Economia e gestione delle imprese vol.1
Il pensiero sistemico
Intorno agli anni '40, Von Bertalanffy elaborò la prima Teoria Generale dei Sistemi, allo scopo di dare una stessa base a tutte le discipline scientifiche. Detta teoria si basa su tre concetti fondamentali:
- Ogni sistema fa parte di un sistema più vasto che lo contiene (Sovrasistema).
- Ogni sistema contiene dei sistemi più piccoli che gli appartengono (Subsistemi).
- Il valore di un sistema è superiore alla somma del valore delle parti di cui è composto. La differenza che si crea tra i due valori è detta sinergia intrinseca.
Un altro concetto espresso da Von Bertalanffy è quello di apertura del sistema. In effetti, a questo concetto è stata data una spiegazione molto semplificata dallo scienziato, vale a dire che un sistema si intende aperto quando interagisce con l'ambiente, mentre si dice chiuso quando non è presente questa interazione.
Di seguito al concetto di apertura troviamo quello di entropia, che rappresenta una misura del disordine. Un alto livello entropico, infatti, descrive un'elevata disorganizzazione del sistema. Inoltre, Von Bertalanffy sostiene che in un sistema chiuso il grado di entropia è destinato a salire, andando di conseguenza a ridurre la sinergia intrinseca, con l'inevitabile disgregazione del sistema. Per un sistema aperto, invece, il discorso cambia in quanto è vero che il grado di entropia può crescere, ma allo stesso modo può anche mantenersi costante o addirittura diminuire, favorendo così la sinergia intrinseca. Questo proprio grazie alla sua apertura e quindi all'interazione con l'ambiente con il conseguente adattamento del sistema allo stesso.
Infine, per omeostasi si intende la capacità di un sistema di mantenersi in equilibrio mediante l'adattamento all'ambiente in cui è inserito.
L'impresa nella concezione sistemica
Nel corso del tempo l’impresa è stata concepita come sistema in vari modi, in particolare:
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Impresa come sistema meccanico, nel quale si mirava a raggiungere l'efficienza in ognuna delle sue parti. Per “efficienza” si intende, in generale, il rapporto tra output e input, ma essa può essere divisa in:
- Efficienza produttiva, data dal rapporto tra quantità prodotta e quantità di fattori produttivi impiegati.
- Efficienza economica, data dal rapporto tra quantità prodotta x prezzo di vendita e quantità acquistata x costo d'acquisto, che si può sintetizzare in ricavi – costi.
L’efficienza non va confusa con l’efficacia in quanto essa non è una finalità, ma un criterio di gestione. L’efficacia esprime, invece, la capacità di un’impresa di raggiungere i propri obiettivi ed è espressa dal rapporto tra obiettivi e risultati, il tutto uguagliato a 1. Se vale questa identità, l’impresa è efficace; se il rapporto è maggiore di 1, essa è inefficace; se è minore di uno, si ha una situazione di overperformance, che può essere espressa tramite un indice dato dal rapporto tra risultati attesi e risultati effettivi.
L’efficacia, al contrario dell’efficienza, non è sempre facilmente quantificabile perché potrebbe riferirsi ad obiettivi di carattere qualitativo. Inoltre, c’è da precisare che le due situazioni sono in parte indipendenti tra di loro; infatti, ci si può trovare davanti ad un’impresa efficiente e non efficace, ma non ad una efficace e non efficiente. L’impresa come sistema meccanico, comunque, ha due grossi limiti:
- La chiusura del sistema, quindi la non interazione con l’ambiente.
- La non considerazione della psicologia degli individui che sono considerati come macchine. Il pregio di questo sistema è l’utilizzo dell’efficienza come criterio di gestione.
- Impresa come sistema organico, composto da diversi “organi” svolgenti diverse funzioni. Come l’organismo si adatta all’ambiente in cui si opera, così l’impresa cresce e si evolve sviluppando le cosiddette routines (soluzioni di successo) ad un problema che, successivamente, verranno applicate.
Il limite di questo sistema è che manca di autoregolazione, quindi la capacità di adottare automaticamente dei rimedi nel momento in cui l’impresa dovesse entrare in crisi. Per ovviare a questo limite è necessario, perciò, l’organo di governo attraverso l’esercizio dell’azione di governo. I pregi di questa concezione, invece, riguardano l’apertura del sistema (quindi l’interazione con l’ambiente), una più alta considerazione delle risorse umane e la capacità di adattamento.
L’impresa può entrare in crisi a seguito di tre situazioni:
- Mancanza di equilibrio economico, dove per equilibrio economico si intende che l’impresa riesce a produrre avendo un profitto che garantisce una congrua remunerazione dei fattori in posizione residuale.
- Mancanza di equilibrio finanziario, quando le entrate non corrispondono alle uscite (si parla di equilibrio finanziario patrimoniale quando c’è uno squilibrio tra crediti e debiti).
- Mancanza di equilibrio organizzativo, equilibrio dato dal rapporto tra contributo (ciò che gli individui offrono per raggiungere il fine comune) e incentivo (ciò che si riceve in cambio del contributo dato).
- Impresa come sistema cibernetico, rappresentante un sistema meccanico che “simula” un sistema organico. Questa concezione presenta i difetti di entrambe le precedenti.
- Impresa come sistema cognitivo, quando l’impresa viene vista come produttrice e distributrice di conoscenza.
Impresa come sistema vitale
All’approccio sistemico vitale (ASV) si legano quattro fondamentali concetti che possono sintetizzarsi in quattro dicotomie:
- Struttura/Sistema, dove per “struttura” si intendono le parti che compongono il sistema, componenti materiali o immateriali.
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