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11. Rimunerazioni del lavoro: il costo del lavoro è formato dagli stipendi liquidati periodicamente, dagli oneri

previdenziali e assistenziali e dal TFR che matura progressivamente

12. Premi assicurativi per la copertura di rischi particolari: le imprese acquistano anche coperture di rischi particolari

pagando premi assicurativi di regola anticipatamente

13. Tributi a fronte dei beni pubblici: di regola le imprese pagano tributi vari durante l'anno e un'imposta sul reddito

d'esercizio che viene liquidata nel corso dell'esercizio successivo. Debiti nei confronti dell'erario

14. Interessi passivi per la disponibilità di capitale di prestito: comporta un costo sotto forma di interessi passivi. Di

regola vengono pagati in via posticipata

15. Componenti negativi di reddito non di competenza dell'esercizio:

4. Minusvalenze di immobilizzazioni dismesse

5. Perdite su crediti di esercizi precedenti

16. Rimunerazione del capitale di rischio: rappresentato dal l'utile o dalla perdita di esercizio.

Schema generale OUTPUT (Componenti positivi di reddito) possono essere originati da due gestioni:

17. Caratteristica: ricavi di vendita, rimanenze finali, utili e perdite da partecipazioni

18. Patrimoniale: interessi attivi e fitti attivi (guardare pag 196)

19. Componenti positivi di reddito di competenza: hanno la stessa nature dei componenti negativi non di

competenza, il caso molto ricorrente è la cessione di un'immobilizzazione ad un prezzo superiore al valore

residuo da ammortizzare.

Il capitale di funzionamento

La tavola del capitale di funzionamento è uno schema costruito per ordinare:

1. insieme di condizioni di produzione di proprietà dell'impresa (attività)

2. Insieme delle obbligazioni e degli impegni nei confronti dei vari soggetti che hanno fornito contributi

̀

Le tipiche attivita sono:

̀

20. disponibilita monetarie sotto forma di cassa o c/c

21. crediti di regolamento verso clienti

22. rimanenze finali

23. immobilizzazioni materiali ed immateriali

24. crediti di prestito

25. quote di capitale di rischio di altre imprese e partecipazioni

̀

Le tipiche passivita sono:

26. Debiti di Regolamento verso fornitori

27. di Finanziamento

28. Obblighi nei confronti dei prestatori di lavoro e dello Stato

I tipici componenti del netto sono:

29. il Capitale Sociale

30. Gli utili maturati ma non distribuiti, ossia le Riserve

Le condizioni produttive attive di pertinenza dell'impresa(Attività) sono distinte in due grandi classi:

3. Attività dedicate alla gestione caratteristica (Attività):

1. Immobilizzazioni materiali: sono terreni, fabbricati, impianti, macchine e attrezzature che partecipano

a più esercizi annuali. Vale regola dell'ammortamento

2. Immobilizzazioni immateriali: rappresentati normalmente da brevetti e marchi. Vale regola

dell'ammortamento

3. Crediti: nascono dallo scambio monetario con regolamento differito. Sono diritti vantati dall'impresa

nei confronti dei clienti

4. Rimanenze finali di esercizio: sono materie prime, semilavorati e prodotti finiti esistenti al termine

dell'esercizio. Prodotti in corso di lavorazione che non hanno terminato il loro ciclo economico con la

generazione di un ricavo di vendita

5. Partecipazioni 12

6. Risconti attivi

4. Attività dedicate alla gestione patrimoniale (Attività):

7. La cassa e i conti correnti attivi: sono le liquidità immediate di cui l'azienda dispone.

8. Le obbligazioni e le azioni (non della specie partecipazioni)

9. I ratei attivi della gestione patrimoniale: quando la gestione patrimoniale si attua mediante

investimenti in obbligazioni e in titoli di stato si producono ratei attivi

Passività:

31. Impegni verso i fornitori di beni privati: appartengono alla categoria dei debiti di regolamento.Stessa natura dei

crediti e si inseriscono in bilancio secondo le stesse modalità.

32. Ratei passivi della gestione finanziaria

33. Impegni verso lo stato (debiti v/l'erario): di particolare rilevanza è il debito per le imposte sul reddito

34. Impegni verso i prestatori di lavoro: nei confronti dei prestatori di lavoro si configura l'obbligo di liquidare una

parte della retribuzione in forma differita al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

35. Impegni nei confronti dei conferenti di capitale di rischio: alla fine di un certo esercizio sono composti da:

6. Capitale sociale

7. Riserve da utili non distribuiti

8. Utile d'esercizio

Dagli accadimenti al bilancio d’esercizio

Riguardo ai processi di redazione del bilancio d’esercizio, devono svolgersi secondo logiche e tecniche che permettano

di redigere il bilancio in modo efficiente e corretto. E’ un processo che comporta la registrazione dei valori che si

svolgono lungo l’intero periodo amministrativo. Tutte le imprese tengono nota degli accadimenti economici rilevanti, e per

redigere efficientemente il bilancio d’esercizio occorre selezionarli e registrare periodicamente a fine anno i relativi valori.

̀

—> Il sistema degli accadimenti e l’insieme di azioni e fenomeni che si manifestano nell’azienda e nel suo ambiente. Una

̀

particolare categoria di accadimenti è costituita dal sistema delle operazioni, ossia le combinazioni economiche, e

̀

formato dalle attivita di produzione economica svolta dalle persone che compongono l’organismo personale dell’azienda.

̀economiche

Il sistema delle operazioni nella sua espressione quantitativa dà luogo a quantita che sono grandezze certe.

̀

L’utilizzazione delle quantita economiche ed i calcoli che comportano danno origine a:

1. Stime sono determinazioni approssimate ad un fenomeno che non si conosce in modo definitivo. Per la stima ci

̀

si avvale di ipotesi che attengono al grado di probabilita della differenza tra il dato stimato ed il dato effettivo.

2. Congetture sono valori immaginati, frutto di calcoli fondati su ipotesi-finzione, utili a scopi d’investigazione

̀

economica. Se le ipotesi-finzione sono molteplici si avranno piu dati congetturali ciascuno con un suo significato

̀

e una specifica utilita. ̀ ̀

Sono esempi di dati congetturali le quote di ammortamento. Le quantita economiche e le qualita stimate e congetturate

sono il fondamento di tutte le misurazioni, calcoli e previsioni che si compiono in azienda.

̀ ̀

Nell’ambito del sistema delle quantita economiche d’azienda e delle quantita stimate e congetturate si individuano vari

̀ ̀

sottosistemi, il piu importante e il sistema dei valori di azienda, che offre le basi per impostare modelli di valutazione e di

̀

rappresentazione dell’economicita. Esso accoglie la moneta come espressione del valore e che trova la sua origine nelle

operazioni di scambio che l’impresa intrattiene con i terzi. L’impresa operando in un’economia di scambio monetario,

attraverso la moneta assolve la funzione di facilitare e semplificare i rapporti di scambio. Il divenire economico

̀

dell’impresa si manifesta sia con valori riferiti ad un istante (quantita-fondo), sia con valori riferiti ad un lasso di tempo

̀ ̀ ̀

(quantita-flusso). Il reddito d’esercizio si compone di quantita-flusso, mentre il capitale di funzionamento di quantita-

́

fondo. Questi due aspetti sono tra loro strettamente collegate, poiche le operazioni svolte risentono delle condizioni

preesistenti e condizionano quelle successive.

Tutti i valori che esprimono strumenti di regolamento degli scambi si denominano valori numerari, si tratta di mezzi

monetari liquidi disponibili, di crediti e debiti di regolamento, sono non numerari tutti gli altri valori. Le operazioni di

gestione esterna aziendale producono: variazioni numerarie e non numerarie positive, negative e variazioni non

numerarie, ossia variazioni di condizioni di produzione. I valori si rilevano nel momento in cui si manifesta la variazione

numeraria, che viene ad identificarsi nel momento in cui si emette o si riceve la fattura, in modo da ottenere valori

caratterizzati da un certo grado di certezza e per poter effettuare riscontri in tempi brevi. (Vedere in aula se aggiungere

qualcosa) 13

L’azienda come sistema decisionale

̀

La vita delle aziende e originata ed alimentata da decisioni che si compongono di processi.

̀

Nell’azienda e importante individuare le decisioni da prendere, da chi, in quali tempi e sequenze e secondo quali logiche

e procedure azienda = sistema decisionale. L’esigenza di decidere nasce dal continuo dinamismo interno ed esterno

̀ ̀

dell’impresa. Le decisioni in campo economico sono soggette al vincolo di scarsita delle risorse che puo essere vissuto

come gioco a somma zero o come stimolo per la ricerca di soluzioni innovative. S’impongono attente e rigorose analisi di

convenienza economica che possono essere svolte ricorrendo a modelli di analisi economica per decisioni, che sono

̀

adottate in condizioni d’incertezza e comportano un certo grado di rischio che e massimo quando le scelte sono molto

̀

innovative, sono razionali, ma soggette a limiti di razionalita, e producono conseguenze ampie e stabili sulle condizioni

future. In sostanza ciascuna impresa si caratterizza per i seguenti elementi:

36. Tempi e velocità di risposta agli stimoli esterni e interni

37. Conformismo e novità dei contenuti delle decisioni

38. Rigore delle analisi di convenienza economica comparata

39. Propensione all'innovazione

40. Propensione al rischio

41. Cura delle modalità di svolgimento dei processi decisionali

42. Attenzione alle scelte strategiche in termini di flessibilità e di basi per lo sviluppo

- La struttura dell’azienda come frutto di scelte aziendali ̀

Le decisioni dell’impresa vengono prese in modo che le consentano flessibilita ed il futuro sviluppo. Il sistema di governo

strategico delle imprese si articola in scelte che riguardano:

1. La configurazione del sistema prodotto, con il quale presentarsi nei mercati per sollecitare la domanda e per

fronteggiare i concorrenti ̀

2. Il dimensionamento della capacita produttiva ̀

3. L’estensione interfunzionale ed estensione verticale, attraverso cui decidere quali attivita svolgere all’interno

dell’azienda e quali far svolgere ad altri ̀

4. L’estensione orizzontale, per scegliere se attivare una o piu combinazioni parziali

5. Scelte di gestione patrimoniale, finanziaria e tributaria;

6. Scelte di formazione e sviluppo del patrimonio che riguardano la formazione e lo sviluppo del patrimonio

materiale ed immateriale dell’azienda;

7. Scelte relative all’assetto organizzativo e all’organismo personale, si tratta di suddividere i compiti, coordinarli e

sviluppare le competenza delle persone e retribuire le loro prestazioni;

8. Scelte relative all’assetto istituzionale, riguarda i rapporti da stringere con i portatori d’interessi, come distribuire i

̀

diritti di proprieta, come configurare gli organi di governo e di controllo.

La struttura di ogni azienda si compone:

̀

43. L’assetto istituzionale e la configurazione dei portatori d’interessi e dei contributi che forniscono all’azienda e dei

benefici che ne ottengono. Progettare l’assetto istituzionale significa scegliere i soggetti che compongono

l’istituto e che interagiscono con esso. Le scelte dell’assetto istituzionale consiste nel decidere: l’assetto

̀

proprietario di base, la forma giuridica, l’insieme degli organi di governo e di controllo, le modalita di interazione

tra l’impresa ed i suoi interlocutori e la partecipazione ad aggregati interaziendali e al relativo governo.

̀ ̀

44. La configurazione delle combinazioni economiche e l’assetto complessivo delle attivita svolte dell’azienda

̀

attraverso i suoi membri. Cio significa decidere con quanti e quali sistemi di prodotto proporsi, a quali categorie

di clienti ed in quali mercati. Queste decisioni ne comportano altre relative alla configurazione dei sistemi di

̀

prodotto e quale strategia competitiva adottare, quali attivita svolgere all’interno dell’azienda e quali

̀

esternalizzare, come dimensionare le capacita produttive, e quale peso e ruolo assegnare alle gestioni della

gestione caratteristica.

̀

45. Il Patrimonio e formato dalle varie condizioni produttive materiali ed immateriali utilizzate dall’istituto per svolgere

̀

la propria attivita economica. I principali fattori che lo determinano sono: le competenze distintive, il patrimonio

commerciale, l’assetto tecnico e la localizzazione territoriale.

̀

46. L’organismo personale e l’insieme delle persone che prestano il loro lavoro nell’istituto. Si determina attraverso:

quali organismi professionali privilegiare, come dimensionare l’organismo personale in relazione al carico di

lavoro, come aggiornare i profili professionali e quali condizioni attivare per perseguire il rispetto e la

cooperazione. ̀

47. L’assetto organizzativo definisce la struttura interna e le modalita di svolgimento dei processi aziendali e

consegue dalla struttura organizzativa, la distribuzione del potere e dei sistemi operativi. Progettare la struttura

̀

organizzativa significa ripartire l’insieme delle attivita aziendali in compiti da assegnare alle persone e mettere in

́ ̀

atto le condizioni necessarie affinche le attivita si svolgano in modo integrato; occorre decidere secondo quali

̀

criteri suddividere il lavoro, ossia come raggruppare le varie attivita o come ordinare i vari organi. Assieme alla

14

struttura organizzativa si progetta anche la distribuzione del potere, ovvero la distribuzione tra i vari organi

aziendali dei diritti e dei doveri di decisione.

Le cinque macrovariabili che compongono la struttura dell'azienda sono tra loro collegate da forti relazioni di

complementarità e interdipendenza.

9. Interdipendenza: si manifesta come interdipendenza tra le decisioni che ne determinano la configurazione. Deve

essere apprezzato in tre aspetti:

1. Ogni configurazione ha una propria coerenza interna

2. Ogni variazione di una macrovariabile produce effetti sulle altre componenti

̀

3. Ogni intervento di riprogettazione di una macrovariabile puo richiedere adattamenti nelle altre

per assicurare nuova coerenza. Esse sono influenzate anche dall’ambiente nel quale l’azienda

opera.

Le cinque macrovariabili sono fortemente influenzate dall'ambiente nel quale l'impresa opera.

La vita dell'impresa dipende essenzialmente dal l'attivazione di due tipi di coerenza:

48. Interna

49. Esterna (tra la struttura dell'azienda e l'ambiente) 15

Secondo Parziale

La riclassificazione del conto economico e stato patrimoniale

La riclassificazione dei valori di bilancio consente di mettere meglio in evidenza quantità e relazioni che possono aiutare a formulare in

modo più immediato giudizi sui diversi equilibri aziendali.

Conto economico —> riclassificazione a ricavi e costo del venduto

Stato patrimoniale —> riclassificazione a stato patrimoniale-finanziario

Le due sintesi di bilancio formano il sistema di bilancio che è:

1. Strumento conoscitivo a disposizione degli organi direttivi e di governo economico

2. Viene contemplato dalla legge ordinaria in quanto supporto informativo periodico obbligatorio

Si tratta quindi di ricavare un giudizio concernente la capacità dell'azienda di rispettare il principio di economicità. Esistono due

tecniche di di analisi:

3. Riclassificazione delle sintesi di bilancio: riesportare i valori di bilancio in modo diverso con l'obiettivo di ottenere ulteriori

informazioni rispetto a quelle offerte dagli schermi originari.

4. Costruzione di indici che hanno la capacità di sintetizzare fenomeni complessi

Il conto economico

—> è la sintesi della quale non solo si ottiene la misura del reddito prodotto ma si ricavano anche le informazioni per l'accertamento

della capacità di reddito tendenziale per valutare se il risultato reddituale del periodo è tale da consentire un giudizio positivo

sull'economicità dell'azienda in funzionamento.

CONTO ECONOMICO A RICAVI E COSTO DEL VENDUTO

Mette in luce i risultati parziali relativi alle singole gestioni o ai raggruppamenti di gestioni. Da questa gestione is possono cogliere i

seguenti risultati:

1. Risultato operativo della gestione caratteristica

2. Reddito operativo dato dalla somma di gestione caratteristica e proventi della gestione patrimoniale

3. Risultato lordo di competenza dato da reddito operativo meno gli oneri finanziari

4. Risultato prima delle imposte dato dal risultò lordo +/- componenti di reddito non di competenza

5. Reddito netto risultante dalle operazioni di tutte le gestioni e quindi anche della gestione dei tributi

Il capitale di funzionamento

Lo stato patrimoniale finale è la fonte primaria di informazioni per l'analisi finanziaria, per accertare la solvibilità a breve e a lungo

termine dell'impresa.

Il criterio di riclassificazione è quello finanziario secondo il quale si cerca di capire come gli investimenti rappresentati dalle voci

dell'attivo sono stati finanziati dalle varie forme di finanziamento rappresentati dal passivo.

Elementi dell'attivo —> esprimono investimenti dai quali in futuro si attendono flussi di entrate monetarie

1. Per classificare si usa il criterio della liquidità cioè l'attitudine a trasformarsi in tempi più o meno brevi in mezzi monetari

Elementi del passivo

2. Per classificare si usa il criterio della scadenza cioè del termine entro il quale occorre far fronte agli impegni

Attivo si classifica in attivo corrente e attivo immobilizzato.

Attivo corrente si classifica in:

1. Liquidità immediate: fondi liquidi disponibili

2. Liquidità differite: crediti di regolamento esigibili nell'anno

3. Disponibilità: sono le varie classi di rimanenze

Attivo fisso/immobilizzato si classifica in:

1. Immobilizzazioni finanziarie: crediti esigibili oltre l'anno

4. Immobilizzazioni materiali: impianti, attrezzature,ecc

5. Immobilizzazioni immateriali: costi per brevetti e marchi, ecc

Il passivo e il netto comprendono:

5. Passivo corrente: debiti di regolamento inferiore all'anno

6. Passivo consolidato: debiti con scadenza oltre l'anno e fondo di trattamento di fine rapporto

7. Patrimonio netto: formato da capitale sociale, riserve e utile d'esercizio

La differenza tra attivo corrente e passivo corrente evidenzia il capitale circolante netto che è indicatore di equilibrio monetario perché

mette in correlazione investimenti e fonti che esercitano un influsso sulla dinamica monetaria dell'anno successivo. 16

Dallo stato patrimoniale riclassificato si traggono tre fondamentali tipi di giudizio sul l'equilibrio monetario:

1. Composizione e struttura degli impieghi: valutare quindi l'elasticità strutturale dell'azienda e l'efficienza nell'impiego delle

risorse investite. In questo modo è possibile valutare i rischi che la struttura dell'attivo comporta.

6. Composizione e struttura delle fonti di finanziamento: consente di apprezzare il rischio finanziario che è determinato dal peso

dei debiti sui mezzi propri ma anche dalla tipologia dei debiti utilizzati.

7. Equilibri strutturale, l'equilibrio tra natura e variabilità delle fonti e natura e variabilità degli investimenti: un capitale circolante

netto rilevante esprime un margine di garanzia sulla solvibilità a breve dell'azienda poiché gli impegni immediati sono

ampiamente coperti dalle prospettive di entrata di cassa a breve termine.

Le determinanti dei risultati reddituali e patrimoniali

Come già detto l'insieme delle scelte aziendali determina i risultati dell'azienda stessa.

Gli elementi che influiscono sul reddito operativo della gestione caratteristica di un'impresa sono numerosi:

1. Livello di capacità produttiva

8. Grado di estensione orizzontale

9. Economie di transazione

10. Struttura dei costi e i volumi realizzati in un dato periodo

11. Prezzo unitari di vendita e i livelli di domanda ad essi collegati

—> Il vario configurarsi dei fenomeni economici e delle scelte aziendali porta a determinati livelli di ricavi unitari, costi variabili unitari,

volumi venduti e costi fissi i quali determinano ROGC= risultato operativo gestione caratteristica.

ROGC a sua volta insieme ad altri fattori come livello di indebitamento, presenza di una gestione patrimoniale e imposizione fiscale

concorre a formare il RN.

Scelte aziendali determinano ROGC e CI (capitale investito)

-Analisi del reddito secondo lo schema del conto economico-

Primo modo per vedere come si formano il reddito operativo di gestione e quello netto consiste nell'analisi del conto economico

riclassificato evidenziando il contributo delle diverse gestioni. In questo schema prima dividiamo i vari costi:

1. Costi variabili: direttamente proporzionali ai volumi di produzione e vendita (es: noccioline baci perugina)

2. Costi fissi: non proporzionali ai volumi di produzione e vendita (es: stipendio macchinista tram). Si dividono in:

1. Costi di struttura: proporzionali alla capacità produttiva (es: stipendi, affitti)

2. Costi di sviluppo: legati all'impegno sullo sviluppo futuro dell'azienda (es: pubblicità, formazione)

Esempi PIZZA PLANET (vedere da pag. 575 in avanti)

8. Il conto economico semplicemente riclassificato consente di evidenziare il contributo delle diverse gestioni ma non dice se

l'impresa offre più prodotti e opera in più aree di affari. Inoltre non articola alcune categorie di costo. L'analisi delle

determinanti del reddito richiede una maggiore articolazione sia in verticale che in orizzontale.

9. Il conto economico riclassificato per prodotto è più dettagliato sia in senso orizzontale che in senso verticale. Le imprese

possono operare in un'area strategica di affari o in più aree (ASA) e utilizzare la stessa struttura aziendale. Per questo nel

caso in cui si operi in una sola ASA i costi fissi vengono indicati unitariamente. Nel caso in cui si opera in più ASA può essere

utile suddividere i ricavi e costi variabili e per quanto sia possibile anche i costi fissi che in questo caso possono essere

distinti in: 1. Costi fissi specifici di ciascuna ASA: corrispondono alle condizioni di produzione impiegate in modo

esclusivo da una data ASA

2. Costi fissi comuni alle varie ASA: corrispondo alle condizioni di produzione impiegate congiuntamente da

più ASA

Supponendo che PIZZA PLANET decida di ampliare la propria attività fornendo anche un servizio di consegna a domicilio. In

questo caso PIZZA PLANET inizia ad operare in due ASA e di conseguenza avrà determinati costi fissi specifici e altri costi fissi

comuni.

In sintesi, lo schema delle determinanti del reddito operativo viene costruito partendo dal reddito operativo e ricostruendo le

relazioni di causa-effetto che hanno portato a tale risultato. L'analisi di tali determinati non sono consente di approfondire le cause

sottostanti la redditività dell'impresa, ma può in alcuni casi condurre a conclusioni che possono anche sembrare in contrasto con i

risultati dell'analisi di bilancio tradizionale.

Per la maggior parte delle aziende il reddito operativo di gestione caratteristica rappresenta la determinante più importante del

reddito netto.

I componenti di reddito che si interpongono fra il ROGC e il reddito netto possono ricondursi alle scelte aziendali descritte nei

capitoli precedenti:

1. Componenti di reddito di gestione patrimoniale

: qui ricadono i ricavi di gestione patrimoniale e i costi a questi correlati.

L'ammontare dipende dalle scelte di investimento compiute a fronte dell'eventuale presenza di liquidità eccedenti il

fabbisogno della gestione tipica. Quindi indirettamente dipendono anche dalla gestione tipica. 17

2. Componenti di reddito di gestione finanziaria

: qui troviamo gli oneri finanziari che scaturiscono dall'indebitamento oneroso

dell'azienda. L'ammontare degli oneri dipende dalle scelte finanziarie compiute dall'azienda. Anche loro dipendono

indirettamente dalla gestione tipica e in alcuni casi dalla gestione patrimoniale. Scelte di gestione tipica hanno un impatto sul

capitale complessivamente investito nella gestione tipica e sull'ammontare delle fonti finanziarie da reperire per finanziare

tale capitale.

3. Componenti di reddito di gestione fiscale

: rientrano le imposte sul reddito e altre tasse. Anche in questo caso esistono scelte

in grado di influenzare l'ammontare dei costi fiscali. Si pensi alla scelta di localizzare l'azienda in zone che godono di benefici

fiscali.

I componenti di reddito non di competenza non sono frutto di specifiche decisioni. Essi si possono manifestare come conseguenze

sia di scelte di gestione caratteristica sia di scelte delle gestioni patrimoniali, finanziaria e tributaria.

Gli indici di bilancio

I quozienti di bilancio hanno la capacità di sintetizzare e quantificare fenomeni d'azienda complessi. Si utilizzano per studiare tre

fenomeni:

4. Redditività: rapporto tra una configurazione di reddito e un'altra grandezza a questa correlata

5. Solidità patrimoniale: si valuta la capacità dell'impresa di far fronte agli impegni a M/L termine

6. Liquidità: si valuta la capacità dell'impresa di far fronte agli impegni a breve termine.

La redditività del capitale proprio

L'indice che esprime in massima sintesi i risultati dell'impresa è la redditività del capitale proprio, detta anche ROE.

Questo rapporto si giustifica con il fatto che il reddito netto non è che la variazione che il capitale proprio subisce per effetto della

gestione. ROE= reddito netto/capitale netto

—> Questo indice va confrontato con il costo figurativo del capitale proprio. Questo costo figurativo deve essere calcolato tenendo

conto dei differenti gradi di rischio e di liquidità degli investimenti alternativi.

Se il ROE risulta ad esso superiore possiamo affermare che si è conseguito nel periodo l'equilibrio reddituale.

Fattori determinati del ROE:

7. Redditività della gestione operativa

Una redditività che si fonda su una buona redditività operativa dà motivi di conforto che la gestione di quell'azienda poggia su basi

consistenti. Tale redditività è detta anche ROA

ROA= reddito operativo/attivo netto

È un fattore determinante del ROE si può sviluppare la seguente uguaglianza volta a calcolare il ROE partendo dal ROA o

viceversa: ROE= RO/AN x AN/CN x RN/RO

Il secondo rapporto esprime la relazione che intercorre tra il capitale investito e i mezzi propri e quindi esprime il peso del capitale

di terzi. Infatti AN=CT+CN e quindi: AN/CN= CT/CN + 1

AN/CN è uno dei modi per indicare il rapporto di indebitamento (RI)

RI=AN/CN —> CT/CN + 1

Serve per apprezzare la solidità patrimoniale dell'impresa, vale a dire la sua capacità di far fronte agli impegni verso terzi.

8. Se = 1 effetto nullo (lavora solo con mezzi propri)

9. Se >1 effetto moltiplicativo (impresa utilizza anche capitale di terzi).

̀

L’altro rapporto RN/RO non e altro che il tassi di incidenza (TI) del reddito netto sul reddito operativo:

TI = RN/RO ̀

Esso esprime il peso dei componenti di reddito estranei alla gestione operativa, e cioe gli oneri finanziari e le imposte,

́

nonche dei componenti di reddito non di competenza dell’esercizio, ossia delle sopravvivenze e delle insussistenze attive a

passive. 18

́

—> Di solito quest’indicatore ha un valore inferiore ad 1 perche i componenti di reddito negativi estranei alla gestione operativa

risultano superiori a quelli positivi.

̀

La redditivita del capitale proprio dipende da:

10. ̀operativa

la redditivita

11. l’indebitamento finanziario

12. l’incidenza del reddito netto sul reddito operativo.

̀ ̀ ̀

La redditivita operativa puo essere suddivisa in redditivita delle vendite ROS e in TR.

13. Il ROS (Return on Sales) misura il grado di convenienza economica delle vendite effettuate nell’esercizio

ROS = RO/V

14. Il Tasso di rotazione dell’attivo circolante esprime la relazione tra una dimensione operativa dell’azienda ed una strutturale, ed

̀

indica il numero di volte che l’attivo netto gira in un anno per effetto dei ricavi di vendita, per questo e un indicatore di

efficienza della gestione. TR = V/AN

̀e

La solidita la liquidità

̀

La solidita patrimoniale evoca il concetto di grado di dipendenza verso i terzi finanziatori

̀

—> Un indicatore di questo concetto e il Rapporto d’Indebitamento (RI) che esprime la relazione che intercorre tra l’attivo netto ed

il capitale netto e quindi indica il peso del capitale di terzi. RI=AN/CT

—> Assieme al rapporto di indebitamento occorre tener conto del grado di copertura delle immobilizzazioni che esprime il rapporto

tra il capitale netto e le immobilizzazioni tecniche nette. CI = CN/IM

Se >1 significa che il capitale a pieno rischio è in grado di far fronte agli investimenti che permangono a lungo nell'impresa

̀ ̀

L’indebitamento e pericoloso quanto maggiori sono gli oneri finanziari che esso genera, cosi un basso grado di copertura delle

̀

immobilizzazioni determina una situazione grave quanto piu le immobilizzazioni tecniche risultano inutilizzate e difficilmente

realizzabili.

Gli indicatori utilizzati per la liquiditá sono:

15. Il quoziente di disponibilità

QD = AC/PC

16. Quoziente di liquidità

QL = L/PC

Sono entrambi indicatori dell'attitudine della struttura patrimoniale a fronteggiare gli impegni a breve termine con le disponibilità

liquide e con quelle che potranno diventare tali a breve scadenza

La leva finanziaria

Nel passaggio dal ROA al ROE ha un ruolo fondamentale l’effetto leva finanziaria che si produce dalla differenza tra il ROA ed il

̀ ̀

costo medio del capitale di terzi. Se il ROA rende piu di quanto costa il capitale di terzi, l’impresa aumenta la propria redditivita del

̀ ̀ ̀

capitale proprio. L’effetto leva finanziaria e tanto piu potente quanto maggiore e la differenza tra ROA e capitale di terzi e quanto

̀ ́

maggiore e la quota di ROA finanziata da mezzi di terzi anziche dal capitale netto.

Formula generale di passaggio dal ROA al ROE —> ROE= ROA + MT/CN x (ROA - i)

L'economicità

L’equilibrio istituzionale e l’equilibrio economico

Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i membri del soggetto di istituto condividono i valori e gli obiettivi che ispirano la vita

̀

dell’istituto, le sue strutture e modalita di governo, le logiche organizzative; ricevono ricompense e benefici giudicati equi rispetto ai

contributi forniti. ̀ ̀

L’equilibrio istituzionale e di lungo periodo ed e caratterizzato da:

17. ̀ ̀

durabilita o continuita (le persone che partecipano alla vita degli istituti si attendono che l’istituto perduri nel tempo; gli istituti

nel tempo accumulano patrimoni di relazioni e di competenze che sono relativamente indipendenti dalle persone)

18. ̀ ̀

autonomia (liberta di scegliere i propri fini e le proprie modalita di governo)

̀ ̀

Si ha equilibrio economico, ossia economicita, quando l’istituto nel suo insieme e in grado di attrarre risorse sufficienti per

rimunerare tutte le condizioni di produzione e di consumo utilizzate per svolgere le proprie combinazioni economiche.

̀ ̀

[equilibrio economico = e la capacita dell’istituto di operare senza accumulare perdite]

L’equilibrio istituzionale ed l’equilibrio economico sono interconnessi, ma non sincroni. In quanto condizione di vita degli istituti,

̀ ̀

l’economicita e contemporaneamente un principio ed un obiettivo fondamentale di buon governo degli istituti. 19

̀e

Durabilita autonomia

- Durabilità

L’azienda per essere ordine economico di istituto deve svolgersi secondo condizioni di vita e di funzionamento tali da

̀

consentire di durare nel tempo in un ambiente mutevole. La continuita e lo sviluppo di un istituto hanno un valore per i suoi membri

̀in

attuali, per i suoi membri futuri e per la collettivita generale.

- Autonomia

Si verifica quando un’azienda non ricorre sistematicamente a interventi di sostegno o di copertura delle perdite da parte di

̀ ̀

altri istituti. L’autonomia quindi non e altro che un carattere che si accompagna necessariamente con la durabilita e che serve a

qualificarla. ̀

- Es1.: l’azienda familiare puo durare e svilupparsi nel tempo grazie a continui sussidi e aiuti da parte di altre economie (altre

famiglie, istituti territoriali come lo Stato, la Regione, il Comune..) ; ̀

- Es2.: anche un’impresa che produce continue perdite di gestione puo continuare a vivere, per un certo periodo di tempo, grazie

all’immissione di nuovo capitale da parte dei soci; ̀ ̀ ̀

- Es3.: un’azienda composta pubblica, che consuma piu di quanto produce, puo mantenere la sua capacita di spesa mediante

l’indebitamento.

Le coperture di perdite e gli interventi di sostegno realizzati anche per via indiretta, (esenzione fiscale, manovre di debito pubblico)

sono tutte soluzioni precarie.

I fini e le condizioni di svolgimento delle aziende

̀

Il principio di economicita si declina in due forme complementari:

1) come perseguimento di fini economici istituzionali ->

• per le imprese: rimunerazioni monetarie e di altra specie per i prestatori di lavoro e per i conferenti di capitale di rischio;

• per le famiglie: appagamento dei bisogni delle persone che le compongono;

• per lo stato: appagamento dei bisogni di beni pubblici dei cittadini e remunerazione dei prestatori di lavoro;

• per gli istituti no profit: appagamento dei bisogni di varie categorie di associati e fruitori e remunerazione dei prestatori di lavoro.

̀

2) come rispetto simultaneo di un insieme di condizioni di svolgimento dell’attivita economica -> Nelle imprese tale principio si

declina in quattro condizioni fondamentali da rispettare:

19. equilibrio reddituale

20. efficienza e flessibilità

21. ̀

congruita delle remunerazioni

22. equilibrio monetario

23. capacità di risparmio

L’equilibrio reddituale

L’equilibrio reddituale (equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito) esprime l’attitudine della gestione di rimunerare, con i

componenti positivi di reddito, alle condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi compresi il capitale di prestito ed il capitale di

rischio. Esso deve essere valutato in funzione:

̀ ̀

– Del tempo a cui riferire l’equilibrio (e impossibile che, affinche l’azienda possa riuscire duratura, tale equilibrio debba essere di

̀ ̀

lungo periodo. Una cosa infatti e riferirsi ad un’azienda manifatturiera che si caratterizza per cicli brevi, cosa ben diversa e

l’azienda che produce commesse che per essere realizzate hanno bisogno di molti anni.

Nel primo caso l’equilibrio reddituale di lungo deve manifestarsi come successione continua di equilibri tra ricavi e costi per periodi

̀

brevi, anno per anno, nel secondo caso, invece, l’equilibrio reddituale verra accertato prendendo in esame la successione di

̀

equilibri tra ricavi e costi che si realizzano per le varie commesse poliennali in svolgimento. Puo anche succedere che un’azienda

presenti un equilibrio in breve, mentre non altrettanto avviene per il lungo periodo. Nel caso che all’equilibrio di lungo periodo non

si accompagni quello di breve l’azienda corre il pericolo di cessare se non trova finanziatori disposti ad assumere rilevanti rischi

fornendo i necessari volumi di capitale di rischio e di capitale di prestito.);

̀

– Dell’oggetto di riferimento (l’equilibrio reddituale puo fare riferimento non solo ad una singola azienda ma anche a un gruppo

aziendale. Nel primo caso di parla di equilibrio aziendale, nel secondo di equilibrio superaziendale o di gruppo. L’equilibrio

̀ ́

reddituale di un gruppo puo essere inteso come quello per cui l’azienda si dice “economica in funzione del gruppo” –

poiche solo

̀

entro il gruppo essa puo essere autosufficiente– o quello per cui l’azienda si dice “economica in funzione del gruppo” quando pur,

́ ̀

non conseguendo l’equilibrio reddituale, viene mantenuta in vita perche offre opportunita o vantaggi alle altre aziende del gruppo.

L’efficienza, le rendite monopolistiche e le economie esterne, la flessibilità

̀

Per rispettare il fatto che l’azienda si svolge secondo economicita ci vuole il mantenimento di un livello accettabile di efficienza,

espressa in termini di rendimento fisico-tecnico dei processi produttivi.

̀ ̀

—>L’azienda, autosufficiente dal punto di vista reddituale, puo non rispettare pienamente il principio di economicita, se le sue

operazioni e i suoi processi si svolgono con gravi inefficienze. Solo in condizioni particolari e temporanee le inefficienze possono

essere trasferite all’esterno, senza danneggiare l’equilibrio reddituale dell’azienda.

I casi rilevanti sono:

24. il monopolio e il monopsonio, nei quali l’impresa sfrutta le rendite derivanti dal proprio potere contrattuale

25. ̀

lo scarico sulla collettivita di oneri, quelli prodotti dall’inquinamento realizzando cosi economie esterne. 20

In generale, per efficienza s’intende la relazione che intercorre tra risultati conseguiti e mezzi impiegati e viene riferito a sfere

operative diverse, dalla combinazione aziendali presa nel suo insieme, ai processi di produzione o a quelli commerciali o

amministrativi.

—> Una particolare espressione dell’efficienza sono i rendimenti fisico-tecnici. Essi sono rapporti che esprimono risultati non

monetari dello svolgimento di operazioni, processi e combinazioni. Si configurano, in particolare, come relazioni tra volumi e

̀ ̀

qualita ottenute e volumi e qualita delle condizioni produttive impiegate.

Si persegue l’efficienza anche applicando metodi di lavoro che consentono di svolgere le operazioni senza sprechi di risorse e

́ ̀

tempi, ma soprattutto ricercando l’innovazione dei processi perche e solo attraverso questa strada che le aziende possono

̀

rimanere nel mercato in una posizione di sufficiente stabilita. ̀

—> All’efficienza dovrebbe essere collegata anche la flessibilita = la predisposizione di strutture e di combinazioni produttive

efficienti in grado di adeguarsi prontamente all’ambiente.

̀

La congruita delle remunerazioni

̀ ̀ ̀

Non si ha economicita senza congruita dei prezzi-costi sostenuti e dei prezzi-ricavi conseguiti e, in particolare, congruita delle

̀ ̀

rimunerazioni del capitale-risparmio e del lavoro. In aziende in cui tale congruita non viene rispettata, l’economicita aziendale viene

perseguita grazie anche al concorso ed a scapito di altre aziende familiari o di altre aziende di produzione.

̀

Il giudizio di adeguatezza o di congruita dei prezzi-costo e dei prezzi-ricavo comporta un esame delle condizioni di ambiente che

caratterizzano i diversi mercati in cui le imprese operano.

Considerazioni analoghe valgono per l'accertamento della congruità della rimunerazione del cap. di rischio conferito.

I rischi fondamentalmente sono tre:

1. non ottenere adeguate remunerazioni del capitale

2. non poter smobilizzare il capitale investito

3. perdita del capitale a seguito di una cattiva gestione

L’equilibrio monetario ̀

Per affermare che un’azienda e economica occorre che rimuneri in modo soddisfacente il capitale proprio.

̀ ̀ ̀

—> L’economicita e strettamente correlata al conseguimento dell’equilibrio monetario, ossia alla capacita di far fronte agli impegni

di pagamento. ̀

Le diverse manifestazioni temporali dei costi e ricavi e dei flussi di redditi monetari si traduce in fabbisogno finanziario. E compito

della gestione finanziaria ricercare la copertura di tale fabbisogno, provvedendo alla raccolta dei mezzi finanziari sufficienti per

consentire lo svolgimento dell’azienda.

̀ ̀

Il fluire del tempo e l’elemento cruciale che determina e giustifica la necessita di considerare attentamente il rispetto dell’equilibrio

̀

monetario. Tale vincolo puo spingere l’azienda a ricorrere eccessivamente all’indebitamento pregiudicando il suo equilibrio

reddituale e la sua stessa sopravvivenza.

La “massimizzazione del profitto”

̀ ̀

Il principio di economicita non si identifica con il criterio della massimizzazione del “profitto”. Il principio di economicita non si

identifica con un criterio massimizzante, limitato e rivolto esclusivamente ad una classe di soggetti, quali i conferenti di capitale

proprio. Esso si traduce nel rispetto simultaneo delle condizioni favorevoli al mantenimento e allo sviluppo dell’azienda, intesa

come mezzo per conseguire i complessi fini di istituto.

La struttura dell'azienda, l'ambiente economico, il sistema competitivo

L’ambiente economico e non economico

̀

L’ambiente di un istituto e l’insieme di condizioni e di fenomeni esterni che ne influenzano la struttura e la dinamica.

L’ambiente economico d’azienda si compone di:

26. Mercati: insiemi omogenei di negoziazioni di beni privati, di rischi e di credito di prestiti

27. Strutture di domande e offerte di lavoro, capitale proprio e di beni pubblici

28. Settori, insiemi di aziende con combinazioni economiche simili ed operanti in stessi mercati e strutture di domande ed offerte

29. Politiche economiche, monetarie e finanziarie

̀ ̀

L’ambiente non economico e rilevante per la struttura e la dinamica delle aziende, ed e composto da fenomeni e condizioni come:

̀

sistemi di valori caratterizzanti la collettivita sociale, la normativa giuridica nazionale ed internazionale, stato e dinamica delle

scienze, tecnologie e tecniche, infrastrutture e configurazione fisica e climatica del territorio.

La natura varia delle aziende e del loro ambiente, portano a definire i confini dell’azienda rispetto all’ambiente e all’universo. Tale

̀

confine non e definibile, e per la sua identificazione si ricorre a due criteri complementari:

1. 1º—> la struttura giuridica formale, ossia gli elementi dell’azienda sono stabiliti dalla normativa vigente laddove si definisce il

campo d’azione degli organi di governo economico

2. 2º—> l’influenza, mediante cui i confini si estendono fin dove gli organi di governo economico esercitano un’influenza nei

̀

processi decisionali. I confini dell’azienda sono modificabili e la loro estensione e oggetto delle scelte di governo economico.

̀

La definizione di ambiente puo essere articolata non solo per l’azienda, ma anche per gruppi economici o aggregati ambienti

̀

di insiemi di aziende. L’ambiente aziendale puo essere scomposto in sotto ambienti rilevanti.

I mercati ̀

Un mercato e un complesso dinamico di negoziazioni che riguardano scambi, capitale propri e lavoro ed hanno per oggetto dei

̀

beni che si manifestano con continuita, con caratteri omogenei e con elevata interazione reciproca. 21

—> Si ha un mercato quando molte negoziazioni con oggetto simile sono attuate continuamente e con elevata frequenza da un

certo insieme di aziende. ́

Non tutte le negoziazioni sono qualificabili come mercati, poiche possono risultare casi unici, ossia negoziazioni fuori mercato alle

̀

quali non si possono applicare condizioni omogenee e concorrenti di mercato. Uno stesso bene puo essere negoziato in mercati

distinti, anche in funzione di distinti aziende clienti o per differenti bisogni soddisfatti dallo stesso bene.

I mercati sono complessi dinamici ed i loro caratteri e confini variano nel tempo.

Le categorie di analisi dei mercati sono:

30. la domanda

31. l’offerta

—> sono funzioni di articolati insiemi di variabili. Attraverso l’analisi della domanda e dell’offerta si spiega l’origine, la dinamica ed il

grado di differenziazione delle condizioni tipiche delle negoziazioni che compongono il mercato.

I settori ̀

Un settore e un insieme omogeneo di aziende legate da relazioni di interdipendenza.

Le ricerche che hanno come oggetto lo studio dei settori sono quelle finalizzate ad interventi di politica economica in determinati

settori. L'analisi riguarda:

32. La sua struttura, e in particolare il grado di concentrazione; si intende valutare se la struttura produce distorsioni della

̀

collettivita, se si presentano strutture e comportamenti di monopolio che frenano l’efficienza e l’innovazione e consentono

̀ ̀ ̀

l’applicazione di prezzi-ricavo a livelli piu alti di quelli giudicati equi dalla collettivita. In alcuni casi, l’analisi puo portare ad un

eccessivo frazionamento del settore o si possono provocare eccessive forme di concorrenza.

33. ̀

L’analisi delle interdipendenze settoriali riguarda i flussi di produzione, di consumo e dei mezzi monetari ed e una tipica

analisi dell’economia politica e della politica economica.

34. Un'altra area di utilizzo del concetto di settore è quella dello studio del contesto competitivo delle aziende di produzione che

si concentra l’attenzione sul comportamento competitivo delle aziende che compongono il settore, concorrenti in uno stesso

mercato.

Nell’ambito degli studi del contesto competitivo, particolare importanza ha il modello struttura-comportamento-risultati, tipico delle

analisi economia industriale.

La struttura del settore si analizza secondo

1. il suo grado di concentrazione

2. la struttura dei costi delle aziende

3. il livello delle barriere all’entrata, ossia il livello degli ostacoli che dovrebbero essere superati da un’azienda esterna al settore

per potervi entrare. ̀

Il grado di concentrazione si spiega dalla struttura dei costi che e rilevante quando sono maggiori le economie di scala.

Tipici esempi di struttura-comportamento-risultati sono:

35. la struttura di concorrenza perfetta, dove si presentano bassi livelli di economie di scala, di concentrazione e di

differenziazione dei prodotti; le imprese si concentrano sull’efficienza tecnica ed i prezzi-ricavo sono dettati dal mercato;

36. la struttura di oligopolio non differenziato, dove sono possibili forti economie di scala, le aziende concorrenti sono poche ed

̀

offrono prodotti molto simili e tendono a concordare politiche di prezzi uniformi e quanto piu possibile alti ma limitati che

scoraggino l’ingresso di concorrenti nel settore;

37. la struttura di oligopolio differenziato, dove si presentano alti livelli di economia di scala, di concentrazione e di

̀ ̀

differenziazione dei prodotti, vi sono elevate barriere all’entrata che mantengono basse la competitivita nel settore che e

̀

alimentata dalla pubblicita, dalla ricerca e dallo sviluppo come strumenti per rinnovare la differenziazione dei beni. In

̀ ̀

generale la redditivita e maggiore quanto alte sono le barriere all’entrata, la concentrazione del settore e la differenziazione

dei prodotti.

Il sistema competitivo ̀

Una parte fondamentale dell’ambiente economico delle imprese e rappresentata dal sistema competitivo, uno spazio economico

̀

popolato di clienti, fornitori e concorrenti, dove l’impresa presenta i suoi sistemi di prodotto. Il sistema competitivo e

rappresentabile in termini di aziende e relazioni interaziendali.

̀

La scelta del sistema competitivo nel quale operare e una scelta di governo economico e la sua analisi si realizza attraverso il

modello della concorrenza allargata, dove il termine settore indica le imprese in concorrenza ma anche i clienti, i fornitori, i

potenziali entranti nel settore ed i produttori di beni sostitutivi. In ogni settore la concorrenza non coinvolge solo le imprese

̀

appartenenti allo stesso settore (i concorrenti), ma e allargata ad altre quattro classi di soggetti: i clienti, i fornitori, i potenziali

entranti e i produttori di beni sostitutivi ̀

La concorrenza indica le forze esercitate sulle imprese dalle relazioni di competizione, come: la rivalita tra i concorrenti, il potere

contrattuale dei fornitori, dei clienti, le minacce d’ingresso e di sostituzione.

̀ ̀ ̀ ̀ ̀

La rivalita tra i concorrenti e tanto piu accesa quanto il settore e frammentato, il tasso di crescita della domanda dei prodotti e

̀ ̀

basso, i prodotti sono indifferenziati, i costi fissi e le barriere all’uscita sono elevati, cioe e molto difficile cambiare settore a causa

̀

della specificita degli investimenti effettuati, per i costi di dismissione delle strutture e per i costi degli accordi sindacali. Un’accesa

̀

rivalita implica forti pressioni sui risultati reddituali e sui prezzi.

̀ ̀

Il potere dei clienti e maggiore se si tratta di clienti importanti, se il loro settore e particolarmente concentrato, se sono bassi costi

di passaggio da un fornitore ad un altro e se si dispongono di informazioni approfondite sui beni e sui potenziali entranti; e la

̀ ̀ ̀ ̀

sensibilita al prezzo che dipende dalla sostituibilita dei beni acquistati, dal rapporto costo-qualita e dall’intensita della competizione.

22

̀ ̀

I fornitori hanno un forte potere se il loro settore e piu concentrato di quello della concorrenza, se rappresenta dei potenziali

entranti e se i beni offerti sono specifici. ̀

Le minacce d’ingresso di nuovi concorrenti e di sostituzione rappresentano un freno alla redditivita del settore. Esse dipendono

̀

dalla solidita delle barriere all’entrata e dai suoi determinanti quali:

3. ̀ ̀

il fabbisogno di capitale (e il complesso degli investimenti; se particolarmente elevato puo costituire una barriera all’

entrata)

4. le economie di scala (chi deve entrare nel settore deve farlo con strutture di grandi dimensioni col rischio di avere prezzi non

competitivi)

5. i vantaggi di costo assoluti (derivati dalla favorevole localizzazione degli impianti rispetto a fornitori e clienti)

6. ̀

le differenziazioni dei prodotti (e difficile se si compete con un marchio famoso)

7. ̀ ̀ ̀

l’accesso ai canali distributivi (gli altri hanno gia una posizione consolidata presso canali distributivi; e ancora piu difficile se il

produttore concorrente ha strutture distributive proprie)

8. le politiche pubbliche di regolamento e controllo (nei casi in cui si richiedano licenze, autorizzazioni, brevetti..)

9. rischi di ritorsione da parte dei concorrenti nel settore (come riduzione dei prezzi, investimenti pubblicitari ecc..).

Le minacce di sostituzione. ̀ ́

Come i potenziali entranti, anche i produttori di beni sostitutivi pongono limiti alla redditivita del settore, perche la presenza di tali

̀

beni implica una maggiore sensibilita alla domanda e al prezzo.

̀

Ogni settore puo essere segmentato per raggruppamenti strategici, ovvero per insiemi di imprese concorrenti caratterizzate da

̀

strategie simili cui corrispondono ambienti competitivi ancora piu specifici del settore allargato di riferimento.

Le dinamiche del sistema competitivo

I principali cambiamenti che possono avvenire in un sistema competitivo sono molteplici e si distinguono in:

10. dinamiche congetturali, ossia mutamenti reversibili nel tempo

11. le dinamiche strutturali interne ad un sistema competitivo, ossia i fattori che determinano cambiamenti permanenti

12. ̀

le dinamiche di ricomposizione di piu sistemi competitivi, ossia mutamenti che producono modifiche radicali ai confini dei

sistemi competitivi e la nascita di nuovi.

Le dinamiche strutturali interne ad un sistema competitivo si possono analizzare attraverso le seguenti variabili:

1. Il ciclo di vita: rappresenta l’evoluzione delle vendite di un prodotto o di un settore nel tempo. Introduzione, sviluppo, maturità

e declino

2. ̀

Il grado di concentrazione e di frammentazione: si presenta quando piu imprese concorrenti su uno stesso mercato si

uniscono

3. Il grado di internalizzazione e di esternalizzazione: dove le imprese possono svolgere al proprio “interno” fasi del processo di

produzione economica effettuate prima da fornitori o da clienti mentre al loro “esterno” possono ridurre l’estensione verticale.

4. Il grado di internazionalizzazione: aumenta con l’espansione del raggio d’azione delle imprese

5. Il ciclo di sostituzione: ridurre lo spazio operativo dei concorrenti di un sistema competitivo fino a causare il declino del

̀

sistema con necessita di riconversione

6. Le dinamiche di ricomposizione hanno origine da innovazioni tecnologiche, da applicazioni nuove mediante cui si assiste alla

nascita di nuovi sistemi competitivi. ̀

Il successo strategico delle imprese non e garantito dal solo fatto di operare di un sistema competitivo debole, ma dipende anche

̀

dalle competenze distintive possedute dall’impresa e dalla capacita di utilizzarle e rinnovarle per sollecitare la domanda dei clienti

e per distinguersi dai concorrenti.

Le scelte di estensione verticale e orizzontale

̀

L’estensione delle combinazioni economiche di un’impresa e determinata da scelte che riguardano: la dimensione, l’estensione

̀

interfunzionale, ossia decidere quante e quali funzioni svolgere, l’estensione verticale, ossia il numero e la disomogeneita delle fasi

̀

della produzione svolte e dall’estensione verticale, ossia il numero e la disomogeneita delle aree strategiche d’affari (ASA) nelle

quali si decide di operare. ̀ ̀

Ogni impresa deve decidere quante risorse investire in ciascuna funzione, decidere in merito alla numerosita e alla disomogeneita

̀

delle aree strategiche d’affari nelle quali operare, cioe scegliere il proprio grado di estensione orizzontale.

Queste scelte dipendono soprattutto dalle Economie di raggio d’azione. Esse sono le economie ottenibili grazie all’ampliamento

̀ ̀

della varieta dei beni prodotti, ossia sono i vantaggi economici che conseguono alla gestione congiunta di due o piu aree

strategiche d’affari.

Le strategie di ampliamento della gamma dei prodotti e servizi offerti si dicono strategie di diversificazione, che indicano le

combinazioni economiche che comprendono la realizzazione di prodotti diversi. Per ottenere tali vantaggi occorre che le diverse

̀

attivita produttive utilizzino risorse materiali o immateriali, condividendole ed utilizzandole unitariamente.

̀ ́ ̀

Le risorse materiali presentano il vincolo della capacita produttiva, affinche si realizzino dei vantaggi economici e necessario che

̀

esse abbiano sufficiente capacita produttiva. ̀

Le risorse immateriali, come l’immagine dell’azienda, la creativita, le competenze del personale, il know-how tecnologico e la

̀ ́

conoscenza dei clienti, non presentano limiti di capacita produttiva, poiche possono essere utilizzati all’infinito. Le ragioni per cui

̀ ̀

puo risultare piu conveniente realizzare prodotti diversi piuttosto che realizzarli in due combinazioni autonome risiede nella

̀

possibilita di un migliore sfruttamento delle risorse.

Le economie di scopo sono dovute a: condivisione di elementi materiali della struttura produttiva e di vendita e alla condivisione

delle risorse immateriali. Le economie di scopo possono essere raggiunte anche attraverso accordi ed alleanze fra imprese

differenti, ossia nell’ambito di aggregati interaziendali. 23

̀ ̀

Un’importante decisione economica e la scelta dell’integrazione verticale dell’azienda, ovvero quali attivita svolgere e quali far

svolgere alle altre aziende. ̀

La fase d’internalizzazione e caratterizzata da vantaggi come: la riduzione dei costi di transazione nei confronti dei clienti e

fornitori, s’internalizzano le competenze strategiche e si riduce l’accesso dei concorrenti alle risorse strategiche. Mentre gli

svantaggi sono riconducibili al fatto che si devono investire ingenti capitali per la fase internalizzata, sono probabili diseconomie di

̀ ̀

scala o di saturazione della capacita produttiva e la riduzione della flessibilita strategica avendo investito tutto in una stessa ASA.

̀

Per tali scelte e cruciale l’analisi dei costi di transazione che si sommano ai costi d’acquisto e ai costi di produzione interna nel

determinare i costi totali. La transazione si manifesta quando un bene o un servizio viene trasferito attraverso un’interfaccia

tecnologicamente separata. Per decidere cosa internalizzare ed esternalizzare occorre valutare i costi di realizzazione, di acquisto,

i prezzi di vendita ed i costi di coordinamento interno o esterno. ̀

I costi di coordinamento interno sono rappresentati dal costo della funzione direttiva e cio richiede l’impiego di consistenti risorse

per tenere sotto controllo costi ed efficienza.

̀

Invece esternalizzando le attivita, diminuiscono i costi di coordinamento, ma occorre sostenere costi delle transazioni esterne. Le

́

esternalizzazioni comportano costi, poiche: occorre raccogliere informazioni necessarie sui fornitori, sugli acquirenti, negoziare e

predisporre un contratto per ogni transazione e premunirsi per prevenire comportamenti indesiderati da parte dei contraenti. Gli

̀ ̀

elementi che incidono sui costi di transazione esterna sono: la complessita informativa, che quando aumenta fa si che il mercato

̀

diventi meno trasparente ed aumenta anche il grado d’incertezza sull’esito della transazione; la specificita delle risorse, che si ha

̀ ̀

quando uno o piu contraenti in una transazione devono sostenere dei costi rilevanti per cambiare interlocutore; la possibilita di

comportamenti opportunistici o inadeguati, molti dei costi verrebbero meno se le persone non tendessero a comportarsi in modo

opportunistico, ovvero non tendessero a conseguire i propri interessi a scapito di altri con astuzia ed inganno.

Se non esistessero i comportamenti opportunistici, non sarebbe necessario premunirsi con clausole contrattuali e non vi sarebbero

rischi.

Le scelte di aggregazione interaziendale

Molti istituti includono combinazioni economiche che potrebbero essere svolte in altri istituti. Le relazioni tra gli istituti non sono

solo relazioni di scambio condotte secondo regole di mercato, ma anche delle relazioni nelle quali si condividono scelte di governo

e risultati economici.

Le scelte di aggregazione interaziendale, influenzano la configurazione degli istituti coinvolti. Il fenomeno degli aggregati

̀ ̀

caratterizza tutti i sistemi economici evoluti e nei tempi recenti si e manifestato con particolare intensita coinvolgendo tutti i settori.

Lo sviluppo dei grandi aggregati d’imprese private ha prodotto molti vantaggi per il processo tecnico, economico e civile, e reso

possibile e conveniente le forme di organizzazione economica differenti rispetto ai concorrenti. Il fenomeno degli aggregati

̀

aziendali e condizionato dal progresso tecnologico, dallo sviluppo dei mercati finanziari, dai contesti culturali, giuridici e dalla

sperimentazione di nuovi modelli organizzativi in grado di ridurre i costi di transazione.

Gli aggregati aziendali sono condizioni che facilitano od ostacolano l’aggregazione o che spingano gli aggregati a disaggregarsi.

Le circostanze che spingono l’aggregazione sono: le economie di scala, di raggio d’azione, di transazione, l’integrazione delle

competenze distintive, la condivisione dei rischi e le rendite monopolistiche.

Le Economie di Scala contribuiscono a determinare le aggregazioni di combinazioni economiche e di aziende simili alla ricerca di

dimensioni economicamente convenienti. Molte alleanze tra imprese si realizzano per conquistare nuovi mercati; l’impresa che

dispone di validi prodotti e che vuole aumentare i volumi di vendita si allea con le imprese che hanno clienti e canali commerciali ai

quali i prodotti potrebbero essere destinati. Molte si aggregano in reti franchising per realizzare grandi dimensioni e sfruttare le

economie di scala e di replicazione. ̀disomogenee.

Le Economie di Raggio d’Azione spingono l’aggregazione di attivita

Le economie di transazione, si manifestano quando si aggregano combinazioni economiche o aziende interdipendenti ed i costi di

gestione siano minori rispetto a quelli che si sosterrebbero nel caso contrario. Per realizzare una combinazione economica,

̀ ̀

occorre combinare le competenze distintive di diverse imprese, cio puo avviene con forme di aggregazione molto differenti che

originano la fusione d’imprese con varie competenze e la formazione di joint-ventures dove convergono solo le competenze che

devono essere combinate. ̀ ̀

La condivisione dei rischi tra piu imprese puo diventare un fattore di aggregazione quando si avviano progetti innovativi, ed un

̀

eventuale esito negativo puo avere gravi ripercussioni sull’ economia.

Le rendite monopolistiche, ossia accordi, contratti a lungo termine, acquisizioni e fusioni ̀ ̀

Altre forze aggreganti sono: le reti di relazioni sociali, l’orientamento al dominio e le relazioni di solidarieta e di affinita politica.

Nei sistemi economici agiscono anche forze contrarie all’aggregazione come: l’ultracomplessità

organizzativa, il fabbisogno di differenziazione degli orientamenti manageriali, il rischio di erosione delle conoscenze e delle

competenze distintive e la separazione dei rischi.

Formando aggregati aziendali s’internalizzano le transazioni con vari strumenti di coordinamento e comportano un elevato livello di

̀

complessita organizzativa dell’aggregato. Il fabbisogno di differenziazione degli ordinamenti manageriali consiste nell’esigenza di

̀

gestire combinazioni economiche il cui successo e basato su leve competitive e differenti.

—> Altre forze disaggreganti sono: l’orientamento all’indipendenza e alla competizione e le divergenze di valori e d’interessi.

Esistono anche dei fattori ambientali che possono giocare a favore o a sfavore degli aggregati aziendali, come: i sistemi di

comunicazione e di trasporto, il mercato dei capitali, la normativa economica e la cultura economica e politica prevalente.

̀ ́

Il formarsi di ampi aggregati aziendali e agevolato da estesi ed efficienti sistemi di comunicazione e di trasporto, poiche spesso gli

̀

aggregati operano su aree geografiche molto estese in termini di mercato di acquisto e di vendita e di localizzazione delle unita

operative di trasformazione tecnica e di commercializzazione.

̀

Il livello di efficienza del mercato dei capitali puo essere il fattore dominante in senso positivo o negativo, la trasparenza del

mercato dei capitali agevolano od ostacolano alcune forme di operazioni di aggregazione o disaggregazione. La normativa che 24

̀ ́

regola i sistemi economici e la variabile determinante in questo contesto, poiche talvolta certi aggregati sono costruiti

esclusivamente per fruire dei vantaggi offerti e concessi dalla normativa civile e fiscale.

Gli aggregati che si configurano possono essere: gruppi economici, associazioni formali ed informali di aziende ed aggregati

intraziendali.

I gruppi economici sono: gruppi privati e pubblici di aziende di produzione, joint-ventures e gruppi di gestioni patrimoniali familiari.

̀

Si ha un gruppo economico quando piu combinazioni di produzione sono istituite e rette da un unico soggetto economico che ha la

̀ ̀

potesta di governo economico. Possono venirsi a creare gruppi con strutture molto varie: con o senza societa capogruppo detta

̀

holding, e con funzioni differenti. Una forma particolare di gruppo economico si ha quando due o piu aziende danno vita ad una

combinazione economica congiunta mantenendo, in maniera autonoma, anche le altre combinazioni economiche, ossia la joint-

ventures.

Le associazioni formali di aziende sono composte da: consorzi, cartelli, associazioni franchising, licenze, concessioni, le

associazioni in accordi quadro, di categoria e di aziende di consumo.

̀ ̀

• Un consorzio e un aggregato costituito da piu aziende che si aggregano per svolgere in comune una coordinazione parziale.

̀

• Un cartello e un insieme di aziende che si associano per l’elaborazione e l’attuazione di politiche e programmi comuni atti a

ridurre la competizione. Sono composti da aziende concorrenti o potenziali con prodotti scarsamente differenziati.

• Gli aggregati di franchising composti da un’azienda centrale detta franchisor e da aziende ad essa collegate dette franchisee.

L’azienda centrale trasferisce alle associate il diritto d’uso di un marchio comune ed un insieme di conoscenze tecniche,

̀

organizzative e gestionali, mentre le aziende associate s’impegnano a rispettare le modalita di svolgimento delle combinazioni

economiche stabilite dall’azienda centrale in modo che i beni prodotti e venduti da ciascuna associata presentino caratteri uniformi

̀

e costanti di elevata qualita.

• Tra le aziende in rapporti di fornitura si possono costruire aggregati formali mediante la stipulazione di accordi quadro, dove si

̀

definiscono le modalita di svolgimento delle operazioni interne delle aziende in relazione di scambio.

Fra le associazioni informali di aziende distinguiamo: le reti di subfornitura, le costellazioni di aziende, i distretti e le intense

informali.

• Le reti di subfornitura sono composte da un’azienda principale con combinazioni economiche esternalizzate e da aziende

̀ ̀

fornitrici dove gran parte della loro attivita economica trova sbocco nel rapporto di fornitura che si svolge secondo le modalita

determinate dall’azienda principale. ̀

• Le costellazioni di aziende si concretizzano quando l’aggregato e composto da un numero ridotto di aziende di dimensioni

omogenee e con combinazioni economiche complementari che risultano relativamente autonome ed integrate fra di loro.

̀

• Il distretto e costituito da imprese connesse da relazioni di mercato e settore e localizzate in una stessa area geografica; le

intense informali si attuano in varie relazioni interaziendali.

̀ ̀

Gli aggregati intraziendali sono pluralita di combinazioni economiche aggregate in una stessa entita giuridica. Le forme ricorrenti

̀ ̀

sono: aziende multiunita, con piu stabilimenti, filiali ed uffici; aziende integrate verticalmente e diversificate. Gli aggregati aziendali

̀ ̀

sono realta dinamiche che attraversano fasi di preparazione, formazione, evoluzione, trasformazione ed eventuale cessazione, cio

̀

puo accadere per ragioni economiche, tecniche e sociali.

Le scelte di standardizzazione e di dimensione

La capacità produttiva

Esistono dei settori nei quali le imprese sono tutte di grandi dimensioni, invece in altri convivono e competono imprese di

dimensioni molto diverse. Per alcune attività la dimensione dell'azienda sembra essere determinante mentre per altri la

dimensione non è la determinante principale del successo.

Scelte di dimensionamento—> quando si parla di esse si fa riferimento ad una grandezza aziendale che è chiamata capacità

produttiva CP.

CP: numero massimo di unità di output producibili in un certo intervallo di tempo e date certe condizioni operative.

Tuttavia non è detto che i programmi di utilizzo aziendale prevedano l'uso di tutta la capacità disponibile.

Per misurare quanto la produzione effettiva utilizzi la potenzialità produttiva teorica:

PRODUZIONE EFFETTIVA

---------------------------------------X100

CP

Solitamente nel linguaggio corrente, s'identifica la CP di un'azienda con la sua cap di produrre il bene destinato al mercato; in

realtà le aziende non sono composte solo dagli impianti produttivi e la produzione del bene rivolto al mercato richiede il contributo

di altre unità aziendali.

—> una delle competenze richieste a chi deve gestire l'azienda è proprio saper coordinare e bilanciare le diverse capacità

produttive delle attività affinché la cap complessiva dell'azienda sia la sintesi più conveniente delle diverse cap produttive delle

unità aziendali e si riducano al minimo gli sprechi.

Se esiste un'unità aziendale che ha una cp inferiore alle altre unità (collo di bottiglia), la cp complessiva risente della cp più bassa.

Il collo può essere frutto di errori di dimensionamento. In ogni caso rappresenta il vincolo allo sfruttamento delle potenzialità degli

altri reparti o delle altre attività e frena tutte le attività aziendali. 25


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

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