Questioni e metodi su storia dello spettacolo
Inventio: riscoperta del teatro e riporta in auge la drammaturgia, l’attore, lo spazio e il pubblico. Questi sono i quattro
componenti fondamentali per eventi teatrali.
Per studiare teatro servono curiosità ed emozione, il linguaggio teatrale non è banale, anzi è più difficile rispetto a quello
comune. Attraverso il linguaggio teatrale sono messe in luce le mentalità delle diverse civiltà nei vari periodi storici.
abbinando storia e teatro si può capire anche il presente e il nostro vivere. C’è un sistema complesso di relazioni
Quindi
incardinato su una tensione dialettica con le istituzioni teatrali, che sono:
• Attore
• Drammaturgia
• Spazio
• Pubblico
• Committenza
Queste istituzioni determinano produzione, realizzazione e consumo/fruizione dello spettacolo teatrale.
Teatro è arte al plurale o anche arte collettiva tesa alla creazione di eventi scenici. Vive nel momento della sua messa in
Le modalità principali sono due:
scena, non su oggetti come gli storici dell’arte.
rappresentazione: metafora scenica “come se”;
performance: evoluzione, tecnica e pratica dell’evento.
La relazione che si instaura tra attore e spettatore è importantissima e per capirlo totalmente si deve vedere da entrambi
i punti di vista. Ne sono tracce le fonti e i documenti: l’oggetto è infatti perduto e si ricercano indizi. “La Tempe-
Richard Burbage (1568-1618), fondatore di The Theatre, primo edificio stabile, e interprete di prospero ne
sta” L’opera è stata scritta nel 1611 e cuce il personaggio sull’attore. Prospero sottomette Calibano
di Shakespeare.
grazie a delle conoscenze magiche e solo dopo aver vinto i nemici grazie ad Ariel, rinuncia ai poteri e torna ad essere
duca di Milano. C’è quindi un importante nel IV° atto definito “labile finzione lentamente ora
elemento soprannaturale
svanita” ma si riferisce al teatro stesso.
Calderon del la Barça scriverà “La vida es un suegno” negli anni trenta del seicento ed è simile a “La Tempesta” per
condizione isolata e la conquista del potere.
Lo storico del teatro è quindi uno studioso dei documenti.
La commedia Amore Medico di Molière venne presentata a Versailles nel settembre del 1665 e da lì a pochi giorni verrà
pubblicata solo nell’anno seguente. La prima fase di questa dramma-
poi messa in scena nel Palais-Royal, quindi viene Nell’avviso al lettore presente nella commedia pubblicata, Molière
turgia vive in forma di copione non di teso a stampa.
passaggio di scena in pagina: “molte cose legate all’azione” e può leggerla solo che dalla lettura del copione
sottolinea il
può capire il “gioco della scena”.
La drammaturgia prende vita nel contesto delle tavole del palcoscenico e nasce sviluppandosi nel lavoro quotidiano di
chi fa teatro, quindi in quel quotidiano intreccio di lavoro e di vita di coloro che renderanno poi un testo teatrale vivo
gli attori rendono al pubblico l’azione drammaturgica. La differenza si trova tra la letteratura e la dram-
sulla scena
maturgia, infatti la seconda non nasce con una destinazione di fruizione letteraria né può risolversi in essa. Anche se
formalmente levigata, la drammaturgia non è un luogo letterario dove si rievoca un immaginario, infatti la scrittura
drammaturgica è sempre una stazione di transito per un desiderio di rappresentazione. Questo desiderio presiede alla
genesi della drammaturgia, dunque vitale e fluida scrittura per la scena, unico luogo dove la drammaturgia trova sua
vita.
Esempio: drammaturgia di Carlo Goldoni. Goldoni fu uno dei primi intellettuali borghesi che si butta nel teatro e per lui
drammaturgia significava lavorare quotidianamente con attori e attrici delle tre grandi compagnie, per cui scriveva.
quindi per fare teatro sono indispensabili il corpo e la mente degli attori, infatti guarda allo spettacolo teatrale attraverso
due grandi lenti: la lente del mondo e la lente del teatro. Teatro quindi significa studiare la psicologia dei propri attori
in modo tale che il passaggio sul carattere goldoniano è basato sugli studi che esso stesso compie, non per nulla le psicosi
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femminili sono ispirate da Teodora Medebach, una delle attrici preferite da Goldoni. Era proprio la sapienza performa-
tiva a contribuire al rodaggio dei suoi testi e al loro miglioramento di spettacolo in spettacolo (vale in tutta la dramma-
turgia occidentale) grazie alle invenzioni degli attori che attuavano una limatura collettiva.
Drammaturgia = gioco di squadra (Drammaturgia a più mani è il titolo del primo numero della rivista di drammaturgia).
“tecnica di scrivere per
Che valenza ha assunto nel corso del tempo la parola drammaturgia? La valenza tradizionale è
il teatro” “insieme dei processi creativi e tecnici di produzione e
ma oramai è riduttiva in quanto ad oggi è intesa come
uno spettacolo”,
realizzazione di cioè teatro in azione e teatro di equipe. Gli storici e i critici teatrali intendono questo
senso più ampio del termine in quanto include tutti i processi alla base della costruzione di un evento teatrale che va
indagato in maniera globale: produzione, realizzazione e fruizione.
“Autore al plurale” quindi sintetizza al meglio tutto ciò perché quando nella storia del teatro si va oltre la letteratura, la
drammaturgia si rivela una creazione a più mani e fluida che elabora e governa molteplici azioni creative e linguaggi
sia le volontà della committenza che l’esigenza del pubblico.
artistici e lega a sé
Sul piano storico possiamo quindi ricostruire le vicende, desideri, istanze, progetti e inclinazioni individuali e collettive
al fare teatro. Nel 1918 Meyergold scrive: l’arte scenica è un’azione collettiva di diversi specialisti.
che hanno portato concetto che si affaccia negli studi teatrali negli anni ’70 con Ferruccio Mariotti ma che
Drammaturgia consuntiva:
poi è stato concettualizzato da Sirio Ferrone. Vengono così classificati i testi teatrali, manoscritti o a stampa, editi a
testi consente l’indi-
conclusione di una serie di spettacoli dedicati ad un medesimo copione. Lo studio attento di questi
viduazione delle tracce degli spettacoli anteriori alla stampa, quindi i fossili del teatro in azione. Un esempio ne sono
gli scritti di Shakespeare, Molière o Goldoni, anche se quest’ultimo, quando si avvicina alla stampa, si preoccupa di
dare alle opere una brillante cornice letteraria. La stampa quindi fissa solo una versione che è autonoma rispetto ad ogni
esecuzione palcoscenica.
Peter Brook afferma in “La porta aperta” che “quando si mette in scena un testo, inevitabilmente all’inizio questo non
ha forma. L’evento consiste nel modellare la forma, quello che chiamiamo lavoro è la ricerca della forma. Se questo
lavoro ha successo questo può durare qualche anno ma non di più. Quando facemmo la nostra versione della Carmen
le demmo una forma completamente nuova che durò per cinque anni fino a quando sentimmo che la forma non aveva
più senso ed energia e quindi la cambiammo”.
Dobbiamo quindi iniziare a distinguere tra la drammaturgia in azione e l’opera scritta. Questa classificazione non esclude
la drammaturgia preventiva, cioè la versione di un testo anteriore alla messa in scena. Il testo scritto comprendente
dialoghi e scene anteriore e indifferente alla messa in scena, quindi ad essa preliminare, esiste dall’inizio del 1800,
quindi al culmine di una stagione borghese che vede l’ascesa del letterato di mestiere. Questa drammaturgia preventiva
non pertiene al teatro in azione ma alla sfera dell’ordine intellettuale.
“Giovani autori che volete imparare a scrivere una scena: leggete Molière e poi
Jacques Copeau scriveva nel 1924:
recita Chaplin. Chaplin appartiene alla razza e alla famiglia della commedia dell’arte che per
andate a vedere come
secoli hanno alimentato il teatro moderno. In questo tempo, in cui la letteratura ha inaridito la vita teatrale, in cui gli
con l’improvvisazione”.
attori incarnano parti ma non creano personaggi, Chaplin ha riportato in auge il teatro
L’improvvisazione non si può improvvisare, infatti è la concertazione tra più autori di tutto un patrimonio di conoscenze
stessi attori della commedia dell’arte improvvisavano sulla
che è ben chiaro, come quella delle mani e del corpo. Gli
loro base data dallo zibaldone.
Nei tempi lunghi della storia, sia antica che moderna, gli spettacoli vivono nei paesaggi delle città, intese non solo come
città = urbs + civitas. Storicizzando conta l’accertamento di due fattori:
edifici ma anche come insieme dei cittadini
analogia e differenza; quindi dobbiamo accertare analogie e differenza che nel corso del tempo, come nei diversi am-
bienti culturali e politici, hanno generato specifici contesti di produzione, spazi di realizzazione ed eventi spettacolari.
Gli spettacoli sono delle officine della modalità della rappresentazione di sé e dell’altro; sono serbatoi di miti, esperienze,
idee, uomini, simboli e valori. Abbiamo quindi una costellazione di un universo ludico e metaforico (teatro come se)
che va messo al vaglio per interpretare le fonti per noi disponibili. Queste fonti sono segnali che rimandano alla cultura,
alla civiltà e al modo di trasmissione della memoria. Questi documenti non sono mai neutri perché rappresentano sia
l’estensione dei punti di vista del creatore sia del fruitore e come tali vanno quindi interpretati critica delle fonti come
affermò Paul Zinthor. la storia dell’uomo, infatti sarebbe insensato dimenticarsi
Il teatro fruisce nella scena urbana. Dobbiamo quindi cogliere
che quando parliamo di spazi del teatro si parla anche degli uomini e donne che hanno animato di vita quegli spazi e
quindi si deve recuperare attraverso i documenti queste pulsioni di vita.
2 nel Medioevo e memoria dell’antico
Spettacolo
Il nostro pregiudizio sul Medioevo è infondato, infatti questo periodo storico plurisecolare vide la formazione dell’iden-
tità storica dell’Europa sulle basi di un incontro di tre civiltà: romana, barbarica e cristiana principalmente, ma anche un
La periodizzazione del Medioevo, tradizionalmente vista come “epoca di
confronto con quelle bizantina e islamica.
mezzo” tra caduta dell’impero romano e scoperta dell’America, ad oggi sembra superflua infatti sono state proposte
nuovi tipi di periodizzazione che si basano sulle aree geografiche (es Italia: Basso e Alto Medioevo). Gli uomini e le
donne di quel periodo avvertirono una reale cesura quando vi fu la separazione morale e politica della parte orientale
dell’Impero da quella occidentale e poi nel 455 il sacco di Roma.
Nel Medioevo non si può parlare di teatro in senso istituzionale visto che quel tipo di teatro non esiste, bensì esiste lo
spettacolo. Si ha il concetto di teatralità diffusa che deve essere rintracciata fuori dal teatro, cioè nella cultura della
Queste feste erano utilizzate dall’ari-
performance che aveva luogo principalmente nelle festi cortigiane e nelle strade.
stocrazia per riflettere le loro ambizioni e sogni di gloria. Ed è proprio sulla parola festa che si fonda buona parte della
inventio del teatro, quindi la sua riscoperta, e si basano anche sulle arti figurative che trovano espressione negli apparati
che venivano allestiti per l’arrivo di personaggi illustri.
Attraverso queste feste venivano espressi contenuti filosofici, politici ed etici attraverso la fusione di molte arti come la
musica, la pittura, la poesia, la danza e tutte quelle manifestazioni che allora erano percepite come visualizzazione di
un’armonia superiore secondo la visione neoplatonica (es. la Primavera di Botticelli). Per interpretare queste arti non si
può guardare solo allo stile ma anche alla loro iconologia. Le feste ci sono fondamentali per capire la mentalità degli
uomini di quel tempo.
Alla spettacolarità medioevale si aggiungono concetti derivanti dalla ricoperta del mondo classico, come forme di in-
trattenimento, sia pubbliche che private, sia cerimoniali che ludiche, tra cui rientrano gli ingressi trionfali, i tornei, i
banchetti e i balli mascherati. Per eventi pubblici come gli ingressi trionfali avviene una relazione tra plebe e aristocra-
tici, mentre le forme private di intrattenimento come il torneo aristocratico esaltano la cultura militare, la scienza delle
armi e il valore cavalleresco. Durante questi tornei si faceva riferimento dal punto di vista iconografico alle leggende
del grande ciclo di Artù. fu il fondatore della moderna storiografia italiana in quanto autore dell’opera
Ludovico Antonio Muratori (1672-1750)
Antiquitates Italicae Medii Aevi, pubblicata su sei volumi. Per noi è importante perché ancora oggi questa raccolta di
fonti medievali italiane resta imprescindibile ed essenziale infatti dà vita ad una serie di schede desunta da vari docu-
documenti notarili, epigrafi…)
menti (cronache, a cui poco aggiungono le opere storiografiche più tarde. Tra le tante
fonti raccolte da Muratori c’è lo studio delle disposizioni conciliari che riguardano anche gli spettacoli, spesso condan-
nati dal clero. Muratori ha una straordinaria novità di metodo perché usa questi documenti per lo studio degli spettacoli
fin dai tempi remoti che testimoniano forme di sopravvivenza dello spettacolo da parte di vari tipi da artisti. L’abilità
performativa metteva al centro le abilità corporee e verbali del performer (es giullari).
Nella Dissertio XXIX della sua opera Muratori si dedica completamente alle forme di spettacolo ludiche coprendo un
arco cronologico che va dall’età tardo-antica fino all’età a sé contemporanea. In questo capitoletto si apre a noi un
mondo spettacolare assai variegato che vede sopravvivenze dei romani ludi circensens, del pantomimo, le finte battaglie
e anche l’uccisione di animali, orsi ammaestrati, esibizioni di giullari, performance, buffoni, giocatori, prestigiatori,
processioni di fanciulle, canti e musica popolare.
La differenza tra giullare e menestrello: il giullare trasfigura la sua faccia e il suo corpo per divertire il principe e quindi,
agli occhi della chiesa, rinuncia alla sua immagine e somiglianza con Dio (turpe e vano); il menestrello invece suona e
canta narrando le gesta cavalleresche o l’agiografia dei santi. Gli spettacoli giullareschi erano all’insegna del nomadi-
smo. Gli elementi salienti di questi personaggi sono il viaggio e la vendita della loro performance rendendoli così degli
intrattenitori di professione.
Il tramonto del mondo classico segna in modo irreversibile la fine di una fase della civiltà romanocentrica di durata
plurisecolare, per quanto riguarda lo spettacolo si perderà il genere della tragedia attica e in questa fase di declino è
Questo mondo poi tornerà con la riscoperta dell’antico e della sua memoria, ed in
compresa anche la civiltà urbana.
questo contesto si generano dapprima il teatro umanistico e poi del teatro in senso moderno, quindi il ritorno delle
istituzioni teatrali (edificio teatrale, professionismo attorico, drammaturgia colta e popolare). Questo teatro moderno si
può indagare sia dal punto di vista dei valori alti ma anche di quelli bassi come il materiale performativo. Il teatro del
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‘500 è importante perché ad esempio la figura del Buontalenti o del Vasari si inventano come scenografi in un tempo in
cui questo ruolo non esisteva.
nel 354 e muore nel 430. Agostino nasce a Tagaste nell’odierna Algeria nell’africa romana. Viene
Santo Agostino nasce
educato al cristianesimo fin da subito perché sua madre era una forte credente. Agostino conosceva bene la bibbia ma
non volle mai imparare il greco né in gioventù né in anzianità, fu l’unico filosofo romano a non conoscere il greco. Una
giovinezza quella di Agostino tanto sessuale quanto sensuale. Agostino si trasferì da Tagaste a Cartagine aveva 17 anni.
Quella metropoli fu per lui giovane e ambizioso studente
Nel 410 Roma era stata saccheggiata dai visigoti di Alarico. Fu un evento traumatico perché quella che era chiamata la
città eterna non lo era più, era stata profanata. Dopo quel sacco per un periodo di tempo i teatri vennero chiusi. Questi
teatri di cui si parla furono istituiti proprio dalla città per poter mantenere vivi gli spettacoli inoltre gli spettacoli si
trovavano solo in città e non fuori. Nel 452 ci fu l’invasione da parte di Attila dell’Italia.
d’anni Costantino rinnova
Costantino aveva regnato dal 306 fino al 337. In quel nido Bisanzio che diviene Costantino-
poli. Dà vita così a una grandiosa e splendida nuova Roma che è sospesa tra oriente e occidente (oggi Istanbul).
Editto di Tessalonica nel 380 importante perché con quell’editto la religione cristiana diviene religione di stato per
volontà dell’imperatore Teodosio 1°: alleanza tra la chiesa e l’impero alleanza inedita.
sono state scritte quando aveva quarant’anni, cioè tra il 397 e il 400. In questo periodo era stato consa-
Le Confessiones
crato vescovo. Questo testo è importante anche per la storia dello spettacolo tardo-antico e soprattutto per la storia della
cultura. L’opera si articola in tredici libri in cui si dedica alla ricerca della strada che lo riunisca a Dio, infatti nella
biografia narra anche degli anni prima della sua conversione del 387. La storia inizia con la crisi di un’anima fino alla
rinascita di una vita nuova, motivo per cui il testo è in bilico tra il genere autobiografico e filosofico. Uno dei temi trattati
è il problema della conoscenza, ma anche l’eternità del tempo, il significato della creazione, ma non mancano notizie di
riflessione utile alla storia dello spettacolo
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