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Lunedi 11 febbraio 2013

CASANOVA E ALFIERI

Casanova prevede che la globalizzazione nuocerà alla cultura. Egli non è un libertino a tutti gli

effetti come lo è invece Voltaire.

HISTOIRE DE MA VIE, Casanova: l'autore descrive, con la massima franchezza, le sue

avventure, i suoi viaggi e i suoi innumerevoli incontri galanti.

I francesi modificano il linguaggio di Casanova e lo normalizzano rendendolo un francese

perfetto (togliendo quindi tutte gli aspetti italianizzanti e le sue particolarità letterarie). E

soprattutto i francesi modificano l’assetto politico del problema del testo: Casanova deve

diventare di fatto un libertino.

Questa modifica si ha fino al 1963, quando viene realizzata l’edizione Brockaus che ripristina il

testo corretto.

LIBERTINI: “Libertinage erudit”, prima metà del 600. Cyrano de bergerac.

Pierre Gassendi: 5 obbiezioni alle 5 meditazioni di Cartesio, 1644.

Dalla prima parte del 600 fino a Julien Offray de La Mettrie, autore celebre che ha scritto

L’homme machine nel 1747 (8?). Dal 1644 al 1747 cento anni nel quale cresce un pensiero

critico, è un secolo di riflessioni su materia e spirito. Il corpo umano che era sempre lasciato ai

medici ora diventa oggetto di speculazione. Il corpo umano è una macchina del desiderio che

riesce a pervenire ad esso. L’uomo è macchina desiderante.

Il godimento è l’unico fine dell’uomo.

Il pervenire alla felicità/il pervenire al piacere.

L’immortalità dell’anima.

La Mettrie muore a Berlino mentre è ad un banchetto assieme a Federico 2°. Egli vuole

dimostrare che il corpo è in grado di tollerare l’eccesso di piacere: mangia fino all’estremo il

patè. “la Farsa è finita” e poi muore. La Mettrie non è riuscito a dimostrare ciò che credeva.

Federico 2° scrive a Voltaire dicendogli che il medico che aveva portato non era un genio.

La mortalità dell’anima.

Ma soprattutto: la libertà dell’anima.

Libri proibiti a Parigi: vengono conservati nella biblioteca chiamata l’inferno. Ad Amsterdam si

possono acquistare e leggere. Paradossalmente i libri proibiti sono i libri più letti. Darnton,

storico statunitense, scrive nel 1996 The Forbidden Best-Sellers of Pre-Revolutionary France (I

best-seller proibiti della Francia prerivoluzionaria). Il censore reale Crebion Fis scrive Le sofà ed

anche lui era un libertino e ha dovuto censurare il suo stesso libro.

Questa circolazione è molto importante perché si parla della libertà di pensare.

Bisogna uscire dal pregiudizio, da ciò che si dice e si sa e reinterrogarsi. (Kant: mettere in

discussione tutto e pensare in modo critico).

Casanova e Alfieri sono due autori radicalmente diversi l’uno dall’altro.

1644/1748: secolo del libertinage, dopo questo straordinario rimescolamento materiale, queste

due figure si formano e parlano.

Il termine libertino si riferisce ad un uomo che ha in sé una PARS DESTRUENS (ovvero la

"parte che distrugge", consiste nell'eliminare le antiche conoscenze errate, le quali non sono altro

che illusioni. Filosofia di Bacone), aspetto distruttivo ed opposto molto forte. Questa persona

vuole distruggere diversi dogmi, credenze che lui non capisce, che ritiene dei falsi in nome di

una verità. Si deve rendere libero il campo dalle idee ricevute in passato e poi cercare di giungere

alla verità. La ricerca del vero e la ricerca della mia felicità stanno allo stesso piano. Il pensiero

libertino è sostanzialmente un pensiero critico. L’opposizione fa parte dell’atteggiamento

libertino. Il pensiero libertino non è quindi un pensiero congruente alla tradizione ma è

praticamente l’opposto. Distruggere è la precognizione di un pensiero libertino. Il libertino è una

sorta di rivoluzionario. Non esiste un libertino pacificato, armonizzato con le idee correnti e

anche con il potere (legato molto alla chiesa). Il libertino rischiava (di essere ucciso). Il libertino

va contro la religione cristiana e il tomismo di Aristotele: va contro il potere temporale della

chiesa. Non esiste un libertino che non metta in discussione pensieri nocivi all’individuo. Si

mettono in discussione regole che nuocciono alla felicità dell’individuo o della collettività: la

felicità individuale è coniugata con la felicità delle masse (questo succede per la prima volta). I

libertini sono degli antifilosofi.

Pars destruens: battaglia costantemente dichiarata.

C’è una diplomazia, buona educazione libertina che consiste nel discutere tutto intimamente ma

pubblicamente al momento taciuto. È una diplomazia che Voltaire faceva per non avere brighe:

questa regola è : INTUS UT LIBET, FORIS UT MORIS EST: dentro fai un po’ quello che ti

pare, fuori adeguati al costume, a ciò che è legge, a ciò che è consuetudine. Nel tuo animo e nei

tuoi scritti dì ciò che vuoi. Questa è una frase di Montaigne.

Il libertino è un democratico(pensiero politico) e materialista (pensiero filosofico).

Ci sono dei padri libertini, fondatori diciamo di questo pensiero libertario:

• CAMPANELLA: un grande utopista, rivoluzionario che scrive La città del sole nel 1602,

mentre era in carcere a Napoli. Egli sostiene che la proprietà privata non ha alcun senso,

non deve esistere nella società ideale. La generazione dei figli è regolata per il bene

pubblico (pensiero di Kant) e Campanella è contro l’idea di famiglia. Nel regno utopico

di Campanella si ha un mondo futuro più libero dalle regole tradizionali come la proprietà

privata. Il cristianesimo è oltrepassato dall’idea di RELIGIONE NATURALE: il

cristianesimo è una religione culturale. Bergerac si ricorderà di questo viaggio

immaginario nella città ideale e scriverà Stati e imperi della luna.

• GIULIO CESARE VANINI: domenicano che ad un certo punto diventa laico. Viene

ucciso. Scrive due importanti testi. Il primo è Anfiteatrum 1615, dove da una

ridefinizione del concetto di natura (Cartesio). La filosofia della natura rimette in

discussione questo aspetto: Dio dov’è? Dentro la natura? La natura non è una

decorazione, ma è più complessa. Dio è il mondo, è la natura. L’anima dell’uomo non è

immortale (Spinoza). La religione è la religione naturale, che nasce insieme a me, è

quella che tutti i popoli del mondo possiedono (ci sono una serie di codici che si

assomigliano nelle diverse religioni). Non c’è la bibbia, il vangelo, c’è invece una

religione naturale. Scrive un’altra opera che si chiama Dei mirabili arcani della natura

regina e dea dei mortali, Parigi, 1616: il miracolo per Vanini fa parte della natura. I

miracoli come noi li intendiamo (qualche cosa che contraddice all’ordine della natura,

l’anello che non mantiene). I miracoli sono fenomeni plausibili: quando io vedo un

fantasma , esso è un fuoco fatuo. Il potere della chiesa usa i miracoli, che non ci sono, ma

li usa per una strategia del potere di mantenimento del potere stesso. Vanini intende

dimostrare che il falso (del potere della chiesa) va smascherato. Se c’è il miracolo o fa

parte della natura oppure è un trucco del potere.

Martedì 12 febbraio 2013

Vivarini da ispirazione poi nel 1600 per il Trattato dei tre impostori: vangelo sotterraneo di tutto

il pensiero libertino(si può dire anche pensiero libertario). Parla dei tre impostori che hanno usato

la religione naturale per fini propri e sono Mosè, Gesù e Maometto.

• MICHEL DE MONTAIGNE: è lo scopritore di una nuova tecnica del discorso, ovvero il

saggio. Scrive i suoi Essais a cui lavora a partire dal 1571 fino alla pubblicazione

dell’edizione definitiva del 1590. Il tentativo di Montaigne può essere riassunto nella

proposta di restituire all’uomo la sua INSTABILITA’. Non esiste stabilità nella mia vita,

nella mia casa. Il fatto che tutto ciò è instabile è un aspetto paradossalmente positivo: si

ha un’euforia di questa instabilità che è frutto dell’aver trovato e scoperto la verità. I

saggi di Montaigne sono dei tentativi, non sono dogmatici. Difatti si chiama Essais e non

Trattato (in cui si ha una legge interna che è il come volevasi dimostrare). Gli essais non

hanno questo statuto, sono sciolti, sono dei tentativi zigzanti all’interno di una massa di

dogmi. Montaigne smonta questi dogmi e questo atteggiamento ha a che fare con il

pensiero critico dei libertini.

Le religioni (storiche), per Montaigne, sono il primo punto per decostruire l’idea dogmatica

dell’uomo.

Perché noi siamo cristiani? semplicemente e unicamente perché siamo nati a Torino. È un

CASO (con la globalizzazione di oggi si può scegliere più liberamente dove andare e a cosa

credere). Il caso è ciò che presiede alla scelta. Siamo cristiani, quindi, per una pura elezione

casuale.

“Consideriamo dunque per il momento l’uomo solo, senza soccorsi esterni, armato solamente

delle proprie armi e sfornito della grazia e della rivelazione divina … Mi faccia capire, con la

forza del suo discorso, su quali fondamenti ha costruito i grandi vantaggi che pensa di avere

rispetto alle altre creature. Chi lo ha persuaso che questa meravigliosa oscillazione della volta

celeste, la luce eterna di queste fiaccole che ruotano tanto fieramente sopra il suo capo, i

movimenti spaventosi di questo mare infinito siano stati creati e siano continuati per tutti i secoli

per la sua comodità e per servire a lui? E’ possibile immaginare qualcosa di tanto ridicolo

quanto il fatto che questa creatura miserabile e infelice, che non è neppure signora di se stessa,

esposta alle offese di tutte le cose, si dica padrona e regina dell’universo, del quale non è in suo

potere conoscere la più piccola parte, e tanto meno comandarla?

E’ incerto dove la morte ci attende: attendiamola noi dappertutto. La premeditazione della morte

è premeditazione della libertà; non v’è nulla di male nella vita per chi ha ben compreso che la

privazione stessa della vita non è un male.”

L’uomo senza rivelazione divina è un uomo molto lontano dalla LUNA. Noi stiamo sul cielo

sublunare, al di sotto della luna. In questo brano tratto dai Essais di Montaigne egli ci fa capire

che anche lui, come noi, è un cristiano ed ha la grazia e la verità svelata grazie al Vangelo (intis

ut libert, foris ut moris est). L’uomo è solo, non può scegliere ma è stato scelto dal caso.

Montaigne fa coincidere la verità con l’instabilità. La verità è che io non posso conoscere in

modo del tutto certo: deprivazione della certezza.

Il pensiero di Montaigne è un pensiero critico. C’è disordine nei suoi saggi (lui scrive in periodi,

in modo disomogeneo).

Chi mi dice di conoscere i moti interni e segreti dell’animale? Chi mi dice che questi compagni

dell’esistenza non hanno un proprio punto di vista?

Quando gioco con il mio gatto, chi può dire s’egli non si diverte con me più di quanto io mi

diverta con lui?

Quando gioco con la mia gatta, chi mi dice che io capisca lei più di quanto la gatta capisce me?

Chi mi dice che il linguaggio gattesco non mi avvolga sull’ignoto?

Questa gatta rende in padrone del tutto instabile!

L’uomo assolto da una tale vertigine è più forte. Guardare quel gatto significa rendermi conto

che io sono privo della conoscenza certa che avevo in principio. Ma io ora ho la consapevolezza

che io sono privo di certezza.

Non si finisce mai di conoscere: io ho capito questa verità osservando una piccola creatura come

il gatto.

Io arrivo all’incertezza. È un autocoscienza che mi rende ancora più incerto. L’autocoscienza è

tradita dall’immaginazione. Quando io descrivo qualcosa che non so io mi fido della mia

immaginazione, ma questo atteggiamento non mi consente di intendere la mia gatta.

Questo è un segno di riconoscimento scettico di tutte le filosofie pratiche. Io so di non sapere:

Socrate.

Montaigne scrive con gentilezza (politesse), tuttavia non manca la pars destuens del pensiero

critico.

Anche Montaigne combatte il suo falso costituito da un giudizio-dogma, che parte o dalla

rivelazione divina o dall’immaginazione.

Noi abbiamo un limite che se accettato non è da considerarsi oppressione. Ma se noi usiamo la

nostra immaginazione per andare oltre il cielo, noi sbagliamo.

Le passioni, come il giudizio-dogma, trattengono l’uomo dal vero.

Tutto questo rende l’uomo infelice. L’uomo che non si lascia ispirare dal suo gatto ma procede

attraverso le sue metafisiche e si abbandona alle sue passioni è un uomo infelice. E se non siamo

felici la nostra conoscenza non è esatta.

Verità e felicità sono strettamente connessi tra loro!

L’infelicità e la malinconia sono delle passioni che portano lontano dalla verità!

La malinconia di Durer:

Passioni alle quali noi siamo incessantemente in preda.

È necessario minimizzare le passioni, rendere le passioni conversazione: chiarire me stesso a tal

punto che le passioni vengono stemperate.

L’uomo dogmatico e passionale è l’uomo più infelice dell’universo.

Platone nella Repubblica parla dell’età dell’oro come accordo tra uomini autocoscienti e animali

cosiddetti incoscienti. L’età dell’oro è costituita dall’uomo che cerca di capire, di avere

l’istruzione guardando i suoi fratelli animali (sicuramente non attraverso i libri). Questo motto

dell’istruzione degli animali lega Montaigne a Platone.

Secondo Montaigne la felicità è l’unico ambito, l’unica condizione umana in cui è possibile una

relativa conoscenza. Non è possibile conoscere se non sono felice e non sono felice se non

conosco: sono due aspetti inscindibili. [libro degli Essais, capitolo 12: questione della gatta, delle

passioni]

Ogni verità è sostanzialmente arbitraria, falsa. Montaigne è un critico. Il saggio è un luogo

conoscitivo e allo stesso tempo creativo. Bisogna partire da un particolare e lasciarsi andare per

poi pungere, arrivare e colpire il pensiero.

La verità esiste ed è questa instabilità: bisogna assumersi la propria instabilità nel mondo.

INCOMPIUTEZZA: questo tema si trasmette molto fortemente alle grandi filosofie razionaliste

e materialiste del 1700.

Casanova [libro terzo, capitolo 17]: è in Spagna, a Madrid. È molto amico con un pittore

olandese di nome Anton Mengs. Questo pittore di paesaggi e battaglie è tanto amico con

Casanova. Realizzano molti discorsi relativi all’arte e alla poetica. Questo pittore stava

realizzando la Maddalena al Prado e Casanova la vede sempre incompita e sempre allo stesso

punto di realizzazione. ‘Quando finisce?’ / ‘Domani’…’domani’…’domani’ e ad un certo punto

il pittore chiede a Casanova ‘Ma che cos’è un’opera finita?compiuta?è compiuto un sonetto

deltuo Petrarca?’(Petrarca realizza dei sonetti compiuti ma comunque chi può affermare con

certezza che essi finiscano li?)

Alla fine si abbracciano su questa idea di incompiutezza.

Tutto è incompiuto e non può essere compiuto. La verità è il mio essere incompiuto. Tutto ciò

che è incompiuto nel cielo della luna è falso. L’opera dell’uomo è incompiuta.

SPINOZA la sua filosofia è alla base di tutto il pensiero 700esco (fino a Leopardi). Scrive nel

1677 Ethica Ordine Geometrico Demonstrata. Parte terza dell’etica: ORIGINE E NATURA

DEGLI AFFETTI.

Argomenti trattati:

• La NATURA: ciò che abbiamo davanti, ciò che ci circonda. Spinoza scrive: ‘Se io penso

alla natura come a una casa o a un’opera umana a cui io sto attendendo (una cosa che io

sto costruendo) ci si sbaglia’.

Per quanto riguarda la casa: il fine coincide con il finire della costruzione. La mia

concezione dell’opera è una concezione finalistica. Una casa che si sta costruendo è

perfetta quando è finita.

La natura è il contrario di questa costruzione. (Spinoza non pensa come Agostino: natura-

parco giochi). Non è un dio architetto perché egli non rispecchia le regole della

costruzione della nostra casa. La natura non è costruita secondo quelle regole.

La regola e il criterio della perfezione fa capo a un mio criterio di perfezione che non ha

nulla a che fare con la natura creata da Dio.

La catastrofe (un terremoto) è casuale e fa parte delle regole che io non conosco. Ma è

pensabile una natura che contenga al suo interno un terremoto.

C’è un progetto della natura che non coincide con la mia regola di costruzione.

La natura non ha un fine e probabilmente non ha fine.

Di fronte a questo terremoto come si comporta Voltaire un secolo dopo? scrive in maniera

ironica: Questo è il migliore dei mondi possibili. Sorriso aspro, blasfemo di Voltaire nei confronti

di Dio e della religione.

C’è differenza tra Spinoza e Voltaire perché il primo considera il terremoto parte della natura e

invece Voltaire disprezza questo Dio: se c’è il terremoto vuol dire che questo mondo fa schifo.

Spinoza invece tende ad adorare la natura e anche Dio.

Mercoledì 13 febbraio 2013

Termini cardine del sistema spinoziano:

• Concezione della natura: la natura è un quid (qualcosa) che ha una legge in se stessa. È

risultante da un sistema di regole propulsive interne, si realizza in se stessa.

Il terremoto è una catastrofe naturale interna al sistema. A noi sembra un cammino

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ER.REST di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ficara Giorgio.
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