La biochimica è lo studio della chimica dei processi vitali. I processi vitali implicano
l’interazione fra 2 classi di molecole: le macromolecole ad alto peso molecolare (proteine
e acidi nucleici) e i metaboliti a basso peso molecolare (glucosio e glicerolo). Queste 2
classi di molecole sono le stesse in tutti gli esseri viventi quindi tutti gli organismi hanno
caratteristiche comuni. 4,5 miliardi di anni fa si è formata la Terra, 3,5 miliardi di anni fa
comparvero i primi microrganismi che vivevano in un’atmosfera ancora priva di ossigeno,
1,5 miliardi di anni fa l’atmosfera si arricchì di ossigeno e circa 200 mila anni fa
apparvero i primi ominidi. Nell’arco di questi miliardi di anni le molecole sono sempre le
stesse. In base alle differenze a livello biochimico sono stati distinti 3 grandi domini:
Eucaria, Batteri e Archea (batteri antichi che vivono in condizioni estreme). Vedremo 4
principali classi di molecole: le proteine (molecole versatili), gli acidi nucleici (molecole di
informazione della cellula), i lipidi (riserva energetica e barriera) e i carboidrati
(combustibili come ad esempio il glucosio e molecole di informazione…basti pensare al
glicocalice. Nell’uomo i carboidrati vengono immagazzinati sotto forma di glicogeno).
I legami covalenti sono i legami più forti presenti nei composti biochimici e consistono in
una condivisione di una coppia di elettroni tra 2 atomi adiacenti. Esistono anche legami
covalenti multipli ossia legami in cui vengono condivisi più di 2 elettroni.
I legami elettrostatici sono legami che dipendono dalla carica elettrica degli atomi. Come
E = kq q ∕ Dr
si calcola l’energia di legame? dove k è una costante di proporzionalità, D è
1 2
la costante dielettrica e r è la distanza in angstrom. I legami elettrostatici sono più deboli
dei legami covalenti. Tra le interazioni elettrostatiche una delle più importanti è il legame
idrogeno. Nel legame idrogeno c’è sempre un accettore e un donatore. L’atomo di
idrogeno è condiviso tra 2 atomi elettronegativi. I legami idrogeno sono cruciali per le
proteine e per il DNA. Tra le interazioni elettrostatiche troviamo le forze di van der
Waals. Queste forze sono determinate dal fatto che la distribuzione della carica
elettronica intorno a un atomo varia nel tempo . Le forze di van der Waals sono più deboli
dei legami idrogeno sono tuttavia molto importanti in quanto stabilizzano la doppia elica
del DNA. Il DNA codifica le sequenze amminoacidiche delle proteine. Le proteine sono
formate da 20 unità costitutive, gli amminoacidi, invece che da 4, come il DNA. La
sequenza amminoacidica specifica definite organizzazioni strutturali della proteina. Di
base dalla sequenza amminoacidica non posso prevedere la struttura tridimensionale
della proteina.
I gruppi funzionali più importanti:
Proteine e amminoacidi
Le proteine sono le molecole più versatili (possono agire da catalizzatori, trasportatori,
possono conservare altre molecole, possono fornire supporto meccanico, generare un
movimento, trasmettere impulsi nervosi, possono avere funzione di protezione
immunitaria e possono controllare la crescita e il differenziamento). Le proteine sono
polimeri lineari costituiti da unità monomeriche dette amminoacidi. Contengono diversi
gruppi funzionali (alcoli, tioli, acidi grassi ecc). Possono interagire l’una con l’altra e con
altre macromolecole biologiche per formare strutture complesse. Alcune sono rigide altre
sono flessibili. La struttura primaria è la sequenza degli amminoacidi che formano una
singola catena peptidica. La struttura secondaria è il modo in cui una catena peptidica si
dispone nello spazio. La struttura terziaria è il risultato del ripiegamento di una catena
peptidica in una forma più complessa. La struttura quaternaria è il risultato del
ripiegamento di più catene polipeptidiche.
α-amminoacido α
Un presenta sempre un carbonio centrale legato a 4 sostituenti diversi:
un gruppo amminico, un gruppo carbossilico, un atomo di idrogeno e un gruppo R (detto
anche catena laterale). La catena laterale è diversa a seconda dell’amminoacido. Sono
presenti 20 catene laterali. Tutte le proteine vengono costruite a partire dagli stessi 20
amminoacidi. Nelle proteine abbiamo soltanto amminoacidi in configurazione L.
In soluzione a pH neutro gli amminoacidi sono in forma zwitterionica (cioè molecole che
recano contemporaneamente le 2 cariche opposte, mantenendo la neutralità, hanno cioè
gruppo amminico protonato e gruppo carbossilico deprotonato). Lo stato di ionizzazione
varia con il pH. In soluzione acida il gruppo carbossilico non è ionizzato e il gruppo
amminico è ionizzato. Aumentando il pH il gruppo carbossilico è il primo a cedere un
protone.
Amminoacidi a carattere idrofobico (gruppo R non polare)
Gli amminoacidi possono essere rappresentati in diversi modi: modello a palle e
bastoncini, formula stereochimica, proiezioni di Fischer (modo più semplice).
La glicina è l’unico amminoacido in cui il carbonio non è centro di chiralità (sono presenti
2 idrogeni). L’alanina ha la stessa struttura della glicina ma, al posto di un idrogeno,
troviamo il metile.
Amminoacidi a carattere idrofobico (gruppo R non polare
alifatico)
L’isoleucina ha 2 centri di chiralità (il secondo centro di chiralità è indicato dall’asterisco).
Nella metionina compare un atomo giallo di zolfo e un gruppo tioestere -SCH . La prolina
3
è l’unico amminoacido in cui la catena laterale forma un anello con il gruppo amminico.
L’anello provoca restrizione conformazionale. Non tro veremo mai la prolina nelle
α-elica.
strutture
Amminoacidi a carattere idrofobico (gruppo R non polare
aromatico)
La tirosina presenta un gruppo -OH idrofilico quindi ha un parziale carattere idrofilo. Il
triptofano ha 2 anelli che insieme prendono il nome di anello indolico.
Amminoacidi a carattere idrofilico (gruppo R polare ma non
carico)
Questi amminoacidi possiedono catene laterali che hanno la tendenza a formare legami
con l’acqua. La cisteina è l’altro amminoacido con l’atomo di zolfo nella catena laterale. 2
cisteine insieme possono formare ponti disolfuro S-S. La treonina ha 2 centri di chiralità.
Amminoacidi a carattere idrofilico (gruppo R polare carico
positivamente)
La lisina termina con un gruppo amminico primario NH . L’arginina termina con un
3+
gruppo guanidinico e ha una carica positiva delocalizzata. L’istidina ha un gruppo
metilenico e un anello imidazolico come catena laterale. A pH neutro l’anello imidazolico
è carico positivamente. L’arginina è spesso presente nei siti attivi degli enzimi.
Amminoacidi a carattere idrofilico (gruppo R polare carico
negativamente)
L’acido aspartico e l’acido glutammico a pH neutro sono nella forma ionizzata.
L’asparagina e la glutammina hanno in più l’NH (gruppo carbamminico).
2
Struttura primaria
La struttura primaria è il primo livello di organizzazione strutturale delle proteine.
Consiste nell’unione degli amminoacidi attraverso legame peptidico per la formazione
della catena polipeptidica. Il legame peptidico C-N avviene tra il gruppo carbossilico di un
amminoacido e il gruppo amminico di un altro amminoacido. Questa reazione è
catalizzata da un enzima. Con la formazione del legame si ha l’eliminazione di una
molecola d’acqua. Quando la catena è formata da pochi amminoacidi prende il nome di
peptide. Per convenzione il primo residuo amminoacidico che forma il peptide prende il
nome di mentre l’ultimo residuo che forma il peptide prende
residuo amminoterminale
il nome di Il residuo amminoterminale è il residuo che ha il
residuo carbossiterminale.
gruppo amminico libero. Il residuo carbossiterminale è il residuo che ha il gruppo
carbossilico libero. La sequenza si scrive sempre a partire dal residuo amminoterminale.
Nella sequenza la parte che si ripete è chiamata catena principale o scheletro covalente.
La parte variabile è rappresentata invece dalle catene laterali. Il legame peptidico C -N è
rigido e planare ma presenta un parziale carattere di doppio legame. Le catene laterali
ruotando possono dare origine alla struttura secondaria. La maggior parte della catena ha
50/ 2.000 residui amminoacidici. Dal momento che ogni residuo amminoacidico ha una
massa media di 110 dalton le catene variano da una massa di 5.500/ 220.000 dalton o
5,5/ 220 KDa.
Se sulla sequenza amminoacidica delle proteine sono presenti più cisteine allora
potrebbero formarsi I ponti disolfuro sono legami trasversali che
ponti disolfuro.
stabilizzano la struttura della proteina. Sono legami presenti nelle proteine extracellulari
che si formano in seguito all’ossidazione tra i 2 gruppi -SH di 2 cisteine. I residui di
cisteina che si legano possono essere anche molto lontani tra loro nella sequenza. 2
cisteine legate tra loro con ponti disolfuro prendono il nome di L’insulina bovina
cistina.
è un ormone peptidico formato da 2 catene (A e B). Queste 2 catene sono unite tra loro da
3 ponti disolfuro. 2 ponti disolfuro sono intercatena mentre un ponte è intracatena.
L’insulina bovina differisce da quella umana solo per 3 residui amminoacidici. I geni
codificano le proteine. Ogni proteina ha una sequenza amminoacidica unica specificata
da geni. Oggi si conoscono le sequenze amminoacidiche di più di 2 milioni di proteine.
Struttura secondaria
Le catene polipeptidiche si possono ripiegare a formare 4 possibili strutture regolari: l’α-
β, β
elica, il foglietto il ripiegamento e infine le anse. Queste strutture regolari vennero
scoperte da Pauling e Corey nel 1951.
L’alfa elica
Esistono diversi modi per rappresentare questo ripiegamento:
modello a nastro con lo scheletro covalente a forma di nastro avvolto e le
catene laterali che sporgono all’esterno;
modello a palle e bastoncini con i legami idrogeno tratteggiati;
modello a palle e bastoncini visto all’interno del bastoncino;
modello spaziale.
L’α-elica è stabilizzata da legami idrogeno tra gruppi NH e gruppi CO delle catene laterali.
Il gruppo CO di ciascun amminoacido è unito da un legame idrogeno al gruppo NH
dell’amminoacido che si trova 4 residui più avanti nella sequenza lineare (3 salti). Quindi
tutti i gruppi CO ed NH sono uniti da legami idrogeno, ad eccezione di quelli degli
amminoacidi terminali della catena. Ciascun residuo è spostato rispetto al precedente di
1,5 Å lungo l’asse dell’elica e forma con esso un angolo di 100°, il che significa che vi sono
3,6 residui di amminoacidi per ogni giro dell’elica. Il passo dell’α-elica corrisponde al
prodotto dello spostamento (1,5 Å) per il numero di residui per giro (3,6) ed è di 5,4 Å. Il
senso di avvitamento dell’α-elica può essere destrogiro o levogiro, tuttavia l’elica
destrogira è molto più favorita dal punto di vista energetico, poiché presenta meno
impedimenti sterici. La ferritina è un esempio di proteina formata solamente da struttura
α-elica.
secondaria in β
Foglietto
Non è una struttura avvolta ma è estesa
ed è sempre stabilizzata da legami
idrogeno. I legami idrogeno avvengono
però in modo diverso da quelli presenti
β
nell’α-elica. Il foglietto è composto da 2
o più catene polipeptidiche, chiamate
β. La distanza tra amminoacidi
catene
adiacenti è di 3,5 Å (non più 1,5 Å come
nell’α-elica) e le catene laterali di
amminoacidi adiacenti sono in direzioni
β
opposte. Le catene sono unite tra loro
attraverso legami idrogeno. I legami
idrogeno si possono formare in modo
parallelo o antiparallelo avremo quindi
β
rispettivamente e
foglietti paralleli
β β
Nel foglietto
foglietti antiparalleli.
parallelo un amminoacido di una catena
β forma 2 legami idrogeno con 2
β
amminoacidi diversi dell’altra catena. Nel foglietto antiparallelo un amminoacido di una
β
catena forma un legame idrogeno con l’amminoacido opposto dell’altra catena. Esistono
β
anche foglietti misti. Le proteine che legano acidi grassi consistono quasi
β. β
esclusivamente di foglietti I foglietti creano bruschi cambiamenti di direzione della
catena. β β-turn)
Ripiegamento (o inversione a U o
Queste interazioni stabilizzano i bruschi cambiamenti di
direzione della catena. Si formano con legami idrogeno tra
C-O di i e N-H di i+3 dove i e i+3 sono amminoacidi.
Anse (o Ω-loop)
Non sono delle strutture regolari (nella figura sono le parti colorate
in fucsia). Le anse sono formate da 5/ 20 amminoacidi (di solito
questi amminoacidi hanno carattere idrofilico). Si trovano sempre
sulla parte più esterna delle proteine in quanto permettono alle
proteine di legarsi ad altre proteine o molecole.
Struttura terziaria
La struttura terziaria è la struttura tridimensionale delle proteine ossia la disposizione
nello spazio della catena polipeptidica. Dalla struttura tridimensionale dipende la
funzione delle proteine. Le proteine solubili in acqua si ripiegano in strutture compatte,
con un nucleo non polare. L’interno di queste proteine è dunque formato esclusivamente
da residui non polari mentre l’esterno presenta gruppi polari carichi. Il ripiegamento delle
proteine è guidato quindi dalla forte tendenza dell’acqua a escludere i residui idrofobici.
Se invece si parla di proteine che attraversano la membrana (porine) l’interno sarà
formato da gruppi a carattere idrofilico mentre esternamente ci saranno amminoacidi a
carattere idrofobico. Prendiamo come esempio la mioglobina, il trasportatore α-elica
dell’ossigeno nel muscolo. La mioglobina è una proteina con una struttura tutta
costituita da una singola catena polipeptidica di 153 amminoacidi. La capacità di legare
l’ossigeno è dovuta alla presenza del gruppo prostetico che prende il nome di gruppo
eme. Il gruppo eme è costituito dalla protoporfirina IX e da un atomo di ferro centrale.
Nella struttura terziaria di alcune proteine ci sono anche parti globulari compatte
chiamate domini. I domini sono generalmente formati da 30/ 400 amminoacidi.
Struttura quaternaria
Le catene polipeptidiche si organizzano in strutture multimeriche. Solo le proteine che
contengono più di una catena polipeptidica possono associarsi tra loro a formare
strutture multimeriche. In queste proteine ciascuna catena polipeptidica viene detta
subunità. La struttura quaternaria si riferisce alla disposizione nello spazio di queste
subunità e alla natura delle interazioni che le tengono unite. Più sono queste interazioni
più l’associazione è forte. Il dimero è la struttura quaternaria più semplice. L’emoglobina
è un tetramero che serve a trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti e a eliminare
α β α
l’anidride carbonica. Il tetramero prende il nome di perché è formato da 2 subunità
2 2
β.
e 2 subunità Ogni subunità presenta un gruppo eme. I virus formano rivestimenti in cui
si ripetono numerose copie di uno stesso tipo di subunità disposte simmetricamente. Nel
coronavirus le subunità si organizzano a formare un rivestimento sferico che contiene
all’interno il genoma virale. Le Spike sono 3 copie della proteina S1.
Enzimi
Gli enzimi, i catalizzatori dei sistemi biologici, sono molecole che determinano tutte le
trasformazioni chimiche che avvengono all’interno della cellula. Le più importanti
caratteristiche degli enzimi sono il potere catalitico (aumentano la velocità della reazione
più di un milione di volte) e la specificità. La specificità riguarda sia la reazione che deve
essere catalizzata sia la scelta dei reagenti che vengono chiamati substrati. La catalisi
avviene in una particolare regione dell’enzima chiamata sito attivo (dove i reagenti si
incontrano per diventare prodotto). Nel sito attivo gli enzimi legano in modo specifico i
substrati con un orientamento ben preciso, dal quale dipende la formazione e la rottura
dei legami chimici. Esempio potere catalitico. L’anidrasi carbonica è uno degli enzimi più
rapidi che si conosce: una molecola di questo enzima può idratare 10 molecole di
6
anidride carbonica al secondo. La reazione catalizzata è 10 volte più veloce rispetto alla
7
reazione non catalizzata. Esempio specificità. La tripsina è un enzima digestivo
proteolitico che taglia il legame peptidico solo se dal lato carbossilico incontra residui di
arginina o lisina. La trombina è un enzima coinvolto nel fibrinogeno. Anche la trombina
taglia il legame peptidico ma soltanto tra arginina e glicina. La trombina è quindi più
specifica della tripsina. La papaina presenta invece una bassa specificità e taglia tutti i
legami peptidici che trova. Altri enzimi possono avere anche più di un substrato. C’è
sempre un substrato che è favorito.
Molti enzimi hanno bisogno di cofattori. I cofattori sono in genere piccole molecole. Un
enzima senza cofattore è detto apoenzima mentre un enzima con cofattore prende il
nome di oloenzima. Quindi apoenzima + cofattore = oloenzima. I cofattori sono suddivisi
in metalli e piccole molecole organiche. L’anidrasi carbonica ha bisogno di ioni zinco per
svolgere la propria attività. La glicogeno fosforilasi ha bisogno del piridossalfosfato. Le
piccole molecole organiche si chiamano coenzimi. I coenzimi possono essere legati
all’enzima attraverso legami deboli o legami forti. Se legati in modo stab
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