Appunti storia dell'arte contemporanea
Inizia durante la Rivoluzione francese e termina con i giorni nostri. Due secoli ricchissimi di avvenimenti e arte. È necessario avere un orizzonte internazionale, ma, dato che da Giotto in poi l'arte prende il sopravvento, è necessario anche approfondire il quadro italiano. L'arte in questi due secoli si sviluppa soprattutto nel panorama europeo. Gli artisti espongono i loro quadri alle mostre, quindi vi è una valorizzazione economica dell'opera, molto simile a come la intendiamo ora. Se nel '700 questi oggetti erano solo per una ristretta cerchia colta, intorno all'800 sono sempre di più le esposizioni e il pubblico si amplia sempre di più. Vi sono diversi modi di fare arte, non solo quadri, ma anche moda, cinema ecc. L'arte è diventata concettuale e questo porta a pensare che l'arte della scultura sembra scomparire. Lo stesso non si può dire dell'architettura, dove fondamentali sono il ruolo dell'architetto e del pittore. Ma, nonostante tutto, vi sono comunque persone che acquistano i quadri, le opere d'arte.
Manuale: via Fondazza (pdf) + due letture a scelta.
Fino all'800 l'arte era prettamente francese, tutto il resto veniva sottovalutato. Sono gli anni '70 e '80 del '900 che aprono uno sguardo più ampio e l'arte nasce in altre scuole. Era una pittura molto apprezzata, ma poi cancellata (quella delle avanguardie), che poi viene riscoperta. Studiare l'800 vuol dire capire cosa piacesse in quel momento all'800. JSTOR = banca dati. Il museo d'Orsay è un museo dedicato all'800, fino agli anni '80 la Francia aveva il Louvre e un altro di Renzo Piano. Questo museo è stato costruito sulla base di una vecchia stazione e il suo allestimento si deve a un'autrice degli anni '80 italiana. Questo museo ha sdoganato tutto l'800, non solo gli impressionisti, ma anche gli accademici.
Inghilterra nel '700
Partiamo dall'Inghilterra perché nel '700 ha un primato economico rispetto alla Francia, soprattutto perché possiede molte colonie e prende molto da esse. Si ha, inoltre, un passaggio verso la modernizzazione, la “rivoluzione industriale”. Viene introdotta la macchina a vapore, che rende le attività manifatturiere più efficienti e rapide. Per queste ragioni l'Inghilterra assume una posizione primaria nell'ambito culturale. Gli inglesi viaggiano molto e conoscono altri paesi, da cui prendono culture e tradizioni. È, infatti, in questi anni che viene aperto al pubblico il British Museum. Prima era il principe o il re che decideva la cerchia per vedere le diverse opere, poi sempre più persone vengono introdotte in questo processo. In un luogo vi è la possibilità di raccogliere delle testimonianze della società. La cultura deve essere accessibile a tutti, l'entrata nel museo è gratuita. Nasce l'idea nel mondo inglese che l'uomo inizia a frequentare il museo anche nel tempo libero, anche durante una passeggiata e così viene sempre più contatto con l'arte del tempo internazionale e non. Vi è un pubblico moderno per le arti. I più grandi artisti, prima di questo momento, vengono da fuori. Con il '700, con società sempre più ricca (numericamente) e colta, la situazione cambia. Sono gli anni '70 che permettono i viaggi verso la scoperta dell'Australia. Inoltre, gli inglesi hanno una forte tradizione classica (vedi frase Churchill), l'Inghilterra si sente la nuova Roma.
In questo momento, nel '700, nasce anche un nuovo modo di vedere l'antico:
- Le scoperte di Ercolano e Pompei, dove non si scopre solo la singola statua, ma la “day line”, la vita quotidiana dell'antichità;
- Gli studi storico-artistici. Nel '700 nasce un modo di vedere l'arte nuovo, che ha molto influenzato i nostri giorni. Molti sono del parere che vi sia un rapporto diretto tra le civiltà e il mondo antico e l'arte contemporanea, anche se noi, oggi, sappiamo che non è del tutto così;
- Il fatto che sempre più persone iniziano a viaggiare, per piacere e non solo per fare le guerre o per affari. E, il viaggio per vedere altre culture, influenza l'arte (testo consigliato “Viaggio in Italia-Goethe”);
- Comincia ad avere una propria scuola, tra cui Joshua Reynolds. Questo è un autoritratto, molto importante e diffuso in questo periodo, con l'autore che si autorappresenta con la tavolozza. A lui dobbiamo la fondazione della “Royal Academy”. Muore nel 1792 e di lui diventano famosi soprattutto i ritratti, che sono lo specchio forse più interessante dell'aristocrazia inglese del tempo. Pronuncia anche dei discorsi nell'accademia, pubblicati come istruzioni storico-artistiche.
La scuola di Atene
È un quadro del 1751. Ha lo stesso titolo dell'opera di Raffaello nelle Stanze Vaticane (Raffaello illustra attraverso l'arte una filosofia), introduce una serie di personaggi che discutono tra loro (Platone, Aristotele), che riescono ad essere identificati soltanto grazie a dei gesti. Reynolds fa un'operazione bizzarra, da un lato vuole riprodurre quello che era stato esposto a Roma, che si collega già al modo classico, quello che fa Monet quando rappresenta un capolavoro rinascimentale nella sua epoca. In questo quadro vi è il tema dell'ironia, l'inglese che è incline al sorriso. La caricatura si sviluppa in Inghilterra, anche se nasce nell'Italia rinascimentale. Vediamo che i soggetti sono filosofi che scrivono e mangiano. Sulla destra vi sono personaggi che danno da mangiare a un cane. Vi è una ripresa del Raffaello, ma anche un modo del ridere di se stessi. Anche le architetture, si vedono poco, ma sono gotiche e molto diverse da quelle classicheggiati del quadro del Raffaello. Questo lo dobbiamo anche alla giovinezza culturale degli inglesi, che erano più liberi di maneggiare in modo più originale e spregiudicato la tradizione, cosa molto positiva per lo sviluppo artistico.
La società dei dilettanti
1779. Due quadri che si trovano nella “The Society of Dilettanti”, una società fondata nel 1732, un club dove ci si ritrovava per cenare, dove i membri erano tutti gentiluomini, dove, per entrare, era necessario un requisito: essere stati in Italia e aver apprezzato l'Italia. Molti erano archeologi. Il signore in rosso sulla sinistra è Emilton, un personaggio famoso ora più per la moglie Emily, di cui parla anche Goethe. Questo aveva una collezione di quadri greci e la fa pubblicare per farla studiare, per questo nel dipinto egli sta sfogliando un libro, per far vedere la sua collezione agli amici. Lady Emilton faceva degli spettacoli dove si fingeva un personaggio di questi vasi, di queste pitture antiche. Il lord ogni tanto tornava a Londra e mostrava il suo libro con le incisioni, mentre gli altri mangiavano e bevevano. Questa è la netta rappresentazione di un personaggio che vuole integrarsi all'interno della società. Questo quadro e quello precedente, ci mostrano il rapporto degli inglesi con l'arte italiana, più di quanto lo fossero i francesi.
San Giovanni il Battista: la posa è ispirata a due dipinti, uno di Raffaello e l'altro Guido Reni, da cui copia più il movimento del braccio.
Master Crewe come Enrico VIII: un quadro del '700, dove un bambino è mascherato come un personaggio del '500, sempre per illustrare il riferimento al passato. Questo ci fa un po' sorridere ed è il bambino stesso a sorridere (ritratti di piccoli adulti). Il bambino è annusato da cani che non lo riconoscono con questi suoi nuovi abiti.
Le Grazie che adornano Imene: fino a questo momento il ritratto era considerato un genere di serie B, un tipo di quadro che raramente poteva dare la celebrità al pittore. Veniva considerato un genere che restituiva meno della forza intellettuale dell'artista, perché ciò che un pittore doveva dipingere non era di fantasia, ma lo aveva davanti ai suoi occhi, come i paesaggi e le nature morte, considerati quindi tutte delle pitture troppo semplici. Ma i ritratti erano richiestissimi. Per fare un genere diverso, l'artista inglese, rappresenta le sorelle Montgomery come fossero le tre grazie, una sorta di “ritratto velato”. Anche il committente, il fidanzato di una delle tre, fu molto contento dell'esperimento, tanto che si parla di “great style”.
Omai: Cuc, tra le cose che porta con sé, vi erano anche delle persone che vengono portate a Londra. Questo quadro è contraddittorio, perché ha due scopi:
- Rappresentare un personaggio che viene da un luogo che non ha la stessa cultura
- L'autore inglese non può non rappresentarlo secondo la cultura del tempo, infatti, la posa è quella della posa del Belvedere. Non solo la differenza sta nel vestito, ma anche nelle mani, dove sono rappresentati dei tatuaggi che vengono rappresentati, simbolo di un'altra cultura. Quindi, la posa ha una sua nobiltà, ma con particolari che rappresentino la cultura da cui Cuc deriva. (apertura verso altri mondi, ma anche rimanere nei propri schemi).
Il generale John Burgoyne: ripreso molto da un quadro del Batoni. I due ritratti possono essere simili, ma, in realtà, l'artista inglese, riesce a rendere più credibile il personaggio soprattutto modificando la sua posa, molto più reale e naturale, per non parlare delle particolarità che sono riportate nella divisa. Cerchiamo di partire dall'Inghilterra, perché inizia qui un tipo di pittura nuova, meno collegate alla tradizione classica. Abbiamo accostato il dipinto di Reynolds “Il generale John” 1766 a quello di Batoni. Reynolds, in questo confronto, è già quasi preromantico, il generale con la giubba rossa messo su uno sfondo di tempesta, rispetto a un aspetto più eroico di Batoni. Questo anche a piacimento di chi chiede l'opera. Secondo Reynolds Batoni dipingeva con un cervello da gallina, che si riflette nel volto dei suoi personaggi.
Mrs Abington come Miss Prue - 1771: è un quadro tra realtà e finzione. Questa donna è un'attrice, una donna nata molto povera, era stata una fioraia, poi una prostituta e poi, come sposa il suo maestro di musica, diventa attrice. Da ricordare che il teatro ha una parte eccezionale nella cultura inglese in questo periodo e anche prima e dopo. È un personaggio molto interessante, che mostra la scala sociale che si muove, una persona che parte da nulla e riesce a farsi ritrarre da un artista perché assume una posizione importante. Qui è protagonista della commedia “Love for Love”, qui intenta a pensare ai suoi amanti. È una persona ben vestita ed è, con un dito sulle labbra, sovrappensiero, una naturalezza non facile da rappresentare nella pittura. La posa è originale, non è come una statua, ma ha una posa informale, con lo schienale inglese, una sedia inglese con le linee incurvate che servono a movimentare la superficie del ritratto stesso. Vi è anche un cane, un batuffolo bianco e nero, che sembra integrato nel vestito della donna. Qui l'artista riesce a liberarsi o andare oltre gli insegnamenti della tradizione e ci fa colloquiare direttamente con questi personaggi del '700. Abbiamo un'immagine di libertà, che rientra nella ritrattistica del '700, interessante come la donna che viene rappresentata, intelligente, dolce e bella.
Albertico XII Belgioioso: un dipinto di un soggetto dell'aristocrazia italiana e, in particolare, un appartenente alla borghesia milanese. Questo personaggio va a Londra e si fa ritrarre dal nostro pittore.
Giuseppe Baretti: intellettuale italiano, uno scrittore, che fonda una rivista “La frusta letteraria”, ma che si mantiene in Inghilterra facendo l'istitutore in case aristocratiche. Frequenta dei luoghi di gioco e studi, qui vi è un rapporto tra l'artista e lo scrittore. È uno scrittore miope che viene rappresentato mentre legge da vicino, rappresentato in modo realistico, con il panciotto che gli tira un po', per la sua corporatura robusta. È seduto su una sedia di velluto. Ha un anello, molto probabilmente un'ambra, che ha delle pietre incise sopra, delle gemme antiche con cui venivano fatti degli anelli del '700. Batoni è molto più seriale, Reynolds cerca di fare ritratti intellettuali e psicologici dei vari personaggi.
Ercole fanciullo: il piccolo Ercole che riesce a strozzare nonostante sia solo un bambino, i serpenti che gli sono stati inviati da Minerva, accerchiato dagli dei dell'Olimpo. Questo è un quadro di storia, una storia già letta non solo guardando ai grandi del '500, come Raffaello e Michelangelo, ma anche altri, come Fuseli, che influenza l'idea più romantica di questa rappresentazione. Questo quadro è una commissione di Caterina La Grande di Russia, per questo si trova ora nell'Ermitage. È un quadro per puntare alla sua fama. È importante fare la differenza tra ciò che appassiona il '700 e ciò che appassiona noi oggi, perché ci sono interessi diversi.
Sarah Siddons come musa tragica: un'attrice non colta in un momento qualsiasi della commedia, ma è lei come una musa, che diventa quasi un personaggio storico. È su un trono in mezzo alle nuvole, simile a uno dei profeti che sono rappresentati da Michelangelo nella Cappella Sistina. È chiaro poi che, per chi guarda questo quadro, fa immediatamente il collegamento con il personaggio di Michelangelo.
Autoritratto: lui stesso, presidente della Royal Academy, non ci sta più il cavalletto e il quadro, l'artista è diventato soprattutto un intellettuale, il vestito è più sontuoso. Il tavolo non è un tavolo qualsiasi, ma sul quale è posato un busto, il busto di Michelangelo. Quindi, è come se lui volesse mostrarsi come un uomo intellettuale, con un mucchio di discorsi in mano, ma anche con la mano appoggiata ad un tavolo antico guardato da Michelangelo, che lo ha ispirato, ma che, lui stesso, ha fatto rivivere.
Zoffany: artista tedesco nato nel 1733, si forma in Germania, ma arriva molto giovane a Roma, si forma con un artista, Masucci, e, dopo alcuni anni in Italia, nel 1760 arriva in Inghilterra, dove rimarrà a vita, anche se con molti viaggi. Questo artista non è molto un rivoluzionario per il modo in cui dipinge, ha una fattura molto nitida e fitta, molto tradizionale, ma, anche in lui, vi è una sete di illustrare il proprio tempo. Conosce bene la tradizione, ma vuole soprattutto essere illustratore del mondo che conosce. Come se vedessimo un documentario su quell'epoca, anche perché egli fa assumere ai suoi personaggi delle pose naturali.
I membri della Royal Academy: comperato da Giorgio III. Qui sono raffigurati tutti i pittori e scultori che, in quel momento, erano nell'accademia. Reynolds è quello al centro, indica gli spogliati, per manifestare l'importanza dello studio dal vero. L'accademia si riuniva di sera, tanto che occorreva la luce artificiale. La lampada era enorme e di metallo che, al centro aveva un porta candele che davano una luce che si espandeva e permetteva la visione luminosa anche dentro la sala. Su due mensole e appesi alla parete vi sono anche copie in gesso di busti antiche, ma anche grandi sculture del rinascimento, come “Il Mercurio” di Giambologna, uno scultore fiammingo che lavora in Italia nella seconda metà del '500 e, la sua opera più importante è “Il Nettuno” che abbiamo qua a Bologna. La scultura del Mercurio è dinamica, su un piede solo e che sembra stia per spiccare il volo. Questa si trova a Firenze, ma sappiamo da alcune fonti, che questa era destinata a Bologna, perché chi l'aveva commissionata a Giambologna era in quel momento l'ambasciatore della chiesa di Bologna, Cesi. Fino alla metà del '500 si faceva lezione ovunque, Bologna non aveva una sede precisa, vi erano già i collegi per alcuni studenti, come quello degli spagnoli, ma non vi erano sedi universitarie. Ma, dopo il concilio di Trento, l'idea dell'università la si controllava poco, allora, fu proprio Cesi che volle la sede universitaria bolognese fino all'età napoleonica. Il Mercurio che afferra il sapere doveva essere il simbolo dell'università di Bologna, ma l'ambasciatore muore e l'artista la regala al duca di Firenze. Poi vi è il signore vestito di verde con la tavolozza, che è l'artista stesso, che sembra guardarci. Sulla destra ci sono due ritratti femminili: Mary Moser e Angelica Calfman, due donne partecipanti ma che, in quanto donne, non potevano prendere parte al momento in cui venivano rappresentati uomini nudi e quindi il nostro artista vuole metterle in quadri, in maniera quasi ironica. Il nudo è molto diffuso nelle accademie, ma non era ammesso che si ritraesse una donna nuda; quindi, tutti i quadri di nudo di donne erano o ritratti di fantasia o si ritraeva la propria moglie, spesso camuffata come una dea. Le due signore sono solo in effige, perché l'artista ci vuole dire che il vero momento importante di apprendimento nell'accademia è quello della copiatura del vero, anche se i ragazzi nudi, veri, sono comunque rappresentati con delle pose, simili a delle statue. Zoffany fa anche delle cose che non si potrebbero fare. Ad esempio, egli va pazzo per allusioni erotiche strane e non facili da riconoscere, come l'uomo che appoggia il bastone sulla vagina di una statua in gesso a terra.
La regina con i due suoi figli maggiori: la regina che si fa ritrarre con i figli vestiti, che viene ripresa anche dall'angolazione dello specchio, con tende, pavimenti, colori ecc., tipici della pittura fiamminga (come i coniugi Arnolfini). Zoffany quindi qua fa la stessa cosa, anche se fa più originali personaggi qualsiasi che non personaggi importanti, come qui la regina.
Berry viene indicato: in questo dipinto abbiamo uno scozzese che nomina come erede il suo nipote più giovane, il ragazzo vestito di nero, e lo zio cerca di diseredare il maggiore perché aveva fatto un matrimonio che non gli piaceva e quindi passa l'eredità al fratellino.
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