Ostacoli allo sviluppo della democrazia nei paesi arabi
La maggioranza di cittadini arabi sostiene la democrazia e la ritiene il miglior sistema di governo. Eppure, la cultura araba può rappresentare un ostacolo allo sviluppo della stessa nei paesi arabi. I paesi dove vi è una cultura araba ben compatta hanno meno esperienze democratiche. Nei paesi culturalmente divisi invece, e dove il potere è frammentato, avviene il caso opposto e si ha qualche esperienza democratica influenzata talvolta da guerriglie, guerre civili e conflitti.
Esperienze democratiche nei paesi arabi
Il Libano, ad esempio, è stato una colonia francese e ha sperimentato qualche fase di governo parlamentare; l’Iraq, dove sono presenti sunniti, sciiti e curdi, ha sperimentato qualche processo elettorale. La religione islamica potrebbe rappresentare un impedimento, ma nella realtà non è così. L'Islam è compatibile con la democrazia; il caso più spettacolare è quello dell’Indonesia.
Democrazia nei paesi musulmani
Tra i paesi musulmani a maggioranza non araba ci sono ad esempio Senegal (+8), Sierra Leone e Somalia (0), Turkmenistan e Uzbekistan (-9), mentre tra i paesi musulmani a maggioranza araba ci sono Giordania e Yemen (-2), Algeria e Tunisia (-3), Marocco ed Egitto (-6), Kuwait, Libia e Siria (-7), Emirati Arabi Uniti (-8), Iraq, Oman e Bahrein (-9), Qatar e Arabia Saudita (-10). Sono i dati del 2003 del Polity Project, dove +10 indica una piena democrazia e -10 una piena dittatura.
Nel 2008, 8 paesi musulmani a maggioranza non araba erano democrazie elettorali, mentre tra quelli a maggioranza araba non ve n’era nessuna. Alla fine dello stesso anno, secondo i dati di Freedom House (FH), 30 paesi musulmani a maggioranza non araba sono stati considerati parzialmente democratici ottenendo un punteggio pari a 4.7, e 16 paesi musulmani a maggioranza araba sono stati considerati non democratici ottenendo un punteggio pari a 5.5.
Situazione nella regione MENA
Questi paesi arabi sono anche paesi MENA (Middle East North Africa), facenti parte cioè della regione del Medio Oriente e Nord Africa, l’unica regione che resiste a elezioni corrette, libertà di parola, diritti delle minoranze, libertà di opinione e parità di genere. Israele, che conta solo il 2% degli abitanti del Medio Oriente, è l’unico paese democratico della regione ed è anche la sola democrazia elettorale. Kuwait, Libano e Marocco sono parzialmente democratici e contano il 10% della popolazione della regione, mentre i restanti in cui si raggruppa l’88% degli abitanti, non sono democratici e sono tra i più potenti, come ad esempio Egitto e Arabia Saudita.
Forme di governo e ostacoli alla democrazia
La forma di governo più comune in Medio Oriente è l’autocrazia. Si passa da complete dittature come in Arabia Saudita e Libia, a sistemi dove vi è qualche liberalizzazione come in Kuwait e Oman e a esperienze di competizione elettorale come in Libano e Algeria. L’America Latina invece respinse i governanti militari, cadde il muro di Berlino, l’Europa centrale si liberò dalla dominazione sovietica, tutti i paesi precedentemente comunisti nel centro Europa e molti dei paesi balcanici hanno abbracciato governi democratici, in Asia la democrazia è la norma e risulta molto dinamica sul piano politico.
Indicatori di Freedom House
Considerati gli indicatori del rapporto Freedom in the World di FH, il Medio Oriente risulta quindi indietro rispetto a tutte le altre regioni ed è rimasta stagnante in mezzo all’ondata di democratizzazione che ha attraversato il mondo tra la metà degli anni ’70 e il 2000.
Impedimenti economici e sociali
Altri impedimenti allo sviluppo della democrazia possono essere dati dalla mancata secolarizzazione, dalla mancata separazione tra la vita politica e religiosa, dall’applicazione della shari’a (la legge islamica), dal sottosviluppo economico e dalla disponibilità del petrolio. Tuttavia, ci possono essere paesi arabi sviluppati proprio come le democrazie. Su 16 paesi arabi, 11 vivono di rendite derivanti dal petrolio e dal gas. In questi paesi, vi è il ministro del petrolio in quanto il petrolio stesso rappresenta la risorsa più importante che hanno, lo stato dell’economia è esteso e centralizzato, la corruzione è dilagante, i lavori sono affidati agli immigrati e gli apparati di sicurezza formati da polizie segrete, mercenari e cecchini, sono ampi e al servizio delle élite.
Sviluppo economico e libertà di stampa
Considerando il PIL e l’HDI (Indice di Sviluppo Umano), il Kuwait ha ad esempio un livello di sviluppo economico paragonabile a quello della Norvegia e il Bahrein a quello della Francia. FH pubblica annualmente anche il rapporto Freedom of the Press che esamina in dettaglio gli indicatori sulla libertà di espressione. Nell’edizione del 2009, Israele è l’unico paese democratico, Kuwait, Libano ed Egitto sono parzialmente democratici, i paesi restanti non sono democratici, il 75% degli abitanti della regione del Medio Oriente vive in paesi dove la libertà dei media è altamente ostacolata e il 40% della popolazione mondiale vive in ambienti simili.
Controllo autoritario e opposizioni
Nel Medio Oriente è tipica la presenza di leader e famiglie al potere che agiscono attraverso manipolazioni costituzionali, plebisciti falsi e l’uso violento della forza. Di conseguenza, magistratura e media non sono indipendenti e non c’è una genuina opposizione politica. La presenza di opposizioni è molto forte, ma le opposizioni stesse, formate da intellettuali, liberali e operai, sono anche alquanto deboli e divise. La divisione fra le opposizioni è palese allorché molti partiti non si presentano alle elezioni perché ritenuti fasulli. Una di queste è quella data dal movimento dei Fratelli Musulmani.
Liberalizzazione politica
La liberalizzazione politica, come ad esempio il riconoscimento dei diritti delle donne e la concessione di elezioni, è alquanto limitata. Talvolta, si creano parlamenti e ci sono assemblee elettive, ma sono prive di veri e propri poteri. Secondo FH, nella regione ci sono ancora 5 monarchie ereditarie di questo tipo. I leader sono rimasti in carica mediamente per più di 16 anni; i casi più estremi sono quelli di Mubarak in Egitto per 29 anni e Gheddafi in Libia per 41 anni.
Politica estera e prospettive future
Sul lato della politica estera, la regione in cui si trovano questi paesi è caratterizzata dal conflitto arabo-israeliano e il rafforzamento degli atteggiamenti della Lega Araba non fa altro che prevenire lo sviluppo della democrazia. Un possibile cambiamento di rotta potrebbe essere dato dal calo dei prezzi del petrolio, dall’opposizione sostenuta dagli USA e dall’Europa e dagli sforzi degli abitanti stessi del Medio Oriente che dovranno lavorare duramente per sostenere un importante passo avanti verso la democrazia.
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