Economia aziendale
Lassini-Olante
8 CFU
L3 - COMBINAZIONI ECONOMICHE (ABC CAP. 3.1-3.2)
L’unità elementare di analisi delle aziende è l’operazione (es. operazione di acquisto, operazione
processi:
di vendita, ecc.). Le operazioni si aggregano in insiemi ordinati di operazioni con
medesimo oggetto (es. il processo di acquisto, che riguarda l’insieme delle operazioni di scelta
del bene, di negoziazione delle condizioni di acquisto, di acquisto). I processi si aggregano in:
coordinazioni parziali (funzioni) > insiemi di processi aggregati per affinità di specie (es.
• funzione acquisti, funzione vendita, funzione produzione, funzione ricerca e sviluppo);
combinazioni parziali (aree d’affari) > insiemi di processi composti da operazioni di specie
• differenti (acquisto, vendita, trasferta tecnica), identificati da un oggetto comune.
Le coordinazioni parziali sono insiemi di processi caratterizzati da:
- medesima funzione (es. ideare e sviluppare un nuovo prodotto, gestire i dipendenti ecc.);
- insieme di competenze specialistiche (di progettazione, di gestione del personale ecc.).
Nelle imprese equivalgono alle funzioni: funzione vendite, funzione acquisti, funzione ricerca e
sviluppo, funzione produzione ecc.
Le combinazioni parziali sono:
- insiemi di processi di differente specie (vendite, produzione, ricerca e sviluppo);
- relativi ad un oggetto comune (un certo “business”).
Una combinazione economica parziale è definita da una certa gamma di prodotti destinata ad un
certo mercato (una combinazione prodotto-mercato). Esse corrispondono, nelle imprese, alle
“aree d’affari”. Le imprese che operano in più business (le cosiddette multibusiness) hanno la
necessità di gestire in modo separato processi relativi ad oggetti distinti (l’area d’affari 1, l’area
d’affari 2). Le combinazioni parziali consentono l’emergere di risultati economici parziali.
operazioni:
Le coordinazioni economiche parziali possono essere classificate in sottoinsiemi di
operazioni di configurazione dell’assetto istituzionale
• operazioni di gestione
• gestione caratteristica
• gestione finanziaria
• gestione patrimoniale
• gestione tributaria
• gestione assicurativa
•
operazioni di organizzazione
• operazioni di rilevazione
• operazioni di configurazione
Le sono quelle che determinano la nascita, il disegno di base, le
trasformazioni e la cessazione dell’istituto:
- la costituzione dell’istituto;
- la compagine iniziale dei “soci” e le successive trasformazioni;
- la prima scelta e le trasformazioni di forma giuridica;
- la configurazione degli organi di governo;
- le acquisizioni, fusioni, scissioni;
- la stipulazione di alleanze;
- la liquidazione dell’istituto.
Tutte le altre classi di operazioni (gestione, organizzazione, rilevazione) sono fortemente
influenzate dalle scelte di configurazione dell’assetto istituzionale.
gestione
La è il vasto insieme di operazioni attraverso le quali l’impresa attua direttamente la
produzione economica (progetta, acquista, trasforma, vende):
caratteristica
1. gestione > insieme delle operazioni di gestione che identificano la “funzione
economico- tecnica” tipica di ciascuna impresa: ricerca e sviluppo; acquisto di merci e servizi;
fabbricazione; commercializzazione; logistica.
finanziaria
2. gestione > insieme delle operazioni volte a coprire il fabbisogno finanziario, ossia il
fabbisogno di mezzi monetari necessari per avviare l’impresa e per sostenerne lo sviluppo:
capitale proprio e capitale di prestito; 1
patrimoniale
3. gestione > investimento di risorse monetarie eccedenti rispetto alla gestione
caratteristica;
assicurativa
4. gestione > copertura dei rischi particolari d’impresa;
tributaria
5. gestione > liquidazione e pagamento della vasta gamma di tributi che le imprese
devono corrispondere allo Stato.
Tutte le gestioni, con i loro “costi” e “ricavi” concorrono a determinare il risultato reddituale
dell’impresa e possono pesare variamente nel determinare l’utile o la perdita: due gestioni attive
(caratteristica e patrimoniale) contribuiscono a generare reddito mentre tre gestioni passive
(finanziaria, assicurativa, tributaria) assorbono reddito. Analogamente, tutte le gestioni, con i loro
pagamenti e riscossioni, concorrono a determinare il profilo monetario dell’impresa e la sua
solvibilità. Il profilo reddituale e il profilo monetario sono strettamente connessi, ma non
coincidono:
profilo reddituale > formarsi dei costi e ricavi;
• profilo monetario > flussi di entrate e uscite (riscossioni e pagamenti concorrenti alle
• negoziazioni).
operazioni di organizzazione
Le si compongono di due grandi classi di attività:
progettazione dell’assetto organizzativo > la struttura organizzativa (chi deve fare che cosa, chi
• dipende da chi); i sistemi operativi (come si formulano i piani aziendali, come si gestiscono le
persone, come fluiscono le informazioni);
gestione dei prestatori di lavoro (o gestione del personale) > messa in atto dei sistemi di ricerca
• e selezione, di valutazione, di retribuzione, di carriera, ecc.
E’ la base della motivazione delle persone e dell’efficienza aziendale.
operazioni di rilevazione
Le sono attività di: raccolta, elaborazione, conservazione, diffusione dei
dati e delle informazioni e servono per supportare le scelte dei decisori sia interni sia esterni
all’azienda. Si compongono di parti denominate:
- contabilità generale
- contabilità analitica
- sistemi informativi direzionali
Tutte le classi di attività (progettazione degli assetti istituzionali, gestione, organizzazione,
rilevazione) comportano lo svolgimento sia di attività interne sia di attività “esterne”, ossia di
negoziazioni
relazioni con altri istituti. Le che servono per acquisire le condizioni di produzione e
per cedere i prodotti e le condizioni di produzione sono:
- negoziazioni di beni privati
- negoziazioni di beni pubblici
- negoziazioni di lavoro
- negoziazioni di capitale di rischio
- negoziazioni di capitale di prestito
- negoziazioni di rischi particolari
Le negoziazioni reali non si svolgono mai in condizioni di perfetta trasparenza, conoscenza, lealtà
e di equilibrio di potere delle parti. La razionalità è limitata e i mercati sono imperfetti. I concetti
essenziali utili per un visione non troppo ingenua delle negoziazioni sono:
- costi di transazione;
i
- informativa;
l’asimmetria 2
- investimenti specifici;
gli
- forza contrattuale.
la
AL3 - LA RICCHEZZA ricchezza
L’accento delle moderne imprese è quello sul concetto di creazione di ricchezza. La è
l’abbondanza di ciò che è utile per il benessere materiale delle persone (misurata in un certo
istante, se parliamo di economia). L’obiettivo delle aziende moderne è cercare di remunerare nella
maniera più corretta possibile tutti i portatori di input. Fatto questo, l’obiettivo è riuscire a
convincere i consumatori a dare qualcosa di più modo tale che rimanga della ricchezza. La parte
complicata arriva quando questa ricchezza deve essere misurata: da una parte bisogna misurare
gli stock di ricchezza (ovvero lo stato patrimoniale aziendale) dall’altra bisogna misurare i flussi,
quindi il Δ di ricchezza che si è creato (chiamato conto economico, CE). Non tutta la ricchezza
creata in un anno è frutto della gestione: entrano in gioco dinamiche più complesse, perché una
persona può diventare più ricca senza aver creato utili, semplicemente perché ciò che possiede
inizia a valere di più (es. un terreno in cui si scopre del petrolio). C’è solo un istituto che è
obbligato a misurare la ricchezza: l’impresa. Vediamo ora qualche definizione più puntuale:
reddito > è la variazione Δ di ricchezza conseguente alla gestione aziendale (può essere sia un
• incremento che una diminuzione);
consumo > è quella quota di ricchezza destinata ai consumi. I consumi possono essere
• immediati graduali,
(es. gelato, benzina) o idea molto presente nell’economia aziendale. I
consumi sono però complicati perché si possono vedere anche sotto altre divisioni: si possono
avere i “beni di consumo” oppure i “beni industriali”. Spesso i beni rientrano in una delle due
categorie in funzione della destinazione che hanno (es. la benzina che metto dentro la macchina
è un bene di consumo, ma la benzina che si usa in fabbrica per un generatore è un bene
industriale). Se tengo il mio cellulare per 5 anni, questo per me è un bene industriale; il problema
è che io non devo fare un bilancio prevedendo quanto lo terrò per capire il suo costo effettivo
(che si spalma su più anni) ma un’impresa deve farlo, deve provare a prevedere ciò che accadrà
per mettere a bilancio i costi;
risparmio > è la quota di ricchezza non destinata ai consumi;
• investimento > nasce dal risparmio, da tutto ciò che non si spende per i consumi. Gli
• investimenti nascono come scelta di allocazione della porzione di ricchezza che non si è
consumato.
Entriamo più nel dettaglio sul concetto di investimenti. Sono molti i fattori che entrano in gioco: il
W(exp), valore atteso.
rischio, il rendimento, il tempo. Ma ciò che conta realmente è il ovvero il
Vediamo un esempio. Ho un capitale di 100mila euro: se esce testa quadruplico i miei soldi, ma
se esce croce vado a zero. Bisogna dunque calcolare le probabilità di successo e di insuccesso
per capire se si vuole rischiare. I passaggi sono i seguenti (0,5 indica il 50% di probabilità, visto
che le opzioni sono testa o croce):
400mila x 0,5 = 200mila
0 x 0,5 = 0
0 + 200mila = 200mila (valore atteso)
rischio
Il è definibile come la probabilità che le cose non vadano come io le ho immaginate.
Quello che abbiamo calcolato è il rendimento.
A questo punto dobbiamo fare un passo importante su una qualità che ha la ricchezza e la
vedremo attraverso un grafico.
Man mano che la ricchezza di partenza aumenta, la curva sale sempre meno, fin quasi a
premio per il rischio:
stabilizzarsi siccome tende (idealmente) all’infinito. C’è dunque il cosiddetto
se parti con poco potresti aumentare di molto la tua ricchezza, ma se hai molto guadagnerai
sempre di meno. Normalmente l’essere umano è avverso al rischio ed è proprio l’avversione al
rischio che produce una curva di questo tipo. Dove c’è avversione nasce l’idea di premio. Un’altro
concetto utile per gli investimento è il concetto di variabilità.
Facciamo ora un esempio di investimento in riferimento al debito pubblico italiano e tedesco. La
probabilità di default (ovvero che facendo l’investimento vado a zero) è pari a 0 in Germania,
mentre corrisponde al 10% in Italia. Per quanto riguarda il rendimento annuo, in Germania non c’è
nessun rischio quindi non c’è nessun rendimento. Siccome per l’Italia c’è il 10% di probabilità di
perdere i soldi, lo Stato ti dà un rendimento annuo per invogliarti a rischiare.
3
L4 - L’ASSETTO ISTITUZIONALE (ABC CAP. 4) istituto
Secondo uno schema di analisi generale adottato anche dal nostro manuale, ogni è visto
soggetti, contributi, ricompense
come un insieme di che offrono e che per tale motivo ricevono
o traggono benefici. Nel loro insieme tali soggetti configurano i portatori di interessi. Ogni istituto
punta a perdurare nel tempo. Per la sua vita duratura è essenziale che ci sia un governo unitario
dell’istituto. Governo unitario può essere inteso secondo due aspetti fondamentali:
1. i contributi di tutti i soggetti devono essere combinati secondo un disegno unitario (in cui si sa
chi fa cosa affinché le persone siano consapevoli dei loro compiti);
2. la responsabilità delle decisioni ultime a tutti i livelli deve essere attribuita a un organo solo,
secondo un principio di unità di comando (particolarmente importante negli istituti più
complessi e dinamici).
Ogni istituto deve essere guidato in modo tale che tutti i portatori di interessi, i loro contributi e le
le loro ricompense si compongano in un sistema unitario che perduri nel tempo. Per realizzare un
efficace governo di un istituto occorre operare tre insieme di scelte fondamentali:
I. definire il soggetto di istituto —> insieme dei soggetti a cui bisogna assegnare il diritto/dovere
di governare l’istituto;
II. definire i fini istituzionali —> finalità ed obiettivi dell’azione del soggetto di istituto;
III. definire la struttura di governo —> organi e meccanismi attraverso cui si esercita il governo
dell’istituto.
istituzionale
L’assetto è la configurazione dei portatori di interessi nei confronti dell’istituto, dei
contributi che tali soggetti forniscono, delle ricompense e dei benefici che ottengono dal soggetto
di istituto, dei fini istituzionali e delle strutture di governo che regolano un equilibrio dinamico di
lungo periodo, le relazioni tra i portatori di interesse, i contributi e le ricompense.
In sintesi, l’assetto istituzionale identifica i soggetti primari e le regole del gioco. È un elemento
sovraordinato della struttura dell’azienda. Le scelte di assetto istituzionale (soggetto di istituto e
strutture di governo) sono fondamentali per avere rapporti costruttivi con tutti i portatori di
interesse e, quindi, per garantire vita duratura all’istituto.
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interessi
Negli istituti convergono una vasta gamma di (economici, sociali, morali ecc.). Negli
istituti complessi c’è una parziale competizione fra gli interessi. Ci sono relazioni di
complementarietà e fungibilità. Sono caratterizzate da diversi gradi di asimmetria tra ciò che il
soggetto dà e ciò che il soggetto riceve (es. beneficenza). Sono caratterizzate da diversa forza
contrattuale. Molte attese sono implicite e non dichiarate. Il principio fondamentale è che tutti
questi contributi sono fondamentali per la vita duratura dell’istituto. Quindi necessariamente
l’azione di governo dovrà essere improntata a un contemperamento fra questi interessi.
I sistemi di interessi convergenti negli istituti: l’impresa
attese di ricompensa da attese da parte
portatori di interessi contributi parte dei soggetti dell’impresa
remunerazione
•
tempo lealtà
• •
tutela/stabilità
•
competenze obbedienza
• •
condizioni di lavoro
•
prestatori di lavoro impegno impegno
• •
mansioni “ricche”
•
energia flessibilità
• •
stimoli e carriera
•
imprenditorialità socialità
• •
influenza sulle scelte
• un adeguato numero
•
remunerazione del di soggetti disposti ad
• capitale (utili distribuiti investire capitale di
conferenti di capitale di mezzi monetari (a
• capital gains)
e rischio
rischio tempo indeterminato) adeguata liquidabilità limitata influenza da
• •
influenza sul governo parte degli eventuali
• azionisti di controllo
standard di qualità qualità costante
• •
chiari prezzo contenuto
•
condizioni di stabilità del rapporto tempi di pagamento
• • •
fornitori produzione condizioni economiche adeguati
• remunerative consegna tempestiva
•
idee e proposte garanzie
• •
L’integrazione dei contributi
La stabilità (vita economica duratura) degli istituti dipende dall’integrazione dinamica dei
contributi. Per esempio può voler dire cooperazione tra i soggetti che operano all’interno
dell’istituto o la fiducia tra gli stakeholder. L’integrazione dinamica dei contributi è una condizione
economicità.
di È la capacità dell’istituto di durare nel tempo senza accumulare perdite, quindi
senza diversi rivolgere a terzi per svolgere le proprie attività.
Vantaggi:
• meno costi di transizione con soggetti esterni;
• meno costi di coordinamento interno;
• 5
meno prezzi-costo input;
• più qualità, personalizzazione e flessibilità input;
• più impegno;
• più soddisfazione dei bisogni di socialità;
• più apprendimento collettivo.
•
Ostacoli:
• specializzazione economica;
• competizione per l’ottenimento delle rimunerazioni;
• informazioni incomplete;
• incertezza riguardo al futuro;
• adeguata valorizzazione dei contributi individuali (risultati congiunti);
• distribuzione risultato residuali;
divergenza di propensioni al rischio.
• leve
Per realizzare l’integrazione dinamica dei contributi si agisce su insiemi di (comuni a tutti gli
istituti con gli opportuni adattamenti).
1. Assegnazione del diritto-dovere di governo dell’istituto ad un insieme di soggetti (organi
massimi di governo: linee guida, decisi di fondo, guida ai comportamenti delle persone,
risoluzione di conflitti);
2. Assegnazione ad un insieme di soggetti del diritto-dovere di percepire i risultati residuali
dell’istituto (positivi o negativi), normalmente la categoria a cui ci si riferisce in questo punto
sono i conferenti di capitale di rischio;
3. Progettazione e attuazione dell’assetto organizzativo per guidare i comportamenti delle
persone interne all’istituto (= definire f
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Economia aziendale CIMO (corso base) Parte III: La rendicontazione economico-finanziaria
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