vengono scelte perché molto spesso sono complicate

e prevedono un’idea politica dietro ben precisa e obbligano il candidato a mettersi su quella

linea politica.

Il problema della storia è stato ripreso dal corriere della sera nel 2019 da un articolo con un

titolo “studiare storia al contrario: alle elementari, raccontiamogli dei loro nonni”, scritto da

uno storico dell’antichità: ANDREA GIARDINA

In questo articolo Giardina stabilisce un nesso tra l’insuccesso della storia alla maturità e la

didattica nella storia primaria. Secondo lui il problema di fondo è come si studia la storia

contemporanea che ormai non esiste nemmeno nelle scuole o comunque è la parte più

sacrificata soprattutto da quando le ore sono state diminuite e gli strumenti con le quali si

studia non sono adatti. Aggiunge inoltre che la storia deve iniziare presto perché la

coscienza storica ad oggi arriva tardi nelle persone, che fanno fatica a connettersi alla

dimensione del tempo.

Bisogna partire dai bambini, parlare loro dei nonni, del presente, del passato, senza

utilizzare fiabe, storie o leggende (come prescriveva la scuola 800esca, che in Italia è durata

fino al 1985). I bambini non hanno la percezione del tempo e per loro parlare di Adamo ed

Eva è la stessa cosa di parlare dei loro nonni.

La diatriba dell’inscenamento della storia si aggiorna con un nuovo articolo di Giardina,

Andrea Camilleri e Liliana Segre sulla Repubblica nel 2019→

https://www.repubblica.it/robinson/2019/04/25/news/la_storia_e_un_bene_comune_salvia

mola-224857998/?refresh_ce ).

“La storia è un bene comune. La sua conoscenza è un principio di democrazia e di

uguaglianza tra i cittadini. È un sapere critico non uniforme, non omogeneo, che rifiuta il

conformismo e vive nel dialogo. Lo storico ha le proprie idee politiche ma deve sottoporle

alle prove dei documenti e del dibattito, confrontandole con le idee altrui e impegnandosi

nella loro diffusione.

Ci appelliamo a tutti i cittadini e alle loro rappresentanze politiche e istituzionali per la difesa

e il progresso della ricerca storica in un momento di grave pericolo per la sopravvivenza

stessa della conoscenza critica del passato e delle esperienze che la storia fornisce al

presente e al futuro del nostro Paese. 1

Sono diffusi, in molte società contemporanee, sentimenti di rifiuto e diffidenza nei confronti

“esperti”, a qualunque settore appartengano, la medicina come l’astronomia,

degli

l’economia come la storia. La comunicazione semplificata tipica dei social media fa nascere

la figura del contro-esperto che rappresenta una presunta opinione del popolo, una sorta di

sapienza mistica che attinge a giacimenti di verità che i professori, i maestri e i competenti

occulterebbero per proteggere interessi e privilegi.

I pericoli sono sotto gli occhi di tutti: si negano fatti ampiamente documentati; si costruiscono

fantasiose contro-storie; si resuscitano ideologie funeste in nome della deideologizzazione.

Ciò nonostante, queste stesse distorsioni celano un bisogno di storia e nascono anche da

sensibilità autentiche, curiosità, desideri di esplorazione che non trovano appagamento

altrove. È necessario quindi rafforzare l’impegno, rinnovare le parole, trovare vie di contatto,

moltiplicare i luoghi di incontro per la trasmissione della conoscenza.

Ma nulla di questo può farsi se la storia, come sta avvenendo precipitosamente, viene

soffocata già nelle scuole e nelle università, esautorata dal suo ruolo essenziale,

rappresentata come una conoscenza residuale, dove reperire al massimo qualche

passatempo. I ragazzi europei che giocano sui binari di Auschwitz offendono certo le vittime,

ma sono al tempo stesso vittime dell’incuria e dei fallimenti educativi.

Idea della storia come bene comune. I principali punti di questo articolo:

La prova di storia venga ripristinata negli scritti dell’esame di Stato

1. delle scuole superiori.

2. Le ore dedicate alla disciplina nelle scuole vengano incrementate e non ulteriormente

ridotte.

Dentro l’università sia favorita la ricerca storica, ampliando l’accesso agli studiosi più

3. giovani.

Dopo che i tre sopra citati presero parola nella Repubblica, il ministro reintrodusse la storia

come insegnamento

→ https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/11/25/news/come_si_insegna_la_storia_-

241917807/ In questo articolo giardina riprende la parola ma con termini più esplicativi e

meno polemici.

L’idea per cui non ha senso insegnare storia dell’antichità ai bambini non è nuova ma va di

pari passo con l’istruzione italiana. Parte negli anni 80 nelle conferenze pedagogiche,

basate sul fatto che molte scuole italiane insegnano la storia recente senza passare da

quella antica. Un relatore di queste conferenze (Pavone) sosteneva l’opinione di Giardina

Conseguenze della proposta di giardina?

Il rappresentante di Clio92, Ivo Mattozzi risponde in malo modo:

dell’editrice Laterza,

Gentili redattori de La Repubblica, gentile direttore editoriale

ho letto l’articolo di Simonetta Fiori, “Come si insegna la storia” e vorrei segnalare che

sull’insegnamento della storia da salvare come “bene comune” hanno detto la loro anche

studiosi di didattica della storia, oltre gli storici accademici e autori di manuali.

Gli studiosi di didattica della storia hanno segnalato da molti anni, prima ancora degli storici

interpellati dall’editore Laterza, le deficienze della formazione storica in Italia ed hanno

– –

proposto rimedi che insegnanti volenterosi in continuo autoaggiornamento stanno

praticando.

Che la storia delle civiltà possa essere insegnata nella scuola primaria (non si chiama ora

2

“elementare”) lo dimostrano l’interesse e i buoni esiti di apprendimento che possono

vantare tante maestre e tanti maestri.

Che i bambini possano sviluppare il pensiero temporale per capire la distanza tra il mondo

attuale e quello delle civiltà che studiano è sostenuto da studiosi che sono andati oltre le

teorie di Piaget richiamate dal prof. Giardina.

Che occorra modificare la struttura della storia generale da insegnare, riducendo la

trattazione di eventi e includendo conoscenze che riguardino processi di trasformazione

sociali, economiche, tecnologiche, culturali più significative e più capaci di stimolare

l’interesse degli alunni e di renderli capaci di capire il mondo attuale e le storie che vi si

stanno svolgendo, lo diciamo da molto tempo.

Ma non basta che sia proposto un sapere scolastico migliore, occorre anche che siano

a gestire le conoscenze nell’insegnamento e nella guida

formati insegnanti competenti Dunque, all’origine della cattiva

doverosa dei processi di apprendimento degli alunni.

formazione storica dei cittadini è la cattiva formazione professionale degli insegnanti di

storia. Questa deficienza è responsabilità degli storici italiani che disdegnano la didattica

della storia e la bandiscono dai dipartimenti e dai corsi di laurea che formano insegnanti di

scuola secondaria. la storia come “bene comune” se non si è capaci di dare una

Non è legittimo rivendicare

risposta efficace alla domanda: “come formare migliori insegnanti di storia, competenti a

valorizzare il bene comune?”

Il problema principale è, quindi, il fatto che in Italia è assente una formazione universitaria

della storia che formi persone alla didattica.

dopo che il ministro dell’istruzione Lorenzo

Il 25 dicembre 2019 Fioramonti voleva

introdurre storia, si è dimesso.

Con l’attuale ministro dell’istruzione Azzolina la situazione è cambiata perché ha pianificato

una commissione storica di cui fa parte anche Giardina. “Bisogna avvicinare la storia ai

In cui si parla di avvicinare la scuola alla multiculturalità:

ragazzi. E lo si può fare solo rispondendo alle domande di una società multiculturale. Mi

piace che questo elemento del pluralismo sia sottolineato dalla ministra. Sostiene il

sociologo tedesco Ulrich Beck che il problema è nel divorzio tra la dimensione cosmopolitica

in cui viviamo e la nostra reale consapevolezza di questo respiro internazionale. Non c’è

aspetto della nostra vita quotidiana che non dipenda da dinamiche mondiali economiche,

politiche, culturali, sanitarie (lo vediamo oggi con la Cina!) ma il nostro sguardo è intimidito

dalle fragilità materiali e di questa rete che ci avvolge non vediamo nulla. È proprio la

scissione tra realtà e consapevolezza ad agire come moltiplicatore di angosce collettive e a

dare campo libero ai nuovi cultori dell’odio».

Quindi anche nella storia bisogna spalancare le finestre sul mondo? «Senza disconoscere

l’importanza della vicenda nazionale, bisogna aprire i programmi alla storia del mondo:

operazione impegnativa che implica nuovi strumenti pedagogici e tecnologie adatte. Ma

questo servirebbe non solo agli studenti nati nel nostro paese, ma anche ai ragazzi che

arrivano da altri continenti. Un indottrinamento italocentrico farebbe di questa parte

consistente della popolazione una massa di alienati».

anche ripensare i contenuti dell’insegnamento storico. «Forse la definizione dei

E occorrerà

programmi esula dalle competenze dell’Osservatorio, ma un problema deve essere risolto:

3

— —

il rapporto insostenibile tra la lunghezza della nostra storia motivo di orgoglio! e le

insufficienti ore di lezione a disposizione. Altra questione riguarda la storia contemporanea:

credo sia necessario ridurre l’arco cronologico nell’ultimo anno. Un ottimo correttivo

potrebbe essere far partire il Novecento dalla Grande Guerra in modo da arrivare ai nostri

giorni».

Quello che lei prospetta è un importante cambiamento culturale. «Sì, una rifondazione

basata sul dialogo, ma con dei limiti. Ci sono diritti e valori su cui non si può discutere.

L’antifascismo è uno di questi».

L’INSEGNAMENTO DELLA STORIA NEI PROGRAMMI E INDICAZIONI NAZIONALI

PER LA SCUOLA PRIMARIA, 1860-2020.

QUANTO È VECCHIO QUESTO DIBATTITO? COME È SATO AFFRONTATO IN

PASSATO?

1997: LEGGE AUTONOMIA BASSETTI E PASSAGGIO DAI PROGRAMMI ALL IN.

ANCIEN REGIME (1860-1985)

Ha avuto una finalità costante dall’unità fino ad oggi.

Abbiamo 3 programmi: con il governo Crispi. L’insegnamento della storia, in

- Programma GABETTI, 1888,

questo caso, serve ad inculcare nei bambini il senso di identità nazionale.Lla storia

vuole essere posta in connessione con il mondo in cui vive

- Programmi ERCOLE, 1934.

Sono in linea con i programmi dell’ante guerra (800) e

- Programmi ERMINI, 1955.

con quelli del ventennio fascista (tranne per alcuni contenuti propagandistici).

Sono programmi generici e poco ambiziosi che lasciavano al docente molta libertà. Sono

stati i più longevi, rimanendo in vigore per ben 30 anni. Nonostante tutto intorno si stesse

modificando (globalizzazione, movimenti del 68, nascita dell’UE) la scuola continuava con

programmi come questi.

Contenuti: L'apprendimento della storia non deve tendere alla sistematicità sotto forma di

ripartizione cronologica, ma deve soprattutto proporsi la caratterizzazione di grandi figure

dell'umanità e di momenti rappresentativi di una epoca (per l'antica Roma, per l'affermarsi

del Cristianesimo, per la vita e i costumi del Medioevo e del Rinascimento, per le grandi

scoperte e invenzioni che introducono all'età moderna, fino a dare un maggior risalto al

Risorgimento nazionale, nell'ultimo anno del ciclo).

Obiettivi: L'insegnamento storico-geografico dovrà soprattutto giovare a far conoscere ed

amare la Patria e a far nascere sentimenti di fraternità per i popoli che costituiscono la

grande famiglia umana (è visibile la forte matrice cattolica, quasi missionaria).

Metodo: L'insegnante ispirerà la sua azione didattica all'esigenza di far quasi rivivere il

passato collegandolo in forma intuitiva al presente. Questa metodologia non supera quella

dei programmi ERCOLE di coinvolgere gli alunni con attraenti presentazioni.

- Programmi FALCUCCI 1985:

Sono programmi diversi da quelli visti fino ad allora, a cominciare dal metodo di lavorazione;

sono il frutto di una delle prime commissioni ministeriali sulla scuola primaria. 4

Sono, ad oggi, i migliori programmi mai avuti in Italia, sia dal punto di vista storico che non.

Sono molto attuali, concepiti in funzione di una riforma complessiva del sistema scolastico

(che a causa di alcuni intoppi si è concretizzata solo in parte, in modo frammentato e molto

tempo dopo, circa 15 anni dopo) come visibile già dall’introduzione:

Questo decreto inserisce numerose novità,

efficace insegnamento della storia non si risolve nell’informazione su avvenimenti e

«Un

personaggi del passato. È anzitutto promozione delle capacità di ricostruzione

dell'immagine del passato muovendo dal presente e di individuazione delle connessioni tra

passato e presente.

La ricostruzione del fatto storico deve essere indirizzata a promuovere sia la capacità di

usare in modo via via più produttivo i procedimenti della ricerca storica, sia la comprensione

sempre più approfondita del fatto storico stesso.

In tal modo gli alunni, nei limiti delle loro possibilità psicologiche, perverranno a una

assunzione non dogmatica delle conoscenze storiche, acquistando progressivamente

un'agile capacità critica. L'insegnamento della storia richiede il puntuale e continuo

riferimento alla concreta realtà nella quale il fanciullo è inserito ed esige che il docente

realizzi un adeguata scelta ed una funzionale organizzazione dei contenuti

dell'apprendimento storico»

CONTENUTI: Ci sono poche indicazioni

1. Inizialmente si promuoverà nell'alunno l'acquisizione delle coordinate spazio-temporali.

2. Appena si verifichi la disponibilità ad un apprendimento più specifico (…) si guideranno

gli alunni ad individuare alcuni passaggi significativi nel processo di cambiamento storico

delle realtà a loro più vicine (PASSATO RECENTE di genitori e nonni) rimanendo nel campo

di indagine esperibile direttamente dagli alunni medesimi, ma non escludendo la ricerca di

documentazioni significative anche nel passato più lontano. In sostanza, si introdurrà

l'alunno nel mondo della storia, guidandolo alla ricostruzione storica del suo ambiente di

vita.

3. A partire dal terzo anno della scuola elementare, si avvierà uno studio che

progressivamente porti il fanciullo dall'interpretazione della storia del suo ambiente di vita

alla storia dell'umanità e, in particolare, alla storia del nostro Paese. Tale studio porrà

peculiare attenzione ai momenti di promozione e trasformazione delle civiltà, colti nel

tessuto di una periodizzazione essenziale. In seno a questa periodizzazione si fisseranno

cronologicamente i più rilevanti avvenimenti civili, sociali, politici, religiosi di cui sono stati

protagonisti i popoli, personalità e forme di organizzazione sociale, che nel tempo hanno

contraddistinto l'evolversi della società umana. In particolare saranno oggetto di

approfondimento i fatti, gli avvenimenti, i personaggi che hanno contribuito a determinare le

caratteristiche civili, culturali, economico-sociali, politiche, religiose della storia d'Italia, con

specifico riferimento al processo che ha condotto alla realizzazione dell'unità nazionale,

nonché alla conquista della libertà e della democrazia.

Ci sono 2 importanti innovazioni rispetto ai programmi precedenti che riguardano in

particolare PERIODIZZAZIONE (intesa quale strumento per delimitare e interpretare i

fenomeni storici complessivi) e CRONOLOGIA (intesa quale strumento per delimitare e

interpretare i fenomeni storici complessivi). 5

I programmi Ermini e precedenti raccomandavano di non insistere troppo sulla cronologia

(presentata come sterile nozionismo); qui periodizzazione e cronologia sono elementi

fondanti dell’apprendimento.

Un’ulteriore novità riguarda il PASSATO RECENTE, che non era contemplato nei

programmi del 1955 (che si fermavano al risorgimento). La 2GM, il fascismo, la resistenza

e la costituzione del 1948 entrano a far parte del programma di insegnamento della storia.

Importante diventa anche sviluppare la consapevolezza che i problemi con i quali l'uomo si

è dovuto confrontare si sono presentati in modi diversi ed hanno avuto soluzioni diverse in

rapporto alle condizioni generali, ovvero ai "quadri di civiltà", che hanno caratterizzato i vari

periodi della storia umana (e non popolazioni/etnie).

Periodizzare vuol dire essere in grado di cogliere le trasformazioni nel tempo e nello spazio

che incidono su ogni aspetto del modo di vivere di molte nazioni e popoli (civiltà).

OBIETTIVI:

L'insegnamento della storia persegue due obiettivi generali:

• avviare il fanciullo a costruire la propria identità culturale come presa di coscienza della

realtà in cui vive;

• avviare il fanciullo alla costruzione di elementari atteggiamenti e

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher education97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di storia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Slavich Carlo.
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