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poiché adempia è necessaria che la volontà venga cristallizzata nella forma della

legge, ciò fa sì che chi deve adempiere possa adempiere attraverso questa formula

(art. 1134).

Le norme risuonano in contesti diversi a seconda dei diversi contesti.

Giacomo Venezian, civilista di alto profilo, scrive:

“la fortuna del codice (napoleonico) è stata, ch’essi non hanno voluto tradurre in

legge le loro teorie; che si sono astenuti da ogni determinazione di concetti, da

ogni formulazione dei principi; e non hanno adoperato lo stesso strumento delle

definizioni, se non per delimitare il campo, in cui concrete norme dovevano aver

autorità. Il legislatore s’è staccato dal giurista, non ha guardato oltre l’obiettivo

della norma che dettava; (…) È avvenuto così che lungi dal favorire un

cristalizzamento del diritto, il codice francese in tanta parte si prestasse

da un progressivo adattamento della disciplina giuridica a mutate

condizioni sociali, anche senza bisogno dell’intervento legislativo. “

L’idea che il diritto sia sempre chiaro, preciso, perfetto rientra nelle utopie dei

giuristi che si sono definiti positivisti.

PREMESSA

Alto medioevo inizia con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente;

 Basso medioevoinizia con la rivoluzione politica economica dell’undicesimo

 secolo.

Il medioevo termina con la scoperta dell’America, da lì inizia l’età moderna, la quale

termina con il congresso di Vienna. Inizia l’età moderna contemporanea.

Medioevo del diritto: dal XII al diciannovesimo secolo; dal diciannovesimo secolo età della

legge. ORDINE GIURIDICO MEDIEVALE XII-XV SEC.

Ordine giuridico medievale, ossia ciò che contraddistingue l’età d’oro del diritto

giurisprudenziale, dal XII al XV, che corrisponde ad una precisa idea del rapporto tra

centro e periferia del potere e concepisce una stessa idea di persona, all’interno della

società fino all’età dell’umanesimo.

È una società caratterizzata da questi elementi:

società omogenea

 valori ben determinati

 universo mentale ben definito

 idea di ordine

 singolo individuo

 perfetta collocazione all’interno della società

 età delle corporazioni: universalismonaturale che vi siano una pluralità di diritti in

 capo alle persone; presenza di un papa e di un imperatore, che hanno lo stesso

fine, ossia garantire la salvezza, società come comunità.

Dal XII al XV il sovrano si sente depositario e custode del diritto, non gli verrebbe mai in

mente di monopolizzare l’ordinamento.

Esistono più diritti che possono variare orizzontalmente oppure verticalmente, un diritto

per i commercianti e non, un diritto per gli ecclesiastici e non.

Nell’epoca del liberismo non vi era un unico diritto: pluralismo concepito come

particolarismo.

Il diritto giurisprudenziale è ad esempio il diritto romano. Il diritto giurisprudenziale è quel

diritto che affida il suo sviluppo ad un ceto di giuristi quali hanno l’autorità/il potere

(autorevolezza) di far accogliere la loro interpretazione come legge.

Ciò che è vincolante per i consociati è appunto l’interpretazione che hanno fatto i giuristi.

(USA, Gran Bretagna, India, Sud Africa, San Marino, Navatadiritto giurisprudenziale)

1088 nascita della prima università a Bologna, si insegna il diritto, la società ha bisogno

del diritto.

Il diritto romano è uno dei tanti fili che compongono l’ordinamento, insieme al diritto

canonico, il diritto dei mercati, le fonti, le leggi territoriali.

Il diritto si affida ai giuristi. La società si riconosce nei propri giuristi. Il diritto si identifica

in Inghilterra con quel giudice, quel giurista. Centralità della figura del giurista.

ALLA RICERCA DI UN NUOVO ORDINE

Dal XVI al XVIII la società entra in crisi, non il diritto, è l’età del rinascimento,

dell’umanesimo.

La società comincia ad essere stretta nelle mani del comunismo, sperimenta vie nuove.

Il diritto comincia ad essere percepito come voluminoso, di pari passo con le scoperte

scientifiche (chimiche), prende idea che possa essere percepito in modo geometrico

l’ordinamento.

Ius rationalisti diritto uguale per tutti i popoli, basato sul diritto naturale, uomini

razionali. Principi che sono conosciuti e conoscibili da tutti, per ricavare attraverso la

deduzione le regole particolari.

La massima secondo la quale non bisogna appropriarsi del diritto altrui, costituisce il

pilastro del diritto di proprietà dell’epoca di Giustiniano.

È possibile fondare un diritto comune basato sulla ragione, questo obiettivo nasce da

superare in Europa il periodo delle guerre, che termina con la pace di Westfalia. I giuristi

sono alla ricerca di un nuovo ordinamento giuridico, il sovrano comincia a diventare

anche legislatore da una parte si ritiene ancora custode.

Si comincia a pensare che il diritto è di proprietà del sovrano, accanto al diritto vi è la

legge (espressione della volontà del sovrano).

Presenza dell’Illuminismo, forza che imprime un ‘accelerazione verso l’ordine legale. Il

giurista diventa il nemico dell’ordinamento, il nemico della società.

LA FORMAZIONE DEL DIRITTO EUROPEO – PREMESSA ALTO MEDIEVALE

Tre momenti:

1) Nel 1100 viene riscoperto il corpus iuris che viene letto con l’occhio del presente, i

giuristi lo attualizzano sul loro presente: non hanno una concezione della storia, ma

lo leggono così come deve essere applicato a quella società.

L’analisi del corpus iuris fa sì che l’interpretazione del corpus iuris si sostituisce al

testo stesso, nasce così il diritto giurisprudenziale.

Nel diritto giurisprudenziale inglese i giuristi inglesi distinguono il caso presente dal

caso passato.

Dal 1100 al 1400diritto giurisprudenziale tendenzialmente dottrinale, i docenti

universitari sono i giuristi che interpretano il corpus iuris.

Società compatta, omogenea; esistono una pluralità di diritti sul territorio ed in

capo ai soggetti.

2) La società è entrata in crisi per mano di un diritto giurisprudenziale: il sovrano

decide di puntare anche sulla giurisdizione, sui grandi tribunali.

Tra il 1500 ed il 1700 i giuristi di punta non si trovano all’interno dei tribunali, ma il

giudice ha il monopolio del grande tribunale, si pone all’apice dell’attività

giudiziaria.

Sempre in questo periodo vi sono nuove tendenze umanesimo= che è un

umanesimo giuridico, giusrazionalismo.

Prende corpo l’idea che il sovrano è colui che dirige la società secondo la sua

volontà, la legge del sovrano però non si sostituisce al diritto. Si affianca il diritto

legale dei sovrani. Giusrazionalistiesiste diritto naturale e diritto positivo=duo.

Illuministic’è una sola legge= mono.

In Francia il sovrano si mostrerà sordo rispetto alle istanze che provengono dagli

illuministi.

Età dei codici civilisti.

3) Dal 1800 fino al 1950 si assiste ad un’identificazione del diritto nella sola legge

statuale, non c’è spazio per la consuetudine. Tutto può essere concluso all’interno

di un codice.

Dal 1950 entra in funzione la corte costituzionale, la percezione di un diritto più

complesso è destinata a sgretolarsi.

Accanto alle fonti nazionali si vengono a porre naturalmente le fonti della

legislazione europea e la giurisprudenza delle corti europee (simile al 1200-1300:

nessuno contesta che accanto al diritto nazionale si pone il diritto dell’unione

europea, neppure che nell’ambito dei traffici e delle vendite siano concorrenti i

diritti).

L’immagine del giurista ha acquistato prestigio. Si vede ancora una volta il ruolo

del giurista, egli svolge anche un ruolo di eccessiva prudenza che dovrebbe

svolgere la politica. l giurista storico nota che il diritto viene percepito in maniera

soggettiva iperindividualismo, ossia una pretesa del singolo

soggetto=dimenticare che si vive all’interno di una comunità. Sbiadita l’idea che il

diritto è anche osservanza, dovere. Accanto al diritto dell’iperindividualismo nasce

la necessità di affiancare il diritto di tutelare alcuni beni come patrimonio comune.

“Cesare fui e son Giustiniano…” (Giustiniano ritratto da Dante in questo modo)

Viene promulgato il corpus iuris in italiano nel 544, quando Giustiniano vuole restaurare

l’Impero d’Occidente, caduto nel 476 d.C., presenza bizantina in Italia.

L’impero d’occidente è stato per un secolo convivente pacificamente con i barbari che

premevano sui confini dell’impero che diventano milizie dell’impero.

Successivamente i barbari irrompono e si hanno due momenti di scontro.

Giustiniano interviene instaurando l’impero con le leggi e con le armi: il corpus iuris

rappresenta la consolidazione di 6 secoli di diritto giuridico.

Il diritto romano anche se è stato mutilato, raccolto, selezionato ci sono stati più giuristi

incaricati di raccogliere il corpus iuris, in alcuni parti di cristianizzazione, orientalizzazione

del diritto.

Ci sono i frammenti dei giuristi (Teofilo, Doroteo: hanno letto 2000 libri) che ne hanno

accolto il 5%.

Il diritto del corpus iuris è fatto di vecchio e di nuovo.

Il diritto romano è un diritto:

Consuetudinario

 Orale, che nasce dal basso

 Un diritto giurisprudenziale per eccellenza, anche se ad un certo punto ha accolto il

 digesto (50 volumi) che vengono ossificati all’interno di un testo opera di dottrina

che diventa legge.

Si rovescia dal caso alla legge prima per il corpus iuris dalla regola al caso.

Accanto al corpus iuris vi è il codice che contiene le costituzionali imperiali.

Il diritto romano ha bisogno della certezza del diritto, ogni diritto giurisprudenziale ha

bisogno di certezza, ossia il rispetto tendenziale della prassi, i giudici partiranno da casi

simili: da sentenze che verranno poi analizzate. Anche il quando il diritto

giurisprudenziale è dottrinale necessita di certezza.

426 d.C.legge delle citazioni: tribunale dei morti in giudizio deve prevalere il giudizio

dei giuristi papiniano, ecc., in caso di incertezza bisogna prevalere quello di papiniano.

Certezza endogiurisprudenziale.

Comincia anche a prendere forma l’ideale legislativo romano: l’impero si basa sulle

costituzioni imperiali.

438 d.C. Codex Theodosianus, prima raccolta di costituzioni imperiali.

Digesto (533) espressione della dottrina romana accanto la raccolta delle costituzioni.

Istituzioni, pubblicate nel medesimo anno del Digesto.

All’interno c’è qualcosa sulla presenza del cristianesimo nel corpus iuris secondo cui i figli

maschi vengono paragonati alle sorelle (novella 118): influenza del cristianesimo.

Molti aspetti provengono dal diritto greco: principio della pubblicità dell’ipoteca. La

caparra che consente di recedere dalla proprietà di compravendita proviene dal diritto

greco/orientale.

Il corpus iuris viene applicato in quelle parti che sono rimaste a Bisanzio.

Quando i barbari irrompono nell’impero vi sono due momenti:

1) Incontro i barbari vengono a contatto con la latinità e decidono di farne parte

(ostrogoti in Italia).

Prima generazione: regni romano-barbarici. Parte delle terre vengono acquisite, ma

altre lasciate ai romani. Una sorta di separazione, ma non esclusione dei romani.

Vengono emanate leggi romano-barbariche. Abbiamo regni romano-barbarici.

2) seconda generazione (meta del VI secolo): vi è lo scontro ed i maggiorenti romani

vengono sterminati.

Non ci sono più giuristi in grado di leggere il corpus iuris, imbarbarimento culturale

della società. Nuova fase in cui la cultura sprofonda, ma garantita unicamente

dalla chiesa.

Diritto come primato dello spirito umano= chiesa, papato, monachesimo secondo diverse

regole, azioni dei vescovidepositari del diritto di Roma, regolare i rapporti avendo la

dignità umana come strumento.

Nell’Europa alto medievale nasce il concetto di Europa in senso moderno: frutto della

storia.

I longobardi irrompono da conquistatori, le città furono spopolate, i conventi demoliti

(Papa Gregorio Magno).

Regni barbarici. I LONGOBARDI

568 d.C.

Società guerriera: Kriegerkultur

Rimangono per due secoli e lentamente le uve bianche e rosse si fondono, nasce l’etnia

germanica e l’etnia latina: Età del disgelo.

Società divisa in liberi, semiliberi e servi, società della guerra. Una società che usa il

duello come strumento.

La vendetta rischia di disgregare completamente la società longobarda, allora proprio per

far fronte al problema della vendetta e far fronte alla circostanza che i longobardi si

comportano in continua guerra fra loro nello stesso popolo. Periodo dell’anarchia.

22 novembre 643 d.C, Editto di Rotari:

Viene creato a Pavia, un proprio regno. L’Editto contiene: famiglia barbarica e la capacità

di agire.

Le cose cambiano nel momento dell’arrivo del re Rotari che decide di legiferare: i

longobardi scoprono il diritto.

La circostanza sorprendente è che viene redatta in un latino rudimentale che ha un suo

fascino che colpisce. È la chiesa che suggerisce a Rotari di utilizzare il latino.

Chiesa della tolleranza, una chiesa che si abbassa al livello del barbaro per fargli capire

che il diritto è un valore. I barbari lo capiscono fino ad un certo punto.

Esprime l’etos e la mentalità del longobardo.

Rotari decide di legiferare questo organo legislativo perché è mosso da due obiettivi:

preservare lo stato longobardo con capitale pavia;

 redigere le consuetudini del popolo longobardo (consuetudini orali attraverso il

 canto).

Launegildo: conosciamo attraverso l’editto l’interno universo dei longobardi. È un diritto

arcaico, ha bisogno ancora di elementi materiali nella vendita, andare lungo i confini.

Ormai con i longobardi tutti gli elementi propri del diritto romano sono spazzati, si ritorna

al diritto dell’infanzia di un popolo.

I destinatari del diritto longobardo sono esclusivamente i longobardi.

La vendetta si supera impedendo l’instaurarsi della stessa e prevedendo il rimborso.

Ogni uomo ha un suo valore economico il prezzo dell’uomo: Wergeld.

L’intera legislazione longobarda ruota dentro questa idea centrale: il corpo di ogni

individuo ha un valore quantificabile in termini economici a seconda dello status.

Risarcimento pieno al guerrieroarimanno: capo guerriero che vi è all’interno di

 ogni famiglia, deve difendere sé stesso, la famiglia e poi il popolo longobardo;

Aldo ialtimetà risarcimento;

 Gli schiavi/i servinon hanno diritto ad un risarcimento;

 Le donneconsiderate unicamente come generatrici di guerrieri;

 Uomini senza braccia o con problemivalgono meno.

La capacità guerriera si presume quando si raggiunge un’età con la quale si ha la

capacità di guerreggiare, ossia 12 anni=uomo adulto perché sa agire e sa difendersi.

Con i colpi di spada sugli scudi vi era il passaggio da bambino a uomo.

Perché il Wegeld rappresenta comunque un momento di svolta nell’esperienza giuridica

longobarda?

La società barbarica esce dalla foresta, scopre a modo suo il diritto ed impedisce che la

vendetta possa distruggere l’intero popolo longobardo. La rozzezza sembra compiacersi

quando bisogna intendere la rottura delle ossa del cranio:

“Se qualcuno ferisce una altro alla testa, tanto da rompergli le ossa, paghi una

composizione di 12 solidi per un osso; se sono due, paghi una composizione di 24 solidi

(…)

E risulti tale il singolo osso che battendo sopra uno scudo per la strada risuoni alla

distanza di 12 piedi; questa misura sia calcolata con sicurezza in base al piede di un

uomo di media statura e non in base alla mano.”

“Se qualcuno fa cadere ad un altro un dente di quelli che si vedono quando si ride, dia

per un dente 16 solidi; se si tratta di due o più (denti) (…) “

La famiglia barbarica è corazzata di ferro, la capacità di agire si assume all’età di 12 anni.

Gli incapaci di agire non sono capaci di guerreggiare e sono: i servi, gli anziani, le donne, i

guerrieri malati.

La donna è sottoposta ad una sorta di tutela perpetua, i servi sono un oggetto al servizio.

Per quanto riguarda la proprietà: è arcaica, non compiono una distinzione tra proprietà,

possesso e detenzione.

La proprietà si trasferisce per uso di certe formule o simboli; il diritto processuale viene

garantito da Dio, nel senso che il giudice è presenta ma è colui che deve decidere se

deferire il giuramento o deferire il duello (è Dio che decide).

ETÀ DEL DISGELO

I longobardi erano cristiani che avevano seguito il pensiero di ario, tendente a negare la

natura divina di Cristo.

Lentamente la Chiesa riesce a passare dall’arianesimo al cattolicesimo, Re Liutprando

(713-744): legifera la sua legislazione con questa intitolazione “escellentissimus

christianus langobardorum rex”.

I longobardi sono diventati contadini, artigiani, mercanti non sono più gli stessi.

Il romano viene equiparato al longobardo.

La circostanza che i longobardi abbiano cambiato il loro modo di vestire significa che si

sono fusi, il vestimentum era considerato come strumento di riconoscibilità della stirpe e

dell’etnia per un ovvio motivo nel momento dello scontro. Sempre in divisa per essere

riconosciuti gli uni dagli altri.

I destinatari degli editti sono anche i romani, tutti i sudditi del regno.

La capacità di agire viene innalzata a 18 anni, non si identifica più nelle armi.

Nella legislazione longobarda si fa riferimento al carcere (pene detentive) i longobardi

sono ormai insediati per sempre sul territorio.

Presenza della Chiesa, il matrimonio non è affare tra famiglie, ma si tende a dare

rilevanza alla decisione della sposa. Continua acculturazione, pazienza da parte della

Chiesa.

Art. 118: LEGGE DEL XIX ANNO DEL REGNO DI LIUTPRANDO

“Siamo insicuri riguardo il giudizio di Dio e abbiamo sentito che molti hanno

ingiustamente perso la loro causa in duello, ma per la consuetudine della nostra stirpe

dei Longobardi non possiamo vietare questa legge”

Quando viene scoperto il diritto nel 568 d.C., il fulcro della società è nella forza.

Nell’editto di Rotari si impedisce la faida, la vendetta: vi è il risarcimento del danno.

La donna è soggetta della tutela del proprio padre, marito o fratello.

Cristianizzazione: concepire il concetto dell’importanza del diritto.

Il giudice doveva deferire il mezzo di prova: il giuramento ed il duello giudiziario.

Dio fa vincere colui che ha ragione, Dio sa chi ha ragione e chi torto e quindi agisce

dall’alto facendo vincere colui che ha ragione.

Il giuramento non viene utilizzato come se fosse uno strumento inutile, perché nella

mentalità dell’uomo medievale abbiamo: spergiurare, ossia condannare sé stessi ad una

morte certa.

Senza Carlo magno non avremmo mai avuto un’Europa, grazie ad egli si assiste ad una

culturalizzazione della società. Con Carlo si assiste ad una pluralità di popoli di diversa

lingua ma stessa fede, Europa prodotto della storia: della volontà e dell’intelligenza

umana.

Tra l’ottavo e il decimo secolo, germanesimo e romani tendono a fondersi in un'unica

civiltà.

La chiesa continua ad essere l’unica depositaria del sapere della civiltà.

Il cristianesimo porta avanti l’idea del primato dello spirito umano, vangelo e diritto

romano penetrano sotto la corazza barbarica. Anche nel periodo carolingio ciò continua.

Popoli organizzati dal medesimo ordinamento istituzionale, ossia quello carolingio:

abbiamo funzionari stabili ed itineranti.

Carlo magno definito padre dell’Europa, il suo è un impero sacro voluto da Dio.

Nell’Ottocento viene incoronato imperatore.

Dà avvio alla cultura ad Aquisgrana viene fondata la scuola palatina attraverso lo studio

delle arti liberali (arti del trivio e del quadrivio; arti del trivio ambito dell’insegnamento

della retorica, viene insegnato qualcosa intorno al diritto).

Si scopre l’importanza del corpus iuris e si decide di insegnarlo (Alcuino di York, Paolo

Diacono, Eginardo sono teste forti dell’impero carolingio).

Paolo Diacono scrive la storia dei longobardi, lo si apprende dalla storia che Diacono fa

quando i Longobardi sono vinti.

Tutti vengono accolti da Carlo Magno poiché si assiste ad una fusione di popoli.

Il latino diventa la lingua dell’impero, un tipo unico di scrittura: tutto l’impero è in grado

di scrivere secondo una scrittura.

Versione ufficiale della Bibbia, si evitano possibili eresie.

Programma scolastico identico per tutto l’impero.

Impone l’obbligo del giuramento a tutti i maschi che raggiungono i dodici anni.

Il governo del territorio organizzato da conti (operazioni giudiziarie, militari) ed i missi

dominici che a due a due controllavano, al termine della loro ispezione scrivono un vero e

proprio rapporto.

La legislazione: i capitolari.

Il giurista avrà la cultura del maestro di arti liberali (scoprire la mentalità del giurista, con

quali strumenti legge il corpus iuris, come leggeva i manuali).

Dal momento dello sfaldamento dell’impero carolingio abbiamo tre aree:

Francese

 Tedesca

 Italiana (in mezzo)

Lo stato si arretra: il potere viene assicurato dalle signorie rurali e territoriali oppure dalle

signorie vescovili.

Il rapporto feudale emerge come modello eminente delle relazioni politiche. Legame

personale bilaterale di soggetti di diversa posizione sociale.

Nei rapporti feudali vi è l’atto di vassallaggio: si dichiara di essere fedele per sempre ed il

crimine massimo che viene concepito è la fellonia, ossia essere mancato alla propria

fedeltà.

In cambio di questa fedeltà ottiene il beneficium che può essere un bene/terreno, ma

potrebbe essere anche del denaro o di una carica all’interno della signoria.

Il feudo si identifica con il terreno, questo territorio deve tornare nelle mani del padrone.

Diritto di usare, ma non di disporre del feudo: non si può alienare, non si può trasmettere

in successione ai propri figli.

Successivamente questa disciplina viene superata prima nell’877 il Re ammette che può

essere dato ai figli in successione, nel 1037 i feudi diventano dei beni che possono

circolare liberamente: patrimonializzazione del feudo, può essere alienato.

Il feudo è il grande patrimonio che è in mano di pochi che può circolare liberamente.

La consuetudine per i longobardi era intesa come la consuetudine del proprio popolo:

principio di personalità.

Tra il decimo e l’undicesimo secolo nascono le consuetudini come fatto normativo che

hanno valore territoriale: principio che si ritiene doveroso. Si assiste a una pluralità di

consuetudini territoriali tutte diverse.

L’età feudale finisce con la Rivoluzione Francese, in Italia con Napoleone.

Dal XVIII secolo in poi l’Universalismo viene percepito come diversità. Vi è la necessità

che vi sia un’unica legge poiché è unica la lingua.

I notai, quelli che redigono gli atti pubblici, non sono notai veri e propri poiché non hanno

quella preparazione di oggi e non vengono considerati giuristi veri e propri.

La loro cultura è complessa: circolano dei manoscritti di diritto romano, dei formulari

notarili romani dove si individuano delle formule relative ad alcuni negozi (donazione,

compravendita, testamento, permuta), ma non li comprendono fino in fondo.

Vi sono alcuni notai che capiscono ciò che riguarda un determinato contratto (es.

testamento) ed altri che fanno mix (permuta-donazione).

A partire da questo momento storico si assiste ad un elevato cambiamento culturale dei

notai (scriptores): i documenti notarili ci testimoniano, in questa epoca storica, che

qualcosa sta cambiando in ordine al territorio.

Dopo l’anno 1000 si assiste ad una agricoltura che si intensifica, cambia il paesaggio,

vengono piantati gli ulivi: nascono i contratti agrari.

La società europea si sta ripopolando, non ci sono carestie; Rivoluzione economica e

sociale dell’undicesimo secolo. In questo periodo attraverso i placiti conosciamo le

diverse avvertenze che devono essere risolte dai giudici, che sono in realtà uomini di

giustizia.

“Se furono giuristi non lo furono in un senso che ci è familiare, non come uomini di legge

ma come uomini della giustizia.”

(M. Bellomo)

I giudici si riferivano alle consuetudini territoriali che nascevano, si sviluppavano ma

venivano tramandate ancora oralmente.

Inquisitio per testes: veniva sospeso il processo ed il giudice chiedeva ad alcuni

testimonianziani, in quanto sono coloro che hanno memoria delle consuetudini.

Si utilizza il diritto romano per rispondere al bisogno di effettività della società.

Vi sono le consuetudini territoriali e quelle feudali.

ORDINE GIURIDICO MEDIEVALE (XII-XV SECOLO)

Per capire questa epoca storica: ordo-ordinare-ordinatio.

Società complessa: il ruolo principale del giurista è quello di ordinare, comporre le

diversità, far vivere in maniera armonica le diversità. Il giurista come mediatore.

Dare un ordine che è preesistente.

Con l’età moderna (a partire dal 500) si va alla ricerca di un nuovo ordine, un ordine

voluto dal sovrano (macrodifferenza). Il ruolo del giurista cambierà.

A Pavia nasce una scuola dove si risolvono i problemi di diritto internazionale privato.

Nel furto: in alcuni casi era prevista l’ammenda, in altri una sanzione.

Se non si stabilisce il diritto da applicare, i giuristi affermano che si deve applicare il

diritto romano.

Expositio ad Librum papiense (1070): commento alla legislazione longobarda, in caso di

lacune si applicava il diritto romano. Comincia a circolare il diritto romano, ossia

volgarizzazioni del codice, delle istituzioni e delle novelle. Lo si studia nella retorica.

Nascono i comuni italiani: società diversa dalla società carolingia e del nono/decimo

secolo.

Nel 1016 il vescovo Adalberon di Laòn scrive un’operetta nella quale si vuole visualizzare

la società, vi sono coloro che pregano, laboratores (contadini), bellatores (guerrieri).

Società dei tre ordini. Accanto ad essi vi sono le figure tipiche di una società nuova che si

commercianti, mercanti, coloro che prestano denaro, artisti, medici.

trovano nelle città:

“Nelle comunità urbane del secolo XII, nelle città che si ingrandiscono rapidamente per la

moltiplicazione della popolazione residente e per l’ampliamento degli spazi abitati, si

formano esigenze che sono connaturate con la crescita economica, con la

specializzazione del mercato, con l’intensificazione delle relazioni intersoggettive, con le

nuove forme del potere politico.

È in queste comunità che si avverte la richiesta di modelli teorici e di strumenti pratici più

adeguati rispetto a quelli espressi dal mondo signorile, feudale, rurale”

(M. Bellomo)

La consuetudine fattuale e particolaristica non bastava più. La società è pronta per

utilizzare il Corpus Iuris, il digesto.

Pepo (accrescitivo di Giuseppe) è il primo maestro di arti liberali che non si firma come

maestro, ma legis doctor (colui che insegna il diritto). Egli vince una causa perché allega

il diritto romano, ossia il digesto: documento più difficile, squaderna il manoscritto.

Irnerio si trova di fronte a numerosi manoscritti.

Il corpus iuris che si sta riscoprendo è un libro che rappresenta la giustizia, un libro che

non ha tempo che si adatta in qualsiasi contesto. Giustizia rivelata da Dio. Bisognava

separare ciò che erano sintesi del corpus iuris da quello vero e proprio.

L’Europa è stata dissodata in maniera massiccia, il paesaggio cambia. C’è bisogno di

giuristi che diano delle regole, una disciplina ordinante. La permuta, il baratto, non basta

più. Il mercato esige qualcosa di diverso.

Nasce la cambiale come titolo di credito astratto, i giuristi non fanno altro che ordinare

una serie di principi espressi attraverso consuetudini che devono passare attraverso “i

lacci” del diritto.

Irnerio viene scomunicato perché aveva dato un suo parere a favore di un antipapa.

Egli insegna esclusivamente il diritto e riscopre il Corpus Iuris. Il primo compito di Irnerio

è quello di ricostruire il mosaico del corpus iuris pezzo dopo pezzo.

Di fronte alle novelle ne accoglie solo una parte perché una parte di queste nuove

costituzioni procedeva per oggetto mentre l’altra cronologicamente e ritiene che una

delle due non sia veramente diritto romano e la scarta.

La riscoperta è importante per la cultura medievale perché è una cultura del libro, inteso

come testo perfetto. Di fronte al testo l’uomo medievale compie un vero e proprio atto di

fede.

Compito dell’interprete: mettere in luce l’ordine, l’armonia esistente all’interno dei testi.

Testo: momento di validità del proprio discorso. Il giurista, il teologo ha bisogno del testo.

Ogni loro discorso deve partire da un testo, il quale per sua natura è autorevole.

In questa prospettiva il corpus iuris appare come un testo senza tempo, è l’essenza della

giustizia rivelata da Dio agli uomini. Definita da Padoa-Schioppa come:

“Società del libro: canone della testualità (e contestualità)”

Testualità: il testo viene letto con gli occhiali del loro presente per rispondere ai problemi

attuali. “Il diritto romano, che nell’alto medioevo si era trasformato in consuetudine, si

riappropria della sua natura legislativa, di cui non si era spenta la memoria. La

nuova scienza è legata a doppio filo con la didattica. Essa inoltre è spontanea: non

nasce da alcun comando di potere politico e non ha mire politiche di restaurazione

imperiale. La riscoperta, infine, pur se compiuta con sensibilità filologica, non è

nulla di museale o di archeologico: le leggi servono a soddisfare bisogni concreti e

nondimeno la conservazione di un patrimonio esclusivamente storico.”

(Chiodi)

L’albero della scienza: libri legales, il libro è esente da contraddizione, i testi sono

perfetti:

“Opera perfetta e coerente, espressione di verità assoluta in quanto tale priva di

contraddizioni: -il prato di Giustiniano è privo di fiori spinosi- secondo una ricorrente

metafora”

(Chiodi)

LA STRUTTURA MEDIEVALE DEL CORPUS IURIS

I° volume: (dal primo libro al titolo II del 24°)

 DIGESTUM VETUS

II° volume: (dal III titolo del libro 24° al libro 38°)

 DIGESTUM INFORTIATUM

III° volume: (39°-50° libro)

 DIGESTUM NOVUM

IV° volume: (i primi 9 libri)

 CODEX

V° volume:

 - INSTITUTIONES

-ultimi tre libri del Codice (Tres libri, per antonomasia)

- : comprese nella raccolta dell’Authenticum ma solo 97 su 134 (9

NOVELLAE

collationes)

-metà XIII secolo decima collatio: trattato di pace di Costanza e Libri Feudorum

-Longobarda: XIII Carlo di Tocco (raccolta di leggi longobordo-franche fine XI secolo)

= Trattato che fonda la libertà dei comuni, una

TRATTATO DI PACE DI COSTANZA (1183)

sorta di carta costituzionale del rapporto tra imperatore e comuni.

Irnerio legge il testo, lo commenta attraverso le glosse. Egli ha degli allievi che si formano

seguendo quello che hanno ascoltato a lezione e successivamente apportano qualcosa di

proprio.

UGO: mens legis

 Jacobus: “come me” (detto da Irnerio)

 Martino

 Bulgaro:

 -Bassiano

-Azzone

-Accursio

Allievi che a loro volta hanno generato degli allievi. Accursio accoglie, sistema più di

96000 glosse del proprio maestro Azzone, a sua volta aveva un proprio maestro:

Bassiano. Stratificazione di glosse (ognuno prendeva quelle del maestro precedente).

Il diritto medievale è un diritto a costruzione, conservando il tronco da cui è partito.

Sostituzione del testo con la glossa, l’interpretazione: documento digeflorum liber primus.

Siamo al centro della storia continentale, nasce la figura del giurista, il quale interpreta il

Corpus Iuris; egli ritiene che il diritto è necessario alla vita.

Schioppa e Chiodi dicono che la società medioevale è la società del libro, del testo

sacrale, rispecchia la giustizia per antonomasia, è una norma rilevata da Dio agli uomini,

al Re, è senza tempo.

Il Re, l’imperatore si ritiene custode del diritto, dono di Dio che incarna nel Corpus Iuris

che viene riscoperto, selezionato, per accertarsi che si tratti di diritto romano.

Punti importanti:

La società ha bisogno del diritto, nasce dal basso, nel senso dai Maestri di arti

 liberali, non da linee politiche.

Le leggi servono, i libri legales non contengono solo diritto romano, ma anche tutte

 le norme relative ai rapporti feudali, la legislazione Franca, Longobarda, ecc.

Questo complesso normativo per gli uomini medioevali è esente di contraddizioni, ma in

realtà ci sono, perché il corpus iuris nasce da una selezione di testi da parte di

Giustiniano; sono opere di momenti diversi, dove i giuristi (Teofilo, Doroteo, ecc.) hanno

cercato di fare un testo armonico, hanno fatto delle scelte, hanno dovuto eliminare le

contraddizioni, hanno interpolato (termine romano) in termine tecnico: ritagliare, inserire

un teso che permetta armonia tra i testi discordanti (gli umanisti dicono che il diritto è

estato interpolato troppo, ma i tedeschi successivamente smentiranno dicendo “non

tanto”).

Se i testi non vengono interpolati rimangono le lacune, è proprio Giustiniano che dice di

andare dall’imperatore in caso di lacune e poi dice il contrario, ossia di andare dal

giurista.

Allora cosa fanno i medioevali?

Abbiamo i primi Glossatori, vedono antinomie, ma il testo è definito perfetto, coerente,

privo di contraddizioni (usano questa metafora nei libri legales da parte del giurista). Ma

in realtà ci sono contraddizioni.

Per risolvere si capovolge, si dice che sono apparenti perché “siamo noi giuristi che non

capiamo le differenze” diversi sed avversi, ossia in ogni passo del Corpus Iuris deve

essere ricercato il significato che impedisce la contraddizione, ogni norma del Corpus Iuris

va convalidata e applicata, bisogna trovare un’interpretazione delle varie norme.

Es: la norma canonica, ci sono i padri della chiesa, e uno di questi dice che il chierico non

può partecipare alla guerra, mentre un altro dice che deve partecipare.

C’è contrapposizione, quindi i giuristi interpretano, usano gli strumenti ermeneutici

(interpretazione dei testi, ma anche dell’esistenza umana – pensiero filosofico) tipica della

loro cultura, la dialettica Aristotelica (da Aristotele a Severino Boezio, che si basa sull’arte

dell’argomentazione con la logica Aristotelica).

Uno strumento usato per questa interpretazione è la Distinction, si arriva al punto che si

voleva (metodo utilizzato anche in Inghilterra).

Bisogna distinguere se si tratta di guerra:

Offensiva: quindi ingiusta ed il chierico non deve partecipare;

 Difensiva: quindi giusta ed il chierico può partecipare.

Bisogna entrare nel mondo di questi giuristi, diverso da quello di oggi per capire tutti i

passi del Corpus Iuris vengono letti per il presente, oltre a trovare sempre una

collocazione, non devono essere letti su una visione storica (lo spiegano gli umanistici)

perché non troverebbero una collocazione nella società.

L’interprete, maestro di arti liberali, forma allievi che diventano docenti, che a loro volta

aggiungono qualcosa all’attività del maestro.

La discendenza di Irnerio ci conduce alla Magnaglossa, da Irnerio si arriva ad Accursio,

che raccoglie le interpretazioni più importanti, seleziona le precedenti, mentre quello che

c’è attorno è quello che è stato scritto da Irnerio ad Accursio, nasce e si consolida così il

diritto giurisprudenziale, ossia quel diritto che un ceto di giuristi fanno diventare legge la

loro interpretazione, l’interpretazione sostituisce il testo romano – glossa. È un fenomeno

giurisprudenziale.

Alcuino di York: filosofo, teologo, corte carolingia, scuola palatina. Scrive e spiega la

glossa, che è una spiegazione di una sola parola, di un verbo o di un’espressione, si usa

un sinonimo, abbiamo:

Glossa interlineare: messa tra una riga e l’altra;

 Glosse Esplicativi: per spiegare un passo non basta la riga ed allora tecnicamente

 vengono riempiti i margini, è un periodo intero scritto con trattazione dottrinale.

Si compie nel tempo perché i giuristi affinano la loro cultura, anche perché ci sono nuovi

problemi da risolvere nel tempo.

In origine i giuristi devono poter conoscere l’intero Corpus Iuris, allora indicano delle

connessioni (tanto nel Digesta che nel Codice), fanno delle relazioni, maneggiano il testo;

le prime glosse usano le parole del Codice, interpretazioni a mosaico, usano le parole

usate dai giuristi romani.

Le glosse più grandi sono interpretative, i giuristi hanno una mente e un interesse

sistematico, creano nuove produzioni, ossia nuovi concetti, stratificazione di glossa,

concetti dottrinali.

Con la glossa Accursiana (Magnaglossa) siamo nel momento più alto, è qui che si chiude

la storia dei glossatori, dal 1100 al 1250.

Il corpus iuris viene realizzato attraverso lo strumento della glossa all’interno delle

università.

Per tutta l’Europa si viene a conoscere che a Bologna si insegna autonomamente il diritto

(saggio sull’università medievale), chi va a Bologna rimane per un tempo indefinito, non

vi è un piano di studi, ma dipende dal singolo studente.

Harvard facoltà di legge (libro).

Se si rimane a Bologna si diventa esperti del corpus iuris, in questo modo si assicuravano

ricchezza, potere e prestigio.

Era molto costoso seguire il diritto a Bologna, un signore feudale era costretto a vendere

il proprio feudo per mantenere gli studi del figlio (Sicilia).

L’autonomia di questa università viene definito da un atto imperiale, Barbarossa richiede

una consulenza agli allievi di Irnerio e con un provvedimento (costituzione imperiale

habita) suggella l’autonomia di Bologna rispetto al comune, prevede un’esenzione fiscale

e viene attribuita al rettore la giurisdizione criminale sugli studenti.

Non si può applicare agli studenti di Bologna l’istituto di rappresaglia per debiti, quindi se

il mercante di Bologna poteva valutare un credito nei confronti di un mercante che veniva

da Lavello, se questo mercante non si faceva più vedere poteva riferirsi come

rappresaglia dagli studenti provenienti da quel luogo.

L’università non nasce dall’alto, sono gli studenti ad aver dato vita all’università; sono

loro che decidono di organizzarsi secondo le nationes a cui appartengono.

Dalla fine del XII secolo, l’aggregazione delle nazioni da vita all’università: libera

associazione degli studenti.

A capo vi è il rector, ossia colui che deve richiedere le collecte (ciò che è necessario per

pagare i docenti, affittare le aule, distribuire le paglie ed i lenzuoli per coprire le finestre

durante l’inverno).

La parte forte di questa societas è rappresentata dagli studenti.

Il docente era chiamato a pagare forti penali se non svolgeva tutto il programma. Sistema

molto ingegnoso: dividere il corpus iuris per punti, all’inizio dell’anno si stabiliva il

programma ed il docente era controllato.

Nasce la goliardia: il tempo se ne va e non si fa nulla, i genitori venivano a sapere tutto.

Tutti dovevano parlare il latino, serviva per capirsi in un ambiente internazionale.

Gli studenti erano:

Citamontani (Italia): erano nazio lombarda, nazio toscana, nazio romana, nazio

 campana e nazio puglia

Ultramontani (fuori Italia).

Il calendario scolastico iniziava tra l’8 ed il 18 ottobre e terminava tra la metà di agosto

ed il 7 settembre, avevano 85 giorni di festività.

L’orario delle lezioni variava in base alla luce solare: d’inverno si iniziava un po’ più tardi

e d’estate un po’ prima, dalle 8 circa fino alle 12.

Nel pomeriggio gli studenti si trovavano le esercitazioni su argomenti specifici svolte dagli

studenti che erano arrivati all’ultimo anno. Tutta la città di Bologna era scandita dalla

presenza di universitari che provenivano da ogni luogo, vi doveva essere la campana

della cattedrale che segnava l’inizio e la fine dell’attività scolastica.

Ogni tanto capitava che il docente non volesse interpretare alcuni passi e li saltava.

Mediamente un punto del corpus iuris richiedeva 14 giorni di spiegazione d’inverno e 12

d’estate: si prendevano appunti.

Stazionari e scrittores: tramite loro si veniva in possesso del corpus iuris (5 volumi

costosissimi).

Per l’uomo medievale ciò che contava veramente era ciò che aveva ascoltato. Da ciò che

si ascolta si ottiene un ottimo frutto: la sapienza, in nessun altro modo l’uomo può

rendersi sapiente.

Il docente è in grado di capire se lo studente sta studiando e sta seguendo; ad un certo

punto il docente si rende conto che un certo studente è pronto e nel suo studio gli fa un

esame, ossia tentamen (saggiare le capacità dell’allievo), se lo supera si passa all’esame

vero e proprio.

Esame molto rigido: veniva aperto a casa un passo ed il giorno dopo il candidato doveva

discutere il passo.

Accursio era giurista che era arrivato anziano come studente, era diventato docente ed

un esaminatore terribile.

Licenziatus in iure: docente universitario.

Publicum examen: esame pubblico che si svolgeva nella basilica di San Petronio a

Bologna, lì si riceveva l’anello della sapienza, la toga indossata dai docenti ed il berretto.

Tutto è previsto in maniera tale che sappiano chi si sta laureando, con la laurea il

successo è garantito. Se il giovane era di famiglia benestante si addobbava la casa e

anche quelle che stavano lungo il percorso fino all’università, si beveva spesso e si

offrivano pranzi. Nella cattedrale si montavano drappi, pedane, fiori.

Il giovane vestiva un panno finissimo e doveva regalare un panno analogo ai docenti e al

relatore un panno uguale ed un cappello. Il laureando andava a piedi e seguiva il popolo

curioso, mentre i bidelli a cavallo.

La cerimonia iniziava con alcuni giuramenti dello studente: si pronuncia un breve

sermone, dopo i termini della discussione d’esame si riprendono, lo studente è brillante

nelle risposte.

Alla fine, è il vescovo che lo dichiara laureato e gli dà l’anello, la toga e il berretto.

Giurista: esperto del corpus iuris - Università: professionalizzazione del corpus iuris

Il doctor iuris (laureato) non diventava un avvocato o un giudice, ma in concreto

l’università nasceva con lo scopo di formare i docenti; non tutti facevano i docenti quindi

diventavano magistrati o avvocati.

Lo studente ispanico, francese, provenzale che era diventato docente a sua volta fondava

o gli veniva chiesto dagli studenti futuri di quel luogo a dar vita ad una universitas

modellata in tutto e per tutto secondo il metodo bolognese, tante università si reggono

sul modello bolognese perché sono maestri che si sono laureati a Bologna e che a loro

volta avranno allievi. UNITÀ DELL’ISTRUZIONE GIURIDICA EUROPEA

L’educazione giuridica che avviene in Inghilterra è diversa, essa avviene partendo dal

basso attraverso un ordine regio che invita i migliori studenti ad assistere ai processi e a

prendere nota di ciò che avviene nei processi, educazione giuridica che nasce attraverso

la partecipazione all’attività giudiziaria, le glosse, i processi in corso. NON C’È UN TESTO.

Partendo da quelle sentenze si elabora diritto nuovo.

ORDO – REX – LEX

Ordo: parola chiave per eccellenza, sostantivo ordinatio-ordinare. C’è un ordo che

 gli uomini di cultura che siano teologi e che siano giuristi devono scoprire. L’ordine

è già esistente, spetta al giurista esplicitarlo. L’ordine preesiste dal principio dei

secoli, a disposizione di chi abbia l’umiltà di cercarlo. Ordo cardine della Summa

Theologica.

Questa idea la si trova da S. Agostino fino a S. Tommaso.

Il “Rex medievale” è quella figura che si vede consegnata la tradizione sapienziale

 del diritto, il corpus iuris viene rivelato agli uomini ed il re è il custode del diritto

(nel 500 il sovrano dirà che fra gli attributi della società vi è quello di fare legge). Il

re è giudice: rex iudes.

-Isidoro di Siviglia: due virtù principali del Re, ossia giustizia e pietà della

misericordia.

-Giovanni di Salisbury: Re specchio dell’equità per eccellenza

-S. Tommaso: Re come custode del giusto, colui che fa giustizia e che si inchina di

fronte al diritto, al corpus iuris.

Lex: non necessariamente deve essere scritta, vi è sia la lex scritta che la lex non

 scritta.

La lex è tale se è ragionevole, è legata alla società (dice Siviglia).

“quaedam rationis ordinatio”.

S. Tommaso dice

“Perché la volontà del detentore del potere possa dirsi lex occorre che sia

 governata dalla ragione, ossia che quella volontà abbia un contenuto

razionale.”

“La lex umana è scoperta razionale di regole ragionevoli; regole preesistenti

 perché l’ordine preesiste dal principio dei secoli a disposizione di chi abbia

l’umiltà di ricercarlo (Grossi, ordine giuridico medievale).”

“Concorrono più soggetti: il populus che ha una funzione attiva con il

consenso, per la cui utilità viene promulgata e che è tenuto ad osservarla”

(Alberto Magno).

La lex è pensata per l’utilità pubblica, ma la lex inventa e viene ordinata dal

giurista. Deve prendere forma, deve essere armonizzata, deve essere scoperta

e ordinata.

Non ci sono contraddizioni, ha funzione di mediazione. È lo scienziato giurista

che dà alla lex forma tecnica e contenuti.

Centralità della figura del giurista nel Medioevo. Il principe è chiamato

unicamente a conferire la sanzione della sua autorità.

RIEPILOGO

Corpus iuris: testo del presente per ordinare l’età presente;

 Giurista come mediatore tra il testo e la prassi. Diritto giurisprudenziale dottrinale.

 IL TESTO NELLA MENTALITÀ DELL’UOMO DI CULTURA

Alano di Lille (1128-1203) paragona il testo (statua di cera) a qualcosa di plastico che può

esserne fatto un uso diverso purché ne sia data una spiegazione (es. naso della statua

può essere a destra o a sinistra). Il testo nella mentalità medievale potrebbe bloccarle

l’interprete stesso.

De fide catholica:

“Poiché l’autorità ha il naso di cera, che può essere girato in vari sensi, occorre che chi vi

fa capo non manchi di ricorrere a tutti gli strumenti offerti dalla ragione”

(tr. P. Grossi)

“Noi siamo come nani sulle spalle di giganti”

(Giovanni di Salisbury, Metalogicon, 1159)

Segno di umiltà: partire da loro per andare oltre, grazie a loro.

INTERPRETATIO

Interpretatio: indica una serie di operazioni equivalenti che presuppongono un uso del

testo. Interpreto, cioè correggo.

Ugualmente esprimo più chiaramente il significato di una parola: ugualmente aggiungo,

ugualmente estendo; al contrario correggo, cioè aggiungo.

Per l’uomo medioevale interpretare vuol dire usare il testo, che è qualcosa di plastico, sa

usare, secondo Alano di Lille (statua di cera) se si usano argomenti che spiegano perché

si usa il testo in quel modo.

Chi divulga il testo latino è l’uomo medioevale che viene definito da Giovanni di Salisbury

come nani sulle spalle dei giganti, lui si serve della tradizione guardando con umiltà al di

là, si basa sui problemi della società (problemi concreti).

Nella glossa accursiana, c’è l’uso della norma: correzione, chiarificazione del testo

(Alcuino da York parla di Glossa) spetta all’interprete scegliere cosa usare, cosa

correggere, aggiungere, cosa dichiarare secondo la logica (ragionamento Aristotele, dove

c’è la ragione).

L’interpretazione può essere estensiva o restrittiva.

LA DIALETTICA ARISTOTELICA (logica vetus) - DISTINCTIO

Spetta al giudice vedere come usare gli strumenti dell’interpretazione (usare la dialettica

Aristotelica…logica vetus, conosciamo solo una parte della logica di Aristotele, detto

anche da Boezio).

Nel 1250-1300 viene riscoperta la logica in un’università francese. Si usa la dialettica

quale strumento per convalidare due principi contrastanti, si usa la Distinctio, cosicché

tutte le norme del Corpus Iuris possano avere efficacia e trovare tutte applicazione (es.

Guerra per i clerici).

La Distinction diventa una tabella: le istituzioni sulle action (contenuto nelle istituzioni)

ius, con una percezione diversa tra diritto civile e diritto pretorio, così il persecution

(es. la proprietà e le azioni alle persone

distingue le azioni in Rem ).

Serve anche il giudizio di buona fede ed il giudizio stretto iuris.

Vengono elaborati principi in senso sempre più sistematico del Corpus Iuris, anche con

tabelle.

Quindi, interpretare il testo vuol dire usare lo stesso testo:

“Il giurista ha l’obbligo di motivare in modo persuasivo le opzioni interpretative che mette

in opera di volta in volta. Egli si è costruito per questa esigenza una quantità enorme di

strumenti. Ha anche un uditorio articolato, e deve tenerne conto.

Le sue decisioni, infatti, verranno giudicate: dai destinatari degli effetti pratici delle sue

scelte interpretative, dal potere politico, dagli altri giuristi, dai quali ogni singolo doctor si

sente controllato.”

(M. Sbriccoli)

L’interpretazione dello statuto contiene le norme che i comuni si danno nel tempo con i

loro usi e costumi dall’anno 1000. Tutti gli statuti a quel tempo fanno una norma dove

non si può esportare il grano fuori dal comune.

Qual è la ratio di questa norma?

È garantire l’approvvigionamento al comune, è una misura protezionistica, per

salvaguardare il comune in caso di guerre o di un raccolto non abbondante.

Ma il giurista limita questo divieto attraverso la Restrinction, limita l’esportazione del solo

grano ma non della farina, del pane. Così si rispettano i destinatari e la vita concreta del

comune.

Questo è un divieto troppo stretto, ma in caso di carestie o guerra si interpreta la norma

in senso estensivo a tutela del comune ed in questo caso il divieto sarà esteso a tutto,

ortaggi, farine, ecc.

Quindi in base all’interpretazione c’è una politica della società, in base alle esigenze della

società stessa.

Per motivare in modo persuasivo, il doctor fa propria una caratteristica del linguaggio:

“La vaghezza”

Per creare diritto nuovo, adottando l’interpretazione, il doctor si giova di:

: parola densa di significati anche diversi tra loro;

 POLICIVITÀ : il termine usus ha un senso nel linguaggio corrente, usus communis

 EQUIVOCITÀ

loquendi, ed un altro nel linguaggio dei giuristi;

: nozione del “buon padre di famiglia”;

 GENERICITÀ : “il comune senso del pudore o danno ingiusto”.

 INDETERMINATEZZA

Questi sono i mezzi che il giurista medioevale usa per la società.

“C’è poi l’importante questione della degli argomenti, che consiste nella

PERSUASIVITÀ

capacità che i giuristi hanno di convincere l’uditorio che le scelte da essi proposte

corrispondono alle esigenze di quella comunità.

Un giurista non credibile, all’interno di un sistema giurisprudenziale fondato sulla

persuasione, è un giurista che non serve a nessuno: perderebbe ogni ragione di esistere

come tecnico”

(Mario Sbriccoli)

Dobbiamo tener presente che si parla di un giurista continentale, che va al di là dei

confini, sono sovranazionali, infatti la colta società prova invidia e diffidenza. Nel ‘500 ci

sarà da parte degli intellettuali letterati invidia. I giuristi affiancheranno il principe e

vengono ridicolizzati.

Ora però vengono visti come i migliori, le persone giuste, persuasive, ben viste, sono una

figura importante. IL RUOLO DELL’EQUITAS MEDIOEVALE

Schioppa: testualità e contestualità, scopre qualcosa che non era stato compreso, anche

Cavanna, nel duello esistente tra Bulgaro e Martino, sembra che vinca Martino, ma

Schioppa sostiene che in realtà vince Bulgaro.

L’equitas è intesa come fonte di giudizio, è un parametro di giudizio. Cavanna parla di

stella popolare nella notte parlando del diritto del medioevo, stella popolare perché è un

testo vecchio di sei secoli (Corpus Iuris), mentre la realtà è diversa, è difficile applicare un

testo così alla realtà di quel tempo, allora emerge il principio dell’orine medioevale, il

concetto di equitas (che non c’entra con equità).

Ci sono due tipi di equitas (ossia giustizia):

1) Rudìs: giustizia grezza detta argento grezzo (non ancora nella legge).

2) Costituite: quel principio che è positivizzato nel Corpus Iuris, annodato nel testo.

Il giurista quando si trova davanti studiosi che hanno dubbi su questa differenza ricorre a

delle immagini (piatti, bicchieri, ecc.; già nella legge).

Quando il giurista si accorge che la norma contenuta nel Corpus Iuris è in contrasto con

Equitas o manca la norma che bisogna positivizzarla sorge un problema, quindi il giurista

ha un compito importante: creare la norma o eliminare quella in contrasto.

Nell’università di Bologna si creano due fonti:

1) Da una parte Bulgaro: era contrario;

2) Dall’altra parte Martino: era favorevole.

Quindi c’erano due testi contrastanti nel Corpus Iuris:

Da una parte Lex Inter: in caso di conflitto ci si rivolge al legislatore;

 Dall’altra parte Lex Plaquit: l’equitas è da preferire alla legge scritta, si esalta il

 ruolo del giurista, in caso di conflitto o contrasto vince l’equitas.

Qui vince Martino, se no il diritto si sarebbe fermato. Però, visto che entrambi i passi

devono trovare applicazione, si applica il principio generale e si lascia spazio all’equitas, il

giurista, in caso di discrepanza tra ratio, che non è esaustiva, per il modo di applicazione,

deve andare oltre la forma.

Quindi le due norme vengono convalidate, l’equitas si applica nel rispetto della norma.

1250-1300 L’ETÀ DEI POST-ACCURSIANI

La città è profondamente cambiata, ha bisogno del diritto: Corpus Iuris. Bisogna utilizzare

una interpretatio, dare una lettura ai quei testi per adattarli al presente.

La norma degli statuti: l’interpretatio era una semplificazione di quelle operazioni a cui il

giurista faceva riferimento e implicavano un uso volto alla persuasione, per riuscire a fare

in modo che i destinatari dell’interpretatio potessero ritenere plausibile

quell’interpretatio. Il diritto è arte dell’interpretazione.

EMERSIONE DEL PROCESSO MEDIEVALE

Problema: garanzia dell’ordine pubblico, età dei comuni. Questo problema non viene

affrontato ex-cattedra, non sono i docenti bolognesi ad occuparsi di questo problema

perché nel momento in cui la magna glossa (glossa di Accursio che aveva raccolto la

stratificazione delle glosse) circola i giuristi sembravano non avere più argomenti. Tutto è

compreso nel corpus iuris e nella stratificazione di Accursio.

Per risolvere ogni problema è sufficiente riferirsi alla magna glossa.

La società italiana ormai saldamente nelle mani dei comuni, dopo la pace di Costanza

(pace fra Barbarossa e i comuni stessi), devono affrontare il problema dell’ordine

pubblico.

Emerge il DIRITTO PENALE PUBBLICO:

Alberto da Gandino, da Crema: è un giurista che si caratterizza soprattutto per due opere,

non è professore, ma un grande teorico ed è chiamato ad essere assessore ad maleficia e

potestà nei diversi comuni.

Normalmente gli assessori ad maleficia ed i podestà erano tutti stranieri, poiché gli

italiani potevano essere corrotti. Temporaneità della carica del podestà e dell’assessore;

erano previste anche delle forme di controllo (organo di controllo, collegio dei sindacatori,

organo collegiale chiamato a vagliare: controllare il podestà, per contrastare la corruzione

la sanzione era quella della pena capitale e prima di essere messo a morte gli venivano

recise le tre dita della mano destra o sinistra se mancino, perché erano le dita con le quali

aveva commesso l’atto).

È stato, inoltre, giudice di Perugia e giudice ad maleficia a Bologna nel 1289.

Scrisse un trattato denominato “tractatus de maleficiis”: è un trattato di diritto e

nel clima

procedura penale, decide di scrivere questo trattato poiché esso prende forma “

bellicoso instaurato nelle città negli ultimi decenni del Duecento ” (Ennio Cortese, 1995,

pp.274 s.).

“I giudici del podestà <<perseguono ogni reato con il rito inquisitorio d’ufficio>>,

secondo una consuetudine che si è ormai radicata e che vede ovunque comunemente

osservata, sebbene sia contraria alle regole dello ius civile romano che prevedeva il rito

accusatorio come prototipo dell’ordo iudiciarius”

(M. Pifferi)

Il processo inquisitorio procede su iniziativa del pubblico ministero di chi è investito del

compito di perseguire i reati, emerge la necessità nei comuni che persegua ex officio. La

garanzia dell’ordine pubblico all’interno delle città postula un ordine pubblico forte, di

conseguenza bisogna andare al di là del corpus iuris, contro il corpus iuris; ammettendo

accanto al processo accusatorio il processo inquisitorio (già utilizzato dalla Chiesa, diritto

canonico).

Il contenuto del tractatus:

Dell’accusa; del potere di accusare; della formalizzazione dell’accusa; dell’ufficio

 degli avvocati nel procedimento accusatorio.

Della denuncia; del procedimento inquisitorio; dell’eccezione; della notorietà; della

 fama e dell’infamia; della presunzione e degli indizi sufficienti a procedere alla

tortura; della presunzione e degli indizi sufficienti a procedere alla condanna; della

pubblica voce; della cognizione dei delitti notori; della citazione; dell’ufficio del

procuratore; delle transazioni, delle pene in genere.

Il procedimento inquisitorio si basa sulle prove legali, in presenza di alcune prove legali il

giudice condanna alla pena prevista dalla legge, la pena ordinaria. La regina delle prove è

la confessione, che si dice nel corpus iuris: “deve essere sempre volontaria, anche

quando è estorta con la tortura giudiziaria, che è un mezzo di prova”, non è una pena ma

un mezzo per ottenere la confessione (1°fase).

Nel giorno successivo alla tortura il cancelliere ed il giudice si recano dall’imputato che è

stato sottoposto alla tortura se intende ratificare ciò che ha dichiarato sotto tortura: se

non ratifica viene sottoposto a tortura.

Il giorno successivo fa una dichiarazione in cui confessa, il giorno successivo si procede

alla ratifica: se non ratifica tortura. L’imputato attraverso la tortura non deve morire.

La tortura è uno strumento che provoca slegature, difficilmente provoca ferite.

Questa regina si chiama corda, consiste nel legare le braccia dietro la schiena e poi vi è

una carrucola: si tira la corda, si fissa ai piedi del povero torturando un peso e lì scoprono

la legge di gravità secondo la quale un peso maggiore irrompe più velocemente e quindi

provoca maggior dolore. Si inizia con un peso leggero e si lascia la corda, si continua con

pesi più pesanti.

Vi era anche la tortura dell’acqua, secondo cui il torturando è convinto di annegare.

Altra prova legale: presenza di una deposizione concorde di due testimoni (2°fase), un

solo testimone non basta come prova legale, ma un testimone serve per qualcos’altro.

Presunzione legale irrefragabile (3°fase).

Se vi era un solo testimone il giudice non poteva condannare ad una pena ordinaria. Fino

all’età dei codici la giustizia penale si muove entro il binario del procedimento inquisitorio

ed entro il binario di un procedimento che può avere come esito una composizione, esito

di quella mentalità alto medievale longobarda in cui la giustizia si sostanziava in una

composizione tra l’offeso (o i suoi parenti) e l’offensore (paci private, rappacificazioni).

Solo con i sovrani asburgici e la loro codificazione il diritto penale diventerà

esclusivamente statuale (1° codificazione penale). se i

Gandino interviene perché deve venire incontro alle esigenze dei comuni e dice “

parenti di una vittima di un omicidio non denunciano il colpevole per timore della sua

potenza; il podestà fa bene a costringerli a presentare un’accusa ”.

è necessario non dare il

I principi ispiratori sono di natura eminentemente politica: “

cattivo esempio con l’impunità”. La scoperta dei crimini e la loro punizione postulano

necessariamente la procedura ex officio del giudice. Questa è ormai la prassi che anche

gli altri podestà stanno già facendo, dice Gandino, benché ciò sia contrario al corpus iuris.

Il codice penale (leopoldina) è il primo codice non ammette la pena di morte, i toscani

hanno sempre ripudiato, da quel momento, la pena capitale. All’interno di esso sono

abolite le risoluzioni di pace tra privati.

Il diritto penale è cosa esclusiva dello Stato.

Due passi discordanti sul valore della confessione giudiziaria:

1° : è sufficiente la confessione per essere condannati dal giudice alla pena ordinaria;

2° : non è opportuno basarsi sulle confessioni degli imputati per scoprire i delitti, se non

vi sono altre prove che forniscono gli elementi d’accusa al giudice. Il rescritto era la

risposta che la cancelleria imperiale dava a colui che si rivolgeva in merito ad un

(es. imperatore).

problema

Nella prospettiva dei giuristi entrambe le norme dovevano essere concordate; si dice

allora che la prima fonte riguarda il processo inquisitorio, è il principio fondante del

processo inquisitorio.

Il secondo viene utilizzato come principio per regolare l’istituto della ratifica, nel senso

che dopo due o tre volte che avveniva la tortura il giudice non può più torturare, a meno

che non vi siano altri elementi di prova che si aggiungono, se non ci sono non può più

andare oltre e deve assolverlo. Non si può torturare all’infinito.

Nel ‘500 ci troveremo di fronte ai giuristi come l’Alessandrino Giulio Claro (Alessandria) e

Tiberio de Ciani (Udine). In quel contesto nascerà la miglior penalistica italiana, i principi

dogmatici, la teoria della colpa, la figura del dolo, il tentativo: tutte categorie che

formano il diritto penale che vengono conservate e poi trascritti.

UN SECONDO POST-GLOSSATORE

Sono i notai che richiedono ad Irnerio una formula per il contratto di enfeteusi. Ai notai

non era richiesta una vera e propria cursus studiorum, venivano considerati giuristi di

secondo piano dei pratici.

I notati sono coloro che custodiscono la memoria del loro passato nel senso che vedono il

proprio patrono nella figura di Rolandino de’ Passeggieri: scrive la summa artis notariae,

grazie al suo ruolo l’arte notarile viene considerata una vera e propria scienza. Egli

afferma che non è sufficiente la sola pratica, è necessaria anche la dottrina, bisogna

elevarsi in entrambi gli ambiti.

Da semplici cancellieri diventano i migliori giuristi sulla piazza.

“Passeggieri definisce bologna <<iuris philosophorum nidus>> e

Giovanni Chiodi (2012):

attribuisce all’arte notarile un volto ancipite, teorico e pratico, nutrito di rationes e non

solo di operationes”. UN TERZO POST-GLOSSATORE

Guglielmo Durante: speculum iudicale, speculum iuris (specchio del diritto), speculator

(colui che è in grado di aver consegnato ai suoi contemporanei un’analisi acuta della

dimensione processuale e sostanziale del diritto civile).

C’è bisogno di riflettere intorno al processo civile, è ciò che fa questo giurista di origine

francese, proviene dalla Provenza e si insedia a Roma. Scrive un trattato sul processo

civile. È riuscito ad esaminare non solo il diritto civile, ma anche gli aspetti di tipo

sostanziale che sono legati al processo.

Il Trecento

L’età aurea del diritto giurisprudenziale – l’emersione della scuola del

commento

1) ACCURSIO: OMNIA IN CORPORE IURIS CIVILIS INVENIUNTUR

Nell’accademia ci si limitava ad utilizzare la glossa magna di Accursio, uno studente di

Accursio durante una lezione gli pone una domanda “Posso utilizzare la teologia?” la

“il giurista si deve giovare esclusivamente dalla glossa, ogni

risposta di Accursio fu

soluzione si rinviene all’interno del corpus iuris ” (omnia in corpore iuris civilis

inveniuntur).

2) ORLÉANS 1234/1235:

Emerge la necessità che i chierici conoscano anche il diritto romano, pensano di istituire

una loro università destinata alla formazione dei chierici giuristi; devono ottenere

un’autorizzazione del Papa.

Il Papa non voleva che troppi chierici si disperdessero dalla loro funzione principale ossia

lo studio della teologia. Solo a pochi chierici fu concesso di studiare diritto romano.

Gli ecclesiastici utilizzano a piene mani la teologia, quel discorso teologico che invece

Accursio non voleva utilizzare, intesa come tutti gli strumenti che possono venire da una

scienza altra.

Questi giuristi utilizzano anche quelle glosse che erano state scartate da Accursio, ad

esempio l’opera di un giurista Guido De Cumis, inoltre viene riscoperto Aristotele:

pensiero identificato con la logica nova (vetus).

Nella cultura occidentale, fino alla fine del ‘300, quando i giuristi si trovavano di fronte ai

passi in greco del corpus iuris indicavano con una glossa che era greco e non erano in

grado di capirlo.

I giuristi non conoscono Aristotele attraverso il greco, egli arriva attraverso una

traduzione dall’arabo in latino.

Vi è una cesura tra glossatori e commentatori? No, è lo stesso metodo. Si tratta di un

metodo che è ulteriormente potenziato, la dialettica aristotelica era conosciuta per tre

quarti, ora si è aggiunta un’altra parte che potenzia il metodo dei glossatori (vedere se

glos o com).

I nostri giuristi: Jacques de Révigny e Pierre de Belleperche commentano il corpus iuris

con una mentalità in parte diversa rispetto ad Accursio, nel senso che per i glossatori il

Corpus Iuris si dispiegava come un complesso di norme poste in successione, per Jacques

e Pierre il corpus iuris si presenta come una miniera dalla quale ricavare le rationes,

nuove rationes; la ricerca della ratio legis era qualcosa che era utilizzato in maniera piana

da parte dei glossatori, non c’è qualcosa di tecnicamente nuovo ma una mentalità nuova.

Il Corpus Iuris ha qualcosa di latente e che può essere ulteriormente espanso, ha una

capacità espansiva di sviluppo indefinito:

es. : strumento che consente di sviluppare diritto nuovo, il

ARGUMENTUM A FORTIFORI

procedimento logico nelle mani dei commentatori (J e P) consente di creare diritto nuovo.

“Poniamo il caso che non vi sia dote e che la moglie muoia. Dice la legge che il marito la

deve seppellire. È pacifico che egli le deve qualcosa più da viva che da morta. Se dunque

il marito la deve seppellire a proprie spese quando è morta, a maggior ragione la deve

alimentare a proprie spese quando è viva”

(J. De Revigny, Lectura super codice)

L’esempio di scuola che fa J riguarda un esempio concreto: fino al 1865 vi era un obbligo

per il padre della sposa ossia di dotare le figlie, vi erano due casi:

La dote veniva consumata tutta entro 10 anni, quindi pieno utilizzo della dote;

 Il marito non aveva richiesto la dote.

Come controprestazione per la dote il marito doveva mantenere la moglie. I giuristi si

chiedevano se sussiste in capo al marito l’obbligo di mantenere la moglie: i glossatori

affermano che bisogna pensare a riprendere quelle norme del corpus iuris in cui vengono

indicate le opere del liberto, ma questa norma risulta inappropriata (comparazione del

marito e del liberto).

I canonisti affermano che se il marito non mantiene la moglie, egli viene scomunicato.

I nostri giuristi, J e P, partono da una norma esistente: c’è una norma che stabilisce che il

marito deve pagare le spese funerarie. Il marito è obbligato a mantenere comunque la

moglie quando è in vita.

Il corpus iuris rappresenta uno strumento che non è vincolato al testo, perché da una

norma particolari si ricava un principio e dai principi si ricavano principi generali ulteriori.

Si assiste ad una scientifizzazione del giurista che sa maneggiare in maniera ammirabile

la dialettica e quindi rispondere alle esigenze della società.

LA SCUOLA DEL COMMENTO IN ITALIA

I glossatori hanno sempre bisogno di agganciare il loro discorso ad una parola del Corpus

Iuris, non possono farne a meno; per i commentatori il loro è un vero e proprio

commento.

Elemento tipico di questa scuola francese è il metodo italiano, viene utilizzato da un

giurista di Pistoia: Cino da Pistoia, era inoltre letterato, poeta, amico di Dante, aveva una

musa ispiratrice: Selvaggia. È stato un grande giurista che importa il metodo della scuola

francese in Italia.

Cino individua non pochi errori nelle interpretazioni, ha un atteggiamento critico

scientifico nei confronti della glossa. Accusa i giuristi di voler ruminare l’erba dei

glossatori.

È il fondatore della scuola del commento in Italia, il metodo inaugurato da Cino fa sì che

diventi una vera e propria scuola.

Condanna la glossa accursiana, sono innumerevoli i passi in cui Cino attacca a fondo frasi

fatte e luoghi comuni, che avevano le loro radici nell’opera accursiana.

Cino capì che la dialettica è uno strumento affilatissimo ed essendo tale ci si può anche

ferire, ci deve essere un limite all’uso della dialettica; bisogna sempre partire da un caso

concreto, la dialettica serve per risolvere problemi.

A ragionar per principi il rischio è quello di generare principi su principi che nulla hanno a

che fare con quelli di partenza. La dialettica serve per analizzare il testo e quindi arrivare

a soluzioni creative attraverso un metodo che è stato utilizzato da Accursio, da Irnerio: la

lettura del testo, dove è collocato il passo, esemplificazione, si costruiscono principi che

devono essere confrontati dialetticamente: scompone il testo per poi ricomporlo e si

creano così dei principi generali (potenziamento di un metodo già conosciuto).

METODO: Lectio/expositio/casus/notabilia/oppositions/quaestiones

Magister Bartoli (scritto sulla tomba di Cino): è stato maestro di Bartolo (Dante del

diritto).

Il diritto giurisprudenziale dottrinale in questo momento si identifica in una persona, in

un’opera: Bartolo da Sassoferrato.

Per i paesi anglosassoni (Gran Bretagna, America) tende ad identificarsi con i grandi

giudici, è un giurista degli anni ‘20/’30: Oliver Wendell Holmes.

“il diritto non è logica, ma esperienza”:

Egli affermò: il diritto procede passo dopo passo,

metodo della distinctio medievale.

Bartolo ha identificato dei principi nel diritto internazionale privato, che vi sono ancora

oggi, in ordine della capacità dello straniero: per regolare la condizione civile dello

straniero bisogna distinguere tra lo statuto personale e lo statuto reale (realis nel senso di

res).

Legge n.218/1995. ART.20:

“La capacità giuridica delle persone fisiche è regolata dalla loro legge nazionale. Le

condizioni speciali di capacità, prescritte dalla legge regolatrice di un rapporto, sono

disciplinate dalla stessa legge.”

Tutto ciò che contiene la persona segue la persona come un’ombra (es. status).

ART.51:

“Il possesso, la proprietà e gli altri diritti reali sui beni mobili ed immobili sono regolati

dalla legge dello Stato in cui i beni si trovano. La stessa legge ne regola l’acquisto e la

perdita, salvo che sia in materia successoria e nei casi in cui l’attribuzione di un diritto

reale dipenda da un rapporto di famiglia o da un contratto”.

Tutto ciò che attiene ai beni, bisogna seguire la lex del luogo in cui ci si trova.

Pasquale Stanislao Mancini è colui che ha accolto questi principi nel nostro codice.

Pace di costanza: l’imperatore consente ai comuni di seguire le consuetudini mores.

Bartolo si occupa di un altro problema che impensieriva i comuni: il problema della

potestas condendi statuta libertà di dotarsi di proprie leggi.

La permissio si basa sulla volontà dell’imperatore, quindi come l’ha concessa egli può

anche revocarla.

Bartolo ricava allora un principio che riconosce il potere dei comuni e che non fa

diminuire il potere dell’imperatore, concetto di iurisdictio: esiste sia la iurisdictio dei

giudici, imperatore che quella dei singoli titolari: il titolare del fondo può, ad esempio,

recintare il fondo.

Ciò costituisce una pluralità di ordinamenti.

La teoria di Bartolo può essere considerata pluriordinamentale: vi è l’ordinamento

dell’imperatore, quello del comune e quello dei singoli, ma nessuna smentisce l’altra.

Viene istituita a Padova una cattedra dove si insegna solamente il pensiero di Bartolo,

viene utilizzato in Castiglia, Leon e Portogallo per una nuova legge delle citazioni: nel

senso che laddove vi è una pluralità di opinioni discordanti deve prevalere l’opinione di

Bartolo.

Viene considerato giurista autorevole in quanto ragionevole, qualità del giurista per

eccellenza: soluzioni equilibrate e vicine all’uomo.

Se non si conosce Bartolo, non si è giuristi: principio.

Vi sono alcuni trattati a forte connotazione politica, in particolare il tractatus de tyranno: il

comune si sta trasformando in una tirannide, ossia il fenomeno della signoria.

RAPPORTO TRA LEX INTER E LEX PLAQUIT

Bulgaro riteneva che fosse necessario partire comunque da una norma seguendo un

principio di certezza del diritto e da quella norma applicare il principio equitativo. La lex

plaquit opera, secondo Bulgaro, quando per esempio si può argomentare che la ratio

della norma è stata male espressa attraverso i verba di quella legge.

Si ampliano le capacità del giudice comunque ancorata ad un principio di legge.

Epoca dei grandi tribunali: verrà utilizzata dai tribunali l’equità intesa come arbitrio

equitativo, come strumento fluidificante che permette di rendere applicabile un

ordinamento che nel ‘500 si è fatto controverso. Tuttavia, viene considerato un rimedio

necessario, nel senso che l’ordinamento non si sostanzia più solamente negli statuti, nel

diritto comune, nella glossa di Accursio, si assiste ad un ordinamento in cui le fonti sono

voluminose: tutto è nelle mani del giudice.

Il problema è elaborare criteri di certezza giurisprudenziale, nasce sul continente un

tendenziale rispetto dei precedenti. L’arbitrio non è inteso come un’attività arbitraria,

l’arbitrio equitativo diventerà, invece, nella strategia discorsiva degli illuministi, il

bersaglio.

Si arriva all’età dei codici; gli illuministi hanno vinto, ma si presenta comunque il

problema dell’arbitrio equitativo.

Per il legislatore il diritto si identifica nel solo codice ed il giudice deve sempre applicare

la legge, che la legge sia sempre chiara (codice napoleonico=chiuso). Ci sono, invece,

alcuni codici come ad esempio il codice austriaco che si pongono il problema del rapporto

tra giudice e legge: il giudice, dopo aver fatto analogia legis, può far riferimento ai

principi di diritto naturale.

Durante la restaurazione italiana c’è un codice autoctono: “Codice Sabaudo” che su un

punto segue il modello austriaco (aperto), in caso di lacuna si fa riferimento ai principi

generali di diritto.

Questa forma verrà accolta nel codice Pisanelli dell’Italia Unita: ripropone la formula

principi generali di diritto.

Bianchi, il quale può essere assunto come un giurista martiniano, è il martino del 1870,

quel giurista che afferma che la formula “principi generali di diritto” non sono altro che

principi di diritto naturale.

Vittorio Scialoja è un giovane civilista, respinge con forza la concezione di Bianchi, perché

dice che i principi generali di diritto si ricavano solamente attraverso la logica interna del

codice.

Sul lungo periodo vince Scialoja, infatti, quando il regime fascista si occupa della

codificazione italiana (inizio 1923, codice nel 1942), si pone il problema del rapporto

giudice/legge e la formula “principi generali di diritto” subisce una torsione in senso

legalistica e positivistica “principi generali dell’ordinamento dello Stato”.

“Solo la legge è la fonte principale, il giudice si deve attenere alla legge”

(prototipo Napoleone)

L’atteggiamento dei civilisti è quello di Scialoja, fino agli anni ’60 del 1900 applicano il

codice, i civilisti non hanno scoperto la Costituzione. Solo successivamente alcuni civilisti

si rendono conto che è possibile ampliare la capacità del giudice (adeguare il testo alla

realtà dei loro tempi).

I manuali di diritto privato non ricavano mai quel rapporto tra costituzione e testo del

codice civile, dagli anni ’60 in poi si è assistito ad un ordinamento sempre più complesso:

è nata la UE, gli organismi comunitari, le corti, si è assistito al fenomeno della

globalizzazione del diritto: per tale necessità il giudice ha assunto un ruolo che prima non

aveva, lascia che alcune tematiche vengano volutamente lasciate alla giurisprudenza.

In Inghilterra si assiste allo stesso fenomeno, si parla di : parametro ideale di

EQUITI

giustizia che viene esercitato da un giudice di una corte molto particolare, la Corte di

Cancelleria.

Il cancelliere è un ecclesiastico, il confessore del Re, quindi è uno che conosce la teologia

ed il diritto canonico.

Il sistema inglese, per lo meno fino a tutto il 300, è un sistema molto simile al sistema

formulare romano, i writs corrispondono alle actiones per i romani. Ad un tipo di actio

corrisponde un tipo di writ, se l’autore sbagliava, il sistema formulare romano non dava

scampo perché la domanda non era ricevibile, la stessa cosa capita nell’ordinamento

inglese.

Il cancelliere supera la rigidità attraverso l’equiti, consente di superare il formalismo del

sistema formulare inglese; il cancelliere esplica il diritto del Re secondo la coscienza del

Re.

Equiti: coscienza del cancelliere

Ci sono due giuristi:

Uno che difende la prassi della corte di cancelleria;

 Uno che l’attacca.

John Selden: è come se fosse il Bulgaro inglese. Egli dice che affermare che l’equiti

corrisponde alla coscienza del cancelliere significa prendere a misura la lunghezza del

piede del cancelliere (varia in base alla lunghezza, immagine di un equiti che varia).

Vengono fissate delle regole per contenere l’invasione dell’equiti.

BALDO DEGLI UBALDI

Baldo degli Ubaldi (1327-1400): giurista che ha unito due mondi che sembravano dal

punto di vista scientifico separati, attingere al diritto canonico. In genere, i giuristi

dicevano che per essere un buon canonista bisognava essere un buon civilista.

Ad un certo momento, si dice che anche il civilista deve essere un buon canonista. Baldo

crea l’osmosi tra la scienza del diritto canonico e la scienza del diritto civile.

Nudo patto: si intende quel contratto che è sprovvisto della forma richiesta

dall’ordinamento, non rientra nei tipi causali previsti dall’ordinamento, contratti atipici.

Il diritto romano con il nudo patto si riferiva ai contratti privi di forma ed atipici, la tutela

non trovava alcuno spazio all’interno dell’ordinamento. Il nudo patto non poteva essere

azionato, domanda non ricevibile.

L’affidamento va tutelato, la circostanza che il debitore si rifiuti di adempiere perché c’è

un vizio formale ripugna al canonista, il debitore deve pagare perché è in pericolo la sua

salvezza. Per i canonisti il nudo patto produce sempre effetti canonisti.

secondo la comune opinione dei canonisti

Baldo, in campo nel nudo patto, afferma che “

che è vera il nudo patto è azionabile perché ciò che conta è l’aequitas naturalis”.

Il diritto canonico diventa una miniera dalla quale apprendere nuove tecniche, nuovi

strumenti.

Baldo si è anche occupato del diritto feudale: è stato docente e consiliatore (consilium pro

veritate).

Inoltre, è presentato come il più filosofo, il più raffinato tra i giuristi; un esempio di questo

suo essere raffinato porta ad inquadrare il problema della legittimità dei comuni di poter

legiferare, non dalla permissio, non dalla iurisdictio, bensì dallo ius gentium.

Quando Baldo degli Ubaldi scrive, ci troviamo in un momento storico in cui l’Italia è piena

di tiranni: potere signorile, il signore di Milano aveva richiesto la presenza di baldo

all’università di Pavia.

Questo passaggio (da comune a signoria) porta ad una circostanza particolare: il signore

tiene d’occhio gli statuti locali del proprio territorio e perché uno statuto dei comuni che si

trova nel suo territorio per aver vigenza è necessaria l’approvazione del Principe.

Il signore è autorizzato a non approvare lo statuto, è nel suo potere.

Fallenza: principio generale, ma c’è accanto un principio che lo annulla (vedere).

Baldo si interessa al diritto commerciale, sembra che sia scrivibile alla sua scienza

l’emersione della cambiale come titolo astratto; si è occupato dei trasferimenti che

dovevano essere eseguiti da una piazza mercantile ad un’altra attraverso la tratta

cambiale che diventa un titolo astratto.

DIRITTO CANONICO

La storia del diritto in Europa è inconcepibile senza il contributo del diritto canonico, tanto

nell’Europa continentale quanto in Inghilterra.

Diventa un modello per i giuristi, ma anche per la burocrazia, l’organizzazione di regni e

principati, con riferimento alla circostanza che tutti copiano il processo romano canonico

che diventa il modello per il processo civile.

Aveva dei poteri direttivi, era un processo in cui era l’elemento della scrittura a prevalere

sull’oralità ed il fatto che si fondasse su fatti scritti permetteva che la sentenza potesse

essere giudicata in appello da un tribunale. Il valore delle prove era predeterminato dalla

legge, il processo romano canonico, dal punto di vista della tecnica, diventa il modello per

eccellenza perché viene concepito come lo strumento più efficace, rapido e certo.

Il diritto canonico fa sì che determinate categorie già presenti nel diritto romano

assumano una colorazione diversa, quando si parla di buona fede è la buona fede intesa

dai canonisti, le radici sono tutte canoniste.

Nel concetto di causa è ben presente la riflessione dei canonisti intorno alla causa del

contratto.

Anche in riferimento del diritto penale, (longobardi: diritto penale oggettivo, ossia un

fatto doveva essere punito, non interessava se era compiuto con dolo o colpa) i canonisti

immettono la teoria della colpevolezza: il reato è stato commesso e bisogna considerare

l’animus, la graduazione del dolo e della colpa che consentono di modulare diversamente

la sanzione. I canonisti sono coloro che sono stati abituati a tener conto dell’animus con

cui il peccatore ha commesso il peccato. Questa teoria diventa il paradigma del diritto

penale.

Il diritto canonico è innanzitutto diritto, c’è un Papa Gregorio VII che compie la riforma

gregoriana: una robusta centralizzazione della chiesa a Roma, famoso il suo Dictatus

papae, ossia 27 proposizioni volte a esaltare la dignità e i poteri del pontefice romano.

a) Lotta contro la simonia (la compravendita delle cariche ecclesiastiche);

b) Concubinato (nicolaismo);

c) Centralizzazione della Chiesa.

La chiesa ha bisogno del diritto:

“Tutte le norme devono essere approvate dal papa. A lui compete la giurisdizione nelle

cause maggiori. Egli è al di spora dei concili che spetta a lui convocare e le cui decisioni

sono sottoposte alla sua ratifica.”

(Dictatus papae)

Le fonti del diritto canonico sono plurime perché la chiesa utilizza la Bibbia, i canoni

conciliari, il pensiero dei padri della chiesa e uno strumento che è molto simile al rescritto

imperiale romano: “le decretali”, ossia decisioni che presuppongono un sostantivo, lettera

decretale: lettera che decide, decretale ha in sé il verbo decernere (decidere), decide il

pontefice.

Si rivolge al papa i vescovi o i singoli fedeli, riguardo ad un dubbio o ad un problema ed il

Papa risponde mediante le decretali.

Differenza con il diritto civile: il diritto civile è un diritto statico dal punto di vista delle

fonti di produzioni, il diritto canonico è un diritto dinamico, conosce un fenomeno

legislativo (le decretali) anche se nasce dal basso, ossia per impulso del vescovo/del

fedele; vengono prodotte di continuo decretali pontificie. Vi sono problemi di

coordinamento fra le diverse fonti.

I canonisti utilizzano gli stessi strumenti della dialettica, ad un certo momento emerge la

necessità di coordinare e di costruire una sorta di corpus iuris, mentre i civilisti erano

fortunati perché il corpus iuris era già lì, dovevano riscoprirlo.

Il primo canonista è stato Ivo di Chartres a creare un Decretum, il quale non risolve il

problema delle antinomie presenti nel diritto canonico.

Graziano, monaco a Bologna, tra il 1140 e 1143 compone un’opera destinata alla

didattica “Concordia discordantium canonum” nella quale voleva sciogliere le antinomie

presenti.

Graziano ha quell’intuizione che è mancata ad Ivo di Chartres, al punto che cambia nel

tempo il titolo dell’opera in “Decretum”, spodesta il decreto di Ivo di Chartres.

Il Decretum si sostanzia nel tentativo di disporre le fonti attraverso un ordine, si

individuano alcune rationes che servono da criteri (4) per sciogliere le antinomie:

: la norma successiva abroga quella precedente;

 RATIO TEMPORIS

: canoni conciliari (regionali, problemi specifici di uno specifico luogo), se

 RATIO LOCI

c’è una contraddizione si spiega perché la norma è stata concepita per la realtà di

quella comunità; tra verba legis e ratio legis, fa quello che fa Irnerio;

 rapporto

RATIO SIGNIFICATIONIS nella disapplicazione della norma in ragione dei

 consiste

RATIO DISPENSATIONIS

principi dettati dalla giustizia concreta, in relazione al caso concreto.

Il diritto canonico è anche una mentalità, è simultaneamente caratterizzato dal rigore e

dalla flessibilità: ci sono i principi del diritto divino (sacre scritture) e ci sono i principi del

diritto umano posto dalla Chiesa (canoni, decretali).

Il diritto canonico è contrario al concetto di uguaglianza formale, il diritto deve essere

disuguale poiché disuguali sono i soggetti. Il soggetto che ha di fronte la chiesa è l’uomo

peccatore con le sue fragilità, ecco perché il diritto canonico varia.

Il suo fine ultimo è quello di salvare il peccatore, garantirgli la salvezza eterna, bisogna

tenere in considerazione l’uomo nel suo vissuto, il giudice nel suo caso concreto tenendo

in considerazione i singoli elementi.

Consente al giudice di applicare diversamente una regola di fronte alle circostanze del

caso concreto, sapendo che l’obiettivo è quello di conseguire la salvezza delle anime.

“La Santa Romana Chiesa può riservare un trattamento speciale a persone e valutare

taluni fatti in modo particolare al di là delle norme generali positive; ciò non per arbitrio,

ma per l’attenzione che essa porge alle ragioni dell’equità, cosicché essa, che è madre di

giustizia, da questa non si discosta per niente”.

(Decretum Gratiani distinctio VI, can. XVI, dictum 4)

Decretale di Onorio III: in assenza di norma espressa (lacuna), il giudice dovrà procedere

sulla base dell’aequitas per dare alla fattispecie la regola da seguire: è così che l’aequitas

si presenta direttamente come fonte di diritto.

Enrico da Susa: giudica l’equitas dei civilisti.

Figure dell’esperienza sono:

1) L’applicazione dell’equitas.

Il nudo patto: “inter simplex verbum et iuramentum nulla est differentia” (Guido da

Baisio).

2) Il ruolo della teologia. La costruzione della persona ficta.

(Sinibaldo Fieschi, Papa Innocenzo IV)

Nel processo romano-canonico abbiamo i caratteri del processo barbarico feudale ed il

nuovo processo.

Il diritto canonico ha contribuito allo sviluppo del diritto civile post trecentesco; figura di

baldo il nudo patto va rispettato perché c’è stato un reciproco avvicinamento.

Il diritto giustinianeo lo aveva codificato come nudo, non c’era un’azione alla sua tutela.

L’attore richiedeva al giudice ecclesiastico che il convenuto venisse condannato

all’adempimento o al risarcimento.

L’obiettivo del giudice ecclesiastico è quello di salvare dal peccato (ratio peccati). Il

convenuto che non vuole adempiere perché si nasconde dietro lo schermo, ma sa che

l’impegno c’è stato e quindi va tutelato, al nudo patto devono essere riconosciuti effetti

giuridici.

I canonisti sono da S. Paolo in poi abituati a dover scindere dal corpo misterioso,

insuscettibile dei peccati dei fedeli e nello stesso tempo il corpo della chiesa (corpo

mistico). giuridica

persona

PERSONA FICTA

S’intende corpo morale per far riferimento al concetto di persona ficta, intesa come

traduzione di persona ficta.

Il diritto canonico è un diritto che nasce dal basso, a differenza del diritto civile, su

richiesta di un vescovo ed il papa dà una risposta in una littera decretalis (lettera

decisoria) che diventa norma, ci si basa su un problema.

Il diritto canonico, dopo Graziano, è soprattutto un diritto di decretali (ius decretalium), il

papa Gregorio IX raccoglie le decretali che si affianca al decreto magister graziani e da

Gregorio IX fino a Bonifacio VIII.

DIRITTO PROCESSUALE CIVILE

Il processo civile canonico origina dal processo giustinianeo, sappiamo però che vengono

accentuati alcuni aspetti del processo giustinianeo, al giudice vengono attribuiti i poteri

nel processo e può condizionarne il ritmo. Gli ultimi papi attribuiscono anche poteri

straordinari per abbreviare ulteriormente il processo civile, è un processo che si basa su

atti scritti. Tutti sanno in anticipo quali sono le parti del processo, si procede per tappe.

Il valore delle prove è predeterminato dalla legge, questo permette che il processo possa

essere oggetto di appello e quindi di una corte non vicina.

Il giurista deve saper decretare un passo del digesto, altrimenti non è un vero giurista.

Sia nel diritto civile che canonico abbiamo molte autorità, fra questi abbiamo dei giuristi

che scrivono trattati:

Alberico da Rosate

 Paolo di Castro

 Alessandro Tartagni

 Luca da penne

 Pietro d’Ancarano

Accanto ai trattatisti abbiamo la giurisprudenza consulente (nel libro viene evidenziato il

motivo per cui Alciato - grande umanista - attacca la giurisprudenza consulente).

Il genere letterario dei consiglia, abbiamo due forme:

(più antico): consiglio più utilizzato fino a quando

 CONSILIUM SAPIENTIS IUDICIALE

non vengono istituiti i grandi tribunali dei grandi stati e principati europei.

È legato con la nostra esperienza italiana che dal 1100 in poi è caratterizzata dalla

presenza dei comuni, ciascun comune ha una propria giustizia, vi è un podestà

comunale. Il podestà comunale è uno straniero, affinché la giustizia venga

impartita giustamente.

I podestà rimangono in carica per 6 mesi, 1 anno o massimo 2 anni, temporaneità

della carica. Paradossalmente, il podestà non è un giurista, non professionalità

della carica giudiziale.

Il podestà richiede un parere al giurista del luogo che il più delle volte viene

seguito, questo parere viene seguito perché è un giudice non professionista, ma

anche se fosse un giurista e conoscesse bene gli istituti di Bologna, ha ogni

interesse di seguire il consilium. Al termine del mandato, la sua attività viene

controllata da un collegio, un organo, ossia il collegio dei sindacatori.

Nel caso in cui vi è corruzione, può accadere la morte del podestà: esecuzione

capitale preceduta dal taglio della mano con la quale ha fatto la sentenza. Accanto

alle corti vi è il sovrano con il tribunale, per questo motivo entra il consilium.

un parere pro veritate viene dato alla parte

CONSILIUM PRO VERITATE

 richiedente per prevenire una causa o il più delle volte per allegare nelle memorie

difensive da dare al giudice. L’avvocato richiede ad un giurista un parere, che

viene pagato. Il consulente dà pareri che vengono inseriti come memoria nel

fascicolo della parte.

Si passa dallo studio universitario allo studio del consulente costituito dal giurista

che fa solo l’attività consulente.

Questo consiglio consente l’osmosi tra scienza e pratica.

Viene creata la stampa a caratteri mobili, si assiste ad un proliferare di edizioni dei

trattati, ma soprattutto raccolte di consilia. Non abbiamo solo magna glossa, ma il

giurista si trova di fronte ad una galleria di raccolte di consilia. Il mestiere del giudice

risulta faticoso.

L’università, finito il periodo delle gallerie, entra in crisi.

Si dà molto spazio agli ultimi momenti, si cita in continuazione la dottrina, l’attività

didattica si deve risolvere nelle argomentazioni pro e contra.

Il giurista è colui che dà risposte concrete alla dinamica della giustizia, rimane comunque

sempre il problema: il giudice di fronte a molte opinioni, un sistema che si rileva sempre

più complesso.

Il problema della certezza del diritto in un ordinamento giurisprudenziale dottrinale:

l’emersione della communis opinio.

Alessandro Tartagni invita a calibrare tre elementi:

1) PONDUS

2) NUMERO

3) MENSURA

Bisogna tenere presente l’autorevolezza, ma anche in che misura l’argomento è stato

affrontato dai giuristi. Si dice che è probabile quella asserzione che è condivisa dalla

maggior parte degli individui, probabilis in termini aristotelici, non scientifici come nel

Seicento. Aristotele dice:

“Laddove è condivisa da una pluralità di soggetti allora l’asserzione appare probabile, si

avvicina alla verità”.

Verranno compiute ulteriori graduazioni, ci sarà la communis opinio comunissima e ci

saranno raccolte delle comuni opinioni. Nel ‘500 è difficile gestire un diritto

giurisprudenziale così complesso. Il diritto è complesso perché la società è complessa.

Si inizia a registrare una separazione dal mondo dei giuristi e la vita reale. Se il ‘300 è

stata l’età d’oro, nel ‘400/’500 si registra un progressivo distacco anche a causa di quello

che dicono/diranno gli umanisti contro i giuristi. In questo momento storico gli umanisti

rappresentano i giuristi come coloro che lucrano a danno della società.

La communis opinio era già stata individuata nel ‘300, a riguardo per Bartolo può servire

ma è una verità presunta che poteva essere superata da un’argomentazione

particolarmente convincente o quando il testo della legge era assolutamente chiaro.

Quindi, non è uno strumento che necessariamente deve ingessare l’attività del giurista; si

può superare la communis opinio.

Secondo Baldo, invece, ci si deve sempre affidare alla communis opinio.

Il giudice se segue la communis opinio non può essere perseguito per colpa grave, per

ignoranza, è il suo salvacondotto.

UMANESIMO GIURIDICO

Con l’umanesimo giuridico ci troviamo di fronte ad una società che è cambiata

profondamente, una società nella quale l’individuo comincia ad avere una sua netta

fisionomia e si tratta di un contesto nel quale prende forma lo stato moderno: prende

Francia e Spagna.

forma con caratteri evidenti solo in alcune aree, ad esempio

In Italia si ha un passaggio dal comune alla signoria.

Con l’umanesimo giuridico il diritto comincia ad essere cosa anche del principe, non è

solo Re giustiziere, ma con l’umanesimo qualcuno vede nel principe il compito di colui

che è anche fonte della legge.

L’umanesimo giuridico è un fenomeno francese: nasce in Francia, ma si sviluppa in Italia.

Viene definito dai contemporanei come il metodo di insegnare il diritto alla francese (mos

gallicus iura docendi che si contrappone al metodo dei commentatori).

Le scaturigini di questo fenomeno si trovano tutte nella realtà italiana del ‘300: è il secolo

di Bartolo, ma è un secolo molto particolare in cui si prende coscienza che il rassicurante

mondo medievale è già alla fine e che ci sono già i sentimenti di una coscienza diversa.

“Il Trecento appare un tempo di transizione, dove vecchio e nuovo si mescolano e dove si

cominciano a disegnare le linee di un nuovo futuro”.

Chi si fa interprete di raccogliere il pensiero è Francesco Petrarca, il quale afferma che il

‘300 si pone come un territorio costituito al confine di due popoli, due momenti storici,

due società.

Un terreno che nello stesso tempo guarda davanti e indietro, un tempo di transizione.

Il giurista non è grande se non accoglie ciò che la cultura gli offre, è sempre Petrarca a

dirlo in una lettera piuttosto famosa per i giuristi, che non va colta come un’invettiva

contro i giuristi, l’uomo di scienza è colui che si apre alla cultura senza confini.

Al centro della società vi è l’uomo, l’individuo, la comunità medievale viene percepita

come un modello che ne è uscito o soffocante o che non è stato seguito fino in fondo. Vi è

una nuova percezione, antropocentrismo.

La storia diventa uno degli strumenti per conoscere la storia dell’uomo all’interno di una

società.

Vi è una parola tutta greca formata da aggettivo e sostantivo che raccoglie l’ideale degli

umanisti: “ideale pansofico: unità del sapere”

L’uomo di scienza va alla ricerca della decifrazione della società presente e passata, la

storia diventa lo strumento per dare un senso all’uomo del ‘400 e del ‘500. Ecco che

allora il diritto romano viene accolto come un diritto di una civiltà ormai passata, ma non

quel diritto metastorico dei commentatori. Il diritto romano è prodotto della storia o delle

storie della civiltà romana, rappresenta lo specchio per conoscere al meglio la civiltà

romana.

Diritto romano come un documento ragionevole, nel senso che comunque ci possono

essere delle massime di civiltà, ma vanno considerate nel contesto.

Lo strumento per eccellenza, utilizzato dagli umanisti, è quello della filologia: qualcosa

che ci serve per percepire il tutto, scienza multiforme e aperta che consente di capire il

segreto di un’intera civiltà storica. Filologia non è solo fine a sé stessa, ma ci comprende

di capire la storicità del diritto romano e dei testi; non è attività semplicemente

grammaticale, ma esercizio delle facoltà raziocinanti.

La culla dell’umanesimo è a Firenze, alla corte di Lorenzo il Magnifico ritroviamo un poeta,

Angelo Poliziano, che vuole mettere a confronto il manoscritto bolognese ed il

manoscritto che, invece, si trova a Firenze.

La littera florentina era in realtà pisana, in quanto i fiorentini l’avevano rubata ai pisani.

Indagine filologica fra le due versioni del corpus iuris, Poliziano deve più volte chiedere

l’autorizzazione. Egli fece così fatica ad analizzare il corpus iuris perché si metteva in

discussione l’autorità del corpus iuris con il diritto vigente.

Quando Poliziano termina il suo lavoro lascia un commento:

“Sono stato autorizzato a compulsare il testo del corpus iuris grazie all’intervento diretto

di Lorenzo il Magnifico… “Ho rinvenuto non pochi errori di trascrizione nelle fonti; non

pochi errori ascrivibili all’opera degli interpreti dal momento che essi erano vissuti in

un’epoca di grande ignoranza: non conoscevano affatto il greco… nonché molte fonti

giuridiche sono state tradotte in un latino pessimo”.

“restituire integralmente la versione filologicamente corretta (troppo a lungo

Obiettivo:

corrotta) del corpus iuris”.

Gli umanisti attaccano i giuristi perché avevano una funzione importante all’interno della

società.

La filologia serviva alla politica, il consigliere del principe deve essere quell’intellettuale

che conosce la storia, la quale tende sempre a riproporsi. Il vero consigliere del principe è

l’umanista.

Un altro umanista: “Lorenzo Valla”: non manca di scagliarsi contro i giuristi, scrive

un’epistola contro Bartolo, in questa percezione Giustiniano è colui che ha rovinato il

diritto romano perché ai loro occhi a causa sua non conosceremo mai il diritto romano

classico, tutto è stato rovinato.

“Giustiniano ingiustissimo, la tua compilazione ha distrutto l’armonia della sapienza

giuridica romana e ha reso necessari interpretazioni e commentari”.

Sempre Lorenzo Valla attacca la chiesa. Scrive un’altra opera contro Bartolo ed è

costretto a lasciare Bologna.

Nel 1453 vi è la conquista di Costantinopoli, molti bizantini arrivano in Italia e in Europa

ed insegnano il greco. Insegnano a Firenze, a Milano.

Termina la Guerra dei 100 anni (1339-1453) Francia e InghilterraStati nazionali (e alla

fine del secolo la Spagna).

1455: Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili.

1492: Scoperta delle Indie orientali/Americaconseguenze economiche, politiche e

sociali.

Nel lungo periodo homo oeconomicus.

1517: Martin Lutero: riforma protestante. Si diffonde l’idea che i giuristi sono cattivi

cristiani, il diritto deve nascere dal cuore.

Vi è una grande separazione, nei paesi riformati vi sarà una guerra di religione che

troverà pace con la Pace di Westfalia. Da fenomeno “letterario” a fenomeno giuridico.


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jess98D

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (MILANO - PIACENZA)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jess98D di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Solimano Stefano.

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