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DE QUINQUE CORPIBUS REGULARIBUS È un trattato sulla geometria euclidea.

Illustra la sua teoria in base alla quale ci sono solo cinque forme

regolari: il tetraedro, il cubo, l'ottaedro, il dodecaedro e

l'icosaedro.

Ne emerge il desiderio di misurare lo spazio: dunque il mondo è

misurabile e regolabile.

FRA CARNEVALE

Fra Carnevale, pseudonimo di Bartolomeo di Giovanni Corradini (1420/1425 circa – 1484), è stato

un pittore e religioso italiano.

Originario di Urbino, negli anni Quaranta è a Firenze, dove si forma presso la bottega di Filippo

Lippi ed assorbe il clima fiorentino (entra in contatto con Alberti, Brunelleschi, Donatello e

Veneziano).

Tornato a Urbino decide di farsi frate nel convento di S. Domenico prendendo il nome di Fra

Carnevale. Partecipa alla costruzione del portale di S. Domenico e del duomo.

È citato in un libro che tratta della famiglia ducale (ovvero della corte) di Urbino. È stato il primo

maestro di Bramante.

La confraternita del Corpus Domini gli commissiona la tavola che aveva commissionato a Piero

della Francesca, ma non la termina.

NATIVITA’ DELLA VERGINE Scena resa in modo laico.

Riferimenti all’ambiente urbinate. Grande concentrazione di

figure femminili.

Pacatezza dei personaggi.

Laicismo: la società volta alla solidarietà. La bambina ha

l’aureola.

PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO Architettura preponderante e compresenza di elementi sacri e

profani.

Senso di pacatezza ripreso da Piero della Francesca.

Citazione dell’antico.

DONATO BRAMANTE

Donato "Donnino" di Angelo di Pascuccio detto il Bramante (1444 – 1514) è stato un architetto e

pittore italiano, tra i maggiori artisti del Rinascimento.

Il periodo della formazione e la prima attività di Bramante non è documentata. Probabilmente

studia alla bottega di Fra Carnevale a Urbino e divenne pittore "prospectivo", cioè specializzato

nella costruzione geometrica di uno spazio per lo più architettonico quale sfondo di una scena

dipinta. Però nella città urbinate non riesce a “trovare spazio”. Si sposta a Milano e poi a Roma

dove conosce Vitruvio e il diverso clima delle altre città, quindi si rimette a studiare.

La sua produzione riscopre molti ambiti. Bramante scrive e si occupa di scenografie (diffuse nel

Quattrocento soprattutto in ambito religioso).

CRISTO ALLA COLONNA È un dipinto a tempera o olio e conservato nella Pinacoteca di

Brera di Milano.

Era destinato alla chiesa di Chiaravalle.

L’opera non è finita ma si sa che è di Bramante grazie al trattato

di un pittore lombardo.

Grande realismo ed espressività. La colonna retrostante al

soggetto è decorata secondo la cultura milanese. La finestra sul

retro si apre sull’esterno riprendendo Antonello da Messina. Il

paesaggio è invece ispirato a Leonardo (che Bramante

conosceva)

UOMINI D’ARME DI CASA VISCONTI-PANIGAROLA

Serie di otto affreschi strappati di Donato Bramante, conservati

nella Pinacoteca di Brera a Milano. Costituivano parte della

decorazione a fresco di una sala di palazzo Visconti, poi

Panigarola, un tempo esistente in via Lanzone a Milano.

Elemento architettonico che finge delle rientranze.

Ritratti di diverse figure tra cui Bramante e Leonardo.

In alto una fascia finge la scultura di tematiche antiche.

Vi è la presenza di un mappamondo: Bramante era anche

geografo.

INCISIONE PREVEDARI È un'incisione su lastra di ottone, realizzata nel 1481, a Milano,

da Bernardo Prevedari su disegno di Donato Bramante il cui

nome è riportato sull'incisione stessa in caratteri lapidari

(BRAMANTUS FECIT IN MEDIOLANO).

Bramante esegue il disegno preparatorio compiendo un grande

studio dell’architettura e dimostrando di padroneggiare la

prospettiva.

Elementi decorativi e senso dell’antico.

Oggi esistono solo due stampe.

S. MARIA PRESSO S. SATIRO La chiesa viene restaurata per accogliere un’immagine della

vergine del periodo medievale. Bramante viene chiamato per

partecipare alla progettazione.

L’abside non poteva essere realizzato in più di un limitato

spazio di profondità.

Bramante trova comunque il modo di dare profondità,

realizzando alcune colonne di diversa altezza.

Ne emerge l’abilità dell’artista che in circa 70 cm di spazio,

realizza tale misto di architettura, pittura e scenografia.

S. MARIA DELLE GRAZIE Bramante lavora alla nuova tribuna, voluta da Ludovico il Moro

per testimoniare il nuovo stile che si stava diffondendo.

L’artista idea un’ampia tribuna absidata, decorata interamente

da un gioco di colori su forme circolari tra cui clipei.

L'architetto impostò due absidi laterali grandi il doppio rispetto

alle cappelle preesistenti e un coro molto allungato terminante

con un'altra abside.

La tribuna venne completata dopo la partenza di Bramante;

questo si può notare dalla contrapposizione tra l'ordine

geometrico tipicamente rinascimentale e l'eccesso di

decorazioni tipicamente lombardo, realizzate successivamente

e sicuramente da Giovanni Antonio Amadeo in base alla

documentazione pervenutaci.

FRONTESPIZIO PICTOR MEDIOLANENSIS Copertina di un volume destinata a Leonardo da Vinci come

invito per farlo andare a Roma. All’interno sono illustrati i

monumenti e la figura centrale è un omaggio a Leonardo. Sullo

sfondo vi sono monumenti architettonici che rimandano

all’antico.

Il soggetto si alza da un cerchio con una serie di figure

geometriche, ha in mano un compasso e la sfera armillare. Non

si erge sulle proprie gambe ma sui suoi studi.

La nudità da idea di purezza.

Si pensa sia di Bramante perchè in quel periodo era a Roma.

CHIOSTRO DI S. MARIA DELLA PACE Chiesa preesistente, Bramante realizza il cortile applicandovi le

condizioni di Vitruvio miste ad elementi milanesi.

TEMPIETTO S. PIETRO IN MONTORIO Recupero di elementi classici: pianta centrale e colonne

romane.

Doveva avere un ulteriore loggiato. Notevole maturazione

dell’artista che vuole riprendere l’idea di edificio antico.

LEONARDO DA VINCI

Leonardo di ser Piero da Vinci (1452 – 1519) è stato un pittore, ingegnere e scienziato italiano.

Uomo d'ingegno e talento universale del Rinascimento, incarnò in pieno lo spirito della sua epoca,

portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell'arte e della conoscenza.

Si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista

e, in generale, progettista e inventore. È considerato uno dei più grandi geni dell'umanità.

BATTAGLIA DI ANGHIARI Era una pittura murale di Leonardo da Vinci già commissionata

per il Salone dei Cinquecento (allora detto "Sala del Gran

Consiglio") di Palazzo Vecchio a Firenze.

Raffigura un episodio degli scontri tra esercito fiorentino e

milanese.

I personaggi sono dipinti come in un turbine vorticoso. Essi

combattono come bestie per ottenere il gonfalone, simbolo

della città di Firenze. La decorazione doveva quindi celebrare il

concetto di libertas repubblicana, attraverso le vittorie contro

nemici e tiranni.

Espressività accentuata.

Oggi ne rimane solo il disegno di Rubens.

Leonardo utilizza la tecnica ad encausto (tramite l’utilizzo della

cera) ma l’affresco si scioglie e si perde.

ULTIMA CENA È un dipinto parietale a tempera grassa (e forse altri leganti

oleosi) su intonaco e conservato nell'ex-refettorio

rinascimentale del convento adiacente al santuario di Santa

Maria delle Grazie a Milano.

Forte proiezione prospettica.

Rimando alle scenografie che Leonardo realizza.

A causa dell’umidità della parete, l’opera oggi è molto

danneggiata.

SAN GIROLAMO Il San Girolamo penitente è un dipinto a olio su tavola

conservato nella Pinacoteca Vaticana. Si tratta di un dipinto non

portato a termine.

San Girolamo, vestito di pochi stracci, è inginocchiato. Nella

mano destra ha la pietra che usava per percuotersi il petto e

con la sinistra che indica se stesso in atto di umiltà. Il volto è

rivolto verso l'alto, tradizionalmente, verso un probabile

crocifisso non ancora dipinto, di cui si intravede però l'asta

sull'estrema destra, dove si trova il paesaggio appena

abbozzato nel quale alcuni studiosi hanno voluto vedere lo

schizzo della facciata di Santa Maria Novella.

Notevole attenzione all'anatomia. La testa, scavata e ossuta,

nonché scorciata nella sua torsione verso destra, è resa con

espressività e ricorda alcuni busti antichi cosiddetti di "Seneca".

La sua figura emerge con potenza anche per effetto dello

sfondo scuro, composto da rocce dalle forme bizzarre.

VERGINE DELLE ROCCE Il San Girolamo penitente è un dipinto a olio su tavola

conservato nella Pinacoteca Vaticana. Si tratta di un dipinto non

portato a termine.

San Girolamo, vestito di pochi stracci, è inginocchiato. Nella

mano destra ha la pietra che usava per percuotersi il petto e

con la sinistra che indica se stesso in atto di umiltà. Il volto è

rivolto verso l'alto, tradizionalmente, verso un probabile

crocifisso non ancora dipinto, di cui si intravede però l'asta

sull'estrema destra, dove si trova il paesaggio appena

abbozzato nel quale alcuni studiosi hanno voluto vedere lo

schizzo della facciata di Santa Maria Novella.

Notevole attenzione all'anatomia. La testa, scavata e ossuta,

nonché scorciata nella sua torsione verso destra, è resa con

espressività e ricorda alcuni busti antichi cosiddetti di "Seneca".

La sua figura emerge con potenza anche per effetto dello

sfondo scuro, composto da rocce dalle forme bizzarre.

DISEGNI Leonardo compie moltissimi studi in qualsiasi campo

UOMO VITRUVIANO È un disegno a penna e inchiostro su carta situato nel Gabinetto

dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell'Accademia di

Venezia. Celeberrima rappresentazione delle proporzioni ideali

del corpo umano, dimostra come esso possa essere

armoniosamente inscritto nelle due figure "perfette" del

cerchio che rappresenta la perfezione divina e del quadrato.

È il riferimento alla cultura classica e rinascimentale: un uomo

inscritto all’interno del cerchio (perfezione divina) e del

quadrato (perfezione dell’architettura).

Il corpo umano è visto come misurazione del mondo, vi è una

grande fiducia nell’intelletto umano.

Leonardo scrive che l’arte è misurabile perché si fonda sulla

proporzioni, cioè sulla scienza.

FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI

Francesco di Giorgio Martini (1439 –1501) è stato un architetto, teorico dell'architettura, pittore,

ingegnere, scultore, medaglista italiano.

Tra il 1475 ed il 1476 si trasferì a Urbino, presso la corte di Federico da Montefeltro. Ad Urbino

venne impegnato soprattutto come architetto civile e militare, sostituendo Luciano Laurana nel

completamento del palazzo Ducale e nella costruzione di residenze e fortificazioni per il duca

Federico in tutto il ducato. Si occupò anche del duomo, della chiesa, chiostro e convento di San

Bernardino e del convento di Santa Chiara.

Durante il periodo urbinate, la sua fama crebbe molto e divenne così, nella sua poliedricità, una

delle figure più importanti della progettazione ingegneristica ed architettonica rinascimentale, uno

dei pochi a potersi dire, oltre che artista e tecnico, anche intellettuale umanistico, in grado di

leggere Vitruvio.

SAN GIOVANNI NEL DESERTO


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze umanistiche,discipline artistiche filosofiche e letterarie
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Serenity92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte marchigiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Cleri Bonita.

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