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Le primavere arabe

Le primavere arabe testimoniano che gli scontri di civiltà non sono mai esistiti e che i conflitti sono di altra natura. Hanno riguardato la rivolta dei cittadini arabi contro le dittature a partire dalla Tunisia propagandosi poi in diversi paesi, quali Egitto, Libia, Marocco, Siria, Algeria, Bahrein, Yemen, Giordania e Vicino Oriente. Queste rivolte popolari definite poi rivoluzioni hanno varcato i confini arabi arrivando, ad esempio, secondo alcuni analisti, anche in Spagna con gli indignados.

La Tunisia come pilastro di democrazia

In Tunisia, Egitto e Libia, i leader si sono presentati come uomini del cambiamento contro il radicalismo islamico suscitando speranze nell’opinione pubblica. L’esperienza quale colonia francese fino al 1956 e il regime di Bourghiba, ci fu il colpo di stato ad opera di Ben Ali, il cui regime fu caratterizzato fra l’altro per il poco rispetto per i diritti umani e la corruzione massiccia soprattutto da parte della sua famiglia al potere.

Ci sono due momenti in cui il regime di Ben Ali si irrigidisce: il primo momento è in seguito alla guerra civile in Algeria del 1988, la guerra del Cuscus, che porta all’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità e alle proteste di piazza. Nel 1990, il Fronte Islamico di Salvezza (FIS) aveva vinto le elezioni. Il processo elettorale viene interrotto per paura che l’Algeria venisse assorbita dalla rivoluzione in Iran. Risale al potere il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) e inizia un periodo di caos con massacri che alla fine degli anni ’90 raggiunge l’apice.

Repressioni e tensioni internazionali

Tutti gli altri paesi arabi temono il contagio algerino, ovvero la diffusione del radicalismo islamico; irrigidiscono quindi i regimi reprimendo le opposizioni politiche e quel debole spiraglio di democrazia che si stava aprendo. Qualcuno pensa che le tensioni in Algeria si sono avute volutamente per riportare il paese all’ordine. L’Algeria non si è ribellata probabilmente perché ancora scioccata dai tragici avvenimenti della fine degli anni ’90. Negli altri paesi, invece, si ha la censura dei media e l’esilio dei politici.

Il secondo momento è in seguito all’11 settembre 2001 con il crollo delle Twin Towers a New York. In Tunisia, quindi, pochi giornali erano liberi e internet veniva censurato ai blogger che facevano opposizione. Rispetto alle libertà civili, la situazione si caratterizzava per repressione delle opposizioni, arresti arbitrari, torture e libertà di associazione limitata. Sul lato del costituzionalismo, la magistratura era corrotta e non indipendente, il giusto processo inesistente e gli avvocati subivano intimidazioni da parte della polizia per la difesa di attivisti per i diritti umani. I diritti di proprietà non erano rispettati e la corruzione riguardava anche le stesse forze armate.

La primavera tunisina e le sue conseguenze

Nel 2000 muore Bourghiba; al popolo non viene concessa la possibilità di partecipare ai funerali che vengono seguiti attraverso la televisione. Nel dicembre 2010, il suicidio di Mohammed Bouazizi per una violazione subita da parte della polizia, ha cambiato le sorti del mondo arabo e del mondo nel suo insieme, aprendo la strada alla primavera tunisina e catturando la profonda esasperazione della società. La repressione del regime provocò molte morti. La primavera tunisina si conclude il 14 gennaio 2011. Ben Ali è costretto a dimettersi e scappa in Arabia Saudita. Le proteste continuano; nell’ottobre si hanno le elezioni per l’assemblea costituente vinte dai partiti islamisti. Ben Ali è stato condannato a 35 anni di prigione.

Algeria e il regime di Bouteflika

Tornando all’Algeria, nel ’99 viene instaurato il regime autoritario di Bouteflika che vince le elezioni.

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