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GEOGRAFIA REGIONALE 18/09/2019

MODULO A

La Geografia regionale è una branca della Geografia umana. Condivide infatti molti aspetti della

storia del pensiero geografico che si è evoluto nel corso del tempo.

È la disciplina che si interroga sulle regioni del Pianeta.

Una regione geografica assume significati diversi a seconda delle interpretazioni che ciascun

ricercatore e ciascuna scuola geografica ha voluto attribuire a questo termine.

Il riconoscimento della geografia come disciplina scientifica inizia a manifestarsi solo intorno al

XIX secolo. La geografia prima di questo secolo esisteva ma era legata a discipline come la

cartografia o la cosmologia, viaggi di scoperta (geografia del re, geografo che per conto del re

doveva stabilire i confini del regno, spesso senza neanche spostarsi). Capitolo sul piccolo

principe

La ricerca delle cause e delle connessioni dei fenomeni che si stavano osservano inizia a

prendere consistenza agli inizi del XIX secolo, ed è in questo secolo che nasce la geografia

moderna.

Nel mondo contemporaneo sembra non avere più molto senso parlare di regioni geografiche con

confini ben definiti a causa della globalizzazione, trasporti, internet ecc..

Conoscere le diversità per i geografi significa tentare di comprenderle e non di eliminarle, e

studiare le regioni geografiche ha ancora senso. Parlar di regioni geografiche significa

valorizzarle e tutelarle.

Conoscere i rapporti tra gli uomini e gli ambienti in cui vivono significa promuovere un senso di

accoglienza maggiore.

La geografia è molto di più di una mappa, di strumenti e di simboli cartografici.

La geografia ha sviluppato un apparato teorico (osservazione dei fatti geografici che avviene

direttamente sul campo), metodologico e analitico (permette di analizzare i fatti geografici) e

strumentale (ci si avvale di strumenti di tipo qualitativo, quantitativo).

La geografia è una disciplina di. Cerniera poichè utilizza molto spesso nelle sue analisi, dati,

strumenti e concetti di altre discipline.

Attraverso il proprio apparato la geografia ci permette di comprendere le interconnessioni tra i

gruppi umani e i loro ambienti di vita.

Comprendendo e analizzando le interconnessioni la geografia diventa una disciplina utile per

orientare le decisioni che riguardano i territori, nel presente e nel futuro, denotandosi di una

connotazione civica e politca.

È una disciplina che aiuta a “pensare geograficamente”, ovvero ad acquisire una consapevolezza

sul fatto che le persone e i luoghi non esistono in maniera isolata, ma sono anzi profondamente

interconnessi. Ciascuna persona è un luogo. Tutti arriviamo da un dove, ognuno ha dentro di se

un luogo a cui vorrebbe ritornare sempre.

È per questo normale che le persone si siano legate ai luoghi. Alla geografia dunque non

interessa studiare il “dove” (punto preciso sulla carta) ma piuttosto comprendere anche il

“come”. Alla geografia importa dunque studiare i legami di tipo fisico o religioso o i significati

che i gruppi umani attribuiscono ai luoghi.

I legami tra i gruppi umani e i luoghi generano il senso di appartenenza geografica, di identità, e

da ciò anche il senso di responsabilità per questi luoghi.

Per costruire una conoscenza geografica esistono diversi strumenti: test scientifici, rapporti

delle grandi organizzazioni internazionali (ONU, FAO, UNICEF), dossier delle grandi

associazioni ambientali ecc..

La competenza geografica deriva dall’applicazione di 8 concetti geografici per appartenenza:

1. Il concetto di spazio un’aula ha delle caratteristiche che sono visibili, quantificabili e

definibili.

2. Il concetto di luogo La stessa aula è anche un luogo poichè al suo interno ci sono delle

persone che hanno storie personali differenti, che compiono un percorso, con delle

aspettative e degli obiettivi. Le persone dunque riempiono uno spazio trasformandolo in

luogo. Prima di noi generazioni di studenti si sono trovati in questa aula.

3. Il concetto di ambiente che è alla base della sopravvivenza del genere umano sul Pianeta.

Ci sono ambienti di vario tipo: ambienti che sono stati utilizzati o trasformati

completamente; ambienti che sono fragili e devono essere protetti;

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4. Il concetto di scala la scala geografica è quella “lente” che osserva i territori da lontano

avvicinandosi sempre di più. I fenomeni che riguardano il Pianeta assumono connotazioni

diverse in base alla scala con cui lo si analizza. Es. Cambiamento climatico. I fenomeni

hanno effetti differenti in base alle diverse scale.

5. Il concetto di tempo che determina il cambiamento degli spazi e dei luoghi.

6. Il concetto di cambiamento che ha diversificato uno stesso luogo nel corso dei secoli.

7. Il concetto di interconnessione c’è sempre un legame tra un fatto antropico e un luogo.

Questo legame genera diversi effetti.

8. Il concetto di sostenibilità.

LA REGIONE GEOGRAFICA

La regione geografica può essere intesa come una porzione di superficie terrestre, che è

conosciuta dall’uomo, da lui utilizzata, organizzata e infine delimitata.

L’esigenza di regionalizzare (dividere il territorio in zone distinte), è una caratteristica innata

dell’uomo, che lo contraddistingue dalla sua comparsa sulla Terra. Qualche geografo l’ha

definita come la volontà di “delimitare il teatro della propria esistenza”, ovvero di delimitare il

territorio di appartenenza.

Delimitare e definire le regioni al giorno d’oggi appare anacronistico, pericoloso dal punto di

vista politico, e in un mondo così interconnesso si trova maggiormente l’esigenza di superare i

confini.

Delimitare i confini diviene da un’esigenza di intervenire sui territori. Es. Gruppi di liberi

cittadini che si uniscono per intervenire attraverso azioni di vario tipo (culturali, di tutela) nel

proprio quartiere che è una regione geografica a tutti gli effetti. Questi sono veri e propri

interventi di regionalizzazione. E dunque in un mondo come il nostro rimane radicata l’esigenza

di salvaguardare le proprie radici. Molto spesso questa esigenza viene strumentalizzata o

mascherata in modo differente (di vuole regionalizzare per alzare muri, e dividere le persone).

Uhm altro aspetto importante è la èporatta che i gruppi umani hanno sugli ambienti, spesso

distruttivi. Conoscere il territorio diviene un importante atto di regionalizzazione anche per

poterlo salvaguardare. Anche per persone come noi, figlie della societa di massa diviene

importante recuperare un legame con le proprie radici, con il locale.

È importante parlare di regione anche per quanto riguarda l’aspetto politico, ovvero della cattiva

amministrazione e gestione dei territori, che prescindono dai territori stessi ovvero la

criminalità organizzata, connivenza di alcuni politici.

Il concetto di regione geografica è stato a lungo dibattuto anche nella sua definizione

epistemologica, ed è per ciò che rimane di difficile definizione.

E l dibattito che è scaturito si è spostato in posizioni diametralmente opposte a seconda del

momento storico e del periodo politico in cui sono avvenute.

Il momento storico in cui un pensatore si trova a vivere è fondamentale.

La regione geografia è costituita da un insieme di spazi contigui. Questi spazi hanno tra di loro

qualche caratteristica in comune he li differenzia dai luoghi circostanti (ovvero dalle regioni di

cui non fanno parte).

Quando parliamo di regione geografica dobbiamo prescindere da significati di tipo

amministrativo. Il concetto di regione prescinde infatti da ogni significato di tipo dimensionale e

amministrativo. Una regione può essere un pascolo, una radura in un bosco, ma può essere

anche la regione antartica.

Tra un livello locale e il livello intercontinentale esiste una scala, una gerarchia tra regioni.

Da un lato le regioni geografiche sono visibili poichè ci sono caratteri che le definiscono in

maniera chiara, dall’altro lato però una regione geografica è definibile anche attraverso

caratteristiche immateriali, difficilmente tangibili, frutto di una concezione soggettiva.

L’evoluzione del pensiero geografico accoglierà differenti approcci nel definire una regione

reografica. Le regioni geografiche sono soprattutto un esercizio intellettuale poichè è l’uomo a

definirle, sulla base di criteri e di elementi osservati che possono variare in base all’obiettivo di

ricerca. I criteri di divisione regionale sono potenzialmente illimitati.

È dunque possibile suddividere tutte le possibili regionalizzazione in alcuni gruppi:

1. Regioni naturali;

2. Regioni storico-culturali;

3. Regioni politico-amministrative;

4. Regioni economico-funzionali;

5. Regioni sistemiche; 2

6. Regioni sostenibili.

Il concetto di regione riguarda anche l’omogeneita e la disomogeneità. La maggior parte degli

studiosi oggi è concordi nell’affermare che la regione è uno spazio complesso, eterogeneo,

connotato da un insieme di elementi. La delimitazione di una regione in base ad un criterio,

ovvero ricercando al suo interno un singolo elemento (omogeneità) è stata spesso attuata nel

momento in cui si vuole semplificare un territorio. Però all’interno di una regione non si può

parlare di un solo tipo di attività, aspetto, carattere, poichè la regione è uno spazio complesso.

Nonostante ciò è utile osservare un elemento isolato per verificare scientificamente in modo

diacronico la sua evoluzione nel corso del tempo. Questa però è un’astrazione.

La regione è dunque una realtà disomogenea ed eterogenea. 20/09/2019

IL DETERMINISMO AMBIENTALE

Nasce e si sviluppa in un pieno periodo positivista dal quale viene influenzata notevolmente.

Frederich Ratzel è il padre di questa corrente, egli è l’autore del libro Antropogeografia.

La biosfera accoglie al proprio interno ogni forma di vita, compresi anche i fatti storici che

riguardano le società, e dunque tutto è soggetto alle leggi che regolano la biosfera, anche il

comportamento umano. Dunque anche le forme di organizzazione del territorio che derivano

dal comportamento umano sono parte della biosfera.

Il comportamento umano è il prodotto, secondo Ratzel, di condizioni di tipo fisico che derivano

dall’ambiente naturale. Il rapporto tra il gruppo umano e l’ambiente naturale, è regolato

secondo il principio di causalità unidirezionale (principio di causa-effetto con una sola

direzione, dall’ambiente fisico nei confronti dell’uomo).

Ratzel subisce l’influenza degli evoluzionisti, in primis di Charles Darwin, ed è proprio da

Darwin che Ratzel utilizza alcune idee.

L’influenza dell’ambiente nell’evoluzione della specie, la legge del più forte, la legge della lotta

per la sopravvivenza. Oltre ad attingere alle idee di Darwin, attinge anche alle idee di Russel

Wallace, naturalista olandese da cui trae l’idea di trasformazione continua dell’ambiente.

Un altro importante scienziato dell’epoca da cui trae spunto è Haeckel, padre dell’ecologia

moderna, dal quale trae la concezione determinista del rapporto uomo-ambiente. Questa

concezione consiste nell’adattamento passivo dei gruppi umani rispetto al proprio andamento di

vita. La società è dunque un insieme di individui con le medesime caratteristiche poichè si

trovano in quel determinato ambiente che ne influenza l’evoluzione in maniera unidirezionale.

Gli esseri umani secondo Ratzel sono individui biologici, che vivono all’interno della biosfera,

e che reagiscono tutti nello stesso modo a seconda dell’ambiente all’interno del quale si trovano

a vivere. Gli esseri umani secondo Ratzel non hanno la possibilità di agire in un modo differente

proprio perché l’ambiente li condizione.

L’insieme di individui biologici con caratteristiche somatiche comuni, vanno sotto il nome di

razza.

Anche per lo stato esistono le stesse leggi che governano gli individui, e da ciò si capisce il ciclo

di nascita e la decadenza degli stati, il rapporto di potere tra di essi, ecc.

Questi incetti vennero strumentalizzati dai nazisti per legittimare il proprio operato.

Ni decenni successivi si sviluppa un dibattito intenso che rende le teorie regionali derivanti dalla

matrice positivista più complesse rispetto all’impostazione di Ratzel. Nell’impostazione

geografica del determinismo ambientale, le regioni venivano individuate secondo criteri di tipo

naturali.

La regione è contraddistinta da una certa costruzione geologica, che condiziona l’organizzazione

umana. In luoghi con zone morfologiche uniformi si sviluppano gli stessi modi di organizzazione

del territorio.

I gruppi umani danno dunque una risposta di questo tipo all costruzioni morfologiche naturali.

Questo tipo di concezione che inizia ad espandere la sua influenza fino all’inizio del XX secolo

rappresenta una prima interpretazione di regione geografica, che verrà ripresa da una serie di

geografi italiani che faranno riferimento a questo tipo di concezione per la definizione delle

regioni naturali presenti sul territorio nazionale.

Nella sua definizione di regione naturale, non includeranno però insediamenti che di tipo

antropico (bensì solo di tipo fisico).

Secondo i deterministi ambientali la regione è omogenea poichè si utilizza un solo elemento per

definirla. Renato Biasutti dedicherà gran parte del suo lavoro (pubblicato nella prima meta del

1900) all’inidivuazione e descrizione delle regioni che formano il paesaggio regionale italiano e i

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tipi regionali presenti sul Pianeta. Secondo questo criterio avremo differenti tipologie di regioni

naturali (divise in base al criterio climatico, morfologico, ecc.), senza considerare l’elemento

antropico.

IL POSSIBILISMO

Il padre fondatore della teoria positivista si chiamava Paul Vidal de la Blache.

La prospettiva di indagine geografica regionale diviene molto più complessa, ed il complesso di

regione geografiche divine molto importante. Il termine possibilismo venne coniato da un suo

allievo, Febvre, storico francese.

Vidal de la Blache (muore nel 1918) è protagonista di una geografia che mano a mano diviene

più attenta e sensibile alla presenza umana, e in particolare al comportamento sociale nel

territorio. Questa maggior attenzione condurrà ad una nuova idea di regione geografica.

Il pensiero di Vidal de la Blache deve essere considerato in base a due elementi importanti:

1. Le trasformazioni all’interno della società dove egli viveva;

2. Spinte regionalistiche di tipo politico che si stavano sviluppando nella Francia

dell’epoca.

Questi trasformamenti sono caratterizzati dalle innovazioni della Seconda rivoluzione

Industriale, che mutavo notevolmente il quadro industriale dell’epoca. Questo cambiamento

non può che avere cambiamenti di grande impatto sui territori.

La localizzazione delle industrie non sono più caratterizzate dalla prossimità delle materie prime

utilizzate, soprattutto grazie alle numerose innovazioni che permettono il trasporto delle

materie prime anche in luoghi lontani. Questo fattore modifica l’aspetto (impatto visivo sul

paesaggio), e l’organizzazione del territorio (insediamenti, infrastrutture che servono a quella

determinata industria per funzionare).

La nascita delle grandi industrie porta anche a differenti tipi di organizzazione del lavoro.

Inoltre la grande fabbrica, che non è più legata ai giacimenti di materie prime, si insedia ora

nelle città.

La rivoluzione urbana significa sviluppo delle attività terziarie: i servizi. L’impostazione del

lavoro d’ufficio è la grande novità del periodo.

Questi cambiamenti hanno un peso notevole nellla visone di Vidal del la Blanche e del suo

apparato metodologico e di analisi regionale. Il primo aspetto innovativo è la considerazione

dell’essere umano come fattore geografico in grado di modificare l’ambiente. Un altro elemento

è quello di dare importanza al fattore storico, ovvero l’evoluzione dei gruppi umani sui territori.

Le radici storiche dei mutamenti diviene un elemento fondamentale per l’analisi di questa

corrente di pensiero. Un altro fattore che ha influenzato la sua analisi riguardava la politica

francese del suo tempo, che aveva visto una grande espansione di Parigi a livello regionale, e

una ricerca di indipendenza delle regioni vicine alla capitale.

Vidal de la Blanche non formulò nessun tipo di teoria regionale, ma furono i suoi allievi ad

esporre una teoria consapevole. Il testo che scrisse Vidal fu Principi di geografia umana. Da

questo testo si può leggere la concezione di Vidal, soprattutto pr quanto riguarda la concezione

del rapporto tra uomo e ambiente fisico. Un altro tema che ci consente di capire la sua

concezione è quello di genere di vita.

Un altro importante tema è quello relativo al paesaggio, che diventava l’argomento di analisi

privilegiato, che poteva portare alla sintesi geografica regionale.

Vidal sostituisce il principio di causalità unidirezionale con il principio di causalità

complessa, che prevedeva che il rapporto tra umanità e ambiente poteva essere interpretato in

termini azione-reazione. L’uomo è definito come fattore geografico allo stesso tempo attivo e

passivo nei confronti del proprio ambiente di vita. La natura propone l’uomo dispone, in base

alla propria cultura , al proprio livelllo di sviluppo tecnologico (abilità tecniche).

In questa impostazione lo studio della reazione tra essere umano e ambiente è complicato. Nel

momento in un l’uomo si trova di fronte alla scelta, potrebbe avere più possibilità di decisione.

La concezione possibilista può essere riassunta in alcune affermazioni:

• La natura offre varie possibilità di occupazione del suolo e di utilizzazione delle riso

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giadaa98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia regionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Dal Borgo Alice Giulia.
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