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Lingua francese

Introduzione al corso

Lingua francese II - 22/03/18 Prima lezione - 18 incontri in tutto. I primi 8 sul genere e la sua acquisizione da parte dei locutori di lingua francese e per chi la apprende come FLE, poi storia della lingua e infine semantica. 16-17 incontro ripasso, 18 preappello.

Il genere

Le genre est la catégorie grammaticale la plus déroutante, et il s’agit d’un sujet qui intéresse aussi bien les non linguistes que les linguistes, qui devient de plus en plus fascinant à mesure qu’il est étudié. – Corbett. G.

È un aspetto che si continua a studiare, interessa linguisti e non linguisti e alcuni dei suoi aspetti sono rimasti irrisolti. È uno degli scogli più difficili da superare sia per quanto riguarda i locutori di L1 che per quelli di L2. È una categoria non relazionale bensì sostanziale (?), questo in riferimento allo strutturalismo proposto da Chomsky, il quale prevedeva una divisione all’interno della lingua tra struttura superficiale e una profonda della lingua. Si concretizza e si manifesta solo a livello superficiale della lingua. Il genere dipende dalle lingue prese in considerazione: l’inglese non lo ha, alcune lingue asiatiche ne hanno addirittura 16. Quindi, trova espressione solo a livello superficiale della lingua e solo all’interno del pacchetto morfemico: nome, nominali, verbo.

In generale, tutte le lingue rientrano in una categoria di lingue coperte o scoperte: sono coperte quelle come l’inglese, che non prevedono una distinzione di genere, sono scoperte ad esempio l’italiano e l’inglese che, all’interno del pacchetto morfemico, il genere viene esplicitato.

In inglese non c’è la specificazione di genere, che si ritrova solo nella ripresa anaforica:

  • My car is beautiful. She is red.
  • My pet is very little. She was born last week.
  • I would like to have a pet. It would become a friend of mine.

Tripartizione tra genere maschile, femminile e neutro. Nella terza frase il genere del cucciolo non è noto al locutore e quindi viene indicato col genere neutro.

In francese, lingua scoperta, c’è bisogno dell’esplicitazione del genere grammaticale di appartenenza per ciascun sostantivo. La difficoltà consiste nel fatto che solo il 10,5% del lessico prevede una coincidenza tra genere naturale (il sesso di appartenenza del referente) e grammaticale.

Genere naturale: il sesso di appartenenza del referente è determinante dell’attribuzione del genere, come nel caso di frère, sœur o infirmier/infirmière.

Genere grammaticale: generi arbitrari non riconducibili al criterio semantico ispirato al sesso naturale.

Per quasi il 90% delle parole francesi il genere grammaticale, per motivi fonologici o semantici non coincide con quello naturale. La difficoltà sta nel capire quale sia la strategia per orientarsi e comprendere quale sia il genere grammaticale delle parole che costituiscono la lingua francese.

Generalmente, si dice che il francese sia una lingua “fonologicamente orientata”, ovvero nell’attribuzione del genere a parole che non conosciamo, i locutori di FLE e i bambini che approcciano la lingua si lasciano guidare dalle terminaisons, tuttavia si tratta di un approccio semplicistico. Non tutte le parole rispondono a questo criterio, ci sono altri due criteri: quello semantico e quello morfologico. Ad esempio, sappiamo che tutte le parole composte, indipendentemente dai generi delle parole che le compongono, sono di genere maschile, es. portemonnaie, portefeuille. In questo caso, il criterio che ci guida ad attribuire il genere è morfologico e non fonologico.

La problematica nell’attribuzione del genere in francese è che concorrono il:

  • Dominio semantico: mère → féminin; père → masculin
  • Dominio morfologico: aggettivo+té o tté → féminin (beauté)
  • Dominio fonologico: il fonema finale /-õ/ (nation/nasjõ) non basta a determinare il genere femminile o maschile (termini come larron che sono maschili, pur terminando in /õ/).

Per quanto riguarda il dominio fonologico, uno dei primi ad occuparsi dell’osservazione di questo, fu .., che nel 2006 si occupò dell’osservazione del lessico del petit Larousse, quasi 32.000 entrate e andò a verificare il genere di appartenenza di tutte queste 32.000 entrate. Osservò che al fine di assegnare il genere grammaticale bisogna sì farsi aiutare dalla fonologia ma che, talvolta, l’osservazione della terminaison finale non è sufficiente.

Esempio della terminaison /õ/, che viene considerata generalmente femminile, tuttavia esistono parole anche di genere maschile con questa terminaison. È bene, quindi, retrocedere e osservare qual è la lettera che precede la desinenza: nel caso in cui troviamo una vocale, la I, il livello della prevedibilità aumenta (femminile) sebbene non sia del tutto prevedibile, ci sono delle eccezioni, ad esempio lion è maschile. Al fine di stabilire con maggiore certezza il genere di appartenenza delle parole, secondo Corbett non occorre guardare solo la terminaison quanto il fonema finale delle parole. Quindi, dire che il francese è una lingua fonologicamente orientata, non basta perché da una parte coesistono sia il dominio fonologico ma anche quello morfologico e semantico e poi perché l’osservazione della fonologia a livello della terminaison non basta a predire l’appartenenza a un genere di determinate parole.

Altra motivazione trovata da Corbett: il francese presenta una grandissima quantità di omofoni per cui le terminaison presentano una indicazione del genere di appartenenza della parola solo se le leggiamo, mentre se le ascoltiamo solamente, non riusciamo a individuare il genere delle parole. Per esempio, Corbett propone il suono /e/, che può esserci in parole come diner ma anche beauté, all’orale non possiamo esserne certi se non le conosciamo già, dobbiamo vederle per iscritto per capire come la grafia er orienta verso il maschile e é verso il femminile. Anche questo viene portato avanti da Corbett come una teoria a discredito di una lingua fonologicamente orientata.

Il francese è un sistema a due generi: ha maschile e femminile, sebbene derivi dal latino, prima del periodo tardo antico aveva anche neutro, che poi ha lasciato il posto a maschile e femminile.

Grevisse e Goosse: Ce fut l’extension et l’usage de nouvelles scripta romanes (fondées sur des principes phonographiques), différents les unes des autres, au sein de diverses régions, qui déboucha finalement sur l’idée que le français, l’occitan, le castillan, le sicilien, etc., étaient des langues distinctes plutôt que d’êtres simplement des variétés d’une même langue romane, ce qui était auparavant la perception générale. Dans les sociétés pourvues d’une culture savante, c’est habituellement l’invention de nouvelles formes écrites qui agit comme le catalyseur ultime pour changer le nom de la langue, en particulier si les nouvelles graphies qui l’on prescrit son différentes dans les diverses zones d’un ancien continuum linguistique.

Viene individuato nel periodo tardo antico il momento in cui le lingue riescono a ottenere la propria autonomia rispetto al latino, una nuova forma scritta ossia l’abbandono del terzo genere, ovvero il neutro. Ma dove sono andati a finire i termini che avevano il neutro? Al maschile o al femminile.

La plupart des noms neutres sont passés au masculin en latin vulgaire, et de là, en français. Quelques-uns sont devenus féminins, c’est surtout le cas des pluriels neutres, dont la finale a été confondue avec la finale du féminin singulier. (terminanti in -a, ad esempio faille, lèvre, nomi collettivi, ecc.)

Wright R., pp 11-24, La période de transition du latin, de la lingua, in « grammaires du vulgaire »

Grevisse M., Goosse A., Le bon usage, cit. p. 105

I criteri fonologico, semantico e morfologico presentano numerosissime eccezioni in francese. Tramite degli esempi e delle eccezioni, Corbett mostra la difficoltà della questione, che per questo viene definita ancora irrisolta.

Personne e téléphone hanno la stessa terminaison, questo viene presentato da Corbett come un esempio per smentire l’approccio fonologico della lingua francese. Allo stesso tempo anche il dominio semantico viene meno, ad esempio, personne e individu fanno parte dello stesso dominio semantico ma hanno genere diverso. Ergo, anche il criterio semantico presenta delle eccezioni.

Così, sono considerabili eccezioni tutte quelle parole di genere femminile pur riferendosi a referenti di genere maschile: sentinelle, garde, ecc., che fanno tutti riferimento al mondo della guerra. In questo caso, il livello della semantica viene meno perché, nonostante il genere femminile dei nomi, indicano dei referenti di sesso maschile. Ma avviene anche il contrario: mannequin (=modella), indica un referente di sesso femminile sebbene il genere sia il maschile.

Ci sono eccezioni, come soprano, che indicano sia il maschile che il femminile.

La maggior parte dei termini latini che ora sono di genere maschile sono quelli terminanti in -um, -us (corpus → corps). I termini che finiscono in -a sono stati attribuiti al genere femminile. In riferimento a questo, Corbett sottolinea che si tratta di un’attribuzione particolarmente ambigua tanto che all’orale si riesce a distinguere quali di questi termini facciano parte del maschile e quali del femminile solamente in 1/3 di tutta la lingua francese.

Acquisizione da parte dei bambini del genere grammaticale

I bambini, secondo degli studi condotti da Corbett e non solo, si lasciano guidare nella prima fase dell’acquisizione del lessico, perlopiù dagli indizi semantici. È solo in un secondo momento, quando riescono ad acquisire una maggiore padronanza, una maggiore ricchezza del lessico, che iniziano a farsi guidare dagli aspetti fonologici. Quindi, in una prima fase dell’acquisizione sia dei bambini di L1, sia degli studenti che si approcciano allo studio del francese L2, dagli studi è stato osservato che è la semantica a guidare i locutori nella gestione e nella definizione del genere grammaticale delle parole e solo in un secondo momento, dopo i 10 anni per quanto riguarda i locutori di L1 e dopo la prima fase di acquisizione del lessico, si inizia a fare attenzione all’aspetto morfologico, che poi diventerà dominante nell’acquisizione del lessico.

La modalità tramite la quale si vanno a osservare i processi di acquisizione sono per lo più dei test longitudinali, cioè test che vengono somministrati a distanza di tempo, in diversi step, e che prevedono la presenza di alcune parole o pseudo parole (non esistenti in francese ma simili alle parole che esistono in francese). L’osservazione dei risultati di questi test, porta alla teoria di Pienemann che studiò la processabilità, all’interno della quale osservò la periodicità nei processi di acquisizione della L2 da parte dei locutori. Tramite la teoria della processabilità osservò che ci sono degli step nell’acquisizione della L2, e della L1 da parte dei bambini, il cui ordine non è sovvertibile. Uno di questi step che più riguarda questo argomento è: i bambini fino ai 10 anni circa si lasciano guidare da un approccio semantico e solamente in un secondo momento, quando hanno raggiunto un livello di conoscenza della lingua più approfondito e autonomo, quando hanno più coscienza dei costituenti della frase, riescono a lasciarsi guidare dall’aspetto fonologico (ma fonologico o morfologico?).

Abbiamo detto che, oltre a guardare la terminaison, vanno guardate anche le lettere che la precedono.

  • Parole composte → maschili, principio di natura morfologica
  • Parole che terminano con l’alveolare fricativa → generalmente maschili, ad esempio âge
  • Parole che terminano con una centrale bassa nasalizzata → generalmente maschili, come bulletin
  • Parole che terminano con una anteriore aperta medio bassa → generalmente maschili, in generale: le parole che terminano con un suono nasale sono di genere maschile, quelle che terminano con una consonante sono femminili
  • Parole che terminano con la /ø/ posteriore media → sono generalmente maschili, es. bistrot
  • Parole che terminano con la /z/ (sonora) → femminili, come pelouse /pʁɛluz/

-ism, -asm, sono fonemi finali individuati dai locutori partecipanti ai test come maschili. Es. néologisme, enthusiasme.

Per quanto riguarda il genere femminile, i fonemi finali considerati come più certi e meglio acquisiti dai partecipanti ai test sono le parole terminanti in -ade, -ude come ambassade e certitude. Appunto, le parole terminanti con un suono consonantico sono riconosciute come appartenenti al genere femminile.

Posto che esistono degli esempi in cui questa regola generale a cui l’autore è giunto non trova conferma e sono parole che prevedono un’alternanza lessicale: père e mère; quelle come soprano, che presentano un’unica forma e il genere lo si riconosce tramite l’articolo; quelle che presentano variazioni flessive, la cui terminaison varia dal maschile al femminile; infine quelle con alternanza suffissale, come chercheur e chercheuse, che determinano un gran quantitativo di errori da parte dei locutori.

Seconda lezione

23/03/18

Esistono delle lingue come italiano e francese che fanno riferimento a un genere di default individuabile, tendenzialmente il maschile. Altre lingue non ne hanno.

Quarto capitolo

Tre casi particolari in cui l’attribuzione del genere è particolarmente problematica proposti da Corbett:

  1. Parti della frase che non sono dei sostantivi, possono essere delle espressioni di vario tipo, che tuttavia ricoprono, in quel determinato contesto, il ruolo di sostantivo. Può essere un verbo, ad esempio “andare a scuola è noioso”. In questo caso si ricorre, sia per la lingua italiana che per quella francese, al genere di default, il maschile.
  2. I toponimi, altro ambito in riferimento al quale secondo Corbett i locutori commettono il maggior numero di errori. Questo perché i toponimi hanno subito una variazione di genere. Nel ‘700 e ‘800 i toponimi erano tendenzialmente di genere maschile, ora femminile (“com’è conciato Milano”, “quel maledetto Milano” dai Promessi sposi). Questa tendenza ha subito un’evoluzione diacronica tale per cui oggigiorno riconosciamo ai toponimi il genere femminile, ad esempio “una Parigi opaca”.
  3. I prestiti, quei forestierismi che vengono accolti in una lingua che può condividere o meno la categorizzazione di genere con la lingua originaria, è proprio in riferimento a essi che i locutori coinvolti commettono il maggior numero di errori. Nello specifico, questi errori si concentrano nei prestiti non su esseri razionali e concreti ma piuttosto su termini astratti questo perché per quanto riguarda i prestiti che coinvolgono gli esseri razionali si rivolgono a quella parte del lessico compresa nel 10,5%, quindi lo accordiamo col genere naturale (il leader, la leader; la babysitter; il manager, la manager).

Più problematici sono i prestiti in riferimento a oggetti astratti. L’attribuzione del genere a questi elementi presenta una tripartizione al suo interno:

  • Il genere viene ripreso dal suo iperonimo, il forestierismo assume il genere grammaticale di appartenenza dell’iperonimo.
    Esempi: Automobili, generalmente il genere grammaticale è femminile (la Punto, la Ferrari) e qualsiasi forestierismo entri in Italia circa le automobili, generalmente è usato al femminile. Jeep, nonostante sia maschile nella lingua di partenza, è femminile in italiano, idem per Peugeot.
    Pistole: la magnum, ecc. hanno il genere femminile perché l’iperonimo a cui esso rimanda è femminile. L’unica eccezione individuata dall’autore per questa categoria è quella dei generi musicali: c’è una serie di generi musicali che fanno riferimento al genere femminile (techno) e altri al maschile (jazz, rap, rock, ecc.).
  • Individuazione del genere del traducente o falso amico: una parola che a livello semantico o etimologico viene interpretata in quanto traducente del prestito che entra nella lingua italiana, quindi assume il genere grammaticale di questa parola. Tra gli esempi ci sono: showroom, tea room, playstation, ecc. risultano di genere femminile in quanto traducenti di “sala da tè, stazione di gioco”, ecc.
  • Criterio fonologico secondo il quale attribuiamo un genere piuttosto che un altro a un nome in riferimento all’assonanza con la lingua di accoglienza del forestierismo. Così, definiamo kimono di genere maschile perché termina per “o”, riconosciuta come terminaison tipica del maschile in italiano.
    Gruppo di lingue del Senegal, in Burkina Faso, ecc. presentano vari prestiti di parole del francese tutte usate al maschile poiché la loro struttura fonologica è stata associata a questo genere di riferimento. È stato osservato come dei prestiti in linea generale siano stati associati al genere maschile.
    I prestiti all’interno delle lingue sono aumentati, di conseguenza è aumentato anche il numero di parole di genere maschile. Nel XVII secolo in francese il 51% delle parole era di genere maschile e il 49% femminile, c’era una situazione di estrema parità. Ora, dato che il numero di prestiti è incrementato, il 39% è di genere femminile, il 61% maschile, c’è una forte disparità. Di 1432 prestiti provenienti dall’inglese, l’86% sono di genere maschile. Tutto questo ha contribuito a far sì che la presenza del genere maschile in francese sia aumentata.

Corbett individua tre cause principali, rispetto alla grandissima quantità di errori che egli ha osservato, del...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/04 Lingua e traduzione - lingua francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cate2909 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua francese II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Di Pietro Alessia.
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