Il ruolo cinese in Asia
La strategia regionale della Cina deriva in parte dalla sua strategia globale. Gli obiettivi della leadership cinese sono quelli di mantenere la stabilità politica e assicurare la continuità del governo del Partito Comunista Cinese (PCC). A tal fine, sono stati innalzati gli standard di vita della popolazione attraverso la rapida crescita economica e si è fatto appello al sentimento nazionale nel tentativo di trovare nuove fonti di supporto politico.
Stabilità e modernizzazione economica
Il mantenimento della stabilità ha caratterizzato l'intera epoca delle riforme al fine di sostenere la modernizzazione economica e richiede di evitare relazioni ostili con la potenza dominante nell'attuale sistema internazionale, gli USA. Tuttavia, molte élite cinesi sostengono che gli USA intendono sovvertire il sistema politico cinese e il potenziale economico e militare della RPC. In questa prospettiva, la costruzione di relazioni positive con le grandi potenze si accompagna alla negazione dell’opportunità americana di contenere lo sviluppo cinese.
Importanza economica dell'Asia
Sul piano economico, l'Asia è l’area più importante per la RPC. È fonte di materie prime, fornisce componenti, tecnologie ed expertise. È uno dei mercati per i prodotti cinesi finiti, la prima area dove i prodotti cinesi vengono esportati e dove sono diretti gli investimenti cinesi all'estero. Molto del successo economico cinese è dovuto alle operazioni delle multinazionali presenti in Cina. I prodotti cinesi vengono esportati anche in altre aree come negli USA e in Europa.
Questioni di sicurezza
La Cina dipende molto dal petrolio del Medio Oriente e dalle rotte navali di comunicazione per supportare il proprio commercio, gran parte del quale passa attraverso acque asiatiche tra cui alcuni snodi cruciali come lo Stretto di Malacca. La Cina confina con 14 paesi dell’Asia centrale, meridionale e orientale. Gran parte delle minoranze etniche della RPC si trovano nelle regioni di confine; da qui, la preoccupazione che i paesi vicini possano mobilitarsi in termini di sovversione del regime cinese e del contenimento della potenza cinese mediante sforzi di natura militare. Questo perché il governo di Pechino vede tali minoranze come potenziali minacce separatiste.
Oltre che dal separatismo, le preoccupazioni cinesi riguardano anche il terrorismo e l'estremismo religioso per i quali la RPC si è impegnata nella cooperazione alla sicurezza con i vicini stati dell'Asia centrale e meridionale.
Influenza politica nella regione
Sul piano politico, la Cina intende influenzare l'evoluzione politica della regione allo scopo di difendere i propri interessi e bloccare gli interessi che vanno contro i propri. La Cina si dichiara propensa alla cooperazione sulla base dell'eguaglianza, al rispetto reciproco e alla non interferenza negli affari interni degli altri paesi e contro l'egemonia nell’area. Tuttavia, la sua crescita economica e militare è percepita come una minaccia dagli altri paesi della regione; gli sforzi della RPC di rassicurare i suoi vicini si sono accompagnati infatti da continui aumenti delle spese militari e dall'espansione delle capacità di proiezione militare.
Rivendicazioni territoriali
La Cina rivendica ancora le Isole Spratly nel Mar Cinese meridionale, le Isole Diaoyu/Senkaku a nordest di Taiwan, parte del Mar Cinese orientale e Taiwan. Nel 1995 ci fu il sequestro e la conseguente fortificazione di una piccola isola nel Mar Cinese Meridionale, Mischief Reef, rivendicata dalle Filippine. Alla fine del 1995 e nel marzo '96 ci sono state esercitazioni militari cinesi che consistettero anche nel lancio di missili nelle acque vicino a Taiwan in risposta alla decisione USA di permettere al presidente di Taiwan, Lee Teng-hui, di visitare gli USA. La Cina continua a impedire l'indipendenza di Taiwan e ha rifiutato di escludere l'uso della forza nella risoluzione della questione Taiwan benché preferisca risolverla pacificamente.
Diplomazia del Ping Pong
A questo proposito, i governi USA e cinese avevano già avuto modo di confrontarsi nel 1972 in occasione della visita del presidente Nixon in Cina nell'ambito della Diplomazia del Ping Pong inaugurata da Mao Zedong prevalentemente in prospettiva del contenimento URSS e terminata con il Comunicato di Shanghai definito l'accordo nel disaccordo. Nella parte cinese, il comunicato riportava tra l’altro che il governo della RPC era il solo governo legale della Cina, Taiwan era una sua provincia e che la sua liberazione era un affare interno.
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