ANTROPOLOGIA DI GENERE
L’antropologia di genere è una disciplina critica, e critica delle civiltà,
costituisce il principio metodico per abitare le nostre complesse società
multiculturali. Pertanto, bisogna acquisire una forma mentis di tipo
antropologico-culturale e saperla applicare ai miti, credenze ecc come ad
esempio quelle di genere, interpretato come “natura” mentre è sempre e solo
cultura.
L’antropologia, ossia lo studio dell’uomo (dal greco anthropos- uomo senza
distinzione di razza, lingua o sesso, in opposizione all’animale o al divino- e
logos- discorso scientifico, in opposizione al mito e all’opinione) non è in se una
scienza europea. La costruzione della disciplina antropologica come sapere
legittimato in ambito accademico s’iscrive invece nella storia delle scienze
umane europee e nordamericane, e risale alla fine del Settecento.
Il manuale è organizzato in 9 capitoli:
1- LA NASCITA DELLE SCIENZE DELL’UOMO
Il termine “antropologia” fu introdotto nelle diverse lingue europee durante il
1700 per designare una scienza che, distinta dalla narrazione teologica della
Bibbia, prende in considerazione la dimensione fisica, sociale e culturale della
specie umana. Per comprendere il nesso tra antropologia e anatomia, va
ricordato che nel 1700 l’interesse per l’anatomia va oltre la medicina, e si
iscrive in Francia in un progetto scientifico e culturale più ampio: la produzione
di una HISTOIRE NATURELLE, ovvero storia naturale dell’uomo. Con l’avanzare
del secolo, l’interesse per la storia naturale dell’uomo diviene una moda.
Nacque l’abitudine di collezionare oggetti vari es: fossili, minerali, artigianato di
paesi lontani, queste collezioni venivano chiamate GABINETTI DI CURIOSITA’
(origine successiva dei musei di scienze naturali). La “storia naturale” ignora
ancora la distinzione, per noi abituale, tra scienze della natura e scienze
umane.
Per Buffon, scienze della natura e scienze umane sono strettamente
intrecciate, sia perché i viaggiatori raccoglievano dati e oggetti sia sulla flora e
sulla fauna che sulle popolazioni, sia perché lo stesso metodo scientifico si
applica sia alla natura che all’uomo, dato che l’uomo è un essere naturale.
*BUFFON: è uno dei padri dell’antropologia, intendente del Gabinetto di Storia
Naturale del Re e poi direttore del Giardino Botanico di Parigi, il noto Jardin des
Plantes, autore della “HISTOIRE NATURELLE GENERALE ET PARTICULIERE“.
Buffon consacra due volumi di questa raccolta al “discorso sulla natura
dell’uomo”, stabilendo i due principi basici che la definiscono: 1-la differenza
metafisica rispetto agli altri animali, 2-l’esistenza di un’unica specie umana. La
novità consiste nel fatto che Buffon giustifica SCIENTIFICAMENTE il
monogenismo, senza ricorrere alla narrazione biblica. Ritiene che le variazioni
della specie umana siamo una prova dell’unità di genere umano, giacché
derivano da mescolanze tra individui della stessa specie (gli ibridi sono fecondi,
se si trattassero di specie diverse sarebbero sterili). Come già suggerito da
Montesquieu, le cause delle variazioni vanno individuate in fattori naturali
(clima) o storici (schiavitù). Buffon da uomo del suo tempo, è prigioniero di una
visione eurocentrica, che considera la civiltà europea superiore alle altre, così
finisce per prendere come paragone la civiltà europea e a collegare le
variazioni a processi degenerativi.
Nel 1755 con il “Discours sur l’origine et le fondament de l’inegalite entre les
hommes”, Rousseau ripercorre l’avventura dell’umanità, descrivendone la
condizione nello stato di natura e il passaggio allo stato di civiltà, che per lui
rappresenta una condizione di decadenza.
L’antropologia nasce dunque all’incrocio tra diverse discipline: da un lato la
“storia naturale”, dove scienze naturali e umane non sono ancora separate
(dallo studio anatomico ai racconti di viaggi), dall’altro la filosofia, che rielabora
le prime suggestioni della storia naturale.
Per tutto il 700, le popolazioni indigene delle Americhe, Etiopi o Ottentotti
vengono rappresentate come l’ideale filosofico del “Buon Selvaggio” o come
creature degenerate e infide. Il Buon Selvaggio e il crudele antropofago,
diventarono argomenti per giustificare o condannare pratiche politiche come la
tratta e la schiavitù dei neri.
Proprio nel secolo che proclama l’universalismo tra tutti gli esseri umani,
l’attenzione alle differenze dei sessi cresce. Una volta abbandonata la narrativa
biblica, le differenze sessuali vengono “naturalizzate”. Rousseau non ipotizza la
differenza tra i sessi come una disuguaglianza naturale, sostiene l’uguaglianza
della donna, ma ritiene la sfera domestica una garanzia dell’ordine. La
disuguaglianza tra uomini e donne è più un prodotto della cultura che della
natura.
Alcune teorie al fine di spiegare le origini delle differenze posero le basi per il
razzismo. Nel 1786 Camper propose un nuovo metodo per determinare le
proporzioni del cranio anteriore e della faccia, a partire dall’osservazione che la
faccia si presenta tanto più sporgente in avanti quanto minore è il volume del
cranio. Lo studio dei crani rispondeva a un tentativo di rendere scientifica la
histoire naturelle utilizzando dei dati considerati precisi. Successivamente
Cuvier stabilisce una divisione tra i gruppi umani in funzione della bellezza o
della bruttezza misurata in riferimento all’angolo facciale di Camper, situando i
caucasici in cima e gli etiopi in fondo. Nel 1775 Blumenbach individua delle
gradazioni tra gli esseri umani, in relazione a quattro regioni geografiche
(Europa, Asia, Africa e Nord America), successivamente fu aggiunta l’Oceania.
Alla misurazione anatomica si aggiunse una concezione di superiorità di alcuni
popoli.
Si comincia a profilare una distinzione di due rami della disciplina:
-l’antropologia umana e – l’antropologia culturale. Viene introdotto il termine
Etnologia: la scienza dell’uomo che rende conto delle varietà esistenti nella
specie. All’inizio del 1800 l’antropologia può contare su due volanti: la scienza
delle classificazione delle razze (studia l’uomo fossile e le differenze
anatomiche) e la scienza che studia le varie culture e i vari costumi. Alla fine
del Settecento il nascente movimento romantico introduce una nuova idea di
popolo/nazione basata sull’unità linguistica e l’unità culturale, e ha fornito le
basi per il pensiero nazionalista. La divisione tra la cultura europea e le culture
altre ha prodotto un’altra divisione, quella tra l’antropologia e la nascente
sociologia.
2- L’AFFERMAZIONE DELL’ANTROPOLOGIA CULTURALE: LA TEORIA
EVOLUZIONISTA DELLE CIVILTA’ E LA SCOPERTA DELLA
PARENTELA
Nel corso del XIX secolo, l’antropologia culturale si costituisce in Gran Bretagna
e negli Stati Uniti come una disciplina autonoma, separata dall’antropologia
umana, elabora una propria teoria della civiltà e rigetta le spiegazioni
biologiche dei fatti culturali. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’antropologia
è segnata dalla rivoluzione rappresentata dalla teoria dell’evoluzione che
Charles Darwin formula nel libro On The Origin of Species. Darwin fu il primo in
grado di provare scientificamente i processi evolutivi, offrendo la risposta
globale e scientifica alle interrogazioni che la histoire naturelle aveva
cominciato a formulare. Tracciando un parallelismo con la teoria
dell’evoluzione, i due padri dell’antropologia culturale MORGAN e TYLOR
elaborarono una una teoria dell’evoluzione delle culture (o civiltà, secondo la
quale esse evolvono in maniera progressiva e uniforme). Come le specie
evolvono verso una crescente complessità, allo stesso modo le culture
progrediscono da uno stato semplice a uno sempre più complesso. Tylor
postula che le diverse società coesistenti si trovano a diversi stadi evolutivi: le
popolazioni primitive non hanno ancora raggiunto gli stadi più elevati della
civiltà e assomigliano alle nostre società antiche.
Sia Tylor che Morgan si occupano di identificare le caratteristiche dei tre stadi:
stato selvaggio, barbarie, civiltà. Morgan li suddivide in sottostadi. Nel primo la
sopravvivenza si basa sul raccolto e caccia, le relazioni sessuali sono segnate
dalla promisquità e sono nomadi. Durante quello successivo si introduce il tabù
del matrimonio tra fratello e sorella, si inventano l’arco e le freccie, la filiazione
è matrilineare e la proprietà comune. Lo stato di barbarie inferiore, è
carratterizzato dell’inizio dell’uso della terracotta e dall’introduzione
dell’agricoltura. Il tabù dell’incesto si estende a tutti i discendenti della linea
femminile. L’unità basica diventa il clun. Lo stato tra barbaro superiore è
caratterizzato dall’introduzione della metallurgia, dal passaggio della
matrilineatità alla patrilinearità, dall’instaurazione di relazioni poligamiche e
dall’apparizione della proprietà privata. In quanto alla civiltà le sue
caratteristiche sono la scoperta della scrittura, l’apparizione della famiglia
monogamica e del governo civile. Tylor riprende questi elementi, ma insiste
sull’aspetto simbolico, in particolare sulla religiosità e propone tre livelli:
selvaggio/animismo, barbarie/politeismo e civiltà/monoteismo. Morgan e Tylor
introducono un ambito di analisi che diventa specifico dell’antropologia:
l’attenzione per la dimensione familiare, al ruolo delle donne nella relazione di
parentela. Per l’antropologola parentela è un’instituzione sociale che
caratterizza i primi tempi dell’organizzazzione societale: è quindi l’epicentro
dell’oirganizzazione della cosiddetta società.
-evoluzionismo e matriarcato
Bachofen è particolarmente importante per l’antropologia di genere e per la
sua teoria del matriarcato, proposta nel volume Dasmutterech. Riaaunto in
questi punto 1- Che gli uomini all’inizio erano vissuti in un commercio sessuale
promisquo 2- che tale commercio esclude ogni certezza di paternità che perciò
la discendenza poteva essere calcolata solo in linea femminile, secondo il
diritto matriarcale 3-che in conseguenza di ciò le donne in quanto madri, cioè in
quanto genitrici sicuramente note della giovane generazione godeva di grande
autorità e rispetto che, si giunse fino al completo domineo della donna
(GINECOCRAZIA) 4- che il passaggio alla monogamia, in cui la donna
apperteneva esclusivamente a un uomo, rappresentò la violazione di un
antichissimo comandamento religioso (cioè in realta una violazione dell’antico
tradizionale diritto alla stessa donna da parte degli altri uomini).
Negli stessi anni Mill aveva pubblicato il saggio The Subjection of Woman nel
quale sosteneva che la sottomissione delle donne agli uomini è uno dei
principali ostacoli al progresso umano e che dovrebbe esserci la perfetta
uguaglianza. Engels rigetta la visione positiva e evoluzionistica dal passaggio
il rovesciamento del matriarcato segnò la
dal matriarcato al patriarcato:
sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile, l’uomo prese nelle
mani il timone della casa la donna fu avvilita, resa schiava delle sue voglie e
semplice strumento nel produrre figli.
La fine del matriarcato significa l’inizio di processi di oppressione che dalla
famiglia patriarcale i estende alla famiglia monogamica anche nella sua forma
moderna:
La moderna famiglia monogamica contiene in germe non solo la schiavitù ma
anche la servitù della glebe poiché questa fin dall’inizio è in rapporto con i
servizi agricoli essa contiene in sé in miniatura tutti gli antagonismi che si
svilupperanno più tardi. Per assicurare la fedeltà della donna, e perciò la
paternità dei figlil, la donna viene sottoposta incondizzionatamente al potere
dell’uomo; uccidendola egli non fa che esercitare il suo diritto.
Intanto però il movimento femminista soprattutto negli Stati Uniti stava
aprendo alle donne le porte dell’università. L’antropologia è una grande
occasione anche per donne che non hanno nessuna intenzione di limitarsi al
ruolo di fedeli mogli degli antropologi. La grande partecipazione femminile alla
ricerca antropologica negli stati uniti è quindi indicativa al tempo stesso
specificità della disciplina dell’alto livello di rivendicazione femminista.
3-LE PIONIERE. DONNE ANTROPOLOGHE NELL’OVEST AMERICANO
Le battaglie per i diritti delle donne condotte dalle prime femministe
rappresentano uno dei grandi fattori di cambiamento durante il XIX. In Gran
Bretagna e negli Stati Uniti già intorno alla metà del secolo i movimenti
femministi conquistarono visibilità vincendo grandi battaglie: riforma
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