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La presenza cinese in Africa

Alcune comunità cinesi con più di 300.000 persone erano già presenti in Africa più di un secolo fa, come ad esempio in Madagascar, Mauritius, Seychelles e Sudafrica, il che ha certamente avvantaggiato la penetrazione cinese in Africa. Le nuove comunità si trovano in tutto il continente, costituite principalmente da piccoli commercianti e imprenditori, mentre a Dakar, Lagos, Città del Capo e Johannesburg sono cresciute vere e proprie Chinatown.

Impegno della Repubblica Popolare Cinese

L’impegno della Repubblica Popolare Cinese (RPC) in Africa nacque per ragioni ideologiche, con l'aiuto finanziario e l'addestramento militare dei gruppi di liberazione africani facenti parte dei movimenti indipendentisti che successivamente guidarono i governi nati dall’indipendenza. Inoltre, dagli anni '60, attraverso missioni di assistenza medica people-to-people, più di 15.000 medici cinesi hanno lavorato in 47 stati africani curando quasi 180 milioni di persone. È la sua lunga storia nell'Africa post-indipendenza che dà alla Cina legittimità e credibilità tra molti africani.

Tale impegno si ridusse però a causa di problemi interni, ma si è poi riavviato a metà degli anni '90; i legami tra la Commissione militare del Partito Comunista Cinese (PCC) e il PLA (Esercito Popolare di Liberazione) con le loro controparti africane sono diventati un importante elemento delle relazioni bilaterali. Gli ufficiali africani vengono ora addestrati in Cina, mentre l'assistenza tecnica relativa agli armamenti cinesi venduti agli africani viene svolta sul posto insieme ad altri tipi di capacity building.

Espansione della Cina in Africa

L'espansione della Cina in Africa è stata avvantaggiata da vari fattori:

  • La fine della guerra fredda, che ha ridotto l'interesse dell'Occidente per il Terzo Mondo;
  • L'amministrazione USA Bush, che ha messo in secondo piano la cooperazione, permettendo così alla Cina di presentarsi come una potenza moderata che persegue strategie win-win, ovvero strategie che beneficiano tutti;
  • La crisi globale, che ha colpito meno la Cina la quale ha quindi approfittato della riduzione degli impegni dei partner tradizionali di questo continente per accrescere e consolidare la propria influenza.

La strategia cinese in Africa di lungo periodo si basa su interessi economici e un fine politico, ovvero acquistare influenza e garantirsi una serie di alleati all'interno degli organi decisionali delle organizzazioni internazionali.

Il ruolo dei vari organi cinesi

Il governo cinese usa vari organi per espandere e monitorare i legami con i paesi africani, a partire dal Dipartimento Internazionale del PCC e le sue organizzazioni affiliate - l'organo della quiet diplomacy cinese - incaricato di porre le basi della cooperazione commerciale e diplomatica, organizzare gli scambi di visite e assicurare che le politiche siano attuate in linea con gli obiettivi strategici del PCC. Questo dipartimento mantiene relazioni con oltre 400 formazioni politiche in più di 140 paesi, oltre ad avere contatti con varie ONG nel mondo.

FOCAC e relazioni sino-africane

Con il FOCAC, Cina e Africa hanno creato un meccanismo per promuovere il dialogo tra loro e coordinare più efficacemente la strategia cinese per l'Africa. I vertici triennali dei capi di stato offrono un contesto appropriato per la costruzione delle relazioni sino-africane con consultazioni ad alto livello e interazioni diplomatiche. Nato come primo vertice della Cina con i suoi partner africani - salvo i paesi che ancora riconoscevano Taiwan (Gambia, Burkina Faso, Swaziland e São Tomé e Principe) -, il FOCAC è lo strumento con il quale la RPC crea il consenso necessario per garantire la realizzazione dei piani per l’aiuto allo sviluppo rivolti all'Africa.

Il terzo vertice FOCAC si è tenuto a Pechino a novembre del 2006 e ha rappresentato il punto culminante di quello che la Cina aveva proclamato l'anno segnato da un'intensa attività diplomatica e da una serie di viaggi nel continente da parte di uomini di governo e imprenditori, compreso il presidente Hu Jintao, il premier Wen Jiabao, il Ministro degli Affari Esteri e oltre venti capi di Stato africani in Cina. Aperto dal presidente Hu Jintao con la frase Common destiny and common goals have brought us together, il vertice ha visto la partecipazione di ben 48 dei 54 paesi africani e la presenza di 43 capi di Stato o di governo.

A questa platea, la Cina ha offerto un Action Plan 2007-2009 che prevedeva:

  • Il raddoppio degli aiuti allo sviluppo,
  • 3 miliardi di dollari di prestiti agevolati e 2 miliardi di dollari di crediti agevolati per le esportazioni ai paesi africani,
  • 5 miliardi di dollari come fondo di supporto per gli investimenti cinesi in Africa (China-Africa Development Fund),
  • La cancellazione dei crediti a tasso zero di 31 dei paesi più poveri e più indebitati scaduti a fine 2005 per un valore pari a quasi 1.3 miliardi di dollari,
  • L’eliminazione dei dazi su 440 prodotti provenienti da 28 paesi africani meno sviluppati,
  • L’assistenza per la creazione di alcune zone economiche speciali per agevolare l'insediamento di imprese cinesi,
  • La formazione di 15.000 specialisti africani,
  • L'invio di 100 consulenti agricoli,
  • La creazione di dieci centri per la dimostrazione di tecnologie agricole,
  • La costruzione di dieci ospedali e di trenta cliniche per la cura della malaria per il valore di circa 38 milioni di dollari,
  • L'invio di 300 giovani volontari,
  • La costruzione di 100 scuole rurali e l’attribuzione di 4.000 borse di studio universitarie.

Al quarto vertice FOCAC tenutosi a Sharm el-Sheikh a novembre 2009, la Cina ha offerto all'Africa 10 miliardi di dollari di nuovi crediti a basso costo per il periodo 2009-2012, raddoppiando l'impegno assunto nel 2006, la cancellazione dei debiti e nessun dazio per il 95% delle esportazioni provenienti dai paesi più poveri. La Cina riesce a combinare remissioni del debito, accordi commerciali bilaterali, doni, questioni diplomatiche e militari, creando delle offerte sincronizzate e sinergiche.

Il ruolo della Xinhua

Anche la Xinhua, la principale agenzia di stampa del governo cinese, ha antichi e importanti legami con l'Africa di cui oggi segue attentamente gli sviluppi tramite due grandi uffici regionali al Cairo e a Nairobi e più di venti succursali nel resto del continente. Ha sviluppato prodotti informativi dedicati al pubblico locale, ha siglato accordi di scambio con altre agenzie di stampa nazionali, ha fornito consulenza tecnica a gruppi editoriali e ha organizzato programmi di formazione per i giornalisti africani. Offre alla sua immensa audience una diversa immagine della Cina e un proprio punto di vista sugli avvenimenti mondiali, contrastando così lo strapotere del cosiddetto imperialismo mediatico anglosassone. Alla fine del 2007, la Xinhua ha inaugurato il suo nuovo China African News Service (CAFS) che mira a diffondere le notizie cinesi e africane di mutuo interesse ai due pubblici.

La politica cinese in Africa

La posizione dominante che l'Africa occupa nella politica estera cinese è sottolineata dalla pubblicazione all'inizio del 2006 del Libro bianco La Politica della Cina in Africa, nel quale si spiega che la Cina non intende esportare guerra, modelli di sviluppo o un programma politico, ma offre un modello completamente indipendente e alternativo a quello occidentale, un modello nel quale però la prosperità prevale su voto e diritti umani. I paesi africani apprezzano di essere considerati partner economicamente interessanti piuttosto che oggetto di caritatevole o paternalistica preoccupazione da parte del ricco nord e apprezzano la possibilità di poter finalmente agire come protagonisti.

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Scienze politiche e sociali SPS/14 Storia e istituzioni dell'asia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sandrauselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e Istituzioni dell'Asia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Baldussi Anna Maria.
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