Regno Unito
Il modello Westminster
Il Regno Unito è dotato di una lunga tradizione democratica. La Camera dei Comuni che risiede nel palazzo di Westminster è l'istituzione legislativa più antica al mondo. La democrazia britannica è frutto di uno scontro fra corona e Parlamento che ha visto prevalere la sovranità parlamentare. Il Regno Unito ha avuto una maggiore continuità politico-istituzionale non avendo subito invasioni militari né rivoluzioni politiche negli ultimi secoli. A differenza delle altre democrazie europee non ha una costituzione scritta, che rende l'assetto istituzionale flessibile e vulnerabile. Questo ha permesso di regolare i cambiamenti epocali quali spostamenti dei confini dello Stato. Mancano all'appello alcuni dei diritti considerati fondamentali per una democrazia.
Con il ritorno al potere dei laburisti nel 1997 è stato avviato un programma importante di riforme. Sono stati convocati referendum sulla riforma del sistema elettorale e sull'uscita dall'Unione europea.
La forma di governo del Regno Unito è la monarchia parlamentare. Sovranità del Parlamento è un'abbreviazione dell'espressione la sovranità della corona in Parlamento. Esso decide in nome del monarca. Riconosce una sovranità alla corona, alcuni poteri formali sono rimasti in mano ad essa: la cosiddetta Royal prerogative, sono passati direttamente all'esecutivo sfuggendo al controllo parlamentare. Inoltre, non è mai stata riconosciuta formalmente la sovranità del popolo. L’elezione democratica a suffragio universale della Camera dei Comuni istituisce la sovranità popolare, ma la convenzione costituzionale vuole che la sovranità appartenga alla corona attraverso il Parlamento. La sovranità del Parlamento permette di abolire l'elezione democratica dei Comuni. Non essendoci nessun testo costituzionale, istituzioni quali l'elezione a suffragio universale potrebbero essere soppresse con leggi ordinarie.
All'apparenza la democrazia parlamentare britannica funziona in un modo stabile e prevedibile nonostante l'assenza di un testo costituzionale. Il Regno Unito è un caso paradigmatico di democrazia maggioritaria. Dal dopoguerra fino al 2010 il parlamentarismo britannico ha sostenuto governi monopartitici, quasi sempre dati dalla maggioranza assoluta nella Camera dei Comuni. Pur essendo un sistema formalmente bicamerale, la scarsa legittimità democratica della Camera alta, quella dei Lord, ha limitato il suo ruolo di contrappeso ai Comuni.
La presenza in Parlamento di due partiti di peso equivalente ha consentito una regolare alternanza al governo. Con l'aiuto di un sistema elettorale maggioritario puro e partiti disciplinati, le elezioni indicano sia una maggioranza parlamentare sia un primo ministro. Il modello Westminster produce governi stabili e monocolori. Il sistema costituzionale non sembra aver condizionato le grandi linee di politica economica e sociale del dopoguerra.
Il bipolarismo del modello Westminster può permettere sia un intervento deciso dello Stato nell'economia, come il governo Labour nel 1945-51, sia una politica liberista a favore dei mercati come negli anni Thatcher-Major.
Il welfare state britannico
Il governo Labour eletto nel 1945 fondò il welfare state britannico, stabilendo le pensioni pubbliche universali e il sistema sanitario nazionale, intervenne nel sistema produttivo portando settori fondamentali come la siderurgia sotto controllo statale. Il Regno Unito in questo periodo era leader europeo nelle politiche sociali e nell'intervento statale nell'economia. I conservatori decisero di mantenere questo nuovo assetto economico. Il partito conservatore attuò una svolta programmatica già nel 1970. La vittoria elettorale di Margaret nel 1979 inaugurò una riduzione radicale dell'intervento statale nell'economia attraverso privatizzazioni e tagli ai programmi di spesa pubblica. Alla fine del XX secolo il Regno Unito era considerato uno dei paesi dove lo stato interveniva meno nell'economia, con un sistema di welfare limitato.
Il modello Westminster che mette insieme bipartitismo forte con alternanze frequenti e dall'altra una forte concentrazione dei poteri intorno alla leadership del governo centrale, permette di avviare grandi progetti ideologici.
Partecipazione politica e partiti
Nel primo dopoguerra la contrapposizione tra liberali e conservatori fu soppiantata da un bipartitismo quasi perfetto in cui la competizione politica era tra Partito conservatore e Partito laburista, che rappresentavano interessi di classe identificabili. Altri importanti cleavages politici che strutturavano la competizione fra partiti nelle altre democrazie, come la religione o il territorio, nel Regno Unito influivano in modo secondario. Gli operai e i familiari tendevano a sostenere posizioni di sinistra, i ceti medio-alti erano conservatori.
Questa descrizione delle dinamiche politiche vale solo per un periodo breve. Il conflitto religioso fu al centro fino alla rivoluzione industriale, poi perse importanza con la modernizzazione e la laicizzazione del paese. All’inizio del XXI secolo il cleavage religioso tra cattolici e protestanti si è assopito politicamente con l'eccezione dell'Irlanda del Nord. La questione territoriale, i rapporti tra la dominante Inghilterra e paesi celtici del Regno Unito è rimasta una fonte di conflitto e instabilità. Con l'attenuarsi del classico cleavage socioeconomico fra classe operaia e classe imprenditoriale nel 1960, il cleavage territoriale si intreccia con le divisioni socioeconomiche e riconquista spazio.
Oltre ai quattro principali partiti nordirlandesi, sono stabilmente presenti partiti nazionalisti anche in Scozia e Galles, complicando la configurazione del sistema partitico nel Parlamento di Westminster.
Negli anni '90 appare un nuovo cleavage concernente il ruolo del Regno Unito all’interno del processo dell’integrazione europea. A differenza di altri paesi, uno dei principali partiti ha fatto dell’antieuropeismo la sua bandiera. La formazione di partiti favorevoli all’uscita del Regno Unito dall’UE (Ukip), spinge il Partito conservatore verso posizioni meno ambigue sull’Europa. Aggiungendo il cleavage fra immigrati extraeuropei e settori dell’elettorato indigeno intorno a questioni di integrazione socioculturale, si vede che la mappa dei cleavages politici è complessa. Il sistema partitico ha faticato a stare al passo di questi mutamenti avvenuti nella società. Il sistema elettorale maggioritario rende difficile l'emergere di nuove forze politiche capaci di articolare le esigenze di un elettorato di mutamento.
L'effetto del sistema elettorale è meno importante per il cleavage territoriale: i partiti etnico-religiosi e nazionalisti in Irlanda del Nord, Scozia, Galles sono riusciti a far eleggere deputati al Parlamento di Westminster. Altri partiti minori con un sostegno elettorale geograficamente più disperso riescono difficilmente a entrare nelle istituzioni rappresentative: verdi. Nelle elezioni del 2015 l’euroscettico Ukip ha raggiunto percentuali considerevoli di voti nelle elezioni legislative ottenendo però l'elezione di un solo deputato.
Laburisti e conservatori rimangono il perno del sistema partitico di Westminster. I conservatori hanno una lunga tradizione che risale al 1700 quando i deputati cominciarono a coordinare le loro attività parlamentari. Questa frazione parlamentare si costituì come partito conservatore nel 1830 e ha governato frequentemente per lunghi periodi. Ha superato momenti di mutamento sociale adattandosi alle nuove esigenze politiche ed elettorali. Pur essendo noto come partito a tutela dei grandi interessi terrieri, ha allargato la sua base sociale durante il periodo di industrializzazione, integrando importanti settori del nuovo capitalismo industriale. Si è adattato alle riforme elettorali che estesero il suffragio ai ceti popolari. Con la modernizzazione dell'aspetto organizzativo il partito divenne uno dei primi veri partiti di massa della destra europea. Pur mantenendo la sua identità di partito della classe dominante mobilitò anche settori dei ceti popolari.
Più di recente l'evoluzione organizzativa del partito è stata meno adeguata alle circostanze. Dopo la sconfitta del 1997 la leadership ha affrontato alcune lacune strutturali come l'esclusione degli scritti dalla selezione dei candidati. Con le riforme organizzative previste nel documento Fresh Future sono state stabilite nuove procedure decisionali. Adesso gli iscritti possono votare per le elezioni del leader e per la selezione dei candidati al Parlamento. Questo ha facilitato la selezione di un leader più giovane come David Cameron. Le simpatie del partito conservatore a favore dei siti imprenditoriali e dei gruppi finanziari sono sempre state chiare. La Confederazione degli industriali britannici ha sempre mantenuto rapporti più o meno stretti con la leadership del partito.
Il grande rivale, il Labour party ha una storia più breve. Fu fondato come Labour Representation Committee e prese il nome di Labour party nel 1906. Nasce come braccio elettorale del potente movimento sindacale britannico. All'inizio aveva iscritti indiretti che appartenevano alle associazioni affiliate al partito. I sindacati erano la base del partito, il rapporto tra iscritti e leadership era mediato da elite sindacali. Questa differenza rispetto ad altri partiti socialisti europei rimane anche se non è più un partito radicato socialmente e culturalmente nel movimento operaio. Oggi i sindacati partecipano alle votazioni del congresso. Il basso livello di iscrizione individuale è frutto di un'integrazione del movimento sindacale al partito, si è sempre impegnato poco nel reclutamento. Un'altra conseguenza è il fatto che il partito non si è mai percepito come l'avanguardia di un movimento rivoluzionario adottando, piuttosto, linee riformiste; le dottrine marxiste hanno esercitato poca influenza sulla evoluzione ideologica del partito nonostante l'obiettivo formale di socializzare i mezzi di produzione. Il modello organizzativo ha subito cambiamenti notevoli e il ruolo sindacale è stato ridimensionato.
Alcuni sindacati sostennero la sinistra radicale del Labour quando prese di mira la leadership parlamentare del partito dopo la sconfitta elettorale del 1979. Dalla fine del XX secolo il Labour è diventato un partito sempre più autonomo dai suoi originari sponsor sindacali. Nel 2015 ha sperimentato una svolta interna con le elezioni come leader di Jeremy Corbyn, un deputato schierato a sinistra. Ha vinto con la maggioranza dei voti ma anche la sua leadership è stata messa in discussione all'indomani del risultato del referendum sulla Brexit.
Il terzo partito significativo, i liberaldemocratici
Prima dell’elezione critica del 1918 il liberal party era stata la principale forza di opposizione ai conservatori, distinguendosi per il sostegno alla libertà religiosa e alle riforme politiche. Con la crescita elettorale del Labour, soprattutto nei centri urbani dove la borghesia liberale si trovava in minoranza, il partito occupò una posizione marginale nel sistema partitico. Nel 1974 i liberali sfruttarono il momento difficile che attraversava il bipartitismo conservatori-Labour aumentando i propri consensi anche se la loro presenza parlamentare rimase limitata. Per un breve periodo i liberali sostennero il governo Labour. Come risposta alla Campaign for Labour Party Democracy, una parte della fazione del Labour si scisse dal partito, fondando il partito socialdemocratico che nelle elezioni dell'83 formò una coalizione con i liberali. Dopo la regressione elettorale del 1987 i due partiti centristi si fusero in una nuova formazione, il partito liberaldemocratico, che mantiene le posizioni centriste del vecchio partito liberale e si contraddistingue per il suo europeismo che si riflette nella struttura chiaramente federale della sua organizzazione interna.
Con l'avvento di Tony Blair i liberaldemocratici si erano avvicinati al Labour collaborando nella formulazione delle riforme costituzionali questo avvicinamento è stato accolto con scetticismo dai liberali più tradizionalisti. Nel 2010 con la sconfitta dei Labour, i liberaldemocratici hanno avuto l'opportunità di entrare nel governo come partner di coalizione dei conservatori. Nelle elezioni del 2015 hanno però perso circa 2/3 dei voti.
La competizione elettorale: il declino del bipartitismo
Il sistema partitico britannico continua a girare intorno a due partiti che con il sistema elettorale maggioritario producono nette maggioranze parlamentari e governano senza costruire coalizioni. Questa apparente stabilità maschera importanti cambiamenti che hanno messo in questione il bipartitismo di Westminster. Dal 1945 al 1970 il bipartitismo è stata una realtà indiscussa. Raggiunse il suo culmine nelle elezioni del 1951. Il partito conservatore riuscì a ottenere una maggioranza in Parlamento pur avendo meno voti dei laburisti. Le distorsioni del sistema elettorale si fecero sentire dal 1974 in poi con l'emergere di forze politiche alternative che si contendevano gli elettori delusi dai due principali partiti.
Il sistema elettorale che prevede collegi uninominali, un solo turno di votazione e formula plurality, favorisce i grandi partiti e i piccoli partiti con consensi geograficamente concentrati. Questo effetto è chiaro nelle elezioni del 2005 in cui Labour ha mantenuto una maggioranza parlamentare con il 36% dei voti. Il partito che è cresciuto di più con il declino del bipartitismo, il partito liberaldemocratico è anche quello più penalizzato da questo sistema elettorale. Con il crollo del voto conservatore nel 1997 i liberaldemocratici riuscirono ad aumentare la loro presenza parlamentare.
In una prima fase il declino del bipartitismo è stato interpretato come la fine della politica di classe descritta da Pulzer. Il declino del voto Labour nei primi anni '60 rispecchiava mutamenti strutturali importanti nella società britannica. I dati dimostravano che alcune delle posizioni politiche del Labour erano impopolari anche presso una buona parte del tradizionale bacino elettorale del partito. Il declino del Labour si sarebbe potuto arrestare se il partito avesse adeguato la sua offerta programmatica.
La vittoria laburista alle elezioni dal 1997, confermata nel 2001 e 2005 con un programma chiaramente centrista ha mirato a tranquillizzare gli elettori medi delusi dai conservatori. Ottenne anche un numero di consensi senza precedenti nelle categorie sociali più benestanti. Il crollo notevole del voto conservatore la tenuta dei liberaldemocratici confermano che la vecchia corrispondenza tra posizione di classe e comportamento elettorale sia sciolta. La scelta del voto riflette in parte un voto sulle issues anche se rimane difficile dimostrare se la posizione di un elettore rispetto a una issue politica preceda logicamente la sua scelta di partito. Alcuni studiosi individuano una tendenza più forte verso un voto basato su valence issues: gli elettori mancano di chiare identificazioni partitiche e votano in funzione della performance del partito di governo in termini di indicatori economici.
Un indizio della validità di questa tesi si riscontra nell'analisi territoriale del voto negli ultimi decenni. Dal 1951 al 1987 si percepisce una differenziazione territoriale sempre più forte nelle elezioni politiche. Tali differenze territoriali potrebbero riflettere almeno in parte il declino economico delle zone più industriali del paese, gli elettori votano valutando le condizioni economiche della loro regione piuttosto che sulla base della loro posizione di classe. Se il dominio elettorale del bipartitismo sta cedendo a Westminster il suo declino è più forte nelle elezioni di secondo ordine dove non vige il sistema elettorale maggioritario. Nelle elezioni per le nuove istituzioni rappresentative in Scozia e Galles il Labour ha perso voti rispetto alle elezioni per Westminster negli stessi territori. I beneficiari sono stati i partiti nazionalisti, alcuni piccoli partiti come i Verdi. Le elezioni europee percepite da molti elettori come un'opportunità di protesta hanno favorito sia i verdi sia gli antieuropeisti dell'Ukip. Nelle elezioni europee e locali il distacco di gran parte dell'elettorato rispetto al sistema partitico storico diventa indiscutibile. Nel 2015 queste tendenze hanno influito nei risultati delle elezioni legislative su scala nazionale. Come conseguenza hanno acquisito maggiore importanza le campagne elettorali per le quali due grandi partiti impiegano le tecniche più avanzate di marketing politico per cercare di spostare a loro favore gli elettori indipendenti (floating voters).
I conservatori sotto Margaret Thatcher negli anni '70 e '80 ingaggiarono professionisti esterni per affiggere i manifesti. Il Labour inizialmente rifiutò di seguire l'esempio. Questa crescente attenzione ai mass media ha anche aumentato notevolmente i costi delle campagne elettorali, i contributi dei privati sono diventati fondamentali. Durante gli anni '80 e '90 molti ipotizzarono una correlazione fra contributi finanziari alle campagne di Tony Blair e la distribuzione di titoli onorifici. Nel Regno Unito l'iscrizione ai partiti è in calo, i partiti ricorrono quindi a metodi di finanziamento poco chiari. Una nuova legge rinforza l'obbligo di pubblicizzare le fonti di finanziamento dei partiti. I contributi individuali sono destinati a rimanere il principale sostegno dei partiti più importanti.
Il governo: i poteri del primo ministro
Una delle caratteristiche più note del sistema britannico è l'accentramento di potere nell'esecutivo e in particolare nella persona del primo ministro. Il sistema di cabinet government, il governo del gruppo ristretto dei principali ministri riuniti nel Consiglio dei ministri, tende a rinforzare la posizione dell'esecutivo e indebolire il Parlamento. Recentemente si parla di presidenzializzazione del sistema politico britannico. Il Parlamento esprime i governi.
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