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Maria Teresa Mazza

Letteratura italiana

___

Anno scolastico 2020-2021

Introduzione

è caratterizzata da intento “umile”: quello di affiancare a un testo di partenza

La parafrasi

giudicato difficile una versione in prosa corrente che appiani le difficoltà lessicali e semantiche o

contenutistiche. Il fondamentale presupposto della parafrasi è rappresentato dalla esatta

comprensione del testo di partenza in tutti i suoi particolari e la capacità di rendere

comprensibile quel testo a un pubblico diverso da quello per il quale è stato concepito. - (Italiani

scritti, Bologna, Il Mulino, 2003)

Dante

Dante (13 giugno 1265 Firenze -1321 esule Ravenna). La Firenze in cui Dante nasce era già

una città da cui passava la grande storia.

Nel 1301, i Guelfi Neri presero il potere a Firenze togliendolo ai Guelfi Bianchi, che furono

mandai in esilio, o condannati a morte. Dante fu mandato in esilio e condannato a morte, a

Firenze rimasero la moglie Gemma Donati e i suoi tre figli (Jacopo, Pietro e Antonia).

Recentemente (nel 2000) è stato scoperto anche un quarto figlio, Giovanni.

Dante muore esule a Ravenna nel 1321 di malaria senza mai essere potuto tornare a Firenze.

Al capezzale di Dante, a Ravenna, c’erano i figli Jacopo, Pietro e Antonia. Non risulta che ci sia

stata anche la moglie.

Guido Cavalcanti

Il più grande poeta prima di Dante e suo amico, subì la sua stessa sorte morendo esule nel

1210 di malaria.

La commedia

La Commedia è un’opera tramata e fondata sugli eventi della storia fiorentina e della grande

storia italiana della seconda metà Duecento e del primissimo Trecento. 2

Stesura della Commedia

Dante non scrisse e non pubblicò la commedia tutta insieme:

● → scritto fra 1306-307 e il 1309 → quando Dante era già in esilio da alcuni anni,

Inferno

nell’inferno non si trovano accenni a fatti posteriori il 1309

● → scritto fra 1308 e il 1313 → non contiene riferimenti a fatti successivi il 1313

Purgatorio (25

canto unico che non è mai stato rappresentato da nessun miniatore)

● → scritto fra 1316 e il 1321 → gli ultimi 13 canti furono ritrovati postumi (“Il libro

Paradiso

segreto di Dante - Fioretti”).

Boccaccio biografo di Dante primi sette canti dell’Inferno prima

Boccaccio afferma che Dante avrebbe scritto i

dell’esilio (1301-1302) e racconta in merito un episodio del 1306-1307 saputo direttamente

dal nipote di Dante, Andrea Poggio.

Si dice che Gemma Donati, in seguito alla condanna del marito aveva fatto nascondere in

un luogo sicuro alcuni documenti e scritti del marito, dopo cinque anni (1306-1307) per

ottenere le rendite che le spettavano sui beni dotali confiscati, incarica un amico/parente di

cercare dei documenti. Insieme ai documenti necessari per le rendite viene trovato anche un

quadernetto contenente i primi sette canti dell’inferno, che viene dato in visione al poeta

Dino Frescobaldi, che, dopo averne fatto delle copie, fece riavere il quadernetto a Dante, che

in quel periodo si trovava presso il marchese Moroello Malaspina.

dell’opera di Dante sulla copertina di un registro di

Al 1317 risale la prima menzione ufficiale

atti bolognese, la trascrizione d'Inferno III v.95-96.

All’epoca pubblicare era molto diverso (pre-Gutenberg 1454-1455). Il formato del libro a

stampa che noi oggi conosciamo fu inventato in Italia, nei primi anni del Cinquecento, da uno

stampatore veneziano, Aldo Manuzio.

Venivano trascritte delle copie e messe in circolazione, le opere avevano un tempo di

circolazione estremamente più lento, i manoscritti redatti dall’autore dell’opera si chiamano

codici autografi, quelli trascritti da altri solamente codici.

Dante autorizzò la circolazione dell’opera (pubblicò), ma non abbiamo nessun codice

autografo di Dante, né delle opere minori né della commedia, di lui non possediamo neanche

una firma (di Boccaccio possediamo il Decameron scritto di suo pugno). 3

commedia ebbe un’immediata

La e vasta diffusione e presto i codici si moltiplicarono in tutta

la penisola; ci sono giunti quasi 800 manoscritti (inferiore solo alla bibbia) allestiti nel corso del

300 e del 400, non solo da copisti professionisti, ma anche da intellettuali (Boccaccio - aggiunse

sette miniature a penna).

Come manoscritti importanti ricordiamo:

● Palatino 313 → 14 secolo

○ il più antico codice miniato della commedia le cui illustrazioni, di gusto

giottesco, sono attribuite alla bottega di Pacino di Buonaguida.

○ contiene anche il commento del figlio Jacopo alla prima cantica (Pietro

commenta tutta la commedia)

● per il re di Napoli Alfonso d’Aragona,

Yates-Thompson 36 realizzato nel 1440-1450

ricordato per la sua ricchezza d'immagini

● → miniato tra il 1474 e il 1480 per il duca di Urbino Federico da

Urbinate Latino 365

Montefeltro, ricordato per la ricchezza d'immagini Commentato [1]:

Nel 1472 esce a Foligno le prima edizione a stampa della commedia. Nel colophon sono breve testo che riporta informazioni

relative alla produzione di una pubblicazione

indicati i nomi degli stampatori:

● →

Johannes Numeister tedesco di Magonza abitante della città

● Evangelista Mei → secondo alcuni si trattava di

○ il mecenate Emiliano Orfini

○ il tipografo Evangelista Angelini

Fu il primo libro in Italiano a essere stampato.

L’edizione più antica di commento alla commedia pervenutaci è l’edizione dell’Ottimo

L’anonimo commentatore è considerato come il principale esegeta della

commento (1334).

Divina Commedia, soprattutto perché in due famose chiose (Inferno X v. 85 - Inferno XIII v.

afferma di essersi consultato direttamente con Dante. Il maggior pregio dell’Ottimo

144) come Torri ricorda all’inizio della

commento è senza dubbio quello linguistico, sua prefazione

all’edizione, la stessa designazione di Ottimo si riferisce alla purezza ed eccellenza della

lingua del commento e risale ai compilatori del primo Vocabolario della Crusca (1612), che ad

esso fecero ampio ricorso. 4

Metro della commedia

La commedia è un poema scritta in versi, più precisamente in terzine (tre versi endecasillabi

dove ogni gruppo è collegato a quello che lo precede e a quello che lo segue per un sistema di

rime). che altro non è che un’ibridazione e

Dante inventò la terzina, una contaminazione di più forme

metriche. La commedia fu la prima attestazione delle terzine e la seconda fu la didascalia

dell’affresco “La Maestà” del pittore Simone Martini (dipinse anche un ritratto della Laura di

Petrarca).

I contenuti della commedia

La commedia è il racconto di un viaggio (odeporica) e come tutti i racconti di viaggi ha:

● → Dante

un personaggio che compie il viaggio (viaggio in prima persona)

● → il mondo dei morti, l’aldilà

uno spazio (una geografia entro cui il viaggio si compie)

● → circa una settimana, dal 25 marzo

un tempo (un inizio e una fine, una durata del viaggio)

al 1 aprile del 1300 (Inferno I - Inferno XXI ci forniscono questi dati)

→ # data di composizione del poema → 1300 perchè questo gli

escamotage data del viaggio

dà la possibilità di parlare di eventi che ancora devono succedere, ma in realtà sono già successi

→ ne parla come un profeta

La letteratura odeporica precedente (e non) ha come principali esponenti:

● Odissea → il primo grande racconto di viaggio immaginario della letteratura mondiale;

● Milione - M. Polo → il primo vero racconto di viaggio reale della letteratura italiana

● Candido - Voltaire → 1759, viaggio immaginario

● I viaggi di Gulliver - J. Swift → 1735, viaggio immaginario

La commedia fa inoltre parte del genere letterario delle visiones in somniis, perché il viaggio

viene compiuto in sonno. Nel medioevo la visio in somniis più famosa è il poemetto Roman de

la Rose che Dante sicuramente lesse.

Inoltre la Commedia rientra nella categoria dei viaggi nel mondo dei morti annoverati e

classificati come visioni dell’aldilà (vedi sezione “Lo passo che non lasciò già mai persona viva”).

5

Inferno

Canto I

È la notte tra giovedì 7 aprile (o 24 marzo) e venerdì 8 aprile (o 25 marzo) del 1300 e Dante si

smarrisce nella selva oscura, dove incontra le tre fiere (lonza, leone, lupa).

Viene soccorso da Virgilio, che lo guiderà in un viaggio attraverso Inferno e Purgatorio,

mentre Beatrice lo guiderà in Paradiso.

In questo canto c’è un riferimento alla novella di Alibech del Decameron.

1. A metà del cammino della vita che è a ogni uomo è dato di percorrere

2. mi ritrovai ad attraversare un bosco dove i raggi del sole non arrivano e dunque così

impervio e spaventoso,

3. che mi era impossibile ritrovare la strada che procede in linea retta e che conduce a

destinazione senza deviazioni e che io avevo smarrito 6

I primi tre versi

● → a metà

nel mezzo

● → il cammino come metafora della vita topos cristiano, Dante

del cammin di nostra vita “nel cammino di questa brevissima vita”

ne parla anche nel Convivio (1304-1307)

● → condizione propria della persona a cui è capitato qualcosa di importante, ma

mi ritrovai

che allo stesso tempo non è in grado di ricostruire nel dettaglio tempo e modo di ciò che gli è

capitato

● → per indica attraversamento

per

● → è un luogo non identificabile, che suscita una paura incontrollabile,

una selva oscura

solo la paura della morte supera la paura della selva. Tutti coloro che dopo dante hanno

voluto parlare di terrore e smarrimento hanno attinto dall’espressione selva oscura

● →

che

○ ché → molti autori adottano la forma ché trasformandola in una forma causale

○ che → di fatto nei manoscritti il che non ha l’accento e come nota Guglielmo Gorni,

Dante e i suoi copisti distinguevano sempre le due forme

● → espressione latina directa via

la diritta via (via rettilinea, senza spezzature)

● → predicato nominale, interessante l’uso di smarrita, chiaro derivato del verbo

era smarrita

smarrire, che significa perdere solo temporaneamente

Grazie a questi versi possiamo ricavare che, in quanto la vita media dell’epoca era 70 anni,

quanto sta per raccontare gli è capitato all’età di 35 anni. Dal momento che Dante era nato

“Nel mezzo del cammin di nostra vita” indica l’anno

nel 1265, ne deduciamo che 1300.

Leggendo Inferno XXI potremo determinare con precisione anche il giorno dell’inizio del

viaggio.

Selva oscura

È il luogo simbolico in cui Dante si smarrisce all'inizio del poema (Inferno I v. I) e

rappresenta l’allegoria del peccato in cui ogni uomo può perdersi nel suo cammino (la vita).

Dante la descrive come selvaggia, aspra e forte e tanto amara, che la morte lo è poco di

più.

Dante vi si smarrisce in una notte di plenilunio, tra giovedì e venerdì santo (alla luce lunare

si accenna in Inf., XX, 127-130).

Oscuro

Oscuro ricorre in tutte le opere dantesche, indica:

● → nella sua accezione fondamentale, sia in

mancanza di luce, scarsezza di chiarezza

senso proprio, che in senso figurato → 7

○ →

Convivio IV II v.4 come ciò può essere, che una medesima cosa... sia

chiara e paia oscura, qui[vi] sufficientemente vedere si può

● affiancato all’idea di ostilità → qualificazione abituale per la voragine infernale, o per le

sue parti →

○ → la valle d'abisso dolorosa / ... Oscura e profonda era e nebulosa

Inferno IV v. 10

○ Inferno IX v. 28

○ Inferno XXI v. 6

○ Inferno XXIX v. 65

● → su quella fisica prevale però la metaforica oscurità della

allegoria ragione ottenebrata

dal peccato

○ → ibant obscuri sola sub nocte per umbram / … quale... / est iter in

Eneide VI v. 268

silvis… → Andavano oscuri nell’ombra della notte solitaria / ...quale… / sotto

un’avara luce

○ Proverbio 2 13

○ II Pietro Epistole 2 15

○ → La via... de li malvagi è oscura. Elli non sanno dove rovinano

Convivio IV XII v. 18

○ Convivio XXIV v. 12

● coperto d’ombra →

un luogo o un tratto di terreno in tutto o in parte

○ → per lunga

Convivio III IX v. 16 riposanza in luoghi oscuri e freddi... tornai nel

primo buono stato de la vista

○ → giacché l'oscurità gravante sulla costa è l'effetto del calar del

Inferno II v. 40

crepuscolo cui si accenna in apertura di canto

● tendente al nero →

colore non chiaro

○ →

Purgatorio XV v. 143 Ed ecco a poco a poco un fummo farsi / verso di noi

come la notte oscuro

○ → Queste parole di colore

Inferno III v. 10 oscuro / vid'io scritte al sommo d'una

porta, i più intendono che l'epigrafe sia scritta a lettere nere

● →

idea dell'offuscamento, della perdita totale o parziale di vivezza

○ → dovunque questo amore [per la sapienza]

Convivio III XIIV v. 7 splende, tutti gli

altri amori si fanno oscuri e quasi spenti

○ → Riferito a cose, allude a difficile intelligibilità

Purgatorio XXXIII v. 126

● →

usato come avverbio che allude a disonore e infamia

○ → Sinone si reca a noia / d'esser nomato sì → si adonta

Inferno XXX v. 101 oscuro

che maestro Adamo gli abbia rivolto l'appellativo infamante e sprezzante di falso

● doloroso, triste, afflitto

Quant’è difficile raccontare/tradurre

4. (in letteratura)

5. quella selva così difficile da percorrere, così aspra e così resistente alle mie forze,

6. tanto che al solo ripensarci la paura si rinnova.

Quella selva mette a tal punto alla prova l’animo, che la paura

7. che incute è solo di poco

inferiore a quella che produce in noi la morte;

8. tuttavia per raccontare di ciò che di buono io vi trovai, 8

9. vi riferirò anche di tutte le altre cose che in quel luogo io ho incontrato. (in realtà Dante

non vi trovò nessuno all’interno della selva)

10. Non vi so riferire come entrai dentro la selva (ripropone il senso di ritrovai del V. 2)

11. poiché quando avvenne ero pieno di sonno

12. perdendo la via senza deviazioni che mi avrebbe portato a destinazione 9

Pien di sonno crede, che il riferimento a “pien di sonno” significhi che

Il critico Gorni Dante il suo viaggio lo

abbia compiuto mentre dormiva.

Ciò fu inteso anche dal miniatore delle Egerton 943 (300) conservato presso la British

Library, che rappresenta Dante a letto.

Dante insiste poi nuovamente sulla cosa in Paradiso XXXII (penultimo canto del poema) dove

san Bernardo dice a Dante:

Ma perché ‘l tempo fugge che t’assonna

qui farem punto… [...]

e drizzeremo gli occhi al primo amore.

La parola assonna creò molte teorie diverse, quella oggi più accreditata è che significhi

“produce in te sonno”, Bernardo starebbe quindi avvertendo Dante che il tempo del suo sonno

è finito e, dunque, che il poeta sta per svegliarsi.

Ciò significa che la commedia è una visiones in somniis (Roman de la Rose è la più

famosa).

13. Ma quando fui giunto ai piedi di un colle

14. nel punto in cui aveva fine la valle,

15. che mi aveva trafitto il cuore di paura

16. sollevai verso l'alto lo sguardo e vidi le spalle del colle

17. inondate già dai raggi del sole

18. che conduce e guida cinque per ogni strada 10

19. Allora la paura si placò un poco,

20. quella paura che aveva dilagato nel mio cuore e che era durata

21. per tutta la notte che io avevo trascorso nella selva oscura con tanta angoscia (pieta)

22. E come accade a colui che con affanno e fatica (similitudine dantesca)

23. è uscito vivo dal mare in tempesta e arriva a riva sano e salvo

24. si volta verso l'acqua, che è ancora un pericolo e la guarda

25. così il mio animo, che ancora era in fuga (non avendo ancora realizzato di essere uscito

vivo dalla selva)

26. si voltò indietro a guardare il passaggio

27. che nessun vivo varcò mai e attraverso il quale io ero (vivo) uscito dalla selva (ed entrato

dove mi trovavo adesso) 11

Viaggi nel mondo dei morti

In questa terzina viene specificato che Dante entra nel regno dei morti.

Di viaggi nel mondo dei morti la letteratura prima di Dante vanta molti titoli. Tali narrazioni

vengono annoverate con la dicitura visioni dell’aldilà. La bibliografia in materia è ampia:

● → Ulisse scende nel mondo dei morti

Odissea (libro X)

● → Enea scende nell’Averno per incontrarvi il padre Anchise e avere da lui le

Eneide (libro VI)

rilevazioni necessarie ad avviare la catena degli eventi che porteranno alla nascita di Roma

● →

Bibbia

○ → viene descritta la città di Dio e il fuoco eterno

Apocalisse secondo - Giovanni

dentro il quale bruciano i dannati

○ - San Paolo → unico punto della bibbia in cui

Seconda Epistola ai Corinzi (12, 2)

si fa riferimento all’esperienza nell’aldilà di un vivente, l’apostolo racconta di essere

stato rapito in paradiso. Commentato [2]:

A tale scritto si ispira Apocalisse di Paolo, un testo apocrifo, scritto in greco non accolto dalla Chiesa nel canone

da un monaco (V sec. d. C.). Dante sicuramente conobbe la sua traduzione dei libri autentici della Bibbia

latina (Visio Sancti Pauli) del 500, che narra di un angelo si presentò a Paolo

per mostrargli la sorte delle anime dopo la morte e che lo condusse:

➔ in un ma

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariateresa200127 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Riccucci Marina.
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