La geografia scolastica e la globalizzazione
La geografia scolastica può essere definita regionale e additiva, in quanto tende a proporre lo studio del mondo dividendolo in regioni o comunque zone politicamente definite, senza offrire una visione d'insieme, ma semplicemente quasi sommandole le une alle altre.
Il mondo dei flussi e la globalizzazione
Oggi il cosiddetto spazio dei flussi prevale sul mondo dei luoghi: questo significa che nel mondo attuale le relazioni (flussi) tra gli uomini assumono maggiore importanza dei luoghi di per sé. Tutto questo accade perché il mondo odierno è globalizzato.
Il fenomeno della globalizzazione può essere descritto dandone due definizioni diverse, opposte fra loro ma altrettanto corrette. Nel mondo globalizzato spazio e tempo sono insignificanti: questo in un certo senso distrugge la geografia, poiché si ha la compressione spazio-temporale, in un mondo nel quale la conoscenza di un fatto viaggia da un luogo a un altro in maniera praticamente simultanea.
La storia non esiste più anche per questo, totalmente soppiantata dalla cronaca, e stesso discorso vale per la distanza. Nel mondo globalizzato la geografia serve ancora di più, giacché le differenze con i luoghi sono accentuate. In effetti la stessa tendenza turistica a viaggiare in luoghi diversi dalla propria città di appartenenza deriva proprio da questo fatto, giacché si tende a visitare qualcosa di diverso.
Omologazione e differenziazione
Da un lato i territori si stanno quindi omologando, per cui anche le persone vivono secondo ritmi e usi simili, dando luogo a ciò che un antropologo francese definisce “non luoghi”. La globalizzazione è quindi anche una differenziazione crescente, che porta i ricchi ad essere sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. In un mondo così ha senso fare geografia regionale?
Il concetto di regione e paradigma
La parola regione è polisemica, in quanto significa oggetti diversi: è utilizzabile per definire Sardegna, Ogliastra, Balcani ecc., e ancora con ciascuna di queste si può pensare alla regione fisica, a un palazzo identificativo ecc.; va poi detto che tutte le parole geografiche sono polisemiche: si pensi al termine “paesaggio”. Queste diversità dipendono dai paradigmi utilizzati.
Un paradigma è un insieme di strumenti concettuali dai quali si parte per l’analisi di una materia, ed è proprio l’esistenza di questo punto di vista a far sì che non esista una scienza oggettiva: tutti i paradigmi offrono quindi conoscenze soltanto parziali. L’idea di paradigma è nata con Kuhn, il quale afferma che la scienza non è un sapere cumulativo, scontrandosi così con l’idea precedente di sapere (secondo cui Greci, Galilei ecc. avevano ciascuno formulato delle teorie, le quali sommandosi avevano costituito il bagaglio di conoscenze).