Letteratura italiana - Lezione #0 – 6 marzo 2012
Giantillier è un ugonotto francese che scrive nel 1576 "Antimachiavel". Un trattato che vuole insegnare a "governare bene" esprimendosi contro il mal esempio di Machiavelli. Abbiamo un rovesciamento del Machiavelli storico; tutte le massime estrapolate da "Il Principe" vengono tipicamente ritagliate e convertite in maniera assolutamente negativa.
In Inghilterra tra '500 e '600, John Donne (1572-1631) è un personaggio tormentato tra la tentazione della fedeltà alla chiesa cattolica e il protestantesimo. Nel 1611 scrive un’operetta curiosa di carattere politico/religioso intitolata "Il conclave di Ignazio" (1611). Ignazio (Iniatius) è il fondatore dell’ordine dei gesuiti, un ordine che precede il concilio di Trento e che diventa l’ordine per eccellenza della cattolicità in armi della controriforma. Era originariamente un soldato e appartiene alla cosiddetta "compagnia di Gesù": i gesuiti nascono come i mercenari, i soldati, gli assoldati di Cristo. È uno degli ordini più controversi e fin da subito viene codificato dai paesi protestanti come il braccio armato del papismo cristiano.
In questo libro ci si immagina che l’autore sia stato trasportato alla porta dell’inferno dove ci sono molte persone che chiedono di entrare nel regno di Satana. Satana filtra le persone che vogliono entrare nel suo regno. Accanto a lui c’è proprio Ignazio di Oriola, che è il primo ad entrare. Tra le persone che vogliono entrare ci sono soprattutto i grandi scienziati e anche Machiavelli. Quest’ultimo si proclama degno di abitare nella casa del diavolo. (vedi documento Moodle).
Egli (Machiavelli) dice che la morte e la risurrezione di Cristo erano state talmente efficaci da rendere il regno degli inferi isolato e povero di peccatori. Quello che segue è una parodia blasfema secondo la quale il padre genera il figlio, e il loro rapporto di amore si impersona nello spirito santo. Si pone Satana al posto del creatore, Ignazio al posto del figlio e da loro scaturisce uno spirito che, trionfando tra i copricapi dei vescovi e dei papi, invade l’istituzione della chiesa.
Il finale è molto interessante perché Machiavelli rivendica di avere insegnato al tiranno come opprimere il popolo (e quindi come l’individuo possa usurpare la libertà comune diventando Principe (?)) e di avere insegnato al popolo come sbarazzarsi del Principe tiranno senza correre troppi pericoli. L’interpretazione obliqua in questo senso esprime quanto Machiavelli parli al regnante ma tenga come scopo il popolo. Un "Principe" che non è diretto solo al Principe o non soltanto al Principe nasce molto presto: non è possibile che Machiavelli si sia davvero riferito al suo Principe riferendo cose del genere.
Un brano del testo di Traiano Boccalini tratto dai "Ragguagli di Parnaso" (1612, vedi Google Libri da pag 415) riguarda Machiavelli. Machiavelli già condannato alla pena capitale viene ritrovato nascosto nella biblioteca di un amico. Contro di lui viene eseguita la sentenza di morte (promulgata in precedenza) dove il rogo è sia fisico che dei libri da lui scritti. L’uomo Machiavelli diventa un tutt’uno con il suo libro.
La metafora delle pecore/pastori
La metafora delle pecore/pastori simboleggia che se si permette ai greggi (al popolo) di poter reagire al potere (pecorari), che mondo sarebbe? Come sarebbe se chi "munge e tosa" fosse sovvertito da pecore dotate di dentiere canine? Machiavelli, insegnando le arti del governo principesco, in realtà converte le pecore in animali consapevoli e reattivi alla loro condizione. Il bello del rapporto pecora/pecoraio consiste nella mansuetudine del comportamento delle pecore, molta semplicità e l’infinita mansuetudine. Per essere governati bisogna essere privati di corna, di denti e d’ingegno. Il rapporto descritto è di pacifica violenza ed è sopportato dalle pecore/popolo.
Lezione #1 – 7 marzo 2012
Vedi datario fiorentino sul Moodle: una lista di date. Il secolo di questo datario (1434-1536) contenente la vita di Machiavelli, e il secolo in cui si decidono le sorti politiche e culturali del nostro paese e il secolo in cui si decide la storia e l’identità degli italiani. Si sperimentano numerose ingegnerie istituzionali; caratteristica che accompagna Firenze da sempre. Una città malata di politica, le istituzioni vengono consumate e modificate da un mese all’altro. L’immagine che ha Dante è quella di una malata che sul proprio letto di malattia esterna le proprie sofferenze rivoltandosi continuamente. (Dante, Divina Commedia, Purgatorio, canto 6).
- 1434: Cosimo il Vecchio torna a Firenze dopo un esilio. Esiliato dalle famiglie rivali fiorentine. Siamo all’interno di una città repubblicana, ma di una città nella quale sono insediate alcune famiglie magnatizie esageratamente ricche. I Medici in particolare hanno l’esclusiva di essere gli esattori del papa e questo li fa ricchi oltre misura. Non sono gli unici, nessuna famiglia è abbastanza potente e ricca da vincere la resistenza delle altre famiglie e perché esiste un ceto medio molto più difficile da controllare rispetto ad altri luoghi. Cosimo instaura in città un’infiltrazione nelle istituzioni manipolando la struttura della repubblica tradizionale. Una componente fondamentale è la strategia culturale. Cosimo associa la propria famiglia alla promozione di un filone innovativo della cultura fiorentina ovvero la riscoperta della cultura greca e latina. Una cultura che guarda alla risurrezione del mondo antico.
- 1436: Cosimo de' Medici prende a Firenze il potere e inizia di fatto il principato a Firenze. Una città da sempre repubblicana inizia una nuova storia come città monarchica, principesca, regale.
- 1444: Fondazione della biblioteca di San Marco, derivante dall’influenza classicheggiante dei Medici.
- 1459-60: Anni in cui si tenta l’unione della chiesa bizantina con la chiesa latina. Promozione di un concilio per questo scopo. Il crollo del muro culturale tra greco e latino. Per tutto il Medioevo il mondo occidentale è diviso in due: il greco in occidente non lo conosce nessuno. I primi a riscoprirlo sono per esempio Petrarca e Boccaccio. I dotti bizantini vengono in Italia a seguito dell’imperatore e a seguito delle vicende del concilio; si fermano in Italia, sviluppano e incoraggiano biblioteche greche nel nostro paese.
- 1462: Cosimo dei Medici affida a Marsilio Ficino l’opera di Platone.
- 1464: Muore Cosimo; gli succede Piero il Gottoso.
- 1475: Poliziano. Il poemetto "Stanze per la giostra" (strofe per la giostra).
- 1478: Morgante di Luigi Pulci: poema che rimane fedele alla tradizione dei romanzi in ottave. Il romanzo in ottave è il genere d’elezione, il più usato.
- 26 aprile 1478: Congiura dei Pazzi. - vedi wiki.
- 1476: Prima antologia della letteratura dalle origini a metà del ‘400: La raccolta aragonese. Questa raccolta è fortemente toscana e fiorentina, non Petrarchesca.
- 1492: Morte di Lorenzo. Forte discontinuità della presa medicea sulla città. Gli succede Piero, un figlio non all’altezza del padre. Piero viene buttato fuori da Firenze 2 anni dopo. Espulsione degli ebrei dalla Spagna cattolicizzata.
- 1494: Data che divide in due la storia del secolo. Soprattutto la venuta in Italia delle truppe di Carlo VIII. È la prima volta che truppe straniere entrano a Firenze. Inizio di un’epoca completamente nuova in cui l’Italia sarà il campo di battaglia delle grandi potenze europee.
Lezione #3 – 12 marzo 2012
1494: anno in cui per la prima volta l’armata francese di Carlo VIII entra in Italia. L’Italia entra in una sorta di imprevista globalizzazione; si trova infatti sbalzata dal fronte interno italiano sul fronte di una politica internazionale di Francia e Spagna. In Italia si combatte per l’egemonia europea tra Spagna e Francia e il nostro stato fa semplicemente da tragico spettatore. Il senso di accelerazione storica di questo periodo è comune nella generazione di Machiavelli ("tempi superiori ai nostri cervelli"). Alla fine del dialogo dell’arte della guerra il 1494 viene considerato come spartiacque insieme ad una prospettiva tragica su quello che viene dopo. Abbiamo una rappresentazione sarcastica e ironica della società che viene descritta da Machiavelli come fondamento della debolezza politica. Sul primato artistico del Rinascimento non ci sono dubbi; non è invece chiaro come un paese raffinato ma politicamente fragilissimo e sventurato nel Cinquecento sia stato il centro del mondo per tanto tempo.
Piero dei Medici viene cacciato, si torna ad una sorta di purismo repubblicano, e inizia l’esperimento più democratico di sempre. Comincia il cosiddetto "governo popolare" governato da una magistratura: il maggior consiglio (o consiglio grande). Questa sorta di parlamento prevedeva per la prima volta l’allargamento della rappresentanza maschile a 500 persone. (ospitata nel famoso salone dei 500).
Girolamo Savonarola, ferrarese, discendente da una famiglia di scienziati, scappa di casa per diventare religioso, si pone come fiero oppositore di Lorenzo e contro quella che lui definiva tirannia. Savonarola è fautore di questo esperimento "democratico".
1498: Savonarola viene processato, condannato a morte e arso vivo in piazza della Signoria. La sua fiera opposizione al papa e la sua denuncia alla corruzione di Roma colpiscono la città di Firenze con "l’interdetto". La fase più acuta del maggior consiglio, con la morte di Savonarola, si arresta. (vedi wiki: Savonarola). La voce di Savonarola è sicuramente durissima per contestazione morale, sociale e politica.
In quest’anno abbiamo anche un ammorbidimento delle istituzioni fiorentine: viene inventata una nuova magistratura ovvero quella del gonfaloniere di giustizia. Questa figura è ricoperta da un aristocratico, magistrato a vita che riequilibra la breve durata che avevano in genere le magistrature fiorentine che in precedenza si alternavano freneticamente (non troppo dissimile al doge veneziano). Viene eletto gonfaloniere Piero Soderini. Piero gestirà il proprio potere in maniera antimagnatizia, con simpatie popolari. Poche settimane dopo il rogo di Savonarola Machiavelli viene alla ribalta della politica fiorentina diventando segretario (1498-1512) della seconda cancelleria prendendo il posto di un supporter di Savonarola.
1512: tornano i Medici a Firenze. Prima si fermano a Prato dando l’assedio; Prato resiste, viene espugnata e viene messa a sacco (libero saccheggio delle truppe vincitrici). I Medici tornano in una posizione ambigua e non prendono il potere principesco in città. Lasciano in piedi le magistrature repubblicane, viene chiuso il maggior consiglio ma non viene preso il pieno potere politico in città.
1513: Machiavelli viene confinato a San Casciano. L’imprevista elezione a papa a Leone X di Giovanni de Medici rafforza il potere della famiglia. Giovanni de Medici ha 14 anni: è ovvio che il titolo è stato comprato dal ricchissimo padre Lorenzo il Magnifico. A Firenze però ancora per anni niente cambia. La presenza della famiglia in città è condizionante anche se una serie di lutti impedisce di fatto che questa raggiunga il potere completo e formale.
Leone X muore, gli succede papa Adriano per pochi mesi, e il papa successivo è Clemente VII, cugino di Leone X. Clemente VII, stretto tra Francia e Spagna, segue la politica di tutti i papi. Gli spagnoli ormai troppo potenti, vengono contrastati dal papato alleato alla Francia. Le truppe protestanti di Carlo V marciano su Roma e la mettono a sacco (1527, primo saccheggio di Roma dopo le invasioni barbariche).
Firenze approfitta della debolezza di Clemente VII assediato in città in una posizione di impotenza per scacciare i Medici; ancora una volta Firenze si riscopre irrimediabilmente repubblicana. L’ultimo episodio della libertà repubblicana fiorentina va dall’ottobre del 1520 all’agosto del 1530: l’assedio di Firenze da parte del Principe D’Orange.
Lezione #4 – 13 marzo 2012
Machiavelli nasce il 3 maggio del 1469. È la generazione di persone che sono largamente persone del ‘400. Nel 1494, data spartiacque tra pax quattrocentesca e la nuova Italia globalizzata, Machiavelli ha 26 anni. Tutta la formazione del Machiavelli avviene nel secolo ‘400 (e non del ‘500). Machiavelli vive e matura largamente dentro quell’illusoria pax quattrocentesca di cui lui stesso indicherà in maniera sarcastica nell’arte della guerra. È un personaggio che si forma all’interno di questo tipo di mentalità. Nel 1469 siamo in piena egemonia medicea sulla città; la giovinezza (e la formazione) di Machiavelli è definibile "medicea" in quanto si svolge completamente in uno tra i massimi momenti di potenza della famiglia fiorentina.
Nasce da una famiglia originaria di Montespertoli, suo padre è Ser Bernardo Machiavelli: il padre è infatti notaio ("Ser" perché ha frequentato l’università). Machiavelli invece non è "Ser" perché non va all’università. Il padre ci lascia un libro di ricordi: libro in cui si scrivono memorie e ammonimenti per chi legge, non semplici rimembranze. Questo libro di ricordi è un libro in cui si annotano spese, entrate, uscite, crediti, debiti, ciò che succede nella vita di città, quello che succede nella vita di famiglia, e alcune annotazioni che riguardano Niccolò.
Emerge che il 6 maggio 1476 Niccolò inizia a studiare il Donatello: riduzione per bambini per l’apprendimento del latino dell’autore Donato. A 15 anni si annotano i suoi primi sforzi per l’aritmetica e per il latino. Ser Bernardo compra una copia a fogli sciolti delle "deche" di Tito Livio e li manda a rilegare. Proprio su queste "deche" Machiavelli scriverà le sue più importanti opere politiche. Un’educazione domestica quella di Machiavelli, non troppo nobile, rimane estraneo al greco, e non troppo vicino al versante più filo-ellenico e platonico nell’epoca. Non sembra entrare nel giro più avanguardistico del clima culturale fiorentino.
Niccolò non viene mandato all’università. Il che lascia un po’ perplessi visto che non solo il padre ma già a partire col ‘400 in famiglia era tradizione che ci si addottorasse in diritto. Probabilmente le condizioni della famiglia non gli permettono il proseguimento degli studi, Machiavelli potrebbe essere nato in una famiglia impoverita. "Nacqui povero e imparai prima a stentare e poi a godere". È molto difficile definire le abitudini letterarie di Machiavelli essendo egli nato in un periodo abbastanza incerto.
Una scuola di pensiero rappresentata dagli studi di Mario Martelli insiste su un Machiavelli che non avrebbe accesso alla grande cultura umanistica neanche latina, un Machiavelli lettore vorace ma anche di terza/quarta mano e questo andrebbe d’accordo con certi giudizi dei contemporanei. Esistono anche prove contrarie, anche materiali. Il lavoro che egli fa sul teatro antico e soprattutto sull’Andria di Terenzio, il fatto che lo traduce due volte e altri lavori, fanno pensare ad un personaggio con numerosi incursioni umanistiche approfondite.
La scuola di pensiero capeggiata da Carlo Dionisotti è invece di un umanista a tutto tondo: non sa il greco ma capace di addentrarsi nei testi dell’antichità in piena sicurezza. Il bilanciamento tra queste due scuole è difficile e Machiavelli si figura come un autore estremamente sconcertante. Ravvisando in Machiavelli un tasso di straordinaria originalità in rapporto agli studi classici. Prima del 1498 di Machiavelli non sappiamo quasi nulla; nessuna prova della sua posizione in città, nessuna menzione negli atti cittadini: un perfetto sconosciuto. Né Niccolò né Ser Bernado Machiavelli fecero parte del gran consiglio afferente alla lezione precedente: forse a causa di alcuni debiti con i debiti col comune, o a causa dell’imborsamento alla terza generazione, forse causa di una qualche illegittimità familiare. Si configura quindi una famiglia di basso profilo.
Lettera del 9 marzo 1498 a Riccardo Becchi
(pag. 888 Mammut) Unico documento di un Machiavelli pre-segreteria e che ci fa capire come egli si muove alla vigilia della caduta del Savonarola e in mesi così convulsi. Machiavelli è agli antipodi del Savonarola utilizzando un sarcasmo profondo, irridente, quasi blasfemo. Già adesso, senza esperienza politica diretta, colpisce la mentalità politica e l’esclusività del suo pensiero politico. Savonarola viene letto come un astuto indicizzatore politico che opera tramite il proprio potere religioso. Egli rinuncia a predicare al duomo e si trasferisce a San Marco.
(?) Le prediche di Savonarola ci sono arrivate nonostante queste non fossero state scritte da lui. Esistevano i reportatores: coloro che "stenografavano" la voce di chi veniva udito. Gran parte sono state pubblicate e anche riviste dal frate. Il succo che Machiavelli estrapola dalle prediche è questo: quello che gli è rimasto impresso (a Machiavelli, presente durante la predica) è l’audacia del frate che ha paura della Signoria che gli si sta dimostrando nemica. Secondo il Machiavelli l’esagerato terrorismo di Savonarola corrisponde all’opzione finale che questi ha per difendersi dal procedere degli eventi. Con ragionamenti efficacissimi per chi non se ne intende, egli tenta di persuadere coloro che assistono.
Machiavelli è irritato da questa predicazione che non lascia alito al ragionamento, alla riflessione, ma che si serve soltanto di potenti mozioni emotive. Savonarola è spaventatissimo da una Signoria che lo avversa, tenta di trascinare i propri seguaci in un clima di spavento collettivo radicalizzando la lotta politica fiorentina. Machiavelli riordina i ragionamenti del Savonarola in maniera diversissima da come i reportatores li avevano riportati.
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