L'emigrazione dalla Romania
Nel 1989, l'emigrazione dalla Romania verso altri paesi, in particolare in quelli occidentali, era limitata. I fattori che hanno favorito l'esplosione della maggiore ondata di migrazione mai conosciuta dai rumeni sono stati la disorganizzazione dell'agricoltura, il fallimento di molte unità industriali e il ripristino della libertà di circolazione oltre confine.
La Romania era caratterizzata da un'agricoltura di sussistenza, e fin dal periodo comunista è sempre stata poco industrializzata. In tale periodo, le industrie leggere e del legno fallirono causando un crollo dell'occupazione e si tornò all'economia delle piccole imprese artigiane.
Nel 1992 la disoccupazione rappresentava il 5%; otto anni dopo era più che triplicata. Le donne trovarono maggiori possibilità lavorative in quanto entrano in circolo investimenti stranieri; vengono occupate nel settore tessile. I datori di lavoro richiedono loro 10-12 ore di lavoro giornaliere dando loro in cambio un salario modesto, ma lavorando in nero e quindi non assicurate.
Partire per lavorare all'estero è divenuta una strategia di vita, adottata inizialmente dagli abitanti della Transilvania e della capitale e in seguito anche da quelli della Moldavia. Il progetto di origine dei rumeni è quello di restare nel paese che li accoglie dai 3 ai 5 anni, quanto basta per permettersi l'acquisto di una casa in patria, ma quando arrivano a destinazione restano anche a tempo indeterminato.
Destinazioni principali e legislazione
Fino al 1982 le destinazioni principali dei migranti rumeni erano la Germania e l'Austria, ma da quando questi due paesi hanno utilizzato misure restrittive in materia di immigrazione, l'emigrazione rumena si è orientata sempre più verso l'Italia, soprattutto grazie alla presenza di una legislazione più permissiva.
A tal proposito, le due sanatorie fatte in Italia, Turco-Napolitano e Bossi-Fini, hanno incoraggiato sempre più i flussi migratori dalla Romania. La legge Bossi-Fini prevede che l'espulsione, emessa in via amministrativa dal Prefetto della Provincia dove viene rintracciato lo straniero clandestino, sia immediatamente eseguita con l'accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica.
Gli immigrati clandestini, privi di validi documenti di identità, vengono portati in centri di permanenza temporanea, istituiti dalla legge Turco-Napolitano, al fine di essere identificati. L'impostazione della legge Turco-Napolitano ha l'intento di regolamentare l'immigrazione, favorendo da un lato l'immigrazione regolare e scoraggiando l'immigrazione clandestina. L'immigrato regolare può così affrontare il percorso di acquisi...
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