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Dalla politica di riforma e apertura di Deng Xiaoping a oggi

In occasione del 3° plenum del IX comitato centrale riunito a Pechino tra il 18 e il 22 dicembre

1978, il successore di Mao, Deng Xiaoping, presenta la nuova politica di riforma e apertura ai fini

dello sviluppo economico, dell’ascesa della potenza del paese e per salvare il comunismo cinese e il

inquadrata all’interno dei

PCC. Questa politica venne cosiddetti 4 principi cardinali (mantenimento

della via socialista, sostegno della Dittatura democratica del popolo, rispetto della direzione del

PCC e fedeltà al marxismo-leninismo e al pensiero di Mao) i quali indicavano che la riforma era

vincolata a precisi limiti e obiettivi soprattutto in merito al tema della riforma politica e del rapporto

tra sistema politico-ideologico e trasformazione economico-sociale. Venne realizzata attraverso la

creazione delle Zone Economiche Speciali (ZES) con lo scopo di attrarre capitali e tecnologie estere

l’adesione della RPC a numerose

con politiche fiscali preferenziali e bonus normativi,

organizzazioni internazionali con lo scopo di accrescerne il peso diplomatico e la statura

e l’adeguamento

internazionale del quadro giuridico cinese alle regolamentazioni e alle pratiche

internazionali in merito soprattutto a trasparenza statistica, misure di protezione dei brevetti e

riconoscimento dell’arbitrato internazionale per dirimere le controversie tra partner cinesi e

stranieri.

Nel 1979, le ZES erano Shenzhen, Shantou, Zhuhai e Xiamen e nel 1988 vengono dichiarate aperte

tutte le città costiere; l’isola di Hainan diventa al contempo una ZES e una provincia per migliorare

le capacità di esportazione, accelerare l’acquisizione di nuove tecnologie e favorire l’afflusso di

capitali stranieri attraverso bassi costi di produzione e manodopera, grande flessibilità,

deregolamentazione del mondo del lavoro, bassa pressione fiscale e assenza o quasi di qualsiasi

controllo da parte delle autorità centrali. Tra il 1980 e il 1986, la RPC aderì al FMI e alla BIRS

(1980), all’OIL e all’IAEA (1983), alla BAS (1985) e al GATT (1986).

Tra il 1978 e il 1999 confluirono in Cina circa 1/3 degli Investimenti Diretti Esteri (IDE) di tutto il

mondo e di questi almeno 2/3 provenivano da paesi asiatici, in primis Hong Kong, Taiwan,

La Cina passò da un’assenza pressoché totale

Giappone, Corea del Sud e paesi del Sud-Est.

nell’economia mondiale ai primi posti nelle classifiche delle principali potenze esportatrici (la

seconda alla fine del 2011) e importatrici (la prima di armi e carbone; tra le prime cinque di

petrolio).

I rapporti con gli USA a seguito della firma del Comunicato congiunto il 15 dicembre 1978 e

l’avvio delle relazioni diplomatiche ufficiali a partire dal 1° gennaio 1979 avevano conosciuto un

andamento altalenante dovuto al mantenimento degli stretti legami tra Washington e Taipei sanciti

delle barriere doganali statunitensi nei confronti di

dal Taiwan Relations Act, all’innalzamento

alcuni produttori cinesi e ai sospetti di Washington in merito alla fuga di segreti di alta tecnologia

militare statunitense dalla Cina verso paesi terzi. Tuttavia, da entrambe le parti si registrava

l’interesse al mantenimento dei buoni rapporti: per la Cina erano cruciali per l’accesso alla

tecnologia, agli armamenti e al mercato statunitense, mentre per gli USA per bilanciare l’ascesa

della politica militare sovietica in Asia e nel Pacifico.

Negli anni ’80, venne firmato l’accordo cino-britannico per l’integrazione di Hong Kong (dicembre

1984), l’accordo cino-portoghese per il recupero di Macao (marzo 1987) e ci fu un riavvicinamento

con l’URSS. Nel luglio 1986 a Vladivostok prende avvio il processo di normalizzazione dei

rapporti ad opera di Gorbaciov. Da un lato, la Cina era contraria per la sua presenza in Afghanistan,

il sostegno alla politica vietnamita in Cambogia e il dispiegamento militare alle frontiere nord e

Dall’altro, aveva l’opportunità di iniziare ad affermarsi come potenza regionale

nord-est. e si

aprivano nuove prospettive nelle relazioni con gli stati vicini, in primis col Vietnam il cui ritiro

delle forze militari dalla Cambogia venne sancito ufficialmente con la visita a Pechino del

viceministro degli affari esteri nel gennaio 1989. Tra il 16 e il 17 maggio ci fu un vertice cino-

sovietico a Pechino che la leadership cinese rinominò ribellione controrivoluzionaria. La Cina era

ansiosa di dimostrare al mondo i risultati ottenuti in un decennio di riforme economiche e di

apertura agli scambi commerciali internazionali e a tal fine erano stati invitati tutti i mezzi di

comunicazione di massa internazionali.

repressione militare delle manifestazioni di piazza Tian’anmen il 4 giugno 1989

Tuttavia, la ebbe

conseguenze inattese che rischiarono di vanificare gli importanti risultati ottenuti, in particolare

l’immagine di potenza pacifica che la Cina era riuscita a costruirsi, e di comprometterne il futuro

Seguirono infatti la delegittimazione interna del PCC, l’isolamento

come grande potenza.

diplomatico, le condanne da parte dei paesi occidentali, la sospensione delle visite e dei contatti

ufficiali, la cessazione della vendita di armi, l’applicazione di sanzioni economiche, il

congelamento di crediti e investimenti e la messa in discussione di un importante aiuto bilaterale

1988 in occasione della

accordato dal Giappone nell’agosto visita del premier Noboru Takeshita.

Nell’URSS, nei paesi socialisti e nel resto dell’Asia del Sud-Est le reazioni furono più contenute.

La Cina respinse le critiche e condannò le sanzioni straniere definendole come atti di ingerenza

negli affari interni cinesi. Xiaoping ricomparve sulla scena politica del paese a fine giugno per

ribadire che la sua politica sarebbe stata mantenuta e la sua linea fu confermata dal 4° plenum del

comitato centrale dove vennero formalizzati i nuovi assetti di potere a seguito dell’epurazione

XIII

del presidente Zhao Ziyang. La nuova dirigenza era guidata da Jiang Zemin che si distinse per

un’intesa propaganda anti-USA.

La Cina ottenne la sospensione delle sanzioni economiche e il ripristino delle relazioni diplomatiche

in occasione della seconda guerra del Golfo del gennaio 1991 iniziata con l’invasione dell’Iraq in

Kuwait, votando a favore di tutte le risoluzioni ONU compresa l’imposizione delle sanzioni e

astenendosi nel momento del voto della risoluzione n. 678 che autorizzava l’uso della forza. Nel

1992, stabilì nuove relazioni diplomatiche con 15 paesi, intratteneva relazioni ufficiali con 154

governi e aveva rapporti di scambio e cooperazione economica, commerciale, scientifica,

tecnologica e culturale con oltre 200 paesi ed enti.

Tra il 18 gennaio e il 21 febbraio 1992, Xiaoping compie un viaggo importante nel Sud della Cina

dove tenne una serie di discorsi. Presentò la tesi secondo cui il PCC non sarebbe stato in grado di

sopravvivere a un evento traumatico come quello del 4 giugno 1989 e il paese sarebbe finito nel

caos e nella guerra civile se non fosse stato per i risultati della sua politica. Era convinto che

occorresse puntare maggiormente sulle riforme e costruire il socialismo dalle caratteristiche cinesi.

In ottobre, nell’ambito del XIV congresso del PCC, venne adottato il concetto di economia

socialista di mercato che mirava a tale costruzione dove mercato e piano erano strumenti di pari

dignità per la regolazione dell’economia con un ruolo più marginale dello stato nella gestione

dell’economia. Questa formulazione intervenne per rassicurare la fazione conservatrice, restituire

fiducia agli imprenditori cinesi e investitori stranieri e fornire al presidente Zemin una sorta di

legittimazione. Il 1992 fu un anno decisivo per la Cina riformista postmaoista, il momento di svolta

a partire dal quale le forze liberate dalla riforma economica e amministrativa presero uno slancio

inarrestabile facendo degli anni ’90 un decennio glorioso.

Gli inizi degli anni ’90 furono caratterizzati dal dibattito sul nuovo ordine internazionale che andava

delineandosi. Gli studiosi di politica internazionale e i policy makers cinesi erano convinti che si

stesse giungendo a un’epoca che procedeva verso il multipolarismo, e gli analisti proposero tre

possibili modelli per il nuovo sistema:

1) una struttura tripolare costituita da UE, USA e dalla regione Asia-Pacifico;

2) una struttura pentapolare c

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Scienze politiche e sociali SPS/14 Storia e istituzioni dell'asia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sandrauselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e Istituzioni dell'Asia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Baldussi Anna Maria.
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