Tema del corso
Il corso è composto da due assi fondamentali: uno rappresentato dal testo P. Bellini, "Immaginario politico del Salvatore. Biopotere, sapere e ordine sociale" e D. de Kerckhove, "La rete ci renderà stupidi?". L’altro asse invece ha una dimensione più politologica e riguarda l’analisi del testo che fece molto discutere nel 2000, scritto da autori di sinistra M. Hardt e A. Negri, "Impero: il nuovo ordine della globalizzazione".
D. De Kerckhove e il testo “La rete ci renderà stupidi?”
D. De Kerckhove, autore del testo “La rete ci renderà stupidi?”, è eccellenza straniera e insegna all’università di Napoli. Celebrità e allievo diretto di Mc Luhan, uno dei principali studiosi dei mezzi di comunicazione di massa, il testo stimola alla riflessione sull’uso della rete. La rete ci renderà stupidi? Secondo De Kerckhove l’influenza dei media agisce sui tessuti neuronali e su come le connessioni neuronali si formano. Lo studioso sostiene che tra mente e cervello ci sia la stessa connessione che c’è tra software e hardware.
Negri, professore universitario, accusato di terrorismo e perciò costretto a fuggire dall’Italia, rimane interessante nel panorama della politologia contemporanea, in quanto descrive come si è costituito lo Stato, la storia di questo ente giuridico politico e come interagisce con l’integrazione. Nel suo testo affronta anche la crisi dello Stato e come da essa ne è uscito. Il testo è complesso ed è integrato con le teorie di Foucault che animano il testo di Hardt e Negri.
La rete ci renderà stupidi?
De Kerckhove introduce nel suo testo questioni su cui riflettere in quanto sono di patrimonio condiviso, cioè interessano a tutti. Secondo lui gli strumenti mediali hanno una caratteristica: non si limitano a stabilire il rapporto tra uomo-macchina, ma determinano il modo di esistere delle persone e attraverso la connessione.
Lettura e commento del testo
Le macchine ci sostituiranno? Prenderanno il nostro posto? Le macchine dovrebbero sostituire l’homo sapiens stabilendo un nuovo stadio? Se sì, stabiliranno la nascita di un nuovo rapporto simbiotico uomo-macchina? Si determineranno nuovi rapporti politici?
Cominciamo a interrogarci sul rapporto uomo-macchina. Chi più esce di casa senza cellulare? Dimenticare il cellulare, che è diventato un elemento indispensabile alla nostra sopravvivenza, crea un senso di disagio. Il cellulare è diventato un’amplificazione della nostra mente, un’espansione, un prolungamento, una protesi.
De Kerckhove imposta il problema riflettendo sul fatto che il nostro modo di pensare cambia con l’utilizzo della rete. L’incapacità dell’uomo moderno di leggere è determinata dall’uso della rete. La MBT (memoria a breve termine) è così compromessa.
Le questioni (vantaggi) affrontate nel testo
- Lo strumento è oggi l’oggetto che connette alla rete. La prima Era di informatizzazione non era un’Era caratterizzata dalla connessione a una rete. Il pc era semplicemente una macchina, una macchina da scrivere potenziata, perché permetteva di cancellare, di correggere, aveva il correttore ortografico che facilitava il lavoro dello scrittore, assieme a tutta un’altra serie di funzioni. Oggi questo strumento è considerato come un oggetto, un mezzo costantemente in connessione. Il mondo è cambiato nel giro di pochissimi anni e si è venuta ad affermare un’epoca dove tutto è iper-connesso. Questa connessione a una rete ha un riflesso non del tutto positivo sulla costruzione dell’interiorità umana. Ciò è visibile analizzando come è cambiato il modo di leggere: cosa cambia dalla lettura di romanzo a testo multimediale? Dalla lettura lineare, dalla lettura integrata e dal silenzio che permetteva di rifugiarci dentro noi stessi sviluppando un individualismo (borghese) si è passati a una lettura circolare o ramificata. La letteratura ottocentesca era recitata, era poesia. L’idea di uomo seduto a leggere, chiuso nella sua interiorità, nasce a seguito della rivoluzione francese, prima di essa le arti venivano solo recitate. Grazie al romanzo borghese nasce l’individualismo metodologico, e si afferma l’idea forte di soggettività. Le persone in massa vengono educate a lettura silenziosa che permette loro di costruirsi un’individualità. Tale lettura richiede concentrazione e fatica mentale. Il mondo dell’Iliade e dell’Odissea non conosce individualità, erano poemi recitati a memoria e con accompagnamento musicale. L’educazione dei ricchi avveniva attraverso il teatro e la recitazione. Il romanzo moderno isola e permette di costruire una propria personalità forte. Nel medioevo possedere un libro era simbolo di ricchezza. Il cantastorie girava con la gironda raccontando miti per educare le persone. Grazie alla modernità e all’affermazione di questi nuovi mezzi si afferma l’individualismo. Alla fine del ‘500 si afferma la moda della ritrattistica, perché il mondo sta cambiando; prima la ritrattistica era prerogativa solo di regnanti e religiosi. Il romanzo rafforza il concetto di identità che si rispecchia nel personaggio del romanzo e tale rispecchiamento permette a noi di affermarci. L’ipertesto sgretola l’identità. Qual è la differenza tra testo e ipertesto? L’ipertesto sembra assomigliare al testo, ma ne permette la navigazione. Permette di saltare la sequenzialità della lettura, saltando così da una parte all’altra del testo. La navigazione a partire dal testo è potenzialmente infinita. Si è arrivati all’affermazione di un nuovo modo di lettura. Questo interferisce con la formazione dell’interiorità. Con l’uso di ipertesti si forma una diversa interiorità del soggetto, che non è mai da solo, ma sempre in condivisione, in relazione (vera/virtuale/finta) con la collettività. L’apprendimento non è più mediato dal fatto che di stare soli con se stessi. Secondo Small il cambiamento prodotto da questo tipo di apprendimento genera cambiamento a livello neurale.
- Il passaggio da un’educazione dal pensiero convergente a una che stimola il pensiero divergente. Prima la dominante era quella divergente, ma c’era un tasso di analfabetismo altissimo. La rivoluzione industriale con un’educazione al pensiero convergente ha generato un aumento dell’istruzione e dell’alfabetizzazione. La comprensione del reale era limitata perché si nasceva e si moriva sempre nello stesso luogo, quindi la rete non ci rende solo stupidi. I mezzi di comunicazione impigriscono il corpo, bisogna quindi sopperire facendo sport, il che stimola il corpo. La stimolazione eccessiva del pensiero divergente può portare a un indebolimento del pensiero logico-cognitivo. A forza di stimolare il pensiero divergente si estende a un livello massivo il deficit a livello logico-convergente. Pensiero divergente a discapito del pensiero divergente. I test di intelligenza vanno a vedere il livello di pensiero convergente.
- Non concentriamoci solo sul modo di pensare, ma la rivoluzione agisce anche sul modo di sentire, di esistere e di vivere. È in ballo il modo di esistere, lo stile di vita e il modo attraverso cui gestiamo le nostre emozioni. Mezzi di comunicazione di massa ci rendono nevrotici: impazienza, stress, ansia. Ci si aspetta una risposta immediata rispetto allo stimolo. La gente non vuole più aspettare.
- Attenzione! La rete non ci rende solo stupidi, ma dobbiamo imparare a usare e a interagire nel modo migliore con lo strumento. È chiaro che ci rende stupidi se ci affidiamo solo alla macchina. Dobbiamo cercare di elaborare noi una risposta e non affidarci completamente alla macchina. Dobbiamo attivare un percorso mentale che provi a dare una risposta, anche perché quella che troviamo sul web non è detto che sia quella giusta. Se non abbiamo elaborato noi una risposta non sappiamo distinguere da fonti autorevoli e fonti non autorevoli. Una volta acquisita una certa strutturazione sinaptica ci permette l’acquisizione di un metodo che viene introiettato.
- Uso di questi strumenti ha effetti che vanno bilanciati. La questione va analizzata criticamente senza affidarsi completamente a idee liquidatorie. Queste sono metodologie errate. Bilanciamo sempre i pregi con i difetti. I pregi sono: incremento di autonomia, maggiore sensazione di potere personale, aumento di autostima, maggiore disponibilità al cambiamento. I difetti sono invece: essere simbiontico che ha estensioni fuori dal suo corpo che lo rendono solo, perché non si parla più con gli altri.
Effetti negativi della rete secondo De Kerckhove
- Perdita dell’abilità di riconoscere le persone incontrate per caso e che il riconoscimento facciale delle persone (la fisionomia) non venga più riconosciuta. Si individua la traslazione da un linguaggio astratto a uno concreto (emoticons). L’allegria viene decodificata per proiettarla nel caso concreto. Da bambini apprendiamo dai nostri genitori un linguaggio del corpo che viene poi concettualizzato nel momento in cui apprendiamo un linguaggio. Il linguaggio astratto si proietta poi su casi concreti. Un emoticon si incunea in questo spazio mediando tra astratto e concreto, ma allo stesso tempo limita la possibilità di interpretare il linguaggio del corpo. Le sfumature non vengono più colte, perché vengono ridotte e standardizzate. Si è imposto il dominio di un linguaggio segnico, che riproduce suoni e non più segni. Un ideogramma non corrisponde a un suono, ma a un’idea tradotta da un suono che poi viene compreso. Ecco perché risulta complesso imparare la lingua cinese. Nell’ideogramma, così come nel geroglifico, non c’è un’icona che rimanda esattamente alla cosa, ma c’è un grado di astrazione che implica che il concetto debba essere proiettato sul concetto. L’emoticon per essere compresa deve realizzare una corrispondenza che semplifichi la gamma contenuta nell’oggetto empirico. Questo implica però anche una riduzione delle possibilità di proiettare il pensiero sulla cosa. Se il pensiero non collima completamente riduco la gamma delle espressioni umane a un disegno, l’emoticon. La riduzione della gamma espressiva, cioè la capacità di ricondurre un pensiero all’oggetto capace di cogliere la gamma di sfumature.
- La rete implica uno scambio diverso di esperire le relazioni interpersonali dal vivo. Un conto è l’incontro di corpi che nella loro durezza empirica implicano anche una responsabilità. Il confronto diretto diminuisce il corpo della sua responsabilità e rende il contatto più freddo, disincantato, meno partecipativo dal punto di vista emotivo. La sofferenza vissuta in carne ed ossa è diversa dalla sofferenza espressa da un’emoticon. Le esperienze empiriche vengono ridotte progressivamente a causa dell’utilizzo della rete.
- Attenzione frammentata. Le nostre attività sono continuamente interrotte a causa della connessione costante della rete. La necessità di risposta genera ansia da prestazione e una nevrosi continua. Tutto questo non è che può essere retrocesso. All’indietro non si torna. La tecnologia non consente l’inversione di tendenza, un decremento significa una messa in discussione della nostra esistenza al limite della nostra sopravvivenza. Noi non possiamo più vivere senza elettricità, cibo, supermercati, ecc. Il progresso tecnologico oggi determina la nostra sopravvivenza. Frammentazione e mancanza di concentrazione sono due condizioni da cui non possiamo sfuggire. La continuità esperienziale interrotta continuamente ha il nome di switch off. L’ipertesto riduce la comprensione. Non riusciamo più ad avere una visione profonda del contenuto del documento.
- La dispersività dell’informazione apre a un flusso troppo aperto. Solo riducendole posso possedere quelle informazioni. Secondo Tulving due sono le soluzioni: memoria semantica (riguarda oggetti conosciuti casualmente che si sedimentano grazie all’esperienza diretta) e memoria episodica (esperienza sensoriale delle cose). Se una cosa viene capita bene allora viene ricordata bene. L’apprendimento online sembrerebbe coinvolgere maggiormente una memoria episodica.
Quando uno rifiuta una tecnologica che tutti accettano, viene stigmatizzato, posto ai margini della società, respinto. La soluzione allora qual è? La linearità è frutto dell’invenzione della società occidentale, la circolarità è propria della cultura orientale. La rete sembra condividere questo concetto di circolarità, ciclicità. Quando navighiamo in rete navighiamo per analogie. Mentre la matematica è sequenziale, i suoi passaggi sono lineari, il web consente di saltare di palo in frasca, pensiamo ai link.
Come la rete sta cambiando il nostro modo di pensare?
I software pensano per noi e ci liberano quindi dalla necessità di pensare. Sembra una provocazione orwelliana. La lingua riduce il pensiero e solleva l’uomo dalla fatica di pensare. Tutti leggono il reale attraverso il mis-pensiero, cioè attraverso un pensiero che contraddice se stesso, attraverso i macro-schemi “amore-odio”, “bene-male”, ecc. È questo il mondo che ci aspetta? Di fatto le forme di intelligenza stanno cambiando e l’intelligenza artificiale sembra trasferire le nostre autorità cognitive alle macchine. De Kerckhove sostiene che il progresso porta sempre con sé dei problemi, ma tali problemi devono essere superati. Egli sostiene che è vero che si perdono abilità, ma in funzione di acquisirne altre di nuove. Non è che si diventa più stupidi ma cambia il modo, cambiano le forme di intelligenza.
Pensiamo all’invenzione della calcolatrice: non è detto che un’invenzione della tecnologia annulli completamente le abilità delle persone. Esistono dei sistemi per non perdere le vecchie abilità cognitive. La differenza sarà allora tra chi ne acquisisce nuove ma senza perdere le vecchie abilità, e tra chi ne acquisisce di nuove dimenticando però le vecchie abilità cognitive. In questo modo effettivamente perderà una parte importante di sé. Ci sarà divaricazione tra chi saprà dominare le macchine e chi le subirà, perché ha rimosso il modo di dominarle. La tecnologia cambia il meccanismo alla base della classe sociale, non più fondata sulla ricchezza, ma sulle abilità cognitive. Le classi più abbienti hanno sostituito il lavoro fisico con lo sport che aiuta a tenere il corpo in efficienza senza produrre la dimensione usurante del lavoro fisico. Lo sforzo fisico diventa un piacere e non più un dovere usurante. Le macchine verranno utilizzate come forza espansiva delle proprie abilità cognitive e queste persone avranno una funzione essenziale nell’orientare la società.
Le nuove tecnologie cambiano l’idea di presente, ma non siamo obbligati a sottostare a questo presente vivendo l’informazione puramente in maniera puntuale. Ci si può fermare al dato senza approfondire l’informazione, oppure si può andare in profondità. Gli strumenti mediali possono in questo caso essere utilizzati per approfondire la nostra conoscenza.
Modalità di influenza della rete
Modalità attraverso cui la rete cambia/influisce sulla nostra visione del mondo, sulle nostre strutture mentali, sulla nostra cornice mentale (brain framing) e sulle relazioni tra individui. Alcuni studi di comunicazione sostengono che la rete agisce anche sull’architettura neuronale del nostro cervello, quindi non solo sulla mente (o software), ma anche sul cervello (o hardware). Il rapporto mente-cervello viene paragonato per analogia al software e hardware.
La percezione del tempo: il web distribuisce il presente a tutti e conferisce la possibilità di fruire del suo darsi. Il presente diventa la modalità attraverso cui percepiamo il tempo e gli avvenimenti. Cos’è il tempo? Cosa sono gli avvenimenti?
Il mutamento dello spazio-tempo non fa parte della nostra esperienza mediale. Il tempo è difficilmente definibile e comprensibile. I fisici lo definiscono attraverso l’orologio. L’orologio definisce il tempo e lo misura attraverso la velocità di spostamento delle lancette che a sua volta dipende dal tempo. La velocità è una funzione del tempo. Quindi sostanzialmente non lo si definisce. Cos’è il tempo dal punto di vista sociale? Cos’è il presente? Il presente ha la caratteristica di svanire immediatamente nel momento in cui si realizza. Il passato è ciò che è già stato, il presente è ciò che è, che però è già stato, il futuro è ciò che sarà. La dimensione istantanea del presente lo riduce sempre al passato. Deodoro Crono definisce il tempo come un costrutto mentale che però è sempre passato, perché nel momento in cui si dà, è già stato. Essere in rete e fruire delle notizie in tempo reale dà l’impressione di vivere sempre in un eterno presente. Noi viviamo sempre in un eterno presente.
Il tempo è complesso perché ha a che fare con una dimensione interiore. Pensiamo al tempo come una linea che può essere graficamente rappresentata...
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