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Definizione

Retail

Area di attività delle banche rivolta a clienti di piccole dimensioni che richiedono servizi elementari, in genere gestione standardizzata.

Corporate

Area di attività che la banca svolge offrendo prodotti/servizi alle imprese medio/grandi.

Private

Il private banking è l'attività delle banche nei confronti dei clienti ad alto reddito e ad alto patrimonio: gestione patrimoniale mobiliare (GPM).

Segmenti clientela

  • Retail: Migrant, Mass market, Affluent, POE, Small business, in generale privati a basso-medio reddito e piccole imprese-professionisti.
  • Corporate: Medio/grandi imprese, segmentate generalmente tenendo conto dell'approccio della banca alle stesse (relazionale o transazionale).
  • Private: Clientela ad alto patrimonio, generalmente inferiore a 1 milione €.

Prodotti-servizi

  • Retail: Essenziali e standardizzati, al massimo piccole personalizzazioni per “affluent” e “small business”.
  • Corporate: Servizi di lending, advisory, corporate finance, finanza straordinaria, altri servizi (es. cash management, gestione tesoreria).
  • Private: Gestione patrimoniale mobiliare (GPM) che può essere concordata con il cliente o libera (flessibile). Nelle gestioni patrimoniali più evolute la banca offre anche un servizio di pianificazione finanziaria (ottimizzazione dei flussi, consulenza fiscale ecc.).

Leve competitive e fattori di successo

Retail: Stabilite in base alla segmentazione sopracitata; l'obiettivo è competere creando strategie adatte ad ogni segmento (efficacia in termini di soddisfacimento delle esigenze). Per migrant, mass market e POE compete sul prezzo. Per affluent e small business è importante anche la qualità (multi-servizio).

Corporate: Qualità del servizio prevale sul prezzo dello stesso. La banca decide di competere come “problem solver” (approccio relazionale: obiettivo nel tempo di offrire più servizi e fidelizzare) o come fornitrice di servizi differenziati e slegati (approccio transazionale).

Private: Il discorso non è semplice, dato che i dati sui rendimenti sono privati; quindi, la concorrenza non è molto trasparente. Elementi importanti nel tempo: qualità del private banker, qualità ed ampiezza dei servizi, reputazione della banca (rischio reputazionale e legale).

Leve competitive

  • Prezzo: Prevale sul prezzo ma NON per tutti i prodotti.
  • Qualità dei servizi (su tutte la rapidità).
  • Assistenza globale (banca come problem solver).
  • Relazioni.
  • Offerta di servizi particolari.

Modello organizzativo

Retail: Filiali in diminuzione, forte sviluppo dell’online banking per questi servizi.

Corporate: Dipende dall’approccio (relazionale o transazionale): nel primo figura chiave del corporate banker, che deve sviluppare/mantenere le relazioni con i clienti. A livello strutturale abbiamo il capo divisione corporate, che fa le strategie del segmento corporate banking (sia del relationship che del transaction), a livello periferico abbiamo le filiali dove i capi filiale sono i corporate banker di grado superiore (top). Poi abbiamo gli esperti-responsabili dei singoli prodotti (“category manager”).

Concorrenza (1)

La concorrenza, soprattutto in ambito bancario, da una parte aumenta l’efficienza ma dall’altra tende a far diminuire la stabilità: se le imprese più efficienti possono mettere in difficoltà quelle meno efficienti, quest’ultime potrebbero addirittura dover uscire dal mercato, comportando così instabilità. Il sistema finanziario ha moltissimi ruoli ed è importante che tutti questi siano svolti in maniera efficiente e seguendo i principi di sana e prudente gestione.

La concorrenza è in generale un fatto positivo, con risvolti positivi sul sistema finanziario laddove non sia sleale e/o eccessiva: l’assenza di concorrenza, soprattutto a livello internazionale, ha effetti estremamente negativi nel lungo periodo (compromettendo fortemente la crescita).

Con “concorrenza” intendiamo quella condizione per cui più imprese si confrontano in un certo mercato con l’obiettivo di soddisfare il più efficacemente possibile la domanda (prevalendo così sulle altre imprese). La concorrenza è quindi una gara ad essere i “migliori” in un certo senso: ciò implica che qualcuno vinca e qualcuno non vinca. La concorrenza in ogni caso tende a “migliorare” il tutto: la concorrenza implica infatti un fenomeno di emulazione, con le imprese non migliori che tendono a voler essere poi le migliori, elevando così il livello “medio” dell’offerta.

Gli effetti destabilizzanti (di perdita) sono infatti presenti soprattutto nel breve termine: nel lungo termine invece l’effetto complessivo è positivo, dato che i meno bravi tenderanno ad essere stimolati al miglioramento. Il beneficiario di questa situazione sarebbe il consumatore, che avrebbe a che fare con soli risvolti positivi.

Questo processo porta quindi ad “efficienza”: l’efficienza operativa porta ad operare con prezzi più bassi (ridurre costi e quindi prezzi), mentre l’efficienza allocativa porta ad un miglior utilizzo delle risorse in termini di rischio-rendimento (massimizzando così lo sviluppo dell’economia). È chiaro che la concorrenza porta a far diminuire i prezzi, mentre non è chiaro l’effetto della concorrenza sull’efficienza allocativa.

Un’altra funzione importante della concorrenza è quella di spingere le imprese ad “innovare”. Ma tra chi si verifica questa concorrenza? Tra banche o anche tra banche-mercati o tra banche-altri intermediari ecc. e quindi non solo tra banche. La concorrenza nel sistema finanziario è quindi “globale” in un certo senso: diversi soggetti tendono in tal caso ad offrire servizi di fatto sostituibili. Questo però in linea generale: non è detto che questa concorrenza multidimensionale sussista.

I benefici della concorrenza sono:

  • Riduzione costi-prezzi
  • Differenziazione
  • Innovazione
  • Contributo alla competitività del paese: le banche possono essere viste come un’infrastruttura del paese fondamentale per il suo sviluppo

I costi della concorrenza (eccessiva o sleale) sono:

  • Guerra sui prezzi: possono creare turbolenze sui mercati, instabilità ecc., problemi che vengono accentuati attraverso l’internet banking (maggior facilità nello spostare risorse). Le banche non fanno molta concorrenza sui prezzi però. Possiamo avere poi vari costi sociali (disoccupazione data dalla riduzione degli organici ecc.).
  • Scomparsa delle piccole banche: generalmente assorbite dalle grandi banche.
  • Strategie predatorie sui prezzi.

Si dovrebbe ovviamente far in modo di ottenere benefici superiori ai costi della concorrenza. La concorrenza dovrebbe essere una “sfida leale” sul piano del miglioramento dei servizi a favore della domanda e dell’economia.

La vigilanza sta da anni “snaturando” la concorrenza, dato che sempre di più risulta ingente il costo per essere conformi alla regolamentazione: non tutte le banche possono però permettersi di sostenere questi costi, con la maggior parte delle piccole banche che è di fatto “costretta” ad uscire dal mercato. La vigilanza preferisce quindi aumentare la stabilità a svantaggio della concorrenza, preferendo quindi “meno” banche all’interno del mercato.

Le politiche della concorrenza dovrebbero evitare che si scenda al di sotto di un livello minimo di concorrenza, cercando invece di aumentarla in una misura “sana”, evitando così che i costi siano maggiori dei benefici. C’è quindi un problema di “grado ottimale di concorrenza”: la concorrenza dovrebbe quindi essere soggetta ad un processo di regolazione continuo, pervasivo e con intensità e direzione coerenti con i fabbisogni di miglioramento pro-tempore esistenti. La concorrenza dovrebbe portare quindi in generale all’eccellenza diffusa: tutti gli attori del sistema finanziario dovrebbero progredire stimolati dal “gioco competitivo”.

Il grado ottimale è però sempre relativo, dipendendo dai momenti storici e dalle situazioni: può essere necessario intensificare e accelerare il processo (promozione della concorrenza) con la deregolamentazione, liberalizzazione, globalizzazione dei mercati. La deregolamentazione – processo di liberalizzazione - riduce gli “steccati”, unifica e rende contendibili i mercati: occorre però in ogni caso valutare la compatibilità tra fragilità dei sistemi finanziari e la rapidità del processo di aumento della concorrenza.

Non sempre infatti un aumento repentino della concorrenza può portare ad effetti positivi: le banche locali di un paese in via di sviluppo potrebbero avere grandi problemi nel caso in cui si trovassero improvvisamente a competere con le banche estere (già fortemente sviluppate). Il problema della concorrenza non è solo di “intensità” ma anche di “direzione”: la concorrenza può avere degli effetti più o meno gravi in base all’elemento su cui agisce (prezzi, differenziazione, innovazione dei prodotti e dei servizi). Se si presenta su tutti questi elementi il problema sarà ancora maggiore, con una compromissione della stabilità ancor più grande.

Concorrenza (2)

Come possiamo rapportare concorrenza e stabilità? La concorrenza può operare in regime di stabilità se le unità che competono non sono fragili e hanno dimensioni in grado di assorbire gli effetti della competizione (resilienza). Se ho un sistema fatto di piccole banche ed arrivano le grandi le prime vanno in crisi: se ho invece un sistema fatto da grandi banche vi saranno meno problemi, avendo più capacità di reazione. Creando grandi gruppi gli stessi possono farsi concorrenza senza che nessuno “muoia”: se aumento il grado di concentrazione posso quindi avere contemporaneamente stabilità e concorrenza (seppur limitata in un certo senso).

È pur vero dall’altra parte che i grandi potrebbero mettersi d’accordo, con un mercato che diventa man mano oligopolistico. Quanto appena detto tra stabilità, concentrazione e concorrenza non è però necessariamente vero. Il rapporto tra le tre può infatti assumere varie sfumature.

Teorie sulla concentrazione e concorrenza:

  • Teoria tradizionale: con più concentrazione (numero ridotto di banche) si riduce la concorrenza ed aumenta la stabilità.
  • Non è però detto che le grandi banche colludano: in tal caso avremmo quindi concentrazione e stabilità MA anche concorrenza.
  • Può esservi però anche più concentrazione e meno stabilità: le grandi banche potrebbero avere condotte opportunistiche molto pericolose, contribuendo così ad una instabilità del sistema (sono grandi e sanno che saranno salvate verosimilmente).

Da queste considerazioni segue che probabilmente NON vi è un rapporto preciso tra “concentrazione” e concorrenza. Il grado di concentrazione è quindi insufficiente a misurare il grado di concorrenza. Concorrenza e concentrazione sono due caratteristiche DIFFERENTI dei sistemi finanziari.

Concorrenza nel mercato:

La concorrenza NON dipende quindi dalla concentrazione: come si può aumentare il grado di concorrenza all’interno del mercato (l’Antitrust tutela la concorrenza)? Quali sono le leve utilizzabili per aumentare la concorrenza? Nel retail banking ad esempio la concorrenza è limitata rispetto al corporate banking: perché?

In primo luogo c’è poca trasparenza sulle condizioni offerte dalle banche (ricordando che i prezzi rappresentano la leva su cui si agisce maggiormente nel retail banking). Le banche sono tenute ad avere uno schedario in cui per ogni servizio vengono esplicitate le diverse condizioni contrattuali: i tassi non sono però contenuti in questo schedario, dato che i tassi offerti non sono “fissi” per ogni operatore.

Non sapendo i prezzi, su cosa si compete nel retail banking? Un elemento potrebbe essere la collocazione geografica: i clienti scelgono la banca in base alla vicinanza (comodità). Il mercato è quindi fortemente segmentato in termini geografici: la concorrenza è quindi fortemente limitata da questo punto di vista. Con l’internet banking la concorrenza potrebbe aumentare da questo punto di vista, diminuendo così il peso della vicinanza: anche in tal caso dovrei però avere a disposizione le info sulle condizioni, altrimenti non vi sarebbero elementi oggettivi alla base della concorrenza.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mario-Lovable di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione della banca: modelli di business e organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Panetta Ida Claudia.
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